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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
Spappara
L'unico consiglio che personalemnte ho da darvi (mio parere personale eh) è di iniziare con l'indagine della storia personale del soggetto; leggendo subito la ricerca di sintomi e diagnosi mi sembra che sia data poca importanza alla persona. Ve lo dico anche perchè negli ultimi 2 appelli non è stata mai chiesta la diagnosi ma puntavano MOLTISSIMO sull'importanza della persona nel contesto in cui vive, e si parlava di DISAGIO e non di DISTURBO!
Ciao ragazze,scusate se mi intrometto! :D
A proposito dell'indagine sulla storia personale e più in generale l'analisi della domanda... Scrivendo tutto ciò che si dovrebbe scrivere, mi vengono fuori paginate e paginate di roba (su word, figuriamoci a mano)... Sapete per caso quante pagine possiamo scrivere? Un foglio protocollo o meno?
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
sinceramente non so nè quanto tempo abbiamo a disposizione nè se c'è un limite di pagine...anche secondo me sarebbe utile saperlo (soprattutto il tempo a disposizione)
vorrei chiedere consiglio su un argomento accennato ieri sera con fenicottero: secondo voi l'invio ad uno psichiatra in casi in cui ad esempio abbiamo a che fare con un'ideazione cuicidaria, un d. schizofrenico o paranoico..insomma casi più gravi è giusto metterlo?
secondo me rientra tra le pertinenze dello psicoloigo un invio del genere; in definitiva facciamo l'invio ad uno psicoterapeuta perchè ad uno psichiatra no?
io sinceramente se mi trovassi davanti una persona che nmi dice di pensare al suicidio da uno psichiatra ce lo mando eccome...starà a lui poi decidere se e che tipo di terapia farmacologica somministrare.
certo, se ho a cghe fare con und.post traumatico da stress ad es. lo invio da uno psicoterapeuta e basta.
ditemi come la pensare...cono ossessio9nata dallo scrivere qualcosa nel compito che non vada bene....e soprattutto che non rientri nelle competenze dello psicologo
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Secondo me - qualcuno mi corregga se sbaglio - lo puoi scrivere!
Come psicologo penso tu possa indirizzare il paziente verso figure professionali che ritieni più idonee ad aiutarlo.
E' anche vero che se lo indirizzi ad uno psicoterapeuta, molto probabilmente (anzi quasi sicuramente), sarà lo psicoterapeuta a inviarlo dallo psichiatra...In ogni caso non credo sia un errore così madornale scriverlo!
Io avevo sentito parlare di tre ore per il caso clinico, ma non sono sicura.
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
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Originalmente inviato da
lisa11482
Secondo me - qualcuno mi corregga se sbaglio - lo puoi scrivere!
Come psicologo penso tu possa indirizzare il paziente verso figure professionali che ritieni più idonee ad aiutarlo.
E' anche vero che se lo indirizzi ad uno psicoterapeuta, molto probabilmente (anzi quasi sicuramente), sarà lo psicoterapeuta a inviarlo dallo psichiatra...In ogni caso non credo sia un errore così madornale scriverlo!
Io avevo sentito parlare di tre ore per il caso clinico, ma non sono sicura.
è vero che se lom invii da uno psocoterapeuta questo se lo ritiene necessario lo invia da uno psichiatra comunque io in alcunoi casi credo di specificare anche un invio allo psichiatra.
grazie mille per la risposta.
ps speriamo che siano tre ore
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Ciao Ragazze come sempre non vi stò dietro. Siete bravissime. Le ore l'altra sessione erano 3. Io non ho ancora capito come organizzare il caso se mettere prima analisi della domanda e approfondimenti sulla storia personale e poi la mia ipotesi diagnostica e dopo altri approfondimenti/test da fare e diagnosi diff. o se mettere prima diagnosi e poi approfondimenti? aiuto manca pochissimo
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
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Originalmente inviato da
CHIARA09
Ciao Ragazze come sempre non vi stò dietro. Siete bravissime. Le ore l'altra sessione erano 3. Io non ho ancora capito come organizzare il caso se mettere prima analisi della domanda e approfondimenti sulla storia personale e poi la mia ipotesi diagnostica e dopo altri approfondimenti/test da fare e diagnosi diff. o se mettere prima diagnosi e poi approfondimenti? aiuto manca pochissimo
io di solito seguo i punti in successione come indicati nel compito.
se fosse per me metterei:
1. analisi della domanda
2.approfondimenti (con colloqui e test)
3possibile diagnosi (e differenziale se chiesto)
4. tipo di trattamento consigliato
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Grazie:approved::Ops:
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Originalmente inviato da
tobbbino
io di solito seguo i punti in successione come indicati nel compito.
se fosse per me metterei:
1. analisi della domanda
2.approfondimenti (con colloqui e test)
3possibile diagnosi (e differenziale se chiesto)
4. tipo di trattamento consigliato
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
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Originalmente inviato da
CHIARA09
Ciao Ragazze come sempre non vi stò dietro. Siete bravissime. Le ore l'altra sessione erano 3. Io non ho ancora capito come organizzare il caso se mettere prima analisi della domanda e approfondimenti sulla storia personale e poi la mia ipotesi diagnostica e dopo altri approfondimenti/test da fare e diagnosi diff. o se mettere prima diagnosi e poi approfondimenti? aiuto manca pochissimo
ciao chiara!! allora, l'analisi della domanda, quale che sia la scaletta del compito, è la prima cosa da fare; sono le primissime indagini, basilari x quelle successive; poi io in genere metto un po' di approfondimenti generici, che rientrano comunque nella analisi dekla domanda, e poi a seconda della scaletta:
. o ipotesi diagnostica- diagnosi differenziale-approfondimenti e test-conclusioni e terapia
oppure approfondimenti-hp diagnostica-diagnosi differenziale-test-terapia
quello secondo me dipende dalla scaletta..
forzaforza che ce la facciamo tutte insieme!!!!!!:Ops:
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
tobbino arrivoo; siccome ci siamo già praticamente confrontati su alberto, provo a fare l'altro e poi lo posto! hai visto i risultati? sembra che abbiano passato tante persone!!!! speriamo che non cambino....
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Ciao ragazze, io sono di sviluppo, ma vorrei svolgere il caso sull'adulto... si può scegliere vero? Comunque, la mia scaletta è :
- analisi della domanda
- ipotesi diagnostica + diagnosi dirrerenziale
- ulteriori approfondimenti
- invio in terapia (sia psicoterapia che psichiatra se necessario)
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Ma qualcuno ha dato esami con Cionini?Molto probabilmente avevano scritto i testi prima che lui rinunciasse all'incarico...
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
Almaviva
Ma qualcuno ha dato esami con Cionini?Molto probabilmente avevano scritto i testi prima che lui rinunciasse all'incarico...
io ho dato l'esame di psicopatologia con lui, ma sinceramente non ricordo molto... a parte che aveva in programma il davison neal con delle sue dispense...comunque io non credo che l'abbia fatto la prova di domani. l'importante è che non sia lui a correggere i compiti!
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Allora....provo...ma l'esposizione e la scaletta non mi soddisfano: inzomma mi incarto !!!:swear:
si presenta al colloquio una giovane donna ben vestita e molto magra su invio dell'endocrinologo per un problema di amenorrea secondaria; nel corso del colloquio appaiono problematiche relative all'alimentazione, e complicati rapporti con la madre e nelle relazioni interpersonali.
innanzitutto, visto l'invio da parte di un medico, sarebbe opportuno indagare il livello di motivazione della ragazza e le sue aspettative riguardo al colloquio e ad un eventuale trattamento.
La ragazza, primogenita, appare scrupolosa, perfezionista, competitiva e brillante negli studi, ma con un tono di voce aggressivo e una postura rigida; durante il colloquio emerge un rapporto conflittuale con la madre e descrive il padre come debole, ma affettuoso; inoltre emerge un disturbo alimentare, non mangiando il cibo preparato dalla madre, presentando inoltre abbuffate la sera; riferisce altresì una preoccupazione per la situazione lavorativa del padre, contestando le sue scelte e rifiutandosi di lavorare con lui.
per le finalità diagnostiche faremo riferimento al DSM-IV-TR
i pochi dati a disposizione potrebbero far propendere per un'ipotetica diagnosi di anoressia nervosa, tuttavia il caso necessita di ulteriori approfondimenti.
Sarebbe opportuno , quindi, soffermarsi a indagare:
-la storia dei sintomi: da quanto tempo sono presenti la preoccupazione per il corpo e le restrizioni alimentari ; quando sono emerse le abbuffate e se sono seguite da condotte di eliminazione; il vissuto della ragazza nei confronti della sintomatologia e se sono presenti eventuali antecedenti che favoriscono la comparsa o l'esacerbazione dei sintomi; da quanto tempo è presente l'amenorrea
-la preoccupazione per il corpo ed il peso influiscono sui livelli di autostima?
-la storia medica, per escludere eventuali cause dovute a condizioni mediche o all'uso di sostanze
-la storia familiare, soffermandosi su le modalità educative
-le relazioni interpersonali : riferisce di non avere mai avuto un ragazzo: ciò può essere ricondotto alla preoccupazione per il corpo? ha amici o amiche con i quali uscire o trascorre maggior parte del tempo da sola?
per approfondire tali aspetti e avere un quadro più ampio della situazione, e se la ragazza fosse consenziente, sarebbe utile proporre una serie di incontri (3-4) caratterizzati da colloqui e somministrazione di test;
a tal proposito proporrei la somministrazione di un test ad ampio spettro come l'MMPI_2 x inserire la sintomatologia in un quadro più ampio; inoltre consiglierei un test specifico per i disturbi alimentari come l'EDI-2.
la ragazza inoltre tiferisce rapporti conflittuali con i genitori, in particolare con la madre; sarebbe utile soffermarsi ad approfondire tale aspetto, con particolare riferimento al rifiuto di mangiare il cibo preparato da lei; non sappiamo niente dei rapporti con i fratelli: per questo motivo proporrei un'indagine secondo il modello ERAAwC di l'Abate, per indagare i rapporti tra i familiari e con il mondo esterno e le modalità di comunicazione delle emozioni.
inoltre sarebbe opportuno soffermarsi ad indagare l'area lavorativa: la ragazza dice di non condividere le scelte del padre e di rifiutarsi di lavorare con lui ( desidererebbe svolgere un altro lavoro? magari svincolata dal padre?ritiene il padre un'incapace?)
se i dati ottenuti confermassero l'ipotesi diagnostica di partenza, si potrebbe supporre quindi anoressia nervosa seguita da abbuffate e, se l'indagine lo riportasse, condotte di eliminazione.
se la paziente fosse d'accordo, potrebbe essere indirizzata verso una terapia sistemica familiare x favorire una comunicazione circolare fra i membri , una terapia cognitivo-comportamentale x ristrutturare le modalità disadattive di pensiero e le convinzioni irrazionali, o una psicodinamica espressivo-supportiva per rafforzare l'io esplorare i conflitti con le figure di riferimento
da ultimo ho tirato via xchè mi chiamava la piccoletta!! uffa, questa caso non mi è piaciuto x niente...non ne posso piùùùùùù:swear::swear:blè
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Raga..attenzione...:
ero sul sito dell'ordine, e sono andata a vedere le norme su privacy e consenso informato: c'è scritto che secondo la legge ... al momento della raccolta dati bisogna far firmare il consenso e l'informativa sulla privacy...ora...l'articolo era stato scritto dal puccioni, segretario dell'ordine nonchè membro della commissione....che dite, si fa bella figura se all'inizio del compito, si fa un discorso tipo: " sarebbe opportuno, prima di procedere alla raccolta dei dati necessari agli approfondimenti, presentare al paziente il modulo x consenso informato e x la privacy" o una roba del genere...che dite???
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
allora, ho appena finito l'altro caso, ve lo invio..l'ho fatto velocemente (un'ora circa) perciò siate clementi..
La paziente, una giovane donna di 25 anni, viene inviata dallo psicologo da un medico endocrinologo per un problema di amenorrea secondaria.
Inizialmente,Dato che l’invio è stato effettuato da terzi, riterrei opportuno indagare la reale motivazione della donna ad intraprendere un possibile percorso terapeutico e quali sono le aspettative che nutrirebbe a tal riguardo.
Riterrei opportuno anche sapere se è la prima volta che la donna affronta un percorso terapeutico e, in caso affermativo, per quale tipo di problematica e che esito ha avuto tale percorso.
Per la formulazione di una possibile ipotesi diagnostica, farò riferimento al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 4-tr).
In base alle poche informazioni riportate, in via del tutto provvisoria, riterrei plausibile una ipotetica diagnosi di disturbo alimentare, nello specifico anoressia nervosa. Sappiamo infatti che la donna presenta amenorrea, è molto magra, preoccupazione per l’aspeto fisico, cura del proprio corpo, grande impegno in attività sportive; inoltre la paziente stessa riferisce di mangiare molto poco e mai a tavola con la famiglia. Inoltre riferisce che le capita spesso di abbuffarsi la sera tardi di dolci e cioccolatini.
Per avere una conferma alla ipotetica diagnosi di anoressia nervosa, riiterrei necessari una serie di ulteriori colloqui di approfondimento, nonché la somministrazione alla donna di particolari test psicodiagnostici.
Per quanto riguarda il primo aspetto, fondamentale è sapere a mio avviso da quanto tempo è presente l’amennorrea secondaria e avere una stima del peso della donna (sapere se ha un peso inferiore al peso normale ).
Fondamentale anche indagare come valuta il suo peso (se si ritiene magra oppure no) e come valuta anche il suo aspetto fisico.
La ragazza si impegna molto in attività sportiva e nella cura del corpo; sarebbe importante indagare se lo fa per piacere e si ritiene soddisfatta degli sforzi che fa oppure no. Inoltre, quanto tempo dedica alla cura del corpo e all’attività fisica?
Riferisce che durante l’adolescenza è stata in sovrappeso: ha iniziato diete drastiche per dimagrire? Il dimagrimento in quanto tempo è avvenuto?
Perché si rifiuta di mangiare a tavola con la famiglia e soprattutto perché rifiuta il cibo che la madre prepara? Le abbuffate serali di dolci e cioccolatini con che frequenza avvengono e da quanto tempo?
Riterrei opportuno anche valutare maggiormente l’aspetto relazionale e sentimentale. La donna riferisce di non avere mai avuto un ragazzo; sarebbe utile sapere il perché (si è innamorata ed è stata rifiutata oppure non si è mai innamorata?)inoltre, ha mai avuto esperienze sessuali?
Nel testo non si accenna ad eventuali amicizie della donna:ha degli amici con cui ha una vita sociale?
Ulteriore campo di approfondimento riguarda il contesto familiare.
Dal testo risulta che il padre è un uomo mite, affettuoso ma un po’ debole. Riterrei opportuno indagare che cosa intende la donna con l’aggettivo ‘debole’, se ad esempio imputa alle sue scarse capacità la crisi dell’azienda di famiglia e perché si rifiuta di lavorare ancora con lui. La madre invece viene descritta come severa, fredda, poco affettuosa e preoccupata del rispetto delle regole sociali. Come vive la donna la scarsa affettività della madre? Ha sempre avuto questo comportamento oppure no?
Anche la figlia, come la madre, dà importanza alle regole sociali?
Inoltre, che tipo di rapporti ha con il fratello e la sorella minori?
Dopo aver effettuato questi approfondimenti, riterrei opportuno somministrare alla donna dei test psicodiagnostici, nello specifico l’MMPI-2, per un inquadramento della struttura di personalità e la EDI-2, per la valutazione dei sintomi comunemente associati all’anoressia nervosa. Questo ultimo test si rivela utile per le indicazioni del trattamento e per una valutazione successiva in itinere.
Escluse possibili condizioni mediche, uso di sostanze che possono influire sulla sintomatologia , se dagli approfondimenti effettuati edai test somministrati venisse confermata la diagnosi di anoressia nervosa, proporrei (se i membri della famiglia e la paziente sono d’accordo) un invio per una terapia sistemico-relazionale,con l’obbiettivo di far emergere eventuali sottoinsiemi familiari ed alleanze tra i membri, favorire lo svincolo e l’individuazione dei membri del sistema, rafforzare la figura paterna se è marginale e sostituire regole disfunzionali con regole maggiormente funzionali per ripristinare un’omeostasi familiare non più patologica.
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
allora, ho appena finito l'altro caso, ve lo invio..l'ho fatto velocemente (un'ora circa) perciò siate clementi..
La paziente, una giovane donna di 25 anni, viene inviata dallo psicologo da un medico endocrinologo per un problema di amenorrea secondaria.
Inizialmente,Dato che l’invio è stato effettuato da terzi, riterrei opportuno indagare la reale motivazione della donna ad intraprendere un possibile percorso terapeutico e quali sono le aspettative che nutrirebbe a tal riguardo.
Riterrei opportuno anche sapere se è la prima volta che la donna affronta un percorso terapeutico e, in caso affermativo, per quale tipo di problematica e che esito ha avuto tale percorso.
Per la formulazione di una possibile ipotesi diagnostica, farò riferimento al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 4-tr).
In base alle poche informazioni riportate, in via del tutto provvisoria, riterrei plausibile una ipotetica diagnosi di disturbo alimentare, nello specifico anoressia nervosa. Sappiamo infatti che la donna presenta amenorrea, è molto magra, preoccupazione per l’aspeto fisico, cura del proprio corpo, grande impegno in attività sportive; inoltre la paziente stessa riferisce di mangiare molto poco e mai a tavola con la famiglia. Inoltre riferisce che le capita spesso di abbuffarsi la sera tardi di dolci e cioccolatini.
Per avere una conferma alla ipotetica diagnosi di anoressia nervosa, riiterrei necessari una serie di ulteriori colloqui di approfondimento, nonché la somministrazione alla donna di particolari test psicodiagnostici.
Per quanto riguarda il primo aspetto, fondamentale è sapere a mio avviso da quanto tempo è presente l’amennorrea secondaria e avere una stima del peso della donna (sapere se ha un peso inferiore al peso normale ).
Fondamentale anche indagare come valuta il suo peso (se si ritiene magra oppure no) e come valuta anche il suo aspetto fisico.
La ragazza si impegna molto in attività sportiva e nella cura del corpo; sarebbe importante indagare se lo fa per piacere e si ritiene soddisfatta degli sforzi che fa oppure no. Inoltre, quanto tempo dedica alla cura del corpo e all’attività fisica?
Riferisce che durante l’adolescenza è stata in sovrappeso: ha iniziato diete drastiche per dimagrire? Il dimagrimento in quanto tempo è avvenuto?
Perché si rifiuta di mangiare a tavola con la famiglia e soprattutto perché rifiuta il cibo che la madre prepara? Le abbuffate serali di dolci e cioccolatini con che frequenza avvengono e da quanto tempo?
Riterrei opportuno anche valutare maggiormente l’aspetto relazionale e sentimentale. La donna riferisce di non avere mai avuto un ragazzo; sarebbe utile sapere il perché (si è innamorata ed è stata rifiutata oppure non si è mai innamorata?)inoltre, ha mai avuto esperienze sessuali?
Nel testo non si accenna ad eventuali amicizie della donna:ha degli amici con cui ha una vita sociale?
Ulteriore campo di approfondimento riguarda il contesto familiare.
Dal testo risulta che il padre è un uomo mite, affettuoso ma un po’ debole. Riterrei opportuno indagare che cosa intende la donna con l’aggettivo ‘debole’, se ad esempio imputa alle sue scarse capacità la crisi dell’azienda di famiglia e perché si rifiuta di lavorare ancora con lui. La madre invece viene descritta come severa, fredda, poco affettuosa e preoccupata del rispetto delle regole sociali. Come vive la donna la scarsa affettività della madre? Ha sempre avuto questo comportamento oppure no?
Anche la figlia, come la madre, dà importanza alle regole sociali?
Inoltre, che tipo di rapporti ha con il fratello e la sorella minori?
Dopo aver effettuato questi approfondimenti, riterrei opportuno somministrare alla donna dei test psicodiagnostici, nello specifico l’MMPI-2, per un inquadramento della struttura di personalità e la EDI-2, per la valutazione dei sintomi comunemente associati all’anoressia nervosa. Questo ultimo test si rivela utile per le indicazioni del trattamento e per una valutazione successiva in itinere.
Escluse possibili condizioni mediche, uso di sostanze che possono influire sulla sintomatologia , se dagli approfondimenti effettuati edai test somministrati venisse confermata la diagnosi di anoressia nervosa, proporrei (se i membri della famiglia e la paziente sono d’accordo) un invio per una terapia sistemico-relazionale,con l’obbiettivo di far emergere eventuali sottoinsiemi familiari ed alleanze tra i membri, favorire lo svincolo e l’individuazione dei membri del sistema, rafforzare la figura paterna se è marginale e sostituire regole disfunzionali con regole maggiormente funzionali per ripristinare un’omeostasi familiare non più patologica.
:lode::lode::lode::lode::lode::lode::lode::lode::l ode::lode::lode::lode::lode::lode:
..e non aggiungo altro...
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
psycomamma
Raga..attenzione...:
ero sul sito dell'ordine, e sono andata a vedere le norme su privacy e consenso informato: c'è scritto che secondo la legge ... al momento della raccolta dati bisogna far firmare il consenso e l'informativa sulla privacy...ora...l'articolo era stato scritto dal puccioni, segretario dell'ordine nonchè membro della commissione....che dite, si fa bella figura se all'inizio del compito, si fa un discorso tipo: " sarebbe opportuno, prima di procedere alla raccolta dei dati necessari agli approfondimenti, presentare al paziente il modulo x consenso informato e x la privacy" o una roba del genere...che dite???
boh...non lo scrive nessuno....e ti dirò: non ho mai sentito nessuno andare dallo psicologo e dire che aveva firmato un foglio sulla privacy....
ho finito ora di leggere il tuo:
1.complimenti per il discorso sull'autostima (io non me lo ricordavo...)
2.volevo chiederti: cos'è il test che somministri successivamente
3. l'invio terapeutico...beh io metterei solo il sistemico familiare magari argomentandolo un pò meglio
hai letto il mio?
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
boh...non lo scrive nessuno....e ti dirò: non ho mai sentito nessuno andare dallo psicologo e dire che aveva firmato un foglio sulla privacy....
ho finito ora di leggere il tuo:
1.complimenti per il discorso sull'autostima (io non me lo ricordavo...)
2.volevo chiederti: cos'è il test che somministri successivamente
3. l'invio terapeutico...beh io metterei solo il sistemico familiare magari argomentandolo un pò meglio
hai letto il mio?
eheh..nion l'hai visto il mio commento?
x i moduli: è una legge del 2007, il puccioni ha fatto un articolo in cui ci insiste parecchio, e mi sembra che sia abbastanza attento alle leggi..era nel link delle cose da sapere x l'orale...quando ero all'asl x il tirocinio facevo firmare io quei moduli..dovrebbero essere anche x i privati, magari glielo chiediamo!!
quel test che ho trovato era sul moderato ( l'unica cosa buona insieme ai test x le demenze!)..più che altro è un indagine ad ampio spettro sulla famiglia che fornisce anche degli stili (invischiata...ecc), indaga la comunicazione, i rapporti con l'esterno, l'espressione delle emozioni, come la fam.vede gli altri nel contesto, prova a cercare su google..io nn ho lo scanner sennò te lo mandavo, xè sono diverse pagine
si, le terapie le ho buttate lì xchè c'era un emergenza!!!!e poi...chedduep....baaastaaaa voglio andare in pisciinaa!
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
intanto vi posto un altro caso:
Ragazzo di 21 anni, diploma di scuola superiore, figlio unico. Circa un anno fa, mentre era alla guida della sua auto ebbe una crisi improvvisa, con ansia, tachicardia, sudorazione fredda, tremore, forte disagio e paura di morte imminente. Da allora episodi analoghi si sono presentati ad intervalli irregolari e come la prima volta senza motivi apparenti. Da qualche mese si è ritirato in casa, ha lasciato la ragazza, non ha contatti con gli amici e nessun interesse esterno. Il giorno dorme molto e trascorre gran parte della notte al computer o immerso nella lettura di libri di guerra. La madre, già manager di una azienda, viene descritta dal figlio come una donna forte, molto capace ed efficiente e molto protettiva nei suoi confronti. Il padre come un uomo brillante in società e quasi assente in famiglia. Il giovane racconta che ebbe la prima crisi durante il viaggio di ritorno a casa dopo il soggiorno di qualche mese in un'altra città e che durante la sua assenza i genitori avevano avuto una grossa crisi coniugale di cui era stato informato solo qualche giorno prima del suo rientro in famiglia. si dimostra distaccato da tutto e a tratti aggressivo. I genitori sono preoccupati, la madre tende a proteggerlo, giustificarlo, il padre infastidito dimostra invece una scarsa disponibilità. Il candidato esprima una propria valutazione del caso, formuli una ipotesi diagnostica, indichi strumenti di approfondimento e un'eventuale programma terapeutico.
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
psycomamma
:lode::lode::lode::lode::lode::lode::lode::lode::l ode::lode::lode::lode::lode::lode:
..e non aggiungo altro...
allora, cara la mia psycomamma, non avevamo detto di andar giù duro con le critiche?
a parte che io sono la più severa critica di me stessa, non esageriamo dài, che poi mi monto la testa e non è il caso...
mi mancano da schematizzare le parti sulle demenze e i disturbi sessuaali, poi ripassare tutti i disturbi....messa bene eh?:argh:
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
ma sei stata bravissima!!!! io mi sto ripassando il dsm + che altro i criteri temporali...poi t porto il manuale illustrato che usato x la tesi, eh!!!! disegni mooolto espliciti (ma è x cura! ) degli anni 70..ahaha! venerdi te lo porto davvero! vedessi che faccia faceva la gente quando lo studiavo sul treno..perchè anche la copertina...:P ora nn ce la faccio a fare il caso, proverò più tardi!
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
io mi sto seriamente preoccupando per la mia salute psicofisica: venerdì mattina a firenze, in cento in un'aula, con questa temperatura (se non peggio), senza aria condizionata e le porte sprangate....non ce la posso fare....
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
help: per la terapia del disturbo paranoide di personalià che avete messo?
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
CHIARA09
Ciao Ragazze come sempre non vi stò dietro. Siete bravissime. Le ore l'altra sessione erano 3. Io non ho ancora capito come organizzare il caso se mettere prima analisi della domanda e approfondimenti sulla storia personale e poi la mia ipotesi diagnostica e dopo altri approfondimenti/test da fare e diagnosi diff. o se mettere prima diagnosi e poi approfondimenti? aiuto manca pochissimo
ti ricordi per caso se c'era anche un limite di pagine??
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
Almaviva
Ma qualcuno ha dato esami con Cionini?Molto probabilmente avevano scritto i testi prima che lui rinunciasse all'incarico...
I testi di esame vengono scritti la stessa mattina dell'esame!
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
help: per la terapia del disturbo paranoide di personalià che avete messo?
mah...anche x il paranoide vale un po' lo stesso discorso del borderline...non si ottengono grandi risultati e la terapia è difficile x la sospettosità del paziente; l'alleanza terapeutica è difficile da ottenere xè sono sempre sulla difensiva..secondo me, al solito, terapia supportivo-espressiva, e cognitivo-comportamentale x pensieri disfunzionali..comunque i disturbi di xsonalità non sono facili da curare, e raramente si arriva a una guarigione, ma a un miglioramento dello stile del paziente, non di più!!( almeno così dice il davison e neale!!)
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
buongiorno ragazze! stamani si latita...:morning::morning:che sonno!! sorelle agitate, stanotte...spero non lo siano anche stasera!
oggi pomeriggio provo a postare l'ultimo caso..ripasso del dsm..ecciao!!!!!
speriamo che ci capiti un caso "da manuale", tipo "il signor x si presenta al colloquio saltellando su una gamba sola alternando le mattonelle, ogni tre mattonelle fa una giravolta tornando indietro di un passo:asd::asd:...."
mamma mia....non vedo l'ora che sia domani pomeriggio..:summer: a dopo ciao a tutte!
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
Spappara
I testi di esame vengono scritti la stessa mattina dell'esame!
Ah... mi avevano detto che li avevano già scritti, ma meglio così!!!Grazie...
Ragazze...forza eh che ce la facciamo!!!!In bocca al lupo a tutte!!!!
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
psycomamma
buongiorno ragazze! stamani si latita...:morning::morning:che sonno!! sorelle agitate, stanotte...spero non lo siano anche stasera!
oggi pomeriggio provo a postare l'ultimo caso..ripasso del dsm..ecciao!!!!!
speriamo che ci capiti un caso "da manuale", tipo "il signor x si presenta al colloquio saltellando su una gamba sola alternando le mattonelle, ogni tre mattonelle fa una giravolta tornando indietro di un passo:asd::asd:...."
mamma mia....non vedo l'ora che sia domani pomeriggio..:summer: a dopo ciao a tutte!
buongiorno psycomamma! anche per me nottataccia con la bimba.
stamani alle sette ero alzata per cominciare l'ultimo giorno di tour deforce ma , stranamente, anche lei si è svegliata quindi sono qui che con una mano scrivo il caso e con l'altra gioco con lei.....
per fortuna alle nove asilo!!!!!
appena finito il caso del ragazzo ventunenne postato ieri ve lo mando....
ciao a dopo (vado a cambiarle il pannolino.......)
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
i testi dell'esame per legge devono essere scritti la mattina della prova.
Citazione:
Originalmente inviato da
Almaviva
Ma qualcuno ha dato esami con Cionini?Molto probabilmente avevano scritto i testi prima che lui rinunciasse all'incarico...
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
se ci mettono nelle aule 2-3 l'aria condizionata c'è anche se funziona poco :)
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
io mi sto seriamente preoccupando per la mia salute psicofisica: venerdì mattina a firenze, in cento in un'aula, con questa temperatura (se non peggio), senza aria condizionata e le porte sprangate....non ce la posso fare....
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
ciao psycodramma e grazie per il consiglio ora provo a buttarmi giù una scaletta con le domande etc da fare x il caso e poi via a lavoro.
che questa ultima giornata di studiao sia produttiva:):Ops:
Citazione:
Originalmente inviato da
psycomamma
ma sei stata bravissima!!!! io mi sto ripassando il dsm + che altro i criteri temporali...poi t porto il manuale illustrato che usato x la tesi, eh!!!! disegni mooolto espliciti (ma è x cura! ) degli anni 70..ahaha! venerdi te lo porto davvero! vedessi che faccia faceva la gente quando lo studiavo sul treno..perchè anche la copertina...:P ora nn ce la faccio a fare il caso, proverò più tardi!
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
vi posto il caso del ragazzo di 21 anni che avevo inviato ieri...un pò buttato via all'ultimo perchè volevo finire e andare a ripassare...come al solito aspetto vostre notizie!
Il caso presentato riguarda un giovane di 21 anni che circa un anno fa ha avuto una crisi improvvisa con ansia , tachicardia, sudorazione fredda, tremore, disagio e paura di morte imminente.
Dal testo non emerge se il ragazzo si sia presentato spontaneamente dallo psicologo oppure su invio di qualcuno (medico di basi, familiari, amici…). Sarebbe opportuno a mio avviso come prima cosa chiarire questo punto, per capire quale sia la reale motivazione del soggetto ad intraprendere un possibile percorso terapeutico e sondare le sue eventuali aspettative nei confronti di questo.
Inoltre, riterrei opportuno perché il soggetto ha deciso di presentarsi proprio ora da un esperto, dato che la sintomatologia si è presentata un anno fa.
Importante, a mio avviso, anche sapere se questo tipo di sintomatologia (o anche un altro tipo) si è presentata precedentemente e se il ragazzo ha chiesto un aiuto specialistico (in caso affermativo, che tipo di aiuto, che esito ha avuto).
In seguito, iul ragazzo riporta che episodi simili si sono presentati ad intervalli regolari con la stessa sintomatologia della prima volta. Inoltre, da alcuni vi è stata una chiusura da parte sua nei confronti degli amici, della ragazza e del mondo esterno in generale.
Il giorno lo trascorre dormendo e la notte leggendo libri di guerra o davanti al computer. Inoltre, il testo riporta che il ragazzo si dimostra distaccato da tutti e a volte aggressivo.
Nel formulare una possibile ipotesi diagnostica farò riferimento al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM4-tr).
In base alle informazioni riportate nel testo, in via del tutto provvisoria, riterrei opportuno formulare una diagnosi di disturbo d’ansia, nello specifico, disturbo di attacco di panico. Successivamente, il ragazzo sembrerebbe aver sviluppato un comportamento di rutiro sociale che potrebbe far pensare ad un ritiro sociale, quindi ad un disturbo di attacchi di panico con agorafobia .
Riterrei opportuno, al fine di giungere ad una diagnosi più attendibile, programmare una serie di incontri con il ragazzo per approfondire alcuni aspetti fondamentali della sua vita ed eventualmente sottoporlo ad alcuni test psicodiagnostici specifici.
Per quanto riguarda il primo aspetto, innanzitutto fondamentale sarebbe indagare gliu antecedenti del primo attacco di panico: se era solo mentre guidava, a cosa stava pensando, quale era il suo umore.
Successivamente, dal momento che il ragazzo riferisce di aver avuto altri episodi analoghi, sapere di preciso quanti e con quale frequenza; se il ragazzo ha sviluppato una forma di ansia anticipatoria in conseguenza a ciò .
Inoltre il suo ritiro sociale a che cosa è dovuto? Perché ha lasciato la ragazza e interrotto il contatto con gli amici?
Prima usciva regolarmente? Aveva una soddisfacente vita sociale?
Nel testo non viene esplicitato qual è l’occupazione attuale del ragazzo dopo il conseguimento del diploma: ha continuato gli studi? Lavora?ha interrotto gli studi o il lavoro in conseguenza della sintomatologia? Inoltre, qual è il motivo del suo soggiorno di alcuni mesi in un’altra città?
Fondamentale anche indagare maggiormente la relazione con la famiglia: la madre viene descritta come una donna forte, brillante, capace ed efficiente e, cosa a mio avviso da tenere ben presente, molto protettiva nei confronti del figlio. In cosa si traduce la sua protettività? Come vive il ragazzo questo aspetto della loro relazione?
È sempre stata così oppure questo aspetto è venuto fuori in concomitanza con la sintomatologia del figlio?
Il padre viene descritto come un uomo brillante in società ma assente in famiglia.; mentre la madre si dimostra preoccupata per il ragazzo e tende a proteggerlo (da chi o da che cosa?) e a giustificarlo (per cosa? Nei confronti di chi?), il padre dimostra una scarsa disponibilità. Importante sarebbe anche indagare come vive il figlio il distacco e l’assenza del padre nei suoi confronti e nei confronti del nucleo familiare.
Ancora: il ragazzo riferisce di essere stato informato pochi giorni prima del suo rientro in fami glia di una grossa crisi coniugale che i genitori avevano avuto durante la sua assenza. Come ha vissuto questa notizia? È stata per lui inaspettata oppure no?
Perché è stato informato in ritardo e non subito?
Inoltre, indagherei anche l’aggressività che il ragazzo dimostra in alcuni momenti: verso chi è diretta? Si tratta di una aggressività verbale o anche fisica? Aceca mai mostrato in precedenza una condotta simile?
Per quanto riguarda il possibile approfondimento tramite l’utilizzo di test psicodiagnostici, proporrei la somministrazione dell’MMPI-2, con particolare attenzione alle scale A e Anx, e lo STAi-Y, per una misura dell’ansia di stato e dell’ansia di tratto.
Una volta escluse possibili condizioni mediche e l’uso di sostanze da parte del ragazzo, se attraverso gli approfondimenti ed i test venisse confermato il disturbo di attacco di panico, proporrei l’invio ad un terapeuta per una terapia di tipo cognitivo comportamentale, con lo scopo di analizzare i pensieri e comportamenti disfunzionali del ragazzo per poterli sostituire con pensieri maggiormente razionali, che gli permettano(mediante l’utilizzo di opportune tecniche) di gestire l’ansia e i possibili attacchi di panico.
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
CHIARA09
ciao psycodramma e grazie per il consiglio ora provo a buttarmi giù una scaletta con le domande etc da fare x il caso e poi via a lavoro.
che questa ultima giornata di studiao sia produttiva:):Ops:
ahahahahah:asd:...lapsus freudiano?:argh:
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
:asd: non so se è un lapsus, se è la stanchezza o se sono io che sono stonata.:yahoo:
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
ahahahahah:asd:...lapsus freudiano?:argh:
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
ragazze, fin0ora la commissione mi è sembrata abbastanza clemente...speriamo che continui così fino alla fine:gl::gl::gl::gl::gl::gl::gl::gl::gl::gl:
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
Ma l'ipotesi differenziale? devo dire che ti vengono bene. Bravissima.:):mano:
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Originalmente inviato da
tobbbino
vi posto il caso del ragazzo di 21 anni che avevo inviato ieri...un pò buttato via all'ultimo perchè volevo finire e andare a ripassare...come al solito aspetto vostre notizie!
Il caso presentato riguarda un giovane di 21 anni che circa un anno fa ha avuto una crisi improvvisa con ansia , tachicardia, sudorazione fredda, tremore, disagio e paura di morte imminente.
Dal testo non emerge se il ragazzo si sia presentato spontaneamente dallo psicologo oppure su invio di qualcuno (medico di basi, familiari, amici…). Sarebbe opportuno a mio avviso come prima cosa chiarire questo punto, per capire quale sia la reale motivazione del soggetto ad intraprendere un possibile percorso terapeutico e sondare le sue eventuali aspettative nei confronti di questo.
Inoltre, riterrei opportuno perché il soggetto ha deciso di presentarsi proprio ora da un esperto, dato che la sintomatologia si è presentata un anno fa.
Importante, a mio avviso, anche sapere se questo tipo di sintomatologia (o anche un altro tipo) si è presentata precedentemente e se il ragazzo ha chiesto un aiuto specialistico (in caso affermativo, che tipo di aiuto, che esito ha avuto).
In seguito, iul ragazzo riporta che episodi simili si sono presentati ad intervalli regolari con la stessa sintomatologia della prima volta. Inoltre, da alcuni vi è stata una chiusura da parte sua nei confronti degli amici, della ragazza e del mondo esterno in generale.
Il giorno lo trascorre dormendo e la notte leggendo libri di guerra o davanti al computer. Inoltre, il testo riporta che il ragazzo si dimostra distaccato da tutti e a volte aggressivo.
Nel formulare una possibile ipotesi diagnostica farò riferimento al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM4-tr).
In base alle informazioni riportate nel testo, in via del tutto provvisoria, riterrei opportuno formulare una diagnosi di disturbo d’ansia, nello specifico, disturbo di attacco di panico. Successivamente, il ragazzo sembrerebbe aver sviluppato un comportamento di rutiro sociale che potrebbe far pensare ad un ritiro sociale, quindi ad un disturbo di attacchi di panico con agorafobia .
Riterrei opportuno, al fine di giungere ad una diagnosi più attendibile, programmare una serie di incontri con il ragazzo per approfondire alcuni aspetti fondamentali della sua vita ed eventualmente sottoporlo ad alcuni test psicodiagnostici specifici.
Per quanto riguarda il primo aspetto, innanzitutto fondamentale sarebbe indagare gliu antecedenti del primo attacco di panico: se era solo mentre guidava, a cosa stava pensando, quale era il suo umore.
Successivamente, dal momento che il ragazzo riferisce di aver avuto altri episodi analoghi, sapere di preciso quanti e con quale frequenza; se il ragazzo ha sviluppato una forma di ansia anticipatoria in conseguenza a ciò .
Inoltre il suo ritiro sociale a che cosa è dovuto? Perché ha lasciato la ragazza e interrotto il contatto con gli amici?
Prima usciva regolarmente? Aveva una soddisfacente vita sociale?
Nel testo non viene esplicitato qual è l’occupazione attuale del ragazzo dopo il conseguimento del diploma: ha continuato gli studi? Lavora?ha interrotto gli studi o il lavoro in conseguenza della sintomatologia? Inoltre, qual è il motivo del suo soggiorno di alcuni mesi in un’altra città?
Fondamentale anche indagare maggiormente la relazione con la famiglia: la madre viene descritta come una donna forte, brillante, capace ed efficiente e, cosa a mio avviso da tenere ben presente, molto protettiva nei confronti del figlio. In cosa si traduce la sua protettività? Come vive il ragazzo questo aspetto della loro relazione?
È sempre stata così oppure questo aspetto è venuto fuori in concomitanza con la sintomatologia del figlio?
Il padre viene descritto come un uomo brillante in società ma assente in famiglia.; mentre la madre si dimostra preoccupata per il ragazzo e tende a proteggerlo (da chi o da che cosa?) e a giustificarlo (per cosa? Nei confronti di chi?), il padre dimostra una scarsa disponibilità. Importante sarebbe anche indagare come vive il figlio il distacco e l’assenza del padre nei suoi confronti e nei confronti del nucleo familiare.
Ancora: il ragazzo riferisce di essere stato informato pochi giorni prima del suo rientro in fami glia di una grossa crisi coniugale che i genitori avevano avuto durante la sua assenza. Come ha vissuto questa notizia? È stata per lui inaspettata oppure no?
Perché è stato informato in ritardo e non subito?
Inoltre, indagherei anche l’aggressività che il ragazzo dimostra in alcuni momenti: verso chi è diretta? Si tratta di una aggressività verbale o anche fisica? Aceca mai mostrato in precedenza una condotta simile?
Per quanto riguarda il possibile approfondimento tramite l’utilizzo di test psicodiagnostici, proporrei la somministrazione dell’MMPI-2, con particolare attenzione alle scale A e Anx, e lo STAi-Y, per una misura dell’ansia di stato e dell’ansia di tratto.
Una volta escluse possibili condizioni mediche e l’uso di sostanze da parte del ragazzo, se attraverso gli approfondimenti ed i test venisse confermato il disturbo di attacco di panico, proporrei l’invio ad un terapeuta per una terapia di tipo cognitivo comportamentale, con lo scopo di analizzare i pensieri e comportamenti disfunzionali del ragazzo per poterli sostituire con pensieri maggiormente razionali, che gli permettano(mediante l’utilizzo di opportune tecniche) di gestire l’ansia e i possibili attacchi di panico.
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
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Originalmente inviato da
tobbbino
ragazze, fin0ora la commissione mi è sembrata abbastanza clemente...speriamo che continui così fino alla fine:gl::gl::gl::gl::gl::gl::gl::gl::gl::gl:
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CHIARA09
Ma l'ipotesi differenziale? devo dire che ti vengono bene. Bravissima.:):mano:
l'ipotesi differenziale la metto se chiesta esplicitamente nel testo (alcune volte viene richiesta ipotesi diagnostica e ipotesi differenziale).
in questo caso se richiesta avrei messo disturbo dell'umore, anche se secondo me il d. dell'umore più che in differenziale ci starebbe come comorbilità o come reazione al disturbo d'ansia.
comunque meglio non impelagarsi troppo....si rischia di pisciare fuori dal vaso (no so se mi sono spiegata!):jd:
-
Riferimento: Prova: Caso Clinico
:approved::approved::approved:
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
l'ipotesi differenziale la metto se chiesta esplicitamente nel testo (alcune volte viene richiesta ipotesi diagnostica e ipotesi differenziale).
in questo caso se richiesta avrei messo disturbo dell'umore, anche se secondo me il d. dell'umore più che in differenziale ci starebbe come comorbilità o come reazione al disturbo d'ansia.
comunque meglio non impelagarsi troppo....si rischia di pisciare fuori dal vaso (no so se mi sono spiegata!):jd:
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Riferimento: Prova: Caso Clinico
eccomi! ho piazzato le sorelle davanti alle winx ( ah, le odio le winx!); dunque:
si presenta al colloquio un ragazzo di 21 anni, riferendo da circa un anno la comparsa di episodi improvvisi, e ad intervalli regolari, caratterizzati da ansia...ecc...
dai dati del testo non emergono le modalità di invio (autoinvio, invio da parte del medico o familiari); sarebbe opportuno quindi specificare tale informazione, indagando il livello di motivazione e le aspettative riguardo al colloquio e ad un eventuale trattamento.
inoltre il ragazzo riferisce che da qualche mese si ritirato in casa dormendo e stando al computer per la maggior parte del tempo; sembra non avere amici nè contatti con l'esterno, riferisce di aver lasciato la fidanzata.
dai pochi dati a disposizione si potrebbe delineare , in via del tutto provvisoria, un'ipotetica diagnosi di disturbo d'ansia, nello specifico disturbo da attacchi di panico, eventualmenete specificando la presenza di agorafobia.
per avere un quadro più ampio sarebbero necessari ulteriori approfondimenti, che andassero ad indagare le areee fondamentali della vita del ragazzo (scuola-lavoro-famiglia-relazioni), a tal proposito proporrei una serie di incontri caratterizzati da colloqui ed eventuale somministrazione di test durante i quali approfondire:
-la storia dei sintomi: le modalità di insorgenza dei sintomi, indagando le circostanze della 1 comparsa ( la crisi dei genitori può aver contribuito all'insorgenza della crisi? il paz.forse si sentiva colpevole perchè lontano?), le modalità delle successive, indagando eventuali antecedenti favorenti la comparsa dei sintomi, il vissuto emotivo del ragazzo nei confronti dei sintomi, se ha sviluppato ansia anticipatoria, e le modalità x frvi fronte
-la storia individuale, anche medica, per escludere eventuali condizioni mediche o uso di sostanze, le modalità di educazione, e indagherei se l'aggressività è presente solo in famiglia
-la relazione con i familiari, approfondendo il significato che ha la percezione del paziente della madre come molto protettiva, contrapposta al padre, che sembra quasi infastidito dal problema del ragazzo (da approfondire meglio, ma ora tiro via!!)
- le relazioni interpersonali: si è ritirato a causa dell'ansia anticipatoria? ha paura di avere nuovi episodi in presenza di altri e si vergogna?, indagherei inoltre le circostanze per cui si è lasciato dalla fidanzata ( è dovuto alle sue crisi? o non ha più fiducia nell'amore e nel futuro a causa della cruisi coniugale dei genitori?
inoltre riterrei utile la somministrazione di test quali l'MMPI_2 prestando attenzione ai valori delle scale A e Anx, considerandole in rapporto all'eventuale elevazione di altre scale; inoltre STAI , specifico per indagare l'ansia di stato e tratto, e FRT x indagare come i familiari vedono il ragazzo, e come lui vede loro, e le loro relazioni
Se i risultati confermassero l'hp di partenza, allora si potrebbe tentare la diagnosi di disturbo da attacchi di panico con agorafobia ( visto il ritiro sociale)
se il paz.fosse d'accordo si potrebbe indirizzare verso una terapia cognitivo-comportamentale x la ristrutturazione di pensieri disfunzionali, gestione dell'ansia e dello stress e per un addestramento alle abilità sociali
finito!! tirato via tantissimo....tanti punti da approfondire e scrivere meglio, ma ora proprio non faccio in tempo!! spero:rolleyes: serva lo stesso!!