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evolution
Non credo che chi vada dallo psicoterapeuta vada per forza per la cura, ma ci può andare anche per una sua crescita o evoluzione.
Volevo essere chiaro che il counselor non può di fatto fare "prevenzione in qualche maniera della patologia" come dice rosablu.
Chi lo ha detto che il Counselor non può di fatto fare prevenzione?
A me, ad esempio, lo ha insegnato proprio una psicoterapeuta: "Abbiamo capito dopo molti anni che il Counseling ha una funzione preventiva della patologia"...
(Dirige i Corsi di una Scuola di psicoterapia a RM)
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i counselors non hanno l'esclusiva della crescita personale o dello stimolare le risorse, ma già da prima la psicologia se ne occupava. Ad esempio, nell'ambito della psicologia analitica, Garl Jung ha detto:"I regard it as the noblest task of psychotherapy in our times to untiringly serve the personal growth of the individual". Vorrei essere chiaro, detto terra a terra, non è che con il counseling si è inventata l'acqua calda.
I discorsi stimoliamo le risorse dell'individuo stimolando la sua crescita personale MENTRE con la psicoterapia si tratta la parte malata" non si dovrebbero fare, .
Ma non si scrive "Carl G. Jung"?
Anche se fosse "detto terra, terra" (in Italiano) e che "il Counseling si è inventato l'acqua calda" (in Italiano)...dov'è il problema per la psicoterapia e gli psicoterapeuti?
Questa è una discussione democratica, mi sembra, allora perchè scrivere "questi discorsi non si dovrebbero fare”?
Quale sarebbe la conseguenza?
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Non dimentichiamo che come monte ore di formazione lo psicoterapeuta fa in un anno quello che il counselor fa in 3 anni. Competenze diverse e livello di formazione diverso.
"Lo psicoterapeuta fa in un anno quello che il counselor fa in 3 anni"??
Ma non avevamo detto in questo 3d che le competenze erano nettamente differenti?
Quindi, il presupposto è questo:... che siano le stesse competenze solamente "diluite" in un Corso più lungo. Sei sicuro?? Dimmi dove.
Tra l'altro questo è un ottimo "perchè" al fatto che alcuni Counselor svolgono "attività psicoterapeutica"...perfetto il ragionamento non fa una piega!
A proposito - allora perchè dopo scrivi, invece, "competenze diverse ad un livello diverso"?
Hai ragione: c'è molta confusione - nel presupporre qualcosa (che si dà per vero)...per giungere artatamente alla conclusione voluta! E' un vecchio trucco.
Da ultimo:...allora, Ti chiedo, come mai al mio Corso di Counseling una psicoterapeuta mi ha insegnato al terzo anno (di sola Supervisione) a distinguere e fermarmi a un certo punto (questo in una marea di simulate) per non "sconfinare" nel territorio della psicoterapia??
Oltre ad avermi insegnato riferimenti precisi ai modelli rogersiano e analitico-transazionale (non faccio citazioni, perchè "non sono sufficienti"...!)
Porca...****** ...devo richiamare quella docente e dirLe che ha sbagliato tutto!!
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Scusa gli errori di ortografia, avrei dovuto rileggere.
Per quanto concerne la formazione, mi sono riferito al monte ore. Prendiamo una scuola di psicoterapia riconosciuta dal MIUR, che al suo interno faccia anche un corso di counseling. Vedremo che per la psicoterapia la formazione (per legge) non dovrà essere inferiore alle 2000 ore (500 ore all'anno). Vedremo che nel corso di counseling la formazione sarà di 500 ore nei tre anni.
Nel primo caso lo psicologo avrà alle spalle cinque anni di università e un anno di tirocinio.
Mi pare giusto partire dal fatto che i due corsi hanno una preparazione, anche come livello di preparazione, differente. Una è una specializzazione post universitaria, l'altro un corso.
Capisco che il counseling non possa sconfinare nella psicoterapia, mentre credo che nella pratica psicoterapeutica si possa integrare il counseling. Ovviamente lo psicoterapeuta si dovrà formare, magari come autodidatta, oppure attraverso corsi (magari di aggiornamento, che danno anche ECM).
Questo concetto era in risposta a rosablu quando diceva che le due cose erano distinte e le due figure non dovevano sconfinare.
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Per quanto concerne la formazione, mi sono riferito al monte ore. Prendiamo una scuola di psicoterapia riconosciuta dal MIUR, che al suo interno faccia anche un corso di counseling. Vedremo che per la psicoterapia la formazione (per legge) non dovrà essere inferiore alle 2000 ore (500 ore all'anno). Capisco che il counseling non possa sconfinare nella psicoterapia, mentre credo che nella pratica psicoterapeutica si possa integrare il counseling. Ovviamente lo psicoterapeuta si dovrà formare, magari come autodidatta, oppure attraverso corsi (magari di aggiornamento, che danno anche ECM).
A me questo sembra un gioco (AT) del "Mio meglio del tuo" alternato, quando qualcuno cerca di dare qualche spiegazione in più (perchè è la propria professione o meglio informato) a quello del "Sì...ma" ("Si può darsi, ma non basta...ecc.)
Almeno, qualche prova che l'AT esiste, c'è!
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A me questo sembra un gioco (AT) del "Mio meglio del tuo" alternato, quando qualcuno cerca di dare qualche spiegazione in più (perchè è la propria professione o meglio informato) a quello del "Sì...ma" ("Si può darsi, ma non basta...ecc.)
Almeno, qualche prova che l'AT esiste, c'è!
Esiste anche un livello in cui le argomentazioni che qualcuno avanza non sono sufficienti. Io ho posto alcune questioni precise che sono state completamente eluse, anche Gieko. In compenso, continuate ad interpretare secondo la vostra teoria di riferimento le nostre obiezioni, in termini di giochi (AT), la cosa curiosa è che succede anche in un'altra discussione con un utente che cerca di aver svelato i copioni inconsci di altri utenti che non la pensano come lui. Questo è un modo assai strano di discutere su di un argomento, anzi direi che è un modo per non discutere. Cerchiamo, se possibile, di restare sul livello epistemico e non sull'interpretazione selvaggia. Io, se possibile, aspetto risposte su almeno 2 questioni che mi rendono critico verso questa nuova professionalità. Gradirei, se possibile, una risposta nel merito, non sui giochi e sull'AT. Grazie! :asd:
Saluti,
ikaro
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ikaro78
Esiste anche un livello in cui le argomentazioni che qualcuno avanza non sono sufficienti. Io ho posto alcune questioni precise che sono state completamente eluse, anche Gieko. In compenso, continuate ad interpretare secondo la vostra teoria di riferimento le nostre obiezioni, in termini di giochi (AT), la cosa curiosa è che succede anche in un'altra discussione con un utente che cerca di aver svelato i copioni inconsci di altri utenti che non la pensano come lui. Questo è un modo assai strano di discutere su di un argomento, anzi direi che è un modo per non discutere. Cerchiamo, se possibile, di restare sul livello epistemico e non sull'interpretazione selvaggia. Io, se possibile, aspetto risposte su almeno 2 questioni che mi rendono critico verso questa nuova professionalità. Gradirei, se possibile, una risposta nel merito, non sui giochi e sull'AT. Grazie! :asd:
Le argomentazioni riportate sono state abbondanti...allora non sono sufficienti per chi? E rispetto a cosa?
Se Q/stracci sintetizza in maniera magistrale (rispetto allo spazio che ha utilizzato) il pensiero di Carl Rogers...quest'ultimo viene liquidato con un "è troppo vecchio perchè influenzato dalla Psicologia dell'Io"?
E prima era già stato svalutato con "ma risale agli anni Quaranta"!
Allora perchè erano state richieste più informazioni sul Modello perchè una citazione "non bastava"?
Stavamo riferendoci a Carl Rogers...mica a "Sai Baba"!!
L'epistemologia se è "studio critico della struttura logica e dei limiti di una scienza"...avevo già scritto che allora fosse "studio critico", che, se invece, dev'essere critica distruttiva, allora so farla anch'io verso il Modello psicoanalitico con modalità altrettanto pesanti!
Nell'ultimo mio intervento avevo rilevato un'ennesima contraddizione: si parla di monte ore e non di contenuti...ma che c'entrano le ore con i contenuti??
Uno psicoterapeuta fa 2000 ore...ma sono ore con contenuti di Counseling?
Perchè allora dovrebbe assimilare il Counseling con un solo Corso di aggiornamento o, addirittura, ("magari") da autodidatta?
Se l'ha già fatto... perchè dovrebbe "fare un Corso"?
Sulla presunzione di fare da "autodidatta"...a parte i casi che ho incontrato personalmente, beh mi sembra appunto presunzione.
Avevo letto che "gli psicologi non sono menti onniscienti".
Alcuni psicoterapeuti, invece, lo sono?
Non noti una "strana" circolarità in tutto questo che non porta da nessuna parte? Richiesta validità di un Modello?
Q/stracci riporta normativa, modus operandi del Counseling (che è esattamente come lo hanno insegnato a me) e Modelli citati e si liquida tutto nel modo che ho detto sopra.
Non è circolare tutto questo iter di discussione?
A me sembra proprio di sì.
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IT_Modeler
Le argomentazioni riportate sono state abbondanti...allora non sono sufficienti per chi? E rispetto a cosa?
Se Q/stracci sintetizza in maniera magistrale (rispetto allo spazio che ha utilizzato) il pensiero di Carl Rogers...quest'ultimo viene liquidato con un "è troppo vecchio perchè influenzato dalla Psicologia dell'Io"?
E prima era già stato svalutato con "ma risale agli anni Quaranta"!
Allora perchè erano state richieste più informazioni sul Modello perchè una citazione "non bastava"?
Stavamo riferendoci a Carl Rogers...mica a "Sai Baba"!!
L'epistemologia se è "studio critico della struttura logica e dei limiti di una scienza"...avevo già scritto che allora fosse "studio critico", che, se invece, dev'essere critica distruttiva, allora so farla anch'io verso il Modello psicoanalitico con modalità altrettanto pesanti!
Caro IT_Modeler, proprio perchè l'epistemolgia è lo studio critco della struttura logica e dei limiti della scienza, quanto è stato scritto finora è insufficiente. Se entriamo in questo punto di vista, infatti, discutiamo delle basi su cui si reggono i presupposti di una teoria scientifica e delle sue applicazioni. Per rimanere nell'esempio, l'affermazione di Rogers secondo cui ogni cliente ha delle risorse personali rappresenta una teoria. Ma dal punto di vista epistemico ci possiamo chiedere: in base a quali elementi questa teoria è riscontrabile? queste osservazioni sono confrontabili con altre provenienti da altri campi del sapere? in che contesto sono nate? quanto ha avuto peso il contesto? In base alle risposte si può osservare se una data teoria è epistemicamente forte o debole.
Se vogliamo discutere alcuni assunti della psicoanalisi, tanto per non essere monotematici, si può vedere come alcuni concetti della teoria freudiana trovino un riscontro, mentre altri no. Ad esempio i concetti di "coazione a ripetere" o di "resistenza" trovano un buon riscontro nella teoria dei sistemi dinamici non lineari, dove si parla di "attrattori" per indicare alcuni elementi che rendono ricorsivo il sistema. Si va, cioè, nella direzione di una verifica extraclinica che rafforza la teoria. Al contempo il concetto di "libido" come forza o energia causalmente determinante nella formazione della patologia (il famoso pansessualismo freudiano) non ha trovato riscontri sufficienti per essere sostenuta a livello epistemico. Per questo motivo nel corso dello sviluppo della teoria psicoanalitica ha trovato sempre meno posto fino a teoresi moderne (come la psicoanalisi relazionale o i modelli di campo psicoanalitico) dove non è più considerato.
Non è mia intenzione negare i meriti di Rogers, quindi. Sono convinto però che anche nell'ambito del counselling ci siano state verifiche, ragionamenti, rivisitazioni dei concetti di base che sono andati oltre le considerazioni dei fondatori e che sono epistemicamente più approfonditi. E' questo il livello a cui mi interesserebbe dialogare.
Se desideri poi si può parlare dell'epistemologia psicoanalitica, nella stanza di psicoterapie ci sono diversi thread sull'argomento e personalmente non mi sono mai tirato indietro neanche alle critiche più pesanti.
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IT_Modeler
Nell'ultimo mio intervento avevo rilevato un'ennesima contraddizione: si parla di monte ore e non di contenuti...ma che c'entrano le ore con i contenuti??
Uno psicoterapeuta fa 2000 ore...ma sono ore con contenuti di Counseling?
Perchè allora dovrebbe assimilare il Counseling con un solo Corso di aggiornamento o, addirittura, ("magari") da autodidatta?
Se l'ha già fatto... perchè dovrebbe "fare un Corso"?
Sulla presunzione di fare da "autodidatta"...a parte i casi che ho incontrato personalmente, beh mi sembra appunto presunzione.
Avevo letto che "gli psicologi non sono menti onniscienti".
Alcuni psicoterapeuti, invece, lo sono?
Per quanto mi riguarda avevo già risposto. Mi sembra che questa sia la parte di discussione veramente sterile perchè è chiaro che la formazione non dipende solo ed unicamente dal numero di ore, che ci sono percorsi di formazione in counselling seri e psicoterapeuti non seri. Ma la discussione epistemologica non ha nulla a che vedere con questioni esterne e burocratiche, su cui mi pare inutile insistere.
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IT_Modeler
Non noti una "strana" circolarità in tutto questo che non porta da nessuna parte? Richiesta validità di un Modello?
Q/stracci riporta normativa, modus operandi del Counseling (che è esattamente come lo hanno insegnato a me) e Modelli citati e si liquida tutto nel modo che ho detto sopra.
Non è circolare tutto questo iter di discussione?
A me sembra proprio di sì.
Lo trovo circolare anche io ma non mi sembra corretto addurne le cause solo a noi "critici". Da parte mia posso pensare di essermi spiegato male, di avere introdotto un livello di discussione difficile e che non tutti "masticano" - più che legittimamente, visto che non è mica un obbligo interessarsi di epistemologia! -, o che magari non hanno mai affrontato l'argomento. Da parte vostra questo può essere stato percepito come un attacco ed aver determinato l'elusione alle domande.
Ripeto che nulla obbliga a rispondere, tuttavia se la discussione continua sarebbe bene uscire dall'impasse che si è creata.
Saluti
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Le argomentazioni riportate sono state abbondanti...allora non sono sufficienti per chi? E rispetto a cosa?
Se Q/stracci sintetizza in maniera magistrale (rispetto allo spazio che ha utilizzato) il pensiero di Carl Rogers...quest'ultimo viene liquidato con un "è troppo vecchio perchè influenzato dalla Psicologia dell'Io"?
E prima era già stato svalutato con "ma risale agli anni Quaranta"!
Allora perchè erano state richieste più informazioni sul Modello perchè una citazione "non bastava"?
Stavamo riferendoci a Carl Rogers...mica a "Sai Baba"!!
Rispetto a Carl Rogers e l'idea di counselling io ho scritto:
Ma vedi, nella definizione di counselling che dai, citando Rogers, qual è la differenza tra counselling e psicoterapia? Forse la psicoterapia, non si occupa di individui ma di problemi? (Il che sarebbe ancora più paradossale, senza considerare che molti counsellors dicono il contrario: "risposte specifiche a problemi specifici" si leggeva proprio su OPS). Ora, Rogers parlava di counselling psicologico nel 1942, noi stiamo parlando di counsellors nel 2009, a me non pare una cosa di poco conto, per quel che mi riguarda la definizione di counselling quale si evince dalla citazione di Rogers è psicoterapia a tutti gli effetti.
E ancora:
La definizione di Rogers, del 1942, non può essere presa come argomento critico secondo me, proprio perchè nasce in un contesto diverso da quello attuale e sembrerebbe adatta a quel tipo di counselling che oggi chiameremmo psicologico (e già su questo potremmo discuterne, come del resto abbiamo già fatto in altre discussioni). Si tratta pertanto di rileggere Rogers alla luce dell'attuale sistema formativo italiano (magari confrontandolo con quello anglosassone, visto che la discussione è nata da qui) e chiedersi se sia una Scuola di Counselling l'istanza formativa più idonea o una Scuola di Psicoterapia ispirata al modello rogersiano.
Quindi, come vedi, non ne facevo una questione di teoria superata o meno, ma una questione di formazione rispetto a quella teoria. E chiedevo qual è la differenza tra counselling, counselling psicologico e psicoterapia. Nel modello di riferimento a cui ti richiami, s'intende.
Citazione:
L'epistemologia se è "studio critico della struttura logica e dei limiti di una scienza"...avevo già scritto che allora fosse "studio critico", che, se invece, dev'essere critica distruttiva, allora so farla anch'io verso il Modello psicoanalitico con modalità altrettanto pesanti!
Falla allora! Occhio solo a non scrivere castronerie...
Citazione:
Nell'ultimo mio intervento avevo rilevato un'ennesima contraddizione: si parla di monte ore e non di contenuti...ma che c'entrano le ore con i contenuti??
Uno psicoterapeuta fa 2000 ore...ma sono ore con contenuti di Counseling?
Perchè allora dovrebbe assimilare il Counseling con un solo Corso di aggiornamento o, addirittura, ("magari") da autodidatta?
Non mi pare di aver mai fatto riferimento al monte ore, mi pare di aver centrato il discorso sui contenuti, ma magari mi sbaglio. Mi fai vedere dove? Poi ho posto anche due questioni: sulla crisi della domanda nella società contemporanea e sull'atto diagnostico implicito in un intervento sulle risorse di cui parlate. Come vedi i contenuti si stringono intorno a 4 punti fondamentali, su cui nessuno si è degnato di rispondere. Allora, a che gioco giochiamo?
Saluti,
ikaro
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Personalmente ritengo che questa discussione stia mischiando in maniera non appropriata vari livelli. Tutti molti interessanti, ma talmente distanti l'uno dall'altro che, inevitabilmente, si fa confusione.
Non credo che tale caos sia voluto, semplicemente rispondere a post distanti l'uno dall'altro, dove magari nel mezzo ci sono post di tutt'altro tenore, rimane difficile (almeno per me).
Io ho riscontrato i seguenti livelli e provo ad esprimere il mio pensiero.
1. Epistemologia del counseling
Nel libro La terapia centrata sul cliente (libro non scritto da Rogers, ma con il nulla osta di Rogers) Rogers spiega di non essere molto attratto da questioni epistemologiche. Egli sostiene di avere verifiche alla sue teoria direttamente dalla clinica, e che probabilmente qualcun altro, in futuro, avrebbe parlato di epistemologia del counseling.
L'unico scritto di Rogers che parla di epistemologia è un manoscritto risalente al 1955, mai pubblicato (alcune volte riportato in altri lavori non di Rogers). In sostanza Rogers fu "obbligato" dalla Division of Counseling dell'APA ad esporre la sua teoria per le consuete revisioni scientifiche. Il manoscritto è: A theory of therapy, personality, ad interpersonal relationship, as developed in the client-centered frameworks.
I punti centrali dell'epistemologia del counseling sono: a) ceoncetto di autodeterminazione; b) dipendenza genetica della teoria dalla pratica; c) concetto di individuo totale (organismo); d) concetto di campo fenomenico; e) concetto di Sé.
2. Differenze tra counseling e pscoterapia
Queste le differenze: a) rifiuto del modello di intervento medico-paziente; b) differenza di obiettivi; c) necessità di definizione di un contesto spazio-temporale; d) metodo non direttivo. In sostanza il counseling risponde maggiormente al concetto americano di guidance e non a quello di therapy.
3. Counseling professione autonoma o riserva di legge degli Psicologi?
Questo è un tema di carattere squisitamente politico-professionale. Da una parte chi sostiene che il counseling dovrebbe essere esercitato solo da Psicologi, dall'altra chi ritiene che possa essere una professione libera e non vincolata dalla Psicologia.
4. Counseling equivale a consulenza?
Ovviamente no. Ne sono testimonianza l'etimologia del termine e il suo utilizzo da un punto di vista culturale. Naturalmente, chi nel punto 3. (vedi sopra) si riconosce in coloro che vorrebbero il counseling assoggettato alla Psicologia, utilizzano questa teoria per portare acqua (giustamente o meno, non sta a me dirlo) al proprio mulino: se il counseling è "consulenza", da qui il passaggio alla "consulenza psicologica" è breve...
5. Il Counseling è utilizzato in maniera fraudolente per esercitare abusivamente un altro mestiere?
In alcuni casi probabilmente sì. Ma non si può costruire una regola partendo dal singolo caso di abuso. Se abusi ci sono, gli stessi andranno valutati ed eventualmente puniti nelle sedi opportune.
E forse me ne sono dimenticati altri...
Per come si è sviluppata questa discussione io francamente - e me ne scuso - non sono molto in grado di seguire tutti questi piani in un unico 3d...
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2. Differenze tra counseling e pscoterapia
Queste le differenze: a) rifiuto del modello di intervento medico-paziente; b) differenza di obiettivi; c) necessità di definizione di un contesto spazio-temporale; d) metodo non direttivo. In sostanza il counseling risponde maggiormente al concetto americano di guidance e non a quello di therapy.
Sul punto a) non sono d'accordo, direi che il modello medico applicato alla psicoterapia, peraltro piuttosto diffuso, sia quanto di più deleterio per la psicoterapia stessa. Senza scomodare i grandi nomi della storia della psicoanalisi, penso a Renzo Carli che su questo ha costruito una teoria della tecnica in psicologia clinica, proprio come rottura rispetto al modello medico/ortopedico applicato alla psicologia clinica (quindi non solo alla psicoterapia). Credo che il punto a) non possa essere considerato quindi come strutturale della psicoterapia e quindi di una eventuale differenza dal counselling. Per il resto sono d'accordo con te, spero di non incontrare mai sulla mia strada counsellor che adottano selvaggiamente i concetti dell'AT come ho letto in questa discussione, poi che ognuno faccia il suo pezzo ben consapevole dei propri limiti. Certo è che, se c'è da discutere, io non mi tiro certo indietro... :approved:
Saluti,
ikaro
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ikaro78
Sul punto a) non sono d'accordo, direi che il modello medico applicato alla psicoterapia, peraltro piuttosto diffuso, sia quanto di più deleterio per la psicoterapia stessa. Senza scomodare i grandi nomi della storia della psicoanalisi, penso a Renzo Carli che su questo ha costruito una teoria della tecnica in psicologia clinica, proprio come rottura rispetto al modello medico/ortopedico applicato alla psicologia clinica (quindi non solo alla psicoterapia). Credo che il punto a) non possa essere considerato quindi come strutturale della psicoterapia e quindi di una eventuale differenza dal counselling.
Indipendentemente da come vengono esposte le teorie, nella pratica clinica, di fatto, le uniche psicoterapie che si discostano dal modello di intervento medico-paziente sono quelle centrate sul cliente (dunque di derivazione rogersiana).
Provo però a spiagarmi meglio: per Rogers l'operatore (counselor, psicoterapeuta, etc.) deve fungere esclusivamente da "agevolatore". Il rapporto, da questo punto di vista, è inteso come paritario.
Nel paradigma medico/paziente, invece, il medico si trova sempre in una posizione one-up: è lui che fa la diagnosi, è lui che prescrive la terapia.
Poi è sicuro che vi sono vari livelli: si va dalle psicoterapie dove il cliente non ha voce in capitolo su niente, a quelle dove la posizione del terapeuta verso il cliente è molto rispettosa.
Si va dagli approcci più rispettosi a quelli più invasivi e direttivi.
Tale metodologia si esplica con il così detto metodo non direttivo. Mentre in una psicoterapia classica è l'operatore che dà la direzione (dove andiamo, quali finalità), nel metodo rogersiano è sempre il cliente a dare la direzione. L'operatore, in questo caso, rispettosamente segue il cliente.
A margine: se ci hai fatto caso, nei miei interventi non mescolo mai il termine psicoterapia con il termine psicoanalisi (lo specifico perché vedo che questa è la tua formazione). Io sono uno di quei vecchi nostalgici che ancora oggi è convinto che la psicoanalisi abbia poco a che spartire con la psicoterapia... e uno di quelli che poco coglie il senso della così detta "psicoterapia psicoanalitica", quella tanto cara a Paolo Migone, per intendersi.
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Al di là delle differenze teoriche, ringrazio quattrostracci per la qualità dei suoi interventi.
Fai bene a rilevare l'eccessiva sovrapposizione di temi. Personalmente mi interessano i primi due, e, visto che ikaro sta chiedendo più specificamente sul secondo, io torno sul primo.
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quattrostracci
1. Epistemologia del counseling
Nel libro La terapia centrata sul cliente (libro non scritto da Rogers, ma con il nulla osta di Rogers) Rogers spiega di non essere molto attratto da questioni epistemologiche. Egli sostiene di avere verifiche alla sue teoria direttamente dalla clinica, e che probabilmente qualcun altro, in futuro, avrebbe parlato di epistemologia del counseling.
Molti clinici non avevano interesse per l'epistemologia e hanno basato la propria teoresi più sull'osservazione clinica che su altro. E credo sia giusto così, perchè è il confronto con la clinica che permette le intuizioni ed i colpi di genio di cui sono stati capaci i grandi pionieri. In casa psicoanalitica questa è prassi consolidata, a partire da Freud fino ai giorni nostri, passando per Ferenczi, Klein, Lacan, Winnicott, Bion... Tuttavia per non cadere nell'autoreferenzialità è necessario che tali intuizioni vengano anche riviste sotto la lente dell'epistemologo...
Citazione:
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quattrostracci
I punti centrali dell'epistemologia del counseling sono: a) ceoncetto di autodeterminazione; b) dipendenza genetica della teoria dalla pratica; c) concetto di individuo totale (organismo); d) concetto di campo fenomenico; e) concetto di Sé.
Sarebbe interessante, anche se mi rendo conto lungo e difficile, discutere questi capisaldi del pensiero rogersiano, approfondirli e vederne come sono stati sviluppati nella clinica. Sotto un certo punto di vista sono concetti che accomunano diversi orientamenti moderni ma che vengono declinati in maniera differente.
Un saluto
PS:altro tema di grande interesse per me è quello della differenza tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica. Anche qui questioni politiche, teoriche e cliniche si accavallano rendendo questa distinzione a volte arbitraria, a volte utile. Ma se ne può parlare poi (avevo anche aperto un thread apposta nella stanza delle psicoterapie)
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Chiedo scusa per la lunghezza del post che segue, ma credo che questo sarà il mio ultimo intervento per impegni di lavoro, purtroppo (o per fortuna).
Saluto e ringrazio tutti, in particolare Silviaxxx che ha aperto la discussione, Guglielmo e Q/stracci.
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Caro IT_Modeler, proprio perchè l'epistemolgia è lo studio critico della struttura logica e dei limiti della scienza, quanto è stato scritto finora è insufficiente. Se entriamo in questo punto di vista, infatti, discutiamo delle basi su cui si reggono i presupposti di una teoria scientifica e delle sue applicazioni.
Caro Gieko,
Addirittura voler esaurire uno studio epistemologico in una discussione “on line” mi sembra fuori luogo (virtuale), perché come riconosci anche Tu, sarebbe troppo “lungo e difficile”.
In questa discussione questo mitico livello (epistemologico) non è stato ancora raggiunto e credo sia anche comprensibile visto il luogo (virtuale) e i limiti del mezzo.
Soprattutto se per epistemologia s’intende ciò che affermava Popper:
“K. Popper ha sostenuto in epistemologia l’indirizzo falsificazionista: che una teoria per essere definita scientifica non necessiti affatto di essere verificata, essere cioè verificabile ogni volta, (mancherebbero in ogni caso infinite volte in cui non è fatto), ma che sia sufficiente verificare che possiede criteri di falsificabilità, ossia che ammette la possibilità che si verifichi la presenza di elementi tali mediante i quali sia possibile verificare l’esistenza di possibili eventi (falsificatori potenziali), il cui riscontro provocherebbe la falsità della teoria stessa.
Una volta individuati questi falsificatori, la teoria deve essere sottoposta a continue verifiche ed accettata soltanto fino a che non si verifichi un evento falsificante.”
In questa discussione finora, secondo me, è stato raggiunto solo il livello della critica e neppure quello della dialettica che, mi sembra, si stia aprendo solo ora dopo gli interventi di Q/stracci che tentano una mediazione abbastanza oggettiva.
C’è differenza, infatti, tra critica e dialettica.
Mi trovo d'accordo che "qualcuno si sia spiegato male"...ma se osservo (anche questo imparato dalla Filosofia, al Counseling fino a Psicologia) che un fatto è ricorsivo, mi chiedo anche il perchè accade e gli obiettivi di chi crea per sua stessa ammissione uno fronte critico con pervicacia sugli stessi argomenti.
La "critica" deve servire, mi insegnarono sempre a Filosofia al Liceo, (benedetto quel Professore che, purtoppo, ha fatto strage dei miei compagni!) a scoprire le verità che esistono in entrambi i fronti (scienze, materie, quadri di riferimento, ecc.) a metterle in evidenza e a confrontarle e, perfino, a collegarle (dialettica, da greco "dialego").
Ma, forse Ti sembrerà paradossale, è stata proprio la Filosofia a insegnarmi che una cosa può dimostrarsi vera in un ragionamento logico, ma nella realtà no (sofisma).
Quindi, il mio "masticamento" è incominciato molti anni fa e credo pure che le basi a cui mi riferisco di averle digerite bene.
Io, a 45 anni, così ho condotto fino a oggi non solo le discussioni, ma il mio stesso apprendimento (a qualsiasi livello, dai Corsi di formazione “post lauream” all'Università per la seconda Laurea).
Di Corsi Post lauream ne ho fatti parecchi e tutti all’estero, tranne quello di Counseling che ho frequentato in Italia.
Tornando al merito:
Citazione:
Per rimanere nell'esempio, l'affermazione di Rogers secondo cui ogni cliente ha delle risorse personali rappresenta una teoria. Ma dal punto di vista epistemologico ci possiamo chiedere: in base a quali elementi questa teoria è riscontrabile? queste osservazioni sono confrontabili con altre provenienti da altri campi del sapere? in che contesto sono nate? quanto ha avuto peso il contesto? In base alle risposte si può osservare se una data teoria è epistemicamente forte o debole.
I concetti di "coazione a ripetere" o di "resistenza" trovano un buon riscontro nella teoria dei sistemi dinamici non lineari, dove si parla di "attrattori" per indicare alcuni elementi che rendono ricorsivo il sistema
Forse fai riferimento alla interpretazione cartesiana di epistemologia:
"Cartesio assumeva che essere scienziato coincida con il prendere una distanza dal proprio essere soggettivo, l’assumere un punto di vista esterno, neutrale, e mantenere sotto controllo tutti i fattori del fenomeno da esaminare, tranne quelli da sottoporre allo studio e misurare tutte le variazioni che avvengono nel sistema".
Proprio in coerenza di quanto scritto sopra non ritengo che esistano "teorie - epistemologicamente -forti o deboli"...siamo noi ad affontarle con l'epistemologia, semmai, per scoprirne l’affidabilità e, soprattutto la costanza nell’affidabilità nell'applicazione nella realtà (non solo sul piano logico) se sono efficaci rispetto agli obiettivi che si sono date.
Carl Rogers…OK ho letto i libri ("Un modo di essere", "Gruppi di incontro", "Counseling and psychotherapy" fino ad oggi - "Un modo di essere" x 2 volte), me ne hanno insegnato il Modello, me lo hanno dimostrato…a proposito funzionava rispetto agli obiettivi che si era dato - Carl Rogers che faceva? Otteneva dei risultati? Scarsi o significativi?
Devo, invece, fermarmi a livello epistemologico e lasciar perdere se la sua teoria è stata implementata (resa operativa) con successo?
La psicoterapeuta che me lo ha dimostrato ha fallito nelle dimostrazioni?
Per me, ad es. nel coaching in azienda, può essere utile?
Una volta implementato, che risultati ho raggiunto?
Se le risposte a queste domande sono positive, allora per me il Modello è valido (secolo XXI, in Italia)…
Certo che esistono "sistemi dinamici non lineari"...io su questi sto scrivendo un libro e li sto collegando anche ad alcuni Modelli che abbiamo citato...ma non trovano solo i collegamenti con il concetto di resistenza, ma anche con il contrario: con il concetto di "flessibilità", di sforzo creativo e dinamico per bypassare la resistenza stessa o, addirittura prevenirla (come affermava Rogers) e questo è stato provato proprio nei sistemi biologici.
Quindi, è vero, non sei l'unico ad aver studiato il "concetto di resistenza" e degli "attrattori"...me lo spiegava un mio amico psicoterapeuta junghiano nel 1991. Ora all'Università alcuni autori si riferiscono anche indirettamente a tale concetto (di “attrattori”), ma non credo, di nuovo, che vadano a dimostrare solo il concetto di resistenza.
Nella mia pratica di counseling e coaching l’ho verificato.
Mi trovo, allora, dopo undici anni, a essere giunto alla stessa conclusione di Rogers: “Non è Dio, né Freud che me lo hanno dimostrato, ma la più grande autorità che io riconosca: la mia esperienza”.
Citazione:
L'epistemologia se è "studio critico della struttura logica e dei limiti di una scienza"...avevo già scritto che allora fosse "studio critico", che, se invece, dev'essere critica distruttiva, allora so farla anch'io verso il Modello psicoanalitico con modalità altrettanto pesanti!
Falla allora! Occhio solo a non scrivere castronerie...
Mi dispiace per Ikaro, mi stavo solo riferendo alla “facilità” della svalutazione e della critica.
Non solo non ho nessun interesse alla “critica distruttiva” (la citazione si riferisce a me), ma per mia formazione ho sempre scelto di “andare a provare”, a verificare di persona…e per quanto riguarda la psicoanalisi freudiana ho frequentato un Corso di un anno per approfondire alcune tematiche, per capirne meglio i principi.
Tutto ciò che ho appreso fino a oggi l’ho “messo insieme”, l’ho integrato nella pratica.
Oggi mi interessa l’integrazione. E i fatti, i risultati.
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quattrostracci
3. Counseling professione autonoma o riserva di legge degli Psicologi?
Questo è un tema di carattere squisitamente politico-professionale. Da una parte chi sostiene che il counseling dovrebbe essere esercitato solo da Psicologi, dall'altra chi ritiene che possa essere una professione libera e non vincolata dalla Psicologia.
Ho parlato in precedenza della differenza del monte ore di formazione tra le scuole di counseling e quelle di psicoterapia (con precedente formazione universitaria). Non credo ci si debba scandalizzare per un confronto anche pratico di formazione. Credo appunto che come oggi venga gestita la formazione dei counselors debba essere riservata agli psicologi (almeno avrebbero delle basi scientifiche a livello psicologico). Altra soluzione seria potrebbe essere considerare il counseling un orientamento psicoterapeutico, come è stato detto in precedenza.
Non difendo una "lobby" , visto che sono all'inizio dei miei studi universitari, per me sarebbe più facile iscrivermi a un corso di counseling, si sposerebbe meglio con il mio lavoro e la mia età. Ma la realtà e che non me la sentirei di aiutare qualcuno rischiando di non avere gli strumenti per capire un disagio più profondo, magari latente. Con gli strumenti psicologici si può fare una diagnosi psicologica, la quale credo sia importante; anche semplici tecniche di rilassamento fatte su alcune persone possono creare dei forti scompensi. Non credo che la formazione dei counselers dia delle competenze per lavorare con la complessità dei disagi psicologici.
La qualità della formazione è importante (come il lavoro su di sè) ma non credo che la quantità della formazione debba essere ignorata. Sarebbe come dire che per operare delle persone non bisogna essere chirurghi e affrontare quella quantità di studi, ma anche se breve, basta la qualità. Una non esclude l'altra. A mio parere la formazione del counseling in Italia non dà le basi necessarie.
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Originalmente inviato da
evolution
[...]anche semplici tecniche di rilassamento fatte su alcune persone possono creare dei forti scompensi[...]
Io sono molto daccordo sulla frase che ho quotato.
Peccato però che le "semplici tecniche di rilassamento" di cui tu parli si riscontrano ovunque: in palestra, a fare yoga, nelle riunioni buddiste, nelle sessioni di meditazione, etc.
Dunque? Che si fa? Si fanno diventare tutti psicologi? E' proprio qui che la prospettiva è diversa. Io credo fortemente nella divulgazione della cultura psicologica soprattutto a chi non è psicologo.
Ergo, e concludo questo capitolo di discussione, non capisco proprio perché gli psicologi, anziché essere orgogliosi che la loro materia sia di aiuto a così tante professioni, tentino di relegarla al solo ambito della psicologia professionale, vedendo riserve e abusi dappertutto.
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IT_Modeler
Addirittura voler esaurire uno studio epistemologico in una discussione “on line” mi sembra fuori luogo (virtuale), perché come riconosci anche Tu, sarebbe troppo “lungo e difficile”.
In questa discussione questo mitico livello (epistemologico) non è stato ancora raggiunto e credo sia anche comprensibile visto il luogo (virtuale) e i limiti del mezzo.
Infatti. Il mezzo è quello che è e lo sappiamo tutti, quindi non c'è alcuna pretesa di esaustività. Tuttavia può permettere di approfondire alcuni temi anche di natura epistemica. In altre occasioni è stato possibile fare discussioni alquanto interessanti e non prive di spunti di approfondimento.
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Mi trovo d'accordo che "qualcuno si sia spiegato male"...ma se osservo (anche questo imparato dalla Filosofia, al Counseling fino a Psicologia) che un fatto è ricorsivo, mi chiedo anche il perchè accade e gli obiettivi di chi crea per sua stessa ammissione uno fronte critico con pervicacia sugli stessi argomenti.
Allora siamo in due: mi domando anche io come mai tanta resistenza nel rispondere a domande tutto sommato normali in un contesto di confronto e dialogo scientifico, dove, come saprai meglio di me, le risposte "l'ha detto tizio", "l'ho visto fare da caio", "la ha dimostrato sempronio" non valgono. Ci si chiede piuttosto "bene, se è così fammi vedere su che basi sono fatte queste affermazioni, verifichiamole insieme".
Citazione:
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IT_Modeler
La "critica" deve servire, mi insegnarono sempre a Filosofia al Liceo, (benedetto quel Professore che, purtoppo, ha fatto strage dei miei compagni!) a scoprire le verità che esistono in entrambi i fronti (scienze, materie, quadri di riferimento, ecc.) a metterle in evidenza e a confrontarle e, perfino, a collegarle (dialettica, da greco "dialego").
Ma, forse Ti sembrerà paradossale, è stata proprio la Filosofia a insegnarmi che una cosa può dimostrarsi vera in un ragionamento logico, ma nella realtà no (sofisma).
Ecco, appunto, è per questo che chiedevo un confronto sereno ed approfondito: la critica presuppone una dialettica e la dialettica una critica.
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Forse fai riferimento alla interpretazione cartesiana di epistemologia:
Cartesio assumeva che essere scienziato coincida con il prendere una distanza dal proprio essere soggettivo, l’assumere un punto di vista esterno, neutrale, e mantenere sotto controllo tutti i fattori del fenomeno da esaminare, tranne quelli da sottoporre allo studio e misurare tutte le variazioni che avvengono nel sistema.
Non direi proprio, dal momento che sostengo che possa esistere anche una scienza del soggetto, con tutto ciò che comporta - indeterminabilità, relazionalità, multicausalità. Ciò però non esula dalla possibilità di ragionare epistemicamente sul tema, chiaramente adottando prospettive differenti quali il costruttivismo, o le scienze della complessità.
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Proprio in coerenza di quanto scritto sopra non ritengo che esistano "teorie - epistemologicamente -forti o deboli"...siamo noi ad affontarle con l'epistemologia, semmai, per scoprirne l’affidabilità e, soprattutto la costanza nell’affidabilità nell'applicazione nella realtà (non solo sul piano logico) se sono efficaci rispetto agli obiettivi che si sono date.
Appunto: una teoria che non è "affidabile" sul versante applicativo presenta dei problemi, così come li presenta se è incoerente a livello interno o se è in contrasto con tutte le altre acquisizioni scientifiche. Dal punto di vista epistemico è una teori "debole" ma nulla toglie che possa essere proprio per questo rafforzata...
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Carl Rogers…OK ho letto i libri ("Un modo di essere", "Gruppi di incontro", "Counseling and psychotherapy" fino ad oggi - "Un modo di essere" x 2 volte), me ne hanno insegnato il Modello, me lo hanno dimostrato…a proposito funzionava rispetto agli obiettivi che si era dato - Carl Rogers che faceva? Otteneva dei risultati? Scarsi o significativi?
Devo, invece, fermarmi a livello epistemologico e lasciar perdere se la sua teoria è stata implementata (resa operativa) con successo?
Se ti va sì, perchè può essere utile rivedere il lavoro dei pionieri sotto una lente differente. Io ho svolto un lavoro di questo genere esaminando delle sedute di Winnicott. E' chiaro che il valore come analista è estremamente elevato, tuttavia non muore mica nessuno, ma risulta anche arricchente vedere quali erano le basi (oggi datate) del suo metodo di lavoro. Se qualcuno mi dicesse "devi lavorare come Winnicott" avrei dei motivi validi per dirgli di no.
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Certo che esistono "sistemi dinamici non lineari"...io su questi sto scrivendo un libro e li sto collegando anche ad alcuni Modelli che abbiamo citato...ma non trovano solo i collegamenti con il concetto di resistenza, ma anche con il contrario: con il concetto di "flessibilità", di sforzo creativo e dinamico per bypassare la resistenza stessa o, addirittura prevenirla (come affermava Rogers) e questo è stato provato proprio nei sistemi biologici.
Quindi, è vero, non sei l'unico ad aver studiato il "concetto di resistenza" e degli "attrattori"...me lo spiegava un mio amico psicoterapeuta junghiano nel 1991. Ora all'Università alcuni autori si riferiscono anche indirettamente a tale concetto (di “attrattori”), ma non credo, di nuovo, che vadano a dimostrare solo il concetto di resistenza.
So bene che il mio esempio era riduttivo e non posso che essere felice che i sistemi dinamici non lineari siano utilizzati come modello. Da questo punto di vista do tranquillamente atto ai terapeuti sistemici di averli introdotti nella clinica. Non solo: do anche atto che rappresentano un modello epistemicamente più forte del modello pulsionale freudiano, e che la psicoanalisi fa bene ad interessarsene, così come se ne interessano anche i cognitivisti. Penso che sia un bene che, nel caso in esempio, i teorici si siano confrontati sul livello epistemico anzichè sentirsi attaccati. Hanno fatto propri concetti derivanti da altri e reso più solidi i propri edifici teorici.
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Nella mia pratica di counseling e coaching l’ho verificato.
Mi trovo, allora, dopo undici anni, a essere giunto alla stessa conclusione di Rogers: “Non è Dio, né Freud che me lo hanno dimostrato, ma la più grande autorità che io riconosca: la mia esperienza”.
Ben venga la tua esperienza allora, se ti va di condividerla per esemplificare alcuni concetti. Spero che un po' di tempo riesca comunque a trovarlo.
Saluti
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
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Se ti va sì, perchè può essere utile rivedere il lavoro dei pionieri sotto una lente differente. Io ho svolto un lavoro di questo genere esaminando delle sedute di Winnicott. E' chiaro che il valore come analista è estremamente elevato, tuttavia non muore mica nessuno, ma risulta anche arricchente vedere quali erano le basi (oggi datate) del suo metodo di lavoro. Se qualcuno mi dicesse "devi lavorare come Winnicott" avrei dei motivi validi per dirgli di no.
Ho fatto anch'io nel passato un lavoro come quello che hai fatto Tu su Winnicott, ma lo scopo non è stato certo quello del "devi lavorare come............".
Come ho detto non è questo questo il tipo di apprendimento che mi interessa.
In ogni caso, la prossima volta sarà meglio chiarire prima, cosa s'intende per livello epistemologico (come saprai ci sono diverse accezioni - alcune, come hai visto, le ho citate sopra)
Purtroppo in un contratto editoriale, vanno rispettati anche i tempi di consegna delle bozze. E il mio tempo è molto limitato, ormai.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Ragazzi potete farmi sapere dove trovo la regolamentazione del counseling per quanto riguarda lo psicologo cioè se lo psicologo può o non può fare counseling e con quali requisiti.
So la differenza tra counselor e psicologo, parlo prettamente dello strumento del counseling.
Grazie per il vostro aiuto anticipatamente :help:
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Ragazzi potete farmi sapere dove trovo la regolamentazione del counseling per quanto riguarda lo psicologo cioè se lo psicologo può o non può fare counseling e con quali requisiti.
So la differenza tra counselor e psicologo, parlo prettamente dello strumento del counseling.
Grazie per il vostro aiuto anticipatamente :help:
Puoi fare quel che te pare, fidati.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
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Originalmente inviato da
ikaro78
Puoi fare quel che te pare, fidati.
Saluti,
ikaro
Grazie proprio per questo voglio qualcosa di ufficiale da sbattere in faccia a delle persone con cui ho avuto un'accesa discussione sull'argomento e che ritengono che lo psicologo non può fare counseling!!!!
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
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Originalmente inviato da
ikaro78
Puoi fare quel che te pare, fidati.
Saluti,
ikaro
Ho letto solo questa ultima pagina, per cui non conosco il pregresso.
In riferimento alla costatazione sopra citata, e alla risposta di morgana, esprimo la mia opinione sul counseling, di cui non apprezzo la dizione anglofona.
La consulenza esiste da sempre.
A me e' stata insegnata da quando ho cominciato a frequentare la scuola infermieristica, e veniva chiamata educazione sanitaria [tuttora fra le materie del corso di laurea in scienze infermieristiche].
Secondo me l'attivita' del consulente e' un'attivita' di trasmissione, non di contenuti.
Puo' definirsi consigliere o esperto o consulente, la persona che ha alle sue spalle un bagaglio, teorico ed esperenziale, su almeno una disciplina che si configura come tale, a mio parere.
E' cosi che, nell'ambito delle professioni d'aiuto, il consulente puo' attingere alle toerie e pratiche relative al suo campo, e alle sue esperienze [come dice Rogers].
Escludiamo percio' altri tipi di consulenza, che tuttavia esitono[consulenti in altri campi dell'attivita' umana].
L'attivita' di consulenza nelle professioni d'aiuto ha un fine ben preciso: rispondere ad un bisogno, cioe' alla risoluzione di un problema e l'invio a persona o organismo qualificato la' dove ne ravvisi l'opportunita'.
Nel mio ultratrentennale lavoro sul campo ho maturato una esperienza psicologico-sanitaria, che poi si e' integrata con una preparazione filosofica.
Questo mi permette di avere una certa quantita' di risorse come consulente. Cosa comune a chi ha maturato esperienze teorico-pratiche e dirette in altri aspetti della relazione d'aiuto.
Gli operatori che possono percio' investirsi di questo ruolo sono molteplici, ed e' per questo che ritengo inutile una categorizzazione.
Uno psicologo che ha lavorato per anni nel SERT o nei consultori famigliari, puo' gia' essere considerato un consulente, come un infermiere esperto nell'organizzare di un intervento curativo, o un medico che ha capacita' organizzative nell'approntare un servizio di diagnosi e cura, o un filosofo o pedagogista che hanno svolto la loro attivita' in comunita' di recupero, o nell'ambito scolastico e dell'infanzia.
Non si diventa percio' consulenti [o counselor] dopo un biennio o triennio ad hoc. Almeno secondo me. Consulenti per cosa? Una funzione di smistamento?
Diciamo che la consulenza e' un coronamento di un processo, non l'inizio del processo.
E' per questo motivo che ritengo inutile, se non assurdo, un albo di counselor che abbia seguito un corso specifico, e solo quello.
Non ci sono albi che possano dare un senso logico a questo tipo di occupazione, che, tra l'altro, puo' essere integrativa, e non esaustiva [ a meno che uno sia in pensione o libero professionista].
Potrebbe esserci un albo in cui possono essere iscritti consulenti che portano documentazione delle loro trascorse attivita', tioli di studio ed esperienze. Questo mi pare piu' auspicabile.
Potrebbe essere un albo della consulenza nelle professioni d'aiuto. Ma mi domando quali siano poi le ricadute pratiche.
Tutto cio', a parer mio.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
Ho letto solo questa ultima pagina, per cui non conosco il pregresso.
In riferimento alla costatazione sopra citata, e alla risposta di morgana, esprimo la mia opinione sul counseling, di cui non apprezzo la dizione anglofona.
La consulenza esiste da sempre.
A me e' stata insegnata da quando ho cominciato a frequentare la scuola infermieristica, e veniva chiamata educazione sanitaria [tuttora fra le materie del corso di laurea in scienze infermieristiche].
Secondo me l'attivita' del consulente e' un'attivita' di trasmissione, non di contenuti.
Puo' definirsi consigliere o esperto o consulente, la persona che ha alle sue spalle un bagaglio, teorico ed esperenziale, su almeno una disciplina che si configura come tale, a mio parere.
E' cosi che, nell'ambito delle professioni d'aiuto, il consulente puo' attingere alle toerie e pratiche relative al suo campo, e alle sue esperienze [come dice Rogers].
Escludiamo percio' altri tipi di consulenza, che tuttavia esitono[consulenti in altri campi dell'attivita' umana].
L'attivita' di consulenza nelle professioni d'aiuto ha un fine ben preciso: rispondere ad un bisogno, cioe' alla risoluzione di un problema e l'invio a persona o organismo qualificato la' dove ne ravvisi l'opportunita'.
Nel mio ultratrentennale lavoro sul campo ho maturato una esperienza psicologico-sanitaria, che poi si e' integrata con una preparazione filosofica.
Questo mi permette di avere una certa quantita' di risorse come consulente. Cosa comune a chi ha maturato esperienze teorico-pratiche e dirette in altri aspetti della relazione d'aiuto.
Gli operatori che possono percio' investirsi di questo ruolo sono molteplici, ed e' per questo che ritengo inutile una categorizzazione.
Uno psicologo che ha lavorato per anni nel SERT o nei consultori famigliari, puo' gia' essere considerato un consulente, come un infermiere esperto nell'organizzare di un intervento curativo, o un medico che ha capacita' organizzative nell'approntare un servizio di diagnosi e cura, o un filosofo o pedagogista che hanno svolto la loro attivita' in comunita' di recupero, o nell'ambito scolastico e dell'infanzia.
Non si diventa percio' consulenti [o counselor] dopo un biennio o triennio ad hoc. Almeno secondo me. Consulenti per cosa? Una funzione di smistamento?
Diciamo che la consulenza e' un coronamento di un processo, non l'inizio del processo.
E' per questo motivo che ritengo inutile, se non assurdo, un albo di counselor che abbia seguito un corso specifico, e solo quello.
Non ci sono albi che possano dare un senso logico a questo tipo di occupazione, che, tra l'altro, puo' essere integrativa, e non esaustiva [ a meno che uno sia in pensione o libero professionista].
Potrebbe esserci un albo in cui possono essere iscritti consulenti che portano documentazione delle loro trascorse attivita', tioli di studio ed esperienze. Questo mi pare piu' auspicabile.
Potrebbe essere un albo della consulenza nelle professioni d'aiuto. Ma mi domando quali siano poi le ricadute pratiche.
Tutto cio', a parer mio.
Rispondo a te perchè sei entrato ora in questa lunga discussione.
Io mi sn ritirata tempo fa.
Consulenza e counselling nn sn la stessa cosa.
Il consulente (di qualunque disciplina si occupi) restituisce un parere secondo le sue conoscenze (mediche , commerciali, psicologiche etc).
Il counsellor non da pareri mettendosi ad un livello up-down, ma fa da specchio, da facilitatore ai bisogni dell'utenza; va in linea con i valori e i bisogni della persona che nn necessariamente gli stessi del counsellor e aiuta i clienti semplicemente a trovare la loro personale risposta alla difficoltà che viene da loro portata.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
rosablu77
Rispondo a te perchè sei entrato ora in questa lunga discussione.
Io mi sn ritirata tempo fa.
Consulenza e counselling nn sn la stessa cosa.
Il consulente (di qualunque disciplina si occupi) restituisce un parere secondo le sue conoscenze (mediche , commerciali, psicologiche etc).
Il counsellor non da pareri mettendosi ad un livello up-down, ma fa da specchio, da facilitatore ai bisogni dell'utenza; va in linea con i valori e i bisogni della persona che nn necessariamente gli stessi del counsellor e aiuta i clienti semplicemente a trovare la loro personale risposta alla difficoltà che viene da loro portata.
La spiegazione mi appare un po' vaga...
Che tipo di bisogno?
In che modo facilita la persona alla risoluzione del problema?
Aiuntandolo a ragionare? [filosofo]
Aiutandolo a capire i propri bisogni inespressi e inconsci? [psicologo]
Aiuntandolo in aspetti della vita pratica, famigliare, lavorativa, scolastica, ecc.? [assistente sociale, pedagogista]
Aiuntandolo a cercare soluzioni di tipo sanitario? [infermiere, medico]
Proviamo a ragionare un po'...
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Tutto cio', a parer mio
Per una volta sono d'accordo con te, forse dovresti leggere l'intera discussione per farti un'idea più precisa.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
La spiegazione mi appare un po' vaga...
Che tipo di bisogno?
In che modo facilita la persona alla risoluzione del problema?
Aiuntandolo a ragionare? [filosofo]
Aiutandolo a capire i propri bisogni inespressi e inconsci? [psicologo]
Aiuntandolo in aspetti della vita pratica, famigliare, lavorativa, scolastica, ecc.? [assistente sociale, pedagogista]
Aiuntandolo a cercare soluzioni di tipo sanitario? [infermiere, medico]
Proviamo a ragionare un po'...
Oscar,
anch'io ho dovuto recedere dal partecipare ulteriormente (cioè: oltre quello che ho già scritto) alla discussione per motivi di tempo.
Soprattutto se domande e risposte diventano troppo lunghe e, direi, soprattutto le risposte "critiche", troppo critiche nei cfr. non tanto del Counseling, quanto dei Counselor.
L'approfondimento ai Tuoi interrogativi è già stato dato e lo troverai nelle pagg. precedenti della discussione.
Io, invece, approfittando del Tuo richiamo a Carl Rogers e leggendo in testa che questo 3d è stato letto da 2.500 visitatori...vorrei ancora una volta segnalare a tutti coloro che sono sinceramente interessati i testi di Rogers, i video di Rogers presenti su You Tube (Il caso di Gloria) e non solo su You Tube e i testi sul Counseling rogersiano.
Oggi c'è molto a disposizione per approfondire tecniche e pratica di uno degli psicologi più famosi al mondo e di una professione che si è diffusa in tutto il mondo con successo.
Per l'aspetto epistemologico del Counseling un 3d on line non è la sede più adatta, come non lo è per simili approfondimenti su altri modelli come quello psicoanalitico.
A Rogers non interessava questo aspetto (epistemologico) e dalle sue opere in testo e video si evince anche il perchè. Dopo molti anni di pratica sinceramente non interessa neppure me, se deve essere puramente speculativo.
Persino nella stessa materia (Psicologia dinamica) all'Università di RM, ci hanno mostrato dei video...perchè? Quelli che hanno partecipato di più alla discussione con il ricercatore eravamo noi "studenti con già esperienza", come mai?
Rispondendo a queste domande si capisce il percorso duro (non facile) dell'apprendimento nella vita di una persona, se la professione è quella del facilitare il cambiamento di altre persone. E i diversi livelli dell'apprendimento...comuni a tutti i modelli di riferimento.
Non basta un corso di tre anni. Non basta una Laurea, se non è accompagnata da una coscienza personale (percorso terapeutico personale, ribadito anche da altri colleghi in altri 3d) e una coscienza etico-professionale (sono Psicologo e senza nessuna formazione integrativa partecipo in un Centro di Ascolto...imparerò "on the job"! - Se è valido in fabbrica, non può essere valido, a mio avviso, in questa professione!).
Non basta la ricerca.
Serve tutto insieme (integrato) se mi porta al successo nel soddisfare la richiesta del cliente. Che in Italia (legge italiana) deve essere all'interno di limiti precisi.
Ma anche all'interno di quei limiti di legge, deve poter essere soddisfatta.
E lo sviluppo professionale deve essere "in progresso", cioè nell'osservare i risultati migliorare sempre più.
Man mano che aggiungo tasselli al mio apprendimento (Corsi specialistici, approfondimenti, supervisione, aspetti di Carl Rogers che avevo trascurato, integrando quel modello -come qualsiasi altro - con altri, ecc.)
e la verifica nella pratica.
Altrimenti ci si può tranquillamente fermare al "pitstop" precedente: educatore, professione sanitaria, ricercatore universitario, ecc.
Oppure scegliere la strada, del tutto diversa negli scopi della psicoterapia.
Ciao,
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Per l'aspetto epistemologico del Counseling un 3d on line non è la sede più adatta, come non lo è per simili approfondimenti su altri modelli come quello psicoanalitico.
A Rogers non interessava questo aspetto (epistemologico) e dalle sue opere in testo e video si evince anche il perchè. Dopo molti anni di pratica sinceramente non interessa neppure me, se deve essere puramente speculativo.
E perchè mai? Si è parlato di epistemologia in numerosi thread e non sarà certo come discuterne ad una tavola rotonda con filosofi della scienza, ma dei risultati interessanti si sono raggiunti.
Sappiamo tutti che l'esperienza ha il suo valore ma che essa va confrontata con gli aspetti teorici per produrre una buona dialettica che eviti l'autoreferenzialità e, di conseguenza, rischi scarsa tenuta del modello.
Se poi questo aspetto, che non è "puramente speculativo" ma ha ricadute nella clinica piuttosto evidenti, non interessa per motivi personali è un altro discorso... Però non sminuiamone la portata.
Saluti
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
La formazione nel counseling, come è affrontata in Italia, è una buffonata. Dobbiamo essere consapevoli che da questi corsi esce un sacco di gente che fa danni e scompensa molte persone. Il counselor non ha i mezzi per lavorare in profondità e a livello di inconscio, ma molti lo fanno ugualmente, e fanno molti danni. Certo, se il counselor, con la formazione che ha, si limitasse ad aiutare le persone su fatti esterni come scegliere il supermercato non ho niente in contrario, ma che non si addentri nel campo della salute mentale che è una cosa seria e delicata. Ovviamente mi riferisco ai counselor che non hanno una formazione universitaria e non agli psicologi che avendo fatto l'esame di stato dovrebbero essere preparati per una diagnosi e quindi a non fare danni. Mi riferisco ai counselor che non hanno i mezzi per fare diagnosi e non sanno vedere e riconoscere situazioni delicate. Attenzione a voler fare i soldi sulla salute di persone in stato di bisogno. Personalmente ho scelto un'altra strada, in scienza e coscienza.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
.................................................. .................................................. ....
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
evolution
La formazione nel counseling, come è affrontata in Italia, è una buffonata. Il counselor non ha i mezzi per lavorare in profondità e a livello di inconscio, ma molti lo fanno ugualmente, e fanno molti danni.
Evolution,
questo tono è già stato utilizzato...ormai è noioso!
Questo che scrivi e, soprattutto, il modo in cui lo scrivi sembra provocatorio.
Quindi, se una persona, o meglio professionista, si diploma in Counseling, approfondisce la sua formazione con altri Corsi di formazione e praticando il Counseling, verifica che pur rimanendo nei limiti c'è molto da fare (con successo) senza intervenire ai livelli che Tu hai citato e giunge alla Laurea in Psicologia...dopo, fino a quel momento "ha fatto il buffone"??
Ma...a me in quel Corso-buffonata mi hanno insegnato a evitare giudizi...!!
E mi avevano detto: "Il rispetto dell'Altro è la base per capire l'Altro..."
Ma...no: poveri buffoni!
L'Altro??? Povero Carl Rogers!
Citazione:
Certo, se il counselor, con la formazione che ha, si limitasse ad aiutare le persone su fatti esterni come scegliere il supermercato
Questa non è mica una provocazione...nooo!
Forse hai visto in TV il neonato lavoro di "Consulente allo shopping"...e hai detto "Ah...ecco un altro Counselor!" - Puoi stare tranquillo: non fa parte della categoria!
Anch'io in "Scienza e coscienza" ho fatto un'altra strada da quella che hai descritto.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Ma...a me in quel Corso-buffonata mi hanno insegnato a evitare giudizi...!!
E mi avevano detto: "Il rispetto dell'Altro è la base per capire l'Altro..."
Allora se vogliamo evitare giudizi pechè non facciamo corsi del livello del counseling e facciamo anche neurochirurgia? Perchè fare la laurea in Medicina e la Specializzazione in neurochirurgia? Facciamolo noi... e che nessuno ci giudichi!
Per quel che riguarda il rispetto dell'altro credo sia necessario occuparsi della sua salute dopo una formazione adeguata. Intendo dire laurea e specializzazione, non scorciatoie che fanno bene al nostro portafogli e male alla salute mentale dell'utente.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
evolution
Facciamolo noi... e che nessuno ci giudichi!
Per quel che riguarda il rispetto dell'altro credo sia necessario occuparsi della sua salute dopo una formazione adeguata. Intendo dire laurea e specializzazione, non scorciatoie che fanno bene al nostro portafogli e male alla salute mentale dell'utente.
Hai ragione: anch'io lo sto facendo e che davvero nessuno giudichi!
La mia scorciatoia dura da undici anni...probabilmente ho accorciato troppo!
Hai ragione anche sull'ultima: è meglio prima pensare alla salute.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
La mia scorciatoia dura da undici anni...probabilmente ho accorciato troppo!
Ma perchè ne fai una questione personale? E' chiaro che non si sta parlando del tuo percorso di 11 anni, che -guarda caso- ti ha portato a proseguire con la formazione in psicologia, ma non puoi non riconoscere che il tuo è un percorso decisamente anomalo nel mondo dei counsellors, dai...
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Mi viene in mente una motivo di riflessione...
Come si fa a stabilire se un incontro, un dialogo, una seduta, o come lo vogliamo chiamare, e' un incontro di counseling, di psicologia, di psicoterapia del profondo, o un amichevole ascolto con qualche suggerimento?
Da un punto di vista etico e legale quando si entra nell'orto dell'uno o dell'altro?
Chi stabilisce:- No guarda, queste parole sono mie, questa domanda e' tua e questa riposta e' sua?-
Si tratta di pura curiosita' che esprimo, visto che io mi trovo imbarazzato a dare una risposta al quesito.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
Come si fa a stabilire se un incontro, un dialogo, una seduta, o come lo vogliamo chiamare, e' un incontro di counseling, di psicologia, di psicoterapia del profondo, o un amichevole ascolto con qualche suggerimento?
Da un punto di vista etico e legale quando si entra nell'orto dell'uno o dell'altro?
Secondo il mio punto di vista è possibile fare delle distinzioni se esistono dei riferimenti teorici e di metodologia di intervento chiari all'operatore ed epistemicamente ben definiti. Scusate se insisto su questo punto ma credo che sia veramente importante. In sè e per sè non è importante ciò che si dice o si fa con l'utente, quanto il fatto che l'operatore stia agendo avendo ben chiaro in mente l'obbiettivo del suo operare in base alla propria teoria di riferimento. Questo è ciò che distinge l'intervento di counselling dal sostegno psicologico, il dialogo terapeutico da quello tra amici.
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Originalmente inviato da
oscarmoreno
Chi stabilisce:- No guarda, queste parole sono mie, questa domanda e' tua e questa riposta e' sua?-
Potresti chiarire cosa intendi?
Saluti
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
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Originalmente inviato da
ikaro78
Ma perchè ne fai una questione personale? E' chiaro che non si sta parlando del tuo percorso di 11 anni, che -guarda caso- ti ha portato a proseguire con la formazione in psicologia, ma non puoi non riconoscere che il tuo è un percorso decisamente anomalo nel mondo dei counsellors, dai...
Ikaro,
x una volta siamo d'accordo!
Soprattutto condivido quel "guarda caso Ti ha portato a proseguire con Psicologia".
La "formazione in psicologia"...va oltre una Laurea e ho cercato di spiegarlo lungo tutti i miei interventi.
La mia formazione non è un caso: ho cercato precedentemente di dimostrare che la formazione ha bisogno, a mio avviso, di diversi passaggi e uno è il modellamento. Modellamento che è citato anche nei libri universitari come modalità di apprendimento. Quindi, non esiste un unico percorso formativo fatto di Corso di Counseling e automaticamente divento "Counselor", così come non esiste un percorso formativo fatto solo e unicamente di Laurea e di Specializzazione, perchè conosco specializzati in psicoterapia che fanno gli impiegati e uno sta tentando il Concorso in Polizia municipale...come mai??
Non è automatico??
Ripeto che per me è fondamentale il c.d. percorso personale, i Corsi di formazione, la supervisione, il codice etico - non sulla carta, ma interiorizzato - ancora formazione di approfondimento e avanti sulla strada della qualità del servizio che offro alla persona/persone: quella qualità è per loro, oltrechè per mia garanzia.
I limiti (per OscarMoreno) li ha già chiariti Quattrostracci.
Sono convinto che il mio non sia un caso isolato.
Lo possiamo fare tutti...ecco in questo (e unico) passaggio sono d'accordo con il collega-provocatore: a volte la provocazione può essere utile, ma io concordo con lui solo su questo punto.
E soprattutto si può fare in un senso, ma anche nel senso opposto.
Continuamente posso farlo nei due sensi (dalla teoria alla pratica e dalla pratica alla teoria).
Se chi ha seguito tutto il 3d, riflette, in queste ultime 2 righe sono riassunti quasi tutti gli interventi che sono stati apparentemente (per volontà degli scriventi?) messi in opposizione.
Si sono affrontati 2 team in apparente contraddizione.
Ecco perche, sempre non a caso, avevo richiamato la dialettica (in senso filosofico) oltre alla critica.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Concordo con il fatto che la sola università e scuola di specializzazione non bastano, credo sia molto importante un percorso personale serio e profondo. Credo che servano anche molte supervisioni. Questo però non esclude una preparazione scientifica. Non esclude avere i mezzi per poter fare una diagnosi psicologica, che in alcuni casi può evitare seri problemi o scompensazioni. Se il counselor si accorge che la sua preparazione non è sufficente (se non se ne accorge, dubito abbia fatto un serio percorso di conoscenza) bene per lui se si iscrive all'università (e per i suoi futuri clienti!). IT Modeler, non voglio discutere il tuo caso personale, ma in generale non concordo sul fatto di iniziare una scuola di counseling, iniziando poi a trattare persone come counselor, per poi iscriversi all'università per diventare psicologo ecc., per il semplice fatto che non lo trovo giusto per i clienti trattati nel contempo, magari per pagarsi l'università. A questo punto trovo più corretto mantenersi con un altro lavoro (non psico) e continuare se si può un'analisi personale. Quando si avranno le giuste competenze allora si potranno aiutare veramente le persone.
IT Modeler, non conosco bene il tuo percorso, ma da quello che ho capito mi sembra che ti sia dato da fare, non posso che complimentarmi con te.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Qualche anno fa (prima di iniziare a studiare psico all’università e sapere le differenze tra psico clinica, psicoterapia, counseling, psicoanalisi, ecc), da utente ingenuo, telefonai a una psicoterapeuta (trovata sulle pagine gialle) e le spiegai il mio problema (ansia, riguardo l’ambito lavorativo).
Dopo una bella chiacchierata di 1 ora e più, la dott.ssa mi disse che a) non avevo nessuna malattia o problema d’ansia clinicamente rilevante; b) avevo tutti gli strumenti per potermela cavare da solo (es. le dissi durante il colloquio che facevo tecniche di rilassamento…anche se con risultati nulli riguardo alla mia ansia) e che quindi non c’era bisogno che io tornassi in terapia. Non mi fece neanche pagare la sua parcella.
Io uscii stranito però dal suo studio, perché la dott.ssa non era venuta incontro a una mia richiesta forse implicita, di (oggi direi forse) counseling, piuttosto che di intervento psicoterapeutico (mi chiedo: l’unica cosa forse che lei sapeva fare era definire uno stato di “malattia/disturbo d’ansia assente” o “malattia/disturbo d’ansia presente”?). Definito che “non ero malato” e che non c’era bisogno di “psicoterapia”, perché non è intervenuta con sostegno psicologico, counseling che dirsi voglia? Perché nella sua mente c’era forse l’idea di Salute = assenza di malattia?
Forse il counseling punta alla Salute = presenza di benessere allora…?
Ritengo comunque importante che uno psicologo non psicoterapeuta abbia abilità di counseling. Stesso discorso forse per lo psicoterapeuta. Magari nelle scuole di psicoterapia non si insegnano queste abilità (la dott.ssa di cui sopra era cognitivo-comportamentale)?
Comunque, mi chiedo se counselor e psicologo non siano due figure professionali diverse perché fanno cose diverse…in Italia, con i corsi alla pecoreccia che fanno sul counseling (dove partecipanmo pure le estetiste e i meccanici con la rterza media)...beh, credo che si meglio avercela uno straccio di laurea in psicologia e un'abilitazione, sicuramente.
Saluti, Max.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Qualche anno fa, da utente ingenuo, telefonai a una psicoterapeuta (trovata sulle pagine gialle) e le spiegai il mio problema (ansia, riguardo l’ambito lavorativo).
Mi disse che...b) avevo tutti gli strumenti per potermela cavare da solo (es. le dissi durante il colloquio che facevo tecniche di rilassamento…anche se con risultati nulli riguardo alla mia ansia) e che quindi non c’era bisogno che io tornassi in terapia.
Perchè hai scritto "tornassi in terapia"?? C'eri già stato? O Ti riferisci a...tornare da lei - in terapia?
In ogni caso Ti ha detto che avevi tutti gli strumenti...ma non credo si riferisse tanto alle tecniche di rilassamento. Quanto alle Tue risorse e alla disponibilità di quelle. L'hai segnato come voce sub b)...per me è a)!
Citazione:
Forse il counseling punta alla Salute = presenza di benessere allora…?
Sicuramente sì! Ti consiglio di rivederTi gli interventi di Quattrostracci precedenti e magari di darTi un'occhiata ai testi di Carl Rogers che ho citato nei miei interventi. Leggere un testo o una serie di testi durante gli studi universitari, anche se non fanno parte di nessun programma d'esame, può essere utile, molto utile.
Citazione:
Io uscii stranito però dal suo studio, perché la dott.ssa non era venuta incontro a una mia richiesta forse implicita, di (oggi direi forse) counseling, Definito che “non ero malato” e che non c’era bisogno di “psicoterapia”, perché non è intervenuta con sostegno psicologico, counseling che dirsi voglia? Perché nella sua mente c’era forse l’idea di Salute = assenza di malattia?
Questo che riferisci, pur allo stato ancora di interrogativo, è molto interessante: è vero che lo psicoterapeuta potrebbe anche decidere di svolgere attività di Counseling, ma non è detto che lo voglia e potrebbe essere x molti motivi, non ultimo quello di non aver approfondito ed essere allenato nell'uso degli strumenti di Counseling, che, in ogni caso sono una "griglia di lavoro" ben precisa. Ma probabilmente molto di più in quelle psicoterapeutiche, che tra l'altro, spesso, hanno un orizzonte temporale più lungo.
Citazione:
Ritengo comunque importante che uno psicologo non psicoterapeuta abbia abilità di counseling.
Quoto in pieno!! Aggiungo solo "abbia sviluppato abilità di Counseling".
Ciao Max e in bocca al lupo alla Nettuno,
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
IT_Modeler
Questo che riferisci, pur allo stato ancora di interrogativo, è molto interessante: è vero che lo psicoterapeuta potrebbe anche decidere di svolgere attività di Counseling, ma non è detto che lo voglia e potrebbe essere x molti motivi, non ultimo quello di non aver approfondito ed essere allenato nell'uso degli strumenti di Counseling, che, in ogni caso sono una "griglia di lavoro" ben precisa. Ma probabilmente molto di più in quelle psicoterapeutiche, che tra l'altro, spesso, hanno un orizzonte temporale più lungo.
Certo che le cose vengono distorte non poco. Non possiamo parlare di questo caso singolo per generalizzare sulla psicoterapia. La psicoterapia analitica, ad esempio, con le problematiche descritte, avrebbe potuto lavorare in maniera ancora più profonda di un intervento di counseling.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Citazione:
Originalmente inviato da
evolution
Certo che le cose vengono distorte non poco. Non possiamo parlare di questo caso singolo per generalizzare sulla psicoterapia. La psicoterapia analitica, ad esempio, con le problematiche descritte, avrebbe potuto lavorare in maniera ancora più profonda di un intervento di counseling.
Ho riferito una generalizzazione fatta su questo 3d: "lo psicoterapeuta può fare anche Counseling, il Counselor non può fare psicoterapia" - mentre sono d'accordo sulla seconda parte riguardante il Counselor non ero e non sono d'accordo sulla prima: o meglio sono d'accordo che nulla e nessuna legge glielo impedisca, ma...il dato di realtà qual è? Quanti sono gli psicoterapeuti che fanno Counseling? Ne hanno tutti voglia? Sono pronti a essere così flessibili da rinunciare alla griglia di lavoro usuale per spostarsi su quella del Counseling, diversa e con un orizzonte temporale diverso??
Questa domanda non me la pongo da adesso, ma da diversi colloqui con psicoterapeuti che esplicitamente mi hanno detto: "Noi non facciamo Counseling, noi non lavoriamo sul breve periodo!".
Quello che scrivi conferma quello che ho scritto io: la psicoterapeuta in modo corretto ha valutato che non ci fosse bisogno di un intervento di psicoterapia breve, medio o lungo, secondo me in modo corretto...altrimenti il nostro collega non ce l'avrebbe raccontato in questi termini, ma in termini molto diversi. O dovevo scrivere che Max ha distorto le cose? Che la psicoterapeuta doveva consigliargli un percorso psicoanalitico per risolvere un livello di ansia, che solo lei ha potuto verificare con precisione?
Lasciamo la possibilità che la realtà sia fatta di "differenze": infatti io ho parlato di molteplici motivi per cui uno/una psicoterapeuta è libero di decidere di non fare attività di Counseling. Così come è libero di occuparsi solo del suo modello psicoanalitico. Oppure fare anche "Counseling psicoanalitico" di cui sopra sono stati citati anche dei testi.
Vedi Tu se ho generalizzato.
Il mondo è meglio vario.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Non voglio entrare nel caso specifico di max.nettuno, però quanto ha scritto mi ha fatto pensare proprio all'accoglimento della domanda e a come questa possa non essere colta. Parlare di risorse presenti a fronte di una richiesta di aiuto legata all'impossibilità di usare le risorse dell'individuo mi sembra un controsenso. In altre parole, se queste risorse fossero presenti, l'utente non richiederebbe aiuto. L'analisi della domanda implica che ci si chieda in primo luogo cosa ha spinto una persona a chiedere aiuto, e poi, a seconda degli orientamenti, ad individuare il problema.
Per il resto sono d'accordo con IT_Modeler sul fatto che uno psicoterapeuta possa non avere gli strumenti nè essere in grado di fare counselling. Come scrive, si tratta di una griglia di lavoro differente. Il discorso però, secondo il mio punto di vista, si articola in maniera differente. Un conto è il rifiuto aprioristico, un altro è una scelta teorica e clinica differente che è sostanziata a livello epistemico. Se in psicoanalisi, ad esempio, non si può prescindere dal livello strutturale, rappresenta una contraddizione che l'analista non legga quel livello prima di decidere se intervenire o meno, e in che modo. E' un presupposto di lavoro - dal mio punto di vista sostanziato da altri vertici di osservazione - che costituisce un quadro di riferimento entro cui muoversi, che sarà differente da quello del counselling rogersiano o della psicoterapia sistemica e fornirà chiavi di lettura differenti. Per lo stesso motivo, però, ritengo di fondamentale importanza chiarire i presupposti in base ai quali si interviene, capirne lo spessore e la rilevanza, la validità ed i limiti.
Saluti