eh, non ti rifiutare dai....nel campo del misunderstood tutto è possibile :sisi: ...si enfatizzano parti del discorso e ne sfuggono altre (il tutto non è intenzionale)
ehm....dove eravamo rimasti? mi sono persa
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"A me personalmente non interessa quel che un gioco descrive, purché lo scopo non sia propagandistico. Penso che pochi sarebbero disposti a rinunciare a svariati tipi di intrattenimento per una presunta comune sensibilità inviolabile. Altrimenti avremmo dovuto smettere di guardare film, giocare giochi e leggere libri sul terrorismo soprattutto dopo aver assistito alle impressionanti sequenze dell'attentato dell'11 settembre 2001."
A questo punto ogni volta che me la riproporrai incollerò la mia risposta come ho appena fatto. E ti ricordo che una risposta che non condividi non significa necessariamente che abbia eluso la tua domanda.
"A me personalmente non interessa quel che un gioco descrive, purché lo scopo non sia propagandistico. Penso che pochi sarebbero disposti a rinunciare a svariati tipi di intrattenimento per una presunta comune sensibilità inviolabile. Altrimenti avremmo dovuto smettere di guardare film, giocare giochi e leggere libri sul terrorismo soprattutto dopo aver assistito alle impressionanti sequenze dell'attentato dell'11 settembre 2001."
E siamo a tre. Ho pazienza, sai... Penso di poter arrivare fino a dodici o quindici copia/incolla.
...scusa, ma forse sono così stupido (come anche infinite tue frasi sottilmente sembrerebbero insinuare), che non afferro subito le tue risposte oblique, indirette....direi evasive, se fidassi abbastanza nella mia intelligenza e nella mia vigilanza:asd:...
Cerco di dare il meglio di me, nel tradurre la risposta che per la quarta volta ripropongo.
Dunque.
Assumendo da principio che per quanto mi riguarda non esistono reati di serie A e di serie B (come abbiamo già visto), nel momento in cui qualsivoglia opera d'ingegno ne integri una o più espressioni, essa è da considerarsi al pari di qualunque altra che rappresenti violenza. Aggressione armata, stupro, omicidio e simili sono espressioni massime di deviazioni non necessariamente patologiche ma sicuramente sociali, che sono e devono essere punite. Tuttavia l'opera di ingegno non è una deviazione in sé, ma può al limite rappresentarla. E la rappresentazione non è punibile se non accompagnata dalla cosiddetta apologia del reato, che in nessun videogioco è mai stata una componente; e questo perché dietro i videogiochi ci sono case produttrici reali, società distributrici su suolo nazionale e internazionale, una rete massificata di promozione... insomma, un macrosistema assolutamente legale e controllato. Essendo quindi assente la componente legalmente perseguibile del videogioco, quel che vi è contenuto è da prendersi come espressione libera d'ignegno, della cui qualità e intelligenza non è rilevante discutere. E se è concessa la libertà di rappresentazione di qualunque nefandezza possibile, non ci sono i presupposti per una distinzione giuridicamente rilevante. Moralmente il discorso è differente, ma dal momento in cui io difendo la libertà di rappresentazione e di acquisto e non l'idea intrinseca dello stupro simulato (verso cui non ho un sentimento particolare ma nemmeno alcun tipo di curiosità), ne deriva che la componente morale non è messa in discussione quando affermo che non c'è alcuna differenza tra lo stupro simulato, l'omicidio simulato o l'aggressione armata simulata.
Inoltre, per approfondire nuovamente il concetto che vede nell'analogia una base più o meno comune, basta estendere le parole spese per il videogioco a qualsiasi opera d'ingegno (termine che quindi non ho usato a caso) per rilevare che nessun tipo di violenza - visiva o letteraria - può essere tacciata di malcostume, se la violenza non è insegnata ma raccontata. Un libro violento non insegna la violenza, la rievoca. Un film non la insegna, semplicemente la rappresenta. E nemmeno un videogioco la insegna, rappresentandola con una componente interattiva che non ha scopo didattico bensì narrativo. Quanto pessima sia la storia, analogamente a quanto detto prima, non è rilevante. Nonostante le caratteristiche proprie di ciascun medium offrano punti di vista sempre diversi, non si può stabilire scientificamente come e quanto questi vengano interiorizzati. L'interattività per esempio, benché si possa facilmente trovare più immersiva, non necessariamente viene interiorizzata più delle parole scritte in un libro. Questo dipende principalmente dal soggetto. Si potrebbe dire allora che mentre un libro lascia ampio spazio di interpretazione al lettore (un'immagine violenta può essere più o meno macabra a seconda - per esempio - delle conoscenze anatomiche del lettore, delle esperienze pregresse, dei ricordi derivati dalla realtà o dall'intrattenimento, attraverso esperienze dirette o indirette per mezzo di cinema e telegiornali), un videogioco - più similmente a un film - propone una realtà che non ha bisogno di essere elaborata. Ed è quindi verosimile anche pensare che un'idea non elaborata personalmente risulti meno trascinante. Non è forse usuale sentire frasi come "il film non era male, ma il libro è molto meglio"? Eppure ancora non sarebbe corretto sostenere che il libro è effettivamente più coivolgente al punto da essere potenzialmente pericoloso (in caso ovviamente ruoti su tematiche delicate).
La stessa storia di violenza raccontata sui nostri tre medium di riferimento (videogiochi, pellicole e libri) presenterà inevitabilmente tecniche differenti, ma certamente le stesse questioni morali. E valutando l'opportunità di una presa di posizione di tipo etico, non si può stabilire dove sia lecito lasciar esprimere violenza e dove non lo sia. Ciò che è moralmente inaccettabile non va in assoluto accettato, percui se al contrario una tematica è già stata ampiamente esplorata, questa può essere diffusa attraverso ogni canale e senza distinzione alcuna, fatta salva la necessità di riservare i contenuti al target più appropriato.
Spero che questa volta la mia risposta non difetti di completezza.
Intanto apprezzo che tu abbia abbandonatro la faccenda del "copia e incolla" e ti sia impegnato a riformulare il tuo punto di vista: non voglio riaprire polemiche, ma era un atteggiamento poco rispettoso dell'impegno e passione che ciascuno di noi sta mettendo in questa discussione. Del resto io stesso ho ripetuto più volte certi concetti non certo per il piacere di ripetermi, o nella speranza di convincere per "spossamento (:asd:), ma perchè tenevo ad essere più chiaro e ad ottenere risposte mirate su certi punti per me centrali.
Detto questo, mi sembra di poter ricapitolare così la tua posizione (oddio, spero di non sbagliarmi!):
1) il videogioco, come opera di ingegno può rappresentare\raccontare tutto quello che vuole, e tu non avresti da ridire anche se il tema fosse a sfondo razzista, pedopornografico ecc (non fai esplicitamente questa affermazione, ma dal momento che la mia domanda diretta era questa, mi pare di poter trarre questa conclusione dal tuo post), sempre che vengano rispettate tutte le norme legali sui vincoli di distribuzione ecc.
2)reputi che medium diversi (videogiochi, cinema, letteratura, ecc) abbiano pari dignità nel rappresentare una data realtà, nè vi sarebbero differenze sostanziali, se non tecniche , nel modo di farlo, e laddove ci fossero non sarebbero rilevanti in questa sede (perchè non si può stabilire scientificamente l'effetto di queste eventuali differenze)
Bene, se ho interpretato bene, non posso che costatare che le nostre posizioni si basano su divergenze di fondo rappresentate soprattutto dal secondo punto (mi sono già espresso ampiamente in proposito, e non credo tu abbia voglia di risentire le mie motivazioni:asd:). Sul primo punto, registro se non altro la coerenza del tuo ragionamento (ma sono fermamente in disaccordo, e trovo che la diffusione di giochi simili sarebbe una sorta di grottesco paradosso). A questo punto ulteriori sviluppi, potranno venire solo dagli spunti offerti da altri partecipanti alla discussione....staremo a vedere...
Lascio perdere la storia della censura, anche perchè magari mi sbaglio visto che nessuno cerca di reprimere quello che dico e poi non è divertente.
Trovo interessante quello che fa notare crimso facendo l'esempio del gioco pedofilo.
Saremmo altrettanto permissivi con il gioco pedofilo? si chiede.
L'esperimento mentale che propone è interessante perchè una variabile (la sanzione morale) è estremizzata.
Tuttavia la differenza non è nei crimini rappresentati.
Videogiocare al pedofilo è peggiore di videogiocare a massacrare innocenti?
La risposta, credo unanime, è sì. Ma, come più volte è stato detto, non perchè, esisterebbero crimini di serie a e di serie b (essere un pedofilo non è peggio di massacrare innocenti).
La differenza non è nel crimine rappresentato ma nella rappresentazione del crimine.
Mi sto chiedendo, perchè uno può giocare allo spietato massacratore di innocenti ma non allo stupratore o al pedofilo?
Non possiamo che rispondere che nel secondo caso è il gioco stesso, la rappresentazione, ad essere sbagliata, a non essere permessa.
Perchè? Forse ci troviamo di fronte ad una rimozione collettiva che risulta inutile nel caso del videomassacratore di innocenti perchè la pulsione da contrastare è debole ma che è necessaria nel caso dei crimini sessuali.
Scusate il post del tutto inconcludente.
Buona giornata a tutti!
Non è inconcludente, anzi la tua ipotesi mi pare plausibilissima...non avrei difficoltà ad accettare che la pulsionalità sessuale sia tenuta culturalmente più a bada perchè più violenta ed ubiquitaria nelle nostre vite (una cosa simile mi pare la pensasse anche un certo freud)...Se fosse vero mi parrebbe logico comportarsi di conseguenza accordando maggior tatto nel maneggiamento di certi temi. Insomma sulla premessa ci sto, solo che per me la premessa conduce a differenziare gli oggetti, e quindi l'opportunità di usarli come materia di diletto in un videogame (mentre tu, suppongo, non arrivi a questa conclusione).
Se il mio discorso ha senso, il problema non è che il videogioco indurrebbe, faciliterebbe il comportamento.
Il problema è la soddisfazione fittizia della pulsione attraverso il videogioco.
Infatti, ovviamente, non è che mi viene voglia di stuprare qualcuno perchè ho giocato al videogioco. Ma, piuttosto, mi viene voglia di giocare al videogioco perchè, in qualche modo, mi piacerebbe stuprare qualcuno.
E' questo che non va bene.
O sbaglio?
Sono perplesso, di fronte ad una posizione come la tua. Perché non dovrebbe andar bene il fatto che a te piacerebbe stuprare qualcuno? L'importante è che non lo fai. Poi, nella tua fantasia, nel tuo pensiero, sei libero di pensare, volere e desiderare tutto quello che ti pare.
Anche perché non ho mai conosciuto nessuno che riesca a mettere limiti ai desideri. Ai comportamenti sì, ma ai desideri no. E considera che non tutto ciò che vogliamo sappiamo di volerlo. Non tutto avviene e passa a un livello cosciente.
Non so, in una posizione come la tua mi pare di cogliere un'equivalenza tra pensiero e comportamento. Come se pensare una cosa e farla fosse lo stesso. Sai che, nella Roma antica, chi sognava di uccidere l'imperatore veniva messo a morte? Ecco, io preferisco nono uccidere nessuno, ma poter sognare di farlo (e, magari, investire un po' di pedoni ogni tanto in un videogioco).
Buona vita
Guglielmo
condivido quasi tutto ma mi pongo una domanda...
"fantasia e agito per gioco nella vita...sono la stessa cosa?
immaginare nella mente e metterlo per iscritto è uguale?
immaginare nella mente e agire attraverso personaggi con cui "potrei"identificarmi èha la stessa valenza...
fantasticare nella mente e vedere ha la stessa intensità?
fantasticare nella mente e parlarne è uguale o...il parlarne è il passo successivo a non so che......"
semplici domande....
Capisco da questi ultimi interventi di non essermi spiegato bene.
Stavo cercando di riflettere su quello che è l'atteggiamento sociale rispetto a questi prodotti.
E' l'atteggiamento sociale che mi sembra equipari i pensieri o i desideri ai comportamenti.
Notavo che fa questa equivalenza nel caso del videostupro e non nel caso del videomassacro di innocenti.
Chiedendomi il perchè di questa differenza, suggerivo che la profondità della rimozione fosse proporzionale alla profondità della pulsione sottesa. Ci scandalizziamo per il videostupro perchè lo stupro è un contenuto che percepiamo essere socialmente molto investito. Ce ne freghiamo del videomassacro perchè maciullare passanti con la macchina può essere divertente, appangante ma poi con quello che ti costa il carrozziere chi è che lo farebbe?
Trovando il conforto di Crimson a questa mia ipotesi avevo considerato che l'argomento per cui il videogioco indurrebbe il desiderio di giocare è un classico errore di causa effetto. Non mi viene voglia di stuprare perchè ho giocato ma gioco perchè ho voglia di stuprare.
In questo dissento da paradelta, quindi.
Mi permetto di dividere questo parallelo...
...da tutto il resto.
Fatta questa importante distinzione, io non vedo differenze speciali tra tutte le possibilità che hai descritto. Intendiamoci, non potrei dire che "pensare" o "vedere" abbiano normalmente la stessa intensità; tuttavia, sviluppando il discorso sulla possibilità di una alterazione della percezione della realtà a seguito di ciascuna di quelle elaborazioni, non possiamo vincolare a un rapporto di proporzionalità diretta l'intensità e la pericolosità. Non è dimostrato che esista alcun "interruttore", né un massimo livello di sopportazione oltre il quale si perda il controllo.
Siete diventati interessanti.
Bravi
Sì, anche io sono convinto che la paura nasca dal fatto che uno stupro (o anche qualunque altro genere di abuso di connotazione sessuale) sia una possibilità più vicina a chiunque, e pertanto la seria possibilità di subire anche solo attenzioni che mettano a disagio sensibilizzano molto di più al al tema della violenza sessuale. E' invece più difficile imbattersi in un uomo ostile che impugni un'arma da fuoco, quindi probabilmente percepiamo una gravità minore nel pensiero di giocare uccidendo eventuali innocenti virtuali.
Ehm, willy forse non hai letto tutta la discussione, ma stavolta hai sbagliato bersaglio: in questa discussione i "talebani" sono altri (io per esempio:asd:), cumurullo è in favore di tutte le libertà (senza ironia, in questa discussioni, le parti sarebbero queste)...
ps. chissà perchè, ogni tanto in questo 3d, qualcuno si scaglia contro cumurullo a testa basta e senza motivo. Una volta la reputazione mal interpetrata, un'altra il post frainteso...cumurullo, la tua capacità di non scomporti per tutto ciò comincio ad ammirarla(:asd::mano:)
Ora però riveniamo a noi:
Non so voi, ma a me non sorprende che il motivo per cui il gioco possa apparire pericoloso sia legato al fatto che afferisce alla sfera della sessualità. Non mi sembra una gran scoperta: qualcuno di noi ha più volte accennato alla possibilità che esso potesse distorcere , nella fase di sviluppo, la visione della sessualità in genere e della sessualità femminile, o dei ruoli sessuali ecc. Non mi pare cosa dell'altro mondo considerare la sessualità una sfera particolarmente sensibile dello sviluppo e della vita degli individui. Non è un caso tra l'altro che si producano certi giochi: essi incontrano chiaramente i bisogni pulsionali di tutti noi. Sono anche d'accordo che chi gioca ha già delle fantasie, magari anche inconsce. Viene sicuramente prima la fantasia e poi il gioco, del resto mi sembrerebbe molto difficile l'inverso. La questione che noi solleviamo è che il vellicamento di queste fantasie, il fatto di agirle in una simulazione priva di elaborazione critica, il fatto di viverle in un contesto di gioco (prodotto industrialmente, con l'avallo della società che nel nostro inconscio rappresenta comunque una componente di controllo delle nostre tendenze regressive, l'immagine arcaica del "padre"), un gioco che deresponsabilizza e alleggerisce l'immagine dello stupro delle sue connotazioni più realistiche (le conseguenze reali per la vittima; le responsabilità per chi lo commette ecc), ed esalta solo quelle "fantastiche" (il piacere, i bisogni pulsionali profondi, la vittoria, il dominio ecc) possa sottrarre la fantasia profonda all'elaborazione cognitiva, possa in sostanza cortocircuitare quell'esame di realtà a cui sottoponiamo tutte le nostre innumerevoli fantasie sessuali, aggressive ecc. Questo ovviamente in alcuni soggetti predisposti. Questo non vuol dire che si debba censurare ogni rappresentazione della stessa tematica o perseguire una (impossibile) censura della vita fantasmatica privata: altri medium (film, libri ecc) non spingono secondo noi alla stessa regressione a cui spinge il videogioco, non annulla nello stesso modo l'istanza psichica di elaborazione e metabolizzazione della pulsione, non presuppongono meccanismi di identificazione così immediati ed unilaterali. Allo stesso modo, fantasticare in privato, o giocare con una partner, sono processi psichici complessi e creativi, che hanno sempre un riferimento relazionale (nel caso del gioco di coppia è addirittura concreto) che secondo me impediscono che la fuga regressiva sia completa, autistica. Sono processi che hanno la naturale e salutare funzione di consentire l'appagamento della pulsione, lasciando però attiva una certa istanza di controllo e di elaborazione cognitiva. Certo non è detto che non possano fallire (falliscono di sicuro a volte, gli stupratiori esistono), ma questo è un altro discorso.
Le stesse considerazioni valgono per quanto riguarda il commento di iggy:
Non sai quanto mi costa ma tengo duro per tentare di risultare credibile per poi scagliarmi nuovamente contro Obiettivo Psicologia.
L'argomento "bambini stupratori" propongo di toglierlo di mezzo. Per me serve solo come retorica ma nella sostanza non tiene. Non perchè il gioco non faccia male ma perchè ci sono tantissime cose che fanno male ai bambini che nessuno pensa di censurare.Citazione:
Non so voi, ma a me non sorprende che il motivo per cui il gioco possa apparire pericoloso sia legato al fatto che afferisce alla sfera della sessualità. Non mi sembra una gran scoperta: qualcuno di noi ha più volte accennato alla possibilità che esso potesse distorcere , nella fase di sviluppo, la visione della sessualità in genere e della sessualità femminile, o dei ruoli sessuali ecc. Non mi pare cosa dell'altro mondo considerare la sessualità una sfera particolarmente sensibile dello sviluppo e della vita degli individui.
Ok l'interattività, l'identificazione e tutto ma non credo che un pornazzo tradizionale faccia molti meno danni.
Questo è l'argomento "mostro dell'interattività" in una veste nuova e molto convincente. Però Iggy se non ricordo male aveva creato un argomento altrettanto convincente che dimostrava che un libro potesse essere molto peggio.Citazione:
Non è un caso tra l'altro che si producano certi giochi: essi incontrano chiaramente i bisogni pulsionali di tutti noi. Sono anche d'accordo che chi gioca ha già delle fantasie, magari anche inconsce. Viene sicuramente prima la fantasia e poi il gioco, del resto mi sembrerebbe molto difficile l'inverso. La questione che noi solleviamo è che il vellicamento di queste fantasie, il fatto di agirle in una simulazione priva di elaborazione critica, il fatto di viverle in un contesto di gioco (prodotto industrialmente, con l'avallo della società che nel nostro inconscio rappresenta comunque una componente di controllo delle nostre tendenze regressive, l'immagine arcaica del "padre"), un gioco che deresponsabilizza e alleggerisce l'immagine dello stupro delle sue connotazioni più realistiche (le conseguenze reali per la vittima; le responsabilità per chi lo commette ecc), ed esalta solo quelle "fantastiche" (il piacere, i bisogni pulsionali profondi, la vittoria, il dominio ecc) possa sottrarre la fantasia profonda all'elaborazione cognitiva, possa in sostanza cortocircuitare quell'esame di realtà a cui sottoponiamo tutte le nostre innumerevoli fantasie sessuali, aggressive ecc. Questo ovviamente in alcuni soggetti predisposti. Questo non vuol dire che si debba censurare ogni rappresentazione della stessa tematica o perseguire una (impossibile) censura della vita fantasmatica privata: altri medium (film, libri ecc) non spingono secondo noi alla stessa regressione a cui spinge il videogioco, non annulla nello stesso modo l'istanza psichica di elaborazione e metabolizzazione della pulsione, non presuppongono meccanismi di identificazione così immediati ed unilaterali. Allo stesso modo, fantasticare in privato, o giocare con una partner, sono processi psichici complessi e creativi, che hanno sempre un riferimento relazionale (nel caso del gioco di coppia è addirittura concreto) che secondo me impediscono che la fuga regressiva sia completa, autistica. Sono processi che hanno la naturale e salutare funzione di consentire l'appagamento della pulsione, lasciando però attiva una certa istanza di controllo e di elaborazione cognitiva. Certo non è detto che non possano fallire (falliscono di sicuro a volte, gli stupratiori esistono), ma questo è un altro discorso.
Prova a pensare alle associazioni di pedofili che pubblicano in rete le loro sofisticate filosofie per cui la pedofilia è una figata. Fanno molti più danni di un ipotetico videogioco pedofilo. Il pedofilo latente che entra in contatto con queste idee che assecondano la sua pulsione sta un attimo a sbarazzarsi del senso di colpa. Capita qualcosa di analogo a quello che tu ipotizzi per il videogioco insomma.
si, ma queste cose non le acquisti al supermercato, non sono prodotte dall'industria dell'intrattenimento insieme al videogioco di bugs bunny; il pedofilo latente che si va a cercare i siti dedicati su internet rischia con sè stesso, sa di fare qualcosa di socialmente sansionato (aldilà del fatto legale), si ritira in una nicchia privata, oscura, inconfessabile dove dovrà fare i conti con i suoi desideri e decidere se può\vuole contenerli lì oppure no. Soprattutto si espone ad una comunicazione le cui finalità sono chiare e manifeste (l'apologia consapevole e volontaria della pedofilia); ben altro il caso del videogioco dove la comunicazione è ambigua: impersono per finta un ruolo perchè in questo consiste il gioco e posso fare a meno di interrogarmi troppo sul senso di questa identificazione, perchè sto solo giocando!
Mi sembra una bella differenza..
Ps ho parlato di pedofilia sulla falsariga del tuo esempio, ma penso le stesse cose per lo stupro.
Pps, spero che il mio discorso non venga travisato col solito argomento "dell'occultamento", secondo il quale si tratterebbe banalmente di preferire le cose fatte "di nascosto" a quelle fatte "alla luce del sole". Non voglio insabbiare nulla, ho solo cercato di illustrare due possibili dinamiche psicologiche a mio avviso molto diverse.
Vedete come si comincia a fare un discorso senza sterili polemiche la cosa perde subito di interesse.
Cercherò di rimediare assumendo un tono fastidioso e polemico. Niente di personale crimson.
Sì certo come no! Nessuna differenza...proprio...
La differenza esiste e come!Lo vuoi capire?
Ti provo a spiegare con questo esempio, vediamo se ce la fate.
A-inventano un pillola che fa pensare chi la assume che lo stupro è cosa buona e giusta
B-inventano un'argomentazione che persuade chi la assume che lo stupro sia cosa buona e giusta
I censuratori (bigotti, fascisti!!!) tendono a vedere il videogioco come la pillola dell'esempio A.
Noi (quelli buoni) al limite, se proprio siamo costretti ad ammettere che il videogioco possa portare alla violenza, lo vediamo come l'argomentazione dell'esempio B
non so se è stata già proposta questa chiave di lettura... io credo che su crimini come l'omicidio ci sia minore ambiguità nella nostra società rispetto allo stupro. Mi spiego: è opinione, credo, condivisa che smembrare qualcuno con una motosega sia un crimine orrendo e che rechi un danno irreparabile alla vittima, invece nel caso dello stupro anche se a livello esplicito lo si condanna, c'è ancora un substrato di ignoranza in alcuni per cui la donna stuprata "in fondo se l'è cercata" e "in fondo le piace" e "in fondo non è poi così grave". Quindi nel primo caso sarebbe molto più facile separare finzione e realtà e usare un vieogioco con quei contenuti ben sapendo che nella vita reale è un abominio, mentre nel secondo caso il videogioco sullo stupro veicola un messaggio velato secondo cui lo stupro non è poi un gran crimine e ci si può anche scherzare e giocare su.
Avrei voluto spiegarmi meglio, ma per fare presto ho dovuto rendere la spiegazione più sintetica, quindi fatemi passare certi termini.
aldilà del merito del tuo post e della tua risposta, dei tuoi intenti polemici, faccio solo presente che mi hai frainteso clamorosamente...per quel che può valere, se rileggi bene il post che mi hai quotato e quello tuo precedente, forse capirai meglio il senso di quello che volevo dire, a prescindere dal fatto che poi sicuramente non sarai d'accordo lo stesso.
ottimo....finora si è insistiti soprattutto sulla differenza tra vari medium, videogiochi, libri, cinema, altro, mettendo da parte il problema delle differenze tra i vari temi. Questo perchè si tratta di un argomento ancora più complesso e spinoso, per cui forse qualcuno(io per esempio), pur giudicandolo fondamentale, per il momento ha proseguito la questione su altri linee accettando provvisoriamente l'idea che "un crimine vale 'altro"...personalmente, ritengo anche questa semplificazione mistificatoria e fuorviante ai fini di questa discussione, e il tuo intervento introduce in modo molto pertinente questo nuovo tema...:approved: