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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
monicadal
Zuccherina....:zott:
Ikaro ha tutto l'interesse a dire che la mediazione familiare è un intervento ad assoluto appannaggio psicologico perchè quello è il suo campo e il suo punto di vista.
Così come io che sto seguendo un corso di mediazione familiare potrei dirti che adesso, in questo preciso contesto storico, non in futuro, gli unici che hanno alla base una formazione specifica che permette loro di fare mediazione familiare sono gli assitenti sociali perchè hanno sia compentenze di aiuto, che di sociologia e in particolare sociologia della famiglia, che competenze giuridiche.
DIpende da quello che uno intende per mediazione, ci sono anche avvocati che fanno mediazione familiare, così come psicologi.
Ognuno di loro tenderà a dare alla professione un taglio diverso, più giuridico o più centrato sulla relazione.
Ovviamente le conoscenze giuridiche nn si possono improvvisare e non basta un corso per averle .....ops sto andado off topic
Insomma volevo dire il confronto è bello perchè è vario e arricchisce....il litigio no Zuccherina!!!
Scusate fos eil mio intervento messo così suona provocatorio, Quello che volevo dire è che è difficile stabilire chi fa una cosa quando ci sono ambiti di intervento comuni e professioni nuove ( questa è una professione nuova, il counselor è vecchia con un nome nuovo)
però se ikaro dice che già l'università potrebbe dare conoscenze giuridiche, sociologiche e psicologiche allora non ho capito la differenza tra un eventuale corso di laurea in mediazione familiare e quello di servizio sociale.....
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Ad oggi non conosco una facoltà di psicologia italiana che abbia nel proprio corso di studi materie specifiche e aspecifiche inerenti l'intervento di mediazione familiare, per cui non comprendo dove uno studente in psicologia si possa formare in mediazione già a partire dal corso di laurea.
Mah, ai tempi dei miei studi la mediazione familiare incominciava ad andare di moda, ti parlo di una decina di anni fa, e in piano di studi c'erano esami inerenti. Tant'è che, di lì apoco, la stessa Facoltà ha creato un master apposito, pensa un po'...
Citazione:
Al di là di materie di ampio respiro culturale, vi sono tutta una serie di materie tecniche che il mediatore familiare non può non possedere. Così, a puro titolo esemplificativo, ricordo che una separazione stesa da un mediatore in accordo con i coniugi deve poi essere presentata in Tribunale per avere l'omologa del Giudice. Per far questo c'è una prassi, prassi che non ho mai sentito si apprendesse alla facoltà di psicologia...Parimenti non mi risulta che nel bagaglio professionale dello psicologo vi siano quelle nozioni che spiegano la differenza tra omologa e sentenza... e potrei andare avanti all'infinito.
Sì, puoi andare avanti all'infinito, ma il punto è che in Università non si insegnano un sacco di cose, ma questo cosa significa? Il diritto di famiglia lo posso studiare anche da me...
Citazione:
Se poi si va in quelle specifiche (tecniche di negoziazione e mediazione) peggio che andar di notte...
...quanto alle tecniche di negoziazione e mediazione, se non sa negoziare e mediare un clinico non so chi possa farlo!
Citazione:
Ora non vorrei che l'intervento di MF fosse scambiato per un intervento di buon senso dello psicologo...: la casa a lei, la macchina a li, i figli un po' per uno, etc. Ci vogliono competenze (parecchie e specifiche).
Mai detto che non ci vogliano competenze e formazione specifica, anche per lavorare in psiconcologia ci vogliono competenze specifiche e una formazione ad hoc che l'università non dà, ma questo non significa che bisogna inventarsi una nuova professione!! Ma dove andremo a finire con questo iperspecialismo?? A furia di inventare tecniche e cose nuove nessuno sa più ascoltare le persone, questa è la clinica.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Condanna penale counselor
Monica il mio non è cercare lo scontro ma il confronto.....poi se gli altri non reggono questo...non sono problemi miei...
Essere psicologo...non significa automaticamente che si è in grado di fare tutto quello che ha a che fare con il conflitto e il disagio.....
Monica...ognuno porta l'acqua al proprio mulino...il che può anche essere giusto ma non si è mai "obiettivi"(attenzione è messa tra virgolette...in quanto niente è obiettivo...ma almeno cerchiamo di avvicinarci il più possibile).
Tu hai detto che stai facendo un corso di mediazione familiare.....quanto è stato importante per te avere delle buone basi di diritto alle spalle?
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Riferimento: Condanna penale counselor
No Ikaro, non ci capiamo. Che le università di psicologia possano fare master in mf è pacifico, ma non che le competenze della mf si imparino durante il corso di laurea.
Ribadisco: l'intervento di mf non è un intervento clinico, e la negoziazione come la intendi tu non ha niente a che vedere con la negoziazione che si fa in mf. Hai presente quando ci sono da liberare 10 ostaggi in mano ai terroristi? Ecco, non ci si manda lo psicologo clinico... ma una figura ben specifica che si chiama "negoziatore". E' di quel tipo di negoziato che si occupa il mediatore.
Quanto all'ultimo paragrafo che hai scritto: lì sta tutto il succo del problema. Hai centrato il punto. Certo che bisogna inventarsi una nuova professione, l'Ordine non permette una sufficiente elasticità nel gestire in maniera rapida i cambiamenti che la società richiede.
Ecco perché sono profondamente contrario all'esistenza degli ordini ed estremamente favorevole alle associazioni professionali di categoria. In tutto il mondo (civile) queste ultime hanno dimostrato di essere da una parte un importante propulsore allo sviluppo professionale, dall'altra un'ottima risposta alle istanze della società civile.
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
No Ikaro, non ci capiamo. Che le università di psicologia possano fare master in mf è pacifico, ma non che le competenze della mf si imparino durante il corso di laurea.
Questo è chiaro, e vale per la mf come per qualsiasi altra attività, non mi risulta che in università si imparino competenze... o sbaglio?
Citazione:
Ribadisco: l'intervento di mf non è un intervento clinico, e la negoziazione come la intendi tu non ha niente a che vedere con la negoziazione che si fa in mf. Hai presente quando ci sono da liberare 10 ostaggi in mano ai terroristi? Ecco, non ci si manda lo psicologo clinico... ma una figura ben specifica che si chiama "negoziatore". E' di quel tipo di negoziato che si occupa il mediatore.
Addirittura 10 ostaggi in mano ai terroristi? Ma è questa la mediazione familiare?
Citazione:
Quanto all'ultimo paragrafo che hai scritto: lì sta tutto il succo del problema. Hai centrato il punto. Certo che bisogna inventarsi una nuova professione, l'Ordine non permette una sufficiente elasticità nel gestire in maniera rapida i cambiamenti che la società richiede.
Ben vengano i counsellor allora e auguri a chi capiterà nelle loro mani...
Citazione:
Ecco perché sono profondamente contrario all'esistenza degli ordini ed estremamente favorevole alle associazioni professionali di categoria. In tutto il mondo (civile) queste ultime hanno dimostrato di essere da una parte un importante propulsore allo sviluppo professionale, dall'altra un'ottima risposta alle istanze della società civile.
Vedremo, per ora io ho visto solo grande confusione, a partire da una discussione su un forum, non oso immaginare là fuori...
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Questo è chiaro, e vale per la mf come per qualsiasi altra attività, non mi risulta che in università si imparino competenze... o sbaglio?
Non sbagli, questo infatti è un bel problema. Mi vengono i brividi al solo pensiero...
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Addirittura 10 ostaggi in mano ai terroristi? Ma è questa la mediazione familiare?
Ovviamente no, era un esempio. Per spiegarti che nella mediazione familiare non c'è niente di clinico e non capisco perché tu lo voglia vedere a tutti i costi...
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Ben vengano i counsellor allora e auguri a chi capiterà nelle loro mani...
Ma questo che c'entra? Tu vedi solo il lato negativo...
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Vedremo, per ora io ho visto solo grande confusione, a partire da una discussione su un forum, non oso immaginare là fuori...
Su questo non posso che essere daccordo.
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Addirittura 10 ostaggi in mano ai terroristi? Ma è questa la mediazione familiare?
No, ikaro, questo sta diventando un telefilm all'americana, la mediazione Familare si occupa di ben altro. E ci sono Master, esami e soprattutto, Corsi specialistici per questo. Post Laura.
Quelli che trattano con i terroristi, sono negoziatori specializzati di forze armate specializzate in ......
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
No, ikaro, questo sta diventando un telefilm all'americana, la mediazione Familare si occupa di ben altro. E ci sono Master, esami e soprattutto, Corsi specialistici per questo. Post Laura.
Quelli che trattano con i terroristi, sono negoziatori specializzati di forze armate specializzate in ......
Miiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii era un esempio! Ma guarda te che putiferio ho sollevato... :asd:
Chiedo perdono...
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Riferimento: Condanna penale counselor
Forse chi non si occupa in modo specifico di mediazione non riesce ad entrare in pieno nella materia e nei compiti specifici del mediatore.
Perchè in fondo c'è questa comunicazione sbagliata che il mediatore fa un pò un colloquio clinico che non è così. Ovviamente è difficile definire la mediazione se non si è mediatori o non ci si è dentro. Persino io che faccio il corso e sono al primo anno fatico un pò a definire il lavoro che andrò a fare in modo esatto.
Io credo che quando non si conosce bene una cosa sarebbe meglio ascoltare chi effettivamente c'è dentro.
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
Monica il mio non è cercare lo scontro ma il confronto.....poi se gli altri non reggono questo...non sono problemi miei...
Essere psicologo...non significa automaticamente che si è in grado di fare tutto quello che ha a che fare con il conflitto e il disagio.....
Monica...ognuno porta l'acqua al proprio mulino...il che può anche essere giusto ma non si è mai "obiettivi"(attenzione è messa tra virgolette...in quanto niente è obiettivo...ma almeno cerchiamo di avvicinarci il più possibile).
Tu hai detto che stai facendo un corso di mediazione familiare.....quanto è stato importante per te avere delle buone basi di diritto alle spalle?
Sei sicura che fosse questo il punto di vista di coloro che hanno scritto qui?
Io comunque faccio un corso dove la maggioranza sono psicologi e nessuno di loro mi ha mai detto che quello fosse loro appannagio.
Ricordo poi a tutti che c'è anche il master univesitario per MF alle università di Servizio Sociale.
QUi non si esce più se ci si mette a polemizzare....
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Riferimento: Condanna penale counselor
In questo come in tantissimi altri post. la clinica sta al centro del discorso come se questa fosse l'unico strumento per capire i veri bisogni delle persone( e ora ritorna anche qui nella mediazione.....)Io non condanno affatto la visione clinica ma non la si può "mettere su ogni cosa"....
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Riferimento: Condanna penale counselor
La clinica, almeno nel senso che gli viene dato da alcuni, consiste proprio nel "capire i veri bisogni delle persone" e quindi è al centro del discorso sulla sofferenza ed il disagio.
Se sostieni una visione differente, in base alla quale il disagio non "va messo su ogni cosa" dovresti dire perchè ed in base a quale teoria puoi giustificare l'esclusione dello sguardo clinico dalla sofferenza.
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
La clinica, almeno nel senso che gli viene dato da alcuni, consiste proprio nel "capire i veri bisogni delle persone" e quindi è al centro del discorso sulla sofferenza ed il disagio.
Se sostieni una visione differente, in base alla quale il disagio non "va messo su ogni cosa" dovresti dire perchè ed in base a quale teoria puoi giustificare l'esclusione dello sguardo clinico dalla sofferenza.
Ma non stiamo andando off topic?
Comunque io credo che si deve vedere cose si intende per " clinica"
Se si intende un approccio che possono usare solo gli psicologi perchè è loro sclusivo appannaggio allora è chiaro che non si può approcciare la sofferenza solo da quel punto di visto poichè gli psicologi non sono gli unici che si occupano della sofferenza e del disagio delle persone.
Se invece si intende un approccio che riguarda un modo di considerare la sofferenza dell'utente, che al di là della dimensione socioambientale, ha sempre e comunque anche una dimensione individuale e intrapsichica e una relazionale allora anche io credo che sia difficile affrontare un disagio di qualsiasi tipo senza tener di conto la sua dimensione " clinica"
Il colloquio d'aiuto degli assitenti sociali si avvale di strumenti e saperi propri della psicologia. Il colloquio con l'utente non può escludere del tutto la dimensione propria della psicologia clinica.
Sicuramente con un altro obiettivo da quello dello psicologo, questo è indubbio, ma è impossibile, almeno secondo la formazione che ho ricevuto io ( il mio professore era psicologo e insegnava tecnica del colloquio nel servizio sociale all'università) escludere a priori la clinica dal nostro lavoro
Scusatemi se posso non usare un lignuaggio psicologico appropriato ma spero di essermi spiegata.
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Riferimento: Condanna penale counselor
E' sempre necessario tener presente che interpersonale ed intrapsichico, sono in realtà inscindibili, fin dall'inizio della vita e che le modificazioni, riguardano e toccano, sempre, e necessariamente, entrambi i livelli. Poi, che si faccia un intervento coordinato multidimensionale in certi casi, é utile e necessario, ma la separazione tra di essi, é artificiale.
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Riferimento: Condanna penale counselor
In alcuni casi la clinica diventa fuori luogo come quello della mediazione o quello della gestione e selezione del personale ad esempio.....non serve una teoria...è già abbastanza evidente di per sè...!
Per capire i veri bisogni delle persone bisogna entrare in relazione con loro.....discutere.....valutare le alternative possibili.....eventualmente dei compromessi.....tutto questo non c'entra con la rilevazione di una nevrosi ad esempio.....
Ps: Tu credi realmente che qualsiasi disagio si risolverebbe con la clinica?Se la risposta è si....mi devi spiegare cosa ci fanno altre professioni di aiuto allora...poichè non è chiaro il tuo ragionamento!
Se lo psicologo/psicot. è in grado da solo di risolvere ogni tipo di disagio......
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Riferimento: Condanna penale counselor
Credo anch'io che stiamo andando off-topic.....
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Riferimento: Condanna penale counselor
Se ti riferisci a me, io ho detto un'altra cosa da quella che riporti tu. E guarda caso, gli psicologi, con ed attraverso la relazione e le relazioni, ci lavorano quotidianamente, se ancora non ti é chiaro neanche questo; devi arrivare tu per insegnarcelo? Un pò di buon senso, per cortesia. Te lo ha già chiesto gieko numerose volte.
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Riferimento: Condanna penale counselor
Ho risposto a gieko il quale ritiene che solo la clinica possa in qualche modo capire i reali bisogni e soddisfarli!
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
In alcuni casi la clinica diventa fuori luogo come quello della mediazione o quello della gestione e selezione del personale ad esempio.....non serve una teoria...è già abbastanza evidente di per sè...!
Per capire i veri bisogni delle persone bisogna entrare in relazione con loro.....discutere.....valutare le alternative possibili.....eventualmente dei compromessi.....tutto questo non c'entra con la rilevazione di una nevrosi ad esempio.....
Ps: Tu credi realmente che qualsiasi disagio si risolverebbe con la clinica?Se la risposta è si....mi devi spiegare cosa ci fanno altre professioni di aiuto allora...poichè non è chiaro il tuo ragionamento!
Se lo psicologo/psicot. è in grado da solo di risolvere ogni tipo di disagio......
Certamente la risoluzione del disagio implica la visione clinica, su questo non c'è molto da discutere a parere mio. Poi la clinica assume diverse forme e modalità di applicazione. E' per questo motivo che ho parlato di clinica non di psicologia clinica.
Mi pare che si voglia tagliare fuori questa visione qui come in altri luoghi, a favore di una concezione contraddittoria perchè vorrebbe lavorare sul benessere (che non necessita di aiuto) quando c'è una richiesta di aiuto.
Ma poi che ne sai tu di nevrosi?
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Riferimento: Condanna penale counselor
di nevrosi sicuramente ne saprai più di me...per questo l'ho citato come esempio....
non si tratta di lavorare sul malessere o sul benessere ma su alcuni problemi o disagi che possono essere trattati con la clinica ed altri mettendo in moto strumenti come la mediazione ad es.!
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Riferimento: Condanna penale counselor
Non ci credo, ora arriva la promozione pro - mediazione; inizia il nuovo ciclo autoperpetuantesi:look:
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
monicadal
OT
Scusatemi se posso non usare un lignuaggio psicologico appropriato ma spero di essermi spiegata.
il bello è che hai appena detto che dovresti usare la clinica con i clienti :asd:
(scusa la battuta ma me l'hai posta su un piatto d'argento :asd: tanto ormai siamo già off topic )
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Ma questo che c'entra? Tu vedi solo il lato negativo...
Certamente vedo soprattutto il lato negativo e non potrebbe essere altrimenti, anzi mi stupisco che una persona che lavora con le famiglie da almeno 15 anni non possa avvertire tutto questo, l'Ordine sarà pure un'istituzione obsoleta, ma siamo veramente sicuri che il nuovo che avanza sia migliore del vecchio moribondo? Non capisco comunque quale vuoto abbia colmato nelle esigenze della società civile questa nuova figura professionale del counsellor e, soprattutto, perchè sia un bene colmare questo vuoto. Se -seguendo l'esempio che hai riportato nell'altra discussione- siamo veramente arrivati al punto per cui una donna ha bisogno di rivolgersi ad un counsellor per organizzare il suo tempo e la sua giornata (!), significa che abbiamo già superato un punto di non ritorno in cui per qualsiasi cosa c'è il consulente di turno che ha già trovato la soluzione per te... Ah, no: che la co-costruisce con te mobilitando le tue risorse! E, cosa ancora più incredibile, in una manciata di incontri, probabilmente anche meno di una manciata. Io credo che questo meccanismo sia veramente pericoloso: non solo deresponsabilizza le persone rispetto alle proprie scelte (a partire dalle piccole scelte quotidiane fino arrivare alle grandi, dalle questioni educative in su...), ma mi chiedo in nome di quale 'benessere' compiamo queste operazioni. A me sembra un falso benessere, che crea soldatini-automi perfettamente integrati in quello stesso sistema che genera quel malessere che poi le porta a chiedere aiuto, a non si sa bene chi, visto che ormai ogni giorno spunta un nuovo esperto. Mi chiedo allora dove arriveremo procedendo su questa strada e come operatore nel campo delle cure la questione me la pongo eccome, è questa questa la dimensione etica a cui facevo riferimento e che qualcuno ha maldestramente confuso con la deontologia professionale, tutto qui.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Se invece si intende un approccio che riguarda un modo di considerare la sofferenza dell'utente, che al di là della dimensione socioambientale, ha sempre e comunque anche una dimensione individuale e intrapsichica e una relazionale allora anche io credo che sia difficile affrontare un disagio di qualsiasi tipo senza tener di conto la sua dimensione " clinica"
Ti sei spiegata benissimo, ed è esattamente quello che intendevo dire, del resto lo avevamo già specificato nell'altra discussione... Grazie, comunque! :approved:
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Certamente vedo soprattutto il lato negativo e non potrebbe essere altrimenti, anzi mi stupisco che una persona che lavora con le famiglie da almeno 15 anni non possa avvertire tutto questo, l'Ordine sarà pure un'istituzione obsoleta, ma siamo veramente sicuri che il nuovo che avanza sia migliore del vecchio moribondo? Non capisco comunque quale vuoto abbia colmato nelle esigenze della società civile questa nuova figura professionale del counsellor e, soprattutto, perchè sia un bene colmare questo vuoto. Se -seguendo l'esempio che hai riportato nell'altra discussione- siamo veramente arrivati al punto per cui una donna ha bisogno di rivolgersi ad un counsellor per organizzare il suo tempo e la sua giornata (!), significa che abbiamo già superato un punto di non ritorno in cui per qualsiasi cosa c'è il consulente di turno che ha già trovato la soluzione per te... Ah, no: che la co-costruisce con te mobilitando le tue risorse! E, cosa ancora più incredibile, in una manciata di incontri, probabilmente anche meno di una manciata. Io credo che questo meccanismo sia veramente pericoloso: non solo deresponsabilizza le persone rispetto alle proprie scelte (a partire dalle piccole scelte quotidiane fino arrivare alle grandi, dalle questioni educative in su...), ma mi chiedo in nome di quale 'benessere' compiamo queste operazioni. A me sembra un falso benessere, che crea soldatini-automi perfettamente integrati in quello stesso sistema che genera quel malessere che poi le porta a chiedere aiuto, a non si sa bene chi, visto che ormai ogni giorno spunta un nuovo esperto. Mi chiedo allora dove arriveremo procedendo su questa strada e come operatore nel campo delle cure la questione me la pongo eccome, è questa questa la dimensione etica a cui facevo riferimento e che qualcuno ha maldestramente confuso con la deontologia professionale, tutto qui.
Saluti,
ikaro
Purtroppo continua (sempre meno, per fortuna) a passare l'idea che solo un Ordine professionale sia capace di garantire la qualità di una prestazione professionale. E ove non esiste un Ordine si tende a pensare che vi possa essere scarsa qualità nella prestazione, assenza di deontologia, preparazione inesistente, etc.
E' vero esattamente il contrario: l'idea che la qualità di una professione sia strettamente collegata al suo iter formativo (modello autorizzatorio) unitamente all'idea che una comunità professionale sia l'unico soggetto capace di garantire il controllo della bontà della prestazione professionale (autogoverno = corporazione) sono i due elementi peculiari che dimostrano in maniera inequivocabile di come gli Ordini professionali servono solo a fare l'interesse dei propri iscritti e non dell'utenza.
Il counseling di sicuro non si configura come atto che tende a deresponsabilizzare le persone rispetto alle proprie scelte. Anzi, fa esattamente il contrario: tutta la teoria di Rogers poggia sul concetto di autodeterminazione del singolo. Il motivo per cui i counselor aborrono al solo pensiero che qualcuno possa tradurre questo termine con consulenza sta proprio in questa impostazione: attività di consulenza significa orientare una scelta attraverso una risposta data ad un quesito posto dall'utente.
Quest'ultima attività sempre più spesso si avvicina alla professione di psicologo che sta procedendo speditamente verso la sua totale medicalizzazione (là l'esperto che sa e che fornisce risposte, qua il povero paziente ignaro di ciò di cui soffre).
Al di là del lato teorico è proprio il modo di porsi verso il cliente che è profondamente diverso: invito tutti a scaricarsi (mi pare ci siano anche su YouTube) alcune sessioni di lavoro di Rogers dalle quali si evince chiaramente ciò che sto dicendo.
Da un punto di vista dimensionale sono molti gli operatori capaci di dare una risposta al disagio dell'uomo: si va dal prete, al filosofo, al mago, allo psicoanalista, allo psicotearpeuta, al medico, etc. Nessuno dovrebbe avere l'esclusiva su questo, in quanto una eventuale esclusiva non potrebbe tenere in considerazione i bisogni che spingono l'individuo a chiedere aiuto. Già il fatto di pretendere l'esclusiva si configura come un aspetto poco collaborativo e poco rispettoso dei bisogni della persona.
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Purtroppo continua (sempre meno, per fortuna) a passare l'idea che solo un Ordine professionale sia capace di garantire la qualità di una prestazione professionale. E ove non esiste un Ordine si tende a pensare che vi possa essere scarsa qualità nella prestazione, assenza di deontologia, preparazione inesistente, etc. E' vero esattamente il contrario: l'idea che la qualità di una professione sia strettamente collegata al suo iter formativo (modello autorizzatorio) unitamente all'idea che una comunità professionale sia l'unico soggetto capace di garantire il controllo della bontà della prestazione professionale (autogoverno = corporazione) sono i due elementi peculiari che dimostrano in maniera inequivocabile di come gli Ordini professionali servono solo a fare l'interesse dei propri iscritti e non dell'utenza.
Come ben sai non ho alcuna simpatia per l'Ordine, mi sembra che ne abbiamo già parlato noi due, e considero la Legge Ossicini un vero pasticcio, né ho mai pensato che l'iscrizione all'albo sia garanzia di professionalità, altrimenti me ne starei buono e al caldo con il mio bel numero di matricola, e invece dopo 11 anni mi considero ancora agli inizi della mia formazione, che del resto è del tutto svincolata dalla Legge di cui sopra. Come vedi per me non è questo il punto, ed anche nell'altra discussione sostenevo che non sono assolutamente contrario ad una formazione personale al di fuori degli schemi previsti dalle vie accademiche e istituzionali, ma mi chiedevo -sempre in quella discussione- se la counsellor-mania di questi anni fosse effettivamente un'alternativa a questo modello obsoleto.
Citazione:
Il counseling di sicuro non si configura come atto che tende a deresponsabilizzare le persone rispetto alle proprie scelte. Anzi, fa esattamente il contrario: tutta la teoria di Rogers poggia sul concetto di autodeterminazione del singolo.
Io non ne sono così sicuro, credere che qualche colloquio con un counsellor rimandi al cliente la responsabilità delle proprie scelte è molto ingenuo, non sono un cultore della teoria rogersiana, ma anche qui non credo possa essere preso come modello la sola teoria rogersiana, visto che esistono i modelli più disparati/disperati nel counselling ed anche una integrazione tra modelli.
Citazione:
Il motivo per cui i counselor aborrono al solo pensiero che qualcuno possa tradurre questo termine con consulenza sta proprio in questa impostazione: attività di consulenza significa orientare una scelta attraverso una risposta data ad un quesito posto dall'utente. Quest'ultima attività sempre più spesso si avvicina alla professione di psicologo che sta procedendo speditamente verso la sua totale medicalizzazione (là l'esperto che sa e che fornisce risposte, qua il povero paziente ignaro di ciò di cui soffre). Al di là del lato teorico è proprio il modo di porsi verso il cliente che è profondamente diverso: invito tutti a scaricarsi (mi pare ci siano anche su YouTube) alcune sessioni di lavoro di Rogers dalle quali si evince chiaramente ciò che sto dicendo.
Condivido -e l'ho scritto diverse volte su ops- quello che dici sulla deriva medicalizzata della professione di psicologo (ed anche della psicoterapia), in cui l'esperto è colui che sa e fornisce risposte al povero ignaro. Non sono convinto che questo non avvenga nel counselling, e non puoi invitarmi a scaricare i video di Rogers, che aveva sicuramente un suo saperci fare clinico ed è stato una pietra miliare nella storia della psicologia, a meno ce tu non voglia farmi credere che tanti nuovi Rogers spuntano come funghi grazie ai corsi per counsellor. Questo mi ricorda, peraltro, alcune discussioni proprio su ops relativamente alla TBS: come argomentazione qualcuno diceva: "Avete mai visto all'opera GN"? Qui, a mio parere, entra in gioco una dimensione suggestiva e persuasiva del transfert che non possiamo non tenere in considerazione, quantomeno come obiezione. Da questo punto di vista, quindi, anche un chiromante lavora per l'autodeterminazione del singolo e qui veniamo all'ultimo punto del tuo discorso, ma allora stiamo facendo tanto rumore per nulla!
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Condanna penale counselor
Quattrostracci sintesi perfetta di come la penso anch'io :approved:
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Riferimento: Condanna penale counselor
Quello che mi preoccupa dei counsellor è che io credo che, per poter imbastire una buona relazione d'aiuto si deve lavorare tanto su se stessi, sulle motivazioni per le quali si è scelto un lavoro del genere, sui proprio blocchi emotivi, sulle proprie convinzioni profonde. Essere autoriflessivi: riflettere su di sè e sul proprio lavoro.
Il professionista dell'aiuto deve curare il proprio Sè, poichè
" noi siamo lo strumento principale del nostro lavoro" ( frase scritta su ogni buon testo di servizio sociale)
Questo per poter aiutare veramente L'ALTRO e non rispondere a un proprio bisogno o a proprie convinzioni personali.
NEl percorso di counseling è previsto un lavoro personale? Non si rischia di indirizzare - anche incolontariamente - il cliente verso la soluzione che il counselor ritiene milgiore? O verso soluzioni semplicistiche?
Posto che sicuramente esistono counselor bravi e che hanno una buona quanto il percorso per diventare counselor invita a questa riflessione su se stessi?
Sulla propria famiglia, sui propri vissuti.
Quanto tirocinio è previsto nella scuola di couseling? Se qualcuno con ha alle spalle una formazione umanistica fa una scuola di counseling quanto tirocinio effettivo fa con l'utenza?
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Riferimento: Condanna penale counselor
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Originalmente inviato da
Johnny
il bello è che hai appena detto che dovresti usare la clinica con i clienti :asd:
(scusa la battuta ma me l'hai posta su un piatto d'argento :asd: tanto ormai siamo già off topic )
La prendo come una battuta vahhhhhh.........:rolleyes::P
Io tra l'altro nel mio lavoro sono una che è ( sarebbe) molto propensa a fare gli invii degli utenti per una psicoterapia.
PEccato che spesso non è possibile.
Non ci sono strutture pubbliche che fanno terapia familiare nella mia zona ( a mio avviso utilissima nei casi di inadeguatezza genitoriale, maltrattamento, ecc.)
Poca possibilità nel pubblico anche di avere delle prese in carico per le psicoterapie individuali.
Poca possibilità nel pubblico anche di avere delle prese in carico per le psicoterapie individuali.
Un utente, spesso disagiato economicamente, senza auto, spesso già poco convinto a iniziare una terapia perchè culturalmente poco avvezzo a prendere in considerazione la parola come un mezzo di espressione dei propri malesseri non lo possiamo mandare a decine di chilometri per fare terapia in un centro pubblico.
Adesso vado volutamente off-topic
PErchè così poca presenza di Psicologi nel settore pubblico? PErchè si devono riservare solo per i casi più gravi?
Le politiche vanno verso il " risparmio" di risorse economiche nel settore sociosanitario e sanitario. Ma il vostro ordine non potrebbe incoraggiare l'incremento della vostra presenza nel settore pubblico? O non siete voi interessati come categoria poichè il sett. privato lo considerate più adatto alle vostre professionalità?
Magari se a qlcn va di rispondermi potrebbero aprire un topic a parte nella parte giusta o rispondermi privatamente
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
monicadal
Il professionista dell'aiuto deve curare il proprio Sè, poichè
" noi siamo lo strumento principale del nostro lavoro" ( frase scritta su ogni buon testo di servizio sociale)
Questo per poter aiutare veramente L'ALTRO e non rispondere a un proprio bisogno o a proprie convinzioni personali.
Monicadal tocchi un tema fondamentale nelle professioni di aiuto. A mio parere ciò ha logicamente a che vedere con l'inconscio e quindi con una buona analisi personale, non di certo con scorcatoie.
Citazione:
Originalmente inviato da
monicadal
NEl percorso di counseling è previsto un lavoro personale? Non si rischia di indirizzare - anche incolontariamente - il cliente verso la soluzione che il counselor ritiene milgiore? O verso soluzioni semplicistiche?
Trovo che sia un dubbio legittimo, non solo per il couselling ma anche per il sostegno psicologico o alcune forme di psicoterapia. Ed è per questo che ritengo semplicistico tagliare fuori uno sguardo autenticamente clinico, dove, cioè, si possa cogliere l'autentica sofferenza dell'utente.
Questa è la critica principale che muoverei ad approcci che sottolineano unicamente l'aspetto del "benessere" o delle "risorse" o alle divisioni artificiose tra "normalità" e "patologia".
Saluti
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Riferimento: Condanna penale counselor
Monica BELLA domanda...!Noi lavoriamo nel pubblico con le "emergenze" ma anche nel settore privato!
QUINDI noi siamo i primi a preoccuparci di persone che per così dire non possono permettersi di pagare privatamente......a scapito del guadagno a volte!
Chi non può pagare assolutamente nulla non ha diritto ad una psicoterapia individuale????
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Riferimento: Condanna penale counselor
Citazione:
Originalmente inviato da
Zuccherina
Chi non può pagare assolutamente nulla non ha diritto ad una psicoterapia individuale????
A parte che i servizo territoriali, pur con innumerevoli difficoltà, permettono di accedere ad un intervento individuale... Ma privatamente è possibile accedere a condizioni particolari, qualora ce ne sia veramente la necessità.
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Riferimento: Condanna penale counselor
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Originalmente inviato da
gieko
A parte che i servizo territoriali, pur con innumerevoli difficoltà, permettono di accedere ad un intervento individuale... Ma privatamente è possibile accedere a condizioni particolari, qualora ce ne sia veramente la necessità.
Di questo parlavo, della insufficienza dei servizi territoriali.
PErlomeno in alcune zone. Dell'impossobilità di inviare gli utenti che ritengo potrebbero beneficiarne a una psicoterapia (anche familiare o di coppia).
A Volte dopo la valutazione diagnostica mi è stato risposto dallo psicologo della mia zona: Sì, è vero, ci vorrebbe una psicoterapia, ma non è un caso grave. Adesso non ho posto, seguo già troppi utenti e ci sono casi più gravi da trattare.
In questi casi lo psicologo certifica che una terapia potrebbe essere utile
(io faccio l'invio se mi sembra il caso, ma è lui che deve decidere l'eventuale bisogno reale) ma poi non ha la possibilità di portarla avanti
Trattandosi spesso di casi socialmente molto problematici è impossibile inviarli in terapia in una altra zona.
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Riferimento: Condanna penale counselor
Purtroppo questo è un problema di natura politica ed economica. Ci sarebbe molto da dire, ma forse questa non è la sede più adatta.
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Riferimento: Condanna penale counselor
Infatti, non è la sede adatta, mi era venuta questa domanda pensando al vostro ordine così attivo in tribunale, se si fosse posto in modo attivo anche ad altri livelli.
Scusate L'OT
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Riferimento: Condanna penale counselor
Beh, l'Ordine è stato attivo nel pubblicizzare, in tribunale ci sono dovuti andare i genitori del minore e gli imputati. Per il resto credo che si possa essere attivi quanto si vuole, ma se le politiche sanitarie si muovono lungo certe linee c'è poco da fare...
Un saluto
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Riferimento: Condanna penale counselor
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Originalmente inviato da
monicadal
Quello che mi preoccupa dei counsellor è che io credo che, per poter imbastire una buona relazione d'aiuto si deve lavorare tanto su se stessi, sulle motivazioni per le quali si è scelto un lavoro del genere, sui proprio blocchi emotivi, sulle proprie convinzioni profonde. Essere autoriflessivi: riflettere su di sè e sul proprio lavoro.
Il professionista dell'aiuto deve curare il proprio Sè, poichè
" noi siamo lo strumento principale del nostro lavoro" ( frase scritta su ogni buon testo di servizio sociale)
Questo per poter aiutare veramente L'ALTRO e non rispondere a un proprio bisogno o a proprie convinzioni personali.
questo è uno degli aspetti per cui ritengo che il counseling come viene concepito oggi sia potenziamente dannoso.
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Riferimento: Condanna penale counselor
Cari amici,
capisco la rabbia nel vedere usurpato il nostro territorio da persone che si fregiano di titoli accattivanti e spesso anglofoni.
Capisco, ma dopo l'acuta analisi che Piccinini ha condotto non mi sembra che ci resti altra scelta che abbandonare il campo.
Ciò che possiamo difendere vale meno di quello che possiamo condividere.
Questo dimostra l'articolo brillante di Piccinini che vi invito a leggere.
L'intuizione di Piccinini è, in parole semplici, che la psicologia cercando di definire quello che la differenzia dal consuelor non ottiene altro che precludersi ampie fette di mercato.
Purtroppo Piccinini, più motivato a screditare l'ordine degli psicologi che a sollevare le sorti della psicologia, non porta le sue premesse fino in fondo e le utilizza per i soliti patetici battibecchi elettorali.
Il valore della sua intuizione,sebbene offuscato, resta comunque notevole.
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Riferimento: Condanna penale counselor
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Originalmente inviato da
Johnny
questo è uno degli aspetti per cui ritengo che il counseling come viene concepito oggi sia potenziamente dannoso.
Ciao Johnny, questa risposta è quanto mai singolare... visto che è vero esattamente il contrario!
Allo stato attuale per esercitare la professione di Psicologo non è richiesto minimamente un lavoro su se stessi: si danno un po' di esami, si fa l'esame di Stato e ci si iscrive all'Ordine. Ordine al quale si rimane iscritti semplicemente pagando la quota annuale (oh, mi raccomando, entro marzo di tutti gli anni!).
Pertanto è corretto sostenere che uno Psicologo è potenzialmente un soggetto privo di una qualsiasi riflessione critica sul perché e sul per come è arrivato a scegliere la professione che ha scelto. Parimenti è corretto sostenere che, ai fini della gestione della relazione con il proprio paziente, lo Psicologo è completamente privo di strumenti, eccezio fatta per quelli teorici acquisiti durante il percorso accademico.
Nel caso di un sostegno psicologico ad un paziente affetto da depressione, ad esempio, è dunque corretto affermare che:
- lo Psicologo non ha mai visto un depresso in vita sua in quanto ha solo studiato su alcuni libri la patologia in questione;
- mai nessuno ha chiesto allo Psicologo di confrontarsi con la sua eventuale depressione
Differentemente la formazione di un counselor prevede necessariamente un grande lavoro su se stessi, lavoro che si esplica attraverso:
- un percorso personale (individuale e/o di gruppo) che dipende dal proprio modello di riferimento: analisi, psicoterapia, etc.
- supervisione già a partire dal percorso formativo
- tirocinio
Questi requisiti sono richiesti da tutte le associazioni di categoria presenti in Italia (e all'estero) e recepiti completamente dalle Scuole.
Il problema vero è l'assenza di regolamentazione che fa sì che chiunque, a prescindere dall'aver frequentato una scuola, possa definirsi counselor in quanto il titolo non è regolamentato. Ma qui siamo nel campo dell'abuso...
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Riferimento: Condanna penale counselor
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Originalmente inviato da
quattrostracci
Pertanto è corretto sostenere che uno Psicologo è potenzialmente un soggetto privo di una qualsiasi riflessione critica sul perché e sul per come è arrivato a scegliere la professione che ha scelto. Parimenti è corretto sostenere che, ai fini della gestione della relazione con il proprio paziente, lo Psicologo è completamente privo di strumenti, eccezio fatta per quelli teorici acquisiti durante il percorso accademico.
Questo è senz'altro vero: lo psicologo non è tenuto a mettere in discussione le proprie scelte e la propria struttura di personalità. Tuttavia è anche vero che questo processo è centrale per chi decide di occuparsi di clinica.
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Originalmente inviato da
quattrostracci
Nel caso di un sostegno psicologico ad un paziente affetto da depressione, ad esempio, è dunque corretto affermare che:
- lo Psicologo non ha mai visto un depresso in vita sua in quanto ha solo studiato su alcuni libri la patologia in questione;
- mai nessuno ha chiesto allo Psicologo di confrontarsi con la sua eventuale depressione
Ad onor del vero, però, con un utente depresso tutto si fa meno che sostegno psicologico (altra tipologia di intervento su cui ci sarebbe parecchio da riflettere dal punto di vista epistemico, al pari del counselling). Se ne deve occupare uno psicoterapeuta il quale ha la possibilità di muoversi entro modelli che mettono al centro la formazione personale.
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Originalmente inviato da
quattrostracci
Differentemente la formazione di un counselor prevede necessariamente
un grande lavoro su se stessi, lavoro che si esplica attraverso:
- un percorso personale (individuale e/o di gruppo) che dipende dal proprio modello di riferimento: analisi, psicoterapia, etc.
Mi piacerebbe sapere in che cosa consiste questo "grande lavoro su se stessi", però. Si tratta di percorsi che durano anni? Si tratta di mettere in moto un vero e proprio processo di "catastrofe" delle strutture psichiche patologiche? Perchè se così fosse ritengo difficile che chi svolge un'analisi personale - entrando quindi in contatto con le strutture inconsce e constatando l'importanza della realtà psichica e la complessità del legame con gli altri livelli organizzativi del soggetto - si metta a fare counselling, perchè si entra in una visione decisamente differente di ciò che è la richiesta dell'utenza.
Tanto più questo vale per coloro i quali si occupano di clinica senza vivere i processi di cambiamento che una buona psicoterapia produce, ovviamente psicologi e psicoterapeuti compresi.
Saluti