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Se vogliamo essere precisi tutta la famiglia deve essere presa in carico...non solo uno dei tre poichè il prooblema riguarda tutti.......è strano come ti attacchi a queste cose scontate......
Troppe cose ti sembrano ovvie e scontate, è proprio questo il punto!
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parliamoci chiaro......se io vado da uno psicoterapeuta è perchè già so che a livello profondo ho un problema che non riesco bene ad inquadrare...ma so che c'è......
una battuta: se uno va dal macellaio perchè ha bisogno di 2 kg di carne...non è detto che il cliente desidera la carne...in realtà sotto il suo desiderio di carne si nasconde qualcos'altro....quindi sarebbe meglio andare da uno psicoterapeuta...che dici.......
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parliamoci chiaro......se io vado da uno psicoterapeuta è perchè già so che a livello profondo ho un problema che non riesco bene ad inquadrare...ma so che c'è......
una battuta: se uno va dal macellaio perchè ha bisogno di 2 kg di carne...non è detto che il cliente desidera la carne...in realtà sotto il suo desiderio di carne si nasconde qualcos'altro....quindi sarebbe meglio andare da uno psicoterapeuta...che dici.......
Dico che il macellaio, da onesto commerciante, soddisfa una richiesta, un professionista della relazione d'aiuto no, altrimenti sarebbe un macellaio!!
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ikaro78
Più ti leggo e più mi accorgo che effettivamente il counselling che ci racconti è un'operazione troppo rischiosa per i clienti...
Saluti,
ikaro
Anfatti...(diceva Verdone:asd:)...in ogni caso si, è proprio così. Non si riuscirà mai a stabilire confini netti in ambito ''clinico''. La consulenza bisognerebbe si spostasse radicalmente da questo ambito e, in questo modo, potrei anche 'accettarla' (nel senso che le do il colpo di mannaia definitivo!:D)...
Saluti,
Luigi
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rosablu77
Nell'analisi transazionale viene fatta una sostanzaile differenza tra interpersonale e intrapsichico.
Ma l'AT in base a quale criterio, su che fondamento opera questa distinzione? La continuità tra i due poli è un dato assodato sia dalle neuroscienze, che dal cognitivismo contemporaneo che, ovviamente, dalla psicoanalisi. L'analisi transazionale giustificherà in qualche modo un'operazione che altrimenti appare arbitraria.
Sembra che si stabilisca a priori che determinati fenomeni sono attinenti unicamente al livello interpersonale, altri a quello intrapsichico, quando in realtà sono compresi nella complessità delle strutture soggettuali.
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rosablu77
Come vedete non si interviene in alcun modo in maniera intrapsichica.
Stante quanto sopra è ovvio che qualsiasi intervento ha ripercussioni sul mondo interno, il quale però, se non viene direttamente trattato, procede per irrigidimenti strutturali (collusione) e non per trasformazioni evolutive.
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rosablu77
Io vi invito a seguire una lezione di counselling o una seduta, solo così potrete farvi un'idea del come si va ad operare, purtroppo è l'unico modo per potersi far un'idea.
Se affermo certe cose lo faccio su una base. Nello specifico mi sono rapportato con la materia. Di qui le questioni che pongo.
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Originalmente inviato da
rosablu77
L'alunno si sente continuamente rimproverato dall'insegnante e, l'insegnante continuamente delusa dall'alunno, che non fa mai quello che gli viene detto.
Se ad entrambi fai capire le posizioni (GAB) da cui partono, quando entrano in relazione tra loro, ossia le loro transazioni, e gli fornisci degli strumenti concreti, tangibili x modificarle e renderle funzionali, stai certo che riusciranno a farlo.
Tutta questa sicurezza non la vedo, avendo in passato fatto esperienza in ambito scolastico. Ho piuttosto osservato processi di adattamento con - alle volte - conseguenti spostamenti del problema (vedi alunno problematico che cambia atteggiamento con l'insegnante e inizia a litigare furiosamente con il suo fu miglior amico).
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rosablu77
Poi può essere che entrambi, abbiano difficoltà strutturali, come può non essere, ma in quel momento ti interessa la relazione interpersonale ed è su quella che il consellor lavora.
Concentrarsi su un solo aspetto è una scelta, a volte necessaria, ma limitante e con effetti su altri livelli. Partire da questo punto di vista mi pare più realistico che non porre distinzioni che si presume siano fondate teoricamente.
Saluti
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ikaro78
Dico che il macellaio, da onesto commerciante, soddisfa una richiesta, un professionista della relazione d'aiuto no, altrimenti sarebbe un macellaio!!
Assolutamente. Ma non ci sono macellai, nè utenti che ignorano la propria struttura inconscia nel mondo delle favole. Appunto...
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ripeto: la clinica ci sarà sempre nelle professioni di aiuto, intervenire vuol dire che si è diagnosticato precedentemente un problema.....non si possono separare questi elementi......
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[QUOTE=Zuccherina;2024808]parliamoci chiaro......se io vado da uno psicoterapeuta è perchè già so che a livello profondo ho un problema che non riesco bene ad inquadrare...ma so che c'è......
[QUOTE]
Ci dici dove hai studiato? Ora sono veramente curioso.Scusami ma qui mancano le basi della psicologia spicciola. Oltre che la reale conoscenza della vita di tutti giorni.
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ho avuto modo di esplicitare in più post la mia professione che è quella di assistente sociale specialista.....
non capisco le vostre lamentele su eventuali danni all'utente....l'utente non è uno sprovveduto.....sa dove andare.....se ho un incidente mi rivolgo all'avvocato per far valere i miei diritti di risarcimento....se ho bisogno di informazioni di contabilità mi rivolgo al commercialista.....perchè quando si ha un problema socio-psico-educativo...etc etc si perdono queste capacità?
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Zuccherina
ho avuto modo di esplicitare in più post la mia professione che è quella di assistente sociale specialista.....
non capisco le vostre lamentele su eventuali danni all'utente....l'utente non è uno sprovveduto.....sa dove andare.....se ho un incidente mi rivolgo all'avvocato per far valere i miei diritti di risarcimento....se ho bisogno di informazioni di contabilità mi rivolgo al commercialista.....perchè quando si ha un problema socio-psico-educativo...etc etc si perdono queste capacità?
Dato il mio lavoro, posso solo fare interventi spot, perchè purtroppo non ho molto tempo, e non ho tutto il tempo che serve per spiegarti l'ABC di tutto quello che riguarda l'utente, la motivazione, la domanda ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc. Devi studiarlo sui libri come hanno fatto tutti. Se ancora non sai che non si tratta di "utente sprovveduto" ma di un discorso enormemente più grande non posso che avere conferma dei mie pensieri sulla categoria che difendi senza avere una idea del mondo in genere
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Senti stai parlando con il professionista sbagliato....non sono un ragioniere a cui spiegare l'abc del mondo dell'utente.....!Ricorda che ho a che fare anch'io con le persone così come tanti altri professionisti e non mi sembra il modo corretto per dialogare con persone alla pari!
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Chissà come mai ci dimentichiamo tutti che tu sei una professionista al nostro pari, se non addirittura ben oltre le nostre limitate e misere conoscenze e competenze... Dalla profondità della tua concezione di disagio strutturale verrebbe quasi da proporre all'IPA di farti membro honoris causa...
Non resta che augurarti che ci sbatta la testa prima tu che i tuoi assistiti nella difficoltà e nella complessità del disagio umano.
Saluti
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non mi considero superiore...HO DETTO ALLA PARI....Proprio perchè il disagio umano è complesso che bisogna riconoscere la propria conoscenza come limitata alla pari di altre conoscenze!
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Ma non mi sembra che tu sia alla pari con un assistente sociale esperto, nè con uno psicologo che ha qualche anno di esperienza...
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certo c'è sempre da imparare...... ma almeno io non dico a priori che"siccome tu non sei psicologo non puoi sapere di più rispetto i problemi degli utenti".....non mi sembra professionale...ma è un mio parere.....!