Riferimento: "Il senso tragico della vita": frasi da una terapia
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luigi '84
le continue ''esclusioni'' non fanno che alimentare i luoghi del rimosso che l'Occidente ha conosciuto grazie alla psicoanalisi...luoghi che non sono affatto morti: ognuno può sperimentare la violenza degli opposti (della contraddizione) che si sprigiona proprio per il fatto che la coscienza e la ragione che ne deriva non sono assolutamente gli unici processi vitali. Il mondo come totalità di enti ospita infatti tutto ciò che ''uomo non è'': alberi, malattie, animali, nuvole...sarebbe assurdo non riconoscere la ricchezza dell'Altro. Ma l'Altro non è solo li per farsi ammirare o dominare ma esattamente è li per lo stesso motivo (forse sconosciuto) per il quale ci sei tu.
Quando Giobbe chiede a Dio la ragione del suo dolore egli risponde adirato qualcosa del genere (non ricordo a memoria le parole): ''ma tu eri con me quando ho fatto le stelle, quando creai il sole e tutte le cose della terra? Insomma non possiamo, a mio parere, percorrere la via dell'esclusione perchè finiremo col diventare una civiltà assediata: questo è il senso di quel ''lasciar-accadere'' che è anche e soprattutto una via ''psicologica''. Mi tornano alla mente delle parole di Galimberti:
''Dopo essersi espressa nella parola totalmente dispiegata, la civiltà occidentale s’è infatti trovata nella necessità di intendere come fatto puramente negativo il tacere del silenzio. Nel suo sforzo titanico ha dispiegato il nascosto, ha risolto il simbolo nella sua interpretazione, ha detto il taciuto [U]e ha svelato il mistero nella chiarezza della ragione dispiegata e [/U]della parola enunciata. Non ha mai pensato che nascondere vuol dire anche custodire, tacere vuol dire anche non provocare.''
Chiudo qui questo intervento un pò lunghetto. Ho parlato ad un livello molto generale...''filosofico'' direi. Quindi non intendo ricevere condivisioni di sorta o altro: capirai benissimo che la ''clinica'' è un'altra cosa ma ciò non toglie che l'altalena del pensiero non faccia talvolta le sue brave acrobazie!:asd:
E che cogito - acrobazie in auto - contraddittorio:asd::P
:ciao:
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Originalmente inviato da luigi '84
Dunque, il bene e il male, come costitutivi orizzonti dell'umana condizione (che l'uomo mitico cercava appunto di ''con-tenere'' con la funzione simbolica), hanno (finanche per una coscienza che si crede libera dalla condizione irrazionale da cui proviene) uguale ''diritto di cittadinanza''
Beh ma cosa vuoi dire con questo? Bene e male vengono giudicati dai singoli individui, non rappresentano mica qualcosa che bisogna andare a vedere se esiste.
Con "uguale diritto di cittadinanza" vuoi dire che per qualcuno tutto è bene?
Già il catalogare qualche evento come molesto implica che in qualche modo chi gli attribuisce questa valenza non lo accetti, anche se consapevolmente sa che questo evento è presente. La presenza di qualcosa non implica la sua accettazione (ossia cioé una qualche attribuzione non negativa di valore alla sua esistenza o al suo verificarsi). Se qualcuno in qualche modo riesce ad attribuire un valore positivo allo stare inchiodato su una croce, che segua anche queste pratiche, ma dal mio punto di vista semplicemente per lui risulta un bene quello che per me invece rappresenta un male.
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Originalmente inviato da luigi '84
Quando Giobbe chiede a Dio la ragione del suo dolore egli risponde adirato qualcosa del genere (non ricordo a memoria le parole): ''ma tu eri con me quando ho fatto le stelle, quando creai il sole e tutte le cose della terra?
Mi sembra però di ricordare che la sfuriata di Giobbe contro nostro Signore alla fine gli fa ottenere un risarcimento dal diretto Responsabile che tutto sommato si incavola ingiustamente (avendo il potere quanto meno di farlo guarire dalle piaghe), quest'ultimo sa che Giobbe in fin dei conti ha ragione. Chi nel racconto siede (immaginariamente) nei piani alti probabilmente si arrabbia proprio per questo :asd:.
Giobbe rappresenta proprio l'opposto dell'uomo che accetta il male cercando di dargli ad ogni costo un qualche valore positivo di conoscenza o di purificazione o di punizione ecc. (a differenza ad esempio dei tre amici che vanno a fargli visita) cercando di tramutare i valori negativi in positivi. Lascia che tutto il male che lo ha colpito resti tale decidendo quindi di sfidare Dio stesso con le sue ragioni: ragioni personali ed umane.
Un saluto
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Char_Lie
Con "uguale diritto di cittadinanza" vuoi dire che per qualcuno tutto è bene?
No. Intendo sottolineare l'arbitrarietà di ogni giudizio di valore. Dunque anche di attribuzioni quali ''bene'' e ''male'': la natura non conosce questa differenza perchè semplicemente, rispetto a siffatte cognizioni, essa è ''innocente''. Il ''diritto di cittadinanza'' è una operazione però essenziale e conseguente al fatto che l'uomo è aperto al mondo grazie al processo di differenziazione cosciente: ancora una volta il mito esprime meglio del discorso questi scenari. All'Eden l'uomo vive nell'incoscienza di una condizione indifferenziata (il rispetto della necessità divina che le cose stiano in certo modo). Egli però fin dal principio sa di essere il protagonista di un sacrificio: egli rinuncia al ''sapere'' per godere di una condizione di indifferenziazione con il tutto. Il presentimento e il dubbio che ha, però, non si estinguono mai; cosicchè Eva rompe il sigillo e raccoglie la mela. Ecco: proprio da questo momento ha inizio (per il mito) il processo del ''diver-coscienti'' (Bewusstwerdung-risveglio) che implica il ''riconoscimento della differenza'' e dunque la consapevolezza che il solo processo cosciente (o razionale) non esaurirà l'infinita varietà dell'Altro. Questo è quello che intendevo con ''uguale diritto di cittadinanza''.
Saluti,
Luigi
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Originalmente inviato da luigi '84
No. Intendo sottolineare l'arbitrarietà di ogni giudizio di valore. Dunque anche di attribuzioni quali ''bene'' e ''male'': la natura non conosce questa differenza perchè semplicemente, rispetto a siffatte cognizioni, essa è ''innocente''. Il ''diritto di cittadinanza'' è una operazione però essenziale e conseguente al fatto che l'uomo è aperto al mondo grazie al processo di differenziazione cosciente: ancora una volta il mito esprime meglio del discorso questi scenari. All'Eden l'uomo vive nell'incoscienza di una condizione indifferenziata (il rispetto della necessità divina che le cose stiano in certo modo). Egli però fin dal principio sa di essere il protagonista di un sacrificio: egli rinuncia al ''sapere'' per godere di una condizione di indifferenziazione con il tutto. Il presentimento e il dubbio che ha, però, non si estinguono mai; cosicchè Eva rompe il sigillo e raccoglie la mela. Ecco: proprio da questo momento ha inizio (per il mito) il processo del ''diver-coscienti'' (Bewusstwerdung-risveglio) che implica il ''riconoscimento della differenza'' e dunque la consapevolezza che il solo processo cosciente (o razionale) non esaurirà l'infinita varietà dell'Altro. Questo è quello che intendevo con ''uguale diritto di cittadinanza''.
Ma che i giudizi di valore risultano soggettivi è ovvio, ed in ogni caso qualsiasi cosa sia la natura sicuramente credo che non sia un soggetto o un individuo e perciò non avrebbe senso dire che la natura esprime giudizi di valore e quindi a maggior ragione dire che "la natura non conosce questa differenza".
Cosa significa affermare "accettare il male" e cosa significa "attribuire un valore negativo a qualcosa" (ossia dire che qualcosa rappresenta un "male")? Dire che un evento è male rappresenta proprio il non accettarlo al livello psicologico ossia il non preferirlo, perciò, per evitare questo tipo di incongruenza bisogna supporre che con la combinazione di termini "accettare il male" ci si voglia riferire ad un altro tipo di accettazione o proprio a qualcos'altro.
Siccome non è possibile scegliere di non patire certi mali, "accettare il male" probabilmente non significa nemmeno "scegliere il male". Se si avesse la possibilità di scegliere così come quando si "accetta un regalo" ossia si "sceglie di ricevere un regalo" nessuno sceglierebbe di "ricevere un male". Ma allora cosa significa "accettare il male"?
Secondo me in fin dei conti significa dirsi e convincersi che un "male" che ci colpisce (e contro cui non si sa bene cosa fare) non è poi così "tanto male"...
Ma questo non rappresenta forse una modifica dei propri giudizi di valore? Un cercare di tramutare quello che riteniamo "male" in un "male molto minore" ossia spostarlo in buona parte verso il "bene" (soggettivamente ovviamente) perché sostanzialmente non siamo tanto capaci di modificare le cose?
Beh, affermare che una persona riesce ad "accettare tutto il male" vuol dire semplicemente che questa ha modificato totalmente tutti i propri giudizi negativi in massimamente positivi. Il "male" per un individuo del genere (ammesso che possano esistere individui così) semplicemente non esisterebbe più perché tutto andrebbe bene per lui. Non avrebbe più preferenze che si possono scontrare col reale o l'esistente, le avrebbe adattate totalmente a questo (tutto quel che accade per lui andrebbe bene) e perciò non avrebbe più motivi per essere vivo o morto, integro o a pezzi, non avrebbe motivi di preoccuparsi se un suo caro è vivo o morto, vicino o lontano, anzi probabilmente non esisterebbero nemmeno più persone a lui care... Tutte queste condizioni verrebbero "accettate" in egual modo, la gerarchia generata dalle preferenze personali insomma finirebbe col non esistere più per lui.
Un saluto
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luigi '84
No. Intendo sottolineare l'arbitrarietà di ogni giudizio di valore. Dunque anche di attribuzioni quali ''bene'' e ''male'': la natura non conosce questa differenza perchè semplicemente, rispetto a siffatte cognizioni, essa è ''innocente''. Il ''diritto di cittadinanza'' è una operazione però essenziale e conseguente al fatto che l'uomo è aperto al mondo grazie al processo di differenziazione cosciente: ancora una volta il mito esprime meglio del discorso questi scenari. All'Eden l'uomo vive nell'incoscienza di una condizione indifferenziata (il rispetto della necessità divina che le cose stiano in certo modo). Egli però fin dal principio sa di essere il protagonista di un sacrificio: egli rinuncia al ''sapere'' per godere di una condizione di indifferenziazione con il tutto. Il presentimento e il dubbio che ha, però, non si estinguono mai; cosicchè Eva rompe il sigillo e raccoglie la mela. Ecco: proprio da questo momento ha inizio (per il mito) il processo del ''diver-coscienti'' (Bewusstwerdung-risveglio) che implica il ''riconoscimento della differenza'' e dunque la consapevolezza che il solo processo cosciente (o razionale) non esaurirà l'infinita varietà dell'Altro. Questo è quello che intendevo con ''uguale diritto di cittadinanza''.
Saluti,
Luigi
Solo una domanda: chi e come, ha stabilito in realtà, che la Natura é innocente e non conosce siffatte cognizioni? Quali categorie di appartenenza sono di fatto intrenseche ed esauribili e non esauribili con la nozione di "natura"? E cosa significa attribuire la categoria di innocenza alla natura? A cosa essa si contrappone, al di là di un semplicistico "la colpevolezza dell'uomo?" (o "senso di colpevolezza"). Ed a cosa é di fatto, implicitamente, complementare siffatta costruzione semantica?
Grazie.
Saluti
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Originalmente inviato da
luigi '84
No. Intendo sottolineare l'arbitrarietà di ogni giudizio di valore. Dunque anche di attribuzioni quali ''bene'' e ''male'': la natura non conosce questa differenza perchè semplicemente, rispetto a siffatte cognizioni, essa è ''innocente''. Il ''diritto di cittadinanza'' è una operazione però essenziale e conseguente al fatto che l'uomo è aperto al mondo grazie al processo di differenziazione cosciente: ancora una volta il mito esprime meglio del discorso questi scenari. All'Eden l'uomo vive nell'incoscienza di una condizione indifferenziata (il rispetto della necessità divina che le cose stiano in certo modo). Egli però fin dal principio sa di essere il protagonista di un sacrificio: egli rinuncia al ''sapere'' per godere di una condizione di indifferenziazione con il tutto. Il presentimento e il dubbio che ha, però, non si estinguono mai; cosicchè Eva rompe il sigillo e raccoglie la mela. Ecco: proprio da questo momento ha inizio (per il mito) il processo del ''diver-coscienti'' (Bewusstwerdung-risveglio) che implica il ''riconoscimento della differenza'' e dunque la consapevolezza che il solo processo cosciente (o razionale) non esaurirà l'infinita varietà dell'Altro. Questo è quello che intendevo con ''uguale diritto di cittadinanza''.
Saluti,
Luigi
Come Caino e Abele? (l'Altro straniero in casa propria...)
Oppure, il Vaso di Pandora? I mali, il "vento" e la speranza ....(in genere, considerato il mito più equiparabile a quello di "Eva", nelle tradizioni occidentali).
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No. Intendo sottolineare l'arbitrarietà di ogni giudizio di valore. Dunque anche di attribuzioni quali ''bene'' e ''male'': la natura non conosce questa differenza perchè semplicemente, rispetto a siffatte cognizioni, essa è ''innocente''. Il ''diritto di cittadinanza'' è una operazione però essenziale e conseguente al fatto che l'uomo è aperto al mondo grazie al processo di differenziazione cosciente: ancora una volta il mito esprime meglio del discorso questi scenari. All'Eden l'uomo vive nell'incoscienza di una condizione indifferenziata (il rispetto della necessità divina che le cose stiano in certo modo). Egli però fin dal principio sa di essere il protagonista di un sacrificio: egli rinuncia al ''sapere'' per godere di una condizione di indifferenziazione con il tutto. Il presentimento e il dubbio che ha, però, non si estinguono mai; cosicchè Eva rompe il sigillo e raccoglie la mela. Ecco: proprio da questo momento ha inizio (per il mito) il processo del ''diver-coscienti'' (Bewusstwerdung-risveglio) che implica il ''riconoscimento della differenza'' e dunque la consapevolezza che il solo processo cosciente (o razionale) non esaurirà l'infinita varietà dell'Altro. Questo è quello che intendevo con ''uguale diritto di cittadinanza''.
Saluti,
Luigi
Bel post. Non condivido solo la prima affermazione: se le scelte umane fossero arbitrarie allora la vita non avrebbe senso e significato; posto pure che sia così, che viviamo in una illusione, ciò non è dimostrabile perchè saremmo tutti vittima di una illusione da cui non possiamo sottrarci. L'esigenza dell'uomo di senso e significato è una evidenza prima. Il nichilismo porta una novella: la trasvalutazione dei valori non significa l'annientamento piuttosto un passaggio a nuovi valori. L'Oltreuomo è amor fati ma qualcuno qui sul forum ha già ben espresso la differenza fra fato e destino.