sarà mica una proiezione tua?
Senti, io non ho voglia di battibeccare, sarà meglio che tu ti moderi da solo, qui il clima è sempre stato molto pacifico e razionale,d'ora in poi non ti risponderò più come si fa con i provocatori.
Ciao.
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sarà mica una proiezione tua?
Senti, io non ho voglia di battibeccare, sarà meglio che tu ti moderi da solo, qui il clima è sempre stato molto pacifico e razionale,d'ora in poi non ti risponderò più come si fa con i provocatori.
Ciao.
forse sei a corto di argomenti,a provoicare sei stata proprio tu con quella risposta del manualetto,ecc...
proiezione mia? mah'...
Citazione:
Originalmente inviato da complesso
Ho aperto questa discussione con questo intervento e la tua risposta non si discosta molto da quello che avevo scritto all'inizio. Io non mi aspetto proprio nulla, desidero solo che questa cosa venga espressa chiaramente. Si parla di diminuzione della sofferenza, ma la mia sofferenza in cosa consiste? Lo sapete tutti voi, ed io no?Citazione:
In cosa differisce la psicoterapia dall'educazione?
A me sembra in nulla perché come l'educazione cerca in fin dei conti di modificare le tendenze umane e farle andare verso "obiettivi maturi" (questo è un termine spesso usato nei manuali di psicoterapia "obiettivo maturo").
Il maestro spesso (quasi sempre) non ti insegna a far qualcosa che tu vuoi e desideri fare ma ha la pretesa di indicarti addirittura cosa dovresti desiderare fare proprio come lo psicoterapeuta. Non vuoi studiare? Se è così allora sei pazzo e vai curato in qualche modo ad esser convinto che studiare ti fa bene alla salute. Per quanto mi abbiano spinto e costretto a farle certe cose, questa forma di persuasione dentro di me non ha mai attecchito e dubito che attecchirà prima o poi.
Ma non è meglio parlare chiaramente e dirle queste cose? Che alla fine la cura in moltissimi casi in questo consiste?
Saranno esempi cazzeschi ma sono veri, se mi lamento della cosa è proprio perché magari non voglio pagare certe cifre e non voglio lavorare per guadagnare 'ste cifre, se a te sta bene tutto così com'è non hai alcun problema da risolvere, tutto è già risolto per te, sei contento già così, sei ben adattato. Tu mi dici "sai perché guadagno? perché vado a lavorare"... Ma questo magari lo potevo intuire :D, pensi che vivo sulla luna? Non ci vuole una cima, ma dov'è il punto in cui io scrivo cazzate? :mumble:
Alla fine mi fai un esempio del "fare" che conosco già, ed è un "fare" che a me non piace affatto e che detesto, per questo anche non lo faccio quel che fai tu, è proprio così, siamo arrivati al dunque, il "fare" nel tuo senso, se lo devo fare io stesso, non risolve quel di cui mi lamento. Io in fin dei conti non voglio comunque "pagarlo il tassista" col lavoro e la fatica, che sia giusto o meno.
Le seghe mentali (che in pratica per te sono rappresentate da quello che scrivo qui) non mi costano alcuna fatica (visto che alla fine risulto pure noioso, mi crederai :asd:) come non costa fatica a te scrivere in questo forum immagino, non è che se non scrivo più qui in automatico guadagno qualcosa o mi metto a lavorare e fare quel che fai tu o divento un genio, quindi... Mi diverte farlo e lo faccio, mica mi pagano per far questo, mi devo pure preoccupare del fatto che tu ti annoi? Compra un libro che non ti annoi, tu che puoi, invece di leggere i miei interventi in questo forum. Qua sono libero di esprimermi proprio per questo, e vorrei restare libero pure di annoiare l'interlocutore, non sei mica una donna su cui voglio far colpo! La discussione poi questa è: "Psicoterapia = Educazione???".
Insomma quando pure ho smesso di scrivere qua, come mi suggerisci di fare, o scrivere cose non noiose (dovrei capire però a te cosa non annoia, perché anche certe sequenze di certi film che a me piacciono per moltissime persone risultano noiose), in concreto cosa cambia? Quel che per te rappresenta la mia area problematica non lo è per me.
Comunque davvero, se ti stai arrabbiando smettiamo e basta, non mi va di litigare o ferire. Una volta per strada un tipo che seguiva una setta buddista si incazzò come una bestia con me, mi voleva ammazzare :argh:, tutte queste cose che dico, se sono davvero innocue seghe mentali o discorsi che annoiano non dovrebbero far incazzare nessuno, al limite dovrebbero far addormentare qualcuno o suscitare qualche sbadiglio :yawn:, invece molte persone poi si incazzano davvero, ma come si fanno ad incazzare se s'annoiano? Non dovrebbe arrivare proprio alcun messaggio a destinazione!
Saluti
ok,mettiamola cosi',non sei adatto a questo mondo,anche se non sei il solo,ma ci si deve adeguare. ti ho letto e non ho condiviso molto il contenuto e certi ragionamenti. non mi sono arrabbiato,sono solo "passionale" nelle cose,ho detto il mio parere che e' sempre opinabile. continua a scrivere tranquillamente sono io che non invadero' piu' gli spazi altrui.....tranq io non picchio nessuno per cosi' poco. stammi bene.
E' che appunto pure guardandomi intorno io tutta queste felicità o questa assenza di sofferenza non la vedo (sarà per il fatto che io non vivo già in un ambiente costituito da piscine e limusine, una casa con una piscina dal vivo non l'ho mai vista :D), complesso se è realmente abbastanza felice è davvero un'eccezione.Citazione:
Originalmente inviato da complicata
Basterà davvero mandare tutte le persone scontente della vita, frustrate, che vogliono qualcosa in più a farsi curare? Mandi un Cesare Pavese da uno di questi medici dell'anima e tutta quella tensione, quell'incapacità ad adattarsi, si risolve e scema così grazie ad una cura di questi "esperti"? Grazie a quattro chiacchiere diminuisce davvero questo tipo di sofferenza esistenziale? Ma cosa si cura? L'anima? Ma se è la vita stessa ad essere storta ed avrebbe bisogno d'una raddrizzata!
Alla fine certi discorsi lamentosi li si può chiamare per analogia "seghe mentali" (è un discorso che è come lo sperma che va a vuoto, non viene creato nulla, nessun uovo inseminato, nessuna progenie), ma tolti anche questi lamenti, la sofferenza e queste mancanze ed insofferenze, questo non sopportar le relazioni così come sono, il disagio causato dal doversi adeguare, che ti spacca in due ed anche in tre, per me non sparisce di certo.
Poi non si sa perché a questa benedetta masturbazione c'è sempre associato qualcosa di negativo, se no non si userebbe l'espressione "seghe mentali" nei confronti di certe idee e discorsi con l'intento di associare a questi qualcosa di negativo, e già, lo sperma non va sprecato, ogni sua goccia è sacra :asd:.
Comunque cercherò informazioni in rete sul libro.
Un saluto
comunque non sono tutti uguali.
secondo me più "medici" sono quelli che curano i sintomi, cioè quelli educativi sono quelli che ti danno i compitini su ciò che devi fare, le strategie le tecniche, tutta quella roba per gente alla frutta, che manco si alza dal letto.
gli psicoanalisti potrebbero appartenere a un'altra razza :asd:( ora non mi date della classista:argh:), la razza di quelli che cercano per esempio,di farti leggere i tuoi sogni e di capire che c'è dentro di te, di darti una chiave per interpretarlo in qualche modo.
Non tiratemi i pomodori:tajo:
Ciao Complicata, il tuo post è provocatorio ma purtroppo in certi casi è così, si fanno interventi alcune volte umilianti per le persone che come dici tu sono alla "frutta" (per mille motivi). Ma questo grazie anche all'incapacità degli analisti che non hanno ancora trovato un modo efficace con le loro tecniche di approcciarsi alle persone che sono alla "frutta".
E perchè questo?
Me lo chiedo: a chi si rivolgono, allora?
Ogni approccio ha un limite?
Voglio dire, sulla targa esponete: psicoterapeuta, psicologo clinico, e quant'altro.
Ma per uno che non si alza dal letto, cosa succede, ci deve venire portato a braccia da un familiare, e il familiare, lo sa che per l'analista non è adatto?
Non lo so, si va per tentativi?
Personalmente, quando sono andata dallo psicologo, sono andata dallo psicologo. Punto.
Tutti dovrebbero fare tutto, sennò dovrebbero dire; non indicato per situazioni così e cosà.
http://www.youtube.com/watch?v=x-yoA...yer_detailpageCitazione:
Originalmente inviato da complicata
Chi sta male vuole essere aiutato di sucuro (non esistono persone che non vogliono essere aiutate se gli si offre davvero l'aiuto che richiedono e non qualcos'altro che le infastidisce), di domande di aiuto ce ne sono in abbondanza, ma mancano sempre le risposte per me. Per fare alzare qualcuno dal letto bisognerebbe, nella peggiore delle ipotesi, cambiare nell'essenza il mondo circostante. Un individuo da solo, che sia un prete o un analista spesso non può farlo e la persona che non si alza più, perché probabilmente ne ha abbastanza della vita, delle relazioni così come sono, delle persone, del lavoro, dei rapporti economici, del dare ed avere e di tutto il resto ed è consapevole di quel che ha intorno, non ha alcun motivo più per alzarsi: quando l'hai mandato dall'analista, l'analista concretamente cosa fa? Come dovrebbe motivarlo se questo ha visto tutto più o meno bene? Cosa può fare di più un analista rispetto a quel che cerca di fare questo prete del video o la persona stessa?
Cercare di educare alla sopportazione chi non è più ben disposto a sopportare non serve quasi a nulla secondo me (si cerca così di far finta che non manca ciò che manca). A certe domande nessuno risponde, e restano certi problemi che lacerano l'esistenza. Se si guarda tutto questo dal punto di vista razionale, si capisce che la fede in certe pratiche non riesce a rispondere davvero a certi quesiti, rispetto alla sofferenza che deriva da questi problemi irrisolti, risulta impotente.
Una persona che conosco ha iniziato a frequentare un gruppo buddista (non quella che voleva ammazzarmi che faceva parte di un altro gruppo), le ho chiesto per curiosità cosa fanno quando si riuniscono, e mi ha risposto che recitano in continuazione questa frase "Nam myoho renge kyo", lei dice che le infonde energia, sarà ma non è che la cosa sia proprio così diversa per me dal dover recitare il "Padre Nostro" ogni mattina, l'ho fatto per anni quando ero alle elementari e all'asilo ma sinceramente non mi infondeva tutta st'energia e sta voglia, migliorando chissà come la mia esistenza, era solo una rottura di scatole per me, come anche la messa la domenica. Poi infonderà pure energia ma di sicuro non risolve i problemi economici che questa persona ha dato che chiede prestiti in continuazione, è una distrazione, questo sì, come lo scrivere in un forum, andare dall'analista, ma in fondo non risolve davvero quel che ognuno desiderava fosse risolto. Come diceva complesso ci si adegua, certo ci si adegua allo schifo, ecco cos'è la cura.
Chi trova giovamento in queste pratiche vorrebbe rendere partecipi anche gli altri, ma non è mica detto che i problemi di questi altri troveranno una qualche soluzione in pratiche del genere, per questo per me non si può dire che siano cure. L'aiuto deve essere abbastanza mirato in base a quel che stanno cercando le persone, ed ogni persona è diversa dalle altre.
Ad educare qualcuno a seguirle non è detto che lo farà star meglio, e la stessa cosa vale per la psicoanalisi. Spingere una persona a psicoanalizzare tutto senza che vengano modificati gli assetti ed i vincoli sgradevoli che questa persona vorrebbe far saltare per aria (e non è detto che siano locali ed interni, potrebbero affondare le loro radici nel mondo circostante) può darsi anche che non sia così utile, dipende da cosa si vuol "aggiustare", e la cosa è soggettiva, non c'è alcuna scienza che può dirci cosa dovremmo desiderare. La scienza è strumentale, non ci dice quali debbano essere le finalità preferibili a cui dovrebbe tendere l'uomo, non ci dice in cosa consiste la sofferenza, ognuno giudica da sé, e la realtà circostante non ci dice affatto cosa è bene o male per noi, per quanto la si voglia osservare ed analizzare. Se si vuol creare un rapporto asimmetrico in tal senso in cui qualcuno vorrebbe indicarci il vero scopo dei nostri desideri costuirà un castello educativo di carta, completamente inconsistente, non c'è alcun vero scopo da rintracciare, non c'è alcuna vera sofferenza da definire o trovare, ognuno sente cosa è giusto e cosa è sbagliato per sé, e ognuno giudica da sé e per sé perché soffre e cosa vorrebbe davvero fosse diverso nel mondo e nella sua vita, chi vuol limitarsi davvero a curare i mali dell'uomo dovrà tener conto di questo uomo specifico con le sue idee specifiche e non cercare di persuadere le persone mettendo su una costruzione fittizia (complesso d'edipo, io, super-io, idee disfunzionali, desiderio inconscio, complesso d'inferiorità ecc. ecc.) in cui l'uomo dovrebbe andarsi ad incastrare ed assecondare.
A chi dovremmo chiedere per chi votare alle prossime elezioni, dato che la cosa ha ripercussioni sulla nostra felicità e benessere? Ad uno psicoterapeuta? A chi dovremmo chiedere se è più salutare avere un orgasmo clitorideo o vaginale (mi riferisco alle donne ovviamente :D)? Ad uno psicoanalista? Ognuno c'ha una sua idea di cosa sia la sofferenza e cosa sia il proprio benessere, cosa gli piace, cosa detesta, generalizzare 'ste idee a tutto il genere umano è sbagliato, anche perché non sono un qualcosa di oggettivo.
Certo si può discutere, come accade anche nel dibattito politico, ma non ci sono depositari di una verità ultima in queste cose, non c'è modo di verificare se è meglio un governo di destra o di sinistra, dipende dalle finalità, non ha proprio senso verificare queste cose in generale quando si hanno desideri diversi, né i preti, né i buddisti, né gli psicoanalisti, né gli psicologi, e tantomeno gli scienziati d'ogni tipo, possono dirci cosa è meglio o peggio desiderare per l'uomo, ognuno giudica cosa è meglio o peggio per sé ed anche in cosa consiste la propria sofferenza (la definizione di cos'è questa sofferenza, non spetta alla scienza, alla psicologia, o alla psicoanalisi o a questo o quel saggio, ma ad ogni singolo uomo)... E' solo in base a questo senso che si può cercare di rintracciare un disturbo e quindi fornire poi una cura in funzione di questo.
Se non si sopporta la morte, e per un individuo è un male, una cura funziona se permette ad un individuo di non morire. Affermare che la morte non è un male, affermare che bisogna accettarla, rappresenta esprimere un giudizio di valore, così come lo è affermare che la morte è un male e che non bisogna accettarla.
Chi vuol manipolare le domande di cura, non sta curando per me, sta facendo qualcos'altro, sta cercando, nella migliore delle ipotesi, di persuadere l'interlocutore, nella peggiore di educare moralmente qualcuno (con certi metodi un po' subdoli, perché la cosa viene anche mascherata dietro termini medico-scientifici che danno una parvenza di sostegno reale).
Un saluto
Il compito dello psicologo dovrebbe essere, allora, raggiungere quella parte che vuole essere aiutata, con qualunque mezzo, forse?
Quella parte che riconosce al prossimo la capacità di aiutare, anche in un solo individuo al mondo.
Se non riesce a toccare quella parte, può considerarsi fallito.
Non vorrei essere nei panni di uno psicologo, poverino.:asd:
Il compito di chi desidera aiutare, è di fornire aiuto in base alla domanda che viene formulata da chi chiede aiuto.Citazione:
Originalmente inviato da complicata
Per me questa cosa non risulta così complicata da comprendere. Che sia un pompiere, uno psicologo, un poliziotto o altro basta seguire questo principio, certo uno si può mettere ad interpretare di sicuro, perché dei messaggi certe volte non sono così chiari, ma non si può far finta di non capire chi ti sta chiedendo soldi, protezione, più tempo da dedicargli, sesso o altro e te lo sta sbattendo in faccia chiaramente... La parte che chiede aiuti e sostegni vari non è poi così nascosta :asd:, è nascosta quando la si vuol inventare ed impiantare di sana pianta...
Se ti vien fatta una richiesta, tu puoi tranquillamente non aiutare o comunicare che non ne sei capace, non c'è bisogno che ti metta a costruire un discorso artificioso rispetto al "vero aiuto" spacciandolo poi, questo discorso, per terapia e "aiuto" (qua c'è una bella confusione). Se tu psicoterapeuta, medico o altro, non hai proprio l'intenzione o al limite la capacità di aiutare qualcuno in base a quel che ti chiede e che preferisce, ossia di colludere (per usare un'espressione che ho sentito usare qui) con la sua domanda (o per incapacità o per altri motivi), dillo chiaramente e basta invece di mettere su questo discorso (falsamente terapeutico) volto a fargli modificare la domanda stessa di aiuto, dicendogli con un rimbrotto che cerca un mago e cose del genere. Alla fine se è vero che questa persona cerca un mago (una persona che sia idealmente capace di effettuare certe trasformazioni) e tu psico-ché non lo sei davvero, semplicemente tu non puoi curare quel che ti chiede di curare quella persona.
Questo discorso educativo non è più una cura o una terapia per me, non fa parte della terapia vera e propria. Io credo che sia più corretto impostare le cose così e piazzare certe pratiche nelle categorie giuste.
Un saluto
Ma per parlare di sè, con un tizio, a meno che uno non sia un esibizionista, ti deve ispirare, non è come chiedere aiuto ai pompieri o ai poliziotti!
Un minimo di fiducia gliela devi dare, (si vede siamo fatti male,) ma è così, è come in amore, stessa cosa, cerchi cerchi finchè non trovi una che ti ispira!
Ti capita mai che la stessa cosa ascoltata da una persona non la senti neanche, detta da un'altra, diventa chissacchè?
A me per la verità è capitato che non sono stato a sentire proprio quello che mi veniva detto quando la persona mi ispirava, ero distratto da altro :D. Mi è stata raccontata tutta la trama di un film una volta e non è arrivato quasi nulla a destinazione tanto ero distratto dal viso, dalla gestualità, e dal tono della voce. Forse è più probabile che non mi distragga e capisca quel che mi viene detto quando mi ispira poco la persona :asd:.
Non è che in questi casi il messaggio diviene diverso, il messaggio resta lo stesso, ma passa altro, non è il contenuto del messaggio che mi cattura ma tutto il resto, questo contenuto resta veramente in secondo piano e sullo sfondo, è la parte meno importante per me dell'interazione e viene pressappoco cancellata: non è che la trama di quel film che mi è stato raccontato, che ora ricordo a malapena, adesso mi sembra chissà che, ero interessato alla persona che me la raccontava, non alla trama, e questo è passato.
Non è così vero, almeno per me, che se mi piace il viso di una persona e come mi racconta qualcosa poi per una sorta di proprietà transitiva mi piacerà anche il contenuto di quel che mi racconta. Quando poi farò attenzione al contenuto esprimerò un giudizio.
Io questo trasferimento d'affetto o d'interesse da una parte all'altra non lo effettuo così facilmente.
Se tu devi usare un'idea e questa ti serve a qualcosa, non è mica così importante e fondamentale che tu sia innamorata della persona che la esprime per capirla. Io spesso resto incantato, mi piace un'immagine, mi piace la raffigurazione, ma potrebbe non piacermi affatto quel che viene raffigurato o simboleggiato intenzionalmente da qualcuno con un segno sotto diversi aspetti. A me piace tantissimo il segno della svastica nazista (proprio quel "logo" là col disegno nero onclinato a 45 gradi, il cerchio bianco e lo sfondo rosso), ma diverse idee di questa ideologia, che questo simbolo dovrebbe rappresentare, non le condivido affatto. Per me affermare che il segno è bello non significa affermare che le idee espresse dal segno sono belle.
Questa facoltà di trasferimento viene sfruttata per la propaganda di certe idee, se metti certe idee in un bel contenitore (un contenitore che possa piacere a molte persone) può darsi che delle persone finiranno col condividerle trasferendo l'impressione positiva nei confronti del contenitore sul contenuto. Ma qua c'è una confusione tra livelli diversi. Io lo ammetto che certi "contenitori" mi piacciono molto, ma sono i contenuti che gli interlocutori vorrebbero trasmettermi come positivi che poi giudico diversamente da loro. Io cosa ci posso fare se poi me ne accorgo che dentro ad un bel contenitore c'è sempre la stessa idea che m'è stata comunicata altre volte e che ho già rifiutato per certi motivi altre volte? :mumble:
E' l'idea che dovrebbe cambiare e dovrebbe essere nuova, bella e funzionale davvero per me, non il contenitore o chi la comunica.
Insomma non è mica una malattia questa?! Quella di avere queste resistenze. Io voglio star bene, ma secondo il mio senso di bene. Se una persona che mi piace mi dice che il mio bene è un altro, in genere non cambio idea perché mi piace il suo viso o perché ha un bel tono di voce, oppure perché ha fatto cose ammirevoli (ma che con il messaggio non hanno nulla a che vedere), io non riesco a capire ed afferrare cosa c'entra: il piacere che mi danno certi aspetti della persona non viene trasferito direttamente sul messaggio che veicola quella persona per me.
Per quanto io possa esser "preso" da una persona, non so se poi crederei davvero a quel che mi racconta, cioé per me qualcosa non diviene più vero o più falso nel contenuto o più bello o più brutto, sempre nel contenuto, a seconda di chi me lo racconta, queste persone non possono influenzarlo davvero. E' vero certe esposizioni un po' confuse potrei non capirle proprio, perciò l'esposizione comunque conta, ma è una difficoltà differente.
A me sembra di funzionare occhio e croce così, quest'influenza non è così forte, per questo in certe relazioni ci sto male, perché certe parti mi piacciono, ma altre le detesto davvero, ed amare una parte per me non significa amare il tutto.
Un saluto
Ma, eee, il discorso è che se vai da un analista e gli poni tutto questo ragionamento, ti dirà che parli di te, cioè in pratica te lo rimanda in toto.
Esempio: potrebbe dirti ( ora non badate alle sciocchezze, però fanno così, una specie):
Mettiamo:
"Scusi, sa, la sto prendendo per i fondelli, mi spiace"
E questo:
" Lei sta prendendo per i fondelli se stessa"
e così sei fregato, qualunque cosa tu dica, di lui, di altri, parli di te.
Non lo tangi, non gliene frega nulla, sei sempre davanti a te stesso.
tutti i ragionamenti e le osservazioni perdono valenza, boh, come posso dire.
Non so se ti possa illuminare sta cosa, ti è mai successa?
Anche quando me lo ha rimandato il mio discorso fatto di lamentele, i miei problemi restano aperti e senza soluzione per me, le mancanze di cui mi lamento non trovano una vera soddisfazione in questi rimandi, non sono illuminazioni per me, al buio ero prima ed al buio sono anche dopo queste forme di illuminazione.Citazione:
Originalmente inviato da complicata
Ho bisogno di qualche idea nuova ovviamente, se l'idea devo formularla io stesso per me non potrà essere davvero nuova, questo lavoro non si può pretendere che lo faccia io, altrimenti non avrei chiesto aiuto a nessuno.
Se si vuol far finta di darmi qualcosa senza darmi nulla, non funziona, torniamo al discorso delle 50 euro, mi si danno consigli che mi servono molto meno pure dei soldi (che poi a me non interessano i soldi in sé ma quel che posso comprare, certe volte quando li ho li regalo pure a chi ne ha di meno), mi si sprona a far cose che non volevo fare (se avessi voluto far certe cose le avrei già fatte) e così si pretende di illuminare qualcosa. Cosa cambia se mi si dice "devi fare questo se vuoi quest'altro" io questo forse lo sospettavo già, ma sono questi i problemi che affliggono un po' tutti gli esseri umani.
Mi si rimanda il discorso e gli interrogativi, ma io l'ho già detto che sono le risposte che mi mancano, io pongo certe questioni, io sono insoddisfatto dell'esistenza ed io non possiedo soluzioni, per questo chiedo aiuto, ma una risposta pertinente ai miei interrogativi è rappresentata dall'esporre una soluzione buona per me, tenendo conto anche di quel che detesto e non desidero proprio fare, e non da un "devi darti da fare", "devi adattarti" ecc. ecc. se avessi voluto "darmi da fare" e "adattarmi" in certi sensi lo avrei già fatto e sinceramente posso dirmelo pure da solo che "devo darmi da fare" senza poi far nulla perché in fondo non ne ho proprio né l'intenzione, né la voglia, ma certe mancanze poi restano.
Io da solo sono in questo, io non voglio fare certe cose, io voglio ottenerne altre, un'altra persona che volesse sanare questo mio malcontento esistenziale se vuol risolvere il problema deve risolverlo effettivamente e non far finta di farlo. Che mi dica che sono solo in questo, beh lo sapevo già per questo anche mi sento disperato, ma non risolve proprio nulla. Parlo da solo, ma manca una soluzione buona e soddisfacente per me, non è così vero che consumo chissà quali energie nel lamentarmi che se non lo facessi per magia quel di cui mi lamento si mette a posto, 'sta teoria è falsissima più d'oroscopo!
"Devi darti da fare" è un'esortazione educativa per me, non rappresenta esporre una soluzione soddisfacente in base al malcontento, una soluzione in cui si tenga conto delle mie esigenze in gioco.
Il mio discorso è costituito da domande, così come per spegnere un incendio ci vuole qualcosa che faccia cessare il fuoco e non basta "spostarlo", per estinguere certe domande bisogna rispondere in modo pertinente a queste.
Rimandarlo al mittente in questi modi già noti agli psicoterapeuti e agli analisti non risolve nulla. Una domanda senza risposta di un certo soggetto, senza risposta resta, se la si riformula allo stesso soggetto quando questo non possiede o non sa formulare una risposta adeguata.
Chi domanda cerca una risposta soddisfacente un qualcosa che funzioni e non che qualcuno lo esorti a rispondersi da solo.
Ecco il discorso di un "matto"...
http://www.youtube.com/watch?v=s8Z1rWlDgRA
Anche certe forme di psicoterapia sono per "chi ha"... Il discorso del direttore della banca non è tanto diverso da quello dell'analista che dice che devono essere pagate le sedute. A chi non ha, non è che gli si dà qualcosa in più gratis per sanare la mancanza, gli si dice "mettiti a fare quello che fanno gli altri" quelli che hanno, questa è la terapia... Cioé
http://www.youtube.com/watch?v=PQ8m6QWCtTo&feature=related
In "banca" si ha sempre quel che si merita questo è l'assunto di fondo, se vuoi di più di quel che meriti "secondo natura" sei pazzo e vai curato. Devi accettare "la legge" economica della natura, beh io in fondo non l'accetto e non è nell'accettare tutto questo che vedo una soluzione. Chiedere credito senza dare garanzie? Assurdo! Ma se questo assurdo non diviene reale, non si sanerà mai nulla.
Un saluto
Scusa, ma se te pretendi che qualcuno ti metta sul tavolo una serie di soluzioni che tu vorresti anche selezionare e scegliere, stai cercando o un maestro, nel senso di precettore, oppure nel senso di maestro di vita ( rabbi, Gesù), che ti prenda per mano, e ti trascini verso un qualunque comportamento, uno qualunque.
Quindi, per quel che ne so io, i maestri in tale accezione o non esistono o sono truffatori.
Te sembri tuonare contro i toni educativi e pare che tu cerchi solo ordini, un signore e padrone che ti liberi dalla possibilità di dover scegliere e quindi cercare le tue risposte, la tua via.
E ti dica proprio: "zitto e vai"
Non lo so, ci colgo una certa contraddizione in quel che esponi
Non esistono i soluzionisti, nemmeno in certi libri che si trovano in commercio, tipo
" Come smettere di farsi le seghe mentali e vivere felici":)
Cerco qualcuno che abbia davvero il potere di cambiare quel che non mi sta bene in certi ambiti, io questo potere adesso non ce l'ho... Dovrebbe essere un Gesù, ma un Gesù vero e non un parolaio, qualcuno che resuscita davvero i morti, che moltiplica davvero i pesci e fa cose del genere davvero in certi ambiti :D, una persona capace di rendere quel che adesso è assurdo concreto e reale con sistemi semplici a me sconosciuti, un evento è miracoloso finché non si verifica davvero, da allora in poi non lo si può più considerare un miracolo.
Voglio una liberazione da certi vincoli, un pagar di meno quel che tutti s'aspettano che io paghi quel che posso avere, ecco questo vorrei. Adattarmi al pagamento, allo spazio gerarchico concessomi da certi sistemi non mi sta più bene, o li si riesce a far saltare per aria 'sti sistemi (e non so come farli saltare per aria, se avessi avuto il potere di un dio avrei avuto già la soluzione in mano), o i problemi restano tali e quali. Più che un padrone cerco davvero un medico, una persona che comprende come funziona qualcosa talmente in profondità che può operare in maniera simile ad un mago per me togliendo quel che non va per me. La medicina odierna (quella vera e reale e non la psicoanalisi o la psicoterapia che sono state sempre praticate sotto forma di retorica e religione) per un individuo del passato risulterebbe magia.
Moltiplicare i beni senza costi, questo sì che risolverebbe certi problemi economici! :asd: Se qualcuno sapesse come farlo risanerebbe i conti in un battibaleno, altro che un ministro dell'economia ingessato che si trova costretto a chiedere contributi di solidarietà o a sottrarre beni e ricchezze!
La medicina effettiva promette poco, ma mantiene quel poco che promette, ed un medico onesto non afferma che può curare tutto, che tutta la sofferenza si può curare quando non possiede dei rimedi effettivi contro questa sofferenza, insomma non scarica la responsabilità sui soggetti che si lamentano di qualcosa sostenendo che "non dovrebbero lamentarsi di questo qualcosa come bambini, perché il mondo è fatto così e questi residui infantili vanno estirpati". Non è una soluzione questa, è una presa per i fondelli, e se fa presa su qualcuno, di sicuro non fa presa su di me.
Vorrei solo che questa cosa qui la si esprimesse chiaramente. Questa operazione per me risulta un'operazione educativa e non solo non la condivido, altro che resistenze, sono proprio contrario a questo tipo di pratiche. Qua c'è un elemento realmente politico che va ad insinuarsi in questo tipo di discorsi... Lo psicoanalista e lo psicoterapeuta, che vorrebbero curarmi da una nevrosi (che non è una malattia per me, per questo probabilmente non guarisco) andrebbero curati loro dalla psicoanalisi e dalla psicoterapia secondo me.
Abituarsi a vivere con certi mali non rappresenta una cura vera e propria, perché il non abituarsi a questi mali non rappresenta affatto una malattia, ribaltando le cose potrei sostenere che la malattia per me è abituarsi a questi mali.
Un saluto