Anche io ho fatto lavoro. tu di dove sei?
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bari,sono iscritta all'albo da gennaio,nelle risore umane che è il settore che mi inreressa non ho trovato nulla,da noi poi è difficilissimo,solo un'azienda (QuiMutuo) mi ha proposto uno stage di 3 mesi senza rimborso spese,solo che poi mi dissero che dopo lo stage non mi avrebbero assunto ma avrei lavorato con loro come libera professionista,cioè dovevo aprirmi la partita iva,scandaloso!
Salve a tutte...sono una ragazza di Roma, ho 25 anni.
Ho appena finito gli esami e a febbraio prenderò la laurea specialistica, corso cognitivo, facoltà di Roma.
Sto iniziando a pensare a cosa fare dopo...aiuto!!!
Mi piacerebbe fare una scuola di psicoterapia cognitivo-comportamentale ma sono molto care...e non garantiscono lavoro, magari la farò più in la.
Ora pensavo di fare un corso breve...tipo in psicodiagnostica, visto che con i test ho abbastanza confidenza. Voi cosa dite?
Nel frattempo vorrei lavorare però...magari part time, cosa si può fare con la sola abilitazione o in attesa di prenderla?
Leggo spesso del lavoro di educatrice, esattamente in cosa consiste e come si fa per trovarlo? Con il mio corso di laurea in realtà non è che si abbia una grande specializzazione x i bimbi...
Grazie a chiunque mi risponda!!
Non è che con l'abilitazione non puoi far nulla ehh... non entrare nel comune errore che sei psicologo solo se fai psicoterapia...
Vi linko un interessante articolo HT Psicologia: Cosa puo' fare lo Psicologo non Psicoterapeuta?
Carissimi giovani psicologi, l la situazione è drammatica anche per chi di ani ne ha 36, è sul mercato da 10. Un consiglio: non fatevi l'illusione che con più competenze c'è più possibilità, non è così! i vari corsi di psicoterapia, counselling, master etc, servono solo per far lavorare a spese vostre gli psicologi senior, 50 enni che si riciclano perchè magari hanno un calo di clienti in studio o di lavoro come docenti in corsi professionalizzanti sì, ma che non garantiscono posto di lavoro perchè se non c'è posto non c'è anche se hai 6 lauree in psicologia ! in più ti ritrovi più povero di prima dai 100 ai 5000 euro in meno in tasca e 0 possibilità. cosa fare? Bhe visto che siete ancora alle prime armi...meglio fare un corso in un ambito che non c'entra ma avere lavoro...tipo fisioterapia, sc. infermieristiche, logopedia, o similari . fare volontariato? sì ok ma così si alimenta la disoccupazione..perchè se io ASl, consultorio privato cooperativa posso avere una giovane psicologa che lavora gratis perchè mai dovrei assumerne una? perchè io Comune devo appaltare il servizio di psicologia scolastica se la cooperativa che si occupa di sostegno a scuola mi offre anche la psicologa scolastica come plus in piu' nei bandi d'appalto gratis e poi fa lavorare la poverina che fa la volontaria illusa che poi la assumano? questa è la realtà ! dopo 10 anni ogni settembre a vedere quali progetti si aprono nelle scuole, quali progetti finanzati sono passati e quali no...ogni anno meno lavoro eppure il mio cv di esperienze ne ha a volontà! quando ho cominciato pensavo fosse la gavetta da fare per fare questo lavoro oggi è il precariato quotidiano e ..il fisco a fine mese non ti dà la cassantegrazione o disoccupazione come i dipendenti se una scuola non ti rifinanzia un progetto o se un comune non rinnova l'incarico! meditate!
ciao
beh...
mi unisco a voi ragazze, anche perchè siamo tutte nella stessa barca :argh:.
Sono laureata, in attesa di iscrivermi all'albo, tirocinante volontaria presso la ASL e in cerca di un lavoro temporaneo per potermi mantenere...:skunk:
io però ho studiato per fare la psicologa e farò la psicologa :swear:
Ciao, non ti nascondo che l'idea di farmi un corso in un ambito diverso dalla psicologia mi è passata x la testa....
Ho 30 anni, non lavoro e non so davvero più cosa fare della mia vita....
il pensiero di ricominciare da zero (avessi fatto una scelta differente a 18 anni!!!) però mi deprime molto.
a 30 anni vorresti sentirti realizzata "un minimo" e non in crisi totale: faccio un master? la scuola di specializzazione? prendo un'altra laurea? e poi pensi "come mi pagherò tutto questo"? o ancora "meglio lavorare in un settore totalmente diverso dalla psicologia ma avere uno stipendio "decente" o insistere con la psicologia ben sapendo di fare la fame e di dover comunque lavorare in ambiti (che x quanto attinenti al corso di studio) non ti piacciono?
Non so come la pensiate voi, ma io sono davvero in crisi!
mi dispiace ma ritengo che fare il volontariato sia sbagliato: avete mai visto dei medici che fanno i volontari? perché legittimare con la nostra opera professionale gratuita, un sistema che ci tratta come ombre? io lavoro da anni in ospedale e i pediatri ad esempio, si fanno belli sui loro interventi di sostegno alla genitorialità con tanti interventi di psicologi che lavorano gratis...il cane che si morde la coda è che se ci sono tanti professionisti che lavorano gratis, perché si dovrebbero fare dei concorsi x assumere psicologi strutturati? questo segna un conseguente abbassamento del livello professionale...ora sono tempi duri x i volontari: alcuni ospedali, al- della mia città, non li vogliono e le ASL, li tollerano solo x un anno x paura di vertenze sindacali...
bella la ns facoltà che ci riempie di aria ma non ci dà strumenti x leggere una realtà che sta cambiando...svegliamoci e prendiamo ciò che è nostro, a partire dalla dignità professionale!
Mi ci metto anch'io... ho quasi 32 anni, laureata da 3, abilitata da 1. Lavoro presso un ente di formazione, faccio psicologia nei corsi di estetica e osa.
Ma mi pagano pochissimo, questo perchè ho poca esperienza, e gli enti regionali pretendono una certa continuità nella formazione.
Non ho trovato altro al momento, vado due volte a settimana, per due ore.
Sono più le spese che le entrate; sono portatrice di handicap non posso andare troppo lontano.
Non so più dove inviare curriculum, e cosa fare sinceramente. La scuola di psicoterapia è ancora lontana, non ho un entrata fissa, e non posso permettermela.
Sembra che il tirocinio per noi non finisca mai ....
Salve care colleghe e coetanee 30enni! sodalizzo con questi ultimi post... e ovviamente mi accodo alla categoria di chi non ancora lavora come psicologa :sbonk: però mi dico...se altre ci sono riuscite, dobbiamo riuscirci anche noi! non demordiamo!
a risentirci!:mano:
Concordo con te haidi...belle anche le parole di Cervantes:)...
mi inserisco nell'argomento anch'io
è un periodo di grossa crisi generale e l'ambito lavorativo ne risente eccome e il nostro ambito ancora di più. può essere un caso o no ma le persone in consulenza son sempre meno, nonostante che... c'è bisogno di "noi".
la sola cosa che posso dire e di non mollare e cercare di andare avanti, farsi strada in questo mondo tanto bello quanto instabile, oggi puoi avere 8 clienti e domani il nulla. se poi dopo aver tentato non ci sono risultati beh ahimè dobbiamo soprattivere e quindi ben venga anche un altro tipo di lavoro.
master o scuola di specializzazione? è una scelta personale ma nessuna delle due ti da la sicurezza di un lavoro ma solo alcune possibilità in più.
Ragazzi mi accodo anch'io a questa tristezza generale. sono in crisi mi sono laureata quest'anno ma ormai sono 3 anni che faccio l'educatrice..non mi piace questo lavoro, non ce la faccio +!!! sto pensando di trovare lavoro in qualsiasi altro posto ma nn si trova nulla. mi sento bloccata, mi manca l'aria...giuro... help!!!!
non sai quanto ti capisco esterella veramente!! anch'io ho fatto l'educatrice per quasi tre anni e per quanto mi sforzassi non mi piaceva proprio al che ho deciso di mollare anche perchè l'ulteriore frustrazione era la paga davvero misera!! ora mi ritrovo con un curriculum le cui sole esperienze lavorative sono quelle di educatrice (se ti può consolare sono laureata da 4 anni) per cui non mi prendono neanche per altri lavori ammesso che ce ne siano... vedi che bella fregatura!! io mi sento davvero male anche perchè ho cercato di tutto ormai il mio lavoro è diventato cercare lavoro sto praticamente tutti i giorni su internet... è proprio una tristezza e non vedo vie d'uscita!! giusto ieri ho visto un concorso per psicologi in cui non era necessaria la specializzazione e mi ero quasi rianimata, quando poco dopo scopro che i posti disponibili cioè due corrispondevano alle figure professionali di psicologo che già lavoravano con varie tipologie di contratto in quella struttura... sarà un caso non lo so, so solo che se non possiamo sperare nenche nei concorsi è davvero una bella impresa trovare lavoro!!
per come sono io ora, ho in mente di cambiare totalmente settore..ad ora la psicologia non mi ha dato NULLA, mi ha solo tolto soldi e la gioia di lavorare. il fatto è che in altri settori non c'è lavoro... ma nessuno ci può raccontare la sua esperienza in merito?nessuno ha cambiato totalmente settore e si è torvato bene?
io sto studiando scienze della formazione primaria per poter insegnare,non so nè quando nè come visto le stronzate della Gelmini,però credo che sia rimasto l'unico modo per entrare nel pubblico,sempre se cambia qualcosa in positivo,per il resto la mia laurea in psicologia non l'abbandono,cedo che aprirò un'attività mia,tanto chiedere l'elemosina in giro ormai non puoi fare più nemmeno quello..
io vi posso dare uno stimolo, fare un progetto e proporlo a qualche ente o associazione ma so che anche in questo non è facile trovare chi ve lo finanzi, magari è un inizio.
M'intrometto anch'io nella vostra discussione, dall'esterno e dall'alto di un lavoro che con la psicologia c'incastra poco o nulla -conducente di autobus di linea-.
Secondo me, al di là della crisi, della mancanza di meritocrazia ecc, bisogna pensare a una cosa: come già detto da qualcheduno di voi, le aziende, già di per sè restie ad assumere, sanno bene come funziona il mercato, e giustamente si regolano di conseguenza.
Perchè spendere soldi per assumere uno psicologo, quando se ne trova a centinaia disposti a fare volontariato e/o lavorare aggratisse e in qualunque orario pur d'avere qualche cosa che "faccia curriculum", con l'illusione e la speranza che ciò serva, prima o poi, a raggiungere un posto fisso? E' brutto da dire, ma secondo me questo è uno dei motivi per i quali i giovani laureati in generale, e i giovani laureati in psicologia in particolare, sono costretti a sacrificarsi sempre di più per guadagnare sempre di meno in un mercato del lavoro che è sempre più scarso e gioca sempre più a ribasso.
presente pure io:sbonk:: educatrice al nido, baby sitter cn bambina autistica ..in base ai giorni!:sbonk::zott:...a nero, è ovvio!:rolleyes:
AH DIMENTICAV0: PR0GETT0 IN QUALITA' DI PSIC0L0GA (FINALEMNTE).......GRATUIT0!!!!!!! (S0B S0B!!!!!!)....INCREDIBILE MA VER0!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!ARGH!! !!!!!!!
........laureata nel 2007, abilitata da 6 mesi.....e ....tanta tanta gavetta: servizio civile nazionale in casa famiglia per minori, volontariato in centro per disabili, tirocini vari....:zott:
TRISTEZZA!!!!!!!!!!!
E' vero..ci teniamo aggrappati ad illusioni per non cadere nel baratro..Guardare in faccia la realtà è deprimente e allora si spera che qualcosa cambi prima o poi..ma passa il tempo e le cose stanno sempre così e purtroppo in questi anni di crisi generale per noi è ancora peggio..soprattutto per chi non ha le spalle coperte economicamente..per assurdo sapete chi può davvero sperare di lavorare un giorno come psicologo/psicoterapeuta? Chi può permettersi il lusso di non aver bisogno di di lavorare..
Tranne magari qualche eccezione qua e là, qualche colpo di fortuna unito a caparbietà, qualche decisione giusta in un momento altrettanto giusto..oppure al coraggio di cambiare e fare totalmente altro..e la coincidenza poi di trovarlo concretamente questo altro..ma alla fine credere nella possibilità di queste eccezioni che cosa è se non ancora un'illusione per tirare avanti? Tutto vero, però forse se non ci crediamo almeno un pò che possa essere una via d'uscita l'angoscia e la depressione sono lì in agguato e corriamo il rischio di entrare sì nel mondo della psicologia..ma dall'altra parte, cioè come pazienti..
io sto facendo il tirocinio post-lauream per poi potermi iscrivere all'albo...mi buttate proprio giù..e so che è tutto vero...non posso neanche permettermi di fare volontariato o fare master a pagamento perchè ho un bambino di 7 mesi e dovrei cominciare a lavorare il prima possibile per poter mantenere insieme al mio compagno la famiglia, che ormai con uno stipendio solo fatica ad andare avanti. ho studiato tanto per poter trovare un lavoro più soddisfacente e appagante...e invece le prospettive sono pessime...DOBBIAMO FARE QUALCOSA...
Però, se posso darvi un altro consiglio, non pensate: "ai concorsi i posti sono già tutti assegnati" e "va avanti solo chi ha il babbo psicologo", perchè non sempre è così. Certo, subentrare al posto del genitore che va in pensione o ottenere la raccomandazione di una persona altolocata può essere importante, ma non fondamentale.
Purtroppo, mi spiace dirlo, ma io credo che questo percorso sia inadatto per chi ha il desiderio di costruire una famiglia, comprare una casa e raggiungere in tempi brevi una certa stabilità economica e lavorativa.
Il modo per cercare di far migliorare le cose è uno solo: continuare a studiare e documentarsi, sì, ma smettere di fare volontariato, di farsi sfruttare e di spendere un monte di soldi a fondo perduto e nello stesso tempo guardarsi intorno a 360 gradi.
Se vi capita di dover fare un altro lavoro, non pensate che quello per il quale avete studiato debba essere l'unico lavoro della vostra vita. Chi sostiene: "So già che non mi garberà, perchè non è inerente gli studi che ho fatto", "E' una cosa temporanea, lo fo solo perchè non ho scelta o perchè mi devo pagare il master, con la speranza che un giorno qualcheduno mi faccia lavorare come psicologo", a mio modesto parere, avrà sempre e comunque la strada in salita...
Vorrei quotare un messaggio precedente che m'era sfuggito...mi scuso per i 2 post consecutivi
Dipende quali sono gli ambiti nel quale ci s'ha intenzione di muoversi. Come detto nel post precedente, bisogna sempre guardarsi intorno a 360 gradi, perchè spesso le ipotesi più inaspettate si rivelano le più redditizie.
Per quanto mi riguarda, da 19 a 24 anni io ho sempre studiato e lavorato. Ho studiato perchè ritengo lo studio fondamentale nella vita, al di là del titolo conseguito e della posizione professionale ricoperta. Ho lavorato perchè non ho una famiglia che mi mantiene, e anche se l'avessi avuta, non mi sarebbe garbato campare alle sue spalle e non avere nulla di personale. Feci tanti lavori, alcuni dei quali a nero: muratore, cameriere, riparatore di computer, bibliotecario, impiegato ecc...voi direte: lavori non di concetto. Sì, d'accordo, ma premesso che in qualche maniera bisognerà pur campare, a mio avviso il lavoro nobilita. Inoltre, non ho mai speso un centesimo per le tasse, ma ho sempre avuto borse di studio per via del reddito basso.
Un giorno, spinto da una passione che avevo fin da quand'ero piccino, decisi di non dare più ascolto a chi cercava di dissuadermi, e conseguii la patente di guida per gli autobus e il certificato d'abilitazione professionale per la guida di autobus di linea e da noleggio...vi risparmio i particolari.
Provai a fare questo lavoro in maniera saltuaria -andavo a fare il secondo autista presso la ditta di noleggio per la quale lavora un mio amico- e m'accorsi che mi garbò; cominciai a mettere un po' di domande a giro, fino a quando l'ATAF -azienda di trasporto pubblico locale dell'area fiorentina, nonchè maggior ditta della Toscana e principale ditta della mia città- non pubblicò un concorso per l'assunzione di nuovi autisti. Io mi presentai, superai il concorso e le visite mediche -anche se tra una convocazione e l'altra passò un po' di tempo- e attualmente porto a giro centinaia di persone per le strade di Firenze con la mia camicia celeste, il tesserino aziendale, il sorriso sulle labbra e la battuta sempre pronta, ma soprattutto con l'entusiasmo di cui avevo bisogno e con la certezza di un posto fisso e uno stipendio decente a fine mese. Non guadagno 3000 € al mese e mi sveglio tutte le mattine alle cinque, ma mi sento felice e questo è ciò che conta.
Ovviamente non ho smesso di studiare, anche se il tempo, che prima scarseggiava, ora scarseggia sempre di più. Non ho mai frequentato le lezioni, ho sempre fatto tutto da me, e probabilmente per questo motivo ho costruito un valido metodo di studio. Non so se arriverò fino alla fine, ma posso dire senza ombra di dubbio che, al di là del risultato accademico, lo studio m'ha aiutato tanto nella vita, m'ha fatto crescere come persona e m'è stato fondamentale anche per conquistare il posto che ricopro.
Se non avessi mai avuto un metodo di studio, probabilmente non avrei mai superato il concorso e avrei trovato difficoltà anche nel conseguire le patenti...questo per dire che secondo me è sbagliato pensare: "Ho studiato questo, devo fare per forza questo lavoro": i lati positivi ci sono sempre, basta saperli trovare.
Questa è la mia esperienza, spero di non avervi annoiati.
che bella la tua testimonianza, fabrighiglie!
ammiro tutte le persone che riescono a studiare e nel contempo a lavorare in un ambito in qualche modo lontano dal percorso di studi...
Quando verro' a Firenze(città che mi piace Moltissimo!!!!) guarderò in giro se ti vedo, collega psicologo! :)
Beh, il problema in questo caso non è soltanto l'eccessiva offerta, ma anche la notevole svalutazione della, chiamiamola in questo modo, "forza-lavoro". Un conto è avere un professionista che per lavorare ti richiede tale cifra non trattabile, e un conto è avere migliaia di giovani che, pur di scancellare lo 0 alla voce "esperienze" e farsi conoscere, sono disposti a fare volontariato e a lavorare soltanto per la gloria. E i datori di lavoro ringraziano...non si tratta di cattiveria, bensì di una legge di mercato, e io credo che chiunque abbia la possibilità d'ottenere il massimo risultato con la minima spesa, non potrebbe non approffittarne.
Fino a prova contraria, il lavoro è finalizzato soprattutto al guadagno, perchè il denaro è fondamentale e, come si dice dalle mie parti, senza lilleri un si lallera -senza soldi non si fa nulla-. Il volontariato è senza dubbio un'esperienza altruista e formativa, ma sicuramente non troppo redditizia, e a un certo punto bisogna anche pensare in maniera concreta, specie con l'avanzare dell'età. Un conto è pensare allo studio fino a 25-26 anni, e un conto è arrivare oltre i trenta a non avere nulla in mano dopo aver fatto una vita di sacrifici per studiare e speso migliaia d'euro per non avere punte garanzie. Delle tante persone che ho conosciuto a psicologia, tante hanno il desiderio di convivere, comprare casa, costruire una famiglia e magari avere figlioli...ma tutto questo, è brutto dirlo, richiede innanzitutto una certa stabilità economica, e farsi mantenere dalla famiglia o dal fidanzato e campare di lavori saltuari e volontariato per potersi pagare i master o le scuole di specializzazione non è il massimo.
Non si vive di soli sogni e di sole passioni, soprattutto se queste ultime non ti permettono di portare a casa uno stipendio sicuro.
Il mio non vuol essere un ragionamento pessimista, nè un modo per dire alla gente di non studiare certe cose perchè tanto non si trova lavoro, e non prendetelo in questo modo...ma soltanto un'opinione a mio avviso abbastanza realista. Già, perchè piangersi addosso, o voltarsi dall'altro lato pur di non guardare in faccia la realtà, è inutile e controproducente.
Per quanto mi riguarda, io non ho mai avuto velleità lavorative in questo campo, primo perchè non mi ritengo portato e non amo l'ambiente -ho una mentalità chiusa e provinciale, mi contento di capire me stesso e non pretendo di capire gli altri-, secondo perchè sapevo già in che condizioni era il mercato del lavoro, terzo perchè l'obiettivo era ricominciare a studiare qualche cosa che fosse interessante e nello stesso tempo non riguardasse una facoltà con obbligo di frequenza. E' stato psicologia -ambito interessante, ma non più di tante altre cose, e comunque non una ragione di vita-, ma poteva anche essere giurisprudenza, scienze politiche, biologia...nel mio caso, le materie studiate contano il giusto; l'importante è il modo in cui sono state studiate..quando m'iscrissi, io non feci il tipico ragionamento: "M'iscrivo a psicologia perchè voglio diventare psicologo", o "M'iscrivo a giurisprudenza perchè voglio fare l'avvocato", bensì dissi: "M'iscrivo all'università perchè voglio ampliare la mia cultura e costruire un valido metodo di studio, in quanto mi sarà in ogni caso utile nella vita". Quando andavo a scuola, infatti, non avevo la benchè minima idea di che significasse studiare, facevo forca di continuo, m'accontentavo del 6 politico e consideravo ogni argomento come fine a se stesso...col risultato che mi diplomai in 5 anni col minimo sindacale, ma a parte il diploma non mi rimase nulla. Se non avessi continuato a studiare, di sicuro sarebbe stato tutto più difficile e inoltre non sarei mai diventato la persona che sono.
A domande del tipo: "Il tuo è un lavoro momentaneo?" "Hai intenzione di concludere gli studi e mettere da parte un po' di soldi per continuare e fare il lavoro inerente il tuo titolo accademico?" e "Ti dispiace non fare il lavoro per il quale hai studiato", io risponderei: A) No, non è un lavoro momentaneo, ma spero duri almeno per un'altra quarantina d'anni; B) No: ho intenzione di mettere da parte un po' di soldi per levarmi ogni pochino qualche sfizio o semplicemente risparmiarli per ogni evenienza...di sicuro non andrei mai a sperperarli in attività per me poco interessanti e non redditizie, e C) Io ora fo il lavoro per il quale ho studiato...dopotutto, è necessario studiare per bene anche per gli esami delle patenti e i successivi concorsi, in quanto sono quasi più difficili degli esami universitari e soprattutto è vietato sbagliare.
Ora credo di aver scritto anche troppo, avanti con altre esperienze. Ps: se vi capita di passare a Firenze, ricordate di montare sull'autobus sempre col biglietto, oppure compratelo da me a bordo! :D
..concordo sul fatto che 'bisogna guardare in faccia la realtà' e avere uno stipendio per vivere.. però secondo me, se uno è veramente determinato a voler fare lo psicologo è bene che almeno ci provi,non rinunciare in partenza, perchè tanto ci sono pochi sbocchi.
lo dico a me stessa in primis,dato che ho superato l'esame di stato a luglio. sinceramente ripiegarmi totalmente su altro non mi va; aver buttato anni di studio,soldi e sacrifici per non tentare minimamente la strada dello psicologo, mi rattristerebbe, perciò io ci proverò almeno potrò dirmi 'hai tentato!' almeno finchè non ho famiglia e figli,mi sembra giusto provare. Questo è ciò che penso e dico a me stessa ora, poi magari tra qualche mese cambierò idea... (di certo però fabrighiglie non guiderò autobus perchè sarei negata e fermerei l'intera Firenze!)
ma lascio questo post per chi condivide la mia stessa speranza.
bè fabrighiglie (mammamia ma non potevi sceglierti un nick più semplice??) ha ragione,il suo è un discorso molto realistico,in fondo è vero che oggi per mettere su famiglia bisogna avere un lavoro stabile e di certo per gli psicologi questo è un miraggio,però è anche vero che chi ha studiato per questo percorso lungo e oneroso,voglia vedere qualche piccolo riconoscimento!io dico che bisogna trovarsi un altro lavoro per "campare" ma nello stesso tempo portare avanti la propria professione se è possibile...
Nick non semplice? Veramente si tratta dell'abbreviazione del mio nome e cognome!
Comunque, secondo me è giusto tentare, ma è altresì vero che non può essere definita professione un lavoro che non ti dà una garanzia economica e non ti permette di campare; inoltre, è sbagliato guardare sempre e solo in una determinata direzione, pensando che tutto è un ripiego in attesa del lavoro tanto desiderato che potrebbe arrivare chissà quando o forse mai. Qualunque cosa venga fatta solo perchè s'è costretti, rende tutto più noioso e più difficile.
Sembra brutto da dire, ma arrivati a un certo punto questo percorso non è per tutti, ma solo per chi ha le spalle coperte e non ha necessità e bisogno di lavorare in tempi brevi. E per lavorare non s'intende di certo fare il servizio civile o svolgere volontariato...
quoto in pieno, è proprio questo il punto..quanto detto-purtroppo per noi-corrisponde a realtà. certo è che a studi finiti è difficile"riciclarsi" in un altro, settore, abbiamo fatto anni di studio sperando di lavorare come psicologi.. e nle mercato del lavoro odierno è difficile intraprendere con facilità 1 altro mestiere...
Secondo me non è difficile, se non all'inizio, intraprendere altre strade in altri settori: è questione di umiltà e soprattutto di necessità. Personalmente, mi capitò più d'una volta di sentire di persone scartate a selezioni o colloqui per posti di lavoro non inerenti ambiti psicologici, in quanto considerate "prive della giusta motivazione per coprire un ruolo diverso da quello per il quale avevan studiato". Io, se mi trovassi a dover scegliere tra una persona competente ma demotivata, che si candida per un posto soltanto per necessità e in via momentanea, e una persona meno competente ma più motivata, sceglierei senza dubbio quest'ultima.
Mi verrebbe da dire che i datori di lavoro vi ritengano persone con la mentalità chiusa alle quali interessa una sola cosa -il lavoro da psicologo- , e che guardano con antipatia tutto il resto....Di sicuro, qualunque psicologo o aspirante tale dovrebbe avere innanzitutto larghe vedute e una mentalità flessibile, essere capace di guardarsi intorno e soprattutto non considerare ciò che non è un lavoro in ambito psicologico come un ripiego e un fallimento. Poi, magari vi può anche capitare che un lavoro da voi considerato di seconda scelta, ma che vi garantisca un introito fisso e sicuro, vi garbi e v'appassioni di più rispetto a quello per il quale avete studiato e speso un monte di soldi ma che non v'ha mai dato nulla di concreto.
Sembra brutto da dire, ma a questo punto la domanda mi sorge spontanea: siete veramente sicuri che il gioco valga la candela e che vi meriti spendere migliaia d'euro a fondo perduto e farvi sfruttare per provare a intraprendere una certa strada? Sì, da ultimo potrete dire: "Io ci ho provato, ce l'ho messa tutta, ho fatto tutto il possibile", ma quanto v'è costato?
Scusate la franchezza e la cattiveria, ma il mio motto è W la sincerità.
Ovviamente, con questo io non voglio demoralizzare nessuno...
haidi, concordo pienamente, per la seconda volta, con te.:) Sebbene sia laureanda, penso spesso al "dopo" la laurea, e non nego le mie ansie e preoccupazioni;:asd::sbonk: ma sono fermamente convinta che si debba tentare e ritentare, "cadere e rialzarsi".
Anni e anni di studio non vanno chiusi in un cassetto; con una giusta dose di "passione, impegno e volontà" ci sono buone possibilità che si ottenga qualcosa senza trasformare la passione in fanatismo e adeguandosi a quello che offre il campo della psicologia, almeno all'inizio..."è pur sempre qualcosa, un'esperienza, piccole porte che ne apriranno di più grandi.:yahoo:
In caso contario "pazienza!":)...
"Il rischio più grande di tutti?...Non rischiare":approved:
Senza offesa, ma secondo me codesto ragionamento tu lo puoi fare se hai le spalle coperte, o comunque non hai necessità imminente di lavorare e portare uno stipendio a casa per campare.
scusa fabri ma secondo te a chi ha fatto sacrifici per laurearsi e poi non trovare niente di concreto fà piacere accontentarsi?no!solo che uno vuole almeno provarci,condivido il fatto di fare un altro lavoro per campare ma nello stesso tempo anche continuare a trovare il lavoro che corrisponde agli studi fatti,guarda che molte volte sono i genitori stessi che ti invogliano a continuare dandoti i soldi per aiutarti e non vedo cosa ci sia dmale ad accettarli,io sono mantenuta ancora dai miei perchè lavoro a progetto e non posso andarmene di casa non avendo un posto fisso,certo non sarà sempre così ma vista la situazione lavorativa nera in cui siamo non posso fare altrimenti,a meno che uno non abbia figli da mantenere da solo allora è un altro discorso
Autoquoto questa frase scritta da me:
Secondo me è sbagliato pensare che l'unico lavoro considerato "ideale" sia esclusivamente quello inerente gli studi fatti...quello che voglio dire è soltanto di non guardare con antipatia e diffidenza tutto quanto non riguardi questi ultimi. Pensare: "Roma, o morte", "O psicologo, o nulla" e rifiutare tutto il resto, o vederlo come un ripiego momentaneo, con la consapevolezza che le condizioni del mercato sono quelle che sono, non è passione, ma fanatismo.
Non pensate che chi s'iscrive a una facoltà lo debba fare esclusivamente per fare un certo tipo di lavoro: al di là della posizione ricoperta, degli argomenti studiati e dei titoli concreti, saper studiare aiuta nei modi più disparati, ve lo dico per esperienza.
Certi ragionamenti, a mio modesto parere, sono fattibili fino a una certa età, in quanto si presume che una persona a 30-35 anni sia già completamente indipendente e abbia un lavoro fisso.
A me, personalmente, non mi riuscirebbe farmi mantenere a tempo indeterminato, primo perchè non riterrei giusto costruire sogni -e spesso utopie- sulla base di sacrifici altrui, secondo perchè a una certa età è normale avere il desiderio di costruire qualche cosa di tuo...non infamo chi la pensa in maniera diversa e non dico di rifiutare l'aiuto della famiglia, badate bene, però lo concepisco fino a un certo punto.
Dopotutto non si può mica andare a lavorare a 35 anni, fare un figliolo a 45 e comprare una casa a 60....anche per un discorso di contributi.
Meglio mettere qualche soldo da parte, fare una vita dignitosa, levarsi qualche sfizio e soprattutto non farsi prendere per il culo...già, perchè è brutto dirlo, ma se volete che le cose non peggiorino ulteriormente, non potete campare di soli sogni, ma dovete farvi sentire e soprattutto dovete mettere da parte volontariato, opere di bene e prestazioni gratuite in generale, specie se queste ultime sono durature e non garantiscono nulla.
Un vero professionista non è soltanto una persona competente, ma anche uno che sa far quadrare i suoi conti, fa valere la sua professionalità e non è disposto a farsi sfruttare pur di ottenere i suoi obiettivi.
I principi secondo i quali "La bravura e la meritocrazia emergeranno sempre e comunque", "Se una persona vale, si vede" e "Volli, sempre volli, fortissimamente volli" spesso non portano a nulla di concreto. E' vero che abbattersi non serve a nulla, ma bisogna sempre avere un piano B di riserva onde cascare in piedi e non ritrovarsi all'improvviso con nulla in mano. E non è detto che il piano B non si trasformi in un piano A....
che dire il tuo discorso è perfetto...ma come si fà ad avere un piano B!!!io ho pensato come piano b l'insegnamento e mi sono iscritta a scienze formaz.primaria ma pure lì è un casino,allora devo pensare ad un piano c...
Certo che è giusto provarci! Ma non all'infinito!
Credo che sia producente tenere in considerazione altri lavori. Oggi il mercato del lavoro richiede una certa flessibilità.
Basta soltanto avere un po' d'inventiva...secondo me vi merita fare concorsi, concorsi e concorsi: prima o poi il risultato arriva. Non pensate sia tutto pilotato: spesso i posti sono pochi e i candidati migliaia, però se non si gioca non si perde, ma nemmen si vince.
Comunque, purtroppo il problema di spendere un monte di soldi per acquisire titoli e competenze e poi non avere nulla di sicuro in mano o rischiare di non avere l'occasione giusta -e dignitosa- per sfruttarle è un problema tristemente diffuso, non solo a psicologia e non solo nel mondo accademico. Naturalmente il problema non è solo la scarsità di richiesta e l'aumento dell'offerta, nè l'eccessiva svalutazione di quest'ultima, ma anche la scarsità di informazioni, o peggio, la disinformazione che regna sovrana...
scusa fabrighiglie, però non è così facile sai nemmeno dove abito io(al nord) trovare un posto fisso...nemmeno con un diploma e basta...
attorno a me vedo gente che a 40anni lavora a contratto e alcuni, anche se hanno una famiglia e figli,vengono aiutati dai genitori purtroppo... quindi non è così automatico optare per un lavoro fisso!una persona a me molto vicina...aveva il posto fisso fino all'anno scorso, ma in questo periodo la fabbrica sta subendo una crisi preoccupante per cui non la 'sicurezza' di prima improvvissamente cominci a vacillare... quindi purtroppo dovremmo abituarci a lavori a progetto/e contratti a tempo determinato,secondo me.
Ripeto, conosco gente che lavora in continua mobilità...eppure è riuscita a costruirsi una vita ugualmente, magari con inevitabili rinunce..non è giusto indurre allo sconforto con i limiti d'età(a 35anni se non hai un posto fisso e se non hai ancora figli tipo devi essere guardato con gli occhi 'fuori dalle orbite'...)!!!