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ghostchild
ho dato anch'io un'occhiata al caso di Michele....
in effetti viene subito da pensare al disturbo ossessivo-compulsivo....
ma... o sono io che sto facendo confusione o le ossessioni non sono ben identificabili....
quello che Michele riporta è:
-gesti rituali riguardanti la chiusura delle porte, delle manopole del gas: e queste sono evidentemente compulsioni;
-si sente costretto a ripetere tra sé e sé frasi riguardanti la combinazione tra numeri e oggetti: anche queste sono compulsioni (possono essere anche "azioni mentali", come ripetere, contare, pregare ecc.)
quindi...quali sono le ossessioni? pensare continuamente di aver lasciato la porta o il gas aperti?:mumble:
inoltre, che cosa cerca di evitare che accada, attraverso i rituali? cosa accadrebbe se non li facesse?
Insomma.....messa così non è poi così sicura la diagnosi di dist oss-comp.....no?:mumble:
sono d'accordo per la differenziale con la fobia sociale (si sente in ansia nei rapporti con gli altri per il timore di essere rimproverato.....umiliato?)
inoltre sarebbe da indagare meglio la "crisi d'ansia" per la quale ha avuto dei giorni di riposo....
Alla fine della fiera......anche per questo caso non sono così sicuro di dare una diagnosi precisa....
comunque se fosse dist oss-comp, anche per me il trattamento consigliato sarebbe la terapia cognitivo-comportamentale, come ha già scritto Melody82
siccome il dsm richiede tra i criteri ossessioni o compulsioni, da come l'ho interpretato io non è che l'assenza di ossessioni escluda il disturbo ossessivo-compulsivo...ovviamente è un aspetto da indagare (è spinto a compiere quei rituali da pensieri ossessivi?quali?cosa succederebbe se non li mettesse in atto?)
rispetto alla terapia ho una domanda...il gabbard riferisce di un intervento integrato di lieb (mi senbra si scriva così), con terapia cognitivo-comportamentale per la remissione dei sintomi, terapia psicodinamica per migliorare le relazioni e farmacoterapia...d'accordo con le psicoterapie, ma i farmaci voi pensate di citarli?
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siccome il dsm richiede tra i criteri ossessioni o compulsioni, da come l'ho interpretato io non è che l'assenza di ossessioni escluda il disturbo ossessivo-compulsivo...ovviamente è un aspetto da indagare (è spinto a compiere quei rituali da pensieri ossessivi?quali?cosa succederebbe se non li mettesse in atto?)
rispetto alla terapia ho una domanda...il gabbard riferisce di un intervento integrato di lieb (mi senbra si scriva così), con terapia cognitivo-comportamentale per la remissione dei sintomi, terapia psicodinamica per migliorare le relazioni e farmacoterapia...d'accordo con le psicoterapie, ma i farmaci voi pensate di citarli?
hai ragione, col fatto di indagare che tipo di ossessioni spingessero alle compulsioni (perchè di solito è così) mi sono confuso pure con la diagnosi! :sbonk:
sui farmaci non ho trovato molto..... solo che vengono usati inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e i triciclici (antidepressivi), ma che il loro effetto non dura se vengono interrotti.....
forse possono essere utili nei casi più gravi, se le ossessioni e compulsioni assorbono la maggior parte del tempo della persona....
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hai ragione, col fatto di indagare che tipo di ossessioni spingessero alle compulsioni (perchè di solito è così) mi sono confuso pure con la diagnosi! :sbonk:
sui farmaci non ho trovato molto..... solo che vengono usati inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e i triciclici (antidepressivi), ma che il loro effetto non dura se vengono interrotti.....
forse possono essere utili nei casi più gravi, se le ossessioni e compulsioni assorbono la maggior parte del tempo della persona....
caspita come sei specifico...comunque mi sono risposta da sola alla domanda...da psicologi non possiamo consigliare un approccio integrato di psicoterapia cognitivo-comportamentale, psicodinamica e farmacoterapia (al massimo solo la psicoterapia integrata)....riguardo ai farmaci l'unica cosa che possiamo fare è eventualmente un invio ad uno psichiatra, poi ci penserà lui a prescrivere una eventuale terapia farmacologica....
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io al massimo aggiungerei mezza frasetta dicendo "qualora si ritenesse utile o necessario, consiglierei un consulto psichiatrico per una eventuale terapia farmacologica"
e stop!!
ma del caso come l'ho svolto che ne pensate? può andare? sono dubbiosa...
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Melody82
io al massimo aggiungerei mezza frasetta dicendo "qualora si ritenesse utile o necessario, consiglierei un consulto psichiatrico per una eventuale terapia farmacologica"
e stop!!
ma del caso come l'ho svolto che ne pensate? può andare? sono dubbiosa...
:sisi: ....è proprio a quello che mi riferivo....limitarci a fare l'invio....
come ti ho detto rispetto al caso la mia unica perplessità riguardava la differenziale con il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità...per il resto mi sembra ben fatto....:approved:
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caspita come sei specifico...comunque mi sono risposta da sola alla domanda...da psicologi non possiamo consigliare un approccio integrato di psicoterapia cognitivo-comportamentale, psicodinamica e farmacoterapia (al massimo solo la psicoterapia integrata)....riguardo ai farmaci l'unica cosa che possiamo fare è eventualmente un invio ad uno psichiatra, poi ci penserà lui a prescrivere una eventuale terapia farmacologica....
eh...non credere! ho fatto solo copia e incolla :asd:
io nemmeno li avrei nominati i farmaci! :D
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ghostchild
no, non l'abbiamo ancora affrontato....io oggi posso essere poco presente, se ce la faccio domani mando le mie considerazioni....
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no, non l'abbiamo ancora affrontato....io oggi posso essere poco presente, se ce la faccio domani mando le mie considerazioni....
ok, così ci confrontiamo :approved:
anche se non mi sembra particolarmente "problematico".......ma mai sottovalutare!:sbonk:
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no, non l'abbiamo ancora affrontato....io oggi posso essere poco presente, se ce la faccio domani mando le mie considerazioni....
ho fatto un esperimento... ho valutato il profilo di personalità di questo caso usando la SWAP-200. Questa procedura oltre a dare una valutazione categoriale e dimensionale [indica tutti i livelli nei vari cluster A, B, C, quindi non solo quelli che raggiungono il cut-off] dei disturbi di personalità secondo il DSM-IV-TR, inoltre aggiunge altre scale come il livello di perfezionismo, disregolazione emotiva, stile depressivo ad alto funzionamento ecc. Per poter usare questa procedura viene indicato un numero non inferiori ai 5 incontri... comunque secondo me il caso offre molti spunti di riflessione...
Dai risultati emergono in comorbilità [asse II]:
1- Disturbo schizoide di personalità
2- Disturbo evitante di personalità
3- Disturbo schizotipico di personalità
Mentre sull'asse I ho pensato a:
1- fobia sociale
2- disturbo d'ansia NAS - disturbo misto ansioso-depressivo
in questo caso dobbiamo distinguere tra fobia sociale e disturbo evitante di personalità [eventualmente possono anche essere diagnosticate entrambe]. Per quanto riguarda il disturbo schizoide bisogna approfondire il livello di non interesse sociale [mentre il soggetto evitante in un certo senso desidera avere più relazioni sociali soddisfacenti, il soggetto schizoide non si cura di questo]. Il disturbo schizotipico di personalità condivide alcuni criteri con il disturbo schizoide ma in questo caso mi sentirei di metterlo in secondo piano o comunque indagarlo in seguito negli altri colloqui.
Qualora venisse confermata l'ipotesi di disturbo evitante di personalità in comorbilità con la fobia sociale [secondo me più probabile], possiamo indirizzare il soggetto verso una terapia sopportivo-espressiva individuale [valutazione empatica dell'imbarazzo e incoraggiamento ad esporsi in situazioni temute]. Uno dei punti forti potrebbe essere quello di una motivazione intrinseca nella ricerca di aiuto [infatti D. si presenta da solo al colloqui e di sua spontanea volontà]. Il disagio da lui percepito è piuttosto pervasivo e dura sin dall'infanzia, dobbiamo domandarci perché proprio adesso [40 anni...] ha scelto di ricercare un aiuto [...].
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bluesriver
ho fatto un esperimento... ho valutato il profilo di personalità di questo caso usando la SWAP-200. Questa procedura oltre a dare una valutazione categoriale e dimensionale [indica tutti i livelli nei vari cluster A, B, C, quindi non solo quelli che raggiungono il cut-off] dei disturbi di personalità secondo il DSM-IV-TR, inoltre aggiunge altre scale come il livello di perfezionismo, disregolazione emotiva, stile depressivo ad alto funzionamento ecc. Per poter usare questa procedura viene indicato un numero non inferiori ai 5 incontri... comunque secondo me il caso offre molti spunti di riflessione...
Dai risultati emergono in comorbilità [asse II]:
1- Disturbo schizoide di personalità
2- Disturbo evitante di personalità
3- Disturbo schizotipico di personalità
Mentre sull'asse I ho pensato a:
1- fobia sociale
2- disturbo d'ansia NAS - disturbo misto ansioso-depressivo
in questo caso dobbiamo distinguere tra fobia sociale e disturbo evitante di personalità [eventualmente possono anche essere diagnosticate entrambe]. Per quanto riguarda il disturbo schizoide bisogna approfondire il livello di non interesse sociale [mentre il soggetto evitante in un certo senso desidera avere più relazioni sociali soddisfacenti, il soggetto schizoide non si cura di questo]. Il disturbo schizotipico di personalità condivide alcuni criteri con il disturbo schizoide ma in questo caso mi sentirei di metterlo in secondo piano o comunque indagarlo in seguito negli altri colloqui.
Qualora venisse confermata l'ipotesi di disturbo evitante di personalità in comorbilità con la fobia sociale [secondo me più probabile], possiamo indirizzare il soggetto verso una terapia sopportivo-espressiva individuale [valutazione empatica dell'imbarazzo e incoraggiamento ad esporsi in situazioni temute]. Uno dei punti forti potrebbe essere quello di una motivazione intrinseca nella ricerca di aiuto [infatti D. si presenta da solo al colloqui e di sua spontanea volontà]. Il disagio da lui percepito è piuttosto pervasivo e dura sin dall'infanzia, dobbiamo domandarci perché proprio adesso [40 anni...] ha scelto di ricercare un aiuto [...].
bella idea quella di provare con la Swap-200 :approved:
Comunque io avevo ipotizzato un disturbo evitante di personalità (il DSM richiede almeno 4 elementi tra quelli previsti, e secondo me ci siamo)
ho poi preso in considerazione la diagnosi differenziale col disturbo schizoide di personalità; anche se potrebbe sembrare non interessato alle relazioni interpersonali, affermazioni come "l'angoscia non mi aiuta di certo a trovare l'anima gemella" possono far presupporre un interesse per le relazioni ostacolato dalla sua inibizione e dal suo timore... è comunque un aspetto da indagare più approfonditamente
Inoltre D. sembrerebbe soddisfare anche i criteri per la fobia sociale, tipo generalizzato; in questi casi è possibile porre una diagnosi aggiuntiva (spesso questi disturbi si presentano in comorbidità e sono difficilmente distinguibili l'uno dall'altro -> limiti del DSM)
Infine, D. presenta "umore depresso, difficoltà di concentrazione, senso di inadeguatezza e risentimento"... questi sono aspetti da indagare, in particolare da quanto tempo si sente così e se ci sono altri elementi per poter pensare ad un disturbo dell'umore, visto che oltre ai disturbi d'ansia i soggetti con disturbo evitante di pers tendono a presentare anche dist dell'umore...
sono d'accordo per il tipo di terapia supportivo-espressiva
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bluesriver
ho fatto un esperimento... ho valutato il profilo di personalità di questo caso usando la SWAP-200. Questa procedura oltre a dare una valutazione categoriale e dimensionale [indica tutti i livelli nei vari cluster A, B, C, quindi non solo quelli che raggiungono il cut-off] dei disturbi di personalità secondo il DSM-IV-TR, inoltre aggiunge altre scale come il livello di perfezionismo, disregolazione emotiva, stile depressivo ad alto funzionamento ecc. Per poter usare questa procedura viene indicato un numero non inferiori ai 5 incontri... comunque secondo me il caso offre molti spunti di riflessione...
Dai risultati emergono in comorbilità [asse II]:
1- Disturbo schizoide di personalità
2- Disturbo evitante di personalità
3- Disturbo schizotipico di personalità
Mentre sull'asse I ho pensato a:
1- fobia sociale
2- disturbo d'ansia NAS - disturbo misto ansioso-depressivo
in questo caso dobbiamo distinguere tra fobia sociale e disturbo evitante di personalità [eventualmente possono anche essere diagnosticate entrambe]. Per quanto riguarda il disturbo schizoide bisogna approfondire il livello di non interesse sociale [mentre il soggetto evitante in un certo senso desidera avere più relazioni sociali soddisfacenti, il soggetto schizoide non si cura di questo]. Il disturbo schizotipico di personalità condivide alcuni criteri con il disturbo schizoide ma in questo caso mi sentirei di metterlo in secondo piano o comunque indagarlo in seguito negli altri colloqui.
Qualora venisse confermata l'ipotesi di disturbo evitante di personalità in comorbilità con la fobia sociale [secondo me più probabile], possiamo indirizzare il soggetto verso una terapia sopportivo-espressiva individuale [valutazione empatica dell'imbarazzo e incoraggiamento ad esporsi in situazioni temute]. Uno dei punti forti potrebbe essere quello di una motivazione intrinseca nella ricerca di aiuto [infatti D. si presenta da solo al colloqui e di sua spontanea volontà]. Il disagio da lui percepito è piuttosto pervasivo e dura sin dall'infanzia, dobbiamo domandarci perché proprio adesso [40 anni...] ha scelto di ricercare un aiuto [...].
Non conosco lo strumento di cui parli, ma mi chiedevo che metodologia di applicazione ha…nel senso, è come la SCID? Cioè in base alla presenza/assenza di sintomi giunge ad una diagnosi (categoriale o dimensionale che sia)?
il disturbo schizoide io al massimo lo metterei nella differenziale…non emerge un vero e proprio disinteresse per le relazioni sociali –D. afferma che è dispiaciuto di non aver mai avuto una ragazza, anche se dopo afferma che le ragazze non lo interessano veramente (il che potrebbe anche essere considerato come una sorta di difesa date le sue difficoltà relazionali)…inoltre nella parte finale dice di sentirsi continuamente non all’altezza e di vivere nel timore di essere giudicato e umiliato (tipico del disturbo evitante e della fobia sociale, che tra l’altro contrasta con un criterio del disturbo schizoide - sembra indifferente alle lodi o alle critiche degli altri-)…tuttavia il fatto di dichiarare che gli unici momenti di umore stabile si verificano quando è a casa da solo a leggere o ad ascoltare musica, potrebbe deporre a favore di una differenziale con il disturbo schizoide…in sintesi, alcuni elementi a favore ci sarebbero, ma emergono anche elementi di esclusione…per questo non lo metterei in comorbilità…
il disturbo schizotipico non ce lo vedo né come differenziale né in comorbilità: condivide con quello schizoide il ritiro sociale e il disinteresse per le relazioni, ma presenta in aggiunta distorsioni cognitive e comportamento eccentrico, che non mi sembrano rilevabili in D.
In breve io diagnosticherei provvisoriamente un disturbo evitante di personalità (sembra che la parte finale in cui D. afferma di non aver mai manifestato ansia improvvisa e attacchi di panico, sia stata messa per escludere la diagnosi di fobia sociale in cui l’esposizione alla situazione temuta provoca quasi sempre ansia che può assumere le caratteristiche di un attacco di panico). Per la differenziale proporrei quindi il disturbo schizoide e la fobia sociale. Indagherei anche un eventuale disturbo dell’umore (lamenta umore depresso, difficoltà di concentrazione, senso di inadeguatezza e risentimento), per verificare se ci siano gli estremi per un episodio depressivo o se i sintomi lamentati siano la conseguenza dell’isolamento e della solitudine (ricordiamo che D. si presenta spontaneamente al colloquio, quindi probabilmente non vive bene la sua attuale situazione) dovuti al senso di inadguatezza sociale.
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sono d'accordo,inoltre l'abc di falabella dice che il disturbo evitante di personalità (così come il disturbo dipendente) compare raramente come unica diagnosi, ma spesso viene associato al disturbo distimico, alla depressione o ansia.
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il disturbo schizoide io al massimo lo metterei nella differenziale…non emerge un vero e proprio disinteresse per le relazioni sociali –D. afferma che è dispiaciuto di non aver mai avuto una ragazza, anche se dopo afferma che le ragazze non lo interessano veramente (il che potrebbe anche essere considerato come una sorta di difesa date le sue difficoltà relazionali)…inoltre nella parte finale dice di sentirsi continuamente non all’altezza e di vivere nel timore di essere giudicato e umiliato (tipico del disturbo evitante e della fobia sociale, che tra l’altro contrasta con un criterio del disturbo schizoide - sembra indifferente alle lodi o alle critiche degli altri-)…tuttavia il fatto di dichiarare che gli unici momenti di umore stabile si verificano quando è a casa da solo a leggere o ad ascoltare musica, potrebbe deporre a favore di una differenziale con il disturbo schizoide…in sintesi, alcuni elementi a favore ci sarebbero, ma emergono anche elementi di esclusione…per questo non lo metterei in comorbilità…
il disturbo schizotipico non ce lo vedo né come differenziale né in comorbilità: condivide con quello schizoide il ritiro sociale e il disinteresse per le relazioni, ma presenta in aggiunta distorsioni cognitive e comportamento eccentrico, che non mi sembrano rilevabili in D.
In breve io diagnosticherei provvisoriamente un disturbo evitante di personalità (sembra che la parte finale in cui D. afferma di non aver mai manifestato ansia improvvisa e attacchi di panico, sia stata messa per escludere la diagnosi di fobia sociale in cui l’esposizione alla situazione temuta provoca quasi sempre ansia che può assumere le caratteristiche di un attacco di panico). Per la differenziale proporrei quindi il disturbo schizoide e la fobia sociale. Indagherei anche un eventuale disturbo dell’umore (lamenta umore depresso, difficoltà di concentrazione, senso di inadeguatezza e risentimento), per verificare se ci siano gli estremi per un episodio depressivo o se i sintomi lamentati siano la conseguenza dell’isolamento e della solitudine (ricordiamo che D. si presenta spontaneamente al colloquio, quindi probabilmente non vive bene la sua attuale situazione) dovuti al senso di inadguatezza sociale.[/QUOTE]
sono d'accordo il disturbo schizoide [anche che se il soggetto ha alcuni tratti schizoidi importanti che non fanno la dignosi] e schizotipico possiamo metterli nella differenziale insieme alla fobia sociale [anche se risulta difficile distinguerla bene dal disturbo evitante di personalità]. Comunque l'esperimento della SWAP-200 è servito a qualcosa [in effetti le informazioni per differenziare bene non sono molte] ci ha fornito uno schema per fare la diagnosi principale e differenziale...
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[QUOTE=disappear;1886992]Non conosco lo strumento di cui parli, ma mi chiedevo che metodologia di applicazione ha…nel senso, è come la SCID? Cioè in base alla presenza/assenza di sintomi giunge ad una diagnosi (categoriale o dimensionale che sia)?
la SWAP-200 ci permette di fare una diagnosi di personalità sia categoriale [presenza/assenza del disturbo] che dimensionale [nel senso che da un punteggio relativo a tutti i disturbi di personalità anche quelli che non raggiungono il cut-off]. Consiste in 200 affermazioni [simili ai criteri del DSM-IV] che vanno ordinati in 7 pile per ordine di importanza dai più caratteristici del disturbo sino a quelli della pila 0 che vengono del tutto esclusi. E' costruita su basi psicoanalitiche e fornisce inoltre un indice del funzionamento globale e altre scale aggiuntive non contemplate dal DSM-IV [depressivo ad alto funzionamento, ossessività, disforico, ostile, disregolazione emotiva].
l'ho inserita perchè adesso sto facendo molti profili con questo strumento che cerco di confrontare con il Rorschach e con l'OPD...
Comunque, tornando al caso mi ci stanno tutte le vostre puntualizzazioni [soprattutto per l'esame di stato]...
a presto
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bluesriver
sono d'accordo il disturbo schizoide [anche che se il soggetto ha alcuni tratti schizoidi importanti che non fanno la dignosi] e schizotipico possiamo metterli nella differenziale insieme alla fobia sociale [anche se risulta difficile distinguerla bene dal disturbo evitante di personalità]. Comunque l'esperimento della SWAP-200 è servito a qualcosa [in effetti le informazioni per differenziare bene non sono molte] ci ha fornito uno schema per fare la diagnosi principale e differenziale...
scusa se insisto bluesriver...ma proprio non capisco quali elementi (a parte le indicazioni di comorbilità fornite dalla SWAP) ti portano a pensare ad un disturbo schizotipico...io non lo metterei per i motivi che ti ho spiegato nel precedente post....
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scusa se insisto bluesriver...ma proprio non capisco quali elementi (a parte le indicazioni di comorbilità fornite dalla SWAP) ti portano a pensare ad un disturbo schizotipico...io non lo metterei per i motivi che ti ho spiegato nel precedente post....
Nella swap mi da valori molto alti sia per il disturbo schizotipico sia per il disturbo schizoide... credo che questo sia dovuto al fatto che innanzi tutto abbiamo poche informazioni sulle parti più funzionali della personalità di D. che di conseguenza incrementano i livelli di questi disturbi... poi storicamente questi due disturbi sono i meno studiati [e forse i più difficili da differenziare]. Nella letteratura internazionale non c'è molta concordanza nelle loro differenze tranne sul fatto il disturbo schizotipico è molto correlato con schizofrenia sull'asse I, nel senso che questo disturbo di personalità potrebbe evolvere in qualche disturbo psicotico. Anche io mi sento di escluderlo anche dalla differenziale... nelle prime considerazioni che ho fatto ho semplicemente riportato i mie risultati relativi alla psicodiagnosi per mezzo della swap.
Questo discorso esce un po' dal lavoro che stiamo facendo, mi dispiace se ho creato un po' di confusione...
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bluesriver
Questo discorso esce un po' dal lavoro che stiamo facendo, mi dispiace se ho creato un po' di confusione...
non preoccuparti...
ne approfitto per farti una domanda sulle terapie...dal momento che mi sembri molto ferrato sull'approccio sistemico-familiare, vorrei sottoporti un dubbio, esposto già nell'altro thread, ma che ancora non ha trovato risposta certa....
che tu sappia l'enfasi espressivo-supportiva è applicabile anche all'approccio cognitivo-comportamentale e sistemico-familiare?perchè da come esposto dalla falabella, sembrerebbe di si, ma io personalmente ho i miei dubbi...la terapia di tipo espressivo, ad esempio, utilizza strumenti quali le interpretazioni, il transfert, che sinceramente non sono applicabili nè all'orientamento cognitivo comportamentale (la ristrutturazione cognitiva non usa interpretazioni), nè a quello sistemico-familiare (vengono indagate le regole del sistema, i miti, i ruoli, la comunicazione)...
puoi dissolvermi questo dubbio? grazie mille
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ragazzi, scusate, ma vorrei approfittare della vostra disponibilità e preparazione! io sto incontrando parecchie difficoltà nella preparazione di questa prova e il mio più grande timore è quello di non capirci niente del caso e non riuscire a fare ipotesi diagnostiche. lo so che non valutano se azzecchiamo la diagnosi, ma il modo in cui procediamo per individuarla, ma ho tanti dubbi proprio sul procedimento diagnostico in sè...sto studiando i disturbi dal dsm e oggi mi sono imbattuta nei disturbi dell umore, a parte che non riuscirò mai distinguere un bipolare I da un bipolare II, comunque...presa dall ansia, sono andata alla ricerca di casi clinici per vedere un po' come vengono prsentati e mi sono imbattuta nel caso che vi scrivo di seguito.
non so se l avete già discusso e vi chiedo scusa in anticipo qualora l aveste fatto, ma vorrei un vostro parere: secondo voi i sintomi elencati possono soddisfare i criteri per un disturbo ossessivo compulsivo di asse I? a me sembra così strano che i sintomi siano così palesi che ho il dubbio di aver preso un mega abbaglio! aspetto vostre critiche, siate buoni però, ok???
Traccia I
Michele. 28 anni, si rivolge al Centro di Salute Mentale chiedendo di uno psicologo; è accompagnato da una sorella
maggiore, preoccupata dell'intenzione da lui manifestata di lasciare il lavoro.
Durante il colloquio (la sorella lo aspetta, su suo invito, in sala d'attesa) appare teso, piuttosto reticente nel parlare di
sé e sospettoso.
E' stato assunto a lavorare da qualche mese nell'Arma dei Carabinieri e si sente molto angosciato nel portare la
Pistola. Egli racconta che è stato il padre 85enne ad averlo spinto ad intraprendere la carriera militare per la quale si è
dovuto trasferire in un'altra città. In seguito ad una crisi d'ansia molto forte, gli sono stati dati alcuni giorni di riposo;
adesso e a casa in malattia.
In precedenza aveva fatto vari lavori precari, terminati perché subentravano incomprensioni con il datore di lavoro.
Spesso si sente in ansia nei rapporti con gli altri per il timore di essere rimproverato per qualcosa.
Da sempre fa vari gesti rituali riguardanti la chiusura delle porte, delle manopole del gas e si sente costretto a
ripetere tra sé e sé frasi riguardanti la combinazione tra numeri e oggetti.
Orfano di madre dall'età di 4 anni, è stato cresciuto dalle sorelle maggiori. Ha un corso di studi regolare, ha poche
amicizie e una fidanzata a cui cerca di nascondere le sue ansie e i comportamenti ripetitivi: egli infatti, teme che essi
potrebbero essere ritenuti strani. Nonostante ciò, egli non può fare a meno di eseguirli.
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ragazzi, scusate, ma vorrei approfittare della vostra disponibilità e preparazione! io sto incontrando parecchie difficoltà nella preparazione di questa prova e il mio più grande timore è quello di non capirci niente del caso e non riuscire a fare ipotesi diagnostiche. lo so che non valutano se azzecchiamo la diagnosi, ma il modo in cui procediamo per individuarla, ma ho tanti dubbi proprio sul procedimento diagnostico in sè...sto studiando i disturbi dal dsm e oggi mi sono imbattuta nei disturbi dell umore, a parte che non riuscirò mai distinguere un bipolare I da un bipolare II, comunque...presa dall ansia, sono andata alla ricerca di casi clinici per vedere un po' come vengono prsentati e mi sono imbattuta nel caso che vi scrivo di seguito.
non so se l avete già discusso e vi chiedo scusa in anticipo qualora l aveste fatto, ma vorrei un vostro parere: secondo voi i sintomi elencati possono soddisfare i criteri per un disturbo ossessivo compulsivo di asse I? a me sembra così strano che i sintomi siano così palesi che ho il dubbio di aver preso un mega abbaglio! aspetto vostre critiche, siate buoni però, ok???
Traccia I
Michele. 28 anni......
trovi tutto nelle pagine precedenti :sisi:
Il disturbo Bipolare I è caratterizzato da uno o più Episodi Maniacali o Misti, solitamente accompagnati da Episodi Depressivi Maggiori, mentre il Bipolare II è caratterizzato da uno o più Episodi Depressivi Maggiori accompagnati da almeno un Episodio Ipomaniacale; inoltre, nel Bipolare II l'episodio non è abbsatnza grave da comportare una marcata compromissione in ambito sociale o lavorativo, o da richiedere l'ospedalizzazione :approved:
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lisa1980
non so se l avete già discusso e vi chiedo scusa in anticipo qualora l aveste fatto, ma vorrei un vostro parere: secondo voi i sintomi elencati possono soddisfare i criteri per un disturbo ossessivo compulsivo di asse I? a me sembra così strano che i sintomi siano così palesi che ho il dubbio di aver preso un mega abbaglio! aspetto vostre critiche, siate buoni però, ok???
come ti ha detto ghost l'abbiamo già discusso...trovi tutti i post della discussione da questo punto
http://www.opsonline.it/forum/psicol...ml#post1876663
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grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeee :bacetto:
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non preoccuparti...
ne approfitto per farti una domanda sulle terapie...dal momento che mi sembri molto ferrato sull'approccio sistemico-familiare, vorrei sottoporti un dubbio, esposto già nell'altro thread, ma che ancora non ha trovato risposta certa....
che tu sappia l'enfasi espressivo-supportiva è applicabile anche all'approccio cognitivo-comportamentale e sistemico-familiare?perchè da come esposto dalla falabella, sembrerebbe di si, ma io personalmente ho i miei dubbi...la terapia di tipo espressivo, ad esempio, utilizza strumenti quali le interpretazioni, il transfert, che sinceramente non sono applicabili nè all'orientamento cognitivo comportamentale (la ristrutturazione cognitiva non usa interpretazioni), nè a quello sistemico-familiare (vengono indagate le regole del sistema, i miti, i ruoli, la comunicazione)...
puoi dissolvermi questo dubbio? grazie mille
tutte le terapie possono essere inserite lungo un continuum che va dalle "più espressive" [psicoanalisi freudiana classica] a quelle più supportive [...]. All'interno delle diverse scuole sistemico-relazionali [terapie famigliari e di coppia] la cosa si complica un po' nel senso che sono sicuramente meno espressive non solo della psicoanalisi classica ma anche delle sue forme più relazionali [anche in analisi adesso si tende ad adottare un'ottica più circolare dove l'analista in alcuni casi parla anche di se stesso, "svelamento" e fa più interpretazioni, in definitiva è più attivo]. Alcune scuole di psicoterapia famigliare adottano concetti derivati dalla psicologia dinamica [magari invece di parlare di transfert parlano di risonanza...], anche se la teoria di fondo è comunque sistemico-relazionale. La scelta di qualsiasi tipo di psicoterapia secondo me dipende da una serie di fattori come:
1- la gravità del disturbo psichico in relazione all'esame di realtà [sappiamo che la psicoanalisi non è adatta per i disturbi psicotici per una serie di motivi]
2- la capacità di insight [inutile fare interpretazioni complesse o con livelli di astrazione molto alti con persone che hanno scarse capacità introspettive]
3- pervasività e durata del disturbo
4- la motivazione al trattamento [tempo, denaro, ecc.]
Alcune psicoterapie funzionano meglio per determinati disturbi:
il gioco d'azzardo e i disturbi alimentari con la psicoterapia famigliare, i disturbi nevrotici con tutte le varianti della psicologia dinamica... ecc.
le terapie cognitivo-comportamentali non si occupano dei processi inconsci, ne tanto meno delle dinamiche tra i sistemi, mettono l'accento principalmente sul sintomo dove il terapeuta da delle "indicazioni" per modificare lo stile cognitivo ed eliminare comportamenti disfunzionali.
In definitiva parlare di terapia espessivo-supportiva va bene nella teoria sistemico-famigliare ma non per quella cognitivo-comportamentale [dove manca totalmente la parte espressiva come da te descritta]. Parlare di mitologie all'interno di una psicoterapia famigliare significa fare interpretazioni molto complesse sul funzionamento del sistema. I termini espressivo e supportivo creano molta confusione nel senso che per certi aspetti la stessa psicoanalisi è sia espressiva che supportiva [non lo mettiamo all'esame se no ci bocciano], basta pensare alla relazione di dipendenza che si crea dopo un certo periodo... [alcune persone non riescono a stare 2/3 settimane senza andare in analisi...].
non so se ho risposto alla tua domanda, ho cercato di articolare il discorso anche per me risulta difficile questa dicotomia...
a presto
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bluesriver
tutte le terapie possono essere inserite lungo un continuum che va dalle "più espressive" [psicoanalisi freudiana classica] a quelle più supportive [...]. All'interno delle diverse scuole sistemico-relazionali [terapie famigliari e di coppia] la cosa si complica un po' nel senso che sono sicuramente meno espressive non solo della psicoanalisi classica ma anche delle sue forme più relazionali [anche in analisi adesso si tende ad adottare un'ottica più circolare dove l'analista in alcuni casi parla anche di se stesso, "svelamento" e fa più interpretazioni, in definitiva è più attivo]. Alcune scuole di psicoterapia famigliare adottano concetti derivati dalla psicologia dinamica [magari invece di parlare di transfert parlano di risonanza...], anche se la teoria di fondo è comunque sistemico-relazionale. La scelta di qualsiasi tipo di psicoterapia secondo me dipende da una serie di fattori come:
1- la gravità del disturbo psichico in relazione all'esame di realtà [sappiamo che la psicoanalisi non è adatta per i disturbi psicotici per una serie di motivi]
2- la capacità di insight [inutile fare interpretazioni complesse o con livelli di astrazione molto alti con persone che hanno scarse capacità introspettive]
3- pervasività e durata del disturbo
4- la motivazione al trattamento [tempo, denaro, ecc.]
Alcune psicoterapie funzionano meglio per determinati disturbi:
il gioco d'azzardo e i disturbi alimentari con la psicoterapia famigliare, i disturbi nevrotici con tutte le varianti della psicologia dinamica... ecc.
le terapie cognitivo-comportamentali non si occupano dei processi inconsci, ne tanto meno delle dinamiche tra i sistemi, mettono l'accento principalmente sul sintomo dove il terapeuta da delle "indicazioni" per modificare lo stile cognitivo ed eliminare comportamenti disfunzionali.
In definitiva parlare di terapia espessivo-supportiva va bene nella teoria sistemico-famigliare ma non per quella cognitivo-comportamentale [dove manca totalmente la parte espressiva come da te descritta]. Parlare di mitologie all'interno di una psicoterapia famigliare significa fare interpretazioni molto complesse sul funzionamento del sistema. I termini espressivo e supportivo creano molta confusione nel senso che per certi aspetti la stessa psicoanalisi è sia espressiva che supportiva [non lo mettiamo all'esame se no ci bocciano], basta pensare alla relazione di dipendenza che si crea dopo un certo periodo... [alcune persone non riescono a stare 2/3 settimane senza andare in analisi...].
non so se ho risposto alla tua domanda, ho cercato di articolare il discorso anche per me risulta difficile questa dicotomia...
a presto
direi che il tuo post ha perfettamente risposto alla mia domanda....
grazie mille
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ragazzi,
nella discussione del caso clinico diamo per scontato che i sintomi presentati non siano dovuti agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale, nè all uso di sostanze, o proponiamo di indagare attraverso il colloquio ed esami di laboratorio tale aspetto prima di escluderlo a priori????
scusate se è una domanda forse un po' banale...
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lisa1980
ragazzi,
nella discussione del caso clinico diamo per scontato che i sintomi presentati non siano dovuti agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale, nè all uso di sostanze, o proponiamo di indagare attraverso il colloquio ed esami di laboratorio tale aspetto prima di escluderlo a priori????
scusate se è una domanda forse un po' banale...
nessuna domanda è banale! :)
io direi: "escludendo che i sintomi presentati siano dovuti agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale, all'uso di sostanze o agli effetti collaterali di un farmaco...."
che dite, può andare bene? :mumble:
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ghostchild
nessuna domanda è banale! :)
io direi: "escludendo che i sintomi presentati siano dovuti agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale, all'uso di sostanze o agli effetti collaterali di un farmaco...."
che dite, può andare bene? :mumble:
penso che così possa andare, almeno facciamo vedere che sappiamo che i sintomi possono essere dovuti anche a queste condizioni, ma nello stesso tempo non entriamo nel campo puramente medico...:approved:
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che avete messo voi come terapia per il disturbo acuto da stress e quello dell'adattamento?
per quello acuto da stress, gabbard rimanda alla terapia dei disturbi dissociativi, anche se poi in quel capitolo affronta prevalentemente la terapia del DID...che suggerite?
per il disturbo dell'adattamento non ho trovato indicazioni nè sul gabbard nè sull'abc...avevo pensato ad una terapia simile a quella per il post-traumatico....che dite?
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disappear
che avete messo voi come terapia per il disturbo acuto da stress e quello dell'adattamento?
per quello acuto da stress, gabbard rimanda alla terapia dei disturbi dissociativi, anche se poi in quel capitolo affronta prevalentemente la terapia del DID...che suggerite?
per il disturbo dell'adattamento non ho trovato indicazioni nè sul gabbard nè sull'abc...avevo pensato ad una terapia simile a quella per il post-traumatico....che dite?
ho trovato poco per entrambi :sbonk:
dist acuto da stress: può essere utile un approccio psicoeducativo e l'esplorazione cognitiva
dist adattamento: la maggior parte degli individui guarisce spontaneamente con il tempo o l'attenuarsi dell'evento stressante; in caso contrario: manipolazione ambientale (non chiedetemi cosa sia!) e interventi familiari
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ghostchild
ho trovato poco per entrambi :sbonk:
dist acuto da stress: può essere utile un approccio psicoeducativo e l'esplorazione cognitiva
dist adattamento: la maggior parte degli individui guarisce spontaneamente con il tempo o l'attenuarsi dell'evento stressante; in caso contrario: manipolazione ambientale (non chiedetemi cosa sia!) e interventi familiari
accidenti...speriamo allora che non esca nessuno di questi due disturbi....la falabella per il disturbo acuto da stress consiglia una terapia supportivo-espressiva ad orientamento psicodinamico....potrebbe andare secondo te? almeno per coloro che non presentano sintomi dissociativi...
per il disturbo dell'adattamento....bella gatta da pelare :swear:
grazie mille
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disappear
accidenti...speriamo allora che non esca nessuno di questi due disturbi....la falabella per il disturbo acuto da stress consiglia una terapia supportivo-espressiva ad orientamento psicodinamico....potrebbe andare secondo te? almeno per coloro che non presentano sintomi dissociativi...
per il disturbo dell'adattamento....bella gatta da pelare :swear:
grazie mille
una terapia supportivo-espressiva ad orientamento psicodinamico per il dist acuto da stress.......non so.....
il dsm-iv case studies consiglia un approccio psicoeducativo, per aiutare il soggetto a conoscere i sintomi ai quali andrà incontro, in modo da capire che queste reazioni non sono strane ma sono normali, prevedibili e generalmente di breve durata, aumentando così il senso di controllo.... mi sembra più ragionevole...
che ne pensi? :mumble:
....sarà che io dell'ABC non mi fido più, boh! :argh:
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ghostchild
una terapia supportivo-espressiva ad orientamento psicodinamico per il dist acuto da stress.......non so.....
il dsm-iv case studies consiglia un approccio psicoeducativo, per aiutare il soggetto a conoscere i sintomi ai quali andrà incontro, in modo da capire che queste reazioni non sono strane ma sono normali, prevedibili e generalmente di breve durata, aumentando così il senso di controllo.... mi sembra più ragionevole...
che ne pensi? :mumble:
....sarà che io dell'ABC non mi fido più, boh! :argh:
neanche io mi fido molto dell'abc, proprio per questo volevo confrontarmi..
gli interventi psicoeducativi fanno parte del versante supportivo delle terapie...magari meglio limitarsi a consigliare una terapia supportiva con gli obiettivi che hai esposto tu, lasciando stare l'enfasi espressiva (stasera scrivo proprio da cani...sono stanchissima) :stress:
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c'è nessunoooooo!!!!!???? vi posto un caso e aspetto i vostri elaborati io non l'ho scritto sul pc ce l'ho in cartaceo!!!!!
A. è una donna di 36 anni che si presenta alla consultazione dello psicologo su indicazione di una sua amica che glielo ha
raccomandato definendolo un professionista serio e preparato.
Si presenta molto curata nell'aspetto ed esordisce nell'affermare la sua sfiducia nella psicologia. Vorrebbe però essere
aiutata a risolvere il suo problema, magari sottoponendosi e delle sedute di rilassamento di cui l'amica le ha tanto parlato. Parla a voce bassa, quasi scandendo e selezionando con cura le parole che usa. E' molto esigente con sé stessa, da sempre preoccupata di come può apparire agli altri, da cui si sente spesso giudicata negativamente.
Svolge il lavoro di giornalista da 10 anni ma si dichiara insoddisfatta a causa dell'ambiente del giornale. In particolare ha un
pessimo rapporto sia con il proprio capo che con i colleghi, in quanto, a suo dire, non le riconoscono lo spazio che ritiene di
meritare. Il motivo della consultazione psicologica sono dei frequenti mal di testa di cui soffre da nove anni. Il dolore è
associato ad una perdita della sensibilità agli arti superiori e risulta resistente a qualsiasi trattamento farmacologico. A. si
sente disperata per il persistere della sua "malattia" che la costringe a "non vivere" per giorni interi finche perdura l'attacco
e durante i quali si chiude nella sua stanza, impossibilitata a svolgere ogni tipo di attività.
A. è la seconda di tre figli, ha una sorella maggiore di due anni, con la quale riferisce di avere da sempre un pessimo
rapporto ed un fratello più piccolo di otto anni che dice di amare moltissimo "come se fosse un figlio".
Ha sempre avuto difficoltà di relazione con la madre che definisce "possessiva e invadente", più con lei che con i fratelli.
Il padre definito "meraviglioso" ma purtroppo " assente e sempre concentrato sui propri problemi".
Nel passato ha avuto tre storie affettive "importanti" ma fallite, così che non ha potuto coronare il suo sogno di avere un
figlio.
Sulla base dei dati forniti, il candidato indichi in maniera sintetica:
Quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi ritenuti importanti a giustificazione
dell'ipotesi fatta
Di quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale
Di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe
Quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe alla persona e perché
Se ritiene necessario un trattamento psicoterapeutico o altro.
In caso di indicazione di psicoterapia specificare il tipo di orientamento, obiettivi, setting. Chiarire le motivazioni della scelta
fatta. Eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare. I candidati sono invitati ad indicare la lettera di risposta per ciascun
punto mantenendo l'ordine dato.
confrontiamoci che è molto utile!!!! aspetto:approved:
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sul sito della sapienza ho trovato questo caso:
http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20211PENO1.pdf
che ne dite se lo analizziamo insieme
io ho buttato giù qualche idea ma non ne sono tanto sicura.
grazie :)
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magretta
c'è nessunoooooo!!!!!???? vi posto un caso e aspetto i vostri elaborati io non l'ho scritto sul pc ce l'ho in cartaceo!!!!!
A. è una donna di 36 anni che si presenta alla consultazione dello psicologo su indicazione di una sua amica che glielo ha
raccomandato definendolo un professionista serio e preparato......
........
confrontiamoci che è molto utile!!!! aspetto:approved:
Ciao :)
ho dato un'occhiata al caso che hai postato....ho trovato un po' di difficoltà, non ci sono molti elementi....:rolleyes:
partiamo dal motivo della consultazione: mal di testa e perdita di sensibilità agli arti superiori, resistente a qualsiasi trattamento farmacologico..... questo sembra un tipico quadro somatoforme, in particolare un disturbo di conversione.... come criteri DSM ci dovremmo essere....
per quanto riguarda il fattore psicologico associato col sintomo o col deficit, richiesto dal DSM, la paziente soffre del disturbo da 9 anni, ed è insoddisfatta della sua posizione lavorativa che occupa da 10 anni.....ci potrebbe essere una relazione tra questi 2 elementi, anche se andrebbero indagati tanti altri aspetti, come la relazione con la madre, il padre, il fratello e la sorella, con i colleghi di lavoro e con il capo.....
inoltre, riporta di preoccuparsi di come possa apparire agli altri e di essere giudicata negativamente (dist evitante di personalità? fobia sociale?) e pensa di meritare una posizione lavorativa migliore (tratti narcisistici?).....
prendendo per buona la diagnosi di disturbo di conversione........che trattamento sarebbe utile?.....non ho trovato molto su questo disturbo....
potrebbe essere utile una terapia in un primo momento supportiva, per empatizzare con la sofferenza del paziente, e poi espressiva, per rielaborare il conflitto espresso attraverso i sintomi fisici??.....sul DSM case studies dice che una terapia orientata all'insight può non essere utile, in quanto i pazienti possono sentirsi in colpa scoprendo di aver "simulato" i sintomi..... :rolleyes:
che ne pensate??:mumble:
dai, riprendiamo questo post che è molto utile!!:D
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xeroxxerox
ho affrontato anche questo caso, anche qui con molti dubbi....:rolleyes:
emerge un quadro di distacco dalle relazioni sociali ed una gamma ristretta di espressioni emotive (affettività coartata, disinteresse per qualsiasi tipo di attività, pochi amici)..... questo elementi sembrano potersi inquadrare in un disturbo schizoide di personalità, ma non sono molto convinto..... il DSM richiede la presenza di almeno 4 criteri.... si dovrebbe indagare il piano delle relazioni intime, il piacere o meno di far parte di una famiglia (anche se questo aspetto sembra abbastanza compromesso),se è indifferente alle lodi o alle critiche degli altri........forse sarebbe utile la somministrazione della SCID-II, per valutare la presenza di questo o di altri disturbi di personalità.....
per il trattamento (considerando il dist. schizoide) Gabbard consiglia una psicoterapia supportivo-esperessiva, anche affiancata da una terapia di gruppo per aiutare il paziente con la socializzazione e a "sciogliersi", entrando in contatto con le proprie emozioni....
che ne dite?? :mumble:
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anch'io con molti dubbi pensavo ad un disturbo schizoide di personalità
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Originalmente inviato da
magretta
c'è nessunoooooo!!!!!???? vi posto un caso e aspetto i vostri elaborati io non l'ho scritto sul pc ce l'ho in cartaceo!!!!!
A. è una donna di 36 anni che si presenta alla consultazione dello psicologo su indicazione di una sua amica che glielo ha
raccomandato definendolo un professionista serio e preparato.
Si presenta molto curata nell'aspetto ed esordisce nell'affermare la sua sfiducia nella psicologia. Vorrebbe però essere
aiutata a risolvere il suo problema, magari sottoponendosi e delle sedute di rilassamento di cui l'amica le ha tanto parlato. Parla a voce bassa, quasi scandendo e selezionando con cura le parole che usa. E' molto esigente con sé stessa, da sempre preoccupata di come può apparire agli altri, da cui si sente spesso giudicata negativamente.
Svolge il lavoro di giornalista da 10 anni ma si dichiara insoddisfatta a causa dell'ambiente del giornale. In particolare ha un
pessimo rapporto sia con il proprio capo che con i colleghi, in quanto, a suo dire, non le riconoscono lo spazio che ritiene di
meritare. Il motivo della consultazione psicologica sono dei frequenti mal di testa di cui soffre da nove anni. Il dolore è
associato ad una perdita della sensibilità agli arti superiori e risulta resistente a qualsiasi trattamento farmacologico. A. si
sente disperata per il persistere della sua "malattia" che la costringe a "non vivere" per giorni interi finche perdura l'attacco
e durante i quali si chiude nella sua stanza, impossibilitata a svolgere ogni tipo di attività.
A. è la seconda di tre figli, ha una sorella maggiore di due anni, con la quale riferisce di avere da sempre un pessimo
rapporto ed un fratello più piccolo di otto anni che dice di amare moltissimo "come se fosse un figlio".
Ha sempre avuto difficoltà di relazione con la madre che definisce "possessiva e invadente", più con lei che con i fratelli.
Il padre definito "meraviglioso" ma purtroppo " assente e sempre concentrato sui propri problemi".
Nel passato ha avuto tre storie affettive "importanti" ma fallite, così che non ha potuto coronare il suo sogno di avere un
figlio.
Sulla base dei dati forniti, il candidato indichi in maniera sintetica:
Quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi ritenuti importanti a giustificazione
dell'ipotesi fatta
Di quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale
Di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe
Quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe alla persona e perché
Se ritiene necessario un trattamento psicoterapeutico o altro.
In caso di indicazione di psicoterapia specificare il tipo di orientamento, obiettivi, setting. Chiarire le motivazioni della scelta
fatta. Eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare. I candidati sono invitati ad indicare la lettera di risposta per ciascun
punto mantenendo l'ordine dato.
confrontiamoci che è molto utile!!!! aspetto:approved:
La donna viene indirizzata al colloquio con lo psicologo da un'amica, questo tipo di motivazione intrinseca può farci pensare ad uno scarso insight psicologico da parte della donna. Questo viene ulteriormente confermato dalla sua "sfiducia nella psicologia" che in un certo senso suona un po' come "evitiamo di pensare su", di fatti la donna vorrebbe essere aiutata a risolvere il problema con delle "sedute di rilassamento" che di conseguenza evitano un coinvolgimento più emotivo... Il motivo della consultazione non è di ordine psicologico, nel senso che lei lamenta forti mal di testa e dolori agli arti superiori. In un certo senso sia la donna che l'amica intuiscono che il disturbo lamentato potrebbe essere di natura non medica infatti la donna si è sottoposta a diversi trattamenti farmacologici senza alcun risultato... La donna sembra eccessivamente controllata per paura che le proprie azioni o parole possano essere interpretate negativamente o in maniera distorta dagli altri [meccanismo della proiezione]
[si sente spesso giudicata e si preoccupa di come può apparire agli altri]. Di solito le persone che usano in maniera pervasiva questo meccanismo tendono a "mettere fuori" i propri vissuti proiettandoli appunto su altre persone. Inoltre nel descrivere i propri famigliari sembra avere una visione polarizzata delle relazioni [scissione dell'oggetto]... Infatti la madre viene descritta come "possessiva e invadente" il padre come "meraviglioso" senza parlare dei fratelli e dei colleghi di lavoro dove le relazioni sembrano altrettanto scisse. Nei colloqui successivi sarebbe importante approfondire le sue storie affettive fallimentari... analizzando le dinamiche collusive alla base della formazione della coppia e le motivazioni principali nella rottura del legame. Bisogna mettere l'accento anche sulla fase del ciclo vitale... dove la donna sembra faticare a mantenere una relazione stabile e di conseguenza un'impossibilità a divenire madre. Possiamo inoltre approfondire il fatto che i mal di testa in un certo senso coincidono con il suo lavoro di giornalista nel senso che si sono sviluppati qualche tempo dopo aver iniziato a lavorare [approfondire svincolo e capacità di separazione dalle figure genitoriali].
come strumenti di approfondimento psicodiagnostico possiamo mettere un Rorschach, il disegno della famiglia della Machover [facendo riferimento alla famiglia d'origine e alla famiglia futura che intende costruire]. Per quanto riguarda la terapia possiamo consigliare una psicoterapia ad orientamento psicodinamico [1/2 volta alla settimana, vis a vis].
ho evitato di parlare di disturbi perchè in realtà ci sono pochi elementi anche per fare ipotesi... possiamo parlare di un disturbo psicosomatico... forse di una forma isterica [isteria di conversione]... forse tratti di personalità evitanti... io escluderei i disturbi di personalità del gruppo a e quelli del gruppo b...
non è un caso semplice, la mia opinione è che non vada affrontato con le categorie del DSM.
comunque confrontiamoci
a presto
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ghostchild
Ciao :)
ho dato un'occhiata al caso che hai postato....ho trovato un po' di difficoltà, non ci sono molti elementi....:rolleyes:
partiamo dal motivo della consultazione: mal di testa e perdita di sensibilità agli arti superiori, resistente a qualsiasi trattamento farmacologico..... questo sembra un tipico quadro somatoforme, in particolare un disturbo di conversione.... come criteri DSM ci dovremmo essere....
per quanto riguarda il fattore psicologico associato col sintomo o col deficit, richiesto dal DSM, la paziente soffre del disturbo da 9 anni, ed è insoddisfatta della sua posizione lavorativa che occupa da 10 anni.....ci potrebbe essere una relazione tra questi 2 elementi, anche se andrebbero indagati tanti altri aspetti, come la relazione con la madre, il padre, il fratello e la sorella, con i colleghi di lavoro e con il capo.....
inoltre, riporta di preoccuparsi di come possa apparire agli altri e di essere giudicata negativamente (dist evitante di personalità? fobia sociale?) e pensa di meritare una posizione lavorativa migliore (tratti narcisistici?).....
prendendo per buona la diagnosi di disturbo di conversione........che trattamento sarebbe utile?.....non ho trovato molto su questo disturbo....
potrebbe essere utile una terapia in un primo momento supportiva, per empatizzare con la sofferenza del paziente, e poi espressiva, per rielaborare il conflitto espresso attraverso i sintomi fisici??.....sul DSM case studies dice che una terapia orientata all'insight può non essere utile, in quanto i pazienti possono sentirsi in colpa scoprendo di aver "simulato" i sintomi..... :rolleyes:
che ne pensate??:mumble:
dai, riprendiamo questo post che è molto utile!!:D
ragazze io avrei pensato al disturbo algico!!! dite di no????
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xeroxxerox
io ho ipotizzato per G. un disturbo schizioide di personalità, differenziale con il dist. schizotipico, terapia supportivo espresiva approccio sistemico familiare.