Originalmente inviato da
willy61
Capisco la tua posizione, ma ti chiedo di argomentarla un minimo. Non basta dire: "E' così", o "Ha diritto", perché venga accettata.
Ad esempio, dal mio punto di vista, l'orientamento sessuale o la fede religiosa o lo stato civile del terapeuta sono dati privati, suoi,che non deve comunicare al paziente per nessun motivo. Cosa aggiunge il conoscere il gusto preferito del dentifricio del terapeuta al processo terapeutico? Cosa differenzia la preferenza per un tipo di sugo dalla preferenza per una determinata corrente religiosa?
In sostanza, per quale motivo un paziente avrebbe "il diritto" di conoscere elementi personali della vita del terapeuta? L'unica cosa che ha il diritto di conoscere è il numero di iscrizione all'albo e la data in cui ha acquisito la qualifica.
Se mi venisse posta la domanda "Qual'è la tua fede religiosa", la mia risposta sarebbe (ovviamente) "Perché me lo chiede?". E ritengo sarebbe l'unica risposta sensata che posso dare a questa domanda. Nella stanza d'analisi ogni produzione del paziente è lì per essere analizzata. Non per altro.
Non dubito che tu lo faccia. Mi piacerebbe sapere come fai a farlo. Operativamente, in pratica, come fai?
Buona vita
Guglielmo