LA PSICOTERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE
Ansia, depressione, rabbia, colpa, vergogna, sono emozioni che proviamo quotidianamente. Quando le emozioni sono troppo intense o durature rispetto alla situazione nella quale ci troviamo, possiamo considerare l'eventualità di avere un problema emotivo.
Per esempio, se una discussione con qualcuno ci fa star male per alcuni giorni, se piccoli difetti nelle cose che facciamo ci fanno sentire delle nullità, se compiere attività quotidiane, come fare la spesa o parlare con i colleghi di lavoro, genera un'ansia intollerabile, siamo probabilmente di fronte ad un disagio psicologico che può richiedere un intervento professionale.
La Psicologia, fin dagli albori, si è occupata dei problemi emotivi con risultati non sempre entusiasmanti. Soltanto in questi ultimi anni possiamo realmente affermare di possedere una serie di procedure rigorose e scientificamente valutabili (e valutate!) per il loro trattamento.
Un più efficace approccio alla gestione dei problemi emotivi coincide con la comparsa e la diffusione, nel mondo della psicologia, del modello cognitivo comportamentale negli anni Sessanta.
Tale modello postula una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, sottolineando come molti dei nostri problemi (tra i quali quelli emotivi) siano influenzati da ciò che facciamo e ciò che pensiamo nel presente, qui ed ora.
Questo vuol dire che agendo attivamente ed energicamente sui nostri pensieri e sui nostri comportamenti attuali, possiamo liberarci da molti dei problemi che ci affliggono da tempo.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale (PCC) sta quindi assumendo il ruolo di trattamento psicologico d’elezione per la stragrande maggioranza dei problemi emotivi e comportamentali.
Si tratta di una disciplina scientificamente fondata, la cui validità è suffragata da centinaia di studi, principalmente, ma non solo, per la diagnosi e la cura in tempi brevi di:
Depressione e disturbi dell’umore;
Ansia, fobie, attacchi di panico e ipocondria;
Ossessioni e compulsioni;
Ansia o preoccupazione generalizzate;
Disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, etc.);
Stress, disturbi psicosomatici e cefalee;
Disfunzioni sessuali (eiaculazione precoce, anorgasmia, etc.);
Abuso e dipendenza da sostanze (alcool, droghe, etc.);
Disturbi della personalità;
Insonnia;
Difficoltà a stabilire e mantenere relazioni sociali e comportamento impulsivo;
Problemi di coppia;
Difficoltà nella scuola o nel lavoro;
Bassa autostima.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale, come suggerisce il termine, combina due forme di terapia estremamente efficaci:
La psicoterapia comportamentale: aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona ha in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione. Aiuta inoltre a rilassare mente e corpo, così da sentirsi meglio e poter riflettere e prendere decisioni in maniera più lucida.
La psicoterapia cognitiva: aiuta ad individuare certi pensieri ricorrenti, certi schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni negative che vengono percepite come sintomi e ne sono la causa, a correggerli, ad arricchirli, ad integrarli con altri pensieri più oggettivi, o comunque più funzionali al benessere della persona.
Quando sono combinate nella PCC, queste due forme di trattamento diventano un potente strumento per risolvere in tempi brevi forti disagi psicologici.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale è:
Scientificamente fondata. È stato dimostrato attraverso studi controllati che i metodi cognitivo-comportamentali costituiscono una terapia efficace per numerosi problemi di tipo clinico. E’ stato dimostrato che la PCC è efficace almeno quanto gli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute.
Orientata allo scopo. La PCC è più orientata ad uno scopo rispetto a molti altri tipi di trattamento. Il terapeuta cognitivo-comportamentale, infatti, lavora insieme al paziente per stabilire gli obbiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze, durante i primissimi incontri. Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti.
Pratica e concreta. Lo scopo della terapia si basa sulla risoluzione dei problemi psicologici concreti. Alcune tipiche finalità includono la riduzione dei sintomi depressivi, l'eliminazione degli attacchi di panico e della eventuale concomitante agorafobia, la riduzione o eliminazione dei rituali compulsivi o delle malsane abitudini alimentari, la promozione delle relazioni con gli altri, la diminuzione dell'isolamento sociale, e cosi via.
Centrata sul "qui ed ora". Il ricordo del passato, come il racconto dei sogni, possono essere in alcuni casi utili per capire come si siano strutturati gli attuali problemi del paziente, ma molto difficilmente possono aiutare a risolverli. La PCC quindi non utilizza tali metodi come strumenti terapeutici, ma si preoccupa di attivare tutte le risorse del paziente stesso, e di suggerire valide strategie che possano essere utili a liberarlo dal problema che spesso lo imprigiona da tempo, indipendentemente dalle cause. La PCC è centrata sul presente e sul futuro molto più di alcune tradizionali terapie e mira ad ottenere dei cambiamenti positivi, ad aiutare il paziente a uscire dalla trappola piuttosto che a spiegargli come ci è entrato.
Attiva. Sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella terapia. Il terapeuta cerca di insegnare al paziente ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni ad essi. Il paziente, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati volta volta. Nella PCC il terapeuta svolge un ruolo attivo nella soluzione dei problemi del paziente, intervenendo spesso e diventando talvolta "psico-educativo". Ciò tuttavia non vuole assolutamente dire che il paziente assista ad una lezione nella quale si sente dire che cosa dovrebbe fare e come dovrebbe pensare; anch’egli, anzi, è stimolato ad essere più attivo possibile, un terapeuta di sé stesso, sotto la guida del professionista.
Collaborativa. Paziente e terapeuta lavorano insieme per capire e sviluppare strategie che possano indirizzare il paziente alla risoluzione dei propri problemi. La PCC è infatti una psicoterapia breve basata sulla collaborazione tra paziente e terapeuta. Entrambi sono attivamente coinvolti nell'identificazione delle specifiche modalità di pensiero che possono essere causa dei vari problemi. Il paziente potrà scoprire di aver trascurato possibili soluzioni alle situazioni problematiche. Il terapeuta aiuterà il paziente a capire come poter modificare abitudini di pensiero disfunzionali e le relative reazioni emotive e comportamentali che sono causa di sofferenza.
A breve termine. La terapia cognitivo-comportamentale è a breve termine, ogni qualvolta sia possibile. Il terapeuta è comunque generalmente pronto a dichiarare inadatto il proprio metodo nel caso in cui non si ottengano almeno parziali risultati positivi, valutati dal paziente stesso, entro un numero di sedute prestabilito. La durata della terapia varia di solito dai tre ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale. Problemi psicologici più gravi, che richiedano un periodo di cura più prolungato, traggono comunque vantaggio dall'uso integrato della terapia cognitiva, degli psicofarmaci e di altre forme di trattamento.
diamo a cesare quel che è di cesare...
1) (tratto dallo zingarelli) psicoterapia: cura dei disturbi mentali e dei disadattamenti... questa prima fase ti fa capire perchè non è indispensabile la psicoterapia per uno psicoterapeuta, inoltre ti riferisci agli stili di personalità di Vittorio Guidano (Fob, dep, dap) che ha fondato una scuola cognitiva che si chiama post razionalista, molto affascinante ma epistemologicamente diversa dalla scuola cognitivo comportamentale a cui facevo riferimento...
La psicoterapia rimane comunque una cura di una patologia...
detto ciò il terapeuta se non ha psicopatologia perchè si dovrebbe sottoporre a psicoterapia?
Per conoscere meglio se stesso, ok tu stesso hai detto che ci si può conoscere in profondo con altri mezzi, uno di questi può essere la scuola di formazione in psicoterapia... i pazienti suscitano ovviamente emozioni, parlarne col supervisore può aiutarti a interpretare queste emozioni.... resta il fatto che non solo io, ma anche il MURST non ha previsto terapia personale obbligatoria per gli psicoterapeuti ma ha inseriito un 100 ore all'anno di tirocinio... è coerente col fatto che tu vai a fare il terapeuta e non il paziente, aggiungo anche che se io decidessi di fare psicoterapia come la intendi tu e imparassi a riconoscere i miei modelli, i miei schemi, prendendo gudiano mettiamo che mi riconosca nella personalità fob... bene e le altre due? non ne ho esperienza diretta ma le ho apprese... come si fa? provocatoriamente a un chirurgo chiederesti di fare tirocino su come si fa l'intervento o gli chiederesti di fare il paziente così sa cosa si prova?
2) tornando all'efficacia della psicoterapia ti incollo uno stralcio di un articolo sul sito dell'istituto nazionale della sanità:
Psicoterapie la cui efficacia è al momento documentata dalla ricerca Su
Viene qui proposto un elenco delle psicoterapie la cui efficacia è documentata dalla ricerca. Esso è basato sulla consultazione delle seguenti fonti: 1) i documenti dell'American Psychological Association (l'associazione che riunisce gran parte degli psicologi americani); 2) il volume di A. Roth e P. Fonagy "What works for whom: a critical review of psychotherapy research" (Guilford, New York, 1997; traduzione italiana: "Psicoterapia e prove di efficacia", Il Pensiero Scientifico, Roma, 1998); 3) il volume di P.E. Nathan et al. "Treating mental disorders: a guide to what works" (Oxford University Press, New York, 1999); 4) gli ultimi cinque numeri della rivista Evidence-Based Mental Health.
Il fatto che un intervento non figuri in questo elenco non significa che non funziona, ma solo che la sua efficacia non è stata studiata in modo rigoroso, con i metodi indicati nelle sezioni precedenti.
Schizofrenia. Trattamento psicoeducativo familiare. Addestramento alle abilità sociali. Avviamento lavorativo. Psicoterapia cognitivo-comportamentale dei deliri e delle allucinazioni.
Depressione. Psicoterapia cognitivo-comportamentale. Psicoterapia interpersonale. Psicoterapia psicodinamica strutturata breve. Psicoterapia di soluzione dei problemi sociali. Psicoterapia del benessere, dopo trattamento farmacologico, per la prevenzione delle recidive in pazienti con più episodi depressivi.
Disturbo di panico, agorafobia, fobia sociale, fobia specifica. Rilassamento ed esposizione graduale. Psicoterapia cognitivo-comportamentale. Semplice rilassamento.
Ansia generalizzata. Psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Disturbo post-traumatico da stress. Psicoterapia di esposizione con insegnamento della gestione dell'ansia. Psicoterapia cognitiva. Psicoterapia psicodinamica strutturata. Desensibilizzazione e riprocessamento mediante movimento degli occhi.
Disturbo ossessivo-compulsivo. Psicoterapia comportamentale (esposizione e prevenzione della risposta). Psicoterapia cognitivo-comportamentale (ristrutturazione cognitiva in combinazione con prevenzione della risposta).
Anoressia. Psicoterapia cognitivo-comportamentale, inclusa la gestione della dieta. Psicoterapia familiare (particolarmente quando offerta a pazienti giovani).
Bulimia. Psicoterapia cognitivo-comportamentale. Psicoterapia interpersonale.
Disturbi somatoformi. Psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Insonnia. Terapia di igiene del sonno. Controllo dello stimolo. Rilassamento.
Disturbo di personalità evitante. Insegnamento di abilità sociali.
Disturbo di personalità borderline. Psicoterapia dialettica comportamentale.
Disturbi di personalità misti. Psicoterapia psicodinamica breve. Psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Tabagismo. Psicoterapia cognitivo-comportamentale di gruppo, specie se accompagnata da esercizio fisico.
Alcolismo. Psicoterapia comportamentale mirata a aumentare l'adattamento sociale, incluso l'insegnamento di abilità sociali e di gestione dell'impulso a bere. Psicoterapia comportamentale di coppia. Brevi interventi educativi, inclusa l'intervista motivazionale. Gruppi di auto-aiuto. Formazione dei familiari per aumentare il ricorso al trattamento di bevitori non motivati. Negoziazione di specifici obiettivi seguita da visite domiciliari e coinvolgimento dei familiari.
Impotenza. Psicoterapia cognitivo-comportamentale mirante a ridurre l'ansia sessuale e a migliorare la comunicazione.
Vaginismo. Interventi basati su dilatazione e controllo muscolare.
Eiaculazione precoce. Tecniche specifiche di rinvio dell'orgasmo.
Demenze. Psicoterapia di orientamento alla realtà.
5. Commento e conclusioni Su
Solo una piccola parte delle psicoterapie praticate nel mondo è stata oggetto di valutazione rigorosa. Come si è già sottolineato, ciò non significa che quelle non valutate non siano efficaci.
Qualsiasi giudizio scientifico sull'efficacia di qualsiasi intervento, anche farmacologico, è di natura probabilistica. Cioè, si può affermare che in media i soggetti con il problema in esame ne hanno un beneficio, ma non si può garantire che ciò si verifichi in tutti.
Per quanto riguarda i trattamenti psicoterapici, si sa ora che spesso sono efficaci anche interventi brevi, di durata inferiore ai sei mesi con solo una seduta settimanale, e interventi di gruppo, che permettono ovviamente di migliorare il rapporto tra benefici e costi.
Tra i diversi approcci, si sono dimostrati spesso efficaci quelli ad impostazione cognitivo-comportamentale, basati sul riconoscimento delle emozioni e del collegamento tra emozioni, pensieri e comportamenti, sull'insegnamento di migliori abilità di comunicazione e di soluzione dei problemi, sulla definizione di obiettivi personali, sulla esposizione graduale alle situazioni temute, su tecniche di rilassamento muscolare e di respirazione lenta, sulla prevenzione delle risposte non volute e sul controllo dei comportamenti impulsivi, sull'approfondimento dei problemi del qui e dell'ora piuttosto che sull'indagine di quanto avvenuto in passato.
Le psicoterapie psicodinamiche brevi, strutturate, si sono dimostrate promettenti nel trattamento di alcune depressioni e del disturbo post-traumatico da stress.
Nel campo delle psicosi, sono ormai di consolidata efficacia gli interventi familiari psicoeducativi, basati anch'essi sull'insegnamento di abilità di comunicazione e di soluzione dei problemi e sulla definizione di obiettivi personali, oltre che sul riconoscimento dei segni precoci di crisi. Si sono dimostrati promettenti gli interventi psicoterapeutici diretti a insinuare dubbi sui deliri e a concordare col paziente strategie per far fronte alle allucinazioni.
Si è detto che esistono più di 200 forme di psicoterapia diverse. Ripetiamo ancora una volta che non si può dire che tutte le psicoterapie la cui efficacia non è stata documentata siano inefficaci, o meno efficaci di altre. Ma ci sembra che i professionisti che le praticano debbano sentire il dovere deontologico e sociale di valutare in modo rigoroso quello che fanno, senza rifugiarsi dietro considerazioni fumose sull'ineffabilità del loro operato e sull'impossibilità di valutarne i risultati.
Le forme di psicoterapia sono molte, ma forse quelle che funzionano, al di là delle diverse origini e dei diversi nomi, funzionano tutte per le stesse ragioni. E' quindi estremamente interessante cercare di capire non solo se un intervento funziona, ma anche perché funziona, quali sono le componenti più importanti nell'influenzare in senso favorevole i risultati.
E' ora anche di cominciare a discutere pubblicamente sui rapporti tra interventi psicoterapeutici e farmacologici, sulle condizioni in cui gli interventi psicoterapeutici di provata efficacia debbono necessariamente affiancare quelli farmacologici e sulle condizioni in cui essi debbono rappresentare l'intervento di prima scelta.
(PIER LUIGI MOROSINI *, PAOLO MICHIELIN **
* Progetto Nazionale Salute Mentale, Istituto Superiore di Sanità, Roma
** Past-President, Ordine Nazionale degli Psicologi; ASL Treviso )
3) Se la scuola di formazione funziona cmq il terapeuta diventa in grado di riconoscere i suoi schemi, i suoi pregiudizi, il suo stile, lo sanno fare in tanti e in profondità... tu non credi sia possibile e vorresti psicoterapizzare il mondo ma secondo me la strada è insegnare nelle scuole a riconoscere le emozioni, è questo che si sta perdendo e sarebbe uno strumento di prevenzione dei disturbi mentali formidabile...
4) Peripatetismo me lo vado a vedere sul vocabolario e poi ti dico... aho parla come mangi... cmq ribadisco che la pratica si acquisisce facendo il tirocinio e non facendo il paziente...
5) Una collega in effetti definisce lo psicoanalista come un bidone dell'immondizia (senza offesa)... dove il paziente rigetta... i cognitivi-comportamentali optano per una terapia più attiva, ma non siamo maestri di vita, forniamo tecniche che aiutano il paziente a riflettere sui suoi pensieri o comportamente (son diffusi gli ABC per esempio che non spiego qui), l'interpretazione è compito del paziente quindi non decide se accoglierla o no, è proprio sua... in psicoanalisi invece (se non ho capito male) l'interpretazione è dell'analista sulla base del modello che segue... se il paziente l'accetta ok... se non l'accetta? l'analista che fa?
Spero che tu capisca le mie parole, e non continui a chiedermi risposte che ti ho già dato ma che trovi disfunzionale per il tuo modello...
BABO NATALE, AMALGAMA CON MERCURIO ED ASPIRINA
Citazione:
Originariamente postato da LiIa
Ps. Dopo la terribile rivelazione che lo psicologo non si sostituisce a te nelle tue scelte, non levita e non fa atti magici
contro la tua volontà, ccarlo, ti rivelo questa ennesima, dura verità: anche babbo natale è una fregnaccia.
Ed io che insistevo che Babbo Natale esiste e scrive su La repubblica.
Mi è occorso un mese per riprendermi...
Ma
ora sto meglio, si, si, molto meglio.
Si si, proprio meglio devo dire. Inizio ad avere tanta fiducia nelle persone. Tanta tanta che anche il mio medico generico è rimasto sorpreso da quanto sono divenuto ligio alle sue prescrizioni.
Ho telefonato al mio dentista per dirgli che ho piena fiducia in lui: alla prossima seduta gli consentiro' di estrarmi il molare anche senza chiedergli che anestesia usa e se ha ricordato di sterilizzare TUTTI i ferri e se lui è odontoiatra oppure
odontotecnico.
Bello, che bello, è bello avere fiducia nelle persone e nelle tecniche. Tanta, tanta fiducia. Del resto, ho capito, ero solo
io un po' diffidente e dubbioso. Lui, il mio dentista, mi ha assicurato che l'amalgama al mercurio non è dimostrato che
faccia male al cervello. Infatti statisticamente ognuno di noi ha una otturazione con quel composto, insomma, siamo mica
tutti pazzi!!!!
A bhe, per non dire del mio rapporto con l'aspartame. Pensare che per un po' ho creduto davvero potesse essere cancerogeno.
Ma dai, oggi mi sono detto, pazzo di un pauroso, in fondo cosa vuoi che sia una pilloletta quasi-artificiale.
Ah, che bella la vita, cosi' . Si, la vita è bella. Benigni docet.
Peccato, sprecato tutto il tempo ad indagare, a chiedermi i perchè, a dubitare, addirittura a temere che fra un dentista e
l'altro potesse esservi differenza! Che sciocco sono stato.
Ed il mio avvocato, il commercialista, l'assicuratore, quanto sono anche loro felici per me della fiducia piu' libera che
riesco a concedere loro, in forza del mio nuovo modo di vedere il mondo!
Sono davvero contento! Ma poi del resto cosa vuoi che conti il dentista, in fondo la guarigione del dente è una cosa che
dipende piu' che altro da me e dalla tecnica usata. E la tecnica, si sa, è quella. In Marocco, li si che hanno capito quanto
poco importa, anche il Barbiere ti estrae il dente: la tecnica, la tecnica è quella.
E' un mondo cosi' organizzato il nostro che fra poco non avremo piu' nulla da organizzare. Sulla strada della iper specializzazione, che sembra non risparmiare nemmeno il mondo della terapia psichica, prima o poi avremo professionisti specializzati ognuno in un disturbo, salvo poi accorgersi a fine sedute che il disturbo portatore del sintomo era un'altro.
Come andare dal gastroenterologo per curare una colite e scoprire, dopo mezzo chilo di compresse e capsule mal ingerite, che occorrevano quattro chiacchiere con un amico, una vacanza al mare o, nei casi piu' seri, una terapia psichica.
Tuttavia è bello ricordare la mia pregressa follia. Ricordo con affetto quando, la prima volta che uscii dal dentista corsi a
casa a documentarmi su quanto mi aveva prescritto di fare. Iniziai una indagine infinita e inconcludente attraverso visite di confronto, telefonate agli amici, per poi giungere alla conclusione che una conclusione non è possibile. Tanto vale rinviare
all'infinito. La conoscenza fine a se stessa. Eppure ricordo con nostalgia quei tempi in cui mi affrettavo affannosamente a
cercare una qualche, seppur piccola, verità capace di condurmi su una strada percepita meno dissestata. Nulla di tutto cio'
oggi mi sembra utile! Esiste una scienza, esiste una logica, esiste chi ha studiato, esiste chi ha la patente per comprendere
e curare e, Cristo, se la Legge glielo consente, certamente curerà.
Ma poi perchè no, mi chiedo. Cosa importa sapere?
E cosi', finalmente arreso, ho iniziato la cura: 12 sedute, fra estrazioni, rimozioni di carie, otturazioni, ricostruzioni con un nuovo composto senza mercurio. E adesso sto bene, davvero bene continuo a dire, guardo le persone in giro e ..... si , sono tutti amici, brava gente, gente semplice che si comporta bene e se sbaglia... non voleva.
Domani vedremo, ci sara un articolo in prima su Repubblica che dice che quel composto forse, in dieci casi su mille, porta
cefalea a grappolo, pensieri ossessivi, depressione, irritabilità sociale e sapro' che sto bene. Le mie indecisioni, i miei dubbi che un tempo tanto prolisso mi rendevano, le mie paure, fobie, paranoie, sono piccoli pensierini cattivi da scacciare via perchè è l'otturazione che li produce, mica io. Ho cosi' imparato una nuova tecnica: quando sopraggiunge un pensierino brutto e cattivo che mi fa star male e produce dubbio e indecisione fingo di non sentire, tanto so che non sono io: è lui, il composto. Passerà, anche questa passerà.
Il tempo poi che ho guadagnato. Penso gioioso che non ho più bisogno di leggere, studiare, indagare ed ho guadagnato tanto
tanto tempo per fare shopping, guardare la Tv, lavorare, andare al mare.
Ho solo un rimpianto: avessi ascoltato la mia bisnonna mi sarei risparmiato tanta sofferenza. Lei si' che era filosofa, psicologa e previggente. Mi diceva: se hai un pensierino brutto e cattivo, scaccialo via, non è il tuo, è il Diavolo che passava di li in quel momento. Il Diavolo, il composto.
Ma tu pensa, in quei giorni bui e tristi, ci si metteve pure l'Arthur Schopenhauer con il suo pessimismo definito allegramente cosmico, a turbare le mie notti ed i miei giorni con bizzarre paranoie persecutorie. Diavolo di un filosofo simil misantropo, avesse avuto una madre piu' affettuosa e meno civetta, certamente avrebbe potuto, pure lui, poveretto, godere della spensierata tranquillità festaiola. Ah, ci fossero state sedute e divani anche ai suoi tempi, certamente il suo pessimismo paranoide sarebbe stato guarito nell'anticamera di un qualsiasi abilitato tecnico, per la gioia sua e di tutti noi.
Siamo brava gente, perchè complicare le cose??
P.S. A proposito Lila, in questi giorni ho incontrato Babbo Natale in un forum di corrieri ubiqui e, tremendamente offeso
dalle mie insinuazioni, mi ha garantito che in REALTA' è LILA che non esiste.
Sto male, tanto, tanto male. Proverò con l'aspirina.
P.P.S. su quanto siano "gravati dal peso del nulla" gli studi non solo degli psicologi.
E' impressionante anche quanto, nonostante la adesione all'appello sia assai trasversale anche politicamente, lo stesso appello continua a restare disatteso.
Anzi, è proprio di questi ultimi mesi la notizia che una università italiana ha "lanciato" il primo corso di laurea per AGENTE IMMOBILIARE. Ma tu pensa!! Cultura con la C maiuscola. Intanto io continuo a sognare, ma sono incubi. Che differenza ci sarà fra il robot che cucina e l'automa che media su una compravendita immobiliare?? E ce ne sarà con chi ti cura il vaginismo??
Ci avviamo sempre piu' drasticamente verso un mondo di ruoli e ci salverà Galimberti con i consulenti filosofici. Peccato che anche loro saranno anelli di un ingranaggio al servizio del Dio Produzione proprio in quanto retribuiti da quelle stesse indutrie che necessitano di Automi in grado di non crollare sotto il peso di una esistenza insignificante ma produttiva.
da
http://www.filosofia.rai.it/appello/appello.asp :
......Noi educhiamo talenti tecnico-pratici e atrofizziamo il genio dell'invenzione filosofica. Ne consegue che vi sono sempre meno persone che comprendono - o sono effettivamente in grado di comprendere - la connessione dei fattori che costituiscono la realtà storica. E invece oggi il mondo ha più che mai bisogno di forze creative. Per stimolare la creatività abbiamo bisogno di una educazione al giudizio e perciò di uomini educati alla filosofia