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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Bè io invece il disturbo di panico non l'ho scritto perchè l'avevo dato per scontato, poichè il DOC è collegato ai sintomi ansiosi, essendo un disturbo d'ansia. Come dicevo prima infatti nella personalità ossessiva l'ansia non c'è perchè non c'è consapevolezza dei sintomi, mentre il DOC è l'ansia in persona, e quindi il panico è frequente.
In effetti però meglio scrivere tutto...brava Francesca.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Grazie mille ragazze..non so come avevo fatto a non pensare al dist di panico senza agorafobia..mi era proprio sfuggito che è un disturbo anche da solo..perchè il DOC di personalità non mi convinceva proprio appunto per la sua consapevolezza...Quindi perfetto Dp come diagnosi differenziale..
Ottimo indagine del sintomo, relazioni presenti e passate e analisi della domanda. OK anche per terapia psicodinamica espressiva...(scusate la brevità ma tra lavoro e studio sono sempre di corsa).
Domani se riesco ve ne inserisco un altro di dubbio.. CIAO a tutte
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao ragazze, vi propongo un nuovo caso clinico:
A. ha circa cinquanta anni, è sposato ed è padre di una figlia adolescente.
La moglie di circa 40 anni insegna. La famiglia d’origine è composta dal padre operaio, dalla madre casalinga e da tre fratelli di cui è il primogenito. Si è diplomato Perito ed è dipendente di una azienda in cui svolge il ruolo di capo servizio. Il motivo della richiesta di aiuto è una crisi lavorativa diventata insostenibile. A scatenare la crisi riferisce dei cambiamenti organizzativi e lo spostamento di un collaboratore fidato cui faceva grande affidamento. La presenza di un nuovo collaboratore con cui non riesce ad entrare in sintonia ha reso tutto ancora più difficile.
Riferisce di altri periodi difficili, nella prima adolescenza la madre lo aveva portato dallo psicologo ma il fatto non aveva avuto seguito. Le motivazioni riferite per questo tentativo di cura sono un eccessivo attaccamento alla madre, timidezza e difficoltà ad affrontare le prove scolastiche.
Descrive il problema attuale come difficoltà di rapporto sia con i superiori sia con i collaboratori. Si sente insicuro, indeciso e in cerca di continue conferme. Ogni cosa che fa non gli va bene e non è mai soddisfatto, ogni atto che comporti assunzione di responsabilità rappresenta un peso. Gli capita continuamente di prendere impegni e di non riuscire a mantenerli. Si descrive come pessimista e da sempre attanagliato da dubbi e da scarsa stima di sé.
Soffre di insonnia: si sveglia durante la nottata e poi non riesce più a dormire. I rapporti con la moglie sono buoni, è stata la sua prima donna e l’unica, sente che lei lo sostiene e
gli è molto d’aiuto in tutto quello che fa. I rapporti con i familiari li definisce freddi, loro gli rimproverano di essersi defilato quando avrebbero avuto più bisogno di lui.
Sente che nella sua vita c’è sempre stato qualcuno a sostenerlo: la famiglia, gli amici più stretti, la moglie. Anche nel lavoro c’era quel suo collaboratore, poi trasferito, che lo aiutava e gli consentiva di sentirsi tranquillo.
Della famiglia di origine racconta che i rapporti con il padre, morto alcuni anni prima dopo una malattia debilitante, “non erano molto aperti”. I ricordi più significativi che ha di lui risalgono a quando “ancora era figlio unico e si sentiva seguito”.
La madre, di oltre 70 anni risulta capace e forte a differenza del padre che era “troppo buono”.
Fisicamente si presenta di altezza media, di corporatura robusta, con un’espressione del volto timorosa.
Dunque, sono un pò perplessa sulla diagnosi. Io proporrei un disturbo di personalità sicuramente, anche perchè problemi del genere erano sorti anche durante l'adolescenza. A me verrebbe di dire una personalità di tipo evitante, dato la paura del rapporto con gli altri, la svalutazione i se stesso, l'insicurezze, e la depressione (insonnia perenne) come sintomo concomitante che è molto comune in questo tipo di personalità. Come diagnosi differenziale invece sarei sempre per un disturbo di personalità, ma stavolta di tipo dipendente, infatti parla spesso del rapporto con la madre e anche con la moglie, del fatto che è sempre stato seguito e sostenuto. Potrebbe dipendere anche da questo i problemi lavorativi che ha, dal fatto che quando è solo (ambiente lavorativo) può contare solo sulle sue forze e dunque, avendo una personalità dipendente, sviluppa insicurezza e paura e non porta a termine le cose. Anche in questo tipo di personalità ansia e depressione sono sintomi correlati.
Io proporrei un MMPI-2 per risolvere questo dubbio, seguito da un Rorschach, test carta e matita (famiglia e figura umana). Poi per valutare il rapporto di dipendenza con la madre somministrerei alcune tavole del TAT, cioè quelle che indagano la famiglia. Inoltre anche un Hamilton anxiety e depression.
Per le terapie proporrei in entrambi i casi una terapia di tipo supportivo all'inizio e dopo eventualmente di tipo espressivo. Una terapia psicodinamica sarebbe l'ideale per capire il legame di attaccamento e gli conflitti rimossi con il padre. Anche una terapia familiare o di gruppo sarebbe consigliabile soprattutto qualora dovesse essere confermato la personalità di tipo dipendente.
Ho esposto molto brevemente. Ma i punti centrali sono questi. Che dite voi? Altre proposte?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
ciao laura!
allora concordo con te sul disturbo di personalità!
solo che io per prima metterei un disturbo dipendente, in differenziale quello evitante...infatti" Sente che nella sua vita c’è sempre stato qualcuno a sostenerlo". e sembra essere andato parecchio in crisi quando è andato via il suo collaboratore....comunque ci sono chiari sintomi anche di evitamento...mah!
aree da indagare: rapporto con la famiglia, inorgenze sintomi, cosa ha ostacolato l'autonomia, perchè la domanda proprio ora, immagine di sè, temi dell'esibirsi (eventuali angoscie castratorie) etc..
per i test io mettei anche un ort (per indagare meglio le relazioni oggettuali)
come terapia sicuramente psicodinamica (supportiva poi espessiva ) con l'obiettivo di aumentare la fiducia in sè, stimolare la separazione-individuazione e l'autonomia.
questo è quello che mi viene in mente...
ciao e buona giornata!!!!:yahoo:
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Grazie, non conosco l'ORT, ma grazie per il consiglio. Ma quindi se metto disturbo di evitamento e poi quello dipendente significa che sto dando più importanza alla prima ipotesi come più probabile??? Ops...non pensavo volesse dire questo, le mie erano entrambe ipotesi con lo stesso valore. Quindi dal prossimo caso metterò per prima l'ipotesi diagnostica che ritengo più certa.
Grazie, come sempre.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
laura non vorrei dirti una stupidaggine, ma io ho capito che la prima ipotesi diagnostica è quella a cui si da un pò più peso...la differenziale sarebbe come una "carta di riserva" , questo è come l'ho intesa io!
credo che comunque chi legge il tema debba avere chiaro cosa pensiamo sulla diagnosi e cosa eventualmente prenderemo in considerazione come alternativa...
scusata la domanda:
ma voi vi sentite tranquille o ansia e panico agitano le vostre giornate e notti??
io vado a momenti intermittenti...2 ore sono calma e penso positivo, 2 ore sono schiacciate da dubbi e il mio senso di autoefficacia scende a minimi storici...mah!
che vogli di vacanza e di togliermi sto pensiero che mi sta appresso ormai da 9 mesi!!!
cioa a tutte e grazie perchè con questo forum mi fate sentire meno sola!:Ops:
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ok, ascolterò il tuo consiglio, penso proprio tu abbia ragione!
Riguardo l'ansia devo dirti che fino alla settimana scorsa ero in fase ipomaniacale logorroica, con palpitazioni x 24 ore. Ora invece ho il cervello così stanco che pure quella fase mi ha abbandonata. Mi sento debole, ho una leggera ansia adesso, e molta insonnia....probabilmente anche dovuta al fatto che sarò fuori sede.
Cmq non vedo l'ora sia il 24 pm!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao ragazze, questo era proprio il caso che volevo proporvi perchè non ero sicura su diagnosi diff.
Anch'io concordo con diagnosi di personalità: dipendente come prima diagnosi e credo che si debba mettere per prima quella ritenuta più probabile, non mi veniva in mente una differenziale..non avevo pensato a P.evitante ma in effetti anche i problemi avuti da adolescente(timidezza,...)mi sembra giusta, secondo voi se avessi messo depressione dato che alcuni sintomi c'erano poteva andare?avrei cmq sottolineato che il disturbo sembrava più orientato a uno di personalità:
Concordo Su Rorschach e TAT o ORT..starei attenta a non inserire troppi strumenti, ho sentito che non va molto bene.Poi non so se sia opportuno mettere sia ROrschach che MMPI, ma questa è un'idea mia, voi che dite?
Ciao e grazie della collaborazione..
PS. io in questi giorni sono in panico..dormo male e anche se faccio altro la mia testa è sempre su questo esame..quindi cara francesca ti capisco benissimo..nella speranza che tutto passi prima che un disturbo d'ansia vengo a me, mi dico di tener duro e di non cadere in preda al panico...altrimenti rischio poi di fare un flop quel giorno..
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao, bè secondo me come diagnosi differenziale mettere la depressione come diagnosi vera e propria mi pare un pò azzardato, perchè dal testo il sintomo rilevante è solo l'insonnia. Io preferirei considerare questo sintomo come correlato al disturbo di personalità invece. Poi cmq è soggettivo.
Per quanto riguarda i test in effetti sono un pò troppi quelli che avevo messo, probabilmente in sede di esame mi limiterò. Però considera che ognuno di questi test non serve solo a delimitare il profilo di personalità, ma anche per vedere altre caratteristiche (tipo il Rorschach per le difese, per le motivazioni, per il pensiero, per l'aggressività, cose che con un MMPI non si vedono in modo specifico), per cui penso che sia importante sempre motivare perchè si è scelto di usare un test, a prescindere che se ne metta uno o tanti.
Ma come dici tu meglio non sbilanciarsi troppo.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
lau ciao, che ne dici di sviluppare un altro caso. cosi vediamo se mi viene piu voglia... proponi
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ok, aspetto che lo metti tu, come ti dicevo prima.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
X ha 42 anni, è coniugato e ha due figli, ha la licenza media e gestisce un bar di sua
proprietà nella periferia di una città di medie dimensioni. Si rivolge ad un centro di
salute mentale, chiedendo una valutazione e un trattamento psicologico per un
disturbo che dura ormai da 7 anni. Le prime manifestazioni del disturbo si sono
presentate in modo improvviso, con senso di svenimento, mancanza d’aria e
sudorazione profusa. Ha anche temuto di morire o di diventare pazzo ed inizialmente si
è rivolto per ben tre volte in pochi mesi al Pronto Soccorso. I disturbi, presentatisi
soprattutto quando si trovava in luoghi pubblici affollati hanno determinato sempre più
pesanti limitazioni nella libertà di movimento. Attualmente non viaggia più in treno o in
autobus, continua ad usare l’auto (perché “ci si può fermare quando si vuole”) se è in
compagnia di qualcuno. Anche in auto però evita sistematicamente le file e i percorsi
intasati, magari facendo lunghe deviazioni e ponendosi dei punti intermedi di
riferimento, dove fermarsi se occorre. Viaggia da solo esclusivamente per il percorso
casa-lavoro (meno di 2 chilometri, che “non presenta intralci o rallentamenti”).
Trascorre il tempo libero a casa, davanti alla TV, al computer o facendo lavori di
giardinaggio. Non riesce più a frequentare i luoghi pubblici, come le piazze del centro
città, gli ipermercati, le chiese, anche quando non c’è tanta gente. Ammette di provare
un certo disagio, che però controlla, anche quando il suo bar è particolarmente
affollato.
è sempre un caso di padova... che non ho sviluppato.
finalmente ne scrivo qualcuno... a dpo
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
lau, lo espongo proprio come lo farei in sede di esame... cosi mi dici che te ne sembra
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
io lo svolgerei cosi:
In primis, davanti all’esposizioni di un colloquio con un paziente, andrei ad indagare la richiesta d’aiuto e l’insorgenza della domanda. Dalla lettura di questo caso non è possibile stabilire se il paziente ha richiesto un intervento terapeutico in modo autonomo ( e dunque con una motivazione intrinseca) o se è stato consigliato da qualcuno. Appunto per questo iniziare ad indagare sulle aspettative riguardanti il colloquio, e sulla possibilita di ulteriori incontri per poter stabile una buona allenaza terapeutica, al fine di diagnosticare un piu precisa ipotesi diagnostica.
Attnendomi ai sintomi dichiarati quali: senso di svenimento, mancanza d’aria sudorazione profusa, paura di morire e di diventare pazzo, si potrebbe ipotizzare un disturbo d’ansia, appunto per questo cercherei di indagare e capire dove si trovava o si stava recando quando sono apparsi questi sintomi, come ha cercato di gestire la crisi, e a cosa potrebbe attribuire la causa. Inoltre considerando che questi sintomi si presentano spesso in luoghi aperti che lo hanno portato a sempre piu limitazioni,potrei ipotizzare anche un disturbo agorafobico
Successivamente, considerando che il disturbo si sia presentato circa 7 anni fa, chiedere il perch’ in un intervento terapeutico proprio ora? Cercherei di comprendere inoltre se si fa accompaganare da qualcuno nei suoi spostamenti, e se nell’unico tragitto che volge da solo casa lavoro, è presente nelle vicinanze qualche persone a lui cara o comunque cosa intende per punti di riferimento
Indagherei inoltre sulla sue relazioni. Sui suoi rapporti con i figli e la moglia, da quanto tempo è sposato? Quanti anni hanno i suoi figli?, che tipo di rapporto intrattiene con loro?
Farei riferimento anche alla sua famiglia d’origine, invitandolo a raccontarmi i rapporti con i genitori, se ha fratelli? Se si che rapporti intrattiene con loro?.mi soffermerei molto su questo argomento per comprendere se determinate difficoltà erono gia presenti quando viveva con la sua famiglia d’origine o se sono nate in seguito all uscita di casa.
Le chiederei se è soddisfatto del suo lavoro, che relazione usa con i suoi clienti, e come gestisce il suo disagio in presenza di essi. Gli chiederei inoltre se delega qualcuno per i suoi bisogni a causa sei suoi disagi ha frequentare supermercati e luoghi pubblici.
Cercherei di capire quali vantaggi secondari l’utente ottiene stando a casa, e chi è l’altro dominante da cui il soggetto dipende.
Utilizzerei inoltre alcuni test per comprendere meglio il quadro patologico. Userei la sas per quantificare lo stato d’ansia del soggetto, e un test di personalità quale il roscharch per avere un quadro della personalita piu completo, in particola modo, attenzionerei i colore ch chf fch per comprendere la distribuzione e la gestione dell’ansia. Potrebbe risultare utile anche un cba 2.0 per una distinzione tra l’ansia di stato e l’ansia di tratto.
Considerando infine che l’esame di realta appare conservato, (in ogni caso sara evidenziato dal roscharch) e che la diagnosi piu plausibile mi fa pensare ad un disturbo agorafobico proporrei una terapia cognitivo comportamentale, in modo da sostituire pensieri e risposte disfunzionali con pensieri e risposte funzionali.
che ne dici?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Dunque, consideriamo che è il primo caso che fai per iscritto, dunque sicuramente migliorerai già al prossimo. Infatti l'esposizione è ancora poco tecnica, vedi se ti viene meglio esprimerti in terza persona.
Andando al sodo, io in questo caso scriverei che è un disturbo di ansia, ma lo specificherei che probabilmente si tratta di un attacco di panico con agorafobia (io non scenderei nei particolari nei casi incerti, ma in questo i sintomi x fare un'ipotesi più precisa ci sono). Inoltre vanno bene le cose che vuoi approfondire, ma scriverei pure che è necessario indagare il rapporto con i familiari e con l'altro per escludere una diagnosi differenziale di fobia sociale (che dici?)
Inoltre sui test io starei attenta a scendere troppo nel particolare con il Rorschach, considera che noi lo abbiamo imparato al tirocinio con la siglatura del Passi-Tognazzo, che non è molto benvista (soprattutto da una commissione cognitivo-comportamentale, che penso proprio prediliga l'Exner). Io scriverei solo il test quindi, senza scendere nei particolari. Inoltre come test di personalità io metterei un MMPI più che un Rorschach, soprattutto visto che vuoi adottare una terapia cognitivo-comportamentale. Considera che è sempre un test proiettivo il Rorschach. La Cba va benissimo e anche la Sas, anche se forse così si rischia di mettere un pò troppi test sull'ansia.
Scusa Ge le troppe critiche, ma me lo hai detto tu di drti che ne pensavo. Io lo farei così, ma poi la certezza assoluta non esiste.
Ragazze del forum voi che ne pensate?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
riguardo al roscharch l appunto che ho citato,fa riferimento all exner.
proverò a scrivere in terza persona...
non avevo pensato alla fobia sociale minimamente. ma il mio approfondire il discorso relativo alla famiglia e perche in genere il disturbi d'ansia sono causati da una resistenza alla separaaziome.
cmq grazie...
aspetto un altro caso di sviluppare...
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Si, ma secondo me è meglio non mettere secondo me troppe specifiche sulla siglatura del test, poi non so. Io scriverei solo il nome del test e per cosa lo utilizzo. Come ti dicevo non voglio rischiare di starfare, scriverò solo le cose di cui sono certa.
Sulla terza persona non so se a te viene meglio, io all'inizio ho provato in prima persona e mi venivano elaborati da prima elementare....ahahhaha! Poi è soggettivo.
La fobia sociale è un'ipotesi molto alla lontana, magari è sbagliato, ma sono d'accordo infatti con te sull'approfondire le info sulla famiglia sia per l'una che per la seconda ipotesi.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Più tardi ne metto uno di Roma che ho trovato molto interessnate. Ora sto uscendo. Vediamo anche se risponde qualcun'altro al caso di prima, più opinioni si hanno e meglio è. A dopo.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
a dopo.... aspetto suggerimenti e critiche... ragazzi non abbandonatemi....
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao a tutte, panico...oggi ero alla scuola di specializzazione e confrontandomi con chi ha già fatto l'esame è uscito che con la commisione che abbiamo è molto rischioso usare test proiettivi di orientamento psicodinamico. Perciò all'ultimo io pensavo di focalizzarmi su MMPI e CBA. Del CBA ho visto che ne avete già parlato, qualcuna ha qualcosa che descriva bene MMPI?Tipo quali aspetti indaga bene? Io ho solo cose generali..
GRAZIE MILLE
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Allora, è una traccia uscita a Roma dato che quelel di Pd bene o male le abbiamo già svolte.
Francesca, una ragazza di 18 anni, si rivolge allo psicologo dopo diverse titubanze, su suggerimento del medico di famiglia. Frequenta l'ultimo anno di liceo classico in un paese vicino Roma, dove vive con il padre ingegnere, la madre insegnante e la sorella maggiore, studentessa in medicina.
Francesca riferisce che durante una manifestazione di protesta svoltasi a Roma e alla quale aveva partecipato insieme ai suoi compagni di scuola, aveva rivissuto una situazione vista in precedenza nel corso di una trasmissione televisiva e nella quale alcuni manifestanti venivano aggrediti da
gruppi di disturbatori. Durante la manifestazione di Francesca non si erano verificate situazioni di scontro effettivo ma soltanto alcuni momenti di tensione. Vedendo però l'esagitazione di molti studenti, la ragazza aveva immaginato che le si potesse presentare una situazione omologa a quella
televisiva: aveva allora avvertito un tremore, aveva avuto paura che sopraggiungesse un attacco cardiaco e aveva vomitato. Questo episodio l'aveva molto spaventata. Un episodio analogo si era verificato nuovamente quindici giorni dopo a scuola. Quella mattina avrebbe dovuto essere interrogata; prima di prendere il treno per recarsi a scuola aveva nuovamente avvertito un tremore, con sensazione di vomito e conseguente paura di morire: "Il cuore andava come un pazzo e sembrava che mi saltasse fuori dal petto", precisa Francesca.
Attualmente la ragazza manifesta difficoltà nel rapporto con i professori, soprattutto col docente di Lettere, non tanto perché non si senta preparata, quanto perché ritiene che egli non la metta a suo agio e teme di fare brutta figura con tutta la classe. Francesca riferisce di sentirsi molto agitata soprattutto quando a scuola ci sono delle interrogazioni e in casa delle tensioni. I suoi genitori stanno attraversando un periodo di crisi e recentemente la ragazza ha difficoltà a relazionarsi con entrambi, ma soprattutto con il padre. Con la sorella invece c'è un buon rapporto e a volte le due ragazze escono insieme.
Mentre parla, Francesca assume una postura rigida; è timida e difficilmente sostiene lo sguardo. E' molto preoccupata per la sua salute: per paura di sentirsi male tende a restare spesso in casa, limitando così la sua vita di relazione; ha anche lasciato il ragazzo con il quale sendtava insieme da un
anno.
Dall’analisi del caso emergono alcuni elementi molto importanti, tuttavia non sufficienti per poter formulare una diagnosi certa sulle paziente. E’ necessario dunque approfondire la storia della paziente e anche la sintomatologia attuale.
In prima analisi è necessario analizzare la domanda della paziente, capire se le titubanze che avuto nel presentarsi al colloquio clinico sono dovute ad una sua paura di capire i suoi problemi. La paziente sta difatti attraversando un momento di crisi, sia personale, familiare e anche scolastica, come si evince dai dati anamnestici. Tale situazione potrebbe avere portato la paziente ad avere una crisi di ansia, alla caduta delle difese personali, ma è da approfondire.
Lo stato sintomatologico della paziente è composto da tremori, paura di diventare pazza, senso di disagio a scuola. La paziente appare scompensata, da ciò che descrive, cioè l’episodio della manifestazione, sembra aver avuto un attacco di panico, con una forte ansia anticipatoria che tutt’ora sussiste, come si vede negli episodi successivi. La paura inspiegabile e improvvisa ha molto scossa la paziente, la quale, probabilmente a causa delle continue crisi nella sua vita, non ha saputo difendersi. Il fatto però che la paziente abbia vissuto questa esperienza vista in precedente nel corso di una trasmissione televisiva sarebbe da indagare. Potrebbe infatti trattarsi di un disturbo post-traumatico da stress, il quale spiegherebbe l’ansia anticipatoria, la dispercezione momentanea della realtà e l’abbattimento emotivo e sociale attuale. Per tale motivo è da ritenersi necessario un approfondimento diagnostico. Nei successivi colloqui sono da approfondire:
- i rapporti con i genitori sia durante l’infanzia che nel momento attuale
- come sta vivendo la crisi familiare
- le sue paure e preoccupazioni
- perché ha lasciato il suo ragazzo e come era il loro rapporto
- relazioni sociali
- come era la sua vita prima dell’episodio descritto
- cosa ha pensato o è successo prima dell’episodio descritto
- interessi personali, se le piace la scuola, il rapporto con gli insegnanti
- parlare dei sintomi, chiarire com’è stato l’episodio in cui lei ha rivissuto il programma televisivo
Al colloquio è possibile associare un test di personalità come l’MMPI-2 per indagare la personalità della paziente e le aree critiche da approfondire in successivi colloqui. Potrebbe essere utile anche utilizzare una CBA per approfondire il livello di ansia di stato e di tratto. Una volta approfondito e rilevato il profilo della paziente si potrebbe proporre una terapia di tipo espressiva, in particolare si propone un approccio cognitivo-comportamentale per i disturbi di ansia e di panico, per la gestione e il controllo dell’ansia, e dunque per la sostituzione dei comportamenti disadattavi con alcuni più adattivi. Invece, qualora dovesse essere confermata la diagnosi di DPTS sarebbe consigliabile invece una terapia di tipo psicodinamico, mirante a rafforzare le difese della paziente che appaiono, data la situazione che sta vivendo, molto labili, o in alternativa una terapia cognitivo-comportamentale con l'utilizzo de controcondizionamento come tecnica.
Ci ho messo un bel po’, era un caso complesso secondo me. Voi che ne pensate?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
verdemare
Ciao a tutte, panico...oggi ero alla scuola di specializzazione e confrontandomi con chi ha già fatto l'esame è uscito che con la commisione che abbiamo è molto rischioso usare test proiettivi di orientamento psicodinamico. Perciò all'ultimo io pensavo di focalizzarmi su MMPI e CBA. Del CBA ho visto che ne avete già parlato, qualcuna ha qualcosa che descriva bene MMPI?Tipo quali aspetti indaga bene? Io ho solo cose generali..
GRAZIE MILLE
Si, me l'ero immaginato, motivo per cui oggi dicevo a Gessica di preferire MMPI al Rorschach.
Dunque l'MMPI è un test di personalità composto come saprai dalle scale base e da quelle supplementari. E' un test che compila il paziente stesso e poi il clinico ricaverà un grafico in cui si vedranno le aree critiche di interesse che devono essere approfondite con il colloquio. Talvolta capita che dal grafico le aree critiche compongano già una diagnosi, nel senso che se vi possono essere tanti picchi massimi che insieme compongono una diagnosi. Le scale base sono quelle della clinica di base e già sono sufficienti per compiere una diagnosi (se si può ovviamente solo attraverso questo test), quelle supplementari sono invece altre informazioni utili sul paziente (come dpts, depressione, dipendenza da sostanze, resistenza alla terapia, ecc).
Secondo me è il test di personalità più completo. Io metto sempre questo.
Spero di esserti stata utile, se qualcosa non ti è chiara visto che ormai sono stanca e scrivo da cani, chiedi pure. :asd:
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
lau il disturbo post traumatico da stress è l'unica ipotesi piu certa. forse si potrebbe aggiungere qualcosa sulla questione del vomito, perche è la prima volta che leggo questo sintomo, quindi potremmo collegarlo ad una forma di somatizzazione, magari dovuta ad altro.
rileggendo il testo, sono sempre piu convita che potrebbe essere piu un disturbo sulla sfera ansiosa, perche nel dpts è l'esposizione ad un evento traumatico estremo che implica l'esperienza personale diretta. anche perchè dopo questo evento nel caso non se ne parla piu. i sintomi sono uguali ma non rivive piu la situazione.
che ne dici di un disturbo d'ansia non altrimenti specificato?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Bè potrebbe starci pure. Questo caso mi ha fatta penare un pò, era complicato. Avevo pensato pure io ad un disturbo da somatizzazione, ma poi mi sono detta che non c'erano abbastanza elementi per ipotizzarlo. In teoria la paziente doveva apparire logorroica, un pò teatrale, invece qui viene descritta come paurosa e distaccata. Anche il DPTS non mi convincerva molto, ma è l'unico a parte il disturbo da panico in cui poteva rientrare i sintomi. Non so, sono un pò perplessa. Ma quindi tu dici no al DPTS? E se invece di DPTS mettessimo disturbo acuto da stress?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
no il disturbo acuto da stess perche l ho letto nel dsm e i sintomi non sono attinenti.
io farei riferimento si al dpts, ma ipotizzeri anche un disturbo d'ansia non altrimenti specificato. Tra laltro nel dpts il disturbo d'ansia generalizzato è inserito come un disturbo associato.
in questi casi, quando ho dei dubbi, cerchero di concentrami molto sulle ipotetiche domande che formulerei alla tipa. anzichè metteri i punti che svilupperesti nei colloqui successivi, formula delle domande, cosi allunghi il brodo ed indaghi di piu.
ps: la somatizzazione non sempre è caratterizzata da logorocita ecc... quello e piu tipico dell'isterica, che non sempre somatizza...
cmq un caso difficilotto... l ho rileggo ancora...
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Si in effetti anzicchè DPTS meglio mettere disturbo d'ansia generalizzato. E' più preciso. In effetti era un pò esagerato mettere DPTS, ma non mi era venuto in mente ansia generalizzato.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Propongo un altro caso. Il tempo stringe, più ci alleniamo e meglio è.
Pietro è un uomo di 32 anni che si presenta al colloquio con lo psicologo clinico di un Centro di Salute Mentale in uno stato di profonda ed evidente sofferenza psicologica. Il colloquio inizia con un lungo silenzio nel quale Pietro dimostra nervosismo e imbarazzo. Con difficoltà e su sollecitazione dello psicologo, Pietro comincia a raccontare la sua storia partendo da come sta e da ciò che l'ha portato a chiedere aiuto. Il paziente descrive che da quasi due mesi non riesce a provare alcun interesse per tutto quello che, fino ad ora di fatto, rappresentava la sua vita. Pietro riferisce di avere un rapporto affettivo abbastanza soddisfacente anche se ora preferirebbe quasi non farsi vedere più dalla sua partner e si ritaglia spazi di solitudine per evitare che lei possa rendersi conto di quanto sia cambiato, non vuole che lei scopra la sua inquietudine e il suo disagio. D'altra parte la mattina fa fatica ad alzarsi e ad essere puntuale ai suoi impegni. Pietro sostiene che anche nel lavoro, (è un impiegato amministrativo in una grande multinazionale) le cose vanno molto male perché non riesce ad affermarsi e ad avere avanzamenti, né a dimostrare quanto vale agli altri. Inoltre sono anche compromessi i rapporti con i colleghi i quali non lo tengono in considerazione. Confida che avrebbe voluto laurearsi ma per una serie di motivi ha dovuto accontentarsi di un lavoro qualsiasi. Eppure, dice, non è sempre stato così, infatti Pietro riferisce che a volte gli capita di essere per lunghi periodi pieno d'energia, "proprio un vulcano di idee e infatti in quei momenti faccio tanti progetti coinvolgo gli altri e riesco a diventare un capo; poi però all'improvviso tutto cambia, forse perché la vita spesso è crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare, per cui mi ritrovo a sentirmi sempre più triste e penso che non ne vale la pena". Pietro descrive alcuni episodi significativi della sua vita a sostegno della sua convinzione dell'inutilità di impegnarsi in quanto la vita è sempre piena di sorprese negative. Per quel che riguarda la famiglia d'origine Pietro riferisce di avere una madre con la quale ha un pessimo rapporto che cerca di vedere il meno possibile, è una donna sempre indignata che trova sempre un motivo per rimproverarlo. Ha perso il padre da piccolo e di lui ricorda poco. Alla fine della seduta Pietro sottolinea che non aveva alcuna intenzione di fare una consultazione psicologica in quanto non crede di avere un grave problema, né pensa che il suo malessere passeggero anche se pesante possa essere risolto, "ognuno ha i suoi affanni e la vita non risparmia nessuno". Un suo amico d'infanzia però l'ha convinto ad andare dallo psicologo avendo riconosciuto in lui la stessa angoscia che lo tormentava in passato e per la quale aveva richiesto l'intervento di uno psicologo.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Da una prima lettura del caso emerge come il paziente introietti molto tutto ciò che gli accade attorno, minimizzando ogni semplice gesto. Secondo me si potrebbe parlare di un disturbo depressivo, ma bisognerebbe indagare su molte aree, come il rapporto con la famiglia d'origine, con la società. Si potrebbe proporre la somministrazione dell' MMPI e BDI per rilevare i tratti depressivi e una terapia di tipo cognitivo-comportamentale. Questo è ciò che mi viene all'istante, ditemi voi a cosa avete pensato
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Io ipotizzerei un disturbo evitante di personalità (scarsi rapporti con i colleghi, paura di parlare con la fidanzata, problemi con la madre sin dall'infanzia, svalutazione di sè), con sintomi depressivi correlati. Come diagnosi differenziale invece proporrei un disturbo dell'umore, e in particolare sembrerebbe più che depressione un disturbo bipolare (gli capita di essere per lunghi periodi pieno d'energia, "proprio un vulcano di idee e infatti in quei momenti faccio tanti progetti coinvolgo gli altri e riesco a diventare un capo; poi però all'improvviso tutto cambia). In altrenativa solo depressione.
Proporrei come test MMPI, Hamilton per l'ansia. Terapia supportiva e poi espressiva. Si potrebbe consigliare una terapia psicodinamica per indagare i rapporti familiare e reintegrare l'Io disgregato. Anche una terapia farmacologica sarebbe consigliabile, ma in caso inviare allo psichiatra.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Per poter formulare delle ipotesi interpretative ed un piano adeguato di intervento, ritengo sarebbe utile raccogliere ulteriori informazioni. Proporrei quindi alla paziente alcuni colloqui, al fine di istaurare una buona alleanza terapeutica, considerando soprattutto che al primo colloquio il paz non si presenta per una sua motivazione intrinseca, ma sotto suggeriemtno di un amico.
non a caso il paziente inizia a parlare sotto suggeriemto del terapeuta che lo inviata a raccontare di se.
Accenna immediatamente ad uno stato di profondo sofferenza che gli impedisce di avere interesse per tutto cio che fa. Questo calo dell’umore è inoltre accompagnato da un senso di vergogna nei confronti della moglia, e ad una profonda svalutazione di se rispetto al lavoro.
In realta occupa un posto di rilevanza è questo non dovrebbe indurlo ad un senso di bassa autostima.
Il suo umore depresso, le difficoltà lavorative, e il suo disinteresse al mondo esterno e a se, posson indurci ad ipotizzare uno stato depressivo, anche se la durata dei sintomi potrebbero falsificare la nostra ipotesi.
Infatti anche durante la vita adolescenziale e nei periodi successivi, il paziente è sempre stato accompaganato da questo tono dell’uomore, non portandolo adirittura a raggiungere i suoi obiettivi “ la Laurea”
Nei colloqui accenna inoltre a periodi in cui si sente un vulcano e periodi no. Tipoco sintomo di un distrurbo depressivo bipolare.
Indaghere a quali periodi fa riferimento, quando il suo umore ritienne fosse piu acceso e quando no.
Indaherei soprattutto sul rapporto con la madre, con quale ritiene di non essere in buoni rapporti. A cosa è dovuta questa rabbia? L’accusa forse per la perdita del padre?
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Inizio ad essere stanca…. Cmq disturbo bipolare…………
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Si, come pensavo io, disturbo bipolare. Lo metterei infatti al primo posto invece che l'evitante. Io sbaglio perchè scrivo a caso, senza fare caso che la prima diagnosi che metto è la più rilevante.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
ma non credo... o prima o dopo non fa differenza
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao a tutte,
ho già inserito questo messaggio ma non lo vedo non so se ieri ero così fusa che ho sbagliato posto... provo a rimetterlo. Ieri ero alla scuola di specializzazione e parlando con altre colleghe mi hanno detto che con la commissione che abbiamo meglio evitare test proiettivi, allora ho pensato di focalizzarmi su MMPI-2 e CBA-2(anche questo è 2 vero?). qualcuna ha le scale o info sull'MMPI-2? grazie
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao, il tuo messaggio era già apparso ieri sera. Cmq l'MMPI è un test ad ampio spettro, è molto completo e va benissimo anche nell'orientamento cognitivo-comportamentale. Se guardi sopra, laura ti aveva già dato spiegazioni a riguardo, praticamente è costituito da due scale, quella di base, che ci permette di definire i tratti caratteriali dei pazienti e quella supplementare, che nello specifico ci da notizie sulla depressione, ansia e altri disturbi.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ho un caso clinico da proporvi:
Enrico, (anni 37) chiede un appuntamento ad uno psicologo di un servizio pubblico per adulti. Al primo colloquio Enrico descrive uno stato di acuta sofferenza che lo sta attanagliando da qualche mese e che di giorno e di notte non lo lascia mai, impedendogli anche il riposo. Ha un buon lavoro impiegatizio. È sposato da 17 anni con Laura, sua coetanea. Il matrimonio è stato allietato dalla nascita di due figlie adesso adolescenti, anzi, Enrico e Laura si sono sposati molto giovani proprio a causa del concepimento della prima figlia, Margherita. Enrico stava frequentando il biennio di ingegneria ed era in pari con gli esami; ma in seguito al matrimonio ha trovato un posto da geometra in Comune e ha rinunciato ai suoi studi universitari. Elena, la seconda figlia è nata a distanza di un anno e mezzo e la moglie si è dedicata a tempo pieno all'accudimento delle figlie, che sembrano essere cresciute abbastanza bene. "In questi anni il mio primo pensiero è sempre stato per la mia famiglia, per mia moglie e per le bambine. Adesso loro stanno crescendo, la domenica si rifiutano di venire in montagna con noi, hanno i loro amici, mi sembra che non abbiano più bisogno di noi, di me. Mia moglie Laura, ha avviato, da circa due anni, con buon successo, insieme ad una sua amica, un negozio di abbigliamento per bambini. Laura ha raggiunto la sua indipendenza economica, anzi, attualmente il suo contributo finanziario alla famiglia è più consistente del mio. In alcuni momenti ho l'impressione di non aver vissuto la mia vita, di non essere riuscito a costruire qualcosa di importante con le mie mani. Perfino le mie figlie mi sembrano un merito soprattutto di Laura. Mi sembra di aver perso anche l'interesse verso mia moglie, che pure da qualche tempo si cura molto di più e comunque è sempre stata una donna affettuosa e piena di attrattive. Mio padre è mancato un anno e mezzo fa, dopo una lunga malattia invalidante. Al funerale ero così impietrito che non sono riuscito a piangere.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao ragazze, grazi e mille..vi faccio altre 2 domande e scusate ma il panico avanza..le scale di base sono le 6 di validità, le 10 cliniche e le 15 di contenuto? inoltre quelle supplementari (che non mi è chiaro se sono 6 o 15) vanno sempre somministrate o si possono scegliere? Per il CBA non ho trovato le scale secondarie..voi le avete?GRAZIE ANCORA
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
In sintesi: approfondirei: vita matrimoniale, rapporto con la moglie e le figlei, indagherei sulla sua famiglia d’origine, soffermandomi sulla morte del padre.
Diagnosi : disturbo dell’umore quale non saprei di preciso
Terapia: supportava per un processo di integrazione dell’io ad orientamento psicodinamico
Test: mmpi hemilton,
come diagnosi differenziale non saprei… tu che dici?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
forse episodio depressivo maggiore, visto che dice che si tratta di una sofferenza che lo attanaglia e non lo lascia in pace
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
barbie1982
Ho un caso clinico da proporvi:
Enrico, (anni 37) chiede un appuntamento ad uno psicologo di un servizio pubblico per adulti. Al primo colloquio Enrico descrive uno stato di acuta sofferenza che lo sta attanagliando da qualche mese e che di giorno e di notte non lo lascia mai, impedendogli anche il riposo. Ha un buon lavoro impiegatizio. È sposato da 17 anni con Laura, sua coetanea. Il matrimonio è stato allietato dalla nascita di due figlie adesso adolescenti, anzi, Enrico e Laura si sono sposati molto giovani proprio a causa del concepimento della prima figlia, Margherita. Enrico stava frequentando il biennio di ingegneria ed era in pari con gli esami; ma in seguito al matrimonio ha trovato un posto da geometra in Comune e ha rinunciato ai suoi studi universitari. Elena, la seconda figlia è nata a distanza di un anno e mezzo e la moglie si è dedicata a tempo pieno all'accudimento delle figlie, che sembrano essere cresciute abbastanza bene. "In questi anni il mio primo pensiero è sempre stato per la mia famiglia, per mia moglie e per le bambine. Adesso loro stanno crescendo, la domenica si rifiutano di venire in montagna con noi, hanno i loro amici, mi sembra che non abbiano più bisogno di noi, di me. Mia moglie Laura, ha avviato, da circa due anni, con buon successo, insieme ad una sua amica, un negozio di abbigliamento per bambini. Laura ha raggiunto la sua indipendenza economica, anzi, attualmente il suo contributo finanziario alla famiglia è più consistente del mio. In alcuni momenti ho l'impressione di non aver vissuto la mia vita, di non essere riuscito a costruire qualcosa di importante con le mie mani. Perfino le mie figlie mi sembrano un merito soprattutto di Laura. Mi sembra di aver perso anche l'interesse verso mia moglie, che pure da qualche tempo si cura molto di più e comunque è sempre stata una donna affettuosa e piena di attrattive. Mio padre è mancato un anno e mezzo fa, dopo una lunga malattia invalidante. Al funerale ero così impietrito che non sono riuscito a piangere.
Ciao, in effetti questo caso mi lascia un pò perplessa in quanto non ci sono sintomi che spiccano. Io ipotizzerei un disturbo dell'umore in particolare depressione maggiore anche se è importante fare una attenta analisi del sintomo per capire se vi siano tutti i criteri diagnostici (domanda:la diagnosi è depressione maggiore non si può scrivere solo depressione o sintomi depressivi giusto? perchè io ho letto solo il Falabella e mi viene il dubbio che sul DSM ci siano anche alti disturbi depressivi unipolari). Mi riesce difficile pensare ad una diagnosi differenziale io direi disturbo d'ansia generalizzata (che può compromettere sonno e umore e potrebbero esserci delle velate preoccupazioni per il futuro legate alla sua funzione nella famiglia).
Proporrei quindi una aproffondita analisi del sintomo, relazioni passate e attuali con moglie figli e colleghi, analisi del tema della separazione (morte del padre, figli che crescono..). Per ulteriori conferme proporrei uso dell'MMPI-II (per analisi personalità , comprensione gravità del disturbo e per la presenza di scale che valutano depressione, sintomi depressivi e ansiosi) e del CBA utile per una anamnesi generale,per valutare più attentamente ansia di tratto e di stato, sintomi depressivi.
Che dite? altre idee per la diagnosi differenziale?
PS: qui ho buttato lì, ma all'esame utilizzerò sempre condizionale e forma ipersonale
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
dato che cmq non abbiamo indicazione chiari della durata del disturbo opterei sul sicuroper una diagnosi di disturbo depressivo non altrimenti specificato