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Originariamente postato da willy61
Carissima
Nessuna posizione è semplicemente intellettuale. Noi siamo la nostra storia, non meno che il nostro racconto. Nella mia posizione c'entra di tutto, compreso il mio amore per Aristotele. Per questo dico sempre che è la mia posizione, e so - o credo di sapere - che è semplicemente diversa da altre. Non ha né maggiore né minor valore. Può essere anche completamente fuori strada. Ma è l'espressione di quel che sono, per quanto mi è possibile.
Difficile sganciarsi da un campo "privato" quando entra in gioco il soggetto. Come è possibile "sganciarsi da se stessi", mi chiedo? Soprattutto lavorando nel campo della psicoterapia? Il mio sentire è che non è la teoria a lavorare, ma lo psicoterapeuta. E che ogni psicoterapeuta è e sarà necessariamente diverso da qualsiasi altro. E questo non è un ostacolo, a mio modo di vedere, ma solo un riflesso della molteplicità esistente nel mondo umano. In fondo, io non saprò mai cosa intendi tu quando dici di vedere "un colore rosso vivo". Ma è proprio questa molteplicità che ha consentito agli esseri umani di creare bellezza nel e col mondo.
Confrontarci. Che non significa aderire (né ostacolare). Confrontarci con la società è inevitabile, dato che non esistiamo da soli (e, a mio modo di vedere, non esisteremmo come esseri umani, senza altri esseri umani attorno). Questo però non significa modificare se stessi in funzione dei desiderata sociali, né delle richieste dei corpi sociali, né delle mode, né delle opinioni o dei giochi linguistici predominanti. Non mi sembra renderei un buon servizio né a me stesso né ai miei pazienti se decidessi di cambiare teoria e pratica a seconda della "moda" corrente.
Questo non significa rimanere inflessibili sulla propria posizione. Per me, significa tentare di utilizzare al meglio le risorse di cui dispongo, e lasciare anche che siano altri, più capaci di me, o che padroneggiano approcci diversi, a lavorare con alcuni pazienti.
Nota che questo discorso non ha molto a che vedere con le tecniche utilizzate. Ha a che vedere con la coerenza tra teoria di riferimento e tecnica utilizzata. A patto che sia coerente con la teoria cui faccio riferimento, posso utlizzare qualunque tecnica con un particolare paziente. Ma se utilizzo una tecnica che non è coerente con la teoria mi pare che ottengo come unico risultato quello di aumentare la confusione (mia e del paziente) e non si diminuirla.
Buona vita
Guglielmo