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Originariamente postato da crissangel
Non soltanto contingenze banali ma contingenze di vario tipo, ne avevo fatto un breve e sommario elenco, ma come anche avevo scritto nel post precedente, era una mia considerazione basata su inferenze più o meno ingenue dato che io in materia sono molto meno ferrato di te. Mi riferivo anche alla diagnosi come ad un processo in evoluzione che può cambiare ed arricchirsi.
Si, avevo capito bene (avevo scritto ‘contingenze banali’ senza aggiungere altro per brevità)! Ti ripeto, secondo me esistono dei sistemi che sono tranquillamente in grado di gestire un flusso di dati come quello che descrivi. Non sono sicuro al 100%, ma proverò ad informarmi!
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Originariamente postato da crissangel
L'unica cosa che volevo dire a completamento dei tre punti di sintesi che hai tracciato è il fatto che, soprattutto in riferimento al punto 2, spesso, ma è una mia osservazione, non ci si rende conto, nel corso delle discussioni, che si arrivano a toccare dei tipi logici, delle categorie semantiche differenti, senza farci troppo caso. Ecco allora il ruolo della relazione, relazione che assume delle caratteristiche e delle finalità del tutto diverse in medicina e in psicologia dinamica, ma che comunque permea entambe le discipline di una dimensione fatta di differenti livelli descrittivi: quando si è di fronte ad un esame obiettivo strumentale e ad un medico che lo sa laggere, è di solito facile ottenere risposte inequivocabili tipo "ecco una costola rotta"; man mano che il processo avanza e si rendono necessarie nuove integrazioni di informazioni entrano sempre più in gioco variabili più soggettive e legate più al cambiamento della situazione patogena e alla capacità del medico di interpretare risultati fare previsioni di trattamento ecc legata come hai ben detto tu alla particolarità dell'oggetto di studio che è l'uomo. (In psicologia il colloquio e la comunicazione con la persona invece assume ben altri risvolti, ovviamente).
Questo è vero soprattutto nel campo delle neuroscienze dove la psicologia trova applicazione in discipline come la neuropsicologia o la psicofisiologia, mentre la medicina mette in campo competenze da attribuire a neurologi, neuroradiologi, neurofisiologi ecc che hanno a che fare con un organo che, come nessun altro, è diverso a livello funzionale e anche a livello neuroanatomico, da persona a persona, tanto che spesso a lesioni, in persone diverse, assimilabili per aree coinvolte e dimensione delle lesioni stesse, corrispondono quadri patologici differenti e differenti prognosi e tempi di recupero.
La medicina è una disciplina fatta da tante sottodiscipline molto diverse tra loro (dalla psichiatria alla chirurgia, dall’ortopedia alla diagnostica per immagini) a cui sono associati gradi diversi di ‘importanza’ della relazione. Non ho dubbi che negli ambiti che hai citato la relazione abbia una certa rilevanza (come ben esemplificato da Federebe nei suoi ultimi post), ma, come dicevo, la medicina è fatta di tante altre sottodiscipline. Tanto per fare degli esempi (entrambi relativi alla chirurgia, l'unica specializzazione medica di cui ho qualche esperienza -come paziente :( -):
1) All’ospedale mi è capitato di essere visitato dal medico X (solo per confermare quello che era stato detto dal mio medico di base) con un incontro molto breve e sbrigativo; operato dal medico Y; medicato per il post operazione dal medico z.
2) Pensiamo ad una persona che ha perso coscienza ed ha un’emorragia interna (per esempio). Il processo diagnostico e di successivo intervento chirurgico potrebbero essere effettuati tranquillamente da delle macchine sufficientemente raffinate (specialmente per l’intervento chirurgico), indipendentemente dalle variabili ‘soggettive e legate al cambiamento’.
Questi due esempi limite per dire che in molti casi (e io credo siano la maggior parte del comportamento routinario dei medici dagli oculisti ai radiologi, etc), la soggettività conti molto poco.
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Originariamente postato da willy61
Mi piacerebbe iniziare a discutere con chi vuole, in modo più approfondito, il terzo punto. Anche alla luce dell'osservazione di Giorgio:
Perché ha dei collegamenti con le speculazioni e le ricerche circa "la mente" e, secondo me, potrebbe avere dlle ricadute significative nel campo della psicologia applicata, in particolare in psicologia clinica e psicoterapia (di qualunque orientamento).
Così, per introdurre, in allegato posto un saggio breve di Francisco J. Varela, intitolato: "Quattro pilastri per il futuro della scienza cognitiva", comparso su Pluriverso, 2, 2000.
Buona vita e vediamo di continuare a discutere. Ci sono tante cose che non so e che mi piacerebbe imparare da voi due e dagli altri che passano da queste parti.
Guglielmo
Interessa molto anche a me questo punto (oltretutto è un po’ di giorni che discuto con Gieko via PM di argomenti affini). Tuttavia non so se questo è il thread giusto… magari ne possiamo aprire un altro nella stanza di Neuropsicologia e Scienze Cognitive, di Psicologia Clinica o di Psicoterapie, a seconda del ‘taglio’ che vogliamo dare alla discussione :asd:
Aspetto l’apertura di questo thread per commentare l’articolo di Varela ;)
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Originariamente postato da crissangel
La frase quotata di Korianor mi pare si riferisse al problema che si crea nell'ambito delle emozioni e delle loro simulazioni-induzioni. La prima osservazione che mi era venuta in mente era che secondo alcuni autori interpretazione cosciente e attribuzione cognitiva di un significato al proprio stato emotivo soono processi paralleli alle modificazioni fisiologiche dell'organismo, o meglio del corpo. E' anche vero che nell'ambito delle neuroscienze sono state individuate aree deputate all'esperienza emotiva in alcuni casi, soprattutto per la paura (amigdala) e per il disgusto (parte anteriore del nucleo caudato). Ma dubito fortemente che per la complessità della materia questo sia applicabile e fruibile dall'intelligenza artificiale.
Magari ne discuteremo meglio sul thread di prossima apertura… per ora faccio solo alcune precisazioni. L’aspetto delle emozioni entra nel problema dell’embodiment (almeno secondo me :asd: ) non tanto da parte di chi si occupa di intelligenza artificiale (più preoccupati, credo, della cognizione -probabilmente per i motivi cui accennava Criss-), ma da parte di chi, entro le scienze cognitive/neuroscienze cognitive, sottolinea l’importanza del corpo (tipo Damasio –vero Gieko?).