Riferimento: E quelli che non credono?
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Originalmente inviato da
willy61
Vedo che le discussioni più accese (e più seguite) in questa stanza, riguardano le posizioni della Chiesa Cattolica. Aborto, sacerdozio degli omosessuali, consigli per i matrimoni con persone di diversa religione e, precedentemente, esorcismi vari.
Voglio provare a lanciare una provocazione a tutti coloro che intervengono in questi 3d: ma perché dobbiamo preoccuparci tanto di quel che la Chiesa fa al suo interno? Vogliono impedire che un omosessuale diventi prete? Affari loro! Al massimo posso dire: non sapete che vi perdete quanto a cultura, ironia, saggezza e rispetto degli altri. Ma riguarda LORO. Riguarda la gerarchia, la chiesa, i cattolici. Insomma quelli che dichiarano di credere in quel dio lì.
Ora, io non capisco bene che bisogno ci sia, da parte di chi in quel dio non crede, di contestare ogni scelta della chiesa cattolica. Io, l'ho dichiarato esplicitamente più volte, sono ateo. Non riconosco l'esistenza di dei. Non mi interessa quel che uan chiesa fa al suo interno. Posso arrabbiarmi (e lo faccio) quando un'organizzazione religiosa, che per giunta è anche un'organizzazione politico-statuale, pretende di dire a me, cittadino italiano, come devo comportarmi o che leggi devo approvare o rifiutare.
Penso che i continui interventi su questi argomenti facciano solo da cassa di risonanza alle opinioni di un piccolo gruppo di persone che, non fosse per il fatto che tutti parlano di loro, sarebbe una goccia nel mare.
Proviamo ad aprire una discussione tra chi in quel dio non crede, tra chi considera quella chiesa, come ogni altra chiesa, un'organizzazione costruita da uomini (e a volte da donne) per fini molto terreni, per capire tra di noi come vivere (e bene) senza dei e senza chiese? Io penso sia possibile. Voi?
Buona vita
Guglielmo
Non credo che si possa affermare che quel che fa un organismo (la Chiesa) separato da un altro organismo (noi) nei confronti di certi terzi (omosessuali) debba riguardare solo ed esclusivamente questo organismo (Chiesa nella sua forma temporale). Io posso dire di essere inevitabilmente intollerante verso certi atteggiamenti e comportamenti di quel tipo di stato ed organizzazione.
Se delle persone, che credono in un certo dio, compiono certe azioni che ritengo scorrette io soggettivamente non posso davvero far finta di nulla. Supponi che un certo tipo di religione impedisca ad un certo tipo di persone di inserirsi in un certo ambiente sociale e lavorativo (fare il prete per me rappresenta anche fare un lavoro, un sistema per esistere e sopravvivere), bene... Io non posso rispettare davvero questi atteggiamenti, mi sentirei inevitabilmente opposto a questi ed entrerei in conflitto con essi (ed a seconda della gravità di quel che compiono contro la mia idea di rispetto dell'umanità potrei arrivare anche ad uno scontro violento contro di essi).
I membri della Chiesa non possono fare quel che gli pare per me (i loro affari non sono soltanto i loro), i suoi membri possono credere in quel che pare a loro, questo sì, ma se le credenze si trasformano poi in azioni sociali effettive e concrete che emarginano e discriminano certi tipi di persone facendole soffrire troppo, sia pure all'interno di un certo tipo di gerarchia che spartisce comunque certe fette di potere e di risorse economiche non so se io sarei disposto a rispettare questo tipo di organizzazione.
Credo che se io disponessi di un certo potere politico extra statale la metterei fuori legge e la smantellerei. Se sono onesto fino in fondo con quel che provo io, mi scopro intollerante (non sono contrario all'intolleranza ma proprio a certi tipi di persone e comportamenti), in pace spesso con gli altri non si può stare perché non c'è una separazione netta tra i nostri affari e gli affari di questi ultimi, spesso diversi interessi si accavallano inevitabilmente e non possono convivere tutti. Non ci si può far realmente gli affari propri, perché gli affari nel mondo esistono in modo condiviso. Se si realizza qualcosa se ne escludono spesso altre, non posso rispettare davvero certi tipi di persone e comportamenti, siamo antitetici, c'è poco da fare. Se penso che una persona sta compiendo qualcosa di male ed ho qualche strumento effettivo per fermarla agevolmente non riesco davvero a limitarmi a dirle "fai come ti pare, secondo me sbagli, questo riguarda solo te" quando poi il suo comportamento finisce col coinvolgere anche altre persone oltre a lei (che non si sentono rispettate da questi atteggiamenti) e che io per certi motivi ho intenzione di difendere.
Io non rispetto chi non rispetta gli omosessuali, semplice, se una religione impone di emarginare gli omosessuali all'interno di un certo stato, la mia mi impone di mandare a quel paese questo tipo di religione, liberi loro (secondo la loro idea di libertà), libero io (secondo la mia). Certe forme di libertà secondo me risultano antitetiche, insieme certi comportamenti ed atteggiamenti non possono esistere facendo sussistere contemporaneamente anche una certa forma di rispetto reciproco.
Anche gli affari di chi vive in un altro stato in qualche modo sono nostri, non li si può separare nettamente dai nostri perché interni ad un'altra organizzazione. Che esiste quell'organizzazione lo vediamo ed osserviamo bene tutti, ma il ritenerla corretta o meno nei confronti di certe idee che animano ognuno di noi può spingerci ad operare effettivamente con certi strumenti concreti e a non farci solo gli affari nostri. I loro affari ed i nostri spesso purtroppo coincidono. Certi opposti non si possono conciliare, non esiste sintesi quando poi si ha a che fare concretamente con l'esclusione all'accesso di certe risorse. Insomma rispettare tutti gli stili di vita concreti è un'utopia e là dove entrano in conflitto c'è solo una soluzione: la lotta e lo scontro. La dialettica spesso rappresenta solo un'illusione, anzi spesso è solo un altro strumento usato all'interno di questa lotta da chi sa maneggiare le parole e ubriacare l'avversario.
Saluti
Riferimento: E quelli che non credono?
Interessante discussione.
Il problema per me è solo questo: Le interferenze fra Stato e Chiesa cattolica.
Ora, io per molte religioni sono una peccatrice (non solo quella cattolica): non porto il velo, vesto con i bottoni (gli Amish non approverebbero), sono divorziata, mi sono risposata, ho avuto delle trasfusioni (i Testimoni di Geova mi avrebbero espulsa), ecc... Credo di aver violato molte norme di moltissime religioni presenti nel pianeta.
Tuttavia, finché nessuna religione viene in casa mia, nella nazione dove vivo a impormi cosa fare, per me tutto va bene e chi vuole professare qualsiasi religione, lo faccia pure (concetto che credo esprima correttamente Guglielmo), nel rispetto della legge nazionale. Mi consideri pure peccatrice, non mi faccia entrare nei loro luoghi di culto, non mi dia la comunione, ecc.. Sarebbe assurdo se io pretendessi che loro cambino i loro dogmi per me o per chi la pensa come me.
Il problema è se la chiesa cattolica pretende vietare il divorzio, pensi di mettere bocca sulla fecondazione assistita, sulla decisione di porre fine alla vita qualora non ci fossero più speranze e le cure divenissero accanimento terapeutico, proibisca l'aborto a chi lo vuole fare, impedisca le unioni omosessuali, ecc... e influenzasse le leggi di uno stato laico in merito di libertà della persona.
Ecco, secondo me è questo che dovremmo fare in modo di evitare.
Chi vuole seguire i loro dettami non sarà certo costretto ad abortire, a divorziare, gli staccheranno la spina di un respiratore se lui non ha deciso che non è la sua volontà, sarà costretto a farsi fecondare in modo artificiale o lo faranno sposare con una persona dello stesso sesso. Ma per tutti gli altri, che ci sia scelta.
Per me uno stato civile è quello che si svincola dalle religioni, che non ammette commistioni e che tutela i diritti dei cittadini. Tutti.
Per me il problema non è solo la Chiesa e il suo potere temporale, ma i politici che permettono che questo accada.
Riferimento: E quelli che non credono?
:ciao: vi ricordo che è vietatodal regolamento uppare discussioni datate, ma credo che questo argomento sia sempre molto attuale, quindi possiamo continuare a confrontarci, probabilemente molti che 5 anni fa avevano scritto in questa discussione, adesso non sono più attivi, quindi non aspettatevi risposte!
:ciao:
Riferimento: E quelli che non credono?
Citazione:
Originalmente inviato da
Patrizia67
Interessante discussione.
Il problema per me è solo questo: Le interferenze fra Stato e Chiesa cattolica.
Ora, io per molte religioni sono una peccatrice (non solo quella cattolica): non porto il velo, vesto con i bottoni (gli Amish non approverebbero), sono divorziata, mi sono risposata, ho avuto delle trasfusioni (i Testimoni di Geova mi avrebbero espulsa), ecc... Credo di aver violato molte norme di moltissime religioni presenti nel pianeta.
Tuttavia, finché nessuna religione viene in casa mia, nella nazione dove vivo a impormi cosa fare, per me tutto va bene e chi vuole professare qualsiasi religione, lo faccia pure (concetto che credo esprima correttamente Guglielmo), nel rispetto della legge nazionale. Mi consideri pure peccatrice, non mi faccia entrare nei loro luoghi di culto, non mi dia la comunione, ecc.. Sarebbe assurdo se io pretendessi che loro cambino i loro dogmi per me o per chi la pensa come me.
Il problema è se la chiesa cattolica pretende vietare il divorzio, pensi di mettere bocca sulla fecondazione assistita, sulla decisione di porre fine alla vita qualora non ci fossero più speranze e le cure divenissero accanimento terapeutico, proibisca l'aborto a chi lo vuole fare, impedisca le unioni omosessuali, ecc... e influenzasse le leggi di uno stato laico in merito di libertà della persona.
Ecco, secondo me è questo che dovremmo fare in modo di evitare.
Chi vuole seguire i loro dettami non sarà certo costretto ad abortire, a divorziare, gli staccheranno la spina di un respiratore se lui non ha deciso che non è la sua volontà, sarà costretto a farsi fecondare in modo artificiale o lo faranno sposare con una persona dello stesso sesso. Ma per tutti gli altri, che ci sia scelta.
Per me uno stato civile è quello che si svincola dalle religioni, che non ammette commistioni e che tutela i diritti dei cittadini. Tutti.
Per me il problema non è solo la Chiesa e il suo potere temporale, ma i politici che permettono che questo accada.
Secondo me le cose non possono essere distinte così nettamente: in casa propria si può fare quel che si vuole nei confronti di chi mette piede in questa casa?
Se io ritengo che la tortura praticata in un certo stato da certe organizzazioni statali sia ingiusta cerco di non farmi gli affari miei e cerco di imporre il mio punto di vista aggredendo con vari strumenti certi avversari con i quali "non sono d'accordo" ad un livello profondo. Io non posso rispettare il punto di vista delle persone che praticano certi atti, sono opposto a queste, riconosco che esistono ma amici non possiamo di certo essere, non stiamo dalla stessa parte e non posso riconoscere questi diritti di cui si sono appropriati (d'altra parte anche io mi sono appropriato di determinate cose in un altro contesto), abbiamo idee di base distinte riguardo a quel che è corretto, non si può stipulare una base comune da cui partire. Non credo che se fanno queste cose a casa loro nei confronti di certe persone che vivono e si trovano su quel suolo va tutto bene per me, basta che non vengano a scocciarmi a casa mia, nel mio territorio. I fatti loro sono fatti miei e viceversa, non possiamo separare nettamente le cose perché fino a prova contraria viviamo nello stesso mondo.
Le divisioni politiche stesse vengono costituite con la forza, la persuasione e la lotta, quindi non sono entità che vanno riconosciute e basta nel loro diritto d'esistere così come sono, si può anche non riconoscerle, tentare di abbatterle, inglobarle in un altro ordinamento. Una persona che crede davvero in un certo tipo di divinità se alla fine traduce questa fede in certe forme di comportamenti fonda uno stato ed occupa un territorio stipulando leggi con altre persone che sono d'accordo con questa e che limitano o violano certi diritti di certi individui (dei bambini ad esempio) che io ritengo inviolabili, non posso che essere opposto a questi atteggiamenti e loro viceversa al mondo di norme che voglio costituire io.
Nessuno può farsi solo gli affari propri, perché questa regola non si sa cosa possa significare in generale: gli affari propri poi chi decide quali sono?
Io pongo solo una domanda:
Quel che accade o che certi individui compiono in un altro paese può far parte dei nostri affari o no? :mumble:
Un territorio è stato occupato da certe persone, perché queste dovrebbero avere più diritto di altre nello stipulare delle leggi su quel territorio? Io non riconosco alcuna casa mia propria, la mia casa è il mondo stesso, gli affari miei sono buona parte di quel che accade in questo globo e che mi sta a cuore o mi interessa. Non sono gli affari nella loro essenza a determinare se son nostri o no, siamo noi ad appropriarcene e a farli nostri, noi individui, ognuno singolarmente.
Gli affari concreti della Chiesa, che si traducono in norme, comportamenti, divieti effettivi, spartizioni di capitali economici, non sono solo della Chiesa. Non abbiamo a che fare con certe funzioni interne di un organismo come la digestione o il pensare tra sé, ma di un'istituzione, un'organizzazione, le cui funzioni interne e che si sviluppano in un territorio o anche più in astratto in azioni economiche risultano sempre e comunque esterne e condivise con diversi altri individui che si trovano nelle più svariate posizioni rispetto a questa.
Saluti
Riferimento: E quelli che non credono?
dunque, io non sono esperto di religione nè tantomeno un teologo, però cerco di esprimere il mio punto di vista, con parole mie:
per chi crede, Gesù è il figlio di Dio e quindi la Verità assoluta, quindi ciò che ha detto e fatto nella sua vita è un esempio su come comportarsi. Infatti la vita di Gesù è stata poi raccontata nei Vangeli e, sempre per chi è credente, il Vangelo è la Parola di Dio.
La Chiesa è un'istituzione di natura divina , non umana, infatti il Papa è il successore di San Pietro, e la Chiesa dice come deve essere interpretato ciò che sta scritto nel Vangelo.
E' importante dire questo peché altrimenti la Parola di Dio potrebbe esere interpretata liberamente e secondo i propri comodi, ed è quello che fanno le sette, ad esempio.
La Chiesa ha una dottrina sociale, che si occupa di come gli insegnameni del Vangelo devono essere applicati nella vita politico-sociale.
E' normale quindi che la Chiesa si esprima su varie questioni (aborto, matrimonio, ecc....). La Chiesa, però, non obbliga nessuno a seguire i suoi principi, ognuno è libero di scegliere ciò che vuole nella vita. La libertà di scelta , fra l'altro, è una caratteristica della religione cristiana, infatti Gesù non ha mai obbligato nessuno a seguirlo né ha punito qualcuno per non averlo fatto (al contrario di altre religioni), anzi è stato crocifisso ed ha perdonato i suoi carnefici (pregava per loro mentre lo stavano sacrificando), e ha detto al ladrone accanto a lui che sarebbe stato in Paradiso quel giorno.
La religione cristiana quindi è una religione che dice cosa fare, ma non obbliga nessuno a farlo peché l'essere umano ha la libertà di sceglere secondo coscienza.
Tutto ciò per dire che è ovvio che la Chiesa si esprima su cosa fare nella vita, ma nessuno è obbligato a farlo.
Andando un po' fuori tema, consiglio a tutti di tenersi stretta la nostra religione perché il fatto che molte persone critichino il Papa o lo imitino in televisione non sarebbe possibile farlo in altre religioni, pena la morte, la legge del taglione, la lapidazione...