Riferimento: "Psicologo volontario"?
ciao a tutti, mi confermate che per fare volontariato è NECESSARIO essere abilitati?
grazie
Riferimento: "Psicologo volontario"?
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arietina06
ciao a tutti, mi confermate che per fare volontariato è NECESSARIO essere abilitati?
grazie
a me hanno chiesto l'iscrizione, sì!
Riferimento: "Psicologo volontario"?
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Vimae
Ma se ritieni di non saper fare questo lavoro non è che svolgendolo per conto di un'associazione vai lì e lavori meglio di quanto avresti fatto svolgendolo in autonomia.
Se ritieni di non essere preparata lavora sulla tua preparazione: segui un corso, affianca una collega che già svolge questo tipo di lavoro, trovati un supervisore esperto... non è certo l'andare lì con il nome di un'associazione che ti prepara (anche perchè da quello che ti hanno proposto mi sembrano ancora più impreparati di te, che perlomeno hai coscienza e stai cercando di non buttarti).
Io ti consiglierei di lavorare sulla tua preparazione, di farti un'assicurazione professionale e di far firmare autorizzazione e informativa ai genitori, ma soprattutto di affiancare qualcuno di serio e preparato che possa supervisionarti mandando a quel paese l'associazione...
Ciao a tutti! Discussione interessantissima, che ha permesso un profondo dibattito su una delle declinazioni della nostra professione quando ci troviamo ancora in quel limbo che anticipa la vera entrata nel mondo del lavoro in qualità di psicologi.
Brevemente, riguardo alla questione, posso dire questo: sto preparando l'esame di stato e quindi sono entrata nel fagocitante mondo del volontariato da dottoressa in psicologia, è stata una mia scelta motivata dal desiderio di approfondire ed entrare in contatto con due settori della professione che mi affascinano: la tutela delle donne che subiscono violenza e il trattamento di pazienti in fase terminale.
Nel primo caso si è trattato di un tirocinio che era previsto in un master che poi si è trasformato in numerosi mesi di volontariato, nel secondo caso si trattava di volontariato vero e proprio. Entrambe le esperienze mi hanno professionalmente arricchita, personalmente gratificata e soprattutto messa alla prova, esattamente come è stato nel mio anno di tirocinio. Sono quindi felice di averle fatte.
Il mondo del volontariato (forse vado un po' fuori tema, perdonatemi) lo descriverei come una moneta, con le sue due facce: le persone inserite in associazioni di volontariato sono orientate da diverse motivazioni relative alla scelta di donare parte del proprio tempo al settore scelto, c'è chi fornisce aiuto c'è chi fa più danni che altro. Mi sono scontrata con questa realtà, anche con dolore, incomprensioni, critiche, discussioni.
quasi al termine della mia esperienza, dopo aver sperimentato anche lo stretto contatto con counselor..mi sono sentita affaticata e sapete da cosa? non dalla mia attività, ma dal contesto confusivo nel quale operavo: esistono numerosi settori nei quali ai volontari vengono destinati compiti davvero delicati e..c'è poco da dire.. quando non si ha la formazione adeguata questi compiti si svolgono male, malissimo.
Sono uscita da entrambi i contesti e manterrò come esperienza utile anche quest'ultimo punto. Tutto questo mi è servito a comprendere, e ora ne sono davvero certa, che la nostra professionalità (sì perchè dopo due lauree -60 esami in totale-, un master biennale, un anno di tirocinio e un esame di stato agli sgoccioli...voglio chiamarla così) merita qualcosa in cambio, cioè denaro.
In una delle due esperienze ho avuto modo anche di partecipare a supervisioni dell'associazione, a mio avviso inadeguate. Ho utilizzato altre occasioni di supervisione che mi sono state offerte in altri contesti e le ricordo tutte, ricordo quanto mi siano servite a sbrogliare i nodi che rappresentavano tutto quello che non avevo avuto modo di tematizzare in quei contesti.
Vimae, ho postato il tuo commento perchè condivido al 100% il tuo pensiero. E' per me inimmaginabile l'idea di inserirmi in un nuovo contesto organizzativo come volontaria psicologa, lo trovo ingiusto verso me stessa esattamente come i praticanti avvocati trovano ingiusto essere pagati 200 euro al mese per il lavoro che svolgono, esattamente quanto il verduraio che vende al mercato troverebbe irreale l'ipotesi di svegliarsi alle 5 e mezzo per andare a regalare frutta e verdura.
Ora è evidente che non siamo preparati per eccellere in ogni settore della nostra disciplina: pensate a quanto sia diverso lavorare occupandosi di consulenze in ambito civile per un tribunale da lavorare con un anziano affetto da demenza, a quanto sia diverso il lavoro svolto privatamente in studio da quello svolto in una struttura sanitaria accanto ad altre figure professionali e a quanto siano distanti un progetto di prevenzione nelle scuole e la somministrazione di test neuropsicologici o altro ancora...ma ragazzi: l'abbiamo scelto noi questo lavoro e allora rimbocchiamoci le maniche e proponiamoci come professionisti competenti, che qua a forza di volontari sparsi ovunque i servizi funzionano bene ma nessuno si sistema.
Pensate a cosa provocherebbe uno sciopero di tutti i volontari italiani per una settimana. Fa capire quanto siano fondamentali.
La nostra professione è fin troppo sfruttata e riceve attacchi tristemente noti anche da parte di altre professioni o pseudo tali.
Il lavoro è un diritto! Il volontariato è una scelta!
Pagarsi le bollette di casa è necessario!!
Ciao a tutti!
Riferimento: "Psicologo volontario"?
Sono più che d'accordo! Abbiamo speso il nostro tempo, abbiamo investito risorse e denaro... meriteremmo rispetto e lavoro!
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Originalmente inviato da
odioilvento
Ciao a tutti! Discussione interessantissima, che ha permesso un profondo dibattito su una delle declinazioni della nostra professione quando ci troviamo ancora in quel limbo che anticipa la vera entrata nel mondo del lavoro in qualità di psicologi.
Brevemente, riguardo alla questione, posso dire questo: sto preparando l'esame di stato e quindi sono entrata nel fagocitante mondo del volontariato da dottoressa in psicologia, è stata una mia scelta motivata dal desiderio di approfondire ed entrare in contatto con due settori della professione che mi affascinano: la tutela delle donne che subiscono violenza e il trattamento di pazienti in fase terminale.
Nel primo caso si è trattato di un tirocinio che era previsto in un master che poi si è trasformato in numerosi mesi di volontariato, nel secondo caso si trattava di volontariato vero e proprio. Entrambe le esperienze mi hanno professionalmente arricchita, personalmente gratificata e soprattutto messa alla prova, esattamente come è stato nel mio anno di tirocinio. Sono quindi felice di averle fatte.
Il mondo del volontariato (forse vado un po' fuori tema, perdonatemi) lo descriverei come una moneta, con le sue due facce: le persone inserite in associazioni di volontariato sono orientate da diverse motivazioni relative alla scelta di donare parte del proprio tempo al settore scelto, c'è chi fornisce aiuto c'è chi fa più danni che altro. Mi sono scontrata con questa realtà, anche con dolore, incomprensioni, critiche, discussioni.
quasi al termine della mia esperienza, dopo aver sperimentato anche lo stretto contatto con counselor..mi sono sentita affaticata e sapete da cosa? non dalla mia attività, ma dal contesto confusivo nel quale operavo: esistono numerosi settori nei quali ai volontari vengono destinati compiti davvero delicati e..c'è poco da dire.. quando non si ha la formazione adeguata questi compiti si svolgono male, malissimo.
Sono uscita da entrambi i contesti e manterrò come esperienza utile anche quest'ultimo punto. Tutto questo mi è servito a comprendere, e ora ne sono davvero certa, che la nostra professionalità (sì perchè dopo due lauree -60 esami in totale-, un master biennale, un anno di tirocinio e un esame di stato agli sgoccioli...voglio chiamarla così) merita qualcosa in cambio, cioè denaro.
In una delle due esperienze ho avuto modo anche di partecipare a supervisioni dell'associazione, a mio avviso inadeguate. Ho utilizzato altre occasioni di supervisione che mi sono state offerte in altri contesti e le ricordo tutte, ricordo quanto mi siano servite a sbrogliare i nodi che rappresentavano tutto quello che non avevo avuto modo di tematizzare in quei contesti.
Vimae, ho postato il tuo commento perchè condivido al 100% il tuo pensiero. E' per me inimmaginabile l'idea di inserirmi in un nuovo contesto organizzativo come volontaria psicologa, lo trovo ingiusto verso me stessa esattamente come i praticanti avvocati trovano ingiusto essere pagati 200 euro al mese per il lavoro che svolgono, esattamente quanto il verduraio che vende al mercato troverebbe irreale l'ipotesi di svegliarsi alle 5 e mezzo per andare a regalare frutta e verdura.
Ora è evidente che non siamo preparati per eccellere in ogni settore della nostra disciplina: pensate a quanto sia diverso lavorare occupandosi di consulenze in ambito civile per un tribunale da lavorare con un anziano affetto da demenza, a quanto sia diverso il lavoro svolto privatamente in studio da quello svolto in una struttura sanitaria accanto ad altre figure professionali e a quanto siano distanti un progetto di prevenzione nelle scuole e la somministrazione di test neuropsicologici o altro ancora...ma ragazzi: l'abbiamo scelto noi questo lavoro e allora rimbocchiamoci le maniche e proponiamoci come professionisti competenti, che qua a forza di volontari sparsi ovunque i servizi funzionano bene ma nessuno si sistema.
Pensate a cosa provocherebbe uno sciopero di tutti i volontari italiani per una settimana. Fa capire quanto siano fondamentali.
La nostra professione è fin troppo sfruttata e riceve attacchi tristemente noti anche da parte di altre professioni o pseudo tali.
Il lavoro è un diritto! Il volontariato è una scelta!
Pagarsi le bollette di casa è necessario!!
Ciao a tutti!