Ulteriore dubbio... per caso avevamo fatto la diagnosi differenziale tra dist umore e dgs.. a voi sembra che il dsm la riporti? perchè è starno a me pare di aver trovato solo che potrebbero coesistere in comorbilità.. help.
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Ulteriore dubbio... per caso avevamo fatto la diagnosi differenziale tra dist umore e dgs.. a voi sembra che il dsm la riporti? perchè è starno a me pare di aver trovato solo che potrebbero coesistere in comorbilità.. help.
eccomi qui, ho dovuto fare un riposino perchè non connettevo più...non che ora vada molto meglio :-D
dunque bella questa cosa di rifare un microriassunto dei disturbi
procederei con i disturbi della comunicazine che dite?
per quanto riguarda la differenziale tra dgs e dist dell'umore non esiste, ne tantomeno la comorbilità...però ricordo che in soggetti autistici con un certo grado di consapevolezza è possibile sviluppare depressione per il loro stato
però secondo me nello svolgimento del caso abbiamo fatto bene perchè abbiamo fatto due ipotesi distinte no, o un o l'altra e non mi pare che abbiamo parlato di comorbilità...che faticaaaa, dobbiamo pensare proprio a tutto
Vi posto un caso che sto provando a fare...Non so se già era stato proposto!
Elisabetta, una bambina di 9 anni è stata portata dallo psicologo del Servizio di Neuropsichiatra Infantile per il suo rifiuto di andare a scuola. È figlia unica; il clima famigliare è sereno; il padre lavora come impiegato comunale, la madre è casalinga e con loro vivono i nonni materni. Le difficoltà della bambina erano cominciate un mese prima in concomitanza del rientro dalle vacanze di Natale. Durante le prime due settimane di scuola, Elisabetta manifestò alcuni sintomi somatici, quali mal di pancia e mal di testa, e la madre riusciva a portarla a scuola solo dopo lunghe discussioni e dopo aver promesso alla bambina che sarebbe rimasta a casa sua tutta la mattina in modo da poter essere contattata telefonicamente. Durante il primo colloquio con lo psicologo manifestò il desiderio che anche la mamma rimanesse nello studio. Durante i due incontri successivi la bambina accettò di restare sola con lo psicologo chiedendo però ogni tanto di controllare se la madre era in sala di attesa ad aspettarla. Nel corso del primo colloquio la bambina cercò d minimizzare il problema relativo al rifiuto della scuola, riferendo che tutto andava bene, prendeva bei voti e andava d'accordo con la maestra e i compagni (questo dato era stato confermato anche dalla madre). Durante il secondo colloquio Elisabetta ammise che ciò che la preoccupava era lasciare la casa e che le capitava di sentirsi a disagio quando tutti i membri della sua famiglia erano fuori vista.
Lo psicologo, in base ai dati riferiti dalla madre e ai colloqui con la bambina, illustri secondo i seguenti schemi:
• quale potrebbe essere l’ ipotesi diagnostica;
• quali strumenti psico diagnostici utilizzerebbe per convalidare o eventualmente smentire l’ ipotesi diagnostica,
• quali ulteriori notizie anamnestiche ritiene di dover acquisire per completare il quadro dei dati necessari e quali altri aspetti del comportamento approfondirebbe durante i colloqui diagnostici.
ci provo ragazze:
1. Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al Manuale Diagnostco e Statistico dei disturbi mentali, quarta edizione text-revision (DSM-IV-TR).
Elisabetta, di 9 anni, è una bambina che mostra un rifiuto nell'andare a scuola. Le sue difficoltà sembrano essere cominciate un mese prima in concomitanza dal rientro delle vacanze natalizie.
Elisabetta manifesta alcuni sintomi somatici, quali mal di pancia e mal di testa e solo dopo lunghe discussioni con la madre e promesse di rassicurazione. Anche durante il colloquio con lo psicologo manifesta il desiderio che anche lei rimanesse accanto a lei. Nel corso del primo colloquio minimizza il problema relativo al suo rifiuto verso la scuola, riferisce che a scuola prende buoni voti, che va d'accordo con la maestra e con i compagni (dato confermato anche dalla madre). Durante il secondo colloquio ammette che la sua preoccupazione piu grande è quella di lasciare la casa e sentirsi a disagio quando tutti i membri della famiglia erano fuori vista. é filgia unica , clima familiare è sereno, padre impiegato, la madre casalinga e con loro vivono anche i nonni.
I dati raccolti sembrano suggerire una possibile diagnosi di disturbo d'ansia da separazione, ovvero un'ansia inappropriata per la sepazione da coloro a cui il soggetto è attaccato con la presenza di sintomi somatici( mal di testa e mal di pancia),rifiuto di andare a scuola per paura della separazione; rifiuto a stare sola senza gli adulti significati vicini (anche nello studio dello psicologo richiede che la mamma stesse con lei), il tutto ha avuto inizio da quattro settimane(in concomitanza delle vacanze natalizie) e causa disagio clinicamente significativo nell'ambito scolastico.
Anche se i dati emersi possono apparire sufficienti per formulare tale ipotesi , occorrono ulteriori approfondimenti per avere un quadro più chiaro e completo che possa avvalorare tale ipotesi.
Sarebbero pertanto necessari ulteriori colloqui di approfondimento con i genitori: info sullo sviluppo sociale della bambina negli anni prescolastici (se ci sono state difficoltà d'interazione sociale al nido, materna, elementare); indagare le principali tappe dello sviluppo; il sonno (è regolare? fa incubi?) organizzazione del sonno: (dorme da sola? ha una sua cameretta?) la presenza di preoccupazioni irrealistiche rig. la perdita dei genitori, familiari; Famiglia: ovvero le relazioni/attaccamento con i genitori e i nonni, gli stili educativi ,il modo di affronatre le difficoltà; Attività extrascolastiche (freq. sport, gruppi, ludoteche...); Familiarità rispetto a possibili disturbi d'ansia e depressivi. Per fare ciò mi avvelerei dell'uso di alcuni strumenti psicodiagnostici quali: TAD (questionario per l'ansia e depressione, escludere diagnosi di disturbi dell'umore) CBCL-4/18 (per indagare problemi emotivi /comportamentali)
Effettuerei un ulteriore colloquio con la bambina tentando di approfondire il suo rifiuto nell'andare a scuola a partire dalla sua dichiarazione di preoccupazione circa l'allontanarsi da casa, dalle figure di accudimento;approfondirei se ciò avviene in anche per altri luoghi/situazioni (feste di compleanno,gite, - per escludere una possibile diagnosi di Fobia sociale nella forma di Fobia Scolare-); se sono presenti sintomi cognitivi (preoccupazioni irrealistiche di perdita, malessere alla sola anticipazione della sepazione) e comportamentali.Quindi Mi servirei di alcuni strumenti psicodiagnostici per valutare il suo funzionamento intellettivo ( wisc-r, cpm di Raven) ed escludere situazione di ritardo mentale; TAD (quastionario ansia e depressione); test proiettivi per indagare la sua personalità e le relazioni con la famiglia come : DDF e il disegno della figura umana, Favole della Duss.
Che ne pensate????
Elisabetta , una bambina di 9 anni è stata portata dallo psicologo delServizio di Neuropsichiatra Infantile per il suo rifiuto di andare a scuola . È figlia unica ; il clima famigliare è sereno ; il padre lavora comeimpiegato comunale , la madre è casalinga e con loro vivono i nonnimaterni . Le difficolt à della bambina erano cominciate un mese prima inconcomitanza del rientro dalle vacanze di Natale . Durante le prime duesettimane di scuola , Elisabetta manifest ò alcuni sintomi somatici ,quali mal di pancia e mal di testa , e la madre riusciva a portarla ascuola solo dopo lunghe discussioni e dopo aver promesso alla bambinache sarebbe rimasta a casa sua tutta la mattina in modo da poter esserecontattata telefonicamente . Durante il primo colloquio con lo psicologomanifest ò il desiderio che anche la mamma rimanesse nello studio .Durante i due incontri successivi la bambina accett ò di restare sola conlo psicologo chiedendo per ò ogni tanto di controllare se la madre era insala di attesa ad aspettarla . Nel corso del primo colloquio la bambinacerc ò d minimizzare il problema relativo al rifiuto della scuola , riferendoche tutto andava bene , prendeva bei voti e andava d ' accordo con lamaestra e i compagni ( questo dato era stato confermato anche dallamadre ). Durante il secondo colloquio Elisabetta ammise che ci ò che lapreoccupava era lasciare la casa e che le capitava di sentirsi a disagioquando tutti i membri della sua famiglia erano fuori vista .
Lo psicologo , in base ai dati riferiti dalla madre e ai colloqui con labambina , illustri secondo i seguenti schemi :
&# 8226 ; quale potrebbe essere l &# 8217 ; ipotesi diagnostica ;
&# 8226 ; quali strumenti psico diagnostici utilizzerebbe per convalidareo eventualmente smentire l &# 8217 ; ipotesi diagnostica ,
&# 8226 ; quali ulteriori notizie anamnestiche ritiene di dover acquisireper completare il quadro dei dati necessari e quali altri aspetti delcomportamento approfondirebbe durante i colloqui diagnostici .
Per le finalità diagnostiche del caso mi riferirò al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali quarta edizione text revision DSM IV TR.
Elisabetta,figlia unica, ha 9 anni e si rifiuta di andare a scuola. Il clima familiare è sereno e con i genitori e la bambina vivono anche i nonni materni. Al rientro scolastico dopo le vacanze natalizie la bambina manifesta disturbi somatici come mal di pancia e mal di testa, va a scuola solo dopo discussioni con la madre con la promessa di quest’ultima di essere telefonicamente reperibile a casa. Nello studio dello psicologo la bambina richiede la presenza della madre e negli incontri successivi deve controllare che la madre sia in sala d’attesa. La bambina ammette di essere preoccupata a lasciare la casa e di sentirsi a disagio se non poteva vedere i suoi familiari. Il rendimento scolastico è buono e le relazioni con i coetanei anche.
Alla luce delle informazioni emerse dal caso ipotizzerei che Elisabetta ha un disturbo d’ansia di separazione, infatti manifesta sintomi tipici come il non voler lasciare la casa, sapere dove sono i genitori, avere la madre vicino, riluttanza ad andare a scuola per timore di separarsi dalla casa e dalle figure di attaccamento, senso di disagio, malessere quando è lontana da casa e dalle figure di attaccamento, malessere fisico come mal di testa e mal di pancia all’idea di allontanarsi dalla casa e dai genitori.
Il nucleo familiare appare unito e sereno, spesso i bambini con disturbo d’ansia di separazione provengono da un ambiente familiare molto unito.
Al fine di confermare l’ipotesi diagnostica effettuerei una serie di colloqui, dapprima con i genitori e poi con la bambina. Con i genitori farei una raccolta anamnestica circa la gravdanza, il parto, probelmi prenatali e perinatali se ci sono stati, raggiungimento delle tappe evolutive, quindi deambulazione e linguaggio, come è stato l’inserimento al nido e alla scuola dell’infanzia e il passaggio alla scuola primaria, le attività extrascolastiche, le relazioni con i coetanei e i familiari.
Con la bambina farei dei colloqui per cercare di comprendere il suo vissuto, inoltre utile è l’osservazione delle interazioni con i membri della famiglia, e somministrerei alcuni test come il TAD, il questionario d’ansia per l’età evolutiva Busnelli, il disegno della figura umana di Machover e il disegno della famiglia di corman, il Separation Anxiety Test SAT, FRT family Relation Test.
La diagnosi differenziale del disturbo d’ansia di separazione va posta con i disturbi generalizzati dello sviluppo che oltre essere caratterizzati dalla forte ansia sono caratterizzati principalmente da compromissione qualitativa delle interazioni sociali(cosa che qui non c’è in quanto E. ha buone relazioni sociali con i suoi coetanei e con i suoi familiari) e della comunicazione sociale (la bambina ha un buon rendimento scolastico e non mostra problemi di comunicazione) anche con gli stessi membri della famiglia, cosa che non accade nel disturbo d’ansia di separazione dove la paura è dovuta proprio al doversi separare dalle figure di attaccamento (non so se sto dicendo tutta una serie di cavolate). Va inoltre fatta diagnosi differenziale con altri disturbi d’ansia come ad esempio i disturbi di panico.
Si potrebbe avanzare un’ulteriore ipotesi diagnostica pensando a una fobia sociale che prende le caratteristiche di fobia scolare, la bambina mostra riluttanza ad andare a scuola, ma è anche vero che le relazioni con i coetanei sono buone e che non pare temere situazioni prestazionali visto che anche i suoi voti scolastici sono buoni.
Se i colloqui, l’anamnesi, i test psicodiagnostici avvalorassero l’ipotesi di disturbo d’ansia di separazione orienterei la bambina verso una terpia cognitivo comportamentale che usi tecniche quali la desensibilizzazione sistematica, quindi associazione dello stimolo fobico a tecniche di rilassamento, il modellamento, è importante fornire alla bambina modelli positivi che affrontino le situazioni senza ansia e con tranquillità, modellaggio, quindi rinforzare la bambina nei suoi successi, anche quando non raggiungono completamente la meta, termometro delle emozioni in modo che E. possa valutare l’andamento della sua paura e come lei stessa l’ha fronteggiata avendo così un rinforzatore informativo che aumenti la sua autostima, la sua efficace e il suo stile di attribuzione, la RET per capire i pensieri disfunzionali che portano emozioni negative e modificarli a favore di pensieri razionali, l’esposizione graduale, quindi favorire un distacco graduale dalla famiglia, parent training, è importante che la famiglia favorisca il distacco della bambina senza costringerla ne forzarla, inoltre lavoro sul contesto scolastico che sia il più caldo e accogliente possibile per favorire ulteriormente la separazione dalle figure di attaccamento al momento di andare a scuola.
ovviamente come al solito sparate senza alcuna pietà. più siete critiche e più lo apprezzo :-)
apertura: rif. dsm IV
descrizione: la bambina presenta RIFIUTO di andare a scuola, lamentele somatiche e bisogno di essere costantemente in contatto con la madre a casa mentre è a scuola; inoltre il disagio per la separazione dalla madre si manifesta anche durante la consulenza, nella quale minimizza il problmea della scuola. Successivamente ammette di provare dosagio quando sono assenti i membri della famiglia;
ipotesi diagnostica: alla luce dei dati di cui si dispone ipotizzerei un disturbo d'ansia di separazione, asse1 dsm iv nella sezione ''altri dist dell'infanzia,fanciull, adolescenza''; La B. sembra infatti presentare:ansia eccessiva rispetto a liv di sviluppo, che riguarda la separazione dalle fig significativeche si manifesta con malessere quando avviene o è solo mentalmente anticipata; riluttanza-rifiuto di andare a scuola; lamentele somatiche prima che si verifichi l'episodio di separazione; bisogno di contatto costante quando lontana da loro e infine disagio nell'allontanarsi da casa e non avere i membri della famiglia vicino. Le difficoltà persistono da almeno un mese causando disagio.
Importante chiedersi in presenza di tale disturbo:se i problemi possono esssere spiegati da altri dist mentali;e quali stimoli,situazioni, contesti sono responsabili delle risp d'ansia? I disturbi d'ansia hanno alta comorbilità al loro interno e con depressione, per cui si rende necessario indagare attrav colloqui e strumenti psciodiagnostici;
Strumenti: Per avvalorare l'ipotesi è possibile somministrare il sat; approfondire nel colloquio con i genitori la storia della B. e del sintomo per accertarsi che il disagio sia legato alle sole situazioni di separazione dai familiari, e le abitudini della B. nella fase dell'addormentamento; approfondirei attraverso il colloquio e l'osservazione con la B. quali sono le preoccupazioni e i pensieri- distorsioni cognitive e sintomi che difficlm percepisce o verbalizza, così come indagherei eventuali difficoltà legate al sonno;
I buoni rapporti con i coetanei e le insegnanti, nonchè il disagio in assenza dei familiari e in sede di colloquio per la separazione dalla madre che attende fuori, fa propendere per l'esclusione della fobia sociale(si presenta spesso come fobia scolare), che si presenta in situazioni in cui si è in presenza di persone non familiari o si è esposti a giudizio, al di là della presenza delle figure di attaccamento;
Per escludere eventuali tratti depressivi somministrerei la cdi, e il tad; mentre per verificare eventuale presenza di ansia generalizzata è possibile somministare anche il test stai, per ansia stato-tratto.
Intervento: Avvalorata l'ipotesi diagnostica, ipotizzerei intervento cogn-comportnfinalizzato ad aiutare b ad acquisire nuove modalità di comportamneto e modificare pensieri disfunzionali,irrazionali che concorrono allo star male e sviluppare capacità coping situazioni ansiogene; Tecniche teraputiche: rinforzamento e modellaggio graduale; terapia raz emotiva e ristrutturaz cognitiva; problem solving; desensibiliz ed esposizione; termometro emozioni (feedback)+ parent training (parent-child interaction training) + collaborazione insegnanti (prepare ambiente scolastico +).
Boh.. qui era abbastanza difficle fare una differenziale, i dati ci son già in pratica..che ne dite voi?
allora io lo trovo ben fatto, ho solo dei dubbi sulla differenziale, perchè nel dsm la differenziale la fa con i DGS, il disturbo di oanico con agorafobia, con l'agorafobia, addirittura col disturbo della condotta in relazione al rifiuto di andare a scuola e con i disturbi psicotici visto che nel dist d'ansia di sep ci possono essere manifestazioni percettive anomale, ma non fa differenziale con la depressione e nemmeno con la fobia sociale...quindi che si fa?
io mi sono attenuta al dsm...in due avete parlato di eventuale depressione, cosa ve lo ha fatto pensare?io non ci avevo minimamente pensato, ho sbagliato tutta la differenziale?
anche il tuo mi pare ben fatto Melita:approved:, mi ero persa qualche collegamento per specificare la situazione familiare allargata e poi il SAT, lo avevo dimenticatoo cavoloo......
Forse io nn metterei la differenziale per di dist. pervasivi dello sviluppo (perchè dai dati non mi sembra ci siano "sintomi ambigui" anche se si sa che i principali problemi di diagn. differenziale sono anche con essi)Dai dati presenti mi veine piu spontaneo, con la fobia sociale-scolastica; e con il dist. ansia generalizzata.
Sbaglierò?
a parte tutti quei numeri che sono finiti dentro il mio elaborato!!!che strano..moon ricordare tutto è impossibile, si a rigor di logica hai ragione, non ci sono elemtni che facciano pensare a un dgs, infatti a me le diagnosi differenziali del dsm a volte sembrano proprio strane, dici che è un grosso errore averlo messo il dgs?
memole quando capiti da queste parti ci dai un feedback?:-)
momy tutto bene?oggi non ti si è vsta per niente
buondì a tutte. melita... ci sei oggi?? darò presto uno sguardo aldsm per la differenziale dell'ansia di separazione, e poi commento, io non l'ho usato x buttar giù il caso:( basi a tutte
buongiorno!
ho una domanda, probabilmente scema...
come distinguo il disturbo d'ansia generalizzata che è caratterizzato da attacchi di ansia anticipatoria nella maggior parte delle situazioni che richiedono un gudizio o una valutazione, dalla fobia sociale?
nella fobia sociale il timore non è proprio legato alle situazioni sociali e prestazionali qundi legate a prestazione, giudizio e valutazione?dove sta la differenza?mi aiutate a capire?sto messa male eh
ci sono, ci sono :-)
ho appena dato un'occhiata al celi per quanto riguarda la differenziale del dist d'ansia di separaz e fa riferimento sia al DGS che ai disturbi dell'umore, quindi come logica ci siamo, in realtà nel DSM IV ma credo che nel TR sia lo stesso, non viene riportato il disturbo dell'umore..ora secondo me si pone il punto di quanto è pignola la commissione, perchè come ragionamento fila che si può fare differenziale col disturbo dell'umore ma poi il DSM riporta altro e allora che si fa?effettivamente in questo caso mi sentivo scema pure io a fare la differenziale col DGS ma ho seguito il DSM
melita ma dove hai rovato questa differenziale nel dsm iv? io in quello infanzia... non ho questa specifica, ma anzi aprla della fobia sociale, della comorbilità con depressione e ansia generalizzata.. non so... tu forse consideri i criteri diagnostici in cui esclude si abbia durante dist umore o dgs??
io ho entrambi i DSM, sia il IV che infanzia e adolescenza, ma sto studiando prevalentemente sul IV e fa la differenziale con il DGS, comunque sto rigguardando il celi e vedo che fa spesso differenziali con disturbi che nel dsm non ci sono ma che a intuito hanno un senso logico, ora francamente non so proprio come mi devo regolare, per esmpio anche per la fobia sociale fa la differenziale(il celi) con dist d'ansia di separazione(come nel DSM IV) ma anche con i disturbi dell'umore che invece nel DSM non sdono citati...che si fa?non so se devo segure l'intuito o no, per questo forse ho tanta difficoltà per la differenziale, perchè col ragionamento direi una cosa ma col dsm alla mano il mio ragionamento fa cilecca
ho grossi problemi col forum ad accedere mi dice sempre server sovraccarico anche a mezzanotte, lo fa pure a voi?non riesco quasi più a postare
Diagnosi differenziale L'ansia di separazione può essere una manifestazione associata di Disturbi Generalizzati dello Sviluppo, Schizofrenia o altri Disturbi Psicotici. Se i sintomi del Disturbo d'Ansia di Separazione insorgono esclusivamente durante il decorso di uno di questi disturbi, non viene fatta una diagnosi separata di Disturbo d'Ansia di Separazione. Il Disturbo d'Ansia di Separazione è distinto da Disturbi Generalizzati dello Sviluppo per il fatto che l'ansia riguarda in modo prevalente la separazione da casa e dalle figure di attaccamento. Nei bambini o negli adolescenti con Disturbo d'Ansia di Separazione, le minaccie di separazione possono portare ad ansia estrema ed anche ad un Attacco di Panico. Diversamente dal Disturbo di Panico, l'ansia riguarda la separazione dalle persone o da casa piuttosto che l'essere paralizzato da un Attacco di Panico inaspettato. Negli adulti il Disturbo d'Ansia di Separazione è raro e non dovrebbe essere ulteriormente diagnosticato se le paure di separazione sono meglio attribuibili ad Agorafobia nel Disturbo di Panico Con Agorafobia o ad Agorafobia Senza Storia di Disturbo di Panico. Le assenze ingiustificate da scuola sono comuni nel Disturbo della Condotta, ma l'Ansia di Separazione non è responsabile di assenze da scuola e il bambino di solito sta lontano da casa, piuttosto che tornarvi. Alcuni casi di rifiuto della scuola, specie nell'adolescenza, sono dovuti a Fobia Sociale o a Disturbi dell'Umore piuttosto che ad Ansia di Separazione. Diversamente dalle allucinazioni nei Disturbi Psicotici, le esperienze percettive inusuali nel Disturbo d'Ansia di Separazione sono di solito basate sulla dispercezione di uno stimolo in atto, si manifestano solo in certe situazioni (per es., di notte) e sono annullate dalla presenza di una figura di attaccamento. Per distinguere i livelli d'ansia di separazione adeguati al livello di sviluppo dalle preoccupazioni riguardanti la separazione clinicamente significativa del Disturbo d'Ansia di Separazione si deve usare la valutazione clinica.
avete ragione voi, lo mette anche nel DSM ma non in grassetto e mi era sfuggito...sono tutti in grassetto tranne i disturbi dell'umore!!!
Ciao ragazze come va lo studio? sto cercando di seguire le vostre discussioni ma non è semplice, questi giorno la mia bimba sta poco bene e ieri sera l'abbiamo portata all'ospedale, ha un'infiammazione alla gola con il mughetto, che è un fungo.
Questi ultimi giorni non credo che riuscirò a studiare molto.
:sbonk::sbonk:
Ragazze ho provato a fare un altro caso, è del novembre 2004 e come al solito non solo capace a inserirlo qui.
Questo è l'indirizzo. http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20411PEVO1.pdf
Comunque metto lo svolgimento, vi va di commentarlo? baci
TRACCIA samuele
NOVEMBRE 2004
A) Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV edizione Text-Revision (DSM-IV-TR).
I sintomi esposti dai docenti potrebbero orientare l’attenzione verso il gruppo diagnostico dell’asse I Disturbi del Comportamento.
Samuele è un bambino che frequenta la prima media ha difficoltà ad adeguarsi alle regole scolastiche e a mantenere l’attenzione sul lavoro scolastico, inoltre non ascolta quando gli si parla. Si organizza in modo inadeguato per lo svolgimento dei compiti, spesso non ha l’occorrente per portarli a termine ed è invadente nei confronti dei compagni.
In classe lascia frequentemente il posto a sedere per parlare con loro o prendere qualche oggetto.
Attraverso la descrizione di questi sintomi si potrebbe ipotizzare un Disturbo da deficit di attenzione e iperattività, in quanto ci sono 6 criteri diagnostici per più di sei mesi con un’intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di sviluppo.
Inoltre i sintomi oltre che nella scuola, si manifestano in famiglia, dove la mamma cerca di contrastarlo con punizioni esagerate, con modalità discontinue e poco coerenti di educazione.
B) Ipotizzando un Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività come ipotesi diagnostica la diagnosi differenziale potrebbe essere composta dai seguenti disturbi: Disturbo d’ansia, dove però l’iperattività è fluttuante e Disturbo adattamento
C) Strumenti. Per accreditare l’ipotesi diagnostica si ha la necessità di effettuare un colloquio con i genitori, in questo caso con la madre e se è possibile con il padre, per conoscere l’anamnesi del ragazzo (gravidanza, parto, vita prenatale e perinatale, tappe dello sviluppo evolutivo,il linguaggio, deambulazione, ingesso nella scuola) e per indagare il rapporto tra Samuele e la famiglia, in particolar modo per approfondire le opinioni che i genitori hanno degli atteggiamenti di S., un colloquio con le insegnanti, per capire il loro punto di vista e per avere maggiori informazioni del comportamento del ragazzo nell’ambito scolastico ed un colloquio con S.
Inoltre mi avvallerei della possibilità di somministrare i seguenti test: MF,CO,SDAI,SDAG, CO,valutazione dell’intelligenza e del linguaggio e SCOD.
Intervento. Qualora quindi attraverso le dovute indagini fosse confermata l’ipotesi diagnostica principale di DDAI potremmo suggerire un intervento specialistico di tipo cognitivo-comportamentale con l’obiettivo di una riduzione dei sintomi ed un ripristino delle normali funzionalità psico-sociali del paziente, come acquisizione di abilità sociali, interpersonali e comunicative; sviluppare la capacità di autocontrollo e di gestione delle emozioni.
Gli interventi sarebbero suddivisi rispetto al bambino, alla scuola e alla famiglia.
Bambino: lavoro su autostima, autoefficacia, aumentare i tempi dell’attenzione (token economy, automitoraggio), educazione razionale emotiva, tecniche di role-playing per training delle abilità sociali.
Scuola:programmare obiettivi comuni ( analisi del compito), insegnamento delle tecniche di rinforzo e analisi funzionale alle insegnanti., programmazione didattica individualizzata.
Genitori: parent training far comprendere ai genitori alcune dinamiche relazionali ed ad affrontare con atteggiamenti e metodi migliori le modificazioni dello stile educativo.
Ragazze ho provato a fare un altro caso, è del novembre 2004 e come al solito non solo capace a inserirlo qui.
Questo è l'indirizzo. http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20411PEVO1.pdf
Comunque metto lo svolgimento, vi va di commentarlo? baci:rolleyes:
TRACCIA samuele
NOVEMBRE 2004
A) Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV edizione Text-Revision (DSM-IV-TR).
I sintomi esposti dai docenti potrebbero orientare l’attenzione verso il gruppo diagnostico dell’asse I Disturbi del Comportamento.
Samuele è un bambino che frequenta la prima media ha difficoltà ad adeguarsi alle regole scolastiche e a mantenere l’attenzione sul lavoro scolastico, inoltre non ascolta quando gli si parla. Si organizza in modo inadeguato per lo svolgimento dei compiti, spesso non ha l’occorrente per portarli a termine ed è invadente nei confronti dei compagni.
In classe lascia frequentemente il posto a sedere per parlare con loro o prendere qualche oggetto.
Attraverso la descrizione di questi sintomi si potrebbe ipotizzare un Disturbo da deficit di attenzione e iperattività, in quanto ci sono 6 criteri diagnostici per più di sei mesi con un’intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di sviluppo.
Inoltre i sintomi oltre che nella scuola, si manifestano in famiglia, dove la mamma cerca di contrastarlo con punizioni esagerate, con modalità discontinue e poco coerenti di educazione.
B) Ipotizzando un Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività come ipotesi diagnostica la diagnosi differenziale potrebbe essere composta dai seguenti disturbi: Disturbo d’ansia, dove però l’iperattività è fluttuante e Disturbo adattamento
C) Strumenti. Per accreditare l’ipotesi diagnostica si ha la necessità di effettuare un colloquio con i genitori, in questo caso con la madre e se è possibile con il padre, per conoscere l’anamnesi del ragazzo (gravidanza, parto, vita prenatale e perinatale, tappe dello sviluppo evolutivo,il linguaggio, deambulazione, ingesso nella scuola) e per indagare il rapporto tra Samuele e la famiglia, in particolar modo per approfondire le opinioni che i genitori hanno degli atteggiamenti di S., un colloquio con le insegnanti, per capire il loro punto di vista e per avere maggiori informazioni del comportamento del ragazzo nell’ambito scolastico ed un colloquio con S.
Inoltre mi avvallerei della possibilità di somministrare i seguenti test: MF,CO,SDAI,SDAG, CO,valutazione dell’intelligenza e del linguaggio e SCOD.
Intervento. Qualora quindi attraverso le dovute indagini fosse confermata l’ipotesi diagnostica principale di DDAI potremmo suggerire un intervento specialistico di tipo cognitivo-comportamentale con l’obiettivo di una riduzione dei sintomi ed un ripristino delle normali funzionalità psico-sociali del paziente, come acquisizione di abilità sociali, interpersonali e comunicative; sviluppare la capacità di autocontrollo e di gestione delle emozioni.
Gli interventi sarebbero suddivisi rispetto al bambino, alla scuola e alla famiglia.
Bambino: lavoro su autostima, autoefficacia, aumentare i tempi dell’attenzione (token economy, automitoraggio), educazione razionale emotiva, tecniche di role-playing per training delle abilità sociali.
Scuola:programmare obiettivi comuni ( analisi del compito), insegnamento delle tecniche di rinforzo e analisi funzionale alle insegnanti., programmazione didattica individualizzata.
Genitori: parent training far comprendere ai genitori alcune dinamiche relazionali ed ad affrontare con atteggiamenti e metodi migliori le modificazioni dello stile educativo.
Provo a fare uno schema riassuntivo dei disturbi(non tutti) con un paio di disturbi nella diagnosi differenziale, se vi va ditemi se vi torna e non prendetemi per scema :-D
DISTURBO D’ANSIA DI SEPARAZIONE:fobia sociale e disturbi dell’umore (anche dgs, e dist. Di panico),
DISTURBI D’ANSIA:
• FOBIA SPECIFICA: fobia specifica, disturbo d’ansia di separazione
• FOBIA SOCIALE: disturbo d’ansia di separazione, disturbo d’ansia generalizzato,agorafobia
• DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO: fobia specifica, disturbi da tic, disturbi da movimenti stereotipati
• DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS: disturbo dell’adattamento, disturbo acuto da stress e DOC
• DIST. D’ANSIA GENERALIZZATO: fobia sociale, dist. D’ansia di separazione, disturbi dell’umore, disturbo dell’adattamento
DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO:
per tutti: RM, disturbi della comunicazione, DGS
per la scrittura anche disturbo dello sviluppo della coordinazione in caso di pessima calligrafia
DISTURBI DELL’UMORE
DIST DEPRESSIVO MAGGIORE: disturbo distimico, disturbo dell’adattamento con umore deprsso, disturbi d’ansia
DISTURBO DISTIMICO: dist. Depressivo maggiore
DISTURBI DELL’ADATTAMENTO: DPTS, e dist. Acuto da stress
DISTURBI GENERALIZZ. DELLO SVILUPPO:
• DISTURBO AUTISTICO: rett e dist, di asperger, dist disintegrativo della fanciullezza, mutismo selettivo, dist da movimenti stereotipati, RM (spesso associato)
• DIST. DI RETT: altri DGS
• DIST. ASPERGER: altri DGS e DOC per la presenza della sottomissione a rituali
• D. DISINTEGRATIVO DELLA FANCIULLEZZA: altri DGS
DISTURBI DELLA COMUNICAZIONE:
• DELL’ ESPRESSIONE DEL LINGUAGGIO: MISTO, ESPRESSIONE SCRITTA, MUTISMO SELETTIVO
• MISTO: dist dell’espressione del linguaggio, DGS, RM, mutismo selettivo
DISTURBO REATTIVO DELL’ATTACCAMENTO: RM, DGS
MUTISMO SELETTIVO: DGS, disturbi della comunicazione
DISTURBI DEL COMPORTAMENTO:
• DDAI: RM,DGS, altri disturbi mentali tipo d’ansia e depressione la cui insorgenza di sintomi come irritabilità è dopo i 7 anni
• DOP: ddai, d. della condotta, disturbi dell’umore
• D. DELLA CONDOTTA: ddai, dop, disturbo dell’adattamento con alterazione della condotta
questo è il caso di momy
Prova 1
Uno psicologo del Servizio Materno-lnfantile della ASL riceve una richiesta di consulenza psicologica da una
scuola media per l’alunno S. che frequenta la prima media. Il comportamento di S. è stato oggetto di un'accesa
riunione dei genitori di classe, alla presenza di alcuni docenti e della Preside. I principali problemi lamentati
sono: l'irruenza di S., che da a alcuni genitori e professori viene definita "aggressività" e le sue difficoltà ad
adeguarsi alle regole scolastiche. Lo psicologo convoca in una riunione i professori, dai quali riceve le seguenti
informazioni: S. talora sembra non ascoltare quando gli si parla e ha difficoltà a mantenere l'attenzione sul
lavoro scolastico, si organizza in modo inadeguato per lo svolgimento dei compiti, spesso perdendo o
dimenticando l'occorrente per portarli a termine, è invadente nei confronti dei compagni e lascia
frequentemente il suo posto a sedere per parlare con loro o prendere qualche oggetto. La madre di S. fornisce le
seguenti informazioni: S. è figlio unico e non ha mai conosciuto il padre, che non ha neanche legalmente
riconosciuto la paternità. E’ sempre stato un bambino molto vivace, le maestre lo ritenevano un alunno
"particolare" e, secondo lei, non lo hanno mai considerato affidabile. La madre cerca di tenerlo sempre sotto
controllo, comminando punizioni esagerate rispetto ai comportamenti di S., con modalità discontinue e poco
coerenti. Lo psicologo decide di avere un colloquio con S.
1. Su quali aree sarebbe utile indagare nel colloquio con S.
2. Quali strumenti si potrebbero utilizzare nel colloquio per ottenere ulteriori informazioni
3. L'ipotesi o le ipotesi diagnostiche che si possono formulare per spiegare le problematiche di S.
4. Quale ipotesi di diagnosi differenziale si può ipotizzare
5. Il tipo di intervento ritenuto più idoneo
6. Le eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare.
volevo dire che per il DDAI riguardo i test diagnsotici secondo me c'è un errore non sono prove CO ma prove CP, così come riporta anche sul CELI, si somministrano prove MF, prove CO e prove MFCPR, è un'errore che ho trovato di frequente qui su ops, a meno che non esistano anche le prove co, ma guarda caso la c e la p sono vicine sulla tastiera, temo sia un errore di battitura
che nervi, non so a voi ma a me il forum da problemi seri, cambia tutta la scrittura con numeri, non funziona dice sempre che è sovraccarico, lascio stare perchè mi fa perdere solo tempo
momy il caso è fatto bene, come al soltio avrei avuto difficoltà con la differenziale, non avrei messo dist dell'adattamento, ma in realtà va bene perchè si può fare cpn altri dist mentali in generale
[QUOTE=momypsic;2494158]Ragazze ho provato a fare un altro caso, è del novembre 2004 e come al solito non solo capace a inserirlo qui.
Questo è l'indirizzo. http://www.uniroma1.it/studenti/laur...20411PEVO1.pdf
Comunque metto lo svolgimento, vi va di commentarlo? baci
TRACCIA samuele
NOVEMBRE 2004
Ecco il mio svolgimento::sbonk:
Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al Manuela Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentale, quarta edizione text revision (DSM-IV-TX)
S. è un bambino che frequenta la prima media il cui comportamento è stato oggetto di un’accesa riunione dei genitori di classe, docenti e della Preside. Essi infatti lamentano la sua “irruenza” e “aggressività” e le “sue difficoltà nell’adeguarsi alle regole scolastiche”.
Dal colloquio con gli insegnanti, sembra emergere una compromissione a livello di attenzione, iperattività e impulsività, evidente nei seguenti comportamenti: ”talora sembra nn ascoltare quando gli si parla” “difficoltà di attenzione sul lavoro scolastico” “inadeguatezze nello svolgimento dei compiti” “perde e dimentica l’occorrente per portarli a termine” “invadenza nei confronti dei compagni” “lascia freq. Il suo posto a sedere per parlare con loro o prendere qualche oggetto”.
Dal colloquio con la mamma emerge che S. è stato un bambino sempre molto vivace, a detta delle maestre “particolare” e secondo lei anche “inaffidabile”. S. è figlio unico e non ha vicino una figura paterna che non ha mai conosciuto e che non ha mai voluto riconoscere la sua paternità. Le sue modalità educative sono caratterizzate da punizioni esagerate rispetto ai comportamenti di S, discontinue e incoerenti.
Tali informazioni potrebbero condurre verso una possibile diagnosi di disturbo del comportamento, in particolare Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) viste le aree coinvolte. Naturalmente i dati presenti non sono sufficienti, occorrerà pertanto condurre ulteriori approfondimenti per avvalorare tale ipotesi.(esordio prima dei 7 anni, compromissione in almeno due contesti di vita, e compromissione significativa del funzionamento scolastico, presente in S.)
È infatti importante porre una diagnosi differenziale dal DOP ( prevale un comportamento oppositivo verso le altre persone senza gravi conseguenze antisociali. S. viene definito “aggressivo” dai genitori e insegnanti e “mostra difficoltà nell’adeguarsi alle regole scolastiche”- occorrerebbe approfondire tali aspetti)
E una diagnosi differenziale dal DC ( caratterizzato da comportamenti più gravi che violano i diritti degli altri o le regole sociali)
In vista di quanto raccolta fin’ora, effettuerei un colloquio direttamente con S al fine di approfondire la natura delle sue difficoltà ed avere una migliore comprensione del problema.
Approfondirei alcune aree quali, la sua vita sociale (amicizie, sport, hobby, tempo libero, le relazioni e interazioni con i pari e con gli adulti, la presenza o meno di figure di riferimento esterne alla famiglia identificazione, se sono presenti particolari difficoltà, comportamenti oppositivi, negativistici, “aggressivi”, ) la scuola ( la suo storia scolastica, indagare l’area degli apprendimenti (ci sono difficoltà? Com’è il suo rendimento generale? Ci sono materie che preferisce ad altre? la sua motivazione, autostima, i rapporti con i compagni, gli insegnanti cercando di approfondire le sue difficoltà di attenzione/impulsività/iperattività/ riportate dagli insegnanti) famiglia ( rapporti con la madre, la sua condizione di figlio unico, l’assenza del padre, la presenza di persone per lui significative..). Utilizzerei alcuni strumenti psicodiagnostici come: wisc-r e le CPM di Raven, per valutazione del suo funzionamento intellettivo ed escludere eventuali situazioni di RM; somministrazione della SDAB (scala per valutazione sintomi per la diagnosi di disturbo ADHD),test proiettivi per indagare la sua personalità DDF di Corman, Disegno della figura umana Machover.
Effettuerei un colloquio ulteriore con la madre per una raccolta amnestica sulla storia di vita di S. a partire dalla gravidanza, il parto, complicanze, danni neurologici, allattamento, temperamento che, a detta della mamma è sempre stato vivace, ritmo sonno/veglia, lo sviluppo fisico, motorio, del linguaggio, sociale, la scuola (nido, materna, elementari ) al fine di conoscere l’esordio di tali difficoltà, e ci sono stati altri episodi di questo genere a scuola.; la situazione familiare: ovvero la rete sociale di supporto –se è presente e adeguata- la presenza di eventuali relazioni con altri partner, le modalità di fronteggia mento che adotta con figlio, i suoi che risultano incoerenti, chiedendo l’esemplificazione di alcuni episodi particolari, i suoi pensieri, aspettative. Familiarità del disturbo. Somministrerei la SDAG (diagnosi di ADHD) e SCOD-G ( scala di valutazione dei comportamenti dirompenti).
Un ulteriore colloquio lo effettuerei con le insegnanti per approfondire meglio la natura di tali comportamenti, le situazioni scatenanti, le relazioni tra compagni e insegnanti. Somministrerei anche a loro la SDAI e la SCOD-I .
Qualora i dati raccolti confermassero l’ipotesi iniziale di ADHD, sapendo che le principal icarenze di questi bambini riguardano i processi di autoregolazione, di abilità sociali, nell’uso di strategie, di capacità di problem solving, negli stili di attribuzione inadeguati , nella capacità di regolazione emotiva, di controllo e gestione delle emozioni, aggressività, suggerirei una terapia multimodale che preveda il coinvolgimento del bambino, del genitore e degli insegnanti.
Indirizzerei il bambino verso una terapia di tipo cognitivo comportamentale, al fine di favorire una migliore capacità del processo di autoregolazione del comportamento attraverso alcune tecniche comportamentali (rinforzamento differenziale, l’estinzione, il modellaggio,token economy,, autocontrollo…) che possano incidere positivamente anche a livello di autostima, autoefficacia e stili di attribuzione migliori. Training sulle abilità sociali per favorire una migliore qualità delle inteazioni sociali (role playing, modellamento, ) e un lavoro sulle emozioni attraverso un programma di educazione razionale emotiva per imparare a riconoscere, gestire le emozioni adeguatamente.
Parallelamente un parent traing con coinvolgendo la madre e le figure piu vicine e un techer training con gli insegnanti che favorisca una maggiore consapevolezza rispetto al problema, accettazione, accoglimento, insegnando loro tecniche comportamentali che posso essere utili nella gestione dei comport. Problematici e favorire una generalizzazione di tali abilità.
che ne dite??:sbonk:
ottimo direi!
ragazze questo lo abbiamo fatto?non ricordo
La scuola media "A. Manzoni" di una cittadina della provincia di una regione del nord Italia, fa richiesta di una consulenza psicologica allo psicologo della ASL per affrontare le difficoltà che stanno emergendo nella prima media sezione "H" in cui è inserito l'alunno Massimiliano di 12 anni, In realtà già da due anni il ragazzo era stato segnalato dalla scuola ai servizi territoriali, poiché presentava gravi problemi di apprendimento e vistose manifestazioni ipercinetiche. Era stata svolta un'indagine conoscitiva alla quale la famiglia non aveva collaborato né ne aveva seguito poi le indicazioni d'intervento. La famiglia aveva dichiarato che non vi era alcun problema se non quello del rendimento scolastico, e che dunque dovevano farsene carico la scuola e gli insegnanti. li consiglio di classe degli insegnanti di M. fa presente che:
il ragazzo è stato inserito in una prima media con un sostegno di 4 ore, troppo poche per quello che gli insegnanti vorrebbero anche perché, secondo loro, M. presenta problemi cognitivi molto più gravi di quanto si aspettavano sulla base delle notizie a loro fomite precedentemente.
Inoltre gli insegnanti lamentano che M. ha anche dei comportamenti spesso violenti con i compagni e i professori e si isola spesso non partecipando attivamente alle lezioni o altre attività ludiche; questo può avere conseguenze pericolose anche perché il ragazzo si presenta più-alto della media e-in abbondante sovrappeso.
Il candidatola indichi:
a) le caratteristiche specifiche dell'intervento che si pensa sia necessario attuare; b) di quali strumenti potrebbe avvalersi; c) che tipo di metodologia penserebbe di utilizzare d) se riterrebbe utile effettuare degli interventi di rete e se si quali;
e) le motivazioni della scelta fatta; f) se riterrebbe utile l'apporto di altre figure professionali e se si quali.
Nello svolgimento della prova si invita il candidato a fornire le risposte in relazione a ciascun punto. Saranno considerati validi solo gli elaborati completi di tutte le risposte.
Simone ha sei anni e frequenta la prima elementare. Nel mese di gennaio i genitori chiedono una
consulenza per problemi di comportamento del bambino, che è sempre stato tranquillo e sereno
ma, da qualche mese, è diventato capriccioso e opponente e si arrabbia per motivi futili. Ad
esempio si ribella ad ogni regola, come lavarsi le mani, o si butta in terra e piange disperato se non
trova il cibo nel piatto, quando si mette a tavola. Inoltre Simone è diventato molto pauroso e non
vuole più andare in bagno da solo, né usare la bicicletta come faceva in passato; ha atteggiamenti
da bambino piccolo.
I genitori raccontano del ricovero subito dalla madre durante l’estate, per gravi motivi di salute
(intervento per tumore e complicanze che hanno protratto il ricovero per circa due mesi). La madre
era ricoverata lontano dal luogo di residenza e la famiglia, di comune accordo, aveva concordato di
dire a Simone che la mamma era assente per lavoro. Tuttavia la telefonate che ella faceva
saltuariamente al bambino tradivano il suo malessere (era molto debilitata).
Simone è rimasto solo con il padre, per tutto il periodo del ricovero, che ha coinciso con le vacanze
estive, inizialmente faceva molte domande relative alla mamma ed era diventato “appiccicoso”
con il papà, che voleva sempre vicino a sé. Dopo un po’ di tempo si è rassicurato e sembrava
avere accettato la situazione, tuttavia all’inizio della scuola, dopo il ritorno della mamma, sono
iniziati i problemi. Attualmente si mostra particolarmente aggressivo sia con il papà che con la
mamma, che essendo in convalescenza, si sente inadeguata a gestire l’aggressività del figlio e
colpevole di non essere attiva e propositiva come in passato.
dopo quanto detto da memole edito :-D
questo è lo svolgimento di S
Buongiorno ragazze!! come procede lo studio? anche stamattina ho dei poblemi ad entrare nel forum; ho letto il caso di elisabetta -disturbo d'ansia da separazione e mi sembra ben fatto da tutte.
Non era molto difficile e mi sono resa conto che dobbiamo leggere bene se nelle richieste è scritto ipotesi diagnostiva o più ipotesi diagnostiche, perchè significa che nel testo che ne possono essere più di una , che ne pensate?
baci
Melita ho letto il caso di G,. e mi sembra ben fatto, hai presto in considerazione tutti i dati del testo, per il trattamento io ho trovato solamente che si può cercare di dare al bambino un accudimento idoneo, coinvolgento nel possibile la famiglia.
Forse sarebbe necessario che qualche moderatore ci deve un consiglio o un pensiero su ciò che stiamo scrivendo per avere un maggiore confronto.
baci
Ragzze volevo chiedervi un consiglio su questo caso, uscito a novembre 2007,è un pò diverso dagli altri. come al solito non sono capace a inserirlo, scrivo il sito.
graziehttp://http://www.uniroma1.it/studen...K20711PVO1.pdf
menomale...
eh si ci vorrebbe qualcuno più esperto...
oggi il forum funziona ma per me è un pò lento comunque meglio di ieri...
devo ancora iniziare a studiare oggi...
ma voi questi ultimi giorni di studio come ve li organizzate?
io non ricordo nulla, secondo voi oltre i criteri la differenziale e il trattamento è importante sapere anche la comorbilità?io l'ho un pò trascurata
poi c'è qualcuno della fascia M-Zche fa l'esame il pomeriggio?
quanto vorrei essere con voi alla mattina
Ciao..ho una domanda da fare: nel caso in cui esca una traccia del genere (come già è accaduto)
"Il candidato/a
1) Descriva:
a) il caso di un individuo (adulto o in età evolutiva)
oppure
b) il caso di un gruppo (in un contesto familiare, o scolastico, o clinico)
oppure
c) un fenomeno psicologico potenziale oggetto di una specifica ricerca psicologica
2) Delinei sinteticamente il modello teorico che ispira il protocollo di intervento oppure le
ipotesi e le procedure sperimentali della ricerca
3) In base alla descrizione approfondisca:
a) il processo diagnostico del caso (avanzando ipotesi, specificando se e come si possono
escludere ipotesi alternative)
oppure
b) una definizione e valutazione dei dati iniziali (qual è il problema? Quali sono le
richieste?)
oppure
c) un possibile progetto di ricerca (indicando finalità, ipotesi e obiettivi)
4) Descriva l’intervento specificando:
a-b) La finalità, la metodologia , le tecniche e la durata; si argomenti la coerenza
dell’intervento rispetto all’inquadramento diagnostico o alla valutazione dei dati iniziali
oppure
c) le principali fasi e strumenti dell’indagine, le procedure sperimentali o tecniche
osservative utilizzate nella ricerca delineata nei punti precedenti, le tecniche di analisi
statistica, i risultati attesi. Si specifichi in che modo gli strumenti e le procedure proposte
permettono di affrontare le finalità, le ipotesi e gli obiettivi di ricerca"
se si decide di descrive il punto 1a(caso individuo evolutivo), al punto 2( Delinei sinteticamente il modello teorico che ispira il protocollo di intervento oppure le
ipotesi e le procedure sperimentali della ricerca)cosa bisognerebbe scrivere???
aspetto vostre notizie...grazie mille!!!!
che lentezzaaa
momy cerco di inserire il tuo caso...
senti rigurado più ipotesi diagnostiche infatti mi sono sempre chiesta, ma quando è palese che è una sola ne mettiamo una sola no§?^magari per metterne due come suggerito spesso da altri andiamo a sbagliare...
non mi si apre la pagina del caso che hai messo, non riesco proprio a vederlo
coccinella se scegli il caso evolutivo metti solo modello teorico ovvero dsm iv tr
melta anche io la comorbilità lo trascurata...speriamo bene e cmq non riesco a ricordare tutto.ora devo andare, sarò nel forum il pomeriggio.
baci:sbonk: