mi complimento con l'esimio dottor mattio per il suo talento nel travisare le parole espresse in questo topic (oltre a dimostrare una totale ignoranza su come vadano interpretate le metafore...): la sua foga nel voler a tutti costi smentire le tesi altrui gli impedisce di comprendere il senso di quanto viene espresso
io scrivo:
Citazione:
lo psicofarmaco è l'emblema della nostra odierna società: ovvero la ricerca di una soluzione rapida, di una scorciatoia che ci eviti il fastidio di affrontare la reale essenza dei problemi, il tutto farcito dalla solita tendenza a lucrare su qualsiasi cosa...
poi scrivo:
Citazione:
con questo non voglio dire che gli psicofarmaci siano totalmente inutili, solo che la loro reale utilità sia molto ridotta, mentre i danni che possono creare sono potenzialmente notevoli
e infine:
Citazione:
il fatto che determinate sostanze siano addirittura più efficaci dei neurotrasmettitori genera un circolo vizioso: la sostanza esterna ci da un piacere mai provato prima, quella del nostro cervello non ci basta più, ne assumiamo ancora, diventiamo assuefatti e andiamo in astinenza se la sostanza esterna ci viene a mancare
per dire che l'utilizzo degli psicofarmaci secondo me è quasi sempre inutile e che anzi può essere dannoso, dicendo che non solo non risolvono il problema, ma rende il cervello incapace di farne a meno provocando dipendenza...
e mi sento dire:
Citazione:
Appunto una logica da piazzista, qui signori parlo come neurologo esperto e cultore della materia, e mi rendo conto che intarlcio un mercato ma sento il dovere di dire certe cose a tutela dei giovani disgraziati che incappano nella perversione del metadone.
e anche:
Citazione:
il dott. Hoghemaru si esprime coems e leggesse i bollettini pubblcitari delle case faramceutiche che propongono il prodotto che aumenta a produrre certe sostanze che nessuno ha mai quantificato e dosato.
se ti diverte travisare le mie parole per ricavarne il senso contrario fai pure, ognuno si diverte come può...
Citazione:
il nostro interlocutore propagagnda per psicoanalitico il comportamentismo e il relazionismo
e con questa affermazione dimostra di non aver compreso assolutamente nulla di quello che ho scritto...
se non sbaglio si parlava di depressione, quindi ciò che ho scritto si riferisce ad una pratica psicoanalitica applicabile in un caso di depressione: ovvero indagare quali siano le associazioni emotive tipiche del soggetto, al fine di comprendere quali siano le cause che in quel soggetto hanno portato alla manifestazione di uno stato depressivo e porvi rimedio (lo specifico: agendo sull'evento scatenate e NON utilizzando psicofarmaci)
inoltre trovo incredibile come arrivi addirittura a negare l'esistenza dei neurotrasmettitori dicendo che:
Citazione:
uan cosa non dimostarta e allor amis ento autorizzato a dire che affermo che il nostro dr. dice cose non provate e lo dico da medico e non sono un maleducato nè offensivo, è garve che uno possa parlare senza cognizione e documentazione.
strano, eppure da qualche parte mi sembrava di aver letto che i neurotrasmettitori esistessero e che li producesse il cervello... ma forse mi sono sbagliato
quando parlo dell'emotività del cervello mi viene a dire che sono cose non sono scientificamente provate...
immagino che lei conosca l'ipofisi, l'organo del cervello che controlla quasi tutto il sistema endocrino... le ghiandole endocrine secernono ormoni che, come lei ben sa, sono il veicolo delle nostre emozioni
quindi possiamo dire che le nostre emozioni fanno capo all'ipofisi
ebbene è stato dimostrato che tutte le informazioni assimilate dal cervello vengono mediate dall'ipofisi, ovvero che lo stato emotivo influisce sul modo in cui determinate informazioni vengono immagazzinate
le emozioni fungono anche da rinforzo, infatti è stato dimostrato che tanto più forte è l'emozione legata all'evento, tanto più l'evento rimane impresso nella memoria e riproporre lo stesso stato emotivo ne facilita il riemergere
gli stati emotivi hanno quindi il potere di agire sulle reazioni fisiologiche (basti pensare alla somatizzazione di alcune emozioni come l'ansia, etc...)
ma dato che ogni soggetto ha un modo diverso di rapportarsi al mondo circostante e alle proprie emozioni, altrettanto diverse possono essere le cause che generano un disturbo di tipo depressivo
quindi lo stesso sintomo (lo stato depressivo) può avere cause molto diverse tra loro
lo ripeto per l'ennesima volta a scanso di equivoci: agire sul sintomo attraverso psicofarmaci non ha nessuna utilità, provoca solo un benessere momentaneo, ma fino a quando non si interviene sulla causa il sintomo continuerà sempre a ripresentarsi (ma so già che questa mia affermazione verrà travisata, in fondo sono il paladino delle case farmaceutiche... :asd: )
Citazione:
Ora con la santa apzienza aspettiamo che il Dr. Hoghemaru come dosa le sostanze che dovrebbe produrre il cervello da educare...se non ci risponde qualcuno altro dovrà dare delle spiegazioni.......sul rumore di fondo che serve a..????
il solito sarcasmo puerile e fine a se stesso...
mai sentito parlare dei "drogati di adrenalina"?
la maggior parte di questi soggetti si ritrova tra i praticanti di sport estremi, persone che sono state talmente esposte all'adrenalina derivata dalle loro azioni spericolate da non riuscirne più a farne a meno: il loro cervello ha sviluppato una sorta di assuefazione all'adrenalina e quindi per provare delle emozioni hanno bisogno di azioni sempre più spericolate, mettendo a repentaglio la loro vita
educare il proprio cervello significa anche non esporlo a simili carichi, ma può significare anche imparare a valorizzare meglio le sensazioni che proviamo e capire perchè le proviamo, senza ricercare all'esterno aiuti di cui non abbiamo bisogno
i giovani d'oggi non sono più in grado di fronteggiare i loro problemi e le loro paure perchè l'odierna società consumistica sta insegnando loro che dai problemi bisogna fuggire perchè è più comodo e che la superficialità è l'unico valore da salvaguardare
se si educassero i giovani a risolvere i loro problemi, anzichè a sfuggire da essi, si avrebbe una maggiore coscienza di sè ed una maggiore consapevolezza che la soluzione ad una sofferenza interiore è da ricercare in se stessi e non in uno psicofarmaco o in una qualsiasi altra droga
poi contraddice anche le definizioni da me riportate:
Citazione:
Leggo: "la defininizione di "sintomo" è l'espressione di stati morbosi": quali?
nòòòò, è un segnale di pericolo, di allarme!!!!
e secondo lei l'espressione di uno stato morboso non è un segnale d'allarme?
a quanto pare secondo lei anche la Rizzoli Larousse sbaglia...
Citazione:
l'alcool è sempre un eccitante. punto.
eppure il mio testo di neuroanatomia diceva il contrario...
se consideriamo solo l'effetto finale, allora l'acool è un eccitante
ma se si analizza il modo in cui tale effetto viene ottenuto, allora l'alcool rientra nella definizione di depressivo: tutti gli effetti scatenati dall'alcool derivano dal fatto che esso agisce sui centri inibitori riducendone l'effetto (le emozioni e le pulsioni vengono amplificate perchè non c'è niente vi si oppone)
in conclusione: io non sono un laureato, ma questo non mi impedisce di esprimere quelli che sono i miei punti di vista
la sua esperienza non le dà il diritto di ergersi a paladino della conoscienza assoluta, ne le da il diritto di assumere un tale atteggiamento indisponente nei confronti di chiunque
io so di avere ancora molte nozioni da imparare, ma in quanto alle modalità con cui un dialogo va portato avanti da lei ho tutt'altro che da imparare
se davvero vuole che ciò che dice venga ascoltato deve prima di tutto imparare ad ascoltare quello che gli altri hanno da dire, mentre ad un simile atteggiamento ostile non può che ottenere risposte negative che lasciano cadere nel vuoto tutto ciò che cerca di sostenere
la sostanza di ciò che vuole trasmettere può essere il più corretto del mondo, ma il veicolo che sceglie per diffonderlo è decisamente controproducente
può deridere il mio post quanto vuole e può travisarlo per l'ennesima volta, se ne ha bisogno per appagare il suo ego, per me non ha importanza: preferisco continuare la discussione con chi ha la civiltà di esporre le proprie idee in maniera costruttiva