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Originariamente postato da Darkgianlu85
Allora adesso ci siamo spiegati del tutto, sull'argomento della psicologia e della scienza. Tu ci eri arrivato prima, ma scusami per me è un'importante scoperta, la sto affrontando adesso e sono contento di averne parlato con voi... E l'argomento non è così scontato!
Darkgianlu, sono contento che questa discussione sia servita a chiarirti le idee su questo punto: se tutti avessero chiare queste differenze la psicologia eviterebbe di essere al centro di molti fraintendimenti.
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Potresti prendere in parola il racconto del famoso psicoanalista e potremmo discuterci sopra, questo era il mio intento....Daltronde pure io ho preso in parola tante cose che mi avete detto senza averne controllato la verità di cui non ho mai dubitato, anche perchè avete parlato di cose molto più credibili che la trasmissione di pensiero.
Sai qual è la differenza? Che le affermazioni che abbiamo fatto noi sono oggettive perchè trattano fenomeni ripetibili da chiunque in qualunque momento. I casi clinici che hai riportato, ovviamente, sono casi unici di quelle persone (non voglio dire che racconti simili non possono sussistere in futuro, ma che non è certo possibile prevedere quando, in una seduta psicoterapeutica, ci sarà di nuovo un racconto di quel tipo).
Se devo dare una spiegazione in termini di cosa è accaduto realmente, dando per scontata la buona fede del terapeuta, voglio puntualizzare che:
-da un lato, la verità verità/falsità dei ricordi in una terapia psicoanalitica, come ha scritto Letyzetta nella stanza di Clinica, non interessano al terapeuta: http://www.opsonline.it/forum/showth...?postid=396182
-a meno che non si possiedano i video degli eventi raccontati dal paziente, i ricordi del paziente sono soggetti a tutte quelle distorsioni che mette in atto la nostra memoria (che, come è stato dimostrato in molti esperimenti sulla testimonianza, a partire da quelli della Loftus- riguardano proprio il genere di dettagli cui fanno riferimento i pazienti). Stesso discorso vale per il ricordo del terapeuta (a meno che non si possiedano le registrazioni audio della seduta):
Detto ciò, assumiamo che le cose siano proprio andate come le hanno raccontate i pazienti e come ci riporta il terapeuta.
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Spesso le associazioni dell’analizzato, di frequente dopo un momento di barrage, ripartono proprio dai contenuti ideativi dell’analista senza che quest’ultimo abbia minimamente trasmesso in alcun modo, verbale o gestuale, l’informazione all’analizzato.
Ma che accada semplicemente per caso (o perché, ad entrambi, l’ultima cosa detta dal paziente genera gli stessi pensieri, cosa che accade frequentemente quando due persone passano molto tempo insieme e entrano ‘in sintonia’ l’uno con l’altro) non vi sembra una spiegazione più semplice? E’ ovvio che ci sembra una cosa straordinaria, e lì subito dobbiamo tirare in ballo, a posteriori, tutta una serie di spiegazioni sulla trasmissione del pensiero che, in contesti controllati, non sono mai stati dimostrati.
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A questo proposito dirò che il manifestarsi di fenomeni telepatici in seduta è direttamente proporzionale all’osservanza delle due regole speculari delle libere associazioni per l’analizzato e dell’ascolto fluttuante per l’analista.
Come si può fare un’affermazione del genere? Direttamente proporzionale? L’autore per affermare questo deve aver misurato l’osservanza delle due regole! Lo ha fatto? E se lo ha fatto, lo ha fatto in modo metodologicamente corretto?
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Un altro analizzato un giorno portò in seduta un sogno nella cui parte finale figurava la scena seguente: “Arriva un signore e ci comunica che nel suo giardino, confinante con la casa, un albero, forse un salice, sta morendo, e vuole sapere se noi ne abbiamo colpa”. Come spesso avviene, la seduta ebbe uno svolgimento che non consentì un lavoro sistematico di interpretazione del sogno. Ma nella seduta successiva, l’analizzato, visibilmente colpito, mi riferì che un suo cugino che risiedeva a più di mille chilometri di distanza e che non sentiva da mesi, gli aveva telefonato, il giorno dopo la seduta del sogno in oggetto, per lamentarsi dell’abbattimento di un albero, posto a confine tra le case di vacanza dei due cugini, deciso dalla sorella dell’analizzato a sua totale insaputa. E’ evidente che il sogno aveva veicolato nello psichismo dell’analizzato una informazione su un accadimento oggettivo che avveniva o era appena avvenuto a distanza.
Mi chiedo, quanti sogni facciamo e poi non si avverano? La statistica che abbiamo studiato all’università serve proprio per determinare se un fenomeno di questo tipo è un semplice caso oppure no. Da quanto mi risulta (ma se qualcuno è in possesso di altri dati, come sempre, ce lo dica), non è mai stato dimostrato che qualcuno fa sogni che riescono a prevedere un evento in modo statisticamente significativo (il discorso in ogni caso complesso e mi fermo per brevità).
Per quanto riguarda le due esperienze dettagliate, la mia spiegazione oggettiva si fonda su due principi (oltre le considerazioni sulla fallacia del ricordo che ho premesso):
-la consapevolezza di queste persone di vari problemi (come la salute dei familiari) che genera tensione e stress, che a loro volta condizionano i loro pensieri e il loro interpretare gli eventi in un certo modo;
-la pura casualità di certi eventi, che, data la predisposizione (vedi punto precedente) a interpretare gli eventi in un certo modo, vengono poi percepiti ricorrendo a spiegazioni differenti dal semplice caso.
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Trattasi di un analizzato che definiremmo normale (cioè esente da nuclei patogeni), con cultura scientifica universitaria, e fonte di assoluta affidabilità, che sta conducendo alcune sedute di richiamo a distanza di anni dalla fine della sua analisi personale.
Il fatto che abbia cultura scientifica universitaria non vuol dire niente. Chiunque, in contesti particolarmente emotigeni, può credere/farsi influenzere dalle circostanze senza avere la lucidità di pensare in modo lucido. Oltretutto poi si afferma che
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La sistemazione razionale data alla percezione era che "sentiva" i morti di famiglia che tentavano di dargli un avvertimento circa un pericolo incipiente.
Bella cultura scientifica (e il continuo ricorrere a spiegazioni non scientifiche ricorrerà sempre)
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Contemporaneamente la moglie dell’analizzato aveva provato delle strane sensazioni angosciose che qualcosa stesse accadendo all’anziana nonna.
La nonna è una donna anziana…non capita mai a nessuno di noi di preoccuparsi per gli anziani a noi cari?
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il portachiavi inizia a stillare gocce del tutto sovrapponibili nell’aspetto a sangue: la pelle del portachiavi è grondante di sangue.
È stato fatto analizzare? Era davvero sangue o era solo melma rossa, oppure residui di sporco che hanno tinto l’acqua di rosso?
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L’indomani, il padre dell’analizzato rimane vittima di un incidente stradale da cui riporta una estesa ferita lacero-contusa alla volta cranica che richiederà l’applicazione di sessantacinque punti di sutura e varie ferite soprattutto a carico del lato destro del corpo
Il fatto che si tratti di un puro caso non sfiora nessuno? Quante volte si hanno dei presentimenti su un qualche pericolo e poi non si avvera nulla? Ovviamente si avrà anche il caso in cui si ha il presentimento e qualcosa accade! Per affermare che queste correlazioni non sono frutto del caso, ci vogliono analisi statistiche!
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La stessa notte la sorella del padre dell’analizzato fa un sogno angoscioso in cui avverte una mano, staccata dal corpo, posata sulla spalla destra che la guida; come si vede un contenuto manifesto quasi del tutto sovrapponibile a quello della moglie dell’analizzato che si trova a più di mille chilometri di distanza. Il risveglio, per entrambe, si associa al distacco angoscioso del contatto della mano.
Idem con patate (per parafrasare Willy).
Sulla storia di Achille e Ulisse non mi dilungo, si possono fare gli stessi tipi di osservazioni (noto solo che negli studi sulla testimonianza, le affermazioni del tipo “mi ricordo dell’ora perché mi hanno colpito i rintocchi” sono le più tipiche di una ricostruzione a posteriori).
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In altra sede mi sono già espresso sulla necessità che gli studi universitari di Medicina e Psicologia si aprano, tanto per fare un esempio, alla fisica quantistica: non comprendo sinceramente il perché se le nozioni della relatività ristretta e della fisica dei campi vengono tenute in debita considerazione dagli scienziati della NASA o dell’Agenzia Spaziale Russa per progettare i loro vettori spaziali, non possano entrare nel bagaglio della formazione mentale del futuro medico o psicoterapeuta. […] D’altro canto condividiamo, come amo ripetere spesso, lo stesso disagio dei microfisici che studiano l’inconoscibile postulato dal principio di indeterminazione di Werner Heisemberg osservando le perturbazioni indirette che i campi subatomici determinano sugli oggetti materiali.
Nel mio piccolo, anche se non ho studiato fisica all’università, conosco la meccanica quantistica. Purtroppo ho l’impressione che questa branca della fisica, stia diventando più nota per gli abusi che se ne fanno che per i suoi usi. La meccanica quantistica si base su evidenze oggettive (riproducibili da tutti, etc), tutto quello di cui abbiamo parlato finora no.
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Per concludere, potete vedere, che non vi ho portato alcuna teoria definita che possa spiegare, in termini scientificamente accettabili, il fenomeno telepatico; credo però che il riscontro di fenomeni di trasmissione di informazioni al di fuori degli usuali canali meriti una sua dignità di studio, che la psicoanalisi possa offrire un fertile terreno di riflessione e che la scienza dovrebbe iniziare una ricerca sistematica, rispondente ai moderni criteri di scientificità, di tali fenomeni per sottrarli al dominio dell’occulto.
Organismi come il Cicap e lo Csicop lo stanno facendo. Hanno al momento riscontato qualcosa?
Se devo invece dare un parere sulle dinamiche messe in atto da queste sedute sono d’accordo con quanto detto da Willy:
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A Bergamo esiste una struttura gestita da religiosi nella quale esercitano due sacerdoti che sono anche psicoterapeuti. Sono bravi e capaci, ed hanno una notevole esperienza. Lavorano soprattutto con famiglie ed utilizzano una visione prevalentemente sistemica. Tuttavia, l'impronta religiosa si sente, a tal punto che i loro pazienti si "autoselezionano". La maggior parte delle famiglie che si rivolge a questo centro, infatti, è costituita da persone che aderiscono e praticano la religione cattolica. E, per loro, la forma di terapia praticata e il fatto che il terapeuta condivida con loro una fede religiosa è, in effetti, di grande utilità. Potremmo discutere sul fatto che questo rappresenti o meno una difesa inconscia (e qui ci vorrebbe lettyzetta... ), ma sarebbe un argomento valido anche per i terapeuti non credenti.
Insomma, ben venga la diversità. Per dirla alla Mao Zedong: "Che cento fiori nascano e cento scuole si confrontino...". L'importante, credo sia non perdere di vista il fatto che, in psicoterapia, non siamo lì per sostenere un punto di vista, ma per essere utili al paziente che ci troviamo di fronte in quel momento.
Voglio dire, in altri termini, che se il paziente crede a questi fenomeni, interpreta la realtà con queste chiavi di lettura, ben venga! Un conto è interpretare/credere/pensare a un ‘come se’, un altro è affermare che questi sono fatti. Comunque lascio queste riflessioni a chi si occupa di clinica e può fare considerazioni più interessanti.
Quindi d’accordissimo su “Intendo dire che le dinamiche messe in evidenza qui hanno una loro esistenza e dignità al di fuori delle spiegazioni fisiche, chimiche, mediche, ecc.....”, se per esistenza intendiamo l’esistenza di questo tipo di interpretazioni, non di fatti.