Riferimento: Disagio psichico o altro??????
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monicadal
Per cui progressivamente negli anni ci si è staccati da una visione che prendeva in considerazione solo l'utente e il suo cambiamento interno verso processi di cambiamento che partono dal mondo sociale e dalle relazioni per poi in qualche modo determinare anche un modo diverso per la persona di "approcciarsi con il mondo esterno"
Cioè il succo di tutto questo è: Se cambio la situazione dell'utente che ha determinato le sue difficoltà di comportamento anche dentro di lui qualcosa cambierà.
è avvenuto un cambiamento strutturale? Forse sì...è vero, è difficile,è un processo lungo, e pieno di errori e spesso di ricadute....
Ma se ti dicessi che ciò che descrivi è un modello epistemologico improntato all'ambientalismo (come giustamente ricordi, legato all'ideologia politico-sociale dominante all'epoca) che è stato smentito dalle epistemologie contemporanee, perderesti di nuovo le staffe?
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Gieko...rispondi a questa domanda se puoi: come si fa a capire che è avvenuto un cambiamento a livello strutturale!
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RosadiMaggio
Stai facendo un paragone, nel senso che così come si tu potresti dire che la psicoanalisi, comporti un "adattamento" permettendo di vedere la situazione da un altro punto di vista - contestabile, come dici tu- lo stesso vale per il concetto di adattamento espresso da gieko, come connotativo l'attività di AS?
E' questo il senso? (perché ogni tanto ti serve il traduttore?...) O, almeno, si avvicina?
Il fatto è che da nessuna parte noi AS abbiamo mai sentito parlare di
" adattamento" in tal senso.
Ma forse è una questione di linguaggio specifico diverso.
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Zuccherina
si...!allora riesco a farmi capire qualche volta:asd:
Perché ho buona volontà e riesco a decifrarti:rolleyes::P
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Forse il topic doveva essere intitolato "cambiamento o adattamento"?:asd:
Come si fa a cambiarlo?
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Zuccherina
una domanda: come si fa a capire che è avvenuto un cambiamento a livello strutturale?
Domanda difficile, rimanda al tema del termine dell'analisi. In estrema sintesi le evidenze sono legate al materiale associativo del paziente che muta radicalmente, così come le sue esperienze oniriche, e, ovviamente le modalità di porsi consciamente ed inconsciamente nel transfert e nelle relazioni esterne. Da notare che tutto ciò avviene dopo che si è verificata una vera e propria "catastrofe" (Bion) della struttura precedente e l'analizzando, mediante processi di autopoiesi, ha potuto costituire una struttura nuova. Un processo estremamente lungo e difficoltoso, quindi.
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gieko
Ma se ti dicessi che ciò che descrivi è un modello epistemologico improntato all'ambientalismo (come giustamente ricordi, legato all'ideologia politico-sociale dominante all'epoca) che è stato smentito dalle epistemologie contemporanee, perderesti di nuovo le staffe?
No, perchè poi comunque il lavoro sociale si è evoluto in quel senso e partendo da quella direzione.
( tra l'altro la metodologia del lavoro di rete sulle reti sociali dell'individuo risale agli anni 90)
E non è stato smentito.
se non ne sei convinto ti prendi un buon testo di servizio sociale, magari uscito negli ultimi anni (quello a cui io faccio maggiormente riferimento è del 2007 ed è un insieme di letture che prepara all'esame di stato quindi sintetico ma esaustivo)
E' questo il punto. Secondo la mia impostezione teorico/metodologica non è smentito da nessuna parte...
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monicadal
Il fatto è che da nessuna parte noi AS abbiamo mai sentito parlare di
" adattamento" in tal senso.
Ma forse è una questione di linguaggio specifico diverso.
Tu hai come modello di riferimento, quello sistemico, per caso? O sist/strastegico?
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Che vuoi dire con "catastrofe" della struttura precedente?vuoi dire che la persona ha la sensazione che stia "peggiorando" per poi "rinascere"?Scusa i termini ma spero che si sia capito!
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monicadal
Mi riferivo al fatto che molti psicoanalisti accettano che nel lavoro sociale si usi il termine cambiamento.
Ma hai dei nomi in proposito?
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monicadal
Poi Giecko tu puoi definire adattamento quello che io definisco cambiamento e definire cambiamento un altra cosa. Sinceramente conosco troppo poco la psicanalisi per capire il significato esatto di questi termini nella tua visione metodologica.
Sì, è evidente che ci riferiamo a qualcosa di differente, come è ovvio che sia, operando in ambiti differenti. Ad ogni modo, ragionando anche sugli stimoli che tu stessa hai dato (in particolare sul rifiuto da parte di alcuni utenti nel migliorare la propria condizione), la faccenda può divenire più chiara.
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Zuccherina
Che vuoi dire con "catastrofe" della struttura precedente?vuoi dire che la persona ha la sensazione che stia "peggiorando" per poi "rinascere"?Scusa i termini ma spero che si sia capito!
Dipende dal tipo di catastrofe, se a moto rigido, a moto lineare, ecc.
E' un processo continuo di trasformazioni. Per darti un'idea.
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Zuccherina
Che vuoi dire con "catastrofe" della struttura precedente?vuoi dire che la persona ha la sensazione che stia "peggiorando" per poi "rinascere"?Scusa i termini ma spero che si sia capito!
Mi riferisco al processo di cambiamento strutturale come concepito dallo psicoanalista inglese Wilfred Bion, secondo il quale l'edificio psichico dell'analizzando, insieme al suo mondo interiore, deve andare incontro ad un vero e proprio collasso per poter far emergere elementi nuovi.
Non è necessariamente presente un sensazione di peggioramento, quanto una lunga fase di "dolore tollerabile", di senso di perdita unito a quello di guadagno, che fa sì che il lavoro analitico venga percepito come difficoltoso ma proficuo.
Chiedo perdono fin da adesso se ho tentato di sintetizzare concetti ed esperienze così complessi.
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RosadiMaggio
Tu hai come modello di riferimento, quello sistemico, per caso? O sist/strastegico?
Io faccio riferimento al modello sistemico. ( ovviamente il modello di intervento sistemico nel servizio sociale) Cioè è quello che io personalemente uso.
Ma anche nel modello del " lavoro di rete" che è quello forse più innovativo nel servizio sociale non si usa mai il termine adattamento. Semmai più sviluppo, potenziamento, empowerment eccetera.
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penso di aver capito....diciamo che è in questo momento di "collasso" che vi è il pericolo che il cliente possa "fuggire" e abbandonare il percorso...diciamo che è il momento decisivo in cui "o continui o ti scoraggi e fuggi via!
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monicadal
No, perchè poi comunque il lavoro sociale si è evoluto in quel senso e partendo da quella direzione.
( tra l'altro la metodologia del lavoro di rete sulle reti sociali dell'individuo risale agli anni 90)
E non è stato smentito.
se non ne sei convinto ti prendi un buon testo di servizio sociale, magari uscito negli ultimi anni (quello a cui io faccio maggiormente riferimento è del 2007 ed è un insieme di letture che prepara all'esame di stato quindi sintetico ma esaustivo)
E' questo il punto. Secondo la mia impostezione teorico/metodologica non è smentito da nessuna parte...
La posizione ambientalista è stata fortemente messa in discussione dal pensiero relativista e dalle epistemologie costruttiviste.
Tu hai scritto:
Per cui progressivamente negli anni ci si è staccati da una visione che prendeva in considerazione solo l'utente e il suo cambiamento interno verso processi di cambiamento che partono dal mondo sociale e dalle relazioni per poi in qualche modo determinare anche un modo diverso per la persona di "approcciarsi con il mondo esterno"
Cioè il succo di tutto questo è: Se cambio la situazione dell'utente che ha determinato le sue difficoltà di comportamento anche dentro di lui qualcosa cambierà.
Mi sembra un chiaro esempio di come si postuli una causalità diretta (cambiamento esterno-->cambiamento interno), possibilità che non può essere contemplabile nei modelli contemporanei che si rifanno a multicausalità, circolarità ed indeterminatezza.