Vogliamo aiutare una persona che vuol farsi una pelliccia con pelle umana?
Per curiosità, questa pelliccia di pelle umana, dovrebbe servire a far sentire caldo o freddo, a questa persona da aiutare?:mumble:
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Vogliamo aiutare una persona che vuol farsi una pelliccia con pelle umana?
Per curiosità, questa pelliccia di pelle umana, dovrebbe servire a far sentire caldo o freddo, a questa persona da aiutare?:mumble:
Questo son disposto a farlo, cambiare qualche "voglio" in "vorrei" per far contenta una donna non mi costa praticamente nulla, beh allora direi proprio che "vorrei farlo" :asd:. Mi sta bene, se mi dici che funziona, chi se ne frega di esprimere quel che voglio dire, in questo caso lo scopo tanto non è questo, le parole servono anche per sedurre.Citazione:
Originalmente inviato da giulietta.o
Con una donna allora, sempre il condizionale :D. Ci proverò davvero ad usarlo nel proporre certe cose che mi farebbe piacere fare insieme ad una persona dell'altro sesso per vedere se funziona meglio.
Diciamo che ha la stessa funzione di un qualsiasi indumento in pelle di animale, se ne può fare sicuramente a meno per quanto riguarda il proteggersi dal freddo o dal caldo, ma nella vita si può fare a meno di quasi tutto se si tratta di vegetare e basta. Al tipo in questione piace questo tipo di pelle come a Crudelia De Mon piace la pelliccia maculata dei dalmata.Citazione:
Originalmente inviato da Rosadimaggio
Io personalmente posso fare tranquillamente a meno di qualsiasi indumento in pelle di qualsiasi tipo di animale (esclusa lana e cotone): non mi attirano queste cose, ma il mondo è vario ed io riesco a capire che ad altre persone, diverse da me, possa interessare.
Saluti
Perché lo desidero, perché proprio quella meta mi darebbe piacere e soddisfazione.Citazione:
Originalmente inviato da willy61
Perché mi interessa mangiare in certi momenti? Perché sento che ho voglia di certe cose.
Beh?..perché mai non mi dovrebbe piacere parlare con te quanto con Char_Lie? Perché scambi per qualunquismo riconoscere pari diginità di intervenire in una discussione a chiunque voglia e piaccia farlo? (purché sempre senza offese....)
Prima di tutto perché mi piace sperimentare anche cose nuove (ma non siete voi psichi a dire di provare provare provare...io ci provo! mica mi offendo se mi dici che ho sbagliato e se mi spieghi dove mi piace ancora di più perché così imparo cose nuove) YouTube - Non ci resta che piangere - La pallaCitazione:
Mi chiedo perché una persona sagace e intelligente come te vada ad impelagarsi nel tentare di spiegare qualcosa che non sa ad uno che non sa che farsene? :skunk:
Secondo (te lo dico sgrammaticato per rafforzare ancora di più il concetto): ma chi te l'ha detto a te che sono sagace ed intelligente?
Come no?Citazione:
Benedé, ma davvero credi che sia per questo? :mumble:
Saluti
P.S.: Quando sei in versione "fotografo" ti chiedo la gentilezza di trovare formati più piccoli che mi tocca fa' la fatica di cambiare lo zoom di visualizzazione, una noia mortale.....:D
A Giu',
chillu ce sta a pruà n'ata vota, tene o core 'nnammurato
N’ata vota, l’hai detto, sto’ scostumato...
Adesso vado a risponderti di là, Figaro d’un Megiston!
G
Per lo stesso motivo per cui preferirei avere un rapporto sessuale con un tipo di donna così e non con un tipo di donna così. Con la seconda avrei proprio grosse difficoltà ad avere anche solo un'erezione. E' un qualcosa che sento.Citazione:
Originalmente inviato da willy61
Sono preferenze mie, non dico che a tutti dovrebbe piacere la prima donna per far certe cose e la seconda invece no, però io questo sento ora, che tipo di risposta vuoi che ti dia?
Ad esempio a me piace il cioccolato al latte, certi alimenti dolci, alimenti salati e rustici, ma detesto il gusto amaro, non mi piace praticamente niente che sia amaro, soltanto qualcosa con un leggero retrogusto amaro può piacermi al livello alimentare, anche se non molto. Ah detesto anche gli alimenti molto piccanti.
Adesso se mi chiedo "perché le cose stanno così?"... Che posso rispondermi?
Secondo te da che dipende questo? :mumble:
Vuoi che ricerchi una specie di singola causa nella mia storia che ha formato e generato in me questo tipo di gusti e preferenze?
In ambito sessuale non so cose del tipo "mi piace il primo tipo di donna perché somiglia a mia madre quand'era giovane ed aveva questo aspetto"? Oppure viceversa "mi piace proprio perché non somiglia affatto a mia madre quand'era giovane" :asd:. Se non avessi conosciuto mai mia mamma mi sarei sentito attratto da altri tipi di donna? O magari è l'aspetto di qualche zia che mi ha influenzato? Ma io che ne so?!?
In ambito alimentare non saprei cosa dire, so solo che praticamente da sempre non mi piaccono gli alimenti amari e questo gusto è rimasto invariato.
Saluti
Non voglio nulla. Chiedo.
"Mi piace questo perché sento che mi piace" non è una risposta, è una tautologia.
Quindi richiedo: "Perché?"
Buona vita
Guglielmo
Scusa Willy, ma la risposta è ancora (e non potrebbe essere diversamente): "Che ne so?!". Il punto non è questo, è chiaro che se Char_lie va a chiedere ad un analista "Voglio la bella ragazza del camerino!" al massimo lo psicoanalista potrebbe chiedergli "E perchè mai lo chiedi a me?", nel senso di un "come pensa che io possa aiutarlo", perchè è a me che lo sta chiedendo, e non ad un fornaio, e nemmeno a Hitch (lui sì che le capiva, le donne...), credo che questo punto vada chiarito fin da subito, altrimenti non ci sono le minime condizioni per iniziare non dico un lavoro, ma nemmeno un colloquio minimamente orientato. Restare al livello del "perchè ti piace questo e non quello" a chi serve?Citazione:
"Mi piace questo perché sento che mi piace" non è una risposta, è una tautologia.
Quindi richiedo: "Perché?"
Saluti,
ikaro
PS Detto questo, se un analista saprebbe conquistare la donna in verde del camerino probabilmente avrebbe fatto un altro lavoro... :asd:
Ciao Ikaro.
La mia domanda era sulla curiosità, non tanto sulla conoscenza. Mi pare ovvio che la risposta possa essere "E che ne so?". Ma penso (e magari sbaglio) che ci possa essere poi spazio per un'altra domanda: "E perché non lo so?". Perché do per scontate le mie scelte e le mie preferenze, come se non ci fosse un soggetto che desidera, come se non ci fosse nessuno a preferire A a B ma si trattasse di puri e semplici "fatti", non ulteriormente indagabili?
Buona vita
Guglielmo
Se sai darmi una risposta tu a questa domanda che sto per porti, rispondo anche io alla tua...
"Perché vi è, in generale, l'essente e non il nulla?"
:asd:
Secondo me devi partire dal mio universo di valori e preferenze, dal mio punto di vista e non dal tuo se hai intenzione di aiutarmi davvero. Tu mi stai ordinando di dare una risposta ad una domanda, è una prescrizione questa mi pare.
Io non credo di essere motivato a risponderti, sono mosso dai miei personali interessi, non dai tuoi. A me piace ed interessa risolvere "un problema con riga e compasso" :asd: a te interessa risolvere e conoscere tutt'altro, sono collegate queste cose? In che modo? Perché io devo interessarmi a quel che interessa a te? Potrei farlo solo se sono intenzionato ad aiutarti, ma non sono io che mi pongo in una posizione di aiuto, sei tu che devi afferrare il mio punto di vista preferenziale, non sono io che devo adattarmi al tuo (se a te interessava il cinema d'essai come il direttore di Fantozzi, che costringeva gli impiegati a guardare "la corazzata...", avrei dovuto interessarmi a questo anche io per il mio bene?), altrimenti ribaltiamo la situazione e non sei più tu ad aiutare me cioé non sei tu che ti impegni a curarti dei miei interessi sono io ad aiutare te ed a rispondere a qualcosa che riguarda me, ma che interessa più a te che a me.
Nel momento in cui mi chiedi perché desidero risolvere quel che preferisco risolvere e vuoi che mi impegni a rispondere a questa domanda devo essere motivato comunque da un qualche mio interesse (e sottolineo mio) per risponderti, interesse che in me non c'è proprio e non vedo perché debba esserci.
Bisognerebbe derivarlo dalle altre preferenze che ho ora, preferenze e valori di cui tu a quanto pare non ti vuoi interessare affatto in alcun modo. E' come dire "lavati l'auto, non preoccuparti questo poi ti risulterà utile", ma io perché dovrei lavarmi l'auto adesso se non mi interessa tenerla pulita oggi? Perché questo dovrebbe essere utile a me?
Anche se è un qualcosa che riguarda me probabilmente è a te che fa piacere vedere in giro la mia auto pulita, non a me (perché sei interessato ad una qualche forma di decoro pubblico o magari sei un maniaco dell'igiene) ma non è certo un mio interesse questo, questo interesse appartiene più a te che a me a meno che non è legato indirettamente ad altri miei interessi, però spiegami questi quali sarebbero.
Arrivano di soppiatto queste prescrizioni slegate dai miei interessi e non mi si spiega nemmeno in che modo siano legate a questi (cosa mi permette di ottenere tutto questo pormi domande tue, visto che sono interessato a rispondere ad altre domande?). Perché devo costringermi e impegnarmi a rispondere a questa domanda che interessa più a te che a me? Perché a me dovrebbe interessare rispondere a questa domanda visto che sostieni di voler aiutare me?
Cosa ottengo che a me piace ed interessa adesso se rispondo o mi invento una risposta all'interrogativo che mi poni tu? All'interrogativo al quale mi ordini di dare una risposta? (Una risposta plausibile tipo quella della somiglianza con mia madre non è difficile inventarsela... Tanto non saprei nemmeno come verificare cose del genere).
Non metto in dubbio che le preferenze siano le mie, soggetto in quanto organismo, non sono certo di qualcun altro, proprio per questo io cerco di fare i miei interessi, voi i vostri, devo pur accertarmi che i vostri interessi coincidano con i miei. Io qualcosa la faccio per me, non per soddisfare la curiosità di altre persone.
Saluti
Rileggimi. Mai detto di volerti aiutare. Né tu me lo hai mai chiesto.
La tua risposta è "Non intendo rispondere". Va bene. Avevo una curiosità. Rimmarrà una curiosità insoddisfatta.
Buona vita
Guglielmo
E' che per dare una risposta alla tua domanda seriamente dovrei mettermi a studiare biologia, genetica, neurologia, psicologia. Non si sa rispondere nemmeno a domande come "perché distinguiamo il verde dal rosso?" in modo univoco e soddisfacente, perché non dipende solo dall'occhio bisogna arrivare ai circuiti cerebrali, vuoi che riesca a spiegare perché preferisco il cioccolato al latte? Ma io non ne ho davvero idea, potrei inventarmi qualcosa legata a qualche mio ricordo d'infanzia, ma non sarei nemmeno tanto convinto io stesso che sia tutto vero. Io ti ho risposto nella misura in cui sono in grado di rispondere senza inventare delle storie, non è che non ti ho risposto è che a te la risposta "perché lo preferisco" non va bene, dammi tu un esempio di risposta. Così riesco ad afferrare meglio anche quello che vuoi sapere tu.Citazione:
Originalmente inviato da willy61
Il giochetto dei motivi poi mi sembra un qualcosa che non atterra da nessuna parte, se ti dico che voglio risolvere un problema perché "mi piace proprio possedere una soluzione per quel problema" e per te bisogna motivare anche il "mi piacerebbe ottenere queste cose" che motivazione si può usare per sorreggere una preferenza che sia distinta da un'altra motivazione costituita da preferenze mie? A sua volta quest'altra risposta dovrà essere motivata, questo gioco quando lo si dovrebbe interrompere?
Mi sembra un gioco simile a questo. Sono spiegazioni fittizie, "un perché innesca un altro perché che innesca un altro perché" e quel che non si capisce però è perché andarsi ad impelagare in questo giochetto.
Per questo l'ho bloccato sul nascere.
Saluti
Per questo l'ho bloccato sul nascere.
Quando?
PSY VS CHAR_LIE:
YouTube - Alan Parsons Project - Don't Answer Me
If you believe in the power of magic,
I can change your mind
And if you need to believe in someone,
Turn and look behind
When we were living in a dream world,
Clouds got in the way
We gave it up in a moment of madness
And threw it all away
Don't answer me, don't break the silence
Don't let me win
Don't answer me, stay on your island
Don't let me in
Run away and hide from everyone
Can you change the things we've said and done?
If you believe in the power of magic,
It's all a fantasy
So if you need to believe in someone
Just pretend it's me
It ain't enough that we meet as strangers
I can't set you free
So will you turn your back forever on
what you mean to me?
Don't answer me, don't break the silence
Don't let me win
Don't answer me, stay on your island
Don't let me in
Runaway and hide from everyone
Can you change the things we've said and done?
Don't answer me, don't break the silence
Don't let me win
Don't answer me, stay on your island
Don't let me in
Runaway and hide from everyone
Don't answer me, don't break the silence
Don't let me win
Don't answer me, stay on your island
Don't let me in
Can you change the things we've said and done?
Don't answer me, don't break the silence
Don't let me win
Don't answer me, stay on your island
Don't let me in
Don't let me in
Caro Char_lie,
forse, con i “perché”, mi sto cacciando in un discorso di cui mi sfugge la complessità e la portata, e rischio quindi di impoverire e di banalizzare questo dibattito; però, non possiamo liquidare con sufficienza la questione del “perché”.
Consapevolmente o meno costruiamo incessantemente senso e significazione a tutto ciò che ci circonda, è importante che ciò che percepiamo sia per noi “qualcosa”, entri in una trama e in un ordito che è per noi vitale, che entri a far parte di noi, altrimenti è come se non esistesse ... e molte cose esistono e ci circondano senza che noi le “vediamo”, non tanto con gli occhi, ma con la mente. Una cosa (o una persona) inizia ad esistere quando noi le diamo un significato; e cambiando il significato la stessa cosa o la stessa persona ha un ruolo e una relazione praticamente diversi (pensa ad una donna come tua moglie e dopo pensala come la donna da cui ti sei separato).
In una calda notte d’estate sei disteso sul tuo letto e sei solo in casa, all’improvviso senti un rumore forte e cupo, credo che la tua reazione neurofisiologica, emotiva e comportamentale sarà molto diversa se pensi: “Dev’essere stato il gatto”, oppure se pensi: “Ci sono i ladri”.
Tutto il pensiero nasce dall’esigenza di attribuire significato a tutto l’esistente e a noi stessi, la filosofia secondo Aristotele nasce dal thauma, cioè lo stupore, la meraviglia, persino l’orrore che ci suscitano le cose (il thaumaturgo è chi opera cose meravigliose, che destano appunto stupore); a questo turbamento rispondiamo con un processo di significazione, di rendere cioè noto l’ignoto, proprio l’improprio, ci chiediamo il perché che è il ponte principale fra ciò che ci è estraneo e incomprensibile a ciò che ci è noto e familiare.
Il processo di costruzione di senso, dei “perché” è fondamentalmente personale (auto-organizzazione), ma è continuamente mediato a livello relazionale con gli altri (persone singole, gruppi, culture), come dice Lacan (e gli strutturalisti prima di lui) c’è un intreccio di significanti che ci preesiste, parte del quale è inconscio ed è “il discorso dell’Altro”; io non credo, come sostiene lui, che questo complesso intreccio ci determini, credo però che dobbiamo farci i conti, semplicemente perché sta li, ci siamo in mezzo, sarebbe difficile far finta di niente, fare cioè come il nevrotico con la verdrängung (rimozione), che non ne vuole sapere, o come lo psicotico con la verwerfung (forclusione) che è fondamentalmente l’atto di non significare, di tagliarsi fuori a priori quell’esperienza.
Ora, più significati abbiamo, più il mondo è per noi ricco, complesso, più cose vediamo, e possiamo cogliere molte più sfumature di chi ha una visione del mondo più semplice della nostra; gli eschimesi ad esempio hanno diverse decine di vocaboli per cogliere la consistenza, il colore, la compattezza, e non so che altro della neve, mentre per noi è tutta neve (e non sto parlando della “neve” che gira a Milano, gira dappertutto, ma il termine viene usato li, di quella purtroppo ci sono fior di estimatori che saprebbero distinguerne ogni nuances, anche senza andare in Groenlandia).
Non c’è necessariamente bisogno di studiare biologia, genetica, neurologia, psicologia per domandarti perché ti piace la pasta al salmone e panna e non la polenta con le triglie, e perché non ti piace il cibo piccante; potresti rispondere da solo con altrettanta anzi, con maggiore, autorevolezza dei libri di biologia, genetica, neurologia e di psicologia, che conosceranno a fondo il substrato biologico, genetico, neurologico e psicologico dell’essere umano, ma non conoscono per niente Char_lie. Forse per te (e per chi te lo chiede) sarebbe più interessante sapere cosa potresti rispondergli tu in proposito, e non ciò che ne pensano Rita Levi Montalcini, Erik Kandel, Antonio Damasio, Joseph LeDoux o Jaak Panksepp. E anche ammesso che tu volessi rispondergli seguendo una teoria scientifica di cui hai letto, sarebbe comunque la tua interpretazione della teoria oltre che una tua precisa scelta quella di darti una spiegazione in quei termini e non in altri.
Dimenticavo la cosa più importante, è attraverso il porsi la domanda e il darsi la risposta che noi ci strutturiamo come soggetti, nell'immagine di ritorno: "Io sono uno a cui piace la pasta al salmone o a cui non piace il peperoncino!"; ma non attraverso l' "oggetto" come sembra di moda in molte teorie anche psicoanalitiche ed anche relazionali, ma attraverso il gesto stesso di dare significato alle cose ... un po' come Adamo, che da il nome a tutti gli esseri del creato per prenderne dominio, per farli propri e in questo gesto sta la sua soggettività, non nel possedere la cosa stessa.
Un saluto e un buon fine settimana.
che bello, sto messaggio!
Devo darla un po' in giro prima di ridarla a Megiston Mathema,:) ma insomma lo volevo dire!
è attraverso il porsi la domanda e il darsi la risposta che noi ci strutturiamo come soggetti,
:approved:
la parte più difficile da comprendere realmente se non ci si avvicina neppure per......(youtube vobis;))
Sì, sarà anche bello (de gustibus...), ma non si può invitare Char_lie al gesto soggettivo di dare significato alle cose, quando poi siamo i primi a rispondere sul piano delle teorie e del sapere (peraltro mascherato da enunciati di falsa modestia: "rischio di impoverire il dibattito", suvvia...). Detto questo, la questione del "perchè" avrà certo un suo perchè, resta comunque inevasa la questione del "perchè andarsi a impelagare in questo giochetto...", che -effettivamente- potrebbe non avere mai fine.Citazione:
che bello, sto messaggio!
Devo darla un po' in giro prima di ridarla a Megiston Mathema,:) ma insomma lo volevo dire!
Saluti,
ikaro
PS Non darla in giro troppo, eh! ;-)
Beh ma secondo te perché ad esempio mi sento attratto sessualmente dalle donne e non dagli uomini, i motivi quali sarebbero? Perché sono tendenzialmente più eterosessuale che omosessuale?
Che motivi dovrei cercare? Io autoanalizzandomi posso osservare che mi piacciono le donne, alla domanda "perché mi piacciono?" che risposta potrei dare? perché sono di sesso maschile? Ma è facile osservare che è una risposta sbagliata proprio perché esistono gli omosessuali, i quali sono di sesso maschile ma si sentono attratti più dai maschi che dalle femmine, quindi non può essere per questo, i motivi quindi quali sarebbero?
Tramite un'autoanalisi condotta in poltrona e senza alcuna conoscenza del substrato biologico, come funzionano ormoni, testicoli, cervello e compagnia bella secondo me di risposte ne puoi dare ben poche. Se l'assunzione di un antidepressivo permette di attenuare la sensibilità sessuale, ed una persona non lo sa, questa può sospettare d'essere divenuta impotente per chissà quali altri motivi.
Ma comunque in fondo quel che dico è questo: dei "perché" ce li poniamo tutti, il punto è che io ed altre persone non siamo affatto interessati a risolvere gli stessi problemi e conseguentemente non è detto che siamo tutti interessati a porci le stesse domande. La molla di partenza sono sempre le nostre preferenze soggettive e cosa noi riteniamo problematico. Un eschimese avrà fatto caso a tutte queste cose riguardo alla neve perché forse lì dove vive c'è soprattutto neve, ma per tornare alla mia analogia, a me che interessa "risolvere un problema con riga e compasso", come avevo detto, e non andare a vivere là dove vive l'eschimese, queste distinzioni così raffinate della neve a cosa potrebbero mai servire? :mumble:
Dove vivo io la neve è già molto se la si vede una volta all'anno. Queste conoscenze sono funzionali rispetto a quello che interessa risolvere all'eschimese ma non a quello che interessa risolvere a me. Io già sono frustrato a causa di certi problemi irrisolti e situazioni e possibilità esistenziali che mi stanno strette, mi devo occupare pure ancora di altro? Cosa c'entra con i miei problemi? Di "perché" ce ne possiamo porre miriadi sui più svariati argomenti, come suggerivo prima perché non chiedersi "perché l'essere e non il nulla?"... Visto che però è dispendioso cercare di costruire delle risposte (alcune domande in ambito filosofico sono rimaste senza risposta fino ai nostri giorni) dovremmo comunque essere motivati dai nostri personali interessi per cercarle. L'idea che dovremmo avere un amore per la conoscenza in sé ed in generale come suggerivano i filosofi antichi è ingenua secondo me, e non è difficile osservare che loro proprio da filosofi tiravano acqua al loro mulino. Io credo di non averlo questo amore per la conoscenza in sé, molte cose preferisco non approfondirle e non conoscerle proprio per il semplice fatto che non mi interessano, non mi incuriosiscono, non sono a monte motivato, se poi non mi servono nemmeno per ottenere quel che vorrei ottenere, che senso avrebbe tutto questo?
La cultura prodotta dagli esseri umani è troppa, è troppo anche quel che possiamo conoscere, se non generiamo una selezione in base ai nostri personali interessi, quale altra selezione potremmo mai usare? Conoscere tutto in modo indifferenziato e casuale può essere una buona strategia? Permette davvero di risolvere tutto meglio? Secondo me no. Se cerchiamo un ago in un pagliaio conviene provare ad usare forse una calamita piuttosto che cercarlo come "un qualsiasi altro oggetto", i mezzi usati per cercare qualcosa conviene costruirli in funzione di quel che stiamo cercando, uno strumento da usare potrebbero essere gli interrogativi, le domande, ma anche in questo caso bisogna selezionare quelle pertinenti, mettersi a chiedere a caso qualsiasi cosa ci porterà magari da qualche parte ma non lì dove desideravamo andare. Invece di preoccuparsi di pensare a possibili soluzioni effettive, attinenti al problema o ai problemi da risolvere, ci si preoccupa di chiedersi altro, e cioé "ma perché ti interessa risolvere questi problemi?", ma questo cosa c'entra con quello che si voleva risolvere?
Chiedi al tuo amico psicoanalista seduto vicino a te al bar - "Mi puoi passare la bustina di zucchero?"
e questo - "Ma perché ti interessa avere la bustina di zucchero?"
e tu - "Sai è per il caffé, lo preferisco zuccherato"
sempre lui - "Ah interessante, perché lo preferisci zuccherato?"
tu - "Beh in genere mi piacciono le bevande dolci e zuccherate e così il caffé non fa eccezione, mi piace così da quand'ero ragazzo"
ancora lui - "Beh ma perché ti piace così? Perché non amaro? Perché proprio da quand'eri ragazzo?"
...
Io non so, ma dopo un po' lascerei perdere e la bustina me la prenderei da solo (in questo caso fortunatamente so cosa fare e possiedo tutto quello di cui ho bisogno per farlo agevolmente, era solo un piccolo aiuto gentile che chiedevo, visto che le bustine si trovavano dal suo lato).
Non dico che per qualcuno non possa risultare interessante sapere queste cose, ma perché dovrebbe interessare a me, visto che sono orientato a risolvere quel che ritengo problematico per me e sono mosso dai miei interessi?
Conoscere queste cose come si collega con i miei reali interessi? Io in quel caso "un caffé zuccherato volevo" non cercavo i motivi per cui lo volevo, se quella persona seduta accanto a me non ha intenzione di aiutarmi nel far questo, che non mi aiuti. Se rispondere a tutte queste domande permetterà di fare andare a finire lo zucchero nel caffé magicamente comunque, senza che nessuno di noi (la coppia analitica) si preoccupi mai di come diavolo farcelo arrivare, a causa di tutto questo tempo perso il caffé si raffredda pure. In situazioni del genere un qualche fraintendimento di fondo secondo me deve esserci.
Saluti
E' proprio questo il punto, non ha alcun senso andare alla ricerca del "perchè" se questa ricerca non nasce da un movimento del soggetto, se niente arriva a fare enigma al soggetto non ha alcun effetto impegnarsi in un lavoro analitico. E' una cosa che purtroppo gli analisti dimenticano molto spesso, e spesso incolpano il paziente perchè "resiste" alle loro interpretazioni, ma le resistenze sono prima di tutto dal lato dell'analista...Citazione:
Non dico che per qualcuno non possa risultare interessante sapere queste cose, ma perché dovrebbe interessare a me, visto che sono orientato a risolvere quel che ritengo problematico per me e sono mosso dai miei interessi?
Conoscere queste cose come si collega con i miei reali interessi? Io in quel caso "un caffé zuccherato volevo" non cercavo i motivi per cui lo volevo, se quella persona seduta accanto a me non ha intenzione di aiutarmi nel far questo, che non mi aiuti.
Saluti,
ikaro
PS Grazie Benedetta per gli auguri! Ciao Megiston, anche a me mancavano i tuoi scritti!
se arrivasse in analisi un paziente che non è interessato a porsi dubbi su di se e i suoi desideri, insomma uno che ritiene (ottusamente?legittimamente?) di aver capito tutto e/o di non dover sapere niente più di quello che già sa... che si fa?
forse sta cercando un "coach" piuttosto che un analista che insinui dubbi... è quindi giusto colludere con ciò e inviarlo altrove?
oppure è possibile e opportuno aiutarlo a rompere quella rigidità?
non sono sicuro di aver capito cosa intendi... se il paziente non arriva in analisi già predisposto all'analisi, non si può parlare di sue "resistenze" ma di "resistenze" dell'analista che si ostina a cercare di fare analisi?
Sembra il gusto intellettuale di smontare le tesi altrui con degli esempi, se posso, abbastanza discutibili:
nell'esempio che fa Charlie, viene da pensare che non sia quello che chiede la bustina di zucchero, ma lui è quello che chiede il perchè in maniera pedante, per non dire petulante.
Almeno questa è la sensazione che ho leggendo.
Mi sembra che lui si appropri o cerchi di appropriarsi della volontà del proprio interlocutore, mettendogli in bocca motivazioni non espresse, ma a lui molto convenienti per girare a suo favore le sorti della conversazione al bar.:D
A che gli serve?
Si diverte.:)
Certo andare a prenderci un caffè, è un lavorone
...ma lo vuoi il caffè?
no, grazie.
Ma perchè non vuoi il caffè?
Me n'è passata la voglia.
Ma perchè te n'è passata la voglia.
Perchè il caffè è un piacere, e se mi fai tante domande, me lo rovini.
Perchè te lo rovino?
Grrrrrrr:tajo:
Beh, ma se l'ipotetico paziente viene da te, qualcosa da dire la avrà. Certo bisogno chiedergli perchè è qui...Citazione:
se arrivasse in analisi un paziente che non è interessato a porsi dubbi su di se e i suoi desideri, insomma uno che ritiene (ottusamente?legittimamente?) di aver capito tutto e/o di non dover sapere niente più di quello che già sa... che si fa?
E' difficile, credo, che il paziente arrivi in analisi "predisposto all'analisi", anche quando c'è una richiesta di analisi 'didattica', come si suol dire. Si tratta di creare le condizioni perchè un paziente possa fare una domanda di analisi a partire da una richiesta che è sempre terapeutica. E per questo occorre un lavoro preliminare, più o meno lungo (ma certamente più lungo, oggi), che permetta che un interrogativo possa porsi. Il problema è che se non si tiene conto di questo (e sta qui la resistenza dell'analista) e si inserisce immediatamente o quasi il paziente nel dispositivo (cosa che del resto si fa spesso dopo una manciata di colloqui: contratto e definizione del setting) è molto difficile che l'analisi possa procedere, sì, si fa qualcosa con quel signore lì, ma... cosa? E' bene, come dici, "insinuare il dubbio", non penso certo ad un invio ad un coach, ma questo è proprio il lavoro preliminare di trattamento della domanda del paziente, e fin quando questa non emerge nella sua portata soggettiva (e inconscia) l'analisi non può avere effetti.Citazione:
forse sta cercando un "coach" piuttosto che un analista che insinui dubbi... è quindi giusto colludere con ciò e inviarlo altrove?
oppure è possibile e opportuno aiutarlo a rompere quella rigidità?
non sono sicuro di aver capito cosa intendi... se il paziente non arriva in analisi già predisposto all'analisi, non si può parlare di sue "resistenze" ma di "resistenze" dell'analista che si ostina a cercare di fare analisi?
Saluti,
ikaro
Ciao Ikaro,
però Charlie, che scambia questa per una stanza d’analisi - fantasticando in modo grottesco su come si svolga un confronto analitico, vedi la sceneggiatura del caffè - alla domanda perchè sia comunque qui non risponde mai o addossa la responsabilità agli altri, sostenendo che è solo perchè noi gli rispondiamo rivelando, così, la grande difficoltà anche solo di grattare appena appena sotto la superficie delle proprie più elementari azioni.
Non mi sembra una difficoltà da poco.
Lui cerca uno stratagemma per “ottenere”, da oggetto, altri oggetti: a naso sembrerebbe soldi e donna.
Ci sfrantuma le palle su cosa si ottiene con l’analisi, a nulla vale che gli abbiamo dato tutti le stesse risposte, analisti e pazienti.
Tu dici, giustamente, che “Si tratta di creare le condizioni perchè un paziente possa fare una domanda di analisi a partire da una richiesta che è sempre terapeutica.”
Ma è possibile ravvisare una domanda terapeutica nelle parole di Charlie? Voglio dire, se entra nella stanza analitica uno che ti dice che vuole soldi e donna, e che si aspetta da te che tu gli faccia ottenere questo, come imposti la cosa?
E’ una domanda terapeutica, questa?
Quel che sto cercando di dire è che mi sembra una questione che non ha a che fare con l’analisi, e forse sta a monte di molte altre cose. Negli ultimi anni, per esempio, noto che cresce il numero degli studenti che mi viene a chiedere come si fa a passare il mio esame (secondo anno di università).
Risposta: “Studiando”
E qui, segue l’inquietante domanda: “Ma cosa intende per studiare?”
...
G.
Meriteresti altra rep. per gli ultimi interventi, ma questa volta non te la posso proprio dare.
Aggiungerei gli analisti dimenticano molto spesso e "talvolta con troppa leggerezza"....
Ma infatti penso che sia da analizzare quello che "studia" invece di quello che chiede "come si fa a passere l'esame" :DCitazione:
Originalmente inviato da giulietta.o
Saluti
Beh, cara giulietta, io penso proprio di si! Nel senso, se una qualsiasi domanda viene fatta in una stanza ''riconosciuta'' come terapeutica allora la domanda è terapeutica. Ma questo è solo un livello. Penso che ikaro volesse dire che là dove la domanda ''rimane'' terapeutica lì non c'è analisi ma, nella migliore delle ipotesi, suggestione e padroni. Finchè si vuole ''guarire'' si resta in una condizione di irresponsabilità, per così dire, giacchè l'individuo non assume come ''essenziale'' la propria stessa questione. Sentire l'enigma ci introduce e traghetta da un discorso 'riparativo' verso uno 'analitico'. In termini junghiani: non c'è niente da ''cambiare''; al massimo, uno diventa ''solo'' quello che è, con conseguente ''assunzione etica della propria personalità'', della ''propria legge''. Fondamentale distinzione tra psicoterapia e analisi! Tra ottica ''causale-evolutiva'' e ''genetico-strutturale'', tra ricerca di cause immaginarie e riparative e permanenza nel ''presente simbolico'', nel ''tra'' dove là psiche attualmente si produce con tutte le sue ''eccedenze'', i suoi sintomi.
''L'individuazione implica un patire, una passione dell'Io, cioè dell'uomo empirico, comune, quale è stato finora, a cui accade di essere accolto in una sfera più ampia, e di spogliarsi di quella autonomia che si crede libera. Egli patisce, per così dire, la violenza del Sè''. (Jung)
Saluti,
Luigi
No, secondo me non è una domanda terapeutica, non ancora, per quella bisogna quantomeno alzare il telefono (e non solo) e andare ad incontrare un terapeuta, purtroppo non basta accendere un pc e scrivere su un forum di psicologia: in fondo costa troppo poco. Certo, potrebbe essere un modo di avvicinarsi alla cosa, ma non so se è questo il caso. Diverso è se uno porta le stesse cose in un primo colloquio, lì effettivamente qualcosa si può giocare, certo soldi e donna non potrò farglieli ottenere, non direttamente almeno, ma non posso dire a priori come imposterei la cosa, dipende da troppi fattori e dal dire della persona che mi parla.Citazione:
Ma è possibile ravvisare una domanda terapeutica nelle parole di Charlie? Voglio dire, se entra nella stanza analitica uno che ti dice che vuole soldi e donna, e che si aspetta da te che tu gli faccia ottenere questo, come imposti la cosa?
E’ una domanda terapeutica, questa?
Un saluto,
ikaro
PS "Cosa intende per studiare" non sembra una cattiva domanda...
Ed è un punto che non dimentico. Tant'è che ho smesso di fare domande,
La curiosità, da parte mia, rimane. Da parte di Char_Lie, non ne vedo punto (almeno, a me pare).
Questa non è una stanza d'analisi, e io non sono uno psicoanalista. Ma senza curiosità, per me, non vale nemmeno la pena di discutere su un forum.
Buona vita
Guglielmo
Ikaro, protesta anche tu. Questo sistema insiste a dirmi che la devo dare un po' in giro prima di ridartela...
..........
Oh ragassi, mo siamo matti??? Guardate che qui ci bannano tutti per davvero. Più che un forum di psicologia sembra una puntata di “Dallas”. Cos’è, la primavera? Il caldo afoso di questi giorni? Comunque sia, vi consiglio vivamente di non uscire di casa nelle ore più calde, di bere molti liquidi, di fare lunghe passeggiate nei centri commerciali (per via dell’aria condizionata) e di non dimenticare il berrettino con la visiera :summer:.
Un saluto.
Grazie Ikaro, è molto chiara la tua risposta.
G
PS “Cosa intende per studiare” vuol dire “Non c’è uno stratagemma per fare l’esame senza studiare i quattro mattoni in bibliografia?”. Mi propongono di tutto, dal riciclo di tesine fatte con altri docenti a bibliografie proprie, cioè già studiate in precedenza ovviamente. Una cosa Charlesca, insomma.
PPS anch’io avrei voluto darla a Ikaro, Megiston e Luigi: e giuro che bevo molti liquidi (analcolici)...!!!