Esagerato! :asd:
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è anche vero che il dialogo per essere tale deve essere reciproco. In questo caso si tratta di UN consigliere (membro di un'associazione di counseling) che ha intavolato questo scambio, mentre la posizione ufficiale dell'OPL è una posizione di chiusura (testualmente "un'auto-attribuzione arbitraria di competenze psicologiche da parte di soggetti privi di abilitazione all'esercizio professionale").
Vi faccio una domanda forse un po' ingenua: se la PSICOLOGIA (intesa come Ordine) facesse comunella con il COUNSELING (inteso come Associazioni varie), ci sarebbe la possibilità di svincolarsi dalla sudditanza verso questa famigerata medicalizzazione della psicologia che fa solo danni?
certo ! cancelliamo qualunque tipo di evidenza scientifica e continuiamo a seguire autori autoreferenziali, non parliamo delle conseguenze sul neurosviluppo delle relazioni di attaccamento ma solo di madri sufficientemente buone, non parliamo delle modificazioni sinaptiche che la psicoterapia può produrre ma solo dell'importanza della relazione terapeutica, non parliamo della genetica dei disturbi ma solo (e sottolineo solo) di un ambiente famigliare incapace di comunicare. inoltre moltissimi psicologi (neuropsicologi e clinici ) hanno scelto questa strada perchè convinti, non è certo stata imposta dai medici. quali sarebbero questi danni? un analista che tiene un paziente in terapia 5 anni per una fobia o per il panico secondo me ne fa molti di più!! un terapeuta che cura un disturbo alimentare solo con la terapia famigliare per me è molto più pericoloso di uno capace di lavorare in modo "medicalizzato". perchè non facciamo tornare la psicologia sotto la facoltà di lettere come era all'inizio? cosi sarebbero tutti contenti (so che sono andata off topic ma all'ultima affermazione veramente mi sono cadute le braccia)
ciao cecimarghe! cosa vuoi dire esattamente?
Anche credere che tutti i disturbi siano esclusivamente organici è altrettanto autoreferenziale.
anche curare una depressione con psicofarmaci a vita può produrre danni, anche perché spesso il sintomo su cui va ad agire quella sostanza esterna detta "farmaco" è la punta dell'iceberg, e il problema va risolto alla radice, quindi con la psicoterapia e indagando vari aspetti che esulano da quelli puramente organici.
Evidentemente la terapia migliore, in genere, è quella integrata con psicoterapia+psicofarmaci (inoltre è meglio che a prescrivere i farmaci e a fare psicoterapia siano 2 figure diverse, questo era già stato trattato in un'altra discussione, a causa del cosiddetto "transfert", per citare un termine psicoanalitico, o in generale delle aspettative e vissuti nei confronti dei farmaci e della figura che li prescrive, e di colui che fa psicoterapia).
Da quello che mi risulta, la posizione dlela psicologia non è chiusa nei confronti delle neuroscienze, della biologia, della chimica, ecc....ANZI il contrario, c'è tutta un'area della psicologia che interagisce con queste discipline.
Per quanto riguarda il discorso analisi, sai bene che oggi esistono terapie BREVI ad indirizzo analitico che si concentrano sul sintomo, mantenendo (anche se solo in parte) l'impianto psicoanalitico (dico in parte perché si evita di analizzare il transfert, di andare in profondità, ecc...). Certo che se teniamo presente che il sintomo, in Psicoanalisi, è l'espressione di un conflitto inconscio, oltre a "risolvere il sintomo" sarebbe meglio approfondire. Ma per fare questo serve tanto tempo e allora non si tratta più nello specifico di una terapia analitica, ma di un'analisi vera e propria. Però, ripeto, oggi esistono terapie ad indirizzo analitico brevi.
Inoltre, sempre per stare in tema, oggi c'è un fitto dialogo tra le neuroscienze e la psicoanalisi
attenzione ! io non ho detto che tutti i disturbi sono esclusivamente organici (anche se nn metto certo in dubbio la vulnerabilità genetica), anzi le interazioni con l'ambiente sono fondamentali. e la terapia integrata è ovviamente la migliore. quello che contestavo era il tono polemico contro la "medicalizzazione" della psicologia; non vedo come possa comportare danni, anzi. non vuol dire porre meno attenzione al paziente, ai suoi problemi relazionali e ai suoi vissuti emotivi vuol dire solo farlo tenendo presente anche altre EVIDENZE (biologiche). sulle teorie analitiche non mi esprimo perchè sono in fase di rifiuto totale. (bisognerebbe però ricordare che le terapie e le teorie COGNITIVE-comportamentali non sono terapie superficiali come ho sentito dire da diversi analisti e possono perfettamente andare all'origine della sintomatologia solo attraverso un'elaborazione cognitiva). se per medicalizzazione intendevi qualcos'altro mi piacerebbe capirlo, davvero. forse lavorando in psichiatria e trovandomi molto bene(così come tanti altri colleghi psicologi) ho un punto di vista un po' rigido. oltretutto sono andata in psicoterapia da uno psichiatra-psicoterapeuta per dei problemi di ansia e non solo mi sono trovata benissimo ma non ho mai dovuto prendere farmaci. n.b. la depressione non viene curata con una terapia farmacologica a vita, viene seguita in modo integrato (gruppi psicoeducazionali, psicoterapia e farmaci) e vengono date terapie (leggere) di mantenimento solo in alcuni casi per prevenire ricadute.
ciao!
per quanto riguarda la terapia COGNITIVA, riprendendo un testo di Cornoldi "Psicologi clinica" si legge: il cognitivismo non è un approccio dottrinario, come possono essere altri, ma si basa su riferimenti metodologici il che significa che è aperto verso modificazioni, in base ad esempio alle scoperte della psicologia sperimentale e delle scienze ad essa connesse, e infatti nel tempo si è avuto uno slittamento dalla da un prevalere di riferimenti a matrice "comportamentista" ad un prevalere di rifermenti a matrice "cognitiva". In particolare all'interno di alcune impostazioni e filoni teorici emersi dagli anni '90 la durata del trattamento tende ad allungarsi perché l'obiettivo diventa la rivisatazione dell'organizzazione cognitiva, sia nell'attualità sia nelle sue linee evolutive (a partire dall'attaccamento infantile) Ciò permette un trattamento più incisivo per alcuni problemi (dist. dissociativi, di identità, di personalità). Dal punto di vista epistemologico si è aggiunto un nuovo riferimento al costruttivismo e al aostruzionismo sociale.
Questo spiega il perché è vero che il cognitivismo non è affatto superficiale, e difatti qui sono d'accordo con te, infatti nessuno ha mai messo in dubbio questo.
Sulla PSICOANALISI, mi dispiace che tu abbia questo "rifiuto totale". Poi ognuno ha le proprie "simpatie", nel senso che c'è chi è più portato per capire il cognitivismo, chi la psicologia dinamica, e così via. E' su queste "preferenze" che si basa la scelta della specializzazione in psicoterapia. C'è chi si sente più affine alla razionalità del cognitivismo, e chi si sente più affine alla psicoanalisi.
A parte questo, se dici che il cognitivismo non è superficiale ma va in profondità, mi stupisce che non apprezzi la psicoanalisi, che fa dell'indagine profonda la sua cifra, tant'è che spesso viene criticata di mancare di "evidenze", proprio perché rivolta essenzialmente all'interiorità (non a caso viene definita psicologia del profondo). Certo è vero che la Psicoanalisi è complessa, non si presta a facile comprensione, anche se spesso i suoi concetti vengono presi in prestito e snaturati da gente incompetente, ciarlatani, che li usano a loro piacimento (soprattutto Freud e Jung, non so perché). Ma non è questa la psicoanalisi. Alcuni concetti elaborati dalla Psicoanalisi hanno avuto piena conferma dagli studi sperimentali successivi: è vero che esiste uno stato di non consapevolezza che ci influenza, è vero che i primi anni dell'infanzia sono fondamentali per lo sviluppo della personalità, è stata confermata la teoria dell'ansia di Freud, è vero che esistono dei meccanismi di difesa, ha dato una chiave di lettura fondamentale per i disturbi d'ansia, dell'umore. Ovviamente altri concetti non hanno avuto la stessa fortuna, e difatti sono stati abbandonati.
Se ti interessa pprofondire, nel libro di MANGINI "lezioni sul pensiero post-freudiano" c'è un capitolo su "Psicoanalisi e scienze cognitive" (viene trattato in particolare l'argomento della memoria)
mi sa che gli unici libri da qui a giugno saranno quelli dell'eds purtroppo....
Non dimentichiamo che anche i corsi "seri" di counseling durano massimo 500 ore, mentre lo psicologo ha alle spalle una laurea magistrale e 1000 ore di tirocinio. Lo psicologo avrà anche la formazione continua ECM.
Per favore, come si fanno a fare questi paragoni!
Ma, infatti, sei tu che vuoi fare un paragone tra due professioni che, essendo diverse, non possono essere paragonate...
Il loro iter è naturalmente diverso: presupposti, obiettivi formativi, etc. sono diversi.
Su un punto però una piccola correzione: come di certo saprai l'ECM non è attualmente obbligatorio se non per i dipendenti del SSN. Ergo un libero professionista o comunque un non-dipendente del SSN non è obbligato da nessuna norma ad aggiornarsi. Così, per amore di chiarezza...
Ah, il mai sopito desiderio di eliminare l'ostacolo principale alle magnifiche sorti, e progressive, del counselling come "professione"... :approved:
L'Ordine è sicuramente "inutile e dannoso", ma soprattutto per i counsellor non psicologi che - mi si dice - cercano di scavare una nicchia di mercato all'interno dell'area di pertinenza di una professione esistente e regolamentata, come quella degli Psicologi.
AssoCounselling non è che sia proprio la più nota: mi si dice che sia recentissima, e solo una delle tante esistenti; sarebbe parte delle iniziative di una nota sigla di settore per provare a costruire una rete di servizi a pagamento, proponendo formazione e servizi ad aspiranti "terapeuti" (che magari non hanno voglia/capacità/tempo di laurearsi), nella speranza di ottenere prima o poi dei presunti "riconoscimenti di legge" che, guarda caso, tardano ad arrivare.
Gli elenchi puntati mi sembrano un tantinello faziosi :D
Proviamo a correggerli così.
Il professionista iscritto all'Ordine deve:
[*] Avere un diploma di scuola superiore (molti corsi di counselling non lo richiedono).
[*] Avere studiato Psicologia in un'Università pubblica o privata riconosciuta dal MIUR, con docenti universitari e strutture relative, per tre anni.
[*] Avere conseguito 180 crediti formativi universitari in una vasta serie di discipline teorico-metodologiche di base, nei diversi settori scientifico-disciplinari della Psicologia, e di diverse discipline limitrofe, superando una trentina di verifiche indipendenti con standard qualitativi pubblici.
[*] Avere completato e discusso una tesi di laurea triennale, sotto la guida di un relatore.
[*] Avere frequentato un tirocinio ufficiale presso strutture pubbliche o private riconosciute, con certificazione dei tutor (psicologi abilitati).
[*] Avere conseguito una Laurea Specialistica in in un'Università pubblica o privata riconosciuta dal MIUR, con docenti universitari e strutture relative, per altri due anni.
[*] Avere conseguito 120 crediti formativi universitari di laurea specialistica in una serie di discipline teorico-metodologiche ed applicative, nei diversi settori scientifico-disciplinari della Psicologia, e di diverse discipline limitrofe, superando una dozzina di verifiche indipendenti con standard qualitativi pubblici.
[*] Avere completato e discusso una tesi di laurea specialistica, sotto la guida di un relatore; tesi spesso sperimentale o di ricerca empirica di livello universitario.
[*] Avere frequentato un tirocinio ufficiale post-lauream presso strutture pubbliche o private riconosciute, con certificazione dei tutor (psicologi abilitati), in media per circa un anno con frequenze quotidiane e verificate.
[*] Avere superato un Esame di Stato pubblico, su quattro prove (tre scritte ed una orale), relative ad aspetti teorici, applicativi, progettuali e deontologici della professione, abilitandosi ai sensi di Legge all'esercizio di una Professione regolamentata e riconosciuta.
[*] Essersi iscritto ad un'Ordine professionale, che riverifica indipendentemente la documentazione relativa.
[*] Essere sorvegliato permanentemente dal proprio Ordine in merito al rispetto della Deontologia e delle buone prassi professionali; Deontologia che in questo caso è cogente per legge, e non per "buona volontà soggettiva" (differenza non da poco rispetto alle professioni non regolamentate), a garanzia dell'utenza.
Per esercitare poi il ruolo di Psicoterapeuta, si aggiungano i cinque anni di Scuola di Specializzazione - pubblica o privata riconosciuta -, con relativi insegnamenti con valutazione, tirocini pluriennali e tesi, e conseguente iscrizione all'elenco presso l'Ordine. Totale, 11-12 anni di formazione universitaria e post-universitaria, teorica e professionale, riconosciuta, stabilita dalla Legge, verificata e verificabile.
Se operi nel pubblico, anche in convenzione, hai poi l'ulteriore obbligo di ECM, certificati e annuali.
Dall'altra parte: per fare il "counsellor" ("professione" inesistente), mi si dice che è spesso sufficiente fare un corso privato non riconosciuto a pagamento di breve durata, senza particolari pre-requisiti, e magari presso la stessa "rete" di enti privati non riconosciuti che poi ti "iscrivono" direttamente (a pagamento) ad un "albo" privatistico non riconosciuto... i cui criteri di ammissione sono costruiti apposta per essere (casualmente) equivalenti a quelle dei corsi che prima ti hanno proposto a pagamento. E per questo non solo non serve una laurea; ma a volte nemmeno un diploma di scuola superiore (così si dice...). Gli stessi enti/associazioni/istituti privati poi (immagino sempre a pagamento) "verificheranno" i tuoi requisiti annuali, ti forniranno la "supervisione" che poi ti chiederanno di "certificare", ti "aggiorneranno", e così via. Tutto in maniera privatistica, non pubblicamente riconosciuta, e "in-house".
E, sempre mi si dice, il counsellor non psicologo sarebbe, spesso, una persona cui si vende l'illusione di esercitare una non-professione, non riconosciuta e non regolamentata, e che cerca di darsi una patina di "autoregolamentazione" su base eminentemente privatistiche ed autoreferenziali, visto che il Legislatore non intende ovviamente riconoscere una "professione" basata sull'assenza di qualunque criterio pubblico e riconosciuto di formazione, verifica, accesso.
La cosa più buffa (ma in realtà è vecchia, ed un pò insidiosa, tecnica comunicativa), è il considerare implicitamente in tutto il ragionamento il counselling come se fosse già una professione, alla pari della psicologia. Così, sottilmente, si fa già passare metacomunicativamente l'idea che counselling e psicologia siano da porre sullo stesso piano "dialettico-argomentativo", con pari dignità professionale.
Cosa che, ovviamente, non è: il counselling non è una professione riconosciuta. Il CNEL, nei suoi report, li considera "professione non regolamentata", categorizzandoli allo stesso livello delle associazioni di astrologi, operatori dell'esoterismo, stenotipisti, pranoterapeuti e dialoghisti. Insomma, dal punto di vista di tutela del titolo e di riconoscimento pubblico ufficiale, ha la stessa valenza di legge del pizzaiolo d'asporto; con la differenza che il pizzaiolo è tenuto al rispetto di maggiori certificazioni formali ed obblighi di verifica pubblica del counsellor. Il counsellor non psicologo, come professione in quanto tale, semplicemente non esiste. E quindi non può avere criteri pubblici di riconoscimento. In compenso, mi si dice, esistono molti corsi a pagamento che vendono formazione su qualcosa che non è riconosciuto dalla legge. E quindi, volendo, sul counselling si può guadagnare: basta vendere formazione, e iscrizioni a pagamento ad elenchi di carta che non hanno alcun valore formale, legale o professionale.
Ma sono certo che nessuno faccia queste cose, in Italia.
Intendiamoci: è comprensibile e legittimo che ciascuno porti acqua al proprio mulino; gli psicologi agli psicologi, i pizzaioli ai pizzaioli, i cosiddetti counsellor ai cosiddetti counsellor.
Evitiamo però di scivolare (immagino involontariamente) in codeste "azioni di marketing e di PR", sfruttando magari il disagio o disillusione dei giovani psicologi rispetto a università/EdS/Ordine, per cercare di convincerli che, tutto sommato, il counselling non-professionale non sia un problema, ma anzi, una cosa utile e buona. Soprattutto per loro. Suvvia :rolleyes:
Lpd, mi fa piacere tu abbia fatto questo intervento che mette un po' di chiarezza sul counseling non professionale. Purtroppo ci sono psicologi che per interessi personali fanno promozione al counseling per non psicologi, facendo un danno agli utenti finali, agli studenti abusivi che credono di ricevere un diploma (in realtà attestato di frequenza = 0) e ai professionisti psicologi.
ehm esageratA semmai grazie:asd:
una curiosità tu sei psicologo o sei anche psicoterapeuta?
Perchè ho amici psicologi che però lavorano come baby sitter, segretarie, ecc. che mi fanno una capa tanta sul fatto che bisogna fare una scuola di specializzazione, sennò come fai a lavorare, a gestire i pazienti ecc.
Io non penso sia necessario,
perchè nel frattempo continuo a formarmi ed aggiornarmi continuamente scegliendo di integrare orientamenti e terapeuti differenti, cosa che in una scuola di specializzazione è piu' difficile.
Secondo credo nella figura dello psicologo e so bene che non è sovrapponibile alla psicoterapia e per il momento preferisco questo ruolo e poi quando avrò esperienza e un'entrata potrei anche in futuro specializzarmi.
Non ho voglia di entrare nel mondo del lavoro a 35 anni, senza troppe esperienze a parte il tirocinio.
Mi farebbe piacere sentire il tuo parere in merito!
Interessante, questo che tu dici. Effettivamente esistono molte associazioni di counseling che hanno lo scopo di autoregolare la professione. Facendo un breve giro in rete:
L'AICo è una federazione e sembra essere legata prevalentemente al mondo sistemico.
- AICo
- ANCoRe
- AssoCounseling
- CNCP
- FAIP
- ReICo
- SICo
- SICOOl
ANCoRe è una piccola associazione legata direttamente all'Università di Siena dove si tiene il Master in Counseling Relazionale.
AssoCounseling non appare legata a nessuna sigla e non propone, come tu dici, corsi o servizi a pagamento. Anzi, insieme all'AICo è l'unica associazione che non associa scuole e dice che lo fa proprio per non avere conflitti di interessi tra la formazione e la certificazione.
CNCP è la divisione counseling del CNSP, sigla storica delle scuole di psicoterapia ricnosciute dal MIUR.
FAIP è una della sigle storiche delle associazioni di psicoterapia che ha creato al proprio interno la divisione counseling. Fa diretto riferimento a Roberto Parrini.
ReICo è una piccola associazione che è diretta emanazione dell'ASPIC di Edoardo Giusti e Claudia Montanari.
SICo è l'associazione più anziana che, come si può leggere in rete, sta perdendo pezzi anno dopo anno. Loro sul sito vendono ai propri counselor servizi di visibilità a pagamento.
SICOOl è l'associazione che raggruppa i counselor olistici. Piucchealtro, mi pare d'aver capito, siano abilità di counseling applicate ai vari operatori della salute.
In tutto questo marasma AssoCounseling è l'unica che:
Se fai ricerche in rete con semplici parole chiave che non siano "counseling" e basta, si trovano sempre gli stessi risultati.
- scrive e pubblica articoli anche inerenti la politica professionale
- palesa (magari l'hanno fatto anche le altre, ma non lo dicono) l'essere stata parte di procedimenti penali che hanno visto coinvolti counselor
- ha pubblicato articoli su quotidiani come il Sole24Ore
- è l'unica con un sito internet... navigabile (!)
Stai compiendo un grave errore, lo stesso che fa evolution. Ovvero quello di non sapere giuridicamente la differenza tra regolamentazione e riconoscimento...
Qui sì che tiri acqua al tuo mulino con informazioni campate in aria!
Riprovo, questa volta in maniera molto sintetica: se seguissi il tuo ragionamento in Italia esisterebbero 3.000.000 di professionisti che tali non sarebbero. Infatti tanti sono i professionisti censiti che esercitano le professioni così dette non regolamentate (si va dai counselor, ai fiscalisti, agli interpreti, ai bibliotecari, agli enologi, etc.).
Di contro ci sono 1.500.000 (la metà) professionisti che appartengono a professioni regolamentate che poi si declinano nell'iscrizione a ordinei, albi, collegi, ruoli, etc.
Tali dati non sono miei, ovviamente, ma del Ministero di Giustizia.
Dunque stai compiendo l'errore di ritenere che sul piano giuridico una professione è riconosciuta solo se è regolamentata.
A parte il fatto che è l'esatto contrario... vale la pena ricordare che il concetto giuridico di regolamentazione implica semplicemente che lo Stato, perché tu possa esercitare un mestiere, ti vincola ad un percorso predeterminato. Tale percorso, ai sensi della Costituzione, deve avere il proprio apice con l'esame di Stato.
Altra cosa sono le professioni riconosciute.
Proviamo ad astrarci un momento dal counseling (così magari siete un po' più lucidi nel valutare...).
La Regione X ha all'interno dei propri profili professionali il corso di "Pedagogista Relazionale". Tale professione è regolamentata? No di certo, ma è ampiamente riconosciuta. Di più: il titolo che acquisisci è pure un titolo pubblico! Dunque fa punteggio nei concorsi, tanto per intendersi.
Lo stesso ragionamento si può fare per la mediazione familiare. Idem come sopra. In più la MF si è vista pure riconoscere a livello giuridico con la modifica dell'art. 155 del codice civile. Nonostante questo la MF continua ad essere una professione non regolamentata. Chiunque può fare il mediatore familiare e non esiste un percorso predeterminato.
Analogo ragionamento possiamo fare con il counseling. Qui, in più, ci sono anche dei pronunciamenti del Tribunale.
Morale: quando le cose non si sanno è meglio tacere. Si evitano figuracce. Non ha senso addentrarsi in strade che non si conoscono.
Spiegazione: è legittimo essere contro il counseling (ormai in Italia si è contro su tutto), ma non inventandosi fandonie tese a gettare discredito gratuito.
Questo vale, naturalmente, anche per quei counselor che senza sapere un tubo di psicologia, per tirare acqua al proprio mulino, tentano di gettare discredito sulla professione di psicologo.
Dunque, immagino, che tu saresti in grado di riferire puntualmente quali sono i corsi di counseling che non richiedono il diploma di scuola media superiore.
Però, ti prego, fallo con nomi e cognomi e possibilmente link (tanto ormai tutte le scuole hanno un sito).
Non farlo con la solita modalità dell'illazione che non sei in grado di dimostrare...
Resto in attesa.
1. Si, sarei in grado. Ma, col tuo permesso, le ho già segnalate all'Ordine, non su un forum.
Del resto, immagino che se sei molto attivo in questo settore qualche voce del genere sarà arrivata anche a te, così come è arrivata a me.
2. Passando ad altro argomento.
Mi si dice che un certo Movimento, di cui alcuni dei membri del direttivo di AssoCounselling forse facevano/fanno parte, anni fa abbia favorito e supportato a suon di ricorsi e vie legali quelle famose "iscrizioni all'Albo degli Psicologi" di persone sembra nemmeno laureate - e forse anche solo con la terza media...! Voci di corridoio, indubbiamente, che però si ripetono spesso. Immagino che non sia vero, e quindi è giusto dare l'opportunità di smentirle una volta per tutte. Nessuna associazione/società legata anche solo indirettamente al mondo del counselling potrebbe mai fare cose del genere, vero ?
3. Riconoscimento/regolamentazione. Tema vecchiotto ! Ma essendo un tema delicato e complesso è il caso di chiarirlo bene, perchè altrimenti qualcuno - involontariamente, è ovvio - potrebbe senza accorgersene prendere una mera presa d'atto di esistenza di un attività non regolamentata da parte di un ente locale, e scambiarla con una sorta di "regolamentazione legittimante" di una professione normata. Cosa che, ovviamente, non è.
Ad esempio, il fatto che il CNEL "attesti l'esistenza" dell'Operatore di Reiki, o che la Regione X organizzi un corso di formazione per "Pizzaioli Esperti di Calzoni Tipici", non rende minimamente la "professione di Pizzaiolo Esperto di Calzoni" un titolo abilitante, nè la trasforma in una professionalità riconosciuta dallo Stato in quanto "identità professionale" formalmente stabilita (il "Calzonologo"), cui corrispondano percorsi formativi, regolamentazioni pubbliche di accesso al ruolo, criteri di buone prassi e vincoli civilistici (e penalistici) espliciti. Che è invece quello che succede per gli Psicologi, ed i Medici, e gli Avvocati, etc. Con conseguenti garanzie pubbliche per l'interesse pubblico, per i pazienti/clienti, per i professionisti, etc.
Per fare un esempio, in assenza di tali regolamentazioni e normative pubbliche, chiunque potrebbe "inventarsi un'attività" non strutturata (ad esempio "Artigiano Specialista in Yo-Yo di Ebano"), presentarla al CNEL tramite un'associazione privatistica auto-costituita ("Associazioni Yo-Yoisti Ebanologi Specializzati", che prevede un breve codice deontologico e l'indicazione all'obbligo di assicurazione professionale), ottenerne una "attestazione di esistenza" (ovvero il cosiddetto "riconoscimento") e, con un pò di fortuna e costanza, riuscire magari anche ad avere qualche voucher formativo dalla Regione/Provincia/Comune ("Corso di Formazione sul mestiere tradizionale e tipico dello Yo-Yoista specializzato in lavorazione dell'Ebano"), per poi presentarsi pubblicamente come "professione riconosciuta", magari con relativo "albo" auto-costituito ("Albo Nazionale Ufficiale Yo-Yoisti Ebanologi"). Ma è, e rimane, un'attività non regolamentata, non una "Professione". Piccolissima differenza.
La valenza giuridica formale di regolamentazione pubblica di quel cosiddetto "Albo Nazionale Ufficiale" privatistico sarebbe quindi praticamente pari - e questo va detto - a quella di una serie di nomi che scrivo con la bic su un post-it giallo a casa mia, o sul retro di un tovagliolo al bar....
In certi casi si potrebbe anche costituire la Società YoYoisti, che tuteli l'immagine dei costruttori di Yo-Yo. Legittimo, certo; a patto di non illudere (anche solo per confusione/omissione casuale di informazioni) gli aspiranti Yo-Yoisti che tali corsi "riconosciuti", e la conseguente iscrizione in tali "elenchi privatissimi", siano anche solo implicitamente simili o equipollenti all'iscrizione in Albi Professionali nazionali, o allo statuto normativo di professioni realmente "regolamentate" e riconosciute dalle Leggi dello Stato.
Se la Società YoYoisti non fa niente del genere, e combatte attivamente contro le eventuali ambiguità di merito, non ho niente in contrario, e le auguro gran fortuna.
Se invece si creano, anche solo involontariamente, situazioni di possibile ambivalenza o confusione, è opportuno rimarcare per bene le differenze.
Sai mai che qualche giovane studente di psicologia si confonda in buona fede, e pensi magari che fare lo YoYoista iscritto all'Elenco Privato YoYoisti d'Italia sia quasi più strutturato che fare una Professione Ordinistica ! :approved:
Ciao a te.
No, non ne sono a conoscenza, e non capisco questa tua riluttanza nel fare i nomi... quanto alla segnalazione all'Ordine mi faccio una grassa risata: che competenza ha l'Ordine su una scuola di counseling? Chi c'ha provato (Ordine della Sicilia contro Centro Olos) ha pagato pure i danni (oltre a perdere la causa, ovviamente...).
Di quali siano i rapporti tra AssoCounseling e il Mo.P.I. (ma il tuo è proprio un vizio di fare i nomi a mezzo...) io non ne ho idea. Tuttavia quello a cui ti riferisci è relativo all'annosa questione della norme transitorie della legge di ordinamento (in particolare l'art. 34), dove non mi risulta siano stati iscritti soggetti con la terza media. Alcuni privi di laurea effettivamente sì. Ma stiamo parlando di un numero irrisorio su 80.000 psicologi. A margine faccio notare di come questi soggetti abbiamo vinto in Tribunale. Ma come al solito, immagino, che vuoi che conti per te una sentenza di un Tribunale della Repubblica, la tua opinione sarà molto più autorevole...
Hai espresso magnificamente cosa sia una professione regolamentata. Ancora continui a non capire che, sul piano giuridico, il riconoscimento è un'altra cosa. Oh, ma d'altra parte sei laureato in psicologia, mica in giurisprudenza...
Suvvia, dipende. Se nella scuola di counselling che forma le persone con la terza media insegnasse, tanto per fare esempio astratto, uno psicologo, questi sarebbe soggetto alla Deontologia (ah, i vantaggi di avere dei veri vincoli deontologici, a tutela dell'utenza...).
Se poi, in seguito a valutazione ordinistica, emergessero anche ipotesi di violazione del codice penale (esercizio abusivo, etc.), l'Ordine può far partire la segnalazione all'autorità giudiziaria. Ed in alcuni casi, chissà, magari anche costituirsi parte civile. Potrebbe andargli male, qualche volta. Potrebbe andargli bene, qualche altra. Chissà.
Su rapporti MOPI - AssoCounseling. Boh, strano. Mi dicevano che andando sui siti, vengono fuori "coincidenze" di nomi, a livello di staff/dirigenza. Capita anche che in recentissimi procedimenti penali, a quanto dice un comunicato sul sito AssoCounseling, i consulenti di parte dei counsellor citati in giudizio siano stati, insieme, un dirigente di AssoCounseling ed uno del MOPI. Dobbiamo allora concludere che sia stata una mera casualità, visto che di questi rapporti perfino tu - che sei così informato sul mondo del counselling - "non hai idea".
Mi spiace, invece, che mi confermi che MOPI abbia consapevolmente supportato in sede legale dei non laureati, per farli diventare Psicologi a tutti gli effetti sulla base di decisioni giudiziarie, e non di lauree ed esami universitari. Saranno numeri "irrisori", ma qui ovviamente è il principio che conta. Un Movimento - legittimamente, bene inteso, qui si fa discussione politico-professionale, non giurisprudenziale - supporta in sede legale l'inserimento nell'Ordine Professionale degli Psicologi (che del resto sembra osteggiare spesso) di soggetti addirittura non laureati; qualche anno dopo, un'associazione di categoria che vede diverse coincidenze di nomi col Movimento si propone di sostenere e promuovere altre figure lavorative (i counsellor) nello stesso campo degli Psicologi... e il tutto, presentato come se fosse un vantaggio per gli Psicologi laureati ed abilitati (che hanno speso anni per certificare a livello universitario specialistico il livello della propria formazione).
Questioni di interpretazione, evidentemente. :D
Ulteriore piccolo dubbio, se permetti, è il tuo interessante "lapsus" nella frase:
"Alcuni privi di laurea effettivamente sì. Ma stiamo parlando di un numero irrisorio su 80.000 psicologi. A margine faccio notare di come questi soggetti abbiaMo vinto in Tribunale.". AbbiaMo ?
In una frase riferita al MOPI, di diversi anni fa ??
Ma non avevi appena detto che non avevi idea dei rapporti tra MOPI e AssoCounselling ? Ed adesso viene fuori che "avete" vinto ? :D
Registro che in merito al resto delle osservazioni che sono state fatte sulla validità legale e regolamentatoria degli "albi/elenchi/cataloghi" auto-organizzati di counsellor, e tutto il ragionamento annesso, non vi è risposta di merito. Ad esempio, a tuo parere, un elenco di esperti di YoYo ha validità legale maggiore o minore di quella di un elenco di counsellor, secondo la normativa nazionale ?
Ma d'altra parte, come mi scrivevi, tu sei laureato in... (?).
Scuserai la mia franchezza argomentativa. E' che penso che davanti alle situazioni anche solo un poco di difficile interpretazione, è meglio peccare di eccesso di chiarezza nel ragionamento critico.
Ciao ! :yahoo:
C'hanno già provato a citarli per l'articolo 21 del c.d. e non è andata bene (vedi Ordine della Toscana)
E quali infrazioni penali potrebbero mai esserci nell'iscrivere corsisti essendo dei corsi privati? Nessuna, ovviamente.
Ti ripeto, non ne ho idea, ma immagino che il ragionamento a monte da fare sia veramente banale. Il Mopi è l'unica associazione di categoria di psicologi che non osteggia i counselor, non trovo strano che vi siano affinità di vedute...
Sai, io vent'anni fa c'ero... la cosa non è proprio così lineare come la indichi tu...
Si chiama errore di battitura, essendo la M accanto alla N (almeno sulla mia tastiera...).
Stai mescolando piani diversi. Ti supplico: compra un manuale di diritto e guarda la differenza tra riconoscimento e regolamentazione.
Psicologia (VO), 2 specializzazioni in psicoterapia (gestalt e cognitivismo), un master in mediazione familiare, uno in psicologia giuridica, un M.A. in counseling negli Stati Uniti. Un anno di approfondimento (tirocinio + supervisione) di counseling a Londra. Aggiungi svariate centianaia di ore di analisi personale e di supervisione (entrambi individuali e di gruppo). I corsi, i corsettini, gli workshop, i convegni e gli aggiornamenti te li evito. PS Sto seriamente pensando di iscrivermi ad una scuola sistemica, sempre che mia moglie e i miei figli non mi buttino fuori di casa...
Tu, invece? Studente di psicologia o aspirante libero professionista frustrato perché non lavora e quindi dà la colpa ai counselor?
Concordo, ed infatti con i tuoi non detti di chiarezza ne stai facendo ben poca...
Sono psicoterapeuta e sono molto a favore della figura dello psicologo che però non è adeguatamente promosso dall'ordine.
Esistono decine e decine di campi in cui la psicologia "non clinica" potrebbe/dovrebbe affermarsi. Solo che l'Ordine perde più tempo ad inseguire i counselor che a fare vera promozione della propria professione.
Così come è successo nel counseling e ancora prima nel mondo dell'azienda, più passa il tempo più i bisogni non coperti dallo psicologo saranno coperti da nuove figure professionali.
E' totalmente illogico fare guerre corporative, sarebbe molto più utile anticipare i tempi e cominciare ad occuparsi degli spazi ancora vuoti.
Naturalmente tutto ciò sarà possibile solo se la psicologia affermerà con forza la propria distanza dal concetto di sanitarizzazione della medicina.
Che in buona parte nella sostanza sia così, conta poco. Purtroppo relazionandoti alla società civile conta molto la forma, e la forma con cui si promuove la psicologia è pessima e scimmiotta la medicina.
Ad oggi i counselor saranno qualche migliaio, comunque poca roba rispetto agli 80.000 e passa psicologi. Non sarebbe il caso di metterci mano prima che il fenomeno diventi ingestibile sotto il profilo numerico?
Sarebbe così assurdo pensare ad un'istituzione che rappresenta la psicologia in senso lato sotto le più variegate forme?
Infondo l'APA, negli States, comprende decine di divisioni interne (psicologia scolastica, counseling, psicoterapia, ricerca, psicologia dello sport, etc.) dove ognuno è rispettato per il ruolo che svolge e parimenti rispetta gli altri.
Lo stesso, seppure un po' diversamente, accade in Inghilterra.
ma qui siamo in Italia...
Concorso in Esercizio abusivo di professione, dice niente ? :DCitazione:
C'hanno già provato a citarli per l'articolo 21 del c.d. e non è andata bene (vedi Ordine della Toscana)
E quali infrazioni penali potrebbero mai esserci nell'iscrivere corsisti essendo dei corsi privati? Nessuna, ovviamente.
Immagino...Citazione:
Ti ripeto, non ne ho idea, ma immagino che il ragionamento a monte da fare sia veramente banale. Il Mopi è l'unica associazione di categoria di psicologi che non osteggia i counselor, non trovo strano che vi siano affinità di vedute...
Immaginavo pure questo ! Del resto, tutti i lapsus di contenuto più "interessanti" si basano proprio sulle allitterazioni formali più semplici...Citazione:
Si chiama errore di battitura, essendo la M accanto alla N (almeno sulla mia tastiera...).
Facciamo così: passami il tuo manuale di marketing, ed io leggerò quello di diritto :DCitazione:
Stai mescolando piani diversi. Ti supplico: compra un manuale di diritto e guarda la differenza tra riconoscimento e regolamentazione.
Sono impressionato... ma per la sistemica, non stare a fare quelle lunghe di cinque anni.... si potrebbe organizzare - chessò - un corso di counselling sistemico, con iscrizione in un esclusivo Albo di SystemiCounselling@ garantito da un'apposita associazione privata. :mano:Citazione:
Psicologia (VO), 2 specializzazioni in psicoterapia (gestalt e cognitivismo), un master in mediazione familiare, uno in psicologia giuridica, un M.A. in counseling negli Stati Uniti. Un anno di approfondimento (tirocinio + supervisione) di counseling a Londra. Aggiungi svariate centianaia di ore di analisi personale e di supervisione (entrambi individuali e di gruppo). I corsi, i corsettini, gli workshop, i convegni e gli aggiornamenti te li evito. PS Sto seriamente pensando di iscrivermi ad una scuola sistemica, sempre che mia moglie e i miei figli non mi buttino fuori di casa...
Acqua, acqua... :tajo:Citazione:
Tu, invece? Studente di psicologia o aspirante libero professionista frustrato perché non lavora e quindi dà la colpa ai counselor?
....disse la nebbia in val padana... ! :climb:Citazione:
Concordo, ed infatti con i tuoi non detti di chiarezza ne stai facendo ben poca...
Vabbuò, mi stai simpatico. Almeno la promozione la fai con chiarezza. :D
Buona Pasqua a te.
No, non mi dice niente... sai chi è stato condannato invece per concorso in esercizio abusivo? Lo psicologo che aiutava il quasi-psicologo a far finta di fare il counselor... (sentenza Perri, Tribunale di Milano).
Ovviamente il concorso in un reato è tale se vi è abusivamente l'espletamento di una funzione riservata. Come di certo saprai l'insegnamento è libero e garantito dall'articolo 33 della Costituzione.
Non è infatti un caso che l'Antitrust abbia condannato l'Ordine degli psicologi proprio per l'articolo 21 del codice deontologico...
Non lo so, davvero. A me pare che in tutta onestà la gestione dell'ordine fin dal suo esordio sia stata pessima. La posizione sempre di retroguardia e le istanze sempre corporative.
Le spiegazioni potrebbero essere tantissime, sicuramente di molte possibili ne abbiamo parlato sia in questo 3d che in altri.
L'istituzione esiste già. Si chiama Ordine degli Psicologi. Svolge importanti funzioni di tutela, di servizio, di garanzia, a favore della comunità professionale. Come ogni istituzione a volte lo fa bene, a volte lo fa meno bene. Ha i suoi pregi, ed i suoi difetti. Ma rimane l'istituzione di garanzia. Di legge, e di sostanza.
E chi volesse indebolire la professione di Psicologo in quanto tale, ad esempio potrebbe farlo cercando proprio di indebolire o attaccare l'istituzione Ordinistica in quanto tale.
L'Ordine tutela tutti gli psicologi, operanti in tutte le aree professionali e con tutti gli approcci. E' un'ente di diritto pubblico, non un'associazione privata, magari a scopo di lucro. Che è un pò diverso.
Un fenomeno interessante (stiamo facendo un discorso astratto, of course, senza alcun riferimento preciso) è che ci potrebbero però magari essere dei gruppi che - da fuori dell'Ordine, da fuori della Professione - potrebbero cercare di "mettere abilmente il cappello" su aree professionali che sono strutturalmente di competenza della psicologia; e per fare questo gli cambiano nome: le denominano "counselling", per cercare di "differenziarle", nella percezione collettiva, dalla Psicologia.
Sono aree professionali e scientifiche che sono ovviamente interne alla psicologia; ma - in maniera artificiosa - questi gruppi dicono: "No ! Noi abbiamo autonomamente deciso che, da questo punto convenzionale in poi, la professione psicologica non è più di competenza dello psicologo, ma del cosiddetto counsellor !" (?!)- ovvero, di un "ruolo" che non esiste nemmeno nell'ordinamento delle professioni (!).
Per fare questo si usano due strategie: una "legale", ed una mediatica.
Da un lato, si cerca di usare una serie di strategie legali per cercare di ritagliare a forza limiti "normativi", laddove non sono riusciti a definire dei limiti scientifico-professionali reali. Strategia che a volte va male, a volte va bene.
Dall'altra, e questa è la mossa più interessante, si cerca pazientemente di convincere gli psicologi stessi che il counselling è qualcosa di diverso, o esterno, o complementare, alla professione psicologica. :skunk:
Come se volessi far credere al pasticcere che, nell'ambito del suo lavoro quotidiano, tutto quello che concerne la panna montata di colpo non è più (per "magia definitoria") Pasticceria, ma PannaMontatologia, da apprendere separatamente dai normali corsi per pasticcere. :tajo:
E se magari si riuscisse a farlo credere ad un pò di psicologi, magari giovani, magari raccontandola per bene, ad un certo punto potrebbero forse anche acquisire un pò di influenza e visibilità.
Un'"influenza" non loro, ovviamente, ma che gli deriverebbe proprio e paradossalmente dalla "auto-rinuncia" degli psicologi stessi al riconoscimento di un fatto elementare: in questo caso, che il counselling è il nome che si dà ad una serie di competenze psicologiche, di tecniche psicologiche, di approcci psicologici. Quindi ciò a cui ci si riferisce con quel termine è interno alla psicologia, e non esterno o diverso.
In pratica, questi ipotetici propugnatori del "counselling autonomo", cercherebbero (nel nostro esempio astratto) di costruirvi intorno una (presuntamente) diversa "identità sociale", che però non corrisponde ad una reale alterità dello stesso, nè normativa nè scientifico-professionale.
Sempre per fare un esempio astratto di fantasia, pour parler... ecco il racconto di fantascienza dei Pontonieri:
Immaginiamo insieme un gruppo di persone che un mattino si sveglia, e dice che secondo loro la costruzione dei Ponti non fa più parte delle competenze dell'Ingegnere civile, ma che da oggi deve essere oggetto di una nuova "professione", che non esiste ancora: il Pontoniere.
Ed inizia a ripeterlo in maniera continua.
Con siti, con libri, con pubblicazioni.
Con conferenze. Con altri libri, ed altri siti. Per mesi, e per anni. Argomenta, teorizza. Pubblica altri articoli, giornali, siti.
Citano i ponti degli antichi Romani, meravigliose opere architettoniche che ovviamente non erano state costruire da Ingegneri come li intendiamo oggi: "e se l'hanno fatto loro", chiedono retoricamente, "dei sono ponti anche migliori di quelli di oggi, perchè non lo possiamo fare anche noi ? Non serve un ingegnere, per fare un bel ponte, quella è la prova !". Qualcuno, preso da questa dialettica e da questi sillogismi un pò fallaci, inizia ad ascoltarli.
Ma non basta. Continuano a martellare. "La Pontoneria - dicono - è un'antica disciplina autonoma, che i cattivi Ingegneri chiusi nelle loro lobbies malvage ed autoreferenziali hanno cercato ingiustamente di "fare propria", gestendola poi malissimo: guardate tutti i ponti che cascano al mondo, costruiti da ingegneri certificati ! Invece noi diamo garanzie migliori, siamo specialisti... e non serve essere ingegneri, perdendo tempo con tutti quegli esami inutili di matematica all'università ! Ecco, in due anni insegniamo a chiunque le tecniche di base per costruire un buon ponte, e nessuno ce lo può impedire !"
Davanti alle prime ovvie opposizioni, partono in quarta cercando di andare in Tribunale per dimostrarlo.
Istituiscono il loro "codice deontologico dei Pontonieri".
Istituiscono addirittura un "Elenco privato Pontonieri d'Italia" (privo di alcuna validità legale, ma il nome bisogna ammettere che fa la sua figura).
Avviano corsi a pagamento di "Pontologia applicata", con "rigidi criteri selettivi".
Istituiscono assicurazioni legali per tutelare i Pontonieri non laureati con avvocati e consulenti, quando l'Ordine degli Ingegneri si allarma e li denuncia.
Potrebbero magari andare anche nei siti e nei forum frequentati da giovani ingegneri, a presentare la "pontonologia" come disciplina autonoma, per provare ad indebolire la loro fiducia nell'Ordine degli Ingegneri, e conquistare "mente e cuore" della "concorrenza". Sai mai che funzioni...
Chiedono a qualche famoso ingegnere in pensione di fare lezione ai corsi per pontonologi, in modo tale da "far figura", e sfruttare la loro presenza nel corpo docente come "garanzia di qualità e serietà formativa" degli stessi.
E poi, un bel giorno, i gruppi che organizzano corsi per Pontonieri vanno all'Ordine degli Ingegneri e dicono: "ecco ! Noi siamo qui ! Adesso, costituiamo insieme un'Istituzione unitaria che rappresenti davvero tutti, Ingegneri e Pontonieri !".
Ma, in realtà, aldilà delle belle parole, il costruire ponti è sempre stato - e rimane - competenza degli Ingegneri; e gli interessi legittimi di chi costruisce ponti (e di chi ci deve passare sopra - nel nostro caso, ad esempio, sarebbero "i pazienti") sono rappresentate - appunto - dall'Ordine degli Ingegneri.
Sarebbe surreale andare all'Ordine degli Ingegneri e dirgli che la costruzione dei ponti "ha anche dei correlati con l'Ingegneria civile, ma è strutturalmente un'altra cosa", e quindi deve essere gestita da una "figura professionale" diversa.... :skunk:
Gli Ingegneri, che su queste cose sono molto seri e responsabili, se si vedessero apparire un "Elenco privato di Pontonieri", ed i rappresentanti di questo immaginario "Elenco privato dei Pontonieri" si presentassero all'Ordine degli Ingegneri per invocare "istituzioni di rappresentanza comune", sapete come gli risponderebbero?
Credo così:
:tajo:
Ovviamente questo dei Pontonieri è solo un racconto di fantasia: queste cose nella realtà non succedono.
Seriamente: l'Ordine degli Psicologi è la casa formale e sostanziale della psicologia professionale. L'unica vera e legittima. Se va bene o male, se rappresenta bene o male i nostri interessi, dipende anche dalla partecipazione attiva degli psicologi, più giovani in particolare, alle sue attività. Non dal suo demolirla, o indebolirla, magari "da dentro". E' esattamente il contrario.
E dall'altra parte, se chi per vent'anni ha lottato espressamente contro l'Ordine, e ha cercato in tutti i modi di farvi iscrivere dei non laureati a suon di avvocati, e adesso forma/certifica/sostiene dei "lavoratori non laureati" proprio nelle aree di competenza professionale tutelate da quell'Ordine... e che adesso viene a sollevare dubbi sull'utilità stessa dell'Ordine... beh, qualche domanda è forse normale che la possa sollevare, nel dibattito politico-professionale... :rolleyes:
Come romanziere hai un futuro... però la tua ricostruzione è veramente molto fantasiosa. Senti la mia e dimmi se ti piace (premessa: io non userò nomi di fantasia).
Il counseling arriva in Italia intorno agli anni '70 grazie ad alcune (poche) figure che vent'anni dopo sarebbero diventati psicologi. I primi due nomi, così, al volo, sono: Edoardo Giusti, attuale presidente dell'ASPIC e Alberto Zucconi, Presidente del CNSP (la più grande associazione di scuole di psicoterapia italiana) e direttore dello IACP (approccio centrato sulla persona).
La ragione è semplice: sono entrambi, come formazione di base, rogersiani. Zucconi rimarrà tale, mentre Giusti andrà verso il modello integrato.
Il primo di corso di counseling in Italia c'è durante gli anni '80 (prima dell'istituzione dell'ordine), è riconosciuto dalla regione Lazio (dunque è un titolo pubblico) e si chiama corso per "operatore socio-psico-pedagogico" per due ragioni, come lo stesso Giusti ha più volte asserito nel corso degli anni: 1) il termine inglese era di difficile traduzione; 2) infondo sociologia, psicologia e pedagogia sono delle materie trasversali proprie al counseling.
Nel frattempo si costituisce l'Ordine. La Legge di Ordinamento arriva dopo vent'anni di gestazione. E' ahimè una pessima Legge, che tale è perché è nata con una estenuante mediazione tra futuri psicologi e medici. Ai medici è rimasta la psicoterapia, agli psicologi è andato l'ambito psicologico in senso lato.
La psicoanalisi è volutamente esclusa dalla Legge in quanto la SPI si oppone fortemente (e con essa buona parte dell'accademia).
Le norme transitorie sono un pasticciaccio ancor peggiore ovvero: chi fino ad oggi ha fatto lo psicologo, come lo saniamo? Visto che solo da dopo l'entrata in vigore della legge è obbligatorio essere laureati in psicologia per essere psicologi.
Un paio di articoli (il 32 e il 33) non destano preoccupazione: sono fatti ad hoc per far entrare i professoroni universitari che diventeranno professori a psicologia, e una serie di liberi professionisti operanti nel campo da molti anni. Alcuni entrano solo per titoli. Altri devono anche sostenere l'esame di Stato.
L'articolo più problematico è stato l'articolo 34. Tale articolo è stato pensato dal legislatore per sanare tutti coloro che, al momento dell'entrata in vigore della legge, sono iscritti ad una scuola di specializzazione in psicoterapia. Non esistendo ancora le scuole riconosciute, e non esistendo ancora la professione di psicologo, è evidente che le scuole dell'epoca iscrivessero chi gli pareva.
Alcune decine di questi iscritti non erano laureati, ma diplomati. E l'articolo non specificava l'obbligo di una laurea. E d'altra parte le scuole non erano obbligate ad iscrivere solo laureati in quanto i corsi dell'epoca erano privatistici.
All'interno del costituendo ordine qualcuno si oppose, ed ecco che il Mopi, sigla storica dell'associazionismo italiano della psicologia, segue le vicende legali di questa manciata di persone. Da ricordare che costoro hanno fatto e superato un esame di Stato al pari degli altri.
L'ordine si oppone ed ecco che si apre una vertenza. Viene tentata una mediazione, che però non dà esito. A distanza di anni - processi in corso - il parlamento vara una legge e nel 1999 sana quelle poche decine di persone. Purtroppo la legge, oltre a sanare il vecchio, riapre per un certo periodo i termini dell'articolo 34, ed è in questa occasione che avviene un'iscrizione di massa da parte di alcune centianaia di persone.
Tornando al counseling. Nel 1993 nasce la sico, con l'idea di strutturare fin da subito una professione autonoma (questo a torto o a ragione).
Il malcontento che non si riesce a sanare in una certa parte della categoria è che gli psicologi scimmiottano i medici, danno troppa importanza all'area clinica, dimenticano altre aree strategiche ed importanti della psicologia, tra cui la prevenzione e la promozione del benessere.
Insieme a SICo nascono anche i primi corsi di formazione che si rifanno agli standard previsti dall'associazione europea di counseling. Tra i soci fondatori italiani dell'associazione europea di counseling si annovera il primo presidente della sico (aldo dinacci) ed Anna Maria Di Fabio, docente alla facoltà di psicologia di Firenze.
I corsi aumentano, aumentano i diplomati e parallelamente aumenta la necessità di tutela dei professionisti che esercitano (ben pochi, a dire il vero).
Nel tentativo estremo da parte dell'ordine di ritenere le prerogative del counseling proprie allo psicologo, gioca un ruolo determinante quella ciofeca che è l'articolo 1 della 56/89.
Un contenitore vuoto che tale è stato per accontentare i medici, che altrimenti non avrebbero dato l'OK alla nascita dell'ordine degli psicologi.
Ma gli psicologi ci provano a denunciare i counselor. Ad oggi le cause che hanno visto counselor contro psicologi sono due, entrambe perse dall'ordine. la prima in sicilia un po' di anni fa, l'ultima in Toscana poco tempo fa.
Le altre cause dove compare il termine "counseling" non fanno testo perché in sede dibattimentale si è appurato che gli imputati di mestiere facevano altro (naturopati, etc.).
Nel frattempo le scuole di formazione in psicoterapia, per allargare la propria offerta formativa, iniziano a fare corsi di counseling, attirandosi le ire degli psicologi "ortodossi" che chiaramente inveiscono.
Nel frattempo nascono molte altre associazioni di categoria, tutte però con un handicap iniziale: sono state fondate presiedute da psicologi. Così, dopo la sico, la faip e il cncp.
L'emancipazione del counseling dalla psicologia prosegue e le nuove associazioni che si strutturano nascono infatti ad opera di counselor, prive di legami con gli psicologi e con le scuole di formazione.
E' il caso di ancore, reico (che però è legata inizialmente all'aspic) sicool e assocounseling.
L'obiettivo generale è quello di ritenere che l'intervento di counseling sia diverso dalla consulenza psicologica. E come tale non prerogativa degli psicologi.
Su questo punto vertono le cause e così sarà anche in futuro.
In tutto questo marasma l'Italia sta attraversando una difficile riforma delle professioni che vede contrapposti gli ordini professionali (rappresentati dal cup) alle associazioni delle professioni non regolamentate (raprpesentate dal colap e da assoprofessioni-cna).
L'idea è quella di potenziare i eprcorsi formativi differenziati a seconda della professione che si concludono con l'esame di stato (license sul modello usa) e non obbligare nessuno a essere iscritto all'ordine in quanto si tende a favorire la nascita delle associazioni di categoria (modello uk).
La logica di base è che l'ordine, di per sè, è un'istituzione obsoleta e, soprattutto, incapace di tutelare professionista e cittadino.
E' indubbio che l'affaire counseling sia attarversato da interessi economici:
- le scuole erogano corsi
- gli psicologi insegnano nei corsi (sempre meno, per fortuna)
- gli psicoterapeuti fanno supervisione ai counselor (sempre meno, per fortuna)
Le associazioni di categoria non dovrebbero avere come scopo il guadagno, ma il tutelare il professionista e il cittadino.
E' vero che alcune non sono troppo trasparenti, ed infatti secondo me è possibile tracciare un vademecum che dovrebbero seguire le associazioni per essere definite tali:
- non erogare formazione in quanto la formazione è confliggente con la tutela professionale
- non vendere servizi a pagamento
- iscrivere solo counselor (non scuole, non psicologi)
- richiedere come unico impegno la quota sociale
- erogare servizi di tutela per l'iscritto unitamente al rilascio dell'attestato di competenza
In tutto questo io, più che una battaglia, vedo una normale evoluzione di una società che cambia. la vera pecca dell'ordine (se di pecca si può èarlare) è quella di essere nato in un momento storico in cui si discuteva (già allora) di abolire gli ordini.
Nell'ordine degli psicologi in particolare un ruolo determinante è giocato dal complesso d'inferiorirtà verso i medici e da una vera e propria subalternità alla medicina, che si reifica con le ormai arcinote decisioni insensate prese dall'ordine negli ultimi anni.
Il dare eccessiva importanza all'area clinica ha fatto sì che nuovi spazi di mercato si siano aperti per altri (counseling, mediazione famliare, coaching, etc.).
Non so se questo sia giusto o sbagliato, sicuramente la vedo dura tornare indietro.
PS Ho appena riletto il tutto, ci sono molti errori di battitura (non lapsus, lpd, errori...), vado di fretta e non ce la faccio a correggerli. Mi scuso in anticipo...
Praticamente, cosa dovrebe fare l'ordine per tutelare veramente la prof, di psicologo? come dovrebbe esere ristrutturato lo stesso ordine?, come andrebbe rilanciata la figura dello psicologo?
Ti faccio, questa domanda, perchè vista la tua esperienza, sembri avere le idee ben chiare.
Grazie
Ciao
Per esempio sensibilizzare la società civile affinché non vadano più in onda servizi come quello mandato dalle Iene ieri sera, dove lo psicologo è stato raffigurato con il camice bianco addosso e dove la macchina, spazio improvvisato per una seduta, è stata chiamata studio medico.
Al di là del fatto che, quanto accaduto ieri, apre interrogativi di tipo deontologico non da poco (la psicologa che fa una seduta in macchina di un'ora e trenta, esce e snocciola una diagnosi che va dal disturbo naricistico di personalità all'evidenziazione di tratti antisociali di fronte a x milioni di telespettatori) il vero problema è che l'immagine che si continua a dare dello psicologo è:
- il medico dei matti
- con tanto di camice bianco indosso
- con tanto di studio medico mobile al seguito
E poi ci lamentiamo se il counseling fa leva sulla salute e la promozione del benessere... e fanno bene! Noi si continua a scimmiottare i medici, anche in televisione! :sbonk:
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Della serie: in tempi di crisi ognuno si arrangia come può...
l'ho visto anch'io!! :sbonk: eccolo qui. Fra l'altro non dice il nome e cognome, e non presenta chiaramente la sua formazione (si definisce genericamente "psicologa" ma secondo me è psicoterapeuta e a indirizzo psicoanalitico perché parla di IO e Io ideale)
http://www.video.mediaset.it/video/i...atologico.html
mezz'ora prima avevano fatto un servizio con uno psicoterapeuta specialista in ipnosi che mi ha messo un po' di ansia :asd: eccolo
http://www.video.mediaset.it/video/i...di-fumare.html
:jd:
Quello non l'avevo visto! ma pensa che strana la vita: gli psicologi "ortodossi" danno contro chi insegna counseling nelle scuole perché, secondo loro, confliggerebbe con l'articolo 21 del c.d. (insegnamento di tecniche psicologiche).
Poi gli psicologi vanno in televisione e fanno induzioni ipnotiche di fronte a mezzo mondo, oppure le postano su YouTube...
Ah ah ah, che categoria confusa e allo sbando!
PS Mi raccomando: da domani tutti con il camice. Il vero psicologo non può non averlo. Ah ah ah...
ma in questi casi l'Ordine PUO' fare qualcosa, visto che questi sono psicologi iscritti all'albo. Infatti spero che abbiano dei richiami (la psicologa del secondo servizio non ha detto nenache come si chiama, quindi bisognerebbe capire chi è, almeno quello del primo servizio ha dato le sue generalità con tanto di foto e cartellino)
Carissimo, la domanda corretta è: è più logico aprire un procedimento disciplinare verso chi fa induzioni ipnotiche in televisione (con dichiarti fini terapeutici) o contro chi insegna psicologia dello sviluppo all'interno di un corso di counseling?
Sotto il profilo giuridico (quello di cui molti utenti di questo forum si dimenticano, dando fiato alla bocca per dire castronerie che giuridicamente non stanno nè in cielo nè in terra...) l'insegnamento di una materia (psicologia dello sviluppo, ad esempio) non può essere sottoposto a vincoli in quanto è garantito dall'articolo 33 della Costituzione. Su questo la Cassazione si è peraltro già espressa decine di volte negli anni confermando in pieno la Costituzione.
Cosa diversa è l'insegnamento di una tecnica che si ritiene riserva di legge di una professione.
Ora va da sè che mentre la tecnica della riformulazione, ad esempio, non può rientrare in tali riserve (è una tecnica, per così dire, trasversale che chiunque può usare e non solo gli psicologi), le tecniche di induzione ipnotica rappresentano invece una riserva di sicuro, essendo l'ipnosi terapeutica (bada bene, terapeutica) riservata ai medici e agli psicologi.
Sotto il profilo fattuale è evidente che nemmeno un genio può imparare a gestire induzioni solo dall'aver visto un video spezzettato di 5 minuti... quindi danni in tal senso non se ne fanno. Ma è proprio il principio che conta, per la deontologia. Ed è infatti un piano diverso da quello giuridico in senso stretto.
Perché fai paragoni che non hanno senso? Il counselor pubblicizza abuso di professione, lo psicologo no. Se lo psicologo avesse pubblicizzato la prescrizione di farmaci allora sarebbero stati sullo stesso livello. Perché giustifichi un abusivo portando un "cattivo" esempio di uno psicologo? Forse lo psicologo si deve "arrangiare" perché ci sono gli abusivi (che probabilmente tu formi), ma lo psicologo non ha commesso nessun reato.
Il tuo modo di giustificare l'abuso di professione portando un cattivo esempio di psicologo mi fa dubitare su molte cose. E' come se un chirurgo giustificasse un abusivo che fa interventi chirurgici dicendo che ci sono anche cattivi chirurghi. Ti interessano i pazienti e la tutela della professione? Dai tuoi interventi ne dubito! Scusa la durezza ma come si può non reagire.
Ma cosa stai dicendo?
Perché faccio paragoni?
Primo perché l'annuncio che tu hai postato non dice che è di un counselor. Questa è una tua liberissima interpretazione. Potrebbe essere di chiunque. Anche di uno psicologo, per quanto ne sapppiamo.
Secondo perché un non-psicologo non-iscritto ad alcun ordine fa pubblicità come e quando vuole, mentre uno psicologo è sottoposto sia alla legge sulla pubblicità sanitaria, sia al regolamento dell'ordine in materia.
E fare un annuncio su un sito del tipo vendo/offro/scambio tipo eBay (visto che Koji è di eBay, tra l'altro...) non è molto decoroso... visto che il codice deontologico prescrive anche qualcosa riguardo il decoro della professione.
Perché non provi a sentire se il CNOP ti assume? Dai tanto l'idea di passare il tuo tempo a cercare su internet gli abusivi...
Spendilo meglio nel cercare i tuoi pari e i tuoi simili (gli psicologi) che postano su YouTube induzioni ipnotiche o vanno in televisione col camice bianco addosso a fare diagnosi!
Quanto alla tua domanda sei fuori strada: io, come ho già scritto, non mi occupo di formazione, ma di clinica.
E solo perché sono psicologo dovrei difendere gli psicologi? Quando fanno palesemente una cappellata dietro l'altra e stanno affondando la professione? No di certo. Per me l'ordine è inutile e dannoso, come ho già scritto decine di volte. E la mia speranza è che vanga abolito. Non se d'accordo? Liberissima, ovviamente.
La tassa di iscrizione per lavorare si è costretti a pagarla, ma ancora - fortunatamente - si è liberi di esprimere le proprio opinioni!
Ho letto con molto interesse gli interventi di LpD,
MA ritorno a scrivere x sostenere al 100% il post sopra di 4Stracci.
L'ho scritto anch'io e diverse volte per descrivere casi di Psicologi e Psicoterapeuti, che ho incontrato nel mio lavoro (in azienda), ma sono
stati tacciati di <<casi singoli>>, in senso svalutativo da qualcuno. Anche il caso del nostro Psicoterapeuta (che conoscevo di fama, già prima delle Iene)
è un caso singolo, MA è stato reso pubblico, ed è questo lo scandalo: tutti hanno visto e hanno potuto giudicare (di quanto facile sia approcciare-cioè avvicinarsi e non apprendere in un batter d'occhio, certo) cosa significhi rendere pubbliche alcune tecniche, che dovrebbero rimanere "riservate", cioè non pubblicizzate, perchè a rischio di essere insegnate, infrangendo la "riserva" del Codice, citata. E a rischio di essere apprese da eventuali malintenzionati x truffare l'ignaro interlocutore (questo era il paradossale scopo dichiarato della pubblicizzazione del caso!).
A me ha scandalizzato anche un altro caso pubblico: uno Psicologo su "Mi manda Raitre", contestato dai genitori di alcune classi, dove aveva "insegnato" Educazione sessuale, in modo assolutamente "aperto" (raccogliendo sulla lavagna qualsiasi - e sottolineo qualsiasi - domanda) ai ragazzi adolescenti venisse in mente...non vi dico naturalmente che tipo di domande erano uscite in aula - con perfino alcune con chiari riferimenti alle "coreografie" dell'odierna (odierna, cioè ai miei tempi era inimmaginabile cosa sarebbe diventata...) pornografia. In studio una nostra collega gli ha fatto una semplice domanda: <<Ma non potevi approfondire l'Affettività?>>. Ma va?? Il nostro non era riuscito a capire che ai nostri adolescenti (visti e sentiti anche i recenti casi di cronaca...) "forse" manca un educazione all'Affettività.
Dopo aver assistito a questo stupendo spettacolo mi sono detto: che bella pubblicità agli Psicologi! Che bella figura di .......[lascio il dettaglio ai fuori-onda, tipici del Direttore del TG di Retequattro].
C'è da riflettere e da meditare. I fronti su cui combattere sono due e non uno: in questo il nostro 4Stracci ha ragione da vendere, purtroppo.