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Originariamente postato da neuromancer
non è che riesco a capire bene cosa vuoi intendere col concetto di cultura.
"La cultura è una cassetta degli attrezzi di tecniche e di procedure per capire e gestire il proprio mondo", Jerome Bruner. Mi ritrovo in questa definizione.
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è vero, ma nello stesso tempo il piccolo è veicolato da un patrimonio genetico straordinariamente potente. le persone sono dei veicoli per traspostare e trasmettere una massa di informazioni speciali (il genoma)
voglio dire che la cultura sicuramente si declina in funzione delle storie, delle ideologie, delle società, delle geografie, dei linguaggi... ma l'uomo cmq assolve sempre lo stesso compito: trasmettere dna. i nostri sistemi motivazionali regolativi e autoorganizzanti, neurobiologicamente sviluppatisi, interagiscono con una moltitudine di variabili, ma per essere sostanzialmente modulati in un'ottica sempre evolutiva.
infatti, per esserci DNA e ambiente/cultura, bisogna comunque che ci sia "accoppiamento strutturale" (Maturana). Il bambino vissuto dalla nascita nella foresta possiede il patrimonio genetico come tutti gli umani. Il fatto che non abbia costruito la ruota o non gli sia passato per un attimo nella mente solo l' idea, non significa che "strutturalmente" gli mancano le basi, significa "semplicemente" che ci sono stati altri "accoppiamenti strutturali".
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il piccolo essendo in cina o in italia verrà a contatto con diversi sistemi sociali educativi e culturali, beninteso con i medesimi sistemi di attaccamento, di accudimento, agonistici, ect ect. poi i vari comportamenti, i vari sitemi conoscitivi saranno diversi in funzione di tutte quelle variabilli contestuali sopra menzionate, ma nella sostanza la cultura starà al gioco nella misura in cui servirà le regole della natura.
sono d' accordo e per me è anche il contrario cioè che le regole della natura staranno al gioco nella misura in cui servirà le regole della cultura.
io scrivevo: "Fino a qualche decennio fa la cultura italiana "suggeriva" la presenza costante della madre per la crescita (sana) del figlio. Oggi la cultuara italiana "suggerisce"
che non è tanto importante la quantità di tempo trascorsa con il figlio per farlo crescere (sano) ma è la qualità, quindi le donne possono andare a lavorare"
tu hai risposto:
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non so dove hai preso questa affermazione. un'interessante opinione supportata da quali dati? io potrei dirti che non ha importanza che sia la madre a crescere il figlio ma la figura di attaccamento principale (padre, madre, fratello sorella, nonna nonno, ect)... potrei dirti che ci può essere qualità anche qualora la madre sia sempre col piccolo (cosa che avviene spesso! conosco molte ragazze con un figlio e che non lavorano, nessun caso diperato al momento!)... potrei dirti che una madre lontana (a lavoro per esempio può avere problemi a rendere qualitativo il suo rapporto col piccolo... potrei dirti che oggi in italia sono più i nonni a crescere il piccolo che le madri o i padri...
Naturalmente, le mie affermazioni erano incomplete nel senso che avevo tralasciato la "famosa" idea culturale : l' uomo lavora e la donna bada alla casa (e ai figli). Nel mio contesto (vivo in Italia) ci sono ancora molti casi viventi che abbracciano questo modo di pensare e agire. Rispetto alla cultura italiana odierna che "suggerisce" l' importanza del supporto qualitativo rispetto a quello quantitativo, ne trovo conferma dai programmi tv, riviste, giornali e politiche sociali.
Rispetto a quello che dici circa il fatto che non debba necessariamente essere la madre la figura di attaccamento principale, che quantità e qualità possano coesistere e che molto spesso sono i nonni che si occupano dei nipoti.. sono d' accordo!
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ci sono due cose diverse in quello che hai affermato.
1) l'esempio etnostorico non è un esempio etnostorico (sebbene io non sia un antropologo!), perchè alcune tradizioni temporali si estinguono perchè cambiano... non credo che vi siano tradizioni rigide e immobili nel tempo, ma si trasmettono attraverso diversi mezzi e mutando in base a come vengono lette dalle nuove generazioni.
inoltre i canali mediatici sollecitano certe emozioni anziché altre, allora le culture ostagge dei mezzi di comunicazione di massa? non credo, o cmq ci sono culture che si prestano alla spettacolarizzazione e altre no ( e mica scompaiono per questo. lo spettacolo non è arbrito di creazioni e estinzioni!)
si infatti.. ho fatto confusione :P ... mi ricordavo di Giuseppe Pitrè, grande studioso delle tradizioni popolari, che aprì un museo etnografico... ho preso qualche parola qua e là..
tu dici che le tradizioni mutano in base a come vengono lette dalle nuove generazioni, secondo te, qual' è la "lingua" utilizzata per leggere le tradizioni?
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2)"altre "future" tradizioni nascono perchè certe emozioni si fanno forti e più vive rispetto al passato"... questa non la capisco molto... le emozioni si fanno più forti? cosa intendi? in base all'intensità delle emozioni nascono diversi tipi di culture? mah...
allora, ti faccio un esempio molto personale. Io sono di Agrigento. Questo posto ha una tradizione importantissima: la sagra del mandorlo in fiore. Vengono invitati gruppi folcroristici da tutto il mondo per sfilare e fare spettacoli per le strade e le piazze della città. Da un tre anni, la prima domenica della sagra c'è stata l' idea di fare sfilare in costume siciliano i bambini della provincia. Questo ha suscitato forti emozioni nella gente a tal punto che si è deciso da l' anno scorso di fare venire anche i bambini del resto del mondo per sfilare: un successo clamoroso. E' un' idea del presente destinata a divenire tradizione. Stesso discorso sulla sagra ma inverso nel senso che una tradizione si è estinta perchè non più emozionante. Fino a circa dieci anni fa, in parallelo alla sagra sfilavano i gruppi storici italiani (per me spettacolare). Per la gente era diventato un "mortorio" assistere a sfilate di "pezze vecchie" e musiche di un medioevale soffocante. Non emozionavano e addio ai gruppi storici.
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in fondo forse io stesso faccio un errore nel continuare a tenere sullo sfondo la distinzione tra cultura e natura. non ha fondamento tale distinzione.
se ci trovi utilità in questa distinzione perchè non continuare a farlo...
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il tempo è finito in questa discussione. mi paiceva davvero però acchiapaprlo e interrogarlo.
ciaz [/B]
forse semplicemente abbiamo bisogno di chiarire certi concetti che abbiamo per la mente per continuare a parlare di tempo.. dobbiamo accoppiarci strutturalmente su altre dimensioni del tempo. Se non era per te, continuavo a fare esempi etnostorici.. grazie :approved:
ciaociao