Citazione:
Originariamente postato da sunflower
Parliamo di cicatrici, ferite, difficoltà, intoppi comportamentali piuttosto, chè penso sia riduttiva l'ottica del terapeuta/terapia risolviproblemi. E che sia utopistico, irreale, pericoloso pensare che andare in terapia significhi questo.
Consapevolezza acquisita, per esempio? E' poco? O non è basilare e spesso già un miracolo?
No, per favore no; anche per andare in terapia dobbiamo corrispondere a uno standard/canone/parametro? Anche qui veniamo misurati? Crolla la mia ultima speranza di un approccio umano, dove l'Uomo è valido di per se stesso, nel suo nucleo irripetibile e originale, oltre le contaminazioni e condizionamenti esterni.
Chi stabilirà questi parametri, qualcuno ha questa lungimirante onnipotente visione dell'Uomo? Cadiamo nel delirio
Le nuove frontiere della magia!
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Naturalmente il tono era volutamente provocatorio e casualmente impostato sul tuo post Wrubens. Volevo solo esprimere il mio scetticismo sul tema del 3d: la possibilità di stabilire se vi siano o meno pazienti adatti alla terapia.
Tuttavia, l'ultima tua domanda apre, secondo me, percorsi esplorabili, non nell'ottica superba di capire se sbattere il paziente fuori dalla porta, ma per correggere la nostra rotta come terapeuti, e scoprire, cercare, alternative all'approccio utilizzato, che non può mai valere per tutti.
Allora il punto non è se siano/siamo tutti adatti alla terapia, ma individuare volta per volta la strategia migliore per il paziente in questione, unico, singolo, irripetibile.
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