Originalmente inviato da
willy61
Ciao a tutti
Scusate se faccio un intervento in qualche modo "OFF-TOPIC" (magari poi possiamo aprirci un thread nuovo, se interessa il discorso).
Sono un po' sorpreso. Sto leggendo A&C, rileggendo alcuni vecchi thread. E noto che, in occasione di questi ultimi delitti, da parte di molti, viene tirato fuori il discorso del "non si deve giustificare".
Ora, lo posso dire una volta per tutte (che poi così non sono più costretto a puntualizzare ogni parola)? Né io, né altri qui hanno, in qualsiasi modo, "giustificato" uno stupro, un omicidio, un'aggressione.
E non vedo come si possa "giustificare" l'orrore.
Quel che cerco di fare è "comprendere le ragioni", "determinare le cause", "capire le motivazioni". E mi si risponde che è ora di smettere di giustificare. Un po' come se cercassi di capire come funziona l'atomo e mi si rispondesse che non si può giustificare la bomba atomica. Curioso, quantomeno.
Per rispondere a piccirilla, che insiste col chiedermi se glie li darei o no 30 anni di carcere, e che insiste con dire che io "giustifico", quando voglio solo capire:
a) la risposta è: "Dipende". Li obbligherei a seguire un percorso (che, in alcune fasi, può anche comprendere la reclusione) in funzione di chi sono, di quel che pensano, della coscienza che hanno di quanto hanno fatto. Un percorso pensato, semmai, per cercare di costruirgliela, una coscienza. Ché non è che si nasca con una coscienza bell'e pronta all'uso.
b) 30 anni? Non lo so proprio. Tenderei a dire: "Massimo 10". Gente finita in carcere ne ho vista a sufficienza. Avevano 20 anni quando ci sono entrati. Molti non ne sono ancora usciti. Altri sono morti. Altri sono vivi ma è come se fossero morti. Sinceramente non so da chi sia dipesa, o da cosa, la loro evoluzione. Ma non mi pare che si sia fatto granché per loro, Neanche per consentire loro di capire cosa avevano fatto
c) Questo non "giustifica" un bel nulla. Perché le cose non diventano giuste solo perché ci piacerebbe lo fossero. Un omicidio resta un omicidio. Uno sbaglio resta uno sbaglio.Ma è curioso che poi mi si crocifigga perché dico che i morti sul lavoro sono omicidi premeditati. Come? Tu imprenditore conosci le leggi, conosci le conseguenze del mancato rispetto delle norme e te la cavi dicendo che "sono loro che non vogliono portare il casco"? Ma smettiamola di prenderci per i fondelli! Se chiedo ad un mio dipendente di costruirmi un muro diritto alto due metri e quello me ne fa uno circolare alto 20 cm, lo licenzio, no? E se gli dico di mettersi il casco e non lo fa, perché non lo licenzio? Semplicemente perché a rischiare la pelle è lui, non io. Io i miei soldi me li prendo comunque, anche se muore lui. La verità è che, nelle imprese grandi, la morte di un dipendente è una delle tante variabili economiche. Se conviene all'impresa, si può anche mettere nel conto la morte, Thyssen Krupp insegna, mi pare.
Quindi non scandalizziamoci tanto, né alziamo alti lai a favore degli assassini, per favore.
Cerchiamo di capire, prima di andare con l'accetta a tagliare la vita di alcune persone. Sennò devo cominciare a pensare che non sono solo le cortecce prefrontali degli assassini di Niscemi a non essersi del tutto completamente formate...
Buona vita
Guglielmo