Ahahaha, vedo che Kant sta spopolando :asd:Citazione:
Originariamente postato da Iggy
Leggi Kant.
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Ahahaha, vedo che Kant sta spopolando :asd:Citazione:
Originariamente postato da Iggy
Leggi Kant.
Ahahaha, ma ti rendi conto del fatto che prima sostieni tuoi punti di vista, anzi, una ragione inconfutabile, e verità assolute, e risposte, e poi predichi per gli altri un altro modo di fare?Citazione:
Originariamente postato da Iggy
Originariamente postato da louis
[...]cerchiamo di avere l'atteggiamento di chi cerca la verità e non di chi vuole avere per forza ragione ... se no dialogare è una perdita di tempo
Nulla di più esatto.
[cut]
Qualcuno, a mio avviso, dovrebbe porsi più domande, e dare meno risposte. Anche perché uscite dalla bocca di chi certo non dimostra di saperne di più sull'argomento.
Potremmo chiamarla dissonanza cognitiva? :asd:
:rolleyes:Citazione:
Originariamente postato da louis
Dunque hai trasferito responsabilità di più alto livello alla gente,
deresponsabilizzando il potere ... questo è molto pericoloso.
sine verbis...
sine verbis ...
bhè se me lo spieghi il tuo stupore forse ne possiamo anche parlare.
che ne dici ?
Ma tu hai letto cosa ho scritto durante otto pagine di discussione?Citazione:
Originariamente postato da Dreamstalker
Ahahaha, ma ti rendi conto del fatto che prima sostieni tuoi punti di vista, anzi, una ragione inconfutabile, e verità assolute, e risposte, e poi predichi per gli altri un altro modo di fare?
Potremmo chiamarla dissonanza cognitiva? :asd:
Certo che è pieno di gente che non capisce l'italiano. Innanzitutto vai a vedere dove ho usato l'espressione "inconfutabilmente a ragione"; dunque torna qui, e scusati con tutti per non capire l'italiano.
Citami due frasi dove mi sono contraddetto (riportando numero di post e relativa pagina). Sono sempre più convinto che tu non capisca l'italiano, e che ti faccia leggere i messaggi da un amico, per poi dettargli le risposte. Altrimenti non me lo spiego proprio...Citazione:
Originariamente postato da Dreamstalker
Siamo passati, nel giro di pochi giorni e di una decina di pagine di discussioni, dal "non è stata detta una parola, c'era solo la volontà di stupire", al "(qualcosa) è stato apertamente dichiarato"
Le idee iniziano ad essere un po' contraddittorie, vedo... forse l'opera di Cattelan è servita a qualcosa, dopotutto ;)
Ecco, questa è la riflessione (interroghi te stesso e gli altri) che quell’immagine ti ha stimolato, il problema che ti ha posto. A me fa pensare ad un tuo tentativo di elaborazione dell’immagine di cui parliamo (non spaventarti, non è pericoloso).Citazione:
Originariamente postato da louis
[B... fin dove arriva il diritto dell'artista a comunicare ... a me questo sembra il problema.
[/B]
Dal canto mio non sento di aver ignorato il sentimento che quell’oggetto mi ha provocato, credo di aver cercato un mio personale modo per affrontarlo. Probabilmente ci stiamo confrontando su questo, su sentimenti (impotenza, disorientamento, vulnerabilità) attraverso interrogativi e punti di vista diversi, perché siamo diversi.
Tu ti chiedi qual è il limite di chi invia un messaggio
Io mi chiedo qual è il limite di chi lo riceve.
Tu reclami la responsabilità di un’autorità esterna, che stabilisca un limite valido per tutti.
Io sottolineo la responsabilità individuale di stabilire un limite interno. secondo me ha la precedenza, etica e concettuale.
Non so quindi di che “silenzio” o di quale “indifferenza” tu stia parlando, mi sono posta il problema in altri termini, proprio perché mi sento coinvolta (a differenza di qualche sedicente distaccato).
Passando alla Tua specifica domanda “fin dove può spingersi il diritto dell’artista” o dell’arte in generale, semplicemente, non saprei rispondere. Molti ad oggi ipotizzano di rintracciare questo limite negli “indici di gradimento” o nei riscontri di mercato, altrettanti hanno creduto di poter subordinare il diritto di espressione a norme morali. Francamente credo che sia un quesito troppo generico per immaginare Una risposta assoluta, e mal posto. Nel processo comunicativo, l’unico limite che potrà risultarti davvero adeguato, sarà stabilito da te.
Quanto è bella questa compassionevole frase colma di amore quasi materno, come a condurre con mani sapienti i primi passi e le belle speranze di un cucciolo timoroso ma con tanta voglia di capire il mondo...Citazione:
Originariamente postato da LiIa
A me fa pensare ad un tuo tentativo di elaborazione dell’immagine di cui parliamo (non spaventarti, non è pericoloso).
Louis, io non mi voglio fare gli affari tuoi ora, ma a me sembra inutile continuare il discorso con gente che crede di conoscere la Verità, quando nella gran parte dei casi non risponde alle domande poste, e a volte taccia di carenze ortografiche proprio chi si guadagna da vivere mettendo parole una dietro l'altra. Per non parlare delle formule sul genere "non spaventarti, non è pericoloso"... Ma dai :asd:
Io comunque aspetto le spiegazioni di Dreamstalker che - avendo a suo avviso sempre ragione - saranno senz'altro soddisfacenti, dopodiché vi lascio a discutere del nulla, scambiandovi il nulla per arrivare a... indovinate un po'?
Citazione:
Originariamente postato da Iggy
Se ti riferisci al "fà", mi spiace comunicarti che viene tranquillamente accettato come corretto, avendolo un tempo anche specificatamente domandato a uno dei capiredattore per i quali lavoro. Se è accettato oggi nel giornalismo, penso sia inutile sottolineare come la tua parola valga zero.
piccola digressione: il giornalismo spesso non segue le regole della lingua italiana. Basti pensare a tutte le frasi senza verbo che farebbero accapponare la pelle ai linguisti, ma che nel mondo giornalistico sono così frequenti.
mio fratello già al liceo scriveva su un giornale locale, eppure aveva 5-6 in italiano. Oggi collabora con RTL 102.5 e con Il Gazzettino... Insomma, si tratta di 2 mondi diversi.
Morale: mai fidarsi dei capiredattore, molto meglio un libro di grammatica ;)
idea brillante.Citazione:
Originariamente postato da Iggy
dopodiché vi lascio a discutere del nulla, scambiandovi il nulla per arrivare a... indovinate un po'?
Ma che giornali leggi? Nelle testate che leggo io - e in quelle per cui scrivo - errori non ne passano, a meno che non si tratti di refusi. Mi porti qualche esempio?Citazione:
Originariamente postato da djdavide
piccola digressione: il giornalismo spesso non segue le regole della lingua italiana. Basti pensare a tutte le frasi senza verbo che farebbero accapponare la pelle ai linguisti, ma che nel mondo giornalistico sono così frequenti.
Comunque spesso capita che i testi non si faccia in tempo a rileggerli, e che vadano in stampa quando il tempo a disposizione è zero. Ci si fida perciò del lavoro del giornalista, ma ovviamente gli errori poi te li fanno notare. Il fatto che possano esserci errori sporadici (ma davvero tali, almeno nelle testate serie) non significa che i capiredattore non conoscano la grammatica.
E poi non ti fidare di ciò che viene detto ad esempio nelle radio, dove spesso ci si prende licenze grammaticali che non stanno né in cielo né in terra. La carta stampata è tutt'altra cosa.
Tanto quanto quella che hai avuto tu di rispondere in maniera così inutile?Citazione:
Originariamente postato da LiIa
idea brillante.
Comunque sì che lo è: con te mi è capitato uno dei pochi casi in cui - dopo uno scambio di diverse battute - non abbia tratto nulla di interessante. C'est la vie.
Citazione:
Originariamente postato da Iggy
La carta stampata è tutt'altra cosa.
Sì, forse non sono stato chiaro: mi riferivo a frasi del tipo
"Nessun altro superstite."
Sono frasi che non hanno un verbo, ma che giornalisticametne parlando sono corrette, pertinenti, e a mio avviso efficaci.
Purtroppo se scritte ad un esame possono creare dei grattacapi. Tutto qui. :)
Ehm, scusa, ma nemmeno "nessun altro proiettile" ha un verbo; si presume che però sia preceduto da un'inizio del tipo "Non è stato rinvenuto", così come "nessun altro superstite" può avere davanti "Non hanno trovato". Cioè, veramente non ho capito...Citazione:
Originariamente postato da djdavide
Sì, forse non sono stato chiaro: mi riferivo a frasi del tipo
"Nessun altro superstite."
Sono frasi che non hanno un verbo, ma che giornalisticametne parlando sono corrette, pertinenti, e a mio avviso efficaci.
Purtroppo se scritte ad un esame possono creare dei grattacapi. Tutto qui. :)
me ne rallegro: interpreto il tuo ormai ostentatissimo "disinteresse" come preavviso della tua imminente dipartita (tanto minacciata quanto fasulla, ahimé).Citazione:
Originariamente postato da Iggy
Tanto quanto quella che hai avuto tu di rispondere in maniera così inutile?
Comunque sì che lo è: con te mi è capitato uno dei pochi casi in cui - dopo uno scambio di diverse battute - non abbia tratto nulla di interessante. C'est la vie.
attendo fremente, nella speranza che tu esaurisca rapidamente le tue disneyane cartucce di "provocatore".
Citazione:
Originariamente postato da Iggy
Ehm, scusa, ma non ha verbo nemmeno "nussun altro proiettile" ha un verbo; si presume che però sia preceduto da un'inizio del tipo "Non è stato rinvenuto", così come "nessun altro superstite" può avere davanti "Non hanno trovato". Cioè, veramente non ho capito...
ciò che viene prima viene lasciato sottinteso. E' una frase ad effetto che però non è propriamente corretta.
esempio diverso tratto dal giornale Il Piccolo di oggi.
"E la situazione si aggrava."
Non è corretto, dovrebbe far parte di un periodo più complesso, invece la frase precedente si conclude con un punto, e quella successiva viene proposta a sé stante.
magari faccio prima ad aspettare domani, leggere il giornale e riportarti un altro esempio :P
Aspetta, se ti riferisci per caso a come titolano i giornali, allora c'è da fare una precisazione. Queste formule apparentemente errate le puoi ritrovare per esigenze di impaginazione, che spesso non permette l'uso di punti e costringe a strutture con periodi brevissimi e senza verbi (sottointesi). Un esempio:
Croce Rossa all'opera
Nessun altro superstite
Le frasi vengono accettate così anche senza verbo, poiché devono rispondere a regole d'impaginazione imprescindibili. Anche nella poesia ci sono licenze particolari (le licenze poetiche, appunto), e sicuramente in altri casi che ora non mi vengono in mente.
Questo però non rende giornalisti e poeti dei cani (sebbene ce ne siano comunque in giro), è semplicemente una licenza professionale, che non trova ovviamente riscontro poi nel corpo degli articoli, dove l'italiano deve essere perfetto, pena la disoccupazione.
LiIa, a quanto pare continui a suscitare sentimenti opposti tra gli opsiani :P o ti amano o ti odiano! :sbonk:
perfetto, ci siamo capiti, il fatto è che questa licenza professionale non riguarda soltanto i titoli, e appena mi capita qualche esempio sotto mano magari te lo propongo.Citazione:
Originariamente postato da Iggy
è semplicemente una licenza professionale, che non trova ovviamente riscontro poi nel corpo degli articoli, dove l'italiano deve essere perfetto, pena la disoccupazione.
sia ben chiaro, sono consapevole del fatto che si tratta di una scelta voluta e non di una svista, ma fa il paio con il discorso sul "fa" o "fà". ecco il perchè del mio esempio.
fà è scorretto, ma a livello giornalistico è diventato accettabile.
detto questo, adoro lo stile giornalistico! :30:
Ehi, Miss "Fa Senza Accento", le maiuscole si mettono dopo il punto... mica ti si chiede di disegnare lettere capitali ;)Citazione:
Originariamente postato da LiIa
me ne rallegro: interpreto il tuo ormai ostentatissimo "disinteresse" come preavviso della tua imminente dipartita (tanto minacciata quanto fasulla, ahimé).
attendo fremente, nella speranza che tu esaurisca rapidamente le tue disneyane cartucce di "provocatore".
Questo per sottolineare quanto ridicole siano le tue preziose lezioni ortografiche quando non sai cos'altro rispondere...
Hai sollevato un discorso interessante, ovvero l'evoluzione della lingua. Spesso avviene per la spinta del linguaggio popolare, altre volte per esigenze giornalistiche. Curioso è che io, generalmente, non amo lanciarmi in linguaggi "pionieristici", ma questo "fà" con l'accento mi piace, che devo fare :DCitazione:
Originariamente postato da djdavide
perfetto, ci siamo capiti, il fatto è che questa licenza professionale non riguarda soltanto i titoli, e appena mi capita qualche esempio sotto mano magari te lo propongo.
sia ben chiaro, sono consapevole del fatto che si tratta di una scelta voluta e non di una svista, ma fa il paio con il discorso sul "fa" o "fà". ecco il perchè del mio esempio.
fà è scorretto, ma a livello giornalistico è diventato accettabile.
detto questo, adoro lo stile giornalistico! :30:
Questo però non inficia sulle capacità ortografiche di un professionista, che deve necessariamente saper scrivere bene. Poi i voti scolastici non c'entrano: io avevo 7 in italiano, ma solo perché nei temi prendevo il massimo dei voti, mentre nella storia della letteratura strappavo il 6, perché non avevo voglia di studiare ciò che mi veniva imposto. Il 5-6 di tuo fratello non fa fede :D
mi trovi assolutamente d'accordo. infatti l'ho definita una scelta e non una svista.Citazione:
Originariamente postato da Iggy
Questo però non inficia sulle capacità ortografiche di un professionista, che deve necessariamente saper scrivere bene. Poi i voti scolastici non c'entrano: io avevo 7 in italiano, ma solo perché nei temi prendevo il massimo dei voti, mentre nella storia della letteratura strappavo il 6, perché non avevo voglia di studiare ciò che mi veniva imposto. Il 5-6 di tuo fratello non fa fede :D
il fatto è che anche per mio fratello si trattava di una scelta, ma evidentemente la sua prof non leggeva i giornali :P
A scuola insegnano cazzate, come le forme "a me mi" e "ma però" giudicate errate, ma che non sono mai state tali :DCitazione:
Originariamente postato da djdavide
mi trovi assolutamente d'accordo. infatti l'ho definita una scelta e non una svista.
il fatto è che anche per mio fratello si trattava di una scelta, ma evidentemente la sua prof non leggeva i giornali :P
@Francamente credo che sia un quesito troppo generico per immaginare Una risposta assoluta, e mal posto. Nel processo comunicativo, l’unico limite che potr?risultarti davvero adeguato, sar?stabilito da te@
Da quel che so io , anche una molestia sessuale si puo definire un processo comunicativo , a qualcuno piace a qualcun altro forse no.
Io mi preoccupo per quelli a cui non piace se si legittima .. tale
processo comunicativo.
Tu dunque mi stai dicendo che risulta legittimo usare la gente per le proprie provocazioni da chi ha a disposizione strumenti potenti .. perche o la gente si sa difendere attraverso risorse personali oppure va al diavolo.
Dunque mi hai risposto alla domanda che ti facevo precedentemente ... si puo legittimamente usare chiccesia
per le proprie mentalizzazioni ... dato che non esiste un criterio
normativo ...
ma dimmi , le societa hanno o non hanno criteri nornativi e come si sono formati?
Ti ripeto .. se mi verrebbe voglia di prenderti e di baciarti cosa ti difende .. le tue risorse personali il tuo filtro o una norma collettiva che nasce spontaneamnet perche tutti capiscono che il rispetto per le persone va a vantaggio di tutti?
L-esperimento ha stabilito la violazione di un limite se interssa a qualcuno sapere quale sia stato la reazione maggioritaria delle
persone ... non mi sembra sia stato apprezzato ... non ti sembra un criterio sufficiente per stabilire una norma o esistono elites che
possono andare al di sopra?
in tempi di incertezza di valori all individuo non rimane che lui stesso ... questo mi risulta vero ma anche triste ... l isolamento
risulta graditisimo a chi ha in mano i mezzi di comunicazione ...
ecco perche per difendersi ci vuole sia il filtro di cui tu parli sia
il piu duro vaffanculo possibilmente collettivo.
io dico che il tuo atteggiamento aiuta il livello di dispersione di
vulnerabilita e di incertezza che gia mi sembra alto ...
non per niente mezza popolazione consuma psicofarmaci ...
se per te si possono usare le persone per fare esperimenti , cosa
vuoi che ti dica ... ne prendo atto.sei una psiclologa mi sembra ....
non ti hanno inseganto che sia deontologicamente scorretto usare le persone come cavie ?
di questo si tratta LiIa .. non di una idea vaga di limite di chi invia o riceve messaggi ...
Se passano messaggi come questi allora aumenta l anomia e come insegnava Durckeim i suicidi aumentano ... questo significa
che una societa ha bisogno di punto di riferimento e non di intellettuali del cactus che invece pensanoa toglierli.
Questo sarebbe un aspetto di quella malattia di cui parlavo ...
poi se dobbiamo fidarci delle nostre risorse individuali e basta
allora cosa importano trust , conflitti di interessi , cartelli e via dicendo ... se difendi una elite intellettuale che usa la gente come mezzo stai difendendo tutto questo.
Djdavide, mi sono accorto che ho dimenticato di motivare il mio fà :D
Diciamo che, da quando le note musicali vengono descritte alfabeticamente con do, re, mi, fa, sol, la, si (non sempre è stato così), ci si è posti il problema di non confonderli con articoli, pronomi personali e verbi. Per far ciò si sono adottati gli accenti gravi (estremità superiore verso sinistra), e così troviamo dò (voce del verbo dare), sì (risposta affermativa), là (avverbio di luogo), fà (voce del verbo fare).
Stranamente poi, come spesso è accaduto nella storia della lingua italiana, alcune forme sono state più usate rispetto ad altre, e così ora è praticamente una regola apostrofare il dò del verbo dare, ma va a discrezione del singolo apostrofare il sì della risposta affermativa. La sorte del fà è stata quella di scomparire quasi; ciò non toglie che la grammatica non sia un calderone di regole formulate a caso, e che dunque la regola che ha originato le forme apostrofate sia valida almeno quanto lo era in origine, a prescindere dalla frequenza d'uso che se ne faccia.
Le regole di grammatica sono dunque precise, ciò non toglie che nella gran parte dei casi si riconducono ai grandi scrittori del passato le regole oggi considerate valide: quel che hanno scritto D'Annunzio, Dante, Manzoni, Leopardi e altri diventa così fonte prima per stabilire le forme grammaticalmente corrette (esempio lampante il "ma però" di Dante Alighieri, nel XXII canto dell'Inferno se non erro). In sostanza, forme considerate sbagliate od oramai desuete non è scontato che non siano valide: spesso dietro c'è una storia lunga secoli.
Di sicuro, dopo ogni punto va la lettera maiuscola :asd: A meno che non si tratti di puntini di sospensione, nel qual caso si dovrebbe considerare se la frase che segue sia parte della prima; cosa che avviene anche per i punti interrogativi ed esclamativi (per esempio è giustissima una forma del tipo "Davvero non ne hai? nemmeno uno?"; forme del genere sono state ampiamente utilizzate da Manzoni ne "I Promessi Sposi").
Ora che l'ho scritto, mi viene in mente un'altra cosa: l'articolo davanti ai nomi propri di persona. Forme come "il Giovanni", "la Giovanna" sono di uso comune, ma in realtà sarebbe corretta solo la forma al femminile. Questo perché - in una realtà storica ovviamente superata - l'articolo veniva messo davanti ai nomi femminili perché questi facevano riferimento in giovinezza al padre, poi al marito, diventandone quasi proprietà. Ecco che Giovanna diventava la Giovanna di Giovanni. Non esisteva ovviamente il contrario, acquisito col tempo a forza di utilizzare l'articolo femminile, soprattutto da parte dei settentrionali. Dunque ora dire "il Manzoni" sembra quasi una forma che risalta l'importanza dell'autore, mentre in verità nasce col significato opposto. E questo non è che un altro esempio di storia secolare della grammatica italiana.
Scusa dj se ti ho annoiato, ma queste cose mi piacciono un sacco e ne parlerei per ore. Sono anche letture utilissime oltreché divertenti.
P.S.: LiIa, se ti va prendi appunti. "Non spaventarti, non è pericoloso"... perché "non fa male nemmeno ripassare l'ortografia, ogni tanto...(ahimé, non ho saputo resistere)" :asd:
Mi sono imbattuto proprio ora in un articolo recentissimo (20 c.m.) che ti smentisce (mi sei subito venuto in mente :D): i continui studi degli psicologi hanno tutta l'aria di conservare l'approccio puerocentrico nato col Naturalismo.Citazione:
Originariamente postato da Accadueo
Iggy, ecco cosa sento dalla stampa. La televisione incolpa se stessa perchè manda in onda programmi che inducono i bambini e i ragazzini (considerati come imbecilli) a imitare ciò che vedono. E' un sospiro di sollievo incolpare l'Emulazione ed ecco che associazioni di genitori passano giornate intere a guardare la tv per beccare quell'immagine che possa essere rischiosa per il proprio figlio (bacato) mentre questo gli 'urla' all'orecchio che vuole parlare, vuole essere ascoltato, vuole essere accompagnato alle giostre. Che l'atto estremo come il suicidio possa anche essere considerato l'urlo più forte per ricevere un pò di attenzione di chi gli sta accanto? Non sia mai!
http://www.tgcom.it/tgmagazine/artic...lo201751.shtml
Ah sì??? E quando esattamente??????Citazione:
Originariamente postato da louis
Tu dunque mi stai dicendo che risulta legittimo usare la gente per le proprie provocazioni da chi ha a disposizione strumenti potenti .. .
Io ti ho scritto e ti ripeto (anche se probabilmente non serve a molto, vista l’ostinazione della tua distorsione) che mi sono posta il problema in altri termini, perché a me sembra più interessante e proficuo considerare un altro aspetto della faccenda. E’ chiaro?
Alla domanda che tu poni, nei termini in cui la poni (fino a che punto può spingersi l’artista e via dicendo) ancora una volta e molto candidamente: io non so trovare risposta.
Ripeto? Io non so trovare risposta.
Non la sto eludendo e non sto suggerendo risposte indirette: non so rispondere e non mi pare strano, ahimé non ho l’inclinazione a fabbricare risposte universali, assolute o addirittura normative.
Francamente io non condivido il vago criterio della “reazione maggioritaria” per vietare a cattelan di esporre degli oggetti interessanti se non nel garage di casa sua. Ripeto? Non lo condivido.
Anzitutto perché questa fantomatica “reazione maggioritaria” è fondata su una euristica tutta da verificare: è scontato che il primo effetto dell’oggetto sarebbe stato il risalto che ne ha dato la stampa (non credo di scoperchiarti un vaso di pandora rivelandoti l’interesse sensazionalistico di gran parte della stampa). Quanto all’iniziativa del tal del tali che ipso facto si è occupato direttamente di sbarazzarsene, come ho ripetuto insistentemente, pur comprendendola sul piano puramente “umano”, non mi rappresenta, né credo possieda un valore normativo. immagino che vorresti leggere nei miei interventi “conclusioni processuali” o un “giudizio assoluto”. continuerò a deluderti, poiché non accadrà niente del genere. ripeto? Non accadrà nulla del genere.
Ancora. Credevo di esser stata chiara rispetto all’esempio dell’aggressore: molto probabilmente non ho difese rispetto a chi mi aggredisce fisicamente, e utilizza in genere la violenza fisica (come lo sradicatore di cartelli o istallazioni) mentre posso cercare di difendermi da una aggressione di tipo emotivo e come adulta posso cercare di proteggere un bambino aiutandolo a contenerla ed elaborarla, per mezzo di strumenti che non prevedono un’aggressione a loro volta. È chiaro? Con questo non sostengo che il baciatore da strapazzo sia “legittimato”, non intendo legittimare né vietare un fico secco. Ripeto? Non legittimo né vieto, perché secondo me la faccenda non va esaminata in questi termini.
Infine. Cosa ti fa pensare che lo spirito critico e l’autonomia intellettuale non siano “solidi” riferimenti ? io credo che siano “riferimenti” assai più solidi ed efficaci delle regole deterrenti istituite da quello che tu definisci “potere”. E credo che sebbene il percorso a cui mi riferisco sia innegabilmente più faticoso (richiama alla responsabilità individuale e non si avvale di semplici comandamenti ufficiali) e come mi stai dimostrando più osteggiato da chi non vuole saperne di indipendenza, sia di gran lunga più potente.
Citazione:
Originariamente postato da Accadueo
Iggy, ecco cosa sento dalla stampa. La televisione incolpa se stessa perchè manda in onda programmi che inducono i bambini e i ragazzini (considerati come imbecilli) a imitare ciò che vedono. E' un sospiro di sollievo incolpare l'Emulazione ed ecco che associazioni di genitori passano giornate intere a guardare la tv per beccare quell'immagine che possa essere rischiosa per il proprio figlio (bacato) mentre questo gli 'urla' all'orecchio che vuole parlare, vuole essere ascoltato, vuole essere accompagnato alle giostre. Che l'atto estremo come il suicidio possa anche essere considerato l'urlo più forte per ricevere un pò di attenzione di chi gli sta accanto? Non sia mai!
non capisco in cosa, questo singolo articolo, dovrebbe smentire del mio discorso.. questa non è una ricerca che smentisce il fatto che la stampa consideri l'emulazione come principale causa di comportamenti autodistruttivi nel bambino. Poi, della ricerca descritta, come mai non hanno domandato ai bambini se preferiscono i super impegni o la 'banale' compagnia dei genitori? E poi, la ricerca non dice cosa fanno questi genitori di figli super impegnati (che a quanto pare Pensano che un figlio annoiato sia infelice), super lavorano anche loro?Citazione:
Originariamente postato da Iggy
Mi sono imbattuto proprio ora in un articolo recentissimo (20 c.m.) che ti smentisce (mi sei subito venuto in mente :D): i continui studi degli psicologi hanno tutta l'aria di conservare l'approccio puerocentrico nato col Naturalismo.
http://www.tgcom.it/tgmagazine/artic...lo201751.shtml
io ho trovato questi articoli:
qui
qui
questo che segue riguarda i famosi genitori che, secondo me, passano intere giornate a preoccuparsi dei figli senza 'occuparsi' di loro qui
..c'è il web pieno..
No, mi riferivo al fatto che non esiste alcuna superficialità nel considerare i problemi dei più giovani, nemmeno nell'approccio a questo tipo di ricerche, dove i bambini vengono interrogati direttamente su diverse tematiche e non, come dicevi tu, lasciati in un angolo mentre "gli adulti" discutono dei loro problemi.Citazione:
Originariamente postato da Accadueo
non capisco in cosa, questo singolo articolo, dovrebbe smentire del mio discorso.. questa non è una ricerca che smentisce il fatto che la stampa consideri l'emulazione come principale causa di comportamenti autodistruttivi nel bambino.
Tu avevi parlato di disinformazione, e del fatto che la stampa non parlasse di loro. E a quel che puoi vedere anche tu non è affatto così.
Aggiungo: nei link che mi hai segnalato la tematica è sempre la stessa, ovvero il rapporto tra bambini e televisore. In questo caso specifico però, essendo necessaria una valutazione circa i contenuti mandati in televisione, devono necessariamente essere "gli adulti" di cui sopra a tutelare i figli, dunque è normale che questi non vengano interrogati sull'opportunità o meno che possano guardare film pornografici piuttosto che programmi di attualità del palinsesto notturno. Tu lo faresti? A prescindere dalla tua risposta, da sempre la pedagogia è un indottrinamento, e per questo si è sempre cercato di indirizzare il bambino verso quelli che - a seconda dell'epoca corrente - sono considerati gli stimoli più sani.
Citazione:
Originariamente postato da Iggy
Djdavide, mi sono accorto che ho dimenticato di motivare il mio fà :D
non l'ho trovato per nulla noioso. anzi. :)
scavando nei miei ricordi scolastici mi viene in mente che teoricamente gli accenti si dovrebbero usare là dove ci sono altre parole-verbi-preposizioni con significato diverso e tassativamente prive di accento.
per cui "là" (avverbio) va con l'accento per distinguerlo dalla nota "la".
"dò" ha l'accento per lo stesso motivo, "sé" per non confonderlo dal "se" ipotetico... e così via.
a questo punto però mi chiedo... perché il "nostro" ormai famoso "fa", inteso come terza persona singolare, non ha l'accento per distinguerlo dalla nota fa? e l'avverbio mi? :sbonk:
io non ho mai detto che la stampa non parla di loro nè tanto meno ho usato il termine disinformazione e neanche che la stampa è superficiale nel considerare i problemi dei più giovani.Citazione:
Originariamente postato da Iggy
No, mi riferivo al fatto che non esiste alcuna superficialità nel considerare i problemi dei più giovani, nemmeno nell'approccio a questo tipo di ricerche, dove i bambini vengono interrogati direttamente su diverse tematiche e non, come dicevi tu, lasciati in un angolo mentre "gli adulti" discutono dei loro problemi.
Tu avevi parlato di disinformazione, e del fatto che la stampa non parlasse di loro. E a quel che puoi vedere anche tu non è affatto così.
Prima cosa, i bambini sono interrogati su diverse tematiche non da personaggi della stampa ma da psicologi, secondo, non si capisce bene dove vuole andare a 'parare' quell'articolo.. ci sono risultati statistici e poi? che significano? dopo che so che: "con che frequenza vengono lasciati soli i nostri bambini? Il 29% mai, il 60% qualche volta e l'11% sempre o spesso. Complessivamente, quindi, i bambini non trascorrono molto tempo senza avere compagnia. Il momento di maggiore solitudine si verifica quando i bimbi guardano la tv: il 35% la guarda "sempre o spesso" da solo, il 49% "qualche volta", e appena il 16% dichiara di non vederla mai da solo. " cosa me ne faccio di queste informazioni? 7 bambini su 10 sono troppo impegnati: "Il loro tempo libero, ossia le ore che non trascorrono a scuola o a fare i compiti, è diviso tra palestre, scuole di lingue, corsi di musica e di teatro", il chè associano il super impegno alla compagnia, solo che poi dicono che l'11% dei piccoli intervistati raccontanto di essere sempre o spesso soli quanto dovrebbe essere il 30% (7 su dieci)..un bel casino insomma.
Eh, si dovrebbe davvero scavare nei meandri della storia per scoprirlo...
Se ti interessa, puoi procurarti qualche libro di Aldo Gabrielli, probabilmente uno dei più illustri linguisti italiani contemporanei, autore di un dizionario dei sinonimi tra i più prestigiosi, ma soprattutto di libri che trattano l'ortografia in maniera scorrevole e interessantissima, secondo me.
Mi sono sbagliato, ricordavo male.Citazione:
Originariamente postato da Accadueo
io non ho mai detto che la stampa non parla di loro nè tanto meno ho usato il termine disinformazione e neanche che la stampa è superficiale nel considerare i problemi dei più giovani.
Ah non chiederlo a me, gli psicologi siete voi... saprete pur a cosa serve il vostro lavoro.Citazione:
Originariamente postato da Accadueo
Prima cosa, i bambini sono interrogati su diverse tematiche non da personaggi della stampa ma da psicologi, secondo, non si capisce bene dove vuole andare a 'parare' quell'articolo.. ci sono risultati statistici e poi? che significano?
/EDIT: Comunque, resta il fatto che - come ho evidenziato prima - l'articolo evidenzia che "non esiste alcuna superficialità nel considerare i problemi dei più giovani, nemmeno nell'approccio a questo tipo di ricerche, dove i bambini vengono interrogati direttamente su diverse tematiche e non, come dicevi tu, lasciati in un angolo mentre "gli adulti" discutono dei loro problemi."
Dj, ti riporto un incipit tratto da un libro (che ho ora sulle gambe) del linguista Gabrielli, che riprende il discorso sul linguaggio che ho inutilmente affrontato qualche pagina addietro (non so se lo hai letto).
Comunque, Gabrielli scrive: "Diceva la nostra vecchia retorica che per ben comunicare a parole con i nostri simili occorre rispettare tre imperativi:
1. chiarezza di idee,
2. concisione,
3. chiarezza di linguaggio.
E' infatti più che ovvio che per trasmettere ad altri un'idea bisogna anzitutto averla ben chiara in testa, in ogni suo particolare. Ma è davvero così?
C'è poi la concisione; e qui ricordiamo quel che disse il Carducci in una delle sue prime lezioni all'Università di Bologna: <<Colui che potendo dire una cosa in dieci parole la dice in venti io lo ritengo capace di male azioni>>. Senza arrivare a tali estremi, è pur certo che chi esagera sproloquiando non fa che annacquare e distorcere le proprie idee.
C'è infine la chiarezza di linguaggio; e questo significa che le parole da usare per esprimere un concetto devono essere il più possibile quelle che l'ascoltatore è abituato a intendere senza incertezza di significato, per evitare che le capisca a mezzo, o che le capisca a rovescio, o che addirittura non le capisca affatto.
Molti credono infatti che un discorso perché sia bello e venga meglio apprezzato debba sfoggiar parole ricercate e rare, mentre la verità è che lo fanno soltanto goffo e spocchioso. E qui calza bene quel che diceva un saggio francese, La Bruyère, a proposito di questi ampollosi parlanti: <<Volete dire che piove? Dite: Piove>>."
Il giornalismo fa uso di quelle tre regole d'oro; molti blogger invece nemmeno sembrano conoscerle, e non a caso rappresentano forse il peggio che si possa trovare in rete. O nei forum :asd:
VANGELO :asd:Citazione:
Originariamente postato da Iggy
<<Colui che potendo dire una cosa in dieci parole la dice in venti io lo ritengo capace di male azioni>>.
<<Volete dire che piove? Dite: Piove>>."
concedimi una battuta: il giornalismo cerca di far uso di queste tre regole d'oro ;)
Eh... gli spocchiosi purtroppo non esistono solo nei forum e tra i blogger... :asd:Citazione:
Originariamente postato da djdavide
VANGELO :asd:
concedimi una battuta: il giornalismo cerca di far uso di queste tre regole d'oro ;)
Iggy, mi rendo conto di aver sbagliato a dire "dieci pagine", quando sono una prima analisi si potrebbe tranquillamente fermare a pagina tre (che poi ho da studiare :P.
Iniziamo dalla prima occorrenza di "inconfutabilmente a ragione"
Non si sentiva l'esigenza di tre bambole impiccate per ricordarci che esiste chi passa sopra la sensibilità comune. Il che non vuol dire che io sia rimasto colpito dall'opera, bensì che l'ho trovata - inconfutabilmente a ragione - inopportuna.
Ora, io suppongo che, senza entrare nel merito della veridicità in questione, (un eventuale tuo argomento formulato come "è davvero così, per questo ho detto che sia così" 1) confermerebbe il fatto che tu sia sicuro di avere la verità (o delle verità) assoluta; e 2) liquiderebbe la discussione fatta fino ad ora, e tutte le discussioni su questo argomento in generale, chè l'opportunità sull'opera d'arte è il punto dibattuto)
la tua espressione "che l'ho trovata -incofutabilmente a ragione-, a me pare possa essere riscritta come
"Penso che l'opera sia inopportuna, e penso di avere ragione, una ragione inconfutabile, su questo punto" (mi si perdoni la prolissità).
Se così non fosse, avresti un concetto che io trovo piuttosto strano di "(pensare) inconfutabilmente a ragione", e ti invito a riformulare la frase in modo che persino a me sia palese il tuo pensiero.
Il punto focale si trova nel fatto che, nel contesto di un'opera come quella di Cattelan, non ci sono scudi, non esiste riparo. L'oggetto è un deliberato e vibrante colpo alla sensibilità di persone che generalmente non sono pronte o aperte a recepire un messaggio di simile portata. Può avvenire per ignoranza artistica, o più verosimilmente per l'evidente senso di fastidio che l'opera scatena. Essendo questa reazione dichiaratamente ricercata, allora si può affermare inconfutabilmente a ragione
Questa, come vedi, è la seconda occorrenza di "inconfutabilmente a ragione"; e il significato mi pare del tutto simile alla prima.
"Affermare inconfutabilmente a ragione", infatti, lascia intendere che non vi sia alcuna possibilità di argomentare contro la tua affermazione, che non è piu' dunque un ragionamento, contro i quali si può sempre argomentare, ma un fatto del mondo del tutto simile a quelli oggettivamente spiegabili.
Peraltro in questo tuo frammento si dice che vi sia qualcosa di dichiaratamente ricercato.
Ecco, qui potrei sbagliarmi, chè quel dichiaratamente potrebbe essere un sinonimo di "evidentemente" o "palesemente", e non supponga nulla di "dichiarato"
Ma nel caso mi fossi sbagliato sull'interpretazione di quell'occorrenza d i "dichiarato", ho pochi dubbi (e comunque potrei sbagliare, eh), sul fatto che quando scrivi
Puoi negare che chi ha assistito non volutamente alla scenetta (ovvero la pressoché totalità degli spettatori) fosse una cavia? No, non puoi farlo, perché è stato apertamente dichiarato., la parola "dichiarato" abbia un senso del tutto simile a quello che prima intendevo.
Ora, se tu hai sostenuto, almeno una volta, che l'autore abbia detto qualcosa a proposito della sua opera o fornito una chiave interpretativa, ti sei contraddetto (almeno secondo me) in quanto in un tuo altro post recita:
I sostenitori dell'illustre sconosciuto hanno forse un'idea del motivo per il quale tre bambolotti impiccati si trovassero alla gogna? Non mi sembra di aver letto niente a riguardo, quindi i fiumi di pompose parole non sono che aria.
Non è comunque interessante stabilire dove sia la demarcazione che divide chi applaude da chi inveisce, bensì lo è notare come i sostenitori del "nuovo Picasso" non abbiano trovato alcuna chiave di lettura per l'opera, non fornita nemmeno dall'autore stesso, tra l'altro.
I post, giusto perchè vuoi anche i numeri di pagina, sono a pagina 1 e a pagina 3.
"Alla domanda che tu poni, nei termini in cui la poni (fino a che punto pu?spingersi l’artista e via dicendo) ancora una volta e molto candidamente: io non so trovare risposta.
Ripeto? Io non so trovare risposta. "
Ripeto , questa tua assenza di risposta .. dato che io ho parlato proprio di assenza ... e al mondo di oggi dato che spesso vige
furbescamente il chi tace accosente ... di fatto ¨¨ una
legittimazione ... questo io ti sto dicenso da una vita .. tu ti conformi alla cultura di Cattelen e hai fatto una scelta ...
prenditi semplicemente la responsabilit¨¤ di questa scelta ... non
c'¨¨ possibilita di essere super partes con la propria autonomia
intelletuale ... c'¨¨ solo da stabilire quanto etica sia una provocazione ...
te non sai trovare una risposta ... per me non ¨¨ etico
perch¨¨ utilizza le persone come mezzo dunque ¨¨ da rigettare ...
tu stessa in questa discussione hai ammesso che l'uso della gente c'¨¨ stato ( quando Iggy suggeriva che l'opera stessa prevedeva la reazione delle persone e tu in risposta a me hai detto ammettiamolo pure) ... dunque da dove nasce il tuo problema .. evidentemente per te ¨¨ possibile in certi casi usare la gente per i propri scopi ... non vedo altra soluzione.
Non so se esiste quella che tu definisci una etica individuale ... su questo ho dei dubbi anche io ... ma non esiste secondo me etica
che non definisce il rapporto con l'altro ... cio¨¨ che definisca l'agire bene.
ed ¨¨ secondo la definizione di questo rapporto che una persona agisce eticamente o meno ...
Cattelen e i suoi patrocinatori hanno secondo te ha agito eticamente ... sulla base di quale principio? Abbiamo capito ... non lo sai ... e tu che dunque non sai rispondere a questa domanda
pretendi di dire ad una altra persona che si deve fare le ossa
per elaborare meglio la realt¨¤ ...
cioe se non sei in grado di prendere una posizione , come puoi
giudicare l'agito di un altro rispetto allo stesso problema ?
Non puoi mica proiettare la tua 'sospensione di giudizio' e il tuo bisogno di elaborare una risposta in chi a modo suo il problema l'ha gia risolto e dunque ha preso una posizione... non so se adesso hai compreso.
Semplicemente pretendi che gli altri agiscano come te ... alla faccia
della libert¨¤ di pensiero e di elaborazione.
Ragionaci bene perch¨¨ ¨¨ molto sottile e potresti interpretarmi male .. meno male che Iggy riesce a comprendermi.
Allora, rispondo anche a te.Citazione:
Originariamente postato da louis
sine verbis ...
bhè se me lo spieghi il tuo stupore forse ne possiamo anche parlare.
che ne dici ?
Partiamo dal presupposto, piuttosto condiviso in filosofia, secondo il quale si può avere responsabilità (e responsabilità morale) solo quando c'è realmente possibilità di scelta (a questo proposito si veda che le posizioni filosofiche sono molto varie: chi, come Flew, pensa sia possibile imporre credenze nelle altrui menti; chi, come MacIntyre, si pronuncia contro una simile possibilità e chi, come Hampshire, si pone da qualche parte al centro tra i due estremi).
Dunque, accettare la posizione del potere, della critica, o del popolo, senza ragionarla adeguatamente, dovrebbe sollevare il singolo dalla responsabilità morale riguardo queste questioni.
Ma una persona sollevata dall'onere di formulare giudizi morali su alcune questioni, sarà piu' propensa a non formulare giudizi morali su nessuna questione (tranne, forse, quando l'argomento non richiede una simile analisi :P), ed è questa, a mio avviso, la vera prospettiva agghiacciante.
Senza considerare il fatto che sia il popolo, che il potere, che la comunità critica, sono composte da persone, e tra una generazione saranno composte dalle stesse persone che ora sono in posizioni del tutto simili alla nostra, e se un giorno sarà composto da persone abituate a non formulare giudizi morali, chi li formulerà, dato che non saremo nè noi nè il potere nè nessun'altro? Ci limiteremo alla prona accettazione dei criteri stabiliti, nel passato, da generazioni che ancora speculavano su questi ed altri argomenti?