Io penso che più che una domanda d'esame la diagnosi differenziale sia un metodo che bisogna aver acquisito, i sintomi vanno categorizzati per appartenenza ma, necessariamente, anche per esclusione.
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Io penso che più che una domanda d'esame la diagnosi differenziale sia un metodo che bisogna aver acquisito, i sintomi vanno categorizzati per appartenenza ma, necessariamente, anche per esclusione.
Mamma mia che ansia, ho un confusione tremenda!!!
non mi ricordo niente:sbonk:
buongiorno!!ragà qualcuno di voi mi dice come imposta il caso?
io ho delle difficoltà a riguardo!!!non so se l'ipotesi diagnostica va messa fin dall'inizio, o è bene inserirla dopo l'inquadramento clinico!!!vi prego rispondetemi, sono disperata!!!!
io in verità leggendo alcuni protocolli, credo che l'ipotesi diagnostica la metterò all'inizio, poi farò l'analisi della domanda e infine andrò ad approfondire tutti i sintomi descritti cercando di confermare o meno la mia ipotesi e se riesco vorrei fare anche la diagnosi differenziale, ma in questo sono un pò carente:sbonk:
in ogni caso sono nella confusione più totale non so se sarò in grado di fare questa prova:mumble:
signorazona... io credo che vada prima l'inquadramento generale dal punto di vista anamnestico e poi una volta elencati i dati in nostro possesso parliamo del'ipotesi diagnostica se è il caso ne proproniamo un'altra in base ai sintomi (differenziale) e poi si passa al piano di intervento terapeutico... credo che in ogni caso sia utile sempre specificare che c'è bisogno di altri colloqui di aprofondimento anamnestico e diagnostico
un pò dipende da come loro ci impostano la traccia...io proprio non lo so...l'ansia mi sta aumentando:sbonk::sbonk:
Dai su non sarà difficile....!!!!!!!! Non fatevi prendere dall'ansia che non si risolve nulla così...
Gestiamo l'ansia in modo positivo e propositivo in modo da impiegare al meglio le nostre risorse!
come vorrei essere positiva...ma proprio non ci riesco:swear:
scusate vi posto un caso il cui svolgimento secondo me non è del tutto esatto... in particolare non sono daccordo con la diagnosi di borderline.... voi che pensate?
ù
Una donna di 28 anni, commerciante, telefona al consultorio chiedendo un appuntamento urgente. Le viene fissato dopo una decina di giorni: se ne lamenta e dice che non sa se riuscirà a sopportare l'ansia. Continua dicendo che attualmente è molto angosciata per una sua relazione con un uomo sposato che non vuole separarsi. Racconta di problemi nella sfera sessuale: è ancora vergine e non riesce ad avere rapporti (contrazioni spasmodiche zona pelvica). Aggiunge che da piccola vomitava di nascosto dopo aver mangiato e dice di aver sempre sofferto, a periodi di "esaurimento e depressione". È riuscita tuttavia ad uscirne "aprendo con sua madre una boutique di abbigliamento". Riferisce di non aver proseguito una terapia iniziata nel pubblico, perché lo psicologo le avrebbe detto di "lasciare la mamma". Dice che non sopporta di non decidere, deve assolutamente trovare una soluzione a tutto. Lo psicologo deve trovargliela; chiede anche una parola "magica", che le permetta di sopportare l'attesa fino all'appuntamento.
Il candidato esprima la propria valutazione sul caso, individui i principali elementi da osservare per una diagnosi corretta e delinei l'eventuale programma di intervento
Da una visione generale del caso si potrebbe ipotizzare un disturbo di personalità di tipo borderline. Si ritrovano tratti di impulsività a cui è legata angoscia difficilmente contenibile (l’appuntamento richiesto è urgente e l’attesa non sopportabile e deve “trovare una soluzione a tutto”). Compaiono dinamiche di difficile gestione delle relazioni di dipendenza-abbandono che si manifesterebbero nella relazione con l’uomo da cui però non riesce a separarsi nonché con l’attaccamento eccessivo alla madre in cui l’idea di separarsi da lei terrorizza (DSM: “sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono”) Anche la disfunzione sessuale potrebbe derivare da problemi legati ad un mancato superamento del processo di separazione-individuazione. La ricerca di “una parola magica” potrebbe essere sintomatica di un non completamente conservato esame di realtà, coerente con un’organizzazione di personalità borderline.
Ci si aspetterebbe di trovare anche elementi indicanti un’identità alterata e instabilità dell’umore (momenti di disforia che si affiancano a quelli qui noti di “depressione ed esaurimento”, comunque già indicati come “periodici”), sentimenti di vuoto e di rabbia.
Da valutare è l’ipotesi di un disturbo d’ansia da separazione, poiché si pone come primaria la preoccupazione di un distacco dalla madre e a cui potrebbe essere attribuibile il vomito “nascosto, da piccola”, ma non si hanno sufficienti informazioni né sull’esordio dei disturbi né su come sia sviluppata e continui la relazione di attaccamento con le relative preoccupazioni.
Da indagare è anche la possibile presenza di un disturbo d’ansia generalizzato in cui risulterebbe comunque rilevante la tematica della separazione e di cui però non sono note altre possibili fonti di preoccupazione né le manifestazioni fisiche.
Sarebbe necessario approfondire la valutazione della funzionalità generale della donna (studi, attività lavorativa, cura di sé…) nonché le relazioni oggettuali e l’organizzazione del Sé. Non si conosce nulla del rapporto col padre o con eventuali altri parenti o figure di riferimento, anche eventualmente per allearsi con queste risorse esterne.
Manca anche un’analisi della domanda per capire cosa realmente la persona sta cercando nonché tutte le informazioni diagnostiche che possono derivare da una conoscenza della storia passata della donna e dalla relazione diretta con lo psicologo in cui emergerebbero meccanismi di difesa messi in atto nel qui-e-ora (che nel caso di diagnosi borderline ci si aspetta essere di tipo primitivo come diniego, identificazione proiettiva e scissione) e dinamiche relazionali importanti per effettuare una corretta diagnosi.
Qualora la diagnosi di disturbo borderline risultasse corretta si prospetterebbe un lavoro terapeutico lungo ed impegnativo in cui inizialmente potrebbe essere utile in un primo tempo affiancare un intervento di tipo farmacologico.
Si potrebbe proporre inizialmente un intervento supportivo, qualora risultasse opportuno, come sembrerebbe, intervenire sull’integrazione dell’Io, sul rapporto con la realtà e su una più corretta gestione degli impulsi. Obiettivo terapeutico sarebbe anche favorire l’interiorizzazione di un oggetto costante attraverso la relazione col terapeuta. Quando l’Io è ricompattato e l’angoscia abbassata si può passare ad una terapia più espressiva, di tipo psicodinamico, volta ad indagare le cause dei conflitti e delle dinamiche patologiche.
La disfunzione sessuale sembra essere più riconducibile a problematiche intrapsichiche, essendo la donna vergine e presumibilmente non manifestandosi i problemi con il solo partner attuale, che non a problemi di coppia, quindi continuerebbe ad essere indicata una terapia di tipo espressivo.
Se la madre e gli eventuali altri familiari fossero disponibili potrebbe essere indicata anche una terapia di tipo familiare (sfruttando il coinvolgimento genitoriale che sembra qui emergere,)in cui esaminare le regole del sistema-famiglia e intervenire così sostituendo le regole disfunzionali e favorendo l’individuazione dei membri.
nella sessione passata loro hanno chiesto:
ipotesi diagnostica e inquadramento clinico
quali strumenti sono adatti
definisca una proposta di intervento
Ma l'analisi della domanda la inserite all'interno dell'inquadramento clinico, oppure scrivete:analisi della domanda, inquadramento clinico, ipotesi diagnostica,approfondimento diagnostico , proposta di intervento terapeutico?
ipotesi diaagnostica e inquadramento clinico sono su x giù lo stessso...
guarda, io credo che farò un protocollo discorsivo..così come li ho sempre fatti durante il tirocinioCitazione:
Ma l'analisi della domanda la inserite all'interno dell'inquadramento clinico, oppure scrivete:analisi della domanda, inquadramento clinico, ipotesi diagnostica,approfondimento diagnostico , proposta di intervento terapeutico?
grazie confusa e felice!!!
anch'io credo che lo farò discorsivo anche se durante il tirocinio non ho fatto nulla del genere:sbonk:
ma quanto tempo ci daranno x affrontare la prova?
mah....credo sempre un paio d'ore:mumble:
ragazze scusate ma l'aula è sempre A5 alle 9 giusto?
2/3 ore....
ragazze scusate vorrei posrvi un altro quesito.
sto leggendo un caso svolto in cui si fa diagnosi di disturbo dipendende di personalità.
allora...premesso che si, esiste, ma non lo conosco dal punto di vista inquadram clinico...voi lo avete studiato xkè nel falabella non è menzionato
controlla bene perchè il disturbo dipendente nel falabella è presente nei disturbi di personalità cluster c
oh grazie.... mi hai illuminato!
l'ho proprio rimosso...devo avere anche io qualche problema con la dipendenza rifiutato!
figurati:D
ragazze vi scrivo un caso su cui ho dei dubbi...ditemi cosa ne pensate
Una psicologa che lavora in un servizio pubblico riceve una telefonata da una signora che le chiede di essere ricevuta urgentemente: è stata visitata dal primario psichiatra e le deve consegnare una lettera. La psicologa fissa un appuntamento dopo due gg. Dopo qualche ora la psicologa viene avvertita dalla custode del Servizio che c'è la stessa sig che vuole consegnarle la lettera. La psicologa non la riceve e attraverso la custode ribadisce l'appuntamento. Il giorno fissato, una giovane donna sui 30a., graziosa, di aspetto curato, bussa alla porta ed entra. Ha in mano, quasi una sorta di lasciapassare, la famosa lettera. Appare nervosa e come seccata. Lasciando per il momento da parte la lettera, la psicologa la invita a parlare dei motivi che l'hanno portata da lei e ha aggiunto che sembra che ce ne siano dal momento che ha chiaramente mostrato il desiderio di essere ricevuta. La signora ammette di aver reagito male sentendosi respinta, e inizia a parlare del suo tentato suicidio di qualche mese prima, per cui era stata ricoverata in un reparto di tossicologia, era stata successivamente seguita da uno psichiatra che l'aveva curata con farmaci e sedute di training autogeno, ma le sue condizioni non miglioravano, Finchè non si rivolse al primario che le cambiò terapia farmacologica e la inviò dalla psicologa per una psicoterapia.
Il suo racconto, bene "elaborato" è però pieno di lacune e molto reticente, tutto imperniato sui sintomi. Solo facendo qualche domanda la psicologa viene a conoscere una storia di contrasti coniugali, culminati in una separazione di fatto. In tale storia si inquadrano due tentativi di suicidio: il primo di qualche hanno fa alla scoperta del tradimento del marito e il giorno in cui venne stabilita la separazione. Ora la figlia di tre anni vive con il padre, perché lei non ce la farebbe a tenerla con se, e lei è tornata a casa con i genitori, con i quali tuttavia i rapporti sono molto tesi. I genitori sono descritti come persone modeste, poco istruite, conformiste e che pretendono di controllare la sua vita anche ora che lei è impiegata di buon livello in una industria. Racconta anche che, dopo la separazione, ha conosciuto un giovane con cui esce spesso, con disapprovazione dei genitori. La signora lamenta che i genitori non la capiscono, si preoccupano solo che lei si rimetta in fretta: in questo momento, dice, sono preoccupata di quello che dirà la psicologa. Il fratello maggiore, sposato, la esorta ad emanciparsi ed a vivere da sola, cosa che, dice lei, non è possibile perché non ha abbastanza denaro.
Sulla base dei dati anamnestici il candidato:
a) esponga di quali eventuali ed ulteriori informazioni ha bisogno;
b) formuli delle ipotesi interpretative;
c) elabori un piano di intervento, specificando il metodo e gli obiettivi. "
isterica(istrionica)"??????
si forse è giusto...ma il problema è che l'isteria non è presente come disturbo nel DSM quindi non saprei ben classificarla...cmq bisognerebbe effettuare specifici approfondimenti diagnostici per confermare o meno la diagnosi...mamma mia che confusione:mumble:
anche io penso istrionica
gli approfondimenti diagnostici li faresti x qualsiasi tipo di disturbo no?
quindi non ti complicare la vita è una vecchia isterica ora ridefinita istrionica in base ai criteri del dsm,.. puoi anche servirti della differenza che fa il falabella tra isterico e istrionico...
anche io credo istrionico...
che ansia!
si infatti...ora la situazione mi è più chiara...grazie:approved:
Ragazzo di 21 anni, diploma di scuola superiore, figlio unico. Circa un anno fa, mentre era alla guida della sua auto ebbe una crisi improvvisa, con ansia, tachicardia, sudorazione fredda, tremore, forte disagio e paura di morte imminente. Da allora episodi analoghi si sono presentati ad intervalli irregolari e come la prima volta senza motivi apparenti. Da qualche mese si è ritirato in casa, ha lasciato la ragazza, non ha contatti con gli amici e nessun interesse esterno. Il giorno dorme molto e trascorre gran parte della notte al computer o immerso nella lettura di libri di guerra. La madre, già manager di una azienda, viene descritta dal figlio come una donna forte, molto capace ed efficiente e molto protettiva nei suoi confronti. Il padre come un uomo brillante in società e quasi assente in famiglia. Il giovane racconta che ebbe la prima crisi durante il viaggio di ritorno a casa dopo il soggiorno di qualche mese in un'altra città e che durante la sua assenza i genitori avevano avuto una grossa crisi coniugale di cui era stato informato solo qualche giorno prima del suo rientro in famiglia. si dimostra distaccato da tutto e a tratti aggressivo. I genitori sono preoccupati, la madre tende a proteggerlo, giustificarlo, il padre infastidito dimostra invece una scarsa disponibilità. Il candidato esprima una propria valutazione del caso, formuli una ipotesi diagnostica, indichi strumenti di approfondimento e un'eventuale programma terapeutico.
POTREBBE ESSERE OLTRE ALL'ATACCO DI PANICO anche un potenziale schizoide?
se non sbaglio il falabella dice che l'attacco di panico non è un disturbo codificabile quindi bisogna individuare la diagnosi specifica nella quale inserire l'attacco...ti ritrovi con me in questo?:mumble:
si ma non ho ben capito che significa...
forse che bisogna x forza inquadrarlo all'inteno di un quandro diagnostico?
non può essere un sintomo di attacco di panico sfociato nel disturbo schizoide?
credo che significhi che l'attacco di panico è un sintomo e non un disturbo che deve essere presente in un disturbo...ora però non so se l'attacco può sfociare in una personalità schizoide...sempre più confusa:sbonk:
allora credi che sia un disturbo dell'umore?? sfociato da un dap?
si forse questo è più probabile...ovviamente questa è la mia idea...magari vediamo anche gli altri cosa dicono:mumble:
eccone un altro
Damiano è un uomo di 37 anni che di sua iniziativa si rivolge allo psicologo dopo essersi sottoposto a diversi
trattamenti farmacologici senza risultati apprezzabili. Riferisce che fin da bambino ha avuto difficoltà
scolastiche, ma che riuscito comunque, a conseguire il diploma di ragioniere.
Attualmente svolge il lavoro di ragioniere in un’azienda costruttrice di macchine utensili; è sposato da cinque
anni ed ha un figlio di tre anni.
Si presenta al primo incontro manifestando una marcata agitazione, distraibilità e difficoltà mnemoniche,
parla molto lamentando una profonda e generalizzata insoddisfazione. Gli elementi che caratterizzano la sua
storia sono: il saltuario abuso di alcolici; la facile irritabilità e i frequenti cambiamenti di umore che lo portano
ad avere difficoltà relazionali; la sbadataggine e la disorganizzazione che gli impediscono di svolgere
adeguatamente il suo lavoro e per questo, dopo numerosi richiami, ora rischia il licenziamento.
Il candidato indichi quale potrebbe essere il percorso diagnostico per arrivare a formulare una corretta
diagnosi e suggerisca una strategia d’intervento appropriata.
disturbo bordeline?