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Johnny
mi risulta che Freud (in una lettera ad un collega) abbia detto di mantenere un atteggiamento caldo e cordiale con i pazienti.
Inoltre mi risulta che lo stesso Freud offrisse da mangiare ad alcuni pazienti (mi sembra "l'uomo dei topi") e la moglie di Garibaldi si intratteneva con la moglie, prima delle sedute. Non è empatia? Ovvioc7 che non è "formulata nella teoria", ma in pratica talvolta la metteva in atto.
Leggendo altre lettere di Freud o i resoconti pubblicati di alcuni pazienti, ti renderai conto che la situazione era molto più complessa, dal momento che il nostro buon Sigmund si muoveva molto in base ai sentimenti con i pazienti, agiva cioè spesso il controtransfert. Così con alcuni era amichevole, con altri estremamente distante. Direi che non c'era senza dubbio un pensiero sull'"empatia" nella sua mente.
Quanto alla moglie di Garibaldi, mi domando da dove tu tragga questa informazione, dal momento che è morta prima che Freud nascesse...
Saluti
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monicadal
Sono assitente sociale, e il mio lavoro consiste proprio nel motivare al cambiamento
persone che non lo sono o lo sono pochissimo. Non ho esperienza clinica ma lo stesso lavoro quotidianamente con la relazione d'aiuto.
Il segreto sta nel saper cogliere il momento e il modo giusto per spingerli a cambiare o a trovare le motivazioni interne che forse ci sono ma sono sopite dientro una esistenza piena di problemi, mancanza di fiducia nel futuro, mancanza di autostima.
Ovvviamente questo che dico potrà far storgere il naso ai " puristi della teoria" ma se io mi trovo davanti due genitori che trascurano il figlio, lo mandano poco a scuola, sporco e malnutrito, io DEVO cercare di motivarli, convincerli, indurli con ogni mezzo a cambiare.
Lo stesso vale per alcolisti, tossicodipendenti, e disagiati di vario genere.
Quando ho lavorato con i senzatetto la motivazione a farli prendere cura di se stessi, lavarsi, curarsi, ( lavoravo in un centro diurno che forniva servizi di vario tipo) magari cercare se era possibile un eventuale impegno per un inserimento lavorativo quasi mai avveniva con una loro iniziale motivazione al cambiamento. Eravamo noi operatori a cercare di fargli vedere il mondo sotto un altra luce o farlgi prendere in considerazione opportunità che non credvano di avere e che spesso all'inizio rifiutavano ( ad esempio proponendo un inserimento lavoratio protetto a uno che da ani è sulla strada la prima cosa che dice è " no, non serve a nulla, non posso, tanto non cambierà nulla" sta a noi fargli capire che non è così.
Scusate quando parlo del mio lavoro sono così entusiasta che perdo il filo... :)
Insomma quello che volevo capire è se il tuo modello di counselling è adatto al mio contesto di lavoro e alla scarsissima motivazione iniziale ( a volte inesistente ) che hanno gli utenti
Porti un tema importante perchè ha rimandi etici fondamentali: il cambiamento è un processo che spetta al paziente/utente. Altrimenti siamo nel processo di adattamento, ovvero di adesione a soluzioni provenienti dall'esterno, quali quelle con i quali ti scontri.
Continuo sul nuovo thread sul disagio le considerazioni in merito per non perseverare nell'OT.
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dopo 11 pagine di 3D sono piuttosto confuso dai troppi spunti di riflessione e dalle tante affermazioni che meriterebbero un po' di sana polemica....ovviamente difendendo il mio orticello di counselor professionista :D e studentello di psicologia!
La diatriba tra psicoanalista e counselor è senza fine, l'ironia della sorte è che la sentenza riguarda un counselor senza formazione triennale in counseling ma biennale in psicosocioanalisi !
Provo invece a tornare un po' in topic.
Il nostro counselor, leggendo la sentenza, commette alcuni errori madornali, che lo porteranno poi alla condanna:
1) alla domanda esplicita del padre non definisce chiaramente il proprio status.
2) non considera le aspettative del committente: il padre si aspetta che il ragazzo venga curato e ritorni "normale". Quale professionista avrebbe potuto soddisfare un contratto del genere? " Scusi dottore mio figlio è gay, anzi transessuale, me lo faccia tornare un vero uomo " Ma scherziamo ?!
3)non definisce chiaramente un obbiettivo e quindi un contratto di counseling
4)rema contro il committente, dicendo al figlio che i genitori sono incapaci e che lui si sostituirà a loro, insomma anche se pensava che una rigenitorializzazione fosse necessaria perchè esplicitarla così al 15enne??? già non erano in conflitto!!
5)scrive una diagnosi!!! Praticamente si da la zappata definitiva sui piedi.
Ora il counselor è uno psicologo, e potrà fare errori simili o peggiori perchè protetto dal titolo?
Penso che questi siano gli aspetti da considerare
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fritzzzzz
dopo 11 pagine di 3D sono piuttosto confuso dai troppi spunti di riflessione e dalle tante affermazioni che meriterebbero un po' di sana polemica....ovviamente difendendo il mio orticello di counselor professionista
Ora il counselor è uno psicologo, e potrà fare errori simili o peggiori perchè protetto dal titolo?
Penso che questi siano gli aspetti da considerare
Gli errori potrà sempre farli, se utilizzerà il titolo di psicologo, ne dovrà pagare le conseguenze, se utilizzerà quello di counselor, no; infatti, ben difficilmente se non avesse lavorato con uno "psicoterapeuta" che ha violato le norme a sua volta, avrebbe come counselor, pagato, non esistendo norme in proposito in Italia. Avrebbe potuto aggiungere agli errori (comuni a molti altri suoi colleghi del cui operato si ha testimonianza degli scompensi in persone in crisi che giungono negli ospedali e cliniche psichiatriche) - con i quali, poverino, si é dato la zappa sui piedi - qualsiasi baggianata per giustificarli e passarla liscia, considerando che la Giudice, inoltre, si é mostrata non a conoscenza delle normative reali e quelle fittizie di cui ha trattato.
Inoltre, il corso biennale che aveva fatto, di psicoanalitico, non ha nulla, tranne la denominazione, considerando che non prevedeva neppure un'ora di analisi personale e che i corsi di Specializzazione in Psicoanalisi e Psicoterapia, sono Post - Laurea e prevedono esperienza personale di analisi o terapia, oltre a supervisioni.
Sia il cosidetto counselor, ora psicologo e quindi utilizzato da voi come schermo protettivo per non rispondere ai quesiti che vi vengono posti, riproponendoli in forme di domande già datate su questi thread, sia lo psicologo, dovrebbero essere messi in condizioni di non esercitare più queste professioni, se mai lo hanno fatto; il punto é che il counselor potrà tranquillamente continuare a farlo, mettendo a giustificazione della sua presunta professionalità la laurea, riclicandosi nella sua prima professione di counselor mentre lo psicoterapeuta, potrà anche lui, re riciclarsi nello stesso campo del counseling non essendo normato, differentemente da quello dello psicologo.
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michela68
Secondo me il problema più grave è che molti istituti di psicoterapia riconosciuti dal miur organizzano corsi di counseling aperti a chiunque (pare anche a persone non laureate) ...
esattamente, giusto michela! non potremmo fare tutti pressioni (magari se ciascuno di noi mandasse una bella mail...) ai propri ordini perchè loro vigilino su tutte le scuole di counseling per poi farsi sentire presso il miur?
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esattamente, giusto michela! non potremmo fare tutti pressioni (magari se ciascuno di noi mandasse una bella mail...) ai propri ordini perchè loro vigilino su tutte le scuole di counseling per poi farsi sentire presso il miur?
Addirittura mandare una "bella mail"?! Ci verrà l'ernia per lo sforzo!! :rolleyes:
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scommetti ikaro che se siamo in 20 a mandarla è tanto?:D
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Cari ragazzi, la quaestio professionale è un po' più complicata... direi che la psicologia professionale sta vivendo un chiaro paradosso in quanto: da una parte alcuni psicologi remano contro il counseling, dall'altra altri psicologi li formano e li supervisionano...
Ora, non è semplice districarsi in tale ambito in quanto da una parte ci sono Ordini professionali che stanno facendo pressioni anche forti (Toscana, Emilia Romagna, ad esempio). Dall'altra vi sono altri Ordini (il Lazio, ad esempio) che cercano una mediazione cercando di definire linee guida che differinzino il counseling dal counseling psicologico. Poi ci sono gli altri ordini che, banalmente, se ne strabattono.
La questione si complica perché in questo giochino, seppur al momento in maniera marginale, entra anche l'Università.
Provando a sintetizzare i partecipanti a questo gioco sono:- gli Ordini regionali
- le associazioni di categoria degli psicologi
- le associazioni di categoria dei counselor
- le facoltà di psicologia
- le Regioni
Tutti i partecipanti sono, più o meno, legati da una costante che si chiama...: conflitto di interessi.
Sì, perché anche l'Università, se da una parte vorrebbe che il counseling fosse una prerogativa degli psicologi (a loro fa comodo per rimpinguare i master), dall'altra ha molti docenti che sono anche legati alle scuole di psicoterapia, alcune delle quali hanno anche... corsi di counseling.
Lo stesso vale per gli ordini: in alcuni ordini vi sono alcuni consiglieri che sono legati a scuole di psicoterapia alcune delle quali hanno... corsi di counseling.
Le Regioni, forti della modifica del titolo V della Costituzione, sfornano figure professionali limitrofe alla psicologia tentando di regolamentarle a livello regionale. In alcuni casi gli va bene, in altri qualcuno insorge e la Corte Costituzionale dichiara illegittima la legiferazione regionale.
Volendo salire di un gradino, esulando dunque dalla questione counseling vs psicologia, troviamo associazioni che raggruppano le professioni non regolamentate (CoLAP, AssoProfessioni) e quelle regolamentate (CUP). A cui si aggiungono altri importanti organi dello Stato quali il CNEL, ad esempio, piuttosto che l'AntiTrust.
Insomma, per quel poco di esperienza che ho, credo proprio che la partita si giocherà a livello nazionale (ed europeo) e non tanto sul caso particolare della psicologia professionale.
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Aggiungi anche i vari ordini nazionali e regionali degli assitenti sociali, nonchè le nostre associazioni di categoria e il quadro si complica ancora di più
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pabla1973
esattamente, giusto michela! non potremmo fare tutti pressioni (magari se ciascuno di noi mandasse una bella mail...) ai propri ordini perchè loro vigilino su tutte le scuole di counseling per poi farsi sentire presso il miur?
esiste già giurisprudenza in merito: credo che in Toscana l'Ordine provò a cheidere conto della competenza dei docenti ad una scuola di counseling, che rispose papale papale: non son mica fatti vostri, siamo mica psicologi.
Segui denuncia e processo, vinto dalla scuola di counseling.
Personalemnte non mi dipiacerebbe che le scuole di counseling avessero una forma di controllo da parte del miur, se in itaglia si riuscisse a fare qualcosa di serio e non burocrazia... ma ciò significherebbe aver riconosciuto il counseling !
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fritzzzzz
esiste già giurisprudenza in merito: credo che in Toscana l'Ordine provò a cheidere conto della competenza dei docenti ad una scuola di counseling, che rispose papale papale: non son mica fatti vostri, siamo mica psicologi.
Segui denuncia e processo, vinto dalla scuola di counseling.
Personalemnte non mi dipiacerebbe che le scuole di counseling avessero una forma di controllo da parte del miur, se in itaglia si riuscisse a fare qualcosa di serio e non burocrazia... ma ciò significherebbe aver riconosciuto il counseling !
Personalmente ti scoccerebbe se un assitente sociale, che di fatto fa già counseling con i suoi utenti, tenendo conto che negli stati uniti con la laurea in Social Work ( l'equivalente della nostra in scienze del servizio sociale) si può lavorare come counsellor, svolgesse in ambito di studio privato la professione di counselor senza fare nessuna scuola ulteriore?
Non vedo il bisogno, per psicologi e assitenti sociali che hanno già una cospicua formazione universitaria a seguito doversi iscrivere a una scuola per fare quello che fanno già....
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fritzzzzz
esiste già giurisprudenza in merito: credo che in Toscana l'Ordine provò a cheidere conto della competenza dei docenti ad una scuola di counseling, che rispose papale papale: non son mica fatti vostri, siamo mica psicologi.
Segui denuncia e processo, vinto dalla scuola di counseling.
Personalemnte non mi dipiacerebbe che le scuole di counseling avessero una forma di controllo da parte del miur, se in itaglia si riuscisse a fare qualcosa di serio e non burocrazia... ma ciò significherebbe aver riconosciuto il counseling !
Tutto giusto tranne che era in Sicilia, non in Toscana.
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monicadal
Personalmente ti scoccerebbe se un assitente sociale, che di fatto fa già counseling con i suoi utenti, tenendo conto che negli stati uniti con la laurea in Social Work ( l'equivalente della nostra in scienze del servizio sociale) si può lavorare come counsellor, svolgesse in ambito di studio privato la professione di counselor senza fare nessuna scuola ulteriore?
Non vedo il bisogno, per psicologi e assitenti sociali che hanno già una cospicua formazione universitaria a seguito doversi iscrivere a una scuola per fare quello che fanno già....
Personalmente me ne impippo......:tajo:
Se poi vuoi dire che reputi la formazione continua una baggianata, non sono tanto d'accordo...
Una formazione in più non fa (quasi) mai male :D
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fritzzzzz
Personalmente me ne impippo......:tajo:
Se poi vuoi dire che reputi la formazione continua una baggianata, non sono tanto d'accordo...
Una formazione in più non fa (quasi) mai male :D
Certo, se è continua quindi in più, infatti cerco continuamente di formarmi, ma devo formarmi su quello che è una mia esigenza conoscere, e non per avere un diplomino che attesti che so fare quello che so già fare anche senza....
Cioè posso fare un corso di counselling sistemico/relazionale per approfondire l'approccio sistemico che già uso nei colloqui.
Posso fare un corso counselling di tipo umanistico-rogersiano per imparare a conoscere un approccio che invece conosco meno.
Questa è una formazione continua di tipo specialistico, non un corso di counselling per imparare a fare i colloqui ( visto - personalmente- che i colloqui li faccio tutti i giorni)
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Originalmente inviato da
fritzzzzz
esiste già giurisprudenza in merito: credo che in Toscana l'Ordine provò a cheidere conto della competenza dei docenti ad una scuola di counseling, che rispose papale papale: non son mica fatti vostri, siamo mica psicologi.
Segui denuncia e processo, vinto dalla scuola di counseling.
Personalemnte non mi dipiacerebbe che le scuole di counseling avessero una forma di controllo da parte del miur, se in itaglia si riuscisse a fare qualcosa di serio e non burocrazia... ma ciò significherebbe aver riconosciuto il counseling !
questi sono i counselor che salveranno il mondo :look:
un po' di studio in più non farebbe male, visto che si lavora con la salute della gente... almeno per imparare a scrivere
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Riferimento: Condanna penale counselor
La sentenza non credo sia niente di eclatante, io studio counseling e non ho alcun tipo di reazione verdo qst condanna, è purtroppo comune trovare persone che amano andare dal santone per curarsi o ritrovarsi da un falso dentista...la falsità e l'arte dell'arrangiarsi sono tipicamente italiano! Io studio psicologia perchè ritengo giusto essere competente ma il mio sogno è di trattare il "non clinico", non voglio rubare il mestiere a nessuno (anche se mi auguro di diventare a breve psicologa). Diffondere le relazioni d'aiuto è fondamentale per noi futuri psicologi, purchè vi sia la diffusione dell'idea di rivolgersi ai "competenti". Il dottore deve inviare allo psicologo, ma lo fa?? nelle scuole c'è bisogno di psicologi, ma dove sono?? diffondiamo la necessità di "aiutare", perchè questo è il punto di partenza per avere tutti un pò di lavoro...e rispettiamo ciò che siamo...Non si tratta di guerre tra rivali, perchè non c'è rivalità:il counselor non è neppure riconsciuto in Italia, lo psicologo ha una sua regolamentazione...di cosa ci spaventiamo? Io mi auguro che il counselor diventi una professione e che nelle scuole compresa la mia sia inserita almeno la triennale come laurea minima per l'ammissione, mi auguro questo e basta.
Non volevo essere polemica ma alla fine un pò lo sono stata...sorry
:mano:
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monicadal
Certo, se è continua quindi in più, infatti cerco continuamente di formarmi, ma devo formarmi su quello che è una mia esigenza conoscere, e non per avere un diplomino che attesti che so fare quello che so già fare anche senza....
Cioè posso fare un corso di counselling sistemico/relazionale per approfondire l'approccio sistemico che già uso nei colloqui.
Posso fare un corso counselling di tipo umanistico-rogersiano per imparare a conoscere un approccio che invece conosco meno
Monica,
Ti voglio fare i miei complimenti per la motivazione e non solo riferita a questo post, ma anche a quello precedente (sul Tuo percorso universitario)...ma voglio anche dirTi, a proposito di umanità e uguaglianza tra gli umani (orientamento umanistico, prima ancora che umanistico-rogersiano) che la stessa motivazione può orientare un'altra persona che sente dentro la voglia di far bene il proprio lavoro a cominciare con un Corso di Counseling o un Corso di tecniche di Comunicazione e poi passare agli studi universitari in Psicologia...l'atteggiamento che, invece, vedo trionfare (probabilmente non è il Tuo) è: visto che per legge lo posso fare SOLO con la Laurea, perchè devo fare altri Corsi, basta leggermi un libro di Carl Rogers o un libro di PNL o un libro di chi mi pare...un libro non potrà mai essere un Corso...io (sì la mia esperienza-relativa a me) se non avessi cominciato con i training e il Corso di Counseling...non sarei neppure arrivato a decidere di iscrivermi a Psicologia con la stessa motivazione che hai Tu...quella di fare bene, di lavorare ancora meglio (che è già è rara in un paese "ben regolamentato" e competitivo come l'Italia, quella con la "elle").
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Johnny
questi sono i counselor che salveranno il mondo.
Un po' di studio in più non farebbe male, visto che si lavora con la salute della gente... almeno per imparare a scrivere
Bravo Johnny,
...ma, allora, dovresti rivolgerTi anche a chi sopra ha scritto "prodomi" (mi pare x ben tre volte) invece di prodromi e chi ha scritto "counseler", invece di counselor!
Io spero che siano sviste...ma non credo neppure che gli psicologi e gli psicoterapeuti che scrivano correttamente l'Italiano e siano preparati nella loro materia salveranno il mondo, non credo che ne siano in grado.
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IT_Modeler
Monica,
Ti voglio fare i miei complimenti per la motivazione e non solo riferita a questo post, ma anche a quello precedente (sul Tuo percorso universitario)...ma voglio anche dirTi, a proposito di umanità e uguaglianza tra gli umani (orientamento umanistico, prima ancora che umanistico-rogersiano) che la stessa motivazione può orientare un'altra persona che sente dentro la voglia di far bene il proprio lavoro a cominciare con un Corso di Counseling o un Corso di tecniche di Comunicazione e poi passare agli studi universitari in Psicologia...l'atteggiamento che, invece, vedo trionfare (probabilmente non è il Tuo) è: visto che per legge lo posso fare SOLO con la Laurea, perchè devo fare altri Corsi, basta leggermi un libro di Carl Rogers o un libro di PNL o un libro di chi mi pare...un libro non potrà mai essere un Corso...io (sì la mia esperienza-relativa a me) se non avessi cominciato con i training e il Corso di Counseling...non sarei neppure arrivato a decidere di iscrivermi a Psicologia con la stessa motivazione che hai Tu...quella di fare bene, di lavorare ancora meglio (che è già è rara in un paese "ben regolamentato" e competitivo come l'Italia, quella con la "elle").
QUello che mi preoccupa sono i furbi che non si iscriveranno mai a psicologia, ed esclusi quei pochi davvero coscienziosi e davvero bravi anche senza una laurea continueranno....
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monicadal
QUello che mi preoccupa sono i furbi che non si iscriveranno mai a psicologia, ed esclusi quei pochi davvero coscienziosi e davvero bravi anche senza una laurea continueranno....
Alcuni dei miei colleghi universitari, dopo la Laurea triennale (in Psicologia) hanno deciso per un Corso biennale di Counseling specialistico...forse la realtà sta già cambiando e la tendenza (che non è una sola, cioè una massa informe di diplomati Counselor che non sanno come sbarcare il lunario, anzi parecchi gli dedicano poche ore...dopo il lavoro principale) si sta invertendo. E credo che dopo questa sentenza cambierà ancora di più per gli "psicoterapeuti-abusivi". Gli altri già fanno altro, soprattutto proseguono il loro lavoro aziendale, nella scuola, negli ospedali, nel volontariato: io ne ho conosciuti tanti e a nessuno di questi gli/le verrebbe mai in mente di "prendere in cura" (sì, in cura) un giovane con problemi d'identità di genere, semplicemente perchè il Corso è servito a fare meglio il lavoro che già facevano. Nulla di più. E, secondo ciò che abbiamo scritto sopra (coscienziosità ed... etica, aggiungo io) è già molto. Anzi moltissimo, visto il panorama attuale - che è fatto di parecchi furbi.
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IT_Modeler
Alcuni dei miei colleghi universitari, dopo la Laurea triennale (in Psicologia) hanno deciso per un Corso biennale di Counseling specialistico...forse la realtà sta già cambiando e la tendenza (che non è una sola, cioè una massa informe di diplomati Counselor che non sanno come sbarcare il lunario, anzi parecchi gli dedicano poche ore...dopo il lavoro principale) si sta invertendo. E credo che dopo questa sentenza cambierà ancora di più per gli "psicoterapeuti-abusivi". Gli altri già fanno altro, soprattutto proseguono il loro lavoro aziendale, nella scuola, negli ospedali, nel volontariato: io ne ho conosciuti tanti e a nessuno di questi gli/le verrebbe mai in mente di "prendere in cura" (sì, in cura) un giovane con problemi d'identità di genere, semplicemente perchè il Corso è servito a fare meglio il lavoro che già facevano. Nulla di più. E, secondo ciò che abbiamo scritto sopra (coscienziosità ed... etica, aggiungo io) è già molto. Anzi moltissimo, visto il panorama attuale - che è fatto di parecchi furbi.
il biennio in counseling di cui parli è una laurea specialistica o è un corso biennale di counseling?
Nel primo caso, si tratterebbe di una laurea specialistica in Psicologia, nel secondo caso invece, secondo me, sarebbe un'ingenuità perché le possibilità lavorative di uno psicologo sono molte di più, comprendendo già il counseling più tante altre cose, tra cui l'accesso alle scuole di specializzazione
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IT_Modeler
Alcuni dei miei colleghi universitari, dopo la Laurea triennale (in Psicologia) hanno deciso per un Corso biennale di Counseling specialistico...forse la realtà sta già cambiando e la tendenza (che non è una sola, cioè una massa informe di diplomati Counselor che non sanno come sbarcare il lunario, anzi parecchi gli dedicano poche ore...dopo il lavoro principale) si sta invertendo. E credo che dopo questa sentenza cambierà ancora di più per gli "psicoterapeuti-abusivi". Gli altri già fanno altro, soprattutto proseguono il loro lavoro aziendale, nella scuola, negli ospedali, nel volontariato: io ne ho conosciuti tanti e a nessuno di questi gli/le verrebbe mai in mente di "prendere in cura" (sì, in cura) un giovane con problemi d'identità di genere, semplicemente perchè il Corso è servito a fare meglio il lavoro che già facevano. Nulla di più. E, secondo ciò che abbiamo scritto sopra (coscienziosità ed... etica, aggiungo io) è già molto. Anzi moltissimo, visto il panorama attuale - che è fatto di parecchi furbi.
Speriamo che questo cambiamentio avvenga, credo che ce lo auspichiamo tutti o la maggior parte di noi, perché anche di questi ce ne sono.
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Johnny
il biennio in counseling di cui parli è una laurea specialistica o è un corso biennale di counseling?
Nel primo caso, si tratterebbe di una laurea specialistica in Psicologia, nel secondo caso invece, secondo me, sarebbe un'ingenuità perché le possibilità lavorative di uno psicologo sono molte di più, comprendendo già il counseling più tante altre cose, tra cui l'accesso alle scuole di specializzazione
Johnny,
conosco la differenza: infatti ho scritto "Corso biennale di Counseling specialistico" e non la Specialistica. Sai, con già una Laurea e qualche anno in più sulle spalle c'è anche chi stanco, si è iscritto a un Corso biennale di Counseling. Non so ciò che vorranno fare, ma non sono diplomati a digiuno di Psicologia: l'ho scritto x dimostrare questo. Poi, sinceramente, non so se hanno commesso "un'ingenuità". Si possono fare tante cose con la Specialistica, ma ci sono molte persone che con la Specialistica non ne fanno nessuna e non fanno neppure lo Psicologo/a. Oppure c'è chi fa il formatore con la Specialistica rivendendo ciò che ha appreso all'Università e spacciandosi per "specialista aziendale". Per me quello che conta è ciò che ha scritto anche Monica: la serietà, la competenza e l'etica. Al di là di qualsiasi titolo di Laurea o "non Laurea". Ma se c'è la Laurea (in Psicologia) ancora di più. E credo che non interessi solo me, ma anche i clienti di chi si presenta come Psicologo. Il titolo di questo 3D lo ricorda (nel titolo manca il dettaglio che insieme al Counselor c'era uno Psicologo).
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Per me quello che conta è ciò che ha scritto anche Monica: la serietà, la competenza e l'etica.
Credo che parte della serietà, competenza ed etica sia il formarsi seriamente, acquisire le competenze ed avere un'etica professionale della professione che andrai a fare. Se vuoi fare sostegno psicologico diventi psicologo (serietà, competenza ed etica); se vuoi fare terapia diventi psicoterapeuta (serietà, competenza, etica); ecc. Se poi qualcuno cerca scorciatoie per fare la stessa professione senza metterci lo stesso impegno di chi si forma con serietà, competenza ed etica è un'altro discorso. Nulla da dire su chi dopo essere diventato psicologo acquisisce competenze con un corso di counseling.
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evolution
Credo che parte della serietà, competenza ed etica sia il formarsi seriamente, acquisire le competenze ed avere un'etica professionale della professione che andrai a fare. Se vuoi fare sostegno psicologico diventi psicologo (serietà, competenza ed etica); se vuoi fare terapia diventi psicoterapeuta (serietà, competenza, etica); ecc. Se poi qualcuno cerca scorciatoie per fare la stessa professione senza metterci lo stesso impegno di chi si forma con serietà, competenza ed etica è un'altro discorso. Nulla da dire su chi dopo essere diventato psicologo acquisisce competenze con un corso di counseling.
E' vero, non trovo etico cercare scorciatoie.
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evolution
Credo che parte della serietà, competenza ed etica sia il formarsi seriamente, acquisire le competenze ed avere un'etica professionale della professione che andrai a fare. Se vuoi fare sostegno psicologico diventi psicologo (serietà, competenza ed etica); se vuoi fare terapia diventi psicoterapeuta (serietà, competenza, etica); ecc. Se poi qualcuno cerca scorciatoie per fare la stessa professione senza metterci lo stesso impegno di chi si forma con serietà, competenza ed etica è un'altro discorso. Nulla da dire su chi dopo essere diventato psicologo acquisisce competenze con un corso di counseling.
Aridaje: in questo modo si da per scontato che tutti gli psicologi e psicoterapeuti siano competenti ed etici automaticamente con il loro percorso che è un unico percorso valido e valido per tutti. A parte che la realtà è ben diversa e lo dimostra la condanna dello psicologo correo con il counselor (finora in primo grado).
E...se uno fa il percorso contrario? Prima i Corsi e poi la facoltà di Psicologia??
Ha sbagliato tutto? Fino a quel punto aveva fatto una scorciatoia, ma poi gli/le è andata male?? Fino a quel punto non è stato etico nel suo lavoro?
E' facile decidere che il percorso valido è uno, magari il proprio, e tutti gli altri sono quelli di quelli che "fanno scorciatoie" e non vanno bene, perchè.........
Un bel ragionamento a imbuto: passano solo quelli che hai filtrato Tu! Eccezionale, davvero.
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IT_Modeler
Aridaje: in questo modo si da per scontato che tutti gli psicologi e psicoterapeuti siano competenti ed etici automaticamente con il loro percorso che è un unico percorso valido e valido per tutti.
Non do per scontato che tutti gli psicologi o psicoterapeuti siano competenti, ma non per questo credo che uno possa diventare psicologo senza fare l'iter formativo. E' come se dicessi che per diventare chirurgo ci vuole la formazione adatta e tu dicessi che do per scontato che chi è chirurgo è competente. Per il fatto che ci siano chirurghi incompetenti non significa che tu possa fare il chirurgo senza la laurea e specializzazione.
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Quanti falsi medici ci sono in giro?Eppure loro non sono preoccupati quanto voi....sono sicuri della loro formazione.....
La concorrenza sleale c'è ovunque.....
Una domanda: secondo voi cosa potrebbe distinguere un falso psicologo da un vero psicologo?
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evolution
Non do per scontato che tutti gli psicologi o psicoterapeuti siano competenti, ma non per questo credo che uno possa diventare psicologo senza fare l'iter formativo. E' come se dicessi che per diventare chirurgo ci vuole la formazione adatta e tu dicessi che do per scontato che chi è chirurgo è competente. Per il fatto che ci siano chirurghi incompetenti non significa che tu possa fare il chirurgo senza la laurea e specializzazione.
Con i confronti con altre professioni davvero regolamentate non aumenta la chiarezza, anzi aumenta la confusione. I counselor di cui parli Tu e solo quelli, (cioè quelli che vogliono fare lo psicologo con la scorciatoia dell'eludere l'Università, perchè non vogliono faticare, ecc., ecc.) operano sicuramente nel sommerso (come psicoterapeuti abusivi) ed io non ne conosco nessuno. Forse uno, ma che ha capito che sta sulla strada sbagliata. Nessuno e io per primo ha mai scritto di "fare lo psicologo senza titolo" (corrisponde al paragone insostenibile con la chirurgia).
A parte che sono stati scoperti anche chirurghi senza specializzazione, ma la nostra è una professione che utilizza "strumenti immateriali" difficilmente riscontrabili e, soprattutto, da parte del paziente è difficilmente riscontrabile se l'uso è corretto o meno, durante l'azione terapeutica o di counseling (compreso quello psicologico).
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Johnny
questi sono i counselor che salveranno il mondo :look:
un po' di studio in più non farebbe male, visto che si lavora con la salute della gente... almeno per imparare a scrivere
johnny, hai ragione perchè non ho messo le virgolette, ma per me è ovvio che se scrivo ITAGLIA è ironico in questo contesto. Itaglia perchèin TV lo si pronuncia così, perchè siamo un paese da barzelletta che sequestra le foto delle porcate del tiranno, dove non si può dire che non c'è democrazia ma tirannide con il consenso del popolo manipolato. Un paese dove ci sono psicologi che non hanno mai messo piede in università ma hanno solo dato l'esame di stato, e se ci fossi arrivato anch'io in tempo avrei fatto lo stesso.
Ora non mi dispiace frequentare questi cazzo di 3 + 2 anni, ci sono anche tante cose interessanti. Ma non ditemi che sono professionalizzanti.
Se vuoi giocare a " ti ho beccato figlio di puttana " leggiti un po' di Berne, prima....
I counselor non salveranno il mondo, ma neanche gli psicanalisti
" Hillman Cent'anni di psicanalisi. E il mondo va sempre peggio ":asd:
Riguardo al po' di studio ti rispondo molto piccato :swear:, ma tu non mi conosci e non puoi sapere. Mi basta dirti che la laurea ce l'ho e ho molto di più.
Consiglio ( visto che sono un counselor ...:tajo: che notoriamente non da consigli ) basta con questa guerra tra psi e counselor, sappiamo bene come funzionano le dinamiche tra ingroup e outgroup...o le ho studiate solo io ????
Scusate per il post troppo emotivo...
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fritzzzzz
Se vuoi giocare a " ti ho beccato figlio di puttana " leggiti un po' di Berne, prima....
E dai con Berne, soprattutto quando fa comodo per evitare le critiche teoriche.
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fritzzzzz
I counselor non salveranno il mondo, ma neanche gli psicanalisti
" Hillman Cent'anni di psicanalisi. E il mondo va sempre peggio ":asd:
Ma la psicoanalisi si "limita" soltanto a produrre, qualora possibile, per ovviare alla sofferenza. Ha una teoria e non si sottrae al vaglio degli epistemologi, anzi, direi che è proprio tra le teorie più analizzate dai filosofi della scienza. Della serie: chi la fa l'aspetti...
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Della serie : solo noi duri e puri (ovviamente freudiani) siamo veramente fighi come sta scritto sull'avatar.
Mai sentito parlare del paradosso di Dodo o di integrazione nella psicoterapia.
Sul Dodo interessante pezzettodi un articolo sulla rivista di psicologia clinica
Ricordate senz'altro la felice espressione proposta da Luborsky (Luborsky, Singer & Luborsky, 1975) a proposito di uno dei più "inattesi" risultati iniziali di tale ricerca: il cosiddetto paradosso dell' equivalenza tra i vari modelli di psicoterapia.
Recuperando un bizzarro personaggio dell' Alice di Carroll, l' uccello Dodo, Luborsky fa proprio il suo famoso verdetto: "Hanno vinto tutti, e tutti debbono ricevere un premio". Ciò per affermare, con riferimento ai disegni di ricerca del tipo così detto horse race , l' impossibilità di stabilire un primato di uno o più modelli rispetto ad altri. Tutti alla pari dunque, anzi per meglio dire tutti in grado di conseguire un successo e quindi tutti degni di stima ed apprezzamento.
Va tuttavia notato che in Alice non si parla di horse race, bensì di caucus race. E la differenza è fondamentale. L' espressione in italiano è stata tradotta come corsa elettorale , e fa effettivamente pensare agli equilibrismi dialettici di cui danno prova i portavoce dei vari partiti politici all' indomani di una competizione elettorale: proprio come nel verdetto di Dodo, tutti hanno vinto.
È fin troppo palese dove risieda il "trucco": ognuno confronta il proprio risultato con il termine di paragone che più gli torna comodo. Proprio come nella caucus race , dove come si ricorderà il Dodo propone ai vari animali che si sono inzuppati delle lacrime di Alice la singolare sfida: traccia una pista vagamente circolare (la forma esatta non è importante), li distribuisce un po' qua un po' là, non dà nessun segnale di partenza (ognuno parte quando vuole e si ferma quando vuole). E in conclusione, dopo il grido "Fine della corsa!" e dopo lunga meditazione, il verdetto: "Hanno vinto tutti, e tutti debbono ricevere un premio".
Il verdetto del Dodo non solo descrive in maniera icastica la paradossale conseguenza di un' incredibile mole di ricerche diverse, ma soprattutto segnala il pressappochismo procedurale e la povertà di contenuti teorici che ha caratterizzato soprattutto la prima fase della ricerca sull' efficacia della psicoterapia, la fase dell' outcome research : 20 la mancanza cioè di princìpi metodologici condivisi (ognuno parte quando vuole e si ferma quando vuole), all' interno di contenitori teorici approssimativi (una pista vagamente circolare, la forma esatta non è importante). La recentissima analisi critica di Drew Western & coll. (2004) mi sembra ponga in risalto proprio le difficoltà metodologiche ìnsite in gran parte degli studi clinici effettuati e la pericolosità di un' estensione generalizzata delle conclusioni raggiunte in tali studi alla pratica clinica "reale". E metto tra virgolette "reale".
Chi ha slegato Roger Rabbit?
se volete leggerlo tutto.
sulle riflessioni epistemologiche mi batterai di sicuro.
Ma io ce l'ho più grosso del tuo ! :D :D :D :tajo:
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fritzzzzz
johnny, hai ragione perchè non ho messo le virgolette, ma per me è ovvio che se scrivo ITAGLIA è ironico in questo contesto.
è ovvio per te , io non lo posso sapere se scherzi o no
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Riguardo al po' di studio ti rispondo molto piccato :swear:, ma tu non mi conosci e non puoi sapere. Mi basta dirti che la laurea ce l'ho e ho molto di più.
il mio era un discorso generale, non riferito specificamente a te perché, appunto, non ti conosco neanche
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Originalmente inviato da
fritzzzzz
Mai sentito parlare del paradosso di Dodo o di integrazione nella psicoterapia.
Sul Dodo interessante pezzettodi un articolo sulla rivista di psicologia clinica
Non capisco bene cosa c'entri un articolo che mostra ciò che è noto, ovvero che le famose e tanto citate ricerche sull'outcome soffrono di problemi metodologici che le rendono pressochè trascurabili. E questo perchè i differenti modelli hanno teorie differenti, metodologie differenti ed ottengono - manco a dirlo! - risultati differenti. Fatto che si giustifica con la necessità di mantenere un logica interna per salvaguardare il potere spiegativo della teoria (che altrimenti sarebbe piuttosto inutile). Quindi una coerenza che non mantengono solo gli psicoanalisti per fare "i fighi", ma anche sistemici o cognitivisti (prova a chiedergli di integrare con modelli differenti e vedi che ti rispondono). Allora vogliono tutti fare i superiori e solo chi adotta modelli integrati è "veramente illuminato"?
Ma sono questioni di fondo, su cui, volendo, è possibile riflettere con un minimo di serietà, che non guasta.
Saluti ortodossi
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insomma, signori: chi se ne frega di tutta questa diatriba. Io ho vissuto in Inghilterra e Irlanda per anni e tutta questa storia conflittuale tra counsellor, psicologi e psicoterapeuti non esiste. I confini sono abbastanza chiari e comunque fluttuanti. Se ne discute sempre e pacificamente. Il problema è l'idea che ci debba essere qualcuno che "autorizza" e tutela una professione. Il sistema degli "ordini" è obsoleto e ignoranteserve solo chi tuteli i clienti, non i professionisti che, se fanno bene il loro mestiere, non hanno bisogno di tutele di sorta. Chi tutela un buon professionista? La sua professionalità. Il sistema anglosassone non ha tutele, non gioca in difesa. Gioca in attacco: con l'accreditamento, la formazione continua seguita da tutor ( e non con uno stupido esame di stato che non verifica nulla!!!). basta lagnarci, cari psicologi! Intanto c'è spazio per tutti. Poi le università e le scuole debbono fare selezione anche di psicologi. Non con l'esame di stato, ma con colloqui prima di iscriversi all'università e con verifiche attitudinali ed il numero chiuso! L'esame di stao lo passano anche i cani, basta imparare a memoria le teorie psicologiche. Non prova alcuna abilità e alcuna attitudine personale alla professione. Anche un pazzo può passarlo! Impariamo dagli inglesi, australiani, canadesi e finiamola di farci "autorizzare": se siamo in gamba e certi della nostra identità e capacità, non abbiamo bisogno di tutele alla professione. Io conosco buoni counsellor e vi garantisco che sono più meritevoli di pessimi psicologi. Se ancora avete/abbiamo bisogno di tutele significa che non siamo maturi e ci meritiamo tali sentenze.That's it. Ciao
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quoto totalmente il discorso di shinkaiangyo.
Parola fine sulla diatriba??? Magari !!!
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gieko
Quindi una coerenza che non mantengono solo gli psicoanalisti per fare "i fighi", ma anche sistemici o cognitivisti (prova a chiedergli di integrare con modelli differenti e vedi che ti rispondono). Allora vogliono tutti fare i superiori e solo chi adotta modelli integrati è "veramente illuminato"?
Ovviamente soffro di una deformazione professionale, provenendo da una scuola grande fautrice dell'integrazione. Anni di esperienza mi hanno poi portato a pensare che le persone funzionano in maniera diversa e hanno bisogno di cose diverse in diversi momenti della loro vita. E' solo una mia considerazione personale, ma credo che aprire gli occhi sulle realta altre sia una buona idea.
P.S. Di cognitivisti che integrano ne conosco peresonalmente.
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Originalmente inviato da
shinkaiangyo
insomma, signori: chi se ne frega di tutta questa diatriba. Io ho vissuto in Inghilterra e Irlanda per anni e tutta questa storia conflittuale tra counsellor, psicologi e psicoterapeuti non esiste. I confini sono abbastanza chiari e comunque fluttuanti. Se ne discute sempre e pacificamente. Il problema è l'idea che ci debba essere qualcuno che "autorizza" e tutela una professione. Il sistema degli "ordini" è obsoleto e ignoranteserve solo chi tuteli i clienti, non i professionisti che, se fanno bene il loro mestiere, non hanno bisogno di tutele di sorta. Chi tutela un buon professionista? La sua professionalità. Il sistema anglosassone non ha tutele, non gioca in difesa. Gioca in attacco: con l'accreditamento, la formazione continua seguita da tutor ( e non con uno stupido esame di stato che non verifica nulla!!!). basta lagnarci, cari psicologi! Intanto c'è spazio per tutti. Poi le università e le scuole debbono fare selezione anche di psicologi. Non con l'esame di stato, ma con colloqui prima di iscriversi all'università e con verifiche attitudinali ed il numero chiuso! L'esame di stao lo passano anche i cani, basta imparare a memoria le teorie psicologiche. Non prova alcuna abilità e alcuna attitudine personale alla professione. Anche un pazzo può passarlo! Impariamo dagli inglesi, australiani, canadesi e finiamola di farci "autorizzare": se siamo in gamba e certi della nostra identità e capacità, non abbiamo bisogno di tutele alla professione. Io conosco buoni counsellor e vi garantisco che sono più meritevoli di pessimi psicologi. Se ancora avete/abbiamo bisogno di tutele significa che non siamo maturi e ci meritiamo tali sentenze.That's it. Ciao
Mi pare che il concetto sia chiaro. Purtroppo, in Italia, i privilegi sono duri a morire... e la logica del modello accreditatorio fa paura ai professionisti iscritti all'ordine in quanto è una logica meritocratica e differenziatrice.
Mentre la logica autorizzatoria, evidentemente, è una logica che appiattisce la professione, rende tutti uguali ed è incapace di valutare le reali competenze di un professionista.
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Mi pare che il concetto sia chiaro. Purtroppo, in Italia, i privilegi sono duri a morire... e la logica del modello accreditatorio fa paura ai professionisti iscritti all'ordine in quanto è una logica meritocratica e differenziatrice. Mentre la logica autorizzatoria, evidentemente, è una logica che appiattisce la professione, rende tutti uguali ed è incapace di valutare le reali competenze di un professionista.
Eh, già... quanti privilegi duri a morire, per gli psicologi italiani! Ma dove vivete?
Saluti,
ikaro
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ho trovato adesso questo 3d :-P
vi riporto l'articolo che scrissi il 25 maggio scorso proprio sulla sentenza pubblicata dall'OPL: Ordine Psicologi Lombardia in piena confusione su una sentenza a sfavore della PSICOLOGIA?
la trovo sinceramente molto pericolosa per la professione dello psicologo e sinceramente mi piacerebbe fare chiarezza su quale eventuale contatto e/o rapporto vi sia stato tra il giudice e consiglieri OPL nella stesura di questa sentenza (contro la psicologia!) :zott:
:ciao:
nicola piccinini
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Originalmente inviato da
ikaro78
Eh, già... quanti privilegi duri a morire, per gli psicologi italiani! Ma dove vivete?
Saluti,
ikaro
Ikaro, qui sbagli. Il fatto che la categoria degli psicologi, in Italia, sia sostanzialmente una categoria di sfigati rispetto alle categorie forti (Medici, Avvocati, Notai, etc.), non cambia di una virgola la validità del concetto.
Anzi, in questo caso fare distinzioni risulterebbe pure pericoloso.
Cambiare logica puntando alla meritocrazia e alla differenziazione deve essere una logica trasversale a tutte le categorie professionali, senza distinguo di sorta.
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Originalmente inviato da
nico
ho trovato adesso questo 3d :-P
vi riporto l'articolo che scrissi il 25 maggio scorso proprio sulla sentenza pubblicata dall'OPL:
Ordine Psicologi Lombardia in piena confusione su una sentenza a sfavore della PSICOLOGIA?
la trovo sinceramente molto pericolosa per la professione dello psicologo e sinceramente mi piacerebbe fare chiarezza su quale eventuale contatto e/o rapporto vi sia stato tra il giudice e consiglieri OPL nella stesura di questa sentenza (contro la psicologia!) :zott:
:ciao:
nicola piccinini
Ciao Nico, io mi ero già espresso a tal proposito. Le motivazioni della sentenza sono chiarissime: il counseling viene legittimato come professione indipendente dalla psicologia, e il tipo è stato condannato perché effettivamente abusava della psicoterapia.
Mi pare non ci sia molto altro da dire, se non l'invito ai consiglieri OPL (ma, insomma, vale per tutti) di imparare a leggere le sentenze: è importante anche quello che c'è scritto prima del PQM...