Ah, no, l'utero è solo nostro, fino a prova contraria!:D
E lasciateci almeno quella prerogativa!:P
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Che intendevi, Gieko?
Perchè, non esistono analiste donne?
Cosa vuoi che intenda: che un analista fa il suo lavoro, cioè analizza. Non vedo perchè liquidare con "non ti risponderà mai direttamente, sempre per vie traverse". Il bar è un'alternativa molto più economica se si vogliono risposte dirette (all'Io) e non indirette (all'in-conscio).
Ma, io non le ho mai provate, sono migliori?
Senz'altro le donne raggiungono vette più elevate, da sempre..
E' risaputo che sono più sensibili, che la mente delle donne funziona in modo diverso, che sono meno razionali, a volte, e questo, nel vostro mestiere potrebbe costituire una marcia in più, no?
In più sono madri, ed è tutto dire.
Madri mediocri, madri da Sei, madri atipiche, le migliori.:)
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Dialogo? Io ho visto solo i puntini di sospensione .... :skunk: e sto rispondendo puntino per puntino ;) E poi, perché tu non saresti in grado? Non sai scrivere dei puntini anche tu? :D
Io spero che legga e ritorni, comunque effettivamente devo ammettere che tu dialoghi.
Magari dopo averti letto, ritorna.
Sai, quando uno interviene su un forum, e si sente non considerato, gli possono venire un sacco di dubbi...
.....guarda quanti bei puntini so scrivere.............
Ciao ragazzi,
sono nuova su questo forum :-)
Volevo subito farvi una domanda...
Mi potete spiegare perchè uno psicoterapeuta non può curare i propri amici, come è anche scritto nel codice deontologico?
Non riesco a capirlo bene...
Grazie e buona serata a tutti :-)
Grazie mille per la risposta Complicata :-)
Appunto non capisco perchè non essere distaccati nuoce al processo terapeutico!
E poi un mio amico- psicoterapeuta ha anche detto che "non sarei capace di vedere possibile un'elaborazione delle emozioni con lui"...
Non capisco che cosa voglia dire e non voglio chiederglielo, perchè parla sempre in codice e non mi va di chiedere sempre delle spiegazioni...
Molto semplicemente.
Perché gli amici ti danno sempre ragione. Anche quando sono convinti che hai torto marcio.
Un terapeuta no (o, meglio, non glie ne può fregare di meno della "ragione").
Tutto qui, secondo me.
Buona vita
Guglielmo
Cara MiciaCattiva,
per quanto ne sappia io il veto di prendere in terapia persone con cui hai rapporti di amicizia, di amore, di conoscenza, di lavoro e persino di vicinato è tipico della psicoanalisi e delle psicoterapie cosiddette dinamiche. Quelle, per intenderci, che prevedono lo sviluppo di un transfert. Le psicoterapie cognitive e comportamentali non mi pare indulgano in questa selezione dei propri pazienti; la conoscenza pregressa, insomma, non è pregiudizievole alla buona riuscita della terapia. E questo è spiegabile, perché queste terapie basano la loro efficacia su tecniche standardizzate e non sul rapporto, sulla relazione fra due o più persone in terapia.
L’ipotesi di base della psicoanalisi è che una conoscenza pregressa offuscherebbe la cristallinità del transfert, che deve essere limpido e facilmente riconducibile alle fantasie edipiche infantili, non certo alle caratteristiche relazionali, umane e personali dell’analista, che anzi è necessario che sia quanto più possibile neutrale e obiettivo nell’interpretare il transfert del suo paziente e nel ricondurlo nel suo giusto alveo, da cui prende le mosse e di cui è la riedizione nel momento attuale.
Questa, banalmente e stringatamente, la motivazione per cui un terapeuta “dinamico” può avere delle remore ad accettare in terapia parenti, amici, “morosi”, conoscenti e vicini di casa.
In linea di principio anch’io, in maniera acquiescente e acritica, condivido questa remora di fondo, nel senso che non ho mai accettato come pazienti persone con cui avevo un rapporto pregresso. Si tratta nel mio caso di una sorta di ipse dixit, se tutti i miei predecessori, i miei maestri, i colleghi che più stimo si comportano in questo modo ritenendolo giusto, corretto, non vedo perché non debba farlo anch’io.
Da quando lavoro con le coppie, invece, mi sta sorgendo qualche dubbio su questo che sempre di più mi appare come un pregiudizio; il motore del cambiamento di una coppia è l’amore reciproco, questo sostanzialmente è il maggiore dei fattori trasformativi, e constato che la coppia è un rapporto d’amore spontaneo, reale e quindi molto più efficace rispetto all’amore “relazionale” artificiale che si crea fra terapeuta e paziente.
Credo che il discorso possa valere per qualsiasi tipo di relazione reale il cui legante sia l’amore e l’affetto reciproco (amicizia compresa).
Le mie sono constatazioni personali, sensazioni, idee vaghe, pensieri in itinere, per il momento; certo è che è constatabile il fatto che una coppia che funziona è maturativa, trasformativa e che noi ci lasciamo permeare molto di più dalle persone che amiamo piuttosto che dagli altri.
Un saluto.
Grazie mille per le risposte.
Io ci ho riflettuto parecchio leggendo un pò su internet...
Ecco cosa ho trovato:
"In questo gioco di forze emotive affettive anche l'analista è pienamente coinvolto, si parla infatti nel gergo proprio di questa nuova disciplina, di controtransfert per intendere la reazione immediata emotiva e affettiva al transfert del paziente da parte di chi dovrebbe sostenere la funzione analitica ed è qui che l'analista che sa il suo mestiere può mettere in atto le sue capacità che consistono fondamentalmente nel riuscire a prendere distanza dal suo stesso immediato sentire il transfert del paziente.
Questa capacità non è richiesta al paziente proprio per il suo essere nel ruolo di paziente, ma la sua emancipazione da questo ruolo avviene proprio nella misura in cui anch'egli apprende dall'esempio e quindi dalla conoscenza dell'analista a prendere distanza da questo suo immediato sentire che produce il transfert."
Cioè praticamente l'ultima parte, se ho capito bene, significa che il paziente, prendendo esempio dell'analista che rimane distaccato dalle emozioni, impara anche lui ad essere distaccato. E' questa la terapia. E visto che un amico/parente/amante non può essere distaccato emotivamente mentre tu gli racconti delle tue sofferenze, nemmeno tu avrai questa capacità.
Penso che sia questo quello che intendevo il mio amico dicendo che non avrei la capacità di vedere possibile una elaborazione delle emozioni con lui.
Che tristezza. Voglio tanto bene a questo mio amico, sa tutto di me e gli posso raccontare qualsiasi cosa, è davvero un peccato che non mi può curare. Ma nella vita non si può avere tutto ciò che si vuole.
Buona giornata a tutti :-)
Perché tristezza? E’ un amico, gli vuoi bene e ci puoi parlare. Molti non hanno una tal fortuna!
Non è lui che ti “curerà” in una relazione terapeutica e allora? Ammesso che si possa essere “curati”, poi a che ti servirebbe esserlo se non hai amicizie così belle?
Forse non riesci a vederlo per l’uomo che è indipendentemente dalla sua professione e ti potresti chiedere cosa vi lega in realtà, se una vera amicizia o un’aspettativa di altro genere.
Può capitare che ci si aspetti “soluzioni” da persone che studiano la psiche, così come può capitare che gli psicologi non riescano a distaccarsi dal loro ruolo e che tendano a voler essere d’aiuto, senza sentirsi direttamente coinvolti.
L’amicizia è un’altra cosa e – in questo sono d’accordo con Megiston – se si ha la fortuna di incontrare qualcuno di “perturbante” e di avere almeno un po’ la capacità di essere permeabili, possiamo davvero crescere come persone.
Saluti
Però MiciaCattiva, permettimi di dirti una cosa, la cura, pur essendo qualcosa di complicato da definire non va in direzione di un distaccarsi dalle emozioni, al contrario direi che si muove entro le emozioni, esplorandole e conoscendole.
saluti!
" We do sincerely hope you'll all enjoy the show, and please remember people, that no matter who you are, and what you do to live, thrive and survive, there are still some things that make us all the same. You, me them, everybody, everybody. Everybody needs somebody Everybody needs somebody to love (someone to love) Sweetheart to miss (sweetheart to miss) Sugar to kiss (sugar to kiss)".
Trad.: Speriamo che tutti voi possiate godervi lo show e ricordatevi, non importa chi siete, o cosa fate per vivere, crescere o sopravvivere, ci sono delle cose che ci rendono uguali l’un l’altro:tu, io, lui, loro – tutti, ragazzi, tutti! Tutti abbiamo bisogno di qualcuno Tutti abbiamo bisogno di qualcuno da amare Un amato da desiderare Zucchero da baciare.
"You know people when you do find that somebody Hold that woman, hold that man Love him, hold him, squeeze her, please her, hold her Squeeze and please that person, give 'em all your love Signify your feelings with every gentle caress Because it's so important to have that special somebody to hold, kiss, miss, squeeze and please".
Trad.: Sapete, quando incontrate qualcuno, tenete quella persona, amatela, tenetela stretta, stringetela a voi, pregatela, tenetela, stringetela e pregate quella persona dategli tutto il vostro amore, fategli sentire i vostri sentimenti con gentili carezze, perché è importante avere qualcuno di speciale.
:D:D:D Ciao
YouTube - Blues Brothers - Everybody Needs Somebody
Sapevo di non dargli ragione....
Penso che sia una cosa bella essere curato da un amico, piuttosto che da un estraneo. Sa già tutto di me e posso tranquillamente raccontargli assolutamente tutto; con un estraneo passeranno mesi o anni prima che io mi deciderò di dire certe cose.
Poi questa persona ha una grande influenza su di me, ho sempre ascoltato quello che dice; in effetti quello che dicono gli amici ha molto più peso delle parole di un estraneo.
Comunque non vuole curarmi, dice che non funzionerà, parla di setting e blablabla, anche se mi chiede sempre delle sedute che faccio con un psicoterapeuta estraneo.
Pazienza.
Buona giornata a tutti :-)
"Parla di setting e blablabla"
un sarà mica Gieko?:asd:
Gieko è un addetto alla psicanalisi?
Se è così è un suo collega :-)
Sì, è l'esperto del forum, lo riconosci dalla foto!:P
Ho visto :asd:
Humm allora bisogna chiedere a lui di spiegare perchè uno psicanalista non fa la psicanalisi agli amici!
Per diversi motivi, principalmente il fatto che fare analisi significa principalmente decostruire il rapporto.
Se si cerca sostegno o amore o comprensione, credo che la psicoanalisi non possa rispondere al medesimo livello perchè il suo compito è esaminare ciò che sta alla base delle richieste, non soddisfarle.
Saluti
Allora non la chiamate "relazione".
Una relazione che non soddisfa niente, se non l'analista e un'eventuale paziente curiosone, ditemi voi dove porta.
Porta a piantare l'analista in tempi e modi non prevedibili.
E' una pura speculazione intellettuale, allora ha ragione qualcuno che conosco...
Caro Gieko,
non è che ci può spiegare che cosa significa "decostruire il rapporto"? Con parole semplici per una ragazza straniera che non ha mai studiato la psicologia!
Merci!
E' una relazione che soddisfa esigenze di cambiamento, e non credo sia poco.
Evidentemente non ha portato solo ad interruzioni, nè a sole speculazioni intellettuali.
Saluti
E come deve essere questa relazione che "soddisfa esigenze di cambiamento"?
Significa metterlo al centro del lavoro che viene svolto dalla coppia analitica, indagare cioè le motivazioni inconsce che lo regolano (e che regolano tutti gli altri rapporti significativi) grazie al fatto di esprimere liberamente nella stanza di analisi tutte le sfumature relazionali, potendo contemporaneamente valutarle anzichè metterle in atto. Ecco perchè non soddisfa i desideri ma va molto oltre.
Saluti
Certo uno può cambiare in meglio, anche in peggio, voi non lo sapete questo.
Chissà che cosa uno potrebbe scegliere di essere.
Buongiorno gieko, quindi diresti che una persona si rivolge all'analista con un desiderio di cambiamento in senso assoluto? Io sinceramente penso che consciamente e inconsciamente la persona arrivi in analisi desiderando di diventare qualcosa d'altro di ben preciso, solo in seguito perderà questo "brutto vizio" e inizierà a vivere in modo più significativo le relazioni. No? :)
Facevo questa domanda perchè mi chiedevo il senso dei primi attimi di una relazione, sia questa analitica o meno, perchè penso che siano questi che diano una direzione fondamentale a come la relazione prenderà piede e direzione.
Saluti!
Ah, ecco, è un "brutto vizio".
Bisogna vivere in modo più "significativo", le relazioni.
Questo porta a diventare degli asociali, vi rendete conto?
Se ogni relazione la vivo in modo "significativo", cesso di vivere e analizzo tutto.
Il mio buon istinto se va a farsi benedire.
Insomma io ho capito, più o meno... Che nella psicanalisi è molto significativo il rapporto, la relazione che si stabilisce tra il paziente e l'analista, fa parte della terapia stessa e quindi è per quello che un analista non può fare l'analisi alle persone con cui ha già costruito un rapporto precedente; attraverso questa relazione terapeutica si esplorano in qualche misterioso modo tutte le altre relazioni che il paziente ha con altre persone e il mondo esterno in generale.
Uffa!!!