Originalmente inviato da
Char_Lie
Io sono più incline verso questa idea qua, non esiste uno stato naturale autentico verso cui l'uomo tende, almeno non esiste all'interno della sanità mentale. Si può condurre qualche studio statistico, su 10 persone 6 possono risultare inclini a far questo e quell'altro, 4 hanno preferenze omosessuali e via dicendo, ma non è rintracciabile uno sviluppo naturale da nessuna parte. Esistono stati preferenziali di ogni singolo individuo, e qua il "noi" che proclamava Megiston viene a cadere per me.
Lo stato naturale dell'uomo non esiste, non è l'eterosessualità o la sessualità genitale e via dicendo. Non c'è uno sviluppo lineare in fasi. Abbiamo innescato già una serie di modifiche selettive rispetto alla "vecchia selezione naturale", che magari condannava a fare una brutta fine chi non ci vedeva bene, oggi queste cose si possono modificare, mica erano in qualche progetto originario? Non credo ci fossero i geni degli occhiali da vista. Le donne che hanno un bacino stretto possono partorire adesso, ed anche qua è stata innescata un'altra modifica... Ce ne sono state moltissime altre già, non tendiamo verso nulla di particolare in generale.
Il problema individuale per ogni uomo è come vivere e come vivere bene, e non assecondare certe fasi di sviluppo universale (a meno che per quest'uomo vivere bene e star bene non consista in questo), o tendere verso uno stato naturale fittizio che dovrebbe garantire la salute. Il benessere per una persona potrebbe consistere nell'avere un lavoro e fare certe attività, per un'altra potrebbe consistere in tutt'altro, non c'è uno stato naturale all'interno del quale tutti sono in salute e stanno bene, 'sta cosa almeno a me non mi ha mai convinto davvero.
La salute mentale perciò non può essere definita con un riportare l'individuo sui binari di un fantomatico sviluppo "naturale" verso la soggettività autoconsapevole o la risoluzione dell'Edipo o l'eliminazione di pensieri disfunzionali o la repressione del sadismo e del masochismo (supponendo pure che sia tutto vero), lo sviluppo "naturale" (e ci possiamo riferire anche a qualcosa di concreto e comprensibile come l'evoluzione) potrebbe far star bene qualcuno e far vivere malissimo qualcun altro. E' un'idea questa di "stato naturale dell'uomo" che ognuno s'è costruita a modo suo. Io ad esempio sto veramente bene in città, vivere in una foresta o in campagna e cose del genere mi ha sempre fatto stare più male che bene... Che i miei antenati vivessero in questi ambienti, credo che c'entri poco. Ci sono persone che sono convinte poi che i disagi dipendono esclusivamente da questo, semplicemente dal fatto che non viviamo come i nostri antenati o come i nostri simili, che non tendiamo verso il nostro "stato naturale" come gli altri, e quale sarebbe? :mumble: Ce lo dovrebbero dire certi esperti poi?! Vivere agrestemente?
Il vivere bene, il senso ultimo di questo stato, può essere anche una forma di felicità, che la selezione naturale, diciamo così, non ha previsto affatto, la selezione in fin dei conti è un meccanismo, produce di tutto, variazioni genetiche, ed elimina gli individui non adatti (in pratica i geni di quelli che non si riproducono non si diffondono molto)... Gli adatti coi geni molto simili tendono allo stato naturale selettivo dell'ambiente dei loro antenati, ma i non adatti, che nel frattempo comunque nascono, a cosa tenderanno?
Una domanda di cura non è detto che coincida col desiderio di tendere verso uno stato naturale, ma verso stati piuttosto innaturali :asd:, può darsi che nessun "medico" della salute mentale sappia davvero rispondere a queste richieste, ma non si può stravolgerne il senso supponendo che inconsciamente tutti tendono verso lo stesso stato di benessere.
Nonostante tutto noi stessi poi siamo individui nuovi (siamo comunque diversi dagli altri per quanto simili), perciò perché si assume che il senso di salute mentale nostro e personale debba coincidere con quello dei nostri antenati o dei nostri simili? Tutti tendiamo verso uno stato naturale di benessere comune? Non credo, tendiamo verso il nostro benessere, io tendo verso il mio, tu verso il tuo, ma non è mica detto che coincidano!
Buona parte del disagio esistenziale e mentale umano, io spesso osservo che consiste in questo, un'insoddisfazione di fondo che si prova proprio rispetto alle linee di sviluppo "usuali", l'idea che lo sviluppo naturale s'è bloccato è semplicistica e non coglie davvero certi disagi umani per me, se l'individuo fosse stato bene nello svilupparsi così come hanno fatto altre persone, si sarebbe già sviluppato così. Ci sono mancanze, voragini affettive che sono individuali e personali, quindi non è l'uomo (un'idea astratta) che si deve curare, ma l'individuo, la persona. Il problema perciò non consiste nello spingerlo verso una qualche trasformazione che si ritiene più idonea ed appropriata naturalmente (che magari l'individuo ha pure già osservato), ma aiutarlo davvero a costruire qualcosa che lo faccia star bene secondo il suo senso e non quello della "natura" (che in pratica si può dire non esista), e questo non è detto che si possa davvero costruire (si potrebbe essere fondamentalmente in lotta con gli altri ed in un disaccordo inconciliabile). Insomma la lotta non è semplicemente interna all'individuo tra uno stato naturale e uno stato culturale, ma è oggettivamente presente nel mondo tra diverse tipologie uomane, che diversi individui vogliono affermare, lo stato naturale insomma per me in quest'ottica non esiste proprio, non è rintracciabile alcuna ragione universale in base alla quale un omosessuale è meno naturale di un eterosessuale, un nevrotico più vicino allo stato naturale di benessere di uno psicotico e via dicendo (sempre assumendo che queste categorie siano ben definite).
La definizione di cosa "debba essere l'uomo, per far di uomo un uomo in salute dal punto di vista mentale", la natura non ce l'ha data affatto in generale. Tipi diversi di umanità possono distruggere altre tipologie con atti diretti o indiretti ritenendole "non sane", questo tipo di medicina qua è violenta verso l'individuo, non serve più a curare il male individuale, ma ad affermare il benessere di altre tipologie. La mia salute mentale può coincidere con la malattia di qualcun altro e viceversa.
La medicina se vuol davvero curare deve tornare a curare gli interessi individuali, quelli che la persona espone, non dell'uomo o sociali, del soggetto o relazionali, altrimenti così per me non si cura più nessuno in particolare ma solo gli interessi di certe classi. Certe malattie, i virus, in fin dei conti sono agenti patogeni che invadono la persona per sopravvivere (pure questi hanno le loro buone ragioni per fare quel che fanno), ma chi dobbiamo far vivere bene, la persona o il virus? E fuor da questa metafora, l'individuo che chiede una cura, o tutti gli altri?
Nell'ambito della salute mentale vengono a scontrarsi i miei interessi con quelli di altre persone, lo psicoterapeuta da che parte sta? :mumble:
Non credo esista una parte naturale dentro di me da far emergere seppellita sotto incrostazioni culturali, non regge questo discorso a mio avviso, non si riesce a capire bene poi quale sarebbe la parte culturale e quale quella naturale.
"coloro che ci vorrebbero imporre la propria causa, [...] col far ciò essi si dimostrano teneri della lor salute, non già della nostra."
Se si vuol manipolare la domanda di cura supponendo che ce ne sia una più naturale, per me si agisce in modo violento, tanto è vero che l'individuo seguendo questo processo, lo dite voi stessi, soffre molto. Si stanno curando davvero gli interessi della persona quando si agisce così? O non piuttosto quelli di un coniuge, di un'orientamento sessuale, della famiglia, in conclusione dell'organizzazione sociale che non ha a disposizione un individuo "ben funzionante" capace di amare e lavorare che va persuaso a "prendersi cura di sé" in tal senso? Di essere migliore (come diceva Megiston in un suo precedente messaggio) e comportarsi in modo sempre più coerente alle varie richieste?
Un saluto