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Originalmente inviato da
quattrostracci
Non sono affatto daccordo. Tradurre il termine counseling con l'italiano consulenza è scorretto sotto il profilo etimologico e culturale. Le abilità e le competenze proprie al counseling, invece, possono essere benissimo applicabili alla consulenza psicologica. Ma questa è un'altra storia, e implica che lo psicologo si formi al counseling.
Credo che qui i nostri punti di vista richiederebbero un notevole sforzo per diventare conciliabili.
Non parlavo di traduzioni, ma del fatto che il counseling psicologico è in realtà consulenza psicologica sotto un altro nome.
Sotto questo aspetto, lo psicologo che voglia formarsi in counseling psicologico non fa altro che formarsi in consulenza psicologica. E gli strumenti per farlo non gli mancano.
Inoltre, per legge gli è riservato tutto ciò. Dal mio punto di vista, solo gli psicologi possono fare counseling psicologico in quanto sono formati per farlo e per comprenderne tutti gli aspetti, espliciti ed impliciti.
Citazione:
Perché, secondo te, non dovrebbero avere alcuna responsabilità? Un qualunque reato compiuto all'interno dell'esercizio della propria professione è totalmente svincolato dall'appartenere o meno ad un ordine professionale. L'Ordine, al massimo, può sanzionarti sotto il profilo deontologico, ma sono i Tribunali che ti sanzionano sia per profili civili che penali. E questo vale per tutti: counselor, lattaio, psicologo, architetto. A margine ti faccio notare che l'Ordine degli psicologi non obbliga i propri iscritti a stipulare un'assicurazione per responsabilità professionale. Le associazioni di categoria di counseling, sì. In caso di danno da risarcire, è più tutelato il cliente dello psicologo o del counselor?
Fammi capire, per un cliente dovrebbe essere quindi più "sicuro" rivolgersi ad un counselor perché è assicurato?
Citazione:
Quindi, fammi capire. Se un Tribunale condanna un counselor, fa bene e tu hai ragione. Se un Tribunale non lo condanna, tu hai ragione uguale??? Insomma, se ne potrebbe anche fare a meno della giustizia... tanto ci sono i mafiosi in giro...
E' poco rilevante il fatto che io abbia ragione. La questione è che basare la legittimità del counselor sul fatto che non sia stato ancora condannato è come dire che un certo modello di automobile è sicura solo perché finora non ha mai provocato incidenti.
Il giorno che c'è un incidente (è statisticamente è certo che accada, con tutte le macchine che ci sono in giro) che si fa? Si ritirano tutte le vetture? Improvvisamente diventano tutte poco sicure?
Nello stesso modo, come si può fondare la legalità del counselor solo basandoci sul fatto che non ci siano state condanne? Certo, si può sempre farlo ma mi sembra una base normativa veramente precaria per una pratica che spera di farsi professione.
E per quanto riguarda il discorso delle condanne, beh... la sentenza di giugno scorso a Milano la conosci certamente bene, non capisco bene come si possa esserne contenti e dire che si tratta addirittura di una legittimazione verso il counseling fatto da non psicologi. A mio avviso, è una lettura della realtà parecchio soggettiva, per quanto legittima ci mancherebbe.
Mi chiedo davvero, ma è davvero così difficile prendersi l'abilitazione da psicologo? E' un lavoro duro, ok, ma è alla portata di molti.
E volendo fare una battuta, direi che c'hanno pensato in molti visto che siamo oltre 70000 in Italia, se non erro.
Citazione:
I tentativi di accreditamento a livello Statale del counseling iniziano nel luglio del 1999 quando il CNEL inserisce il counseling ufficialmente tra le professioni non regolamentate.
Quindi prima del 1999 nessuna associazione, nessuna lobby, scuola o quant'altro aveva fatto qualcosa per proporre la regolamentazione?
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Assolutamente no! Forse non ti è chiaro il funzionamento del modello accreditatorio: le scuole di formazione interessate ad erogare corsi di counseling accreditati, devono costruire percorsi formativi sulla base dei criteri che l'ente che accredita richiede. Non è la scuola che decide il percorso. E' l'associazione di categoria. Peraltro su questo, il modello accreditatorio è chiarissimo: all'associazione di categoria l'onere della valutazione professionale, alla scuola di formazione l'onere della valutazione culturale. Scuole e associazioni viaggiano su due binari paralleli che non devono incontrarsi. Proprio per evitare conflitti di interessi. Allo stesso modo le associazioni di categoria non erogano formazione.
Bene, quindi si suppone che scuole e associazioni siano ben distinte, non promiscue. Che i docenti e il personale scientifico della scuola non abbiano ruoli nell'associazione e viceversa. Tutto questo accade? Accadrà? E chi lo verifica?
Citazione:
Il modello accreditatorio prevede che siano le associazioni di categoria a definire gli standard.
Prima forse è meglio che le associazioni di categoria dimostrino competenza.
Citazione:
Non è proprio così. Poiché il modello di riferimento teorico è lo stesso (sistemico, cognitivo, etc.) una scuola accreditata dal MIUR dovrebbe dare garanzie maggiori proprio sul modello, in quanto significa che è scientificamente validato.
Come? Non è proprio così?
E vabbé, quindi ricapitolando, le scuole di counseling si basano su modelli d'intervento di pertinenza della psicologia, scientificamente validati, e in base a questo propongono il counseling come una professione autonoma, scientificamente fondata?
Fondata si, ma sulla fatica di altri, sulla scienza di altri, non sulla propria!
Senza gli psicologi, il counseling non sarebbe mai esistito. Sarebbe esistita la pratica della relazione d'aiuto in centomila forme più o meno codificate, ma non il counseling. Non sarebbe stato sistematizzato.
E ti dico di più, anche a causa di alcuni psicologi il counseling viene trasmesso a chi non ha le competenze per esercitarlo. E secondo me questo non è un bene.
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No, non lo è. Salvo per il fatto che l'Italia è nella comunità europea e dunque dovrà, insieme agli altri paesi membri, trovare delle piattaforme comuni per la formazione. Allo stato attuale, i criteri validati a livello europeo, danno quanto meno la garanzia di non essere autoreferenziali.
Beh, allora armiamoci di pazienza, sono anni che ne sentiamo parlare. Li valuteremo quando ci saranno, ma per ora sono anni che si formano counselor promettendogli che "prima o poi"...
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Verissimo, il CNEL è un organo consultivo del Governo che, rispetto alla questione "nuove professioni" funge semplicemente da osservatorio che fotografa ciò che accade in Italia.
D'altro canto, qui sta anche la correttezza delle scuole e delle associazioni più "serie", far bene presente che al momento attuale (e non si sa ancora per quanto) non c'è nessun riconoscimento valido.
Citazione:
Ripeto: questo legame non deve esserci. Laddove ci fosse è bene stare alla larga da quelle associazioni e da quelle scuole, perché non hanno evidentemente chiaro il concetto di "autoreferenzialità".
Ma non essendoci nessuna regolamentazione, o meglio, essendoci solo autoregolamentazione, il cliente che entri in contatto con le scuole e/o con le associazioni non è minimamente tutelato, giusto? Può avere solo più o meno fortuna. Se un operatore di una scuola fa anche parte della parte direttiva di un'associazione (non un membro, intendo) questo andrebbe contro quanto stavi sostenendo. Ma in questo caso, quell'operatore sarebbe a posto dal punto di vista legale, non rischierebbe niente. Al limite l'associazione potrebbe rifiutare di averlo tra i suoi, se questo va contro le regole che si è data, ma non sarebbe legalmente obbligata a farlo, esatto?
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Molte scuole di counseling aprono solo a laureati (non in psicologia e basta, ovviamente). Molte scuole di counseling, pur non aprendo solo a laureati, di fatto si ritrovano ben pochi non laureati all'interno (diciamocelo pure, oggi prendersi una laurea non è poi questa grande difficoltà...).
Sono certo che volevi sottolineare il fatto che al giorno d'oggi laurearsi è una cosa fattibile, e non che la laurea valga poco, esatto?
E' lo stesso motivo per cui mi chiedo: ma perché uno che vuole, nella pratica, "concorrere" con la professione di psicologo non fa prima e s'iscrive a psicologia? Via su, visto che "prendersi una laurea non è poi questa grande difficoltà"...
Ah tra l'altro saranno anche poche, ma ci sono anche scuole che formano al counseling psicologico solo gli psicologi.
Una arcinota ha il banner proprio su queste pagine.
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Altre scuole aprono solo a chi ha un certo tipo di professionalità alle spalle (assistenti sociali, medici, infermieri, educatori, psicologi, etc.), dunque non rispetto al titolo di studio, ma alla situazione professionale. Altre scuole ancora, invece, aprono indistintamente a tutti.
E secondo te è un bene che aprano indistintamente a tutti?
Secondo me è una carneficina.
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Io francamente credo molto nel mercato che seleziona.
Io preferisco delle regole del gioco chiare e valide per tutti, piuttosto che affidarmi alla selezione del mercato.
Non che non conti il mercato, ma non è una garanzia di eticità.
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Infatti, permettimi questa cattiveria, il fatto che molti psicologi non riescano a lavorare, la dice lunga sulle loro capacità di costruirsi un profilo professionale.
Oh, non preoccuparti, concediti pure una cattiveria quando vuoi.
Io penso che gli psicologi incontrino molte difficoltà a costruirsi un profilo professionale e ci riescano, il che la dice lunga su quanto siano capaci di farlo nonostante tutto. E questo non solo negli ambiti sanitari, anche se per te la psicologia è "diventata" una professione sanitaria.
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E lo stesso, naturalmente, vale per i counselor, per gli imbianchini, gli avvocati, etc.
Immagino che questo la dica lunga anche sulle loro capacità.
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Stai sparando nel mucchio, così facendo. Non è vero per tutte le scuole.
Vero, sto sparando nel mucchio, e in mancanza di regole condivise e valide per tutti si può sparare nel mucchio senza problemi, perché al momento non c'è nessuno standard di riferimento per decidere se la formazione è stata adeguata.
A meno che non guardiamo scuola per scuola, ma allora ritorniamo nel terreno dell'autoreferenzialità...
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Mah... nel ranking internazionale l'unica università italiana presente è l'Alma Mater di Bologna che è... al 200mo posto! La Sapienza, essendo al 205mo, è fuori classifica... Via, su, questa "qualità" degli esami universitari la vedi solo te...
Caro mio, per tua e mia fortuna non è così. La qualità c'è. L'esperienza universitaria italiana potrà non essere la migliore sulla terra, ma quello che sei diventato alla fine di un percorso del genere non è paragonabile a quello che diventi con uno o due weekend al mese per tre anni (quando va proprio bene...), è molto diverso, in meglio. E' un percorso che ti porta gioco forza a crescere e a cambiare, a immaginarti come psicologo e a lottare per esserlo, è bello perché ti fa innamorare di quello che diventi, anche se non è facile poi metterlo in pratica (certo più difficile che fare il counselor).
Ma fa parte del gioco, se lo giochi secondo le regole.