-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
La mia, non è pura curiosità, è un cercare di farmi una ragione e riuscire a condividere certe vostre idee che più o meno sono rimaste ferme ai tempi di Freud [...] Ma da allora, non è cambiato nulla?
Premesso che non capisco perchè tu debba per forza condividere "certe nostre idee", evidentemente ti sfugge che è già stato detto, da altri e da me, che il concetto di transfert è molto più complesso di come lo concepiva Freud. Chi ha un minimo di formazione in psicoanalisi sa che da un lato le indicazioni di Freud vengono spesso edulcorate e banalizzate, e che dall'altro c'è una letteratura ed un sapere sterminato sull'argomento, che è in continua evoluzione anche ai giorni nostri.
Mi sembra che Willy, solo per citare un post recente, abbia già proposto una visione del transfert differente da quella "classica".
Saluti
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
[QUOTE=francesca63;1594928]
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
certe vostre idee che più o meno sono rimaste ferme ai tempi di Freud, [...] incoraggiare entrambe le parti ad analizzarli piuttosto che viverli".
Ma da allora, non è cambiato nulla?
se la domanda "non è cambiato nulla" nasconde la speranza che il terapeuta possa assecondare l'amore della paziente verso di lui, la risposta è ovviamente no.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
...La mia, non è pura curiosità, è un cercare di farmi una ragione e riuscire a condividere certe vostre idee che più o meno sono rimaste ferme ai tempi di Freud, che raccomandava agli analisti di procedere come se l'amore non fosse reale:"Si tenga in pugno la traslazione amorosa, ma la si tratti come qualcosa di irreale, come qualcosa che deve verificarsi durante la cura e va fatta risalire alle sue cause inconsce". " Analista e paziente devono considerare irreali i loro sentimenti, in modo da incoraggiare entrambe le parti ad analizzarli piuttosto che viverli"
Ma da allora, non è cambiato nulla?
Saluti.
Molto è cambiato. Altro no. Come in altri campi del sapere. Nessuno si scandalizza se si utilizza la fisica di Newton o la legge di azione di massa di Lavoisier in chimica. Né il fatto che Pitagora sia vissuto un bel po' di tempo fa ci vieta di utilizzare il suo teorema sulla geometria dei triangoli rettangoli.
La questione è che l'amore di cui Freud parla non è tale. Il transfert è cosa differente dall'amore. Quel che ho notato io su di me è stato un progressivo incremento nella mia capacità di distinguere l'amore da altri sentimenti, e anche di capire come alcuni sentimenti che provavo per alcune persone - e che io consideravo "amore" - fossero composti da elementi che con l'amore poco avevano a che fare. E questo è avvenuto in contemporanea con le interpretazioni di transfert. Come se un cambiamento all'interno della relazione analitica fosse accompagnato da cambiamenti all'esterno di essa. Non so se riesco a spiegarmi, ma è difficile tradurre in termini teorici determinate esperienze personali, per me.
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
ciao francesca, non volevo eludere nessuna risposta. di fatti nella mia prospettiva il transfert, come gia detto, non viene analizzato né interpretato. si spinge il paziente a prendere contatto con le emozioni che prova nel qui ed ora e viverle, agirle, sperimentarle, contattarle dargli un senso nel setting terapeutico. Lo scopo sarebbe quello di fare in modo che sia il paziente, aiutato dal terapeuta, a trovare il modo di interpretare il proprio sentire.
il concetto di transfert in varie forme e con linguaggi differenti è entrato a far parte di un sacco di paradigmi teorici, per cui molti ti forniranno prospettive differenti che non necessariamente conincidono con quelle del tue terapeuta. ciao
Massimo
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
[QUOTE=*-ras-*;1595244]
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
se la domanda "non è cambiato nulla" nasconde la speranza che il terapeuta possa assecondare l'amore della paziente verso di lui, la risposta è ovviamente no.
Ras, sono perfettamente consapevole che quello che dici è giustissimo:approved:
Willy----> La questione è che l'amore di cui Freud parla non è tale. Il transfert è cosa differente dall'amore. Quel che ho notato io su di me è stato un progressivo incremento nella mia capacità di distinguere l'amore da altri sentimenti, e anche di capire come alcuni sentimenti che provavo per alcune persone - e che io consideravo "amore" - fossero composti da elementi che con l'amore poco avevano a che fare. E questo è avvenuto in contemporanea con le interpretazioni di transfert. Come se un cambiamento all'interno della relazione analitica fosse accompagnato da cambiamenti all'esterno di essa. Non so se riesco a spiegarmi, ma è difficile tradurre in termini teorici determinate esperienze personali, per me.
Puoi spiegare meglio? Ti riferisci sempre al rapporto paziente analista o quei cambiamenti all'interno della relazione analitica , contemporanei all'interpretazioni di trasfert influiscono anche al di fuori della relazione e in che modo?
Abbiamo due prospettive diverse del concetto: per voi analisti il transfert è uno strumento che analizzato vi aiuta ad arrivare ad interpretazioni preziose per l'efficacia della terapia e la cura(quindi che ben venga finchè non vi crea problemi...), per il paziente è un profondo disagio che non sa definire e che in alcuni casi impoverisce, blocca anche la sua vita reale .
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Ciao Francesca
Intanto, io non sono (ancora) analista. Sono studente e paziente.
Provo a spiegarmi meglio, anche se sono piuttosto restio a raccontare su un forum della mia analisi. Posso dire che, nel mio caso, per un certo periodo, a prevalere è stato un transfert negativo. Vedevo l'analista come una persona "obbligante", che mi "costringeva". Una serie di sedute nelle quali ho avuto modo di esplorare il senso di questo sentirmi costretto ed il legame che esisteva tra questo sentimento e determinate mie esperienze nelle relazioni con i miei genitori, hanno portato a due conseguenze:
a) la scomparsa del senso di costrizione all'interno della relazione analitica
b) una maggiore libertà di movimento mia al di fuori della relazione analitica. Movimento sia in senso mentale (progettazione e realizzazione di nuove opportunità lavorative, spostamenti per lavoro in Italia, cambiamenti nel modo di reagire alle richieste di altre persone), sia in senso fisico (nel senso che mi muovo fisicamente molto di più, mi stanco meno facilmente).
Che il transfert sia disagevole lo capisco bene. Non capisco in che senso "impoverisce" il paziente e "blocca la sua vita reale". Riesci a farmelo capire meglio?
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
è talmente personale ed individuale il percorso terapeutico che secondo me nessuna risposta potrà riguardarti tanto profondamente da sentirla "tua". questo è un tuo vissuto e come tale è reale, vero, e fa parte del tuo prrcorso. il confronto può esser fatto solo su un piano teorico, freddo, asettico, poichè è impossibile tramite un forum stabilre la pienezza di un contatto umano. proprio questa personalizzazione del percorso terapeutico costituisce il fascino della psicoterapia, che pur avendo punti fermi, divergenze teoriche, similarità che come cambiano teoria di riferimento subito appaiono totalmente differenti, poi alla fine si plasmano sulla persona nella sua individualità, e ciò che apparentemente è freddo e asettico diviene denso di emotività nella relazione terapeutica. che è partecipata emotivamente da entrambe le figure (nel caso di terapia singola) e dal gruppo (nel caso di terapia di gruppo). Per cui trovo difficile che vi possa essere una comprensione empatica via internet alle domande che poni. questo tipo di comprensione pertiene la relazione terapeutica che stai vivendo.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Abbiamo due prospettive diverse del concetto: per voi analisti il transfert è uno strumento che analizzato vi aiuta ad arrivare ad interpretazioni preziose per l'efficacia della terapia e la cura(quindi che ben venga finchè non vi crea problemi...)
non sono d'accordo, perché il transfert del paziente a volte può creare disagio anche nell'analista. E poi, ovviamente, teniamo presente che le interpretazioni preziose per l'efficacia della terapia vanno a beneficio del paziente stesso.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
:flam:[QUOTE=willy61;1595700]Ciao Francesca
Intanto, io non sono (ancora) analista. Sono studente e paziente.
Provo a spiegarmi meglio, anche se sono piuttosto restio a raccontare su un forum della mia analisi. Posso dire che, nel mio caso, per un certo periodo, a prevalere è stato un transfert negativo. Vedevo l'analista come una persona "obbligante", che mi "costringeva". Una serie di sedute nelle quali ho avuto modo di esplorare il senso di questo sentirmi costretto ed il legame che esisteva tra questo sentimento e determinate mie esperienze nelle relazioni con i miei genitori, hanno portato a due conseguenze:
a) la scomparsa del senso di costrizione all'interno della relazione analitica
b) una maggiore libertà di movimento mia al di fuori della relazione analitica. Che il transfert sia disagevole lo capisco bene. Non capisco in che senso "impoverisce" il paziente e "blocca la sua vita reale". Riesci a farmelo capire meglio?
Caro Willy, sono una fan della psicoterapia. Anche io non amo parlare del mio percorso analitico, ma vorrei farmi capire.Sono in psicoterapia da tre anni circa. Col mio analitista, junghiano, la relazione terapeutica ha avuto un percorso un pò conflittuale ... il clima di profonda empatia e affettivitività che c'è adesso, si è instaurato poco a poco, col tempo. Per quanto all'inizio ero molto dipendente e sprovveduta, come controparte mi sono attivata immediatamente, cercando di instaurare un bel rapporto dialettico in cui chi ha bisogno di aiuto e chi porge la mano sanno di essere necessari l'uno all'altro:mano:.
Ma i primi periodi sono stati difficili e frustranti :swear:: stavo male, non mi sentivo compresa, accolta, capita. Lui parlava pochissimo, era freddo, distaccato e poco partecipe, lo avvertivo come un muro di gomma e mi imponeva un setting molto rigido. Tutto questo scatenava in me un profondo odio verso il medico e tanta voglia di troncare la terapia...
Poi invece tornavo sempre puntuale, attratta da un qualcosa di indefinibile.. la terapia era al centro della mia vita e dei miei pensieri. Lo stesso Jung, sulla pericolosità del transfert ci da degli avvertimenti quando lo considera "un vero e proprio veleno" e che spesso è necessario bere fino in fondo l'amaro calice. Mi ritengo fortunata perchè in fondo il mio transfert non mi ha mai creato grossi problemi,e quelli che ho vissuto li ho sempre condivisi e analizzati con il mio analista.E ancora, non si finisce mai, di ritornare su questi miei vissuti del setting.
Adesso,Il mio transfert nei suoi confronti, è quieto e positivo e si manifesta in tanta gratitudine e stima per le suo intuito analitico e la capacità di comprendermi . Dopo tre anni, col suo aiuto, sono riuscita a ricomporre come un puzzle i frantumi della mia vita ..... poco a poco sto ritrovando il mio equilibrio, il mio ordine , il senso della mia vita. Con il tempo, con il lasciarsi andare del pz sempre più intimamente, con i progressi della terapia e sentendosi più sollevati, cambia migliorando anche il clima di coinvolgimento e partecipazione empatica reciproca: la relazione terapeutica diventa sempre più aperta, affettiva, comunicativa:chat:.
Però, frequentando un altro forum di psicologia,sono stata colpita da infiniti casi di transfert nevrotici ed erotici :flam:che devastano e bloccano la vita di chi prova questi sentimenti. Una ragazza di soli 30 anni , non riesce a vivere una vera storia d'amore con un suo coetaneo, perchè per lei esiste solo il suo
analista di cui è innamorata. Lo vede come un dio:rolleyes:, superiore in tutto agli altri essere umani e la sua vita è scandita solo dalla cadenza delle sedute e dal loro contenuto. In questi casi, é come se la terapia succhiasse tutte le energie vitali alla vita reale, facendole confluire in quella analitica. E l'analista nel frattempo che fa per tirar fuori dalla impasse la paziente?
Mi riferivo a questo tipo di situazioni dicendo che ci sono casi in cui il transfert impoverisce e blocca la vita reale del paziente.
Un salutino. Francesca
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
*-ras-*
non sono d'accordo, perché il transfert del paziente a volte può creare disagio anche nell'analista. E poi, ovviamente, teniamo presente che le interpretazioni preziose per l'efficacia della terapia vanno a beneficio del paziente stesso.
Disagio dovuto a che cosa? Forse alle situazioni difficili da analizzare, che possono sfuggire di mano o nutrire il narcisismo dell'analista....
Per quanto riguarda le interpretazini che vanno a beneficio del paziente :approved:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Disagio dovuto a che cosa? Forse alle situazioni difficili da analizzare, che possono sfuggire di mano o nutrire il narcisismo dell'analista....
ti assicuro che ci sono tipi di pazienti che il narcisismo dell'analista lo mettono a dura prova, nel senso che lo calpestano come uno zerbino :sisi: e anche essere al centro del mondo (come succede alle utenti dell'altro forum che hai citato) dà molti pensieri.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Grazie Agnese , lo so. Ho partecipato a quel forum per tanti mesi, mi ero anche integrata, ma poi ho lasciato perchè il clima si era fatto troppo pesante...:rosic::pugni::obiwan:perchè non condividevo il loro approccio al tema. Lì tutto è possibile e free...Sono tutte più o meno ragazze in terapia che giocano a: il mio psi è più figo, disponibile e open del tuo....Non partecipano moderatori o esperti, perchè se lo fanno li massacrano.
Anzichè riferirsi al transfert come qualcosa da gestire e contenere, il loro sogno è trovare il modo di agirlo:love:.
Io cerco un confronto sano e sereno con chi ne sa più di me e mi può arricchire e offrire spunti nuovi da un punto di vista più professionale e teorico oltre che umano, e su OPS lo trovo .Grazie comunque.
Un saluto a te e a psiconline.
scusate se intervengo da semplice paziente però ho delle considerazioni da fare, :rolleyes:
per quanto riguarda psiconline, non credi che quelle persone abbiano la necessità di confrontrasi su sentimenti comuni per riuscire ad elaborarli? e non credi che magari in un forum danno libero sfogo ai loro pensieri anche per liberarsene?
Inoltre non credi che nell'interpretazione del transfert anche il paziente debba contribuire a capire e fare la sua parte vista la razionalità che dimostri?
magari il transfert è come un effetto collaterale dovuto alla peculiarità della cura.
Il transfert si può avere anche con il maestro o l'istruttore...
perché non dovestri capire che quello che provi è un tuo riflesso? lo psi lo capisce... e con questo non voglio assolutamente dire che la psicoterapia non sia pesante
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
-fantasy+
scusate se intervengo da semplice paziente però ho delle considerazioni da fare, :rolleyes:
per quanto riguarda psiconline, non credi che quelle persone abbiano la necessità di confrontrasi su sentimenti comuni per riuscire ad elaborarli? e non credi che magari in un forum danno libero sfogo ai loro pensieri anche per liberarsene?
Inoltre non credi che nell'interpretazione del transfert anche il paziente debba contribuire a capire e fare la sua parte vista la razionalità che dimostri?
magari il transfert è come un effetto collaterale dovuto alla peculiarità della cura.
Il transfert si può avere anche con il maestro o l'istruttore...
perché non dovestri capire che quello che provi è un tuo riflesso? lo psi lo capisce... e con questo non voglio assolutamente dire che la psicoterapia non sia pesante
Ciao fantasy.Capisco perfettamente l'esigenza di confrontarsi con persone che vivono la tua stessa esperienza ma come sostiene AgneseTiziana , una dottoressa che partecipa a quel forum come esperta, in un post precedente: "anzicchè aiutarsi si si dicono esattamente quello che vogliono sentirsi dire. .. non fa bene alla terapia.Sai qual è il problema? Che non c'è controllo. Nel senso che su psiconline puoi comunque scrivere più o meno quello che vuoi senza tenere conto che quello che accade in seduta, sia a livello concreto (azioni, parole) sia a livello mentale (fantasie, pensieri), deve rimanere lì. Per il terapeuta è il segreto professionale, per il paziente è il bisogno di avere nel setting terapeutico un mondo proprio di pensieri, idee, vissuti, che non deve essere condiviso perchè non verrebbe compreso e perchè dall'esterno partirebbero domande, obiezioni, opinioni, che potrebbero mettere in crisi il lavoro fatto fino a quel momento. Questo non solo rallenterebbe il percorso, lo ma renderebbe in alcuni casi persino inutile.
Alla fine le conseguenze sono solo 2: 1) un piangersi addosso comune; 2) un mettere in atto strategie risolutive errate che peggiorano soltanto il problema. Io credo che in questo genere di forum dovrebbe essere presente un moderatore che costantemente intervenga a moderare gli animi e le illusioni. "
Non mi è chiaro il tuo discorso a proposito del cotributo del pz all'interpretazione del transfert e della mia razionalità che non so da dove salta fuori. Sappiamo che è un effetto collaterale, e con questo?
Bacio
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
non so se un esperto può intervenire in una discussione del genere perché trovo che sia rischioso:mumble:.
L'intervento di un esperto potrebbe interferire con la cura mettendo in moto dinamiche strane e senza volerlo perché dall'altra parte non puoi conoscere le reazioni, hai solo parole.
Io credo che prima o poi si stancheranno, considera che sono tutte persone che non sono in cura da molto per questo si lasciano andare alle fantasie e per esperienza che ho nei gruppi, sono discorsi molto comuni.
Poi, al di là di loro è il loro terapeuta che forse dovrebbe mettere un freno. :rolleyes:
per quanto rigurada il transfert, considerarlo come effetto collaterale significa rendersi conto di trovarsi immersi in un viaggio che ha un fine ben preciso, è questo fine che non va mai dimenticato e che va difeso
il paziente non deve lasciarsi andare a sogni irrealizzabili, non c'è soluzione alla richiesta d'amore, non le hanno invitate a cena fuori,
il paziente deve vivere il concreto e rendersi conto che quello che ha è una relazione di cura e va accettata così com'è... e questo significa collaborare e difendere la cura.
Naturalmente il discorso è pieno di variabili, infatti metti in evidenza altri problemi come il narcisismo del terapeuta (poco onesto con se e gli altri, anche perché oggi dovrebbero essere più preparati nelle dinamiche transfert-controtransfert), e la capacità di innamorarsi al di fuori della stanza di terapia. In questo specifico in effetti non so risponderti, ma potrebbe anche dipendere dalla patologia, in fondo finché si sta male a livelli profondi la capacità di amare è compromessa quando non è assente. La cura significa cambiamento e non è detto che ciò che ci piace oggi ci piacerà anche domani.
:ciao:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Quote--Fantasy
non so se un esperto può intervenire in una discussione del genere perché trovo che sia rischioso.
L'intervento di un esperto potrebbe interferire con la cura mettendo in moto dinamiche strane e senza volerlo perché dall'altra parte non puoi conoscere le reazioni, hai solo parole.
Io credo che prima o poi si stancheranno, considera che sono tutte persone che non sono in cura da molto per questo si lasciano andare alle fantasie e per esperienza che ho nei gruppi, sono discorsi molto comuni.
Poi, al di là di loro è il loro terapeuta che forse dovrebbe mettere un freno.
per quanto rigurada il transfert, considerarlo come effetto collaterale significa rendersi conto di trovarsi immersi in un viaggio che ha un fine ben preciso, è questo fine che non va mai dimenticato e che va difeso
il paziente non deve lasciarsi andare a sogni irrealizzabili, non c'è soluzione alla richiesta d'amore, non le hanno invitate a cena fuori,
il paziente deve vivere il concreto e rendersi conto che quello che ha è una relazione di cura e va accettata così com'è... e questo significa collaborare e difendere la cura.
Naturalmente il discorso è pieno di variabili, infatti metti in evidenza altri problemi come il narcisismo del terapeuta (poco onesto con se e gli altri, anche perché oggi dovrebbero essere più preparati nelle dinamiche transfert-controtransfert), e la capacità di innamorarsi al di fuori della stanza di terapia. In questo specifico in effetti non so risponderti, ma potrebbe anche dipendere dalla patologia, in fondo finché si sta male a livelli profondi la capacità di amare è compromessa quando non è assente. La cura significa cambiamento e non è detto che ciò che ci piace oggi ci piacerà anche domani.
Cara Fantasy, invece la presenza di un esperto sarebbe non solo utile, ma indispensabile.Là non si rendono conto che il transfert, le emozioni e sentimenti che ne derivano, sono come dici tu un effetto collaterale alla situazione che si crea nel setting e si devono considerare solo sogni, illusioni irrealizzabili. Loro invece per un invito a cena venderebbero l'anima al diavolo..... Invece per privilegiare il buon andamento della cura, dovrebbero tenere queste paranoie sotto controllo e non pomparsi a vicenda e alimentando le fantasie di agire il transfert, anzicchè analizzarlo con i propri psi.
Questi terapeuti, poi, per quello che raccontano le forumiste, sembrano tutti molto open, narcisi e disponibili.
Riporto alcuni post a caso per capire di cosa si parla:
-Da quando vado dal mio psi, provo un coinvolgimento "totale" e, in verità, non mi guardo attorno, anche perchè lui è diventato una sorta di "modello", colui che incarna tutto ciò che ho sempre desiderato. Per me è una specie di icona, in questo momento, e se dovessi descrivere quello che vorrei fosse l'uomo della mia vita, descriverei lui. Anche io penso che non sia solo transfert, ma non so se penserei lo stesso se avessi un compagno.
-idem. io penso a lei come l'unica donna esistente, o con lei o con nessuna.
a volte penso che se guarire significa non vederla preferisco continuare cosi'...
-e' come una cotta triplicata...
-e poi c'e' una cosa che forse a qualcuno la ho gia' detta ,e che non mi era capitata con nessuno... ( non prendetemi per un maniaco) io quando penso a lei a volte mi eccito e questo non so se sia tanto normale...... non mi era mai capitato con nessuna, neanche se pensassi alla migliore modella del pianeta.
-Siamo sempre qui a ruminare le stesse cose....Questo maledettissimo transfert che ci crocifigge è un percorso inevitabile per chi fa psicoanalisi.
Si attraversano periodi di transfert nevrotici, positivi, platonici, erotici...tutto dipende dall'andamento della relazione terapeutica e dalla professionalità del medico.
Se sei così sfigata da trovare uno psi poco serio che si crogiola , gode e come abbiamo visto approfitta del trasporto che prova per lui la pz...la pz è fregata. Si troverà in una situazione di disagio e di crisi che potrà solo farla sentire più inquieta.Altro che benefici della terapia!!!
----->Riassunto delle puntate precedenti:
allora….direi che praticamente tutti abbiamo confessato le nostre infatuazioni per i rispettivi psicologi…
- te lo ricordi perché c’eri. Col suo psi va alla grande. Ma gli ormoni sono sempre quelli...
-Io qui e qui (visto che mi riguarda in prima persona…non sarei in grado di essere così precisa per gli altri). Ora sono a un livello di estrema sincerità col mio psi. ho tirato giù tutti i muri.
New Entry
…cioè nuove persone che si sono unite a questo carrozzone di disperati, (in ordine alfabetico per non fare torti a nessuno!)
- Innamorato della sua bella dottoressina. Ha faticato tanto a rivelarsi. Anche perché soffre di fobia sociale e la bellezza della sua giovane psi lo metteva in soggezione. Ma grazie ai suoi mitici fogliettini , ce l’ha fatta pure lui e ora sente che la terapia inizia a decollare.
-Ha un transfert di grande affetto per la sua psicologa. Ha un po’ la paranoia di venire “pizzicata” sul forum, per questo scrive poco.
- è stata molto silenziosa, finora…in terapia da 10 mesi. Aveva già affrontato il discorso dell’infatuazione col suo psi. Quand’ecco: il colpo di scena che non t’aspetti…lo psi la bacia sul collo Ovviamente ..... è emozionalmente “ribaltata”, teme fortemente che la loro relazione terapeutica sia irrimediabilmente compromessa. Ha la seduta questa settimana, sarà il giorno del giudizio…speriamo bene!
- una ventata di saggezza nel topic .Il suo psi è più figo di Robert Redford (parole sue, eh) lei è in analisi da tre anni. Il suo transfert è stato ampiamente sviscerato con il suo analista. Comunque è cotta pure lei, anche se nega…
cerca invano di contenere i nostri svarioni ormonali.
-ce ne ha messo per affezionarsi al suo psi. All’inizio soffriva perché lo sentiva freddo e distante. Ne vedeva solo i difetti. Ma ora, piano piano, il vecchio volpone (ha studiato con freud… ) sta riuscendo a conquistare il suo cuore. E praticamente è già innamorata!
-in terapia da 3 (?) anni. Il suo psi è un figo pauroso...
Ha davvero faticato ad aprirsi. Il suo psi ha dovuto lottare per ottenere la sua fiducia…
Il suo transfert è bello tosto…ultimamente la sento “ormonale”
- innamorata della sua bella psicologa. Confessò (più o meno) e venne spedita sul lettino.
La sua psi è (o dovrei dire era?) molto affettuosa, materna. Rapporto molto intenso e ancora “in divenire”
-L’enigma! E’ l’ultima in ordine temporale ad essersi unita a noi…storia un po’ strana. Più che transfert, un colpo di fulmine. E lui sembra essere un po’ marpione…Da chiarire!
Ah…e dimenticavo ............., lo psicologo che bazzica il topic.
Commenta poco, e il più delle volte ci piglia per i fondelli…ma non è cattivo, è che lo disegnano così!
Questo è il clima che si respira in quel forum..... C'è anche molta sofferenza, oltre gli aspetti umoristici....Ma vi chiedo: farà bene alla terapia?
Spero che riportando i post di un altro forum( naturalmente omettendo i nick) non ho fatto nulla di male, almeno lo spero..sono in assoluta buona fede.
Per voi studenti, tirocinanti, addetti ai lavori questo può essere un quadro di casi esemplari di come i pazienti vivono il transfert nella relazione analitica. Sicuramente nei libri di testo tutto questo non è contemplato, si parla tanto solo di teoria.....Questa è la pratica!
Ciao. Francesca.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Per voi studenti, tirocinanti, addetti ai lavori questo può essere un quadro di casi esemplari di come i pazienti vivono il transfert nella relazione analitica. Sicuramente nei libri di testo tutto questo non è contemplato, si parla tanto solo di teoria.....Questa è la pratica!
Ciao. Francesca.
ero indeciso se intervenire o meno, ma visto che stando alle vostre parole il vantaggio OPS è che intervengono anche gli "addetti ai lavori" scrivo un commento: diciamo che tutte queste testimonianze possono essere descritte sotto il termine di idealizzazione.
ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
[QUOTE=*-ras-*;1599026]ero indeciso se intervenire o meno, ma visto che stando alle vostre parole il vantaggio OPS è che intervengono anche gli "addetti ai lavori" scrivo un commento: diciamo che tutte queste testimonianze possono essere descritte sotto il termine di idealizzazione.
ciao[/QUOTE
Lasciamo da parte l'aspetto "umoristico".
Questi sono tutti casi umani reali, di trasfert vissuti anche molto dolorasamente dai pz, non idealizzazioni.
Ras mi spieghi cosa intendi dire? :mumble:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
cara Francesca, ora capisco meglio il tuo punto di vista, da alcuni frammenti riportati
anche a me sembra che qualche errore sia stato fatto dall'"esperto", io poi trovo superate le scuole freudiane e junghiane, troppo antiche rispetto alle nuove scoperte... probabilmente è vero che sono idealizzazioni magari anche alimentate dal terapeuta, qui è il terapeuta messo in discussione più che la scuola o il transfert;
credo che l'unico in grado di risponderti è un esperto ma davvero Esperto, una persona che ha superato queste visioni settoriali delle scuole... ma non sono sicura che se sta leggendo lo farà:zott:
ps- ma chi è lo psicologo che ogni tanto interviene? non me ne sono accorta :mumble:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
-fantasy+
cara Francesca, ora capisco meglio il tuo punto di vista, da alcuni frammenti riportati
anche a me sembra che qualche errore sia stato fatto dall'"esperto", io poi trovo superate le scuole freudiane e junghiane, troppo antiche rispetto alle nuove scoperte... probabilmente è vero che sono idealizzazioni magari anche alimentate dal terapeuta, qui è il terapeuta messo in discussione più che la scuola o il transfert;
credo che l'unico in grado di risponderti è un esperto ma davvero Esperto, una persona che ha superato queste visioni settoriali delle scuole... ma non sono sicura che se sta leggendo lo farà:zott:
ps- ma chi è lo psicologo che ogni tanto interviene? non me ne sono accorta :mumble:
Cara fantasy, ma che cosa c'entrano le scuole di pensiero o gli psicoterapeuti?
La maggior parte di quei casi sono pazienti che seguono, anche da anni, psicoterapie con professionisti , altri seguono altri tipi di terapie ( cognitivo-comportamentale, gestalt ecc) e questo giustifica in qualche modo la maggiore apertura degli analisti.
Io ritengo che il transfert sia una brutta bestia :bapho:con cui, sopratutto chi si sottopone ad una psicoterapia, deve fare i conti...ci sono i casi più esplosivi e quelli tenuti più sotto controllo dai pazienti, ma certo non è una idealizzazione come sostiene Ras, ma una condizione di disagio reale che scatena una marea di emozioni e sentimenti:dunno::love:, che creano sofferenza perchè ci si rende conto che resteranno sempre solo illusioni.
Per quanto riguarda l'esperto, c'è, ed è anche molto rigoroso e preparato,ma per il tipo di comunicazione che si è scelta di privilegiare in quel forum, non interviene quasi mai.
Ciao.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Scusa Francesca ma se dopo un secolo di psicoterapie dagli albori di Freud e Jung fino ad oggi, dopo analisi e ricerche un esperto ti dice che è idealizzazione, perché non dovresti crederci? Sai che ci sono dei passaggi nella terapia? delle fasi comuni a tutti? La tua mi sembra un'ostinazione poco collaborativa... sai che il terapeuta è impersonale? e che la relazione è a senso unico?
la sofferenza che dici la capisco ma l'illusione è nell'amore, tu credi di amare quella persona ma è solo un dottore non una persona
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
.....certo che ogni tanto se ne sentono delle belle...questa del ''dottore'' che ''non è'' una ''persona'' le batte tutte!La relazione è a senso unico?....Mah!....per quanto riguarda quelle 'testimonianze'...penso che tutto sia suscettibile di guarigione...tranne la stupidità...
Saluti
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
-fantasy+
Scusa Francesca ma se dopo un secolo di psicoterapie dagli albori di Freud e Jung fino ad oggi, dopo analisi e ricerche un esperto ti dice che è idealizzazione, perché non dovresti crederci? Sai che ci sono dei passaggi nella terapia? delle fasi comuni a tutti? La tua mi sembra un'ostinazione poco collaborativa... sai che il terapeuta è impersonale? e che la relazione è a senso unico?
la sofferenza che dici la capisco ma l'illusione è nell'amore, tu credi di amare quella persona ma è solo un dottore non una persona
Forse non sono stata chiara.Intanto vorrei tanto che Ras mi spiegasse meglio il significato che da al termine idealizzazione. Se intesa letteralmente questa definizione non mi convince in quanto il malessere che un paziente vive quando attrversa una fase acuta di transfert, è una realtà che turba e sconvolge. Se Ras intende dire che la situazione traslativa può assumere connotazioni psicotiche, in quanto il pz è nell'imposibilità di differenziare il livello simbolico da quello concreto, sono perfettamente daccordo con lui... questa una delle caratteristiche del transfert, che sarà tanto più violento, quanto più è distaccato appare il terapeuta . E se il terapeuta cerca di convincere che il suo è un sentimento irreale, una suggestione, una idealizzazione, il paziente difficilmente darà ascolto alla spiegazione che gli viene fornita, perchè attribuisce attualità e realtà ai suoi impulsi inconsci e il suo obiettivo sarà agirli e trovare una corrispondenza non tenendo conto che tutto quello che può offrire l'analista è un surrogato dell'amore, una sollecitudine, una affettività che lo lascia eternamente insodisfatto.
Lo stesso Freud, pur ammettendo differenze insignificanti tra l'amore reale e quello di transfert, avverte l'analista di procedere come se l'amore non fosse reale: " Si tenga i pugno la traslazione amorosa, ma la si tratti come qualcosa di irreale, come una situazione che deve verificarsi durante la cura e va fatta risalire a cause inconsce" .
Oggigiono gli analisti sono sicuramente più disponibili ad ascoltare e analizzare insieme al paziente questi suoi sentimenti, ma resta l'impasse che il pz sopratutto nelle prime fasi del percorso analitico, vive come un sogno che scambia per realtà e che soffre perchè non può viverlo.
Solo col tempo, il procedere efficacemente della cura. le consapevolezze acquisite, la maggiore fiducia, il migioramento dei sintomi, l'intimità raggiunta con lo psi che consente di aprirsi e confrontarsi sinceramente sull'argomento analizzandolo in tutte le sue sfumature più delicate, il transfert assume un risvolto più "saggio", positivo, meno nevrotico, funzionale alla terapia.
Cara Fantasy, chi non ha mai provato sulla sua pelle l'esperienza della psicoterapia non può capire. Chiaro che razionalmente si sa che è una relazione asimmetrica, che non si potrà mai agire, ma il dottore è un essere umano in carne ed ossa e la situazione che si crea nel setting induce irrimedibilmente a vivere certe emozioni.
A mio modesto parere, per uscirne fuori è necessario, con l'indispensabile supporto del terapeuta, rendere questo transfert "cosciente", sforzandosi di liberare quell'amore rimosso che aveva trovato in un sintomo nevrotico la sua risoluzione.
Ciao.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Ciao a tutti, io sono una di quelle che scrive su psiconline, già sono una di quelle povere stupide, è bello sapere che gli psicologi di domani considerino quegli interventi stupidi, forse in quel topic l'argomento transfert è trattato in maniera superficiale e grossolana, ma da qui a dare degli stupidi ce ne corre.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Forse non sono stata chiara.Intanto vorrei tanto che Ras mi spiegasse meglio il significato che da al termine idealizzazione. Se intesa letteralmente questa definizione non mi convince in quanto il malessere che un paziente vive quando attrversa una fase acuta di transfert, è una realtà che turba e sconvolge. Se Ras intende dire che la situazione traslativa può assumere connotazioni psicotiche, in quanto il pz è nell'imposibilità di differenziare il livello simbolico da quello concreto, sono perfettamente daccordo con lui... questa una delle caratteristiche del transfert, che sarà tanto più violento, quanto più è distaccato appare il terapeuta . E se il terapeuta cerca di convincere che il suo è un sentimento irreale, una suggestione, una idealizzazione, il paziente difficilmente darà ascolto alla spiegazione che gli viene fornita, perchè attribuisce attualità e realtà ai suoi impulsi inconsci e il suo obiettivo sarà agirli e trovare una corrispondenza non tenendo conto che tutto quello che può offrire l'analista è un surrogato dell'amore, una sollecitudine, una affettività che lo lascia eternamente insodisfatto.
Lo stesso Freud, pur ammettendo differenze insignificanti tra l'amore reale e quello di transfert, avverte l'analista di procedere come se l'amore non fosse reale: " Si tenga i pugno la traslazione amorosa, ma la si tratti come qualcosa di irreale, come una situazione che deve verificarsi durante la cura e va fatta risalire a cause inconsce" .
Oggigiono gli analisti sono sicuramente più disponibili ad ascoltare e analizzare insieme al paziente questi suoi sentimenti, ma resta l'impasse che il pz sopratutto nelle prime fasi del percorso analitico, vive come un sogno che scambia per realtà e che soffre perchè non può viverlo.
Solo col tempo, il procedere efficacemente della cura. le consapevolezze acquisite, la maggiore fiducia, il migioramento dei sintomi, l'intimità raggiunta con lo psi che consente di aprirsi e confrontarsi sinceramente sull'argomento analizzandolo in tutte le sue sfumature più delicate, il transfert assume un risvolto più "saggio", positivo, meno nevrotico, funzionale alla terapia.
Cara Fantasy, chi non ha mai provato sulla sua pelle l'esperienza della psicoterapia non può capire. Chiaro che razionalmente si sa che è una relazione asimmetrica, che non si potrà mai agire, ma il dottore è un essere umano in carne ed ossa e la situazione che si crea nel setting induce irrimedibilmente a vivere certe emozioni.
A mio modesto parere, per uscirne fuori è necessario, con l'indispensabile supporto del terapeuta, rendere questo transfert "cosciente", sforzandosi di liberare quell'amore rimosso che aveva trovato in un sintomo nevrotico la sua risoluzione.
Ciao.
Ciao Fra:ciao:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
sabina77
Ciao a tutti, io sono una di quelle che scrive su psiconline, già sono una di quelle povere stupide, è bello sapere che gli psicologi di domani considerino quegli interventi stupidi, forse in quel topic l'argomento transfert è trattato in maniera superficiale e grossolana, ma da qui a dare degli stupidi ce ne corre.
Nessun interesse a dare dello stupido al singolo uomo,non mi interessa.Certo è che trattare di sentimenti così magmatici,contorti, che hanno messo in moto i cuori di uomini di genio e che ci hanno regalato una letteratura sconfinata e sentimenti abissali, ad un livello da telenovelas non mi sembra la scelta più 'saggia'...se le cose stanno così considerami pure uno 'psicologo del domani' come dici...
Saluti
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
sabina77
Ciao a tutti, io sono una di quelle che scrive su psiconline, già sono una di quelle povere stupide, è bello sapere che gli psicologi di domani considerino quegli interventi stupidi, forse in quel topic l'argomento transfert è trattato in maniera superficiale e grossolana, ma da qui a dare degli stupidi ce ne corre.
ciao Sabina. Solo un chiarimento: infatti nessuno "psicologo di domani" o addetto ai lavori ha MAI definito gli interventi come stupidi. Questo aggettivo è stato atribuito da utenti NON psicologi.
Citazione:
francesca63 Forse non sono stata chiara.Intanto vorrei tanto che Ras mi spiegasse meglio il significato che da al termine idealizzazione. Se intesa letteralmente questa definizione non mi convince in quanto il malessere che un paziente vive quando attrversa una fase acuta di transfert, è una realtà che turba e sconvolge. Se Ras intende dire che la situazione traslativa può assumere connotazioni psicotiche, in quanto il pz è nell'imposibilità di differenziare il livello simbolico da quello concreto, sono perfettamente daccordo con lui... questa una delle caratteristiche del transfert, che sarà tanto più violento, quanto più è distaccato appare il terapeuta . E se il terapeuta cerca di convincere che il suo è un sentimento irreale, una suggestione, una idealizzazione, il paziente difficilmente darà ascolto alla spiegazione che gli viene fornita, perchè attribuisce attualità e realtà ai suoi impulsi inconsci e il suo obiettivo sarà agirli e trovare una corrispondenza non tenendo conto che tutto quello che può offrire l'analista è un surrogato dell'amore, una sollecitudine, una affettività che lo lascia eternamente insodisfatto.
tratto da un dizionario di psicoanalisi:
"idealizzazione: meccanismo di difesa mediante il quale l'Io vive come totalmente positivi gli oggetti esterni o il sé. Ha la funzione di proteggere dall'aggressitivà e di soddisfare i bisogni narcisistici. L'idalizzazione porta al costituirsi di immagini del sè o degli oggetti non realistiche e onnipotenti, per cui possono erificarsi illusioni, frustrazioni e ferite narcisistiche. L'oggetto ideale ha la funzione di garantire la propria sicurezza e di proteggere la propria persona contro il mondo esterno [...]".
Io non ho mai messo in dubbio la realtà dei sentimenti provati dal paziente. Siamo d'accordo che il fenomeno del transfert scatena dei vissuti e delle esperienze che sono reali.
Quello che viene ignorato dal paziente è la loro origine, perché la figura dell'analista è soltanto uno specchio su cui vengono spostati affetti che il paziente provava verso alter figure del passato.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
luigi '84
.....certo che ogni tanto se ne sentono delle belle...questa del ''dottore'' che ''non è'' una ''persona'' le batte tutte!La relazione è a senso unico?....Mah!....per quanto riguarda quelle 'testimonianze'...penso che tutto sia suscettibile di guarigione...tranne la stupidità...
Saluti
certo che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire!:zott:
è il paziente in mutande mica il terapeuta! che ne pensi psi?
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
-fantasy+
è il paziente in mutande mica il terapeuta! che ne pensi psi?
non sono d'accordo su questa visione del paziente: il paziente è certo in una situazione di disagio e/o sofferenza, ma ha in sé delle risorse che gli permettono di uscire e di superare questo impasse. E lo psicologo per primo ha fiducia nel paziente e nelle sue potenzialità.
Il lavoro dell'analista consiste nell'ascoltare la sua storia, cogliere i punti di forza, e portare il paziente a saperli vedere e utilizzare per superare le difficoltà.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
ma questo è un altro discorso Ras
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
sabina77
Ciao a tutti, io sono una di quelle che scrive su psiconline, già sono una di quelle povere stupide, è bello sapere che gli psicologi di domani considerino quegli interventi stupidi, forse in quel topic l'argomento transfert è trattato in maniera superficiale e grossolana, ma da qui a dare degli stupidi ce ne corre.
Ciao Sabina. Un caloroso benvenuto su OPS:Ops:.
Qui troverai un clima sereno e positivo:roby:, e tanti amici disponibili, anche se psicologi esperti, che saranno felici di offrirti consigli professionali :libro:,
ma anche molto umani :hug:, che ti potranno aiutare ed arricchire. :approved:
Bacione:volemose:
Fra.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
*-ras-*
non sono d'accordo su questa visione del paziente: il paziente è certo in una situazione di disagio e/o sofferenza, ma ha in sé delle risorse che gli permettono di uscire e di superare questo impasse. E lo psicologo per primo ha fiducia nel paziente e nelle sue potenzialità.
Il lavoro dell'analista consiste nell'ascoltare la sua storia, cogliere i punti di forza, e portare il paziente a saperli vedere e utilizzare per superare le difficoltà.
"Terapia centrata sul cliente" :approved:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
*-ras-*
tratto da un dizionario di psicoanalisi:
"idealizzazione: meccanismo di difesa mediante il quale l'Io vive come totalmente positivi gli oggetti esterni o il sé. Ha la funzione di proteggere dall'aggressitivà e di soddisfare i bisogni narcisistici. L'idalizzazione porta al costituirsi di immagini del sè o degli oggetti non realistiche e onnipotenti, per cui possono erificarsi illusioni, frustrazioni e ferite narcisistiche. L'oggetto ideale ha la funzione di garantire la propria sicurezza e di proteggere la propria persona contro il mondo esterno [...]".
Io non ho mai messo in dubbio la realtà dei sentimenti provati dal paziente. Siamo d'accordo che il fenomeno del transfert scatena dei vissuti e delle esperienze che sono reali.
Quello che viene ignorato dal paziente è la loro origine, perché la figura dell'analista è soltanto uno specchio su cui vengono spostati affetti che il paziente provava verso alter figure del passato.
Carissimo Ras, se poni la questione in questi termini, concordo perfettamente
in tutto e pertutto.:approved:
Il mio obiettivo, alla fine, era mettere a fuoco una problematica che forse voi psicologi attenzionate più a fondo solo dalla vostra prospettiva. Capisco che non è puro sadismo, ma non mostrate mai una profonda, intima comprensione per i vissuti reali dei pazienti, concentrandovi prevalentemente sulla ricerca delle cause inconsce rimosse di quei vissuti.
Prima e durante i lunghi periodi in cui si sviscera il contenuto del transfert per ritrovarne insieme allo psi una spiegazione e risoluzione, i pazienti si sentono frustrati, non compresi e riflessi in uno specchio inanimato.
Grazie della disponibilità. Ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
[QUOTE=francesca63;1595644]
Citazione:
Originalmente inviato da
*-ras-*
Come se un cambiamento all'interno della relazione analitica fosse accompagnato da cambiamenti all'esterno di essa. Non so se riesco a spiegarmi, ma è difficile tradurre in termini teorici determinate esperienze personali, per me.
Puoi spiegare meglio? Ti riferisci sempre al rapporto paziente analista o quei cambiamenti all'interno della relazione analitica , contemporanei all'interpretazioni di trasfert influiscono anche al di fuori della relazione e in che modo?
Abbiamo due prospettive diverse del concetto: per voi analisti il transfert è uno strumento che analizzato vi aiuta ad arrivare ad interpretazioni preziose per l'efficacia della terapia e la cura(quindi che ben venga finchè non vi crea problemi...), per il paziente è un profondo disagio che non sa definire e che in alcuni casi impoverisce, blocca anche la sua vita reale .
secondo me il discorso è che la relazione terapeutica è un po' come se fosse un "prototipo" di tutte le atre relazioni. All'interno del setting e del percorso teraputico poi quelle che sono le emozioni legate a questo particolare tipo di relazione si approfondiscono e si cerca di riflettere anche sulle altre relazioni che il paziente ha al di fuori della stanza dell'analisi..
Magari approfondendo il disagio che in certi momenti tu hai sentito verso il tuo tarapeuta potresti trovare altri disagi, sperimentati in altre occasioni nella vita...
Poi non so.. spero di essere riuscita a spiegarmi bene..
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
-fantasy+
certo che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire!:zott:
è il paziente in mutande mica il terapeuta! che ne pensi psi?
Grazie a dio ci sento benissimo...mi pare che tu abbia un pò frainteso le mie parole e quelle che sono alcune delle dinamiche nel campo analitico:che il paziente sia in mutande e il terapeuta in giacca e cravatta è una percezione fuorviante;spesso la violenza più gratuita la riceve proprio il terapeuta (pensa ad un paziente paranoico ad esempio) che si trova a dover contrastare la potenza di un mare in tempesta...da ''solo'' o con il solo ausilio della sua autoanalisi.Siccome sono paziente (e non psicologo...)capisco molto bene anche questa posizione:a seconda dei casi la sofferenza ha qualità diverse ma è sempre presente.Bisogna anche capire però che una relazione di 'verticalità' è essenziale:un contatto propriamente umano deve avere presupposti umani (odio chi si rinchiude nell'elitarismo e il dogmatismo è quanto di più distante da me) ma posto ciò il terapeuta è pur sempre colui che mi ''deve e può'' aiutare ed io ''ho bisogno'' di lui e ''devo'' quindi proiettarlo su di un piano diverso dal mio:se diventa un mio amico,se accetta di venire investito dal mio abbraccio sentimentale e di permanervi non è più un terapeuta ne un faro per le mie notti.Ciò non significa (in linea di massima) che egli non si consumi in emozioni di ogni sorta ma deve poter essere anche qualcosa di altro...
Mi dispiace in ogni modo che si sia creata un pò di tensione...spero di essere stato più chiaro...
Saluti
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Cara Francesca, ho come l'impressione che nessuno riuscirà a rispondere in maniera per te soddisfacente, anche perchè non mi sembra che quando si è tentato di sviluppare un tema da te proposto ti ci si sia soffermata. Ho l'impressione che si tenda sempre a passare ad altro e che l'argomento sfugga. Capisco la curiosità ma così non si arriva da nessuna parte.
Un saluto
Mi sembra che non sono solo io che, come sostiene Gieko, sfuggo!
L'argomento è open....:confused:
:ciao:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Il mio obiettivo, alla fine, era mettere a fuoco una problematica che forse voi psicologi attenzionate più a fondo solo dalla vostra prospettiva. Capisco che non è puro sadismo, ma non mostrate mai una profonda, intima comprensione per i vissuti reali dei pazienti, concentrandovi prevalentemente sulla ricerca delle cause inconsce rimosse di quei vissuti.
ciao francesca.. mi ha molto colpito quello che hai scritto... mi sono "immedesimata" ed ho sentito una sensazione dolorosa,vero... di frustrazione profonda ed intima e di solitudine e mi sono sentita tirata in ballo... come terapeuta, come paziente, come individuo... e mi sento di esprimere la mia esperienza... io sono assolutamente interessata ai vissuti reali dei miei pz e solo a quelli che sono per loro reali, quelle che definisci "cause inconsce rimosse" non mi riguardano. dopo questa breve premessa...mi è subito sorta la domanda "ma che succede? come mai tollera di vivere tale distanza e tollera queto ipotetico egoismo...?" lo giustifichi a tal punto da generalizzare e pensare che gli psicoterapeuti non nutrano "un"intima comprensione per i vissuti reali dei pazienti", o il punto è che non soddisfa le tue aspettative rispetto al "mostrare".. che ti viene in mente.. ? io, al posto tuo, non smetterei un attimo di parlarne con il terapeuta..
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
rosamund
ciao francesca.. mi ha molto colpito quello che hai scritto... mi sono "immedesimata" ed ho sentito una sensazione dolorosa,vero... di frustrazione profonda ed intima e di solitudine e mi sono sentita tirata in ballo... come terapeuta, come paziente, come individuo... e mi sento di esprimere la mia esperienza... io sono assolutamente interessata ai vissuti reali dei miei pz e solo a quelli che sono per loro reali, quelle che definisci "cause inconsce rimosse" non mi riguardano. dopo questa breve premessa...mi è subito sorta la domanda "ma che succede? come mai tollera di vivere tale distanza e tollera queto ipotetico egoismo...?" lo giustifichi a tal punto da generalizzare e pensare che gli psicoterapeuti non nutrano "un"intima comprensione per i vissuti reali dei pazienti", o il punto è che non soddisfa le tue aspettative rispetto al "mostrare".. che ti viene in mente.. ? io, al posto tuo, non smetterei un attimo di parlarne con il terapeuta..
Cara Rosamund, la verticalità e asimmetria della relazione, a mio avviso, comportano inevitabilmente da parte del terapeuta, un proporsi al paziente come una figura neutrale e distaccata che deve avere la forza e la capacità di essere guida, contenitore, sostegno.
Da un lato il pz vorrebbe sodisfatte tutte le sue richieste di maggiore affettività, apertura, comunicazione direttiva, dall'altra intuisce che se lo psi si adegua a tutte le sue esigenze, sottrae efficacia alla terapia.:deluso:
Il contributo "emotivo" dell'analista al processo terapeutico è fondamentale, ma se i pazienti,confusi e sofferenti, lo investono del ruolo di "salvatore", anche se è un ossimoro:wall:, hanno bisogno della sua asetticità, rigorosità, autorevolezza, su cui fare leva per sollevarsi.
Sono giunta a queste consapevolezze dopo un lungo periodo di psicoterapia.
Le emozioni sicuramente, sono potenti anche nel sentire del terapeuta, ma deve tenerle sotto controllo, con grande fatica e spesso sofferenza (questo aspetto dei sentimenti degli psi, lo ho compreso da poco, grazie alle testimonianze degli esperti di OPS ) e ci riesce solo grazie all'esperienza e alle analisi didattiche.
Il miei ultimi post pongono delle questioni che, riguardano i vissuti dei pazienti in quelle fasi del percorso analitico in cui il malessere provocato dal transfert non trova risposte o lenitivi adeguati alla loro urgente domanda di "amore", che anche se alla fine è solo una "idealizzazione", crea un profondo disagio e un conflitto circa l'opportunità o meno di sviscerarlo al terapeuta.:dunno:
PS: Se ho raggiunto questi insight, è proprio perchè, col mio analista, questo argomento è stato elaborato da tutte le possibili angolazioni e ancora... si continua.:chat:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
... un proporsi al paziente come una figura neutrale e distaccata che deve avere la forza e la capacità di essere guida, contenitore, sostegno.
non concordo col proporsi come figura neutrale e distaccata, io sto assolutamente dalla parte del mio pz per come sono nella mia integrità personale e professionale assolutamente coinvolta nei vissuti di colui che seguo... concordo con la forza ed il contenimento meno sull'essere guida in sè del terapeuta in quanto credo che funga da guida "la relazione" a cui affidarsi.
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Le emozioni sicuramente, sono potenti anche nel sentire del terapeuta, ma deve tenerle sotto controllo, con grande fatica e spesso sofferenza (questo aspetto dei sentimenti degli psi, lo ho compreso da poco, grazie alle testimonianze degli esperti di OPS ) e ci riesce solo grazie all'esperienza e alle analisi didattiche.
il modo del terapeuta di gestire le proprie emozioni è fortemente legato all'approccio scelto oltre che, chiaramente alla personalità, "anche il tenerle sotto controllo..." non mi appartiene, le vivo e le uso per e con il mio pz questo può servire a "permetterglielo"all'interno e al di fuori del setting ..:P
ciao francesca....
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
rosamund
non concordo col proporsi come figura neutrale e distaccata, io sto assolutamente dalla parte del mio pz per come sono nella mia integrità personale e professionale assolutamente coinvolta nei vissuti di colui che seguo... concordo con la forza ed il contenimento meno sull'essere guida in sè del terapeuta in quanto credo che funga da guida "la relazione" a cui affidarsi.
il modo del terapeuta di gestire le proprie emozioni è fortemente legato all'approccio scelto oltre che, chiaramente alla personalità, "anche il tenerle sotto controllo..." non mi appartiene, le vivo e le uso per e con il mio pz questo può servire a "permetterglielo"all'interno e al di fuori del setting ..:P
ciao francesca....
Se un un tuo paziente ti dichiara apertamente il suo amore, come ti comporti?
Tu che sei assolutamente interessata ai vissuti reali dei tuoi pazienti, quali parole o espedienti utilizzi per convincerli che quella sofferenza non si può lenire perchè funzionale al trattamento terapeutico?
Ciao fatina.....
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Se un un tuo paziente ti dichiara apertamente il suo amore, come ti comporti?
Tu che sei assolutamente interessata ai vissuti reali dei tuoi pazienti, quali parole o espedienti utilizzi per convincerli che quella sofferenza non si può lenire perchè funzionale al trattamento terapeutico?
Ciao fatina.....
:sbonk: fatina!!!!????
:rolleyes: "lenire"????? in che senso? e nel caso... io intendo la psicoterapia "anche" come un processo riparativo quindi non sono del tutto d'accordo sul non lenire, è chiaro che non colludo, non eseguo, non colgo la provocazione...
per dirla semplice "condivido"... e chi lo sa che l'amore all'interno del setting terapeutico tra pz e psicoterapeuta non posso vivere e realizzarsi in una forma speciale, unica, "inspiegabile"??? che certo non si esplica e concretizza nel sesso.. ma che comunque amore è?
relativamente ad un mio ipotetico pz nella realtà l'ho sostenuo nell'esprimersi, l'ho supportato nel correre il rischio... ma anche quest'esperienza non è generalizzabile... in ogni caso in quell'occasione lessi l'articolo di giovanni salonia "innamoramento e amore" pubblicato sui quaderni di gestalt... è stato bello.
ciao francesca