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Riferimento: chi deve fare l'eds a novembre 09???
Io sono davvero preoccupata se dovessero mettere qualcosa di personalità, non l'ho mai studiata (ho fatto neuropsicologia)...spero tengano conto che sono molti i percosi di studio e facciano domende generali, tipo descrizione di una teoria o un metodo!
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Personalità
Con il termine personalità si può intendere un costrutto multidimensionale che definisce l'insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità comportamentali che spiegano le differenze individuali; la personalità è stata oggetto di interesse per molte teorie che l’hanno individuata come caratteristica adattiva o come caratteristica a base genetica; con approccio nomotetico o idiografico, cercando caratteristiche comuni in tutti gli individui o enfatizzando l’unicità soggettiva.
Un approccio nomotetico allo studio della personalità è rintracciabile nelle teorie dei tratti; la struttura della personalità risulta essere costituita da tendenze comportamentali organizzate gerarchicamente con tratti sovraordinati che organizzano le tendenze che si collocano ad un livello più basso, le quali, a loro volta, controllano le abitudini comportamentali che sono ad un livello ancora più basso. In questa struttura a cascata il livello più elevato viene interpretato come il nucleo portante della personalità e si identifica con le variabili disposizionali: la personalità è composta da tratti cioè da caratteristiche distintive, stabili che si manifestano nel comportamento dell’individuo (indicatore dei tratti di appartenenza: il comportamento dipende dai tratti). Tra le teorie dei tratti si rintracciano le teorie forti secondo cui i tratti sono a base genetica e non hanno solo una funzione descrittiva del comportamento ma anche esplicativa e le teorie deboli che non impongono restrizioni biologiche ed abbracciano l’idea che i tratti descrivano ma non spieghino il comportamento.
La teoria dei “Big Five” elaborata da McCrae e Costa (1985) rappresenta il sistema tassonomico maggiormente utilizzato nella descrizione dei tratti di personalità, soprattutto nell’età adulta; tale tassonomia deriva dalla tradizione psicolessicale: partendo dal linguaggio comunemente usato per descrivere caratteristiche di personalità sono emersi attraverso analisi fattoriale 5 dimensioni psicolessicali, indipendenti dalle caratteristiche culturali dei soggetti; le persone pertanto possono venir distinte sulla base di 5 caratteristiche bipolari di personalità:
1. Estroversione/Introversione
2. Amabilità/Sgradevolezza
3. Coscienziosità/negligenza
4. Apertura mentale/Chiusura mentale
5. Stabilità emotiva/nevroticismo
Secondo il modello dei big 5 l’influenza dell’ambiente sul comportamento è di natura additiva: i tratti e l’ambiente influenzano il comportamento individuale ma non si influenzano vicendevolmente.
Per la misura dei Big 5 sono stati messi a punto due questionari: B.F.Q (Caprara, 132 item scala likert 5 pt), NEO-PI (Costa e McCrae, 240 item)
La teoria dei big 5 è stata aspramente criticata da Eyseck secondo cui i Big 5 sono solo raggruppamenti di parole ottenuti attraverso analisi statistica che si utilizzano per descrivere la personalità; per poter formulare una teoria della personalità bisogna verificare tramite sperimentazione delle ipotesi precise; secondo Eysenck i tratti hanno una base biologica, ma gli individui non ereditano il comportamento bensì le strutture che ne daranno origine. Nel modello P.E.N Eysenck illustra una teoria della personalità postulata a livello teorico e verificata sul piano empirico; l’autore sostiene che tale modello ha un valore euristico ovvero l’importante è il quadro teorico di riferimento, poi i tratti fenotipici possono anche venir ridefiniti in virtù di nuove scoperte empiriche. La personalità è data dai fattori causali (strutture ereditate a base biologica), i quali determinano i tratti (psicoticismo, estroversione, nevroticismo) che a loro volta determinano i comportamenti individuali osservabili sia in laboratorio che nella vita sociale.
Le teorie dei tratti, come detto, abbracciano un approccio nomotetico cercando leggi che valgano per tutti gli individui ovvero quelle variabili (tratti) all’origine del comportamento; l’approccio è between people (tra le persone) ed il metodo utilizzato è psicometrico (self report con lista di comportamenti da indicarne la frequenza per individuare i tratti sottostanti)
Meriti: chiarezza concettuale, capacità di sintesi (da costrutti generali a specifici), validità ed affidabilità delle misure, capacità predittive del comportamento.
Limiti: trascurata l’unicità dell’individuo e l’influenza ambientale sulla personalità, non considerazione dei processi dinamici dell’individuo (i tratti sono stabili).
L’approccio idiografico, invece, pone al centro l’individuo e la sua unicità non è interessato a confrontare gli individui (approccio within) e non cerca leggi generali; il soggetto è visto come una totalità dove ogni elemento è integrato con altri ed ha un particolare significato nel funzionamento globale della persona stessa, ascrivibile a questo dominio è la teoria della personalità Freudiana, secondo cui la personalità dipende dai conflitti intrapsichici che avvengono a livello dell’inconscio tra le istanze Es, Io e Super Io. L’ Es, la sede degli impulsi (Eros e Thanatos) segue il principio di piacere spingendo l’individuo alla soddisfazione immediata delle pulsioni per ottenere una scarica della tensione psichica, le spinte pulsionali dell’Es si scontrano con le controspinte dell’Io (istanza mediatrice che segue il principio di realtà) il quale reagisce con dei meccanismi difensivi inconsci tra cui proiezione, negazione e sublimazione. Il metodo utilizzato per indagare la personalità è quello clinico avvalendosi del colloquio e dei metodi proiettivi di valutazione della personalità in cui viene proposto uno stimolo non strutturato su cui il soggetto proietta contenuti del suo se e del suo mondo intrapsichico (Rorschach, Tat)
All’ interno del continuum idiografico vs nomotetico, si possono collocare le teorie cognitivo-sociali (Bandura) secondo cui la personalità è un sistema dinamico caratterizzato da pattern cognitivo- affettivi stabili e coerenti in interazione dinamica con gli eventi del mondo esterno; la persona è l’oggetto di studio (globalmente intesa, non scomponibile nei tratti) intesa come un agente attivo capace di dirigere il proprio comportamento, organizzarsi ed autoregolarsi in funzione allo spazio ed al tempo in cui è inserita.
La personalità è caratterizzata dalle unità cognitivo-affettive che determinano le differenze tra gli individui: codifica, aspettative, emozioni, obiettivi e valori, strategie di autoregolazione, inoltre si possono riscontrare anche differenze nello stesso individuo in funzione della situazione: se per le teorie disposizionali il livello di socievolezza di x è maggiore di y lo sarà in ogni situazione in cui sono calati x ed y, mentre per le teorie cognitivo sociali potrà verificarsi la situazione a in cui la socievolezza di x è maggiore di y ma minore nella situazione b.
La personalità si forma mediante un determinismo triarchico reciproco tra la persona, il comportamento e l’ambiente in cui è inserita, quindi un individuo calato nello spazio e nel tempo che viene influenzato dall’ambiente (apprendimento vicario) ed a sua volta lo influenza con il proprio comportamento su cui poi riflette modificandolo e modificando se stesso, come avviene per la self efficacy: dal comportamento passato (che ha generato o meno successi ) deriva il senso di autoefficacia, la persona ha riflettuto sul suo comportamento ed a sviluppato la consapevolezza di potercela fare, di essere un agente causale capace di seguire con successo comportamenti volti alla riuscita, questa modificazione influisce sulle aspettative di riuscita e sul comportamento futuro il quale sarà maggiormente motivato ed otterrà risultati a conferma ed incremento dell’autoefficacia percepita.
Dweck (2000) ha indagato come il senso di Self efficacy incida sul rendimento scolastico: i bambini con senso di inefficacia si fissavano sugli errori, si vergognavano e volevano smettere i compiti assegnati, non riuscendo, non erano motivati e non apprendevano; i bambini con self-efficacy utilizzavano l’errore come stimoli per migliorare incrementando la spinta motivazionale e la possibilità di successo.
Un recente modello Mc Adams(2006) propone l’indagine della personalità a cinque livelli che sono epistemologicamente indipendenti. Si influenzano ma non si determinano a vicenda.
1. biologia: caratteristiche che accomunano tutti gli individui della stessa specie, servono per l’adattamento e vengono trasmesse geneticamente, sono suddivisi in moduli: legati alla sopravvivenza, ai bisogni fisiologici ed ai problemi sociali. Questi moduli sono uguali per tutti gli individui ma è il modello di rispondervi che differenzia le persone.
2. Disposizioni: tendenze comportamentali generali decontestualizzate che gli individui mostrano quando mettono in atto i comportamenti di adattamento per la sopravvivenza (a base biologica)
3. caratteristiche adattive: caratteristiche individuali e contestualizzate nello spazio e nel tempo (aspettative, ruoli, stili di attaccamento ecc), definiscono la specificità del soggetto.
4. il narrato: la persona si racconta e riflette su se stessa nel qui e nell’ora rielaborando e dando coerenza a ciò che si è fatto (è il cuore della personalità, svela come la persona è fatta)
5. la cultura: il soggetto è calato in un contesto culturale e la cultura agisce ad ogni livello (disposizioni: scegliendo l’ambiente affine ai suoi tratti, caratteristiche adattive: la cultura influenza gli stili di attaccamento ed i valori personali; a livello del narrato: la cultura determina il ruolo da tenere e la storia da raccontare.
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La teoria di Mc Adams è di tipo idiografico: partendo dalla biologia uguale per tutti gli individui, passando per i tratti che differenziano gli individui, arriva alle caratteristiche adattive che sono l’espressione delle differenze individuali per finire con il narrato che determina l’unicità dell’individuo e la cultura che incide su tutti i livelli; in questa integrazione di vari modelli ciò che definisce la persona e che quindi si indaga è l’aspetto narrativo: solo capendo come la persona si racconta si capisce la persona unica ed inserita nello spazio nel tempo e nella cultura; il metodo utilizzato è la narrazione autobiografica: la persona si racconta e raccontandosi riflette su ciò che è stato e ciò che ha fatto nel qui e nell’ora della narrazione, modificando però le aspettative future.
Test di personalità: consentono di ottenere informazioni sulla struttura di personalità dell’individuo; si dividono in due categorie: non proiettivi e proiettivi.
I test non proiettivi riflettono un approccio nomotetico allo studio della personalità; tra i più utilizzati troviamo:
o BFQ poggia sulla teoria dei Big 5 (Costa e McCrae) ed indaga partendo dalla tradizione lessicografica 5 dimensioni quali: estroversione, amabilità, coscienziosità, apertura mentale,stabilità emotiva.
o 16PF di Cattel che misura le 16 dimensioni bipolari su cui si differenzia la personalità.
o MMPI inventario di personalità con finalità solo descrittive, nato come strumento per la diagnosi psicopatologica viene utilizzato come test integrativo nel processo di assesment; si basa sul metodo dei gruppi contrapposti (scegli gli item che massimizzavano le differenze tra che manifestavano o meno una determinata caratteristica), nasce per soddisfare critesri empirici e presenta 6 scale di validità: L= menzogna; K= correzione; F= risposte a caso, Fb, VRIN= incoerenza nelle risposte e TRIN= incoerenza nelle risposte vero. E’ composto da 567 dicotomici, su scale: di validità, cliniche (raggruppate in nevrotica, psicotica e sociopatica) di contenuto e supplementari.
I test proiettivi: propongono uno stimolo ambiguo o non strutturato nella cui interpretazione il soggetto proietta contenuti del suo Se e del suo mondo intrapsichico (emotivi, affettivi, conflittuali, pulsionali ecc).
I test proiettivi si basano su un approccio idiografico, considerando l’unicità del soggetto e tra questi i più noti sono:
o T.A.T di Murray, composto da 31 tavole che presentano stimoli ambigui e al soggetto viene chiesto di elaborare la scena tematica, raccontando una storia coerente con un inizio uno svolgimento, una fine attorno allo stimolo presentato. (NB: test tematico; Rorschach test strutturale)
o Rorschach: uno dei test proiettivi maggiormente accettati in quanto maggiormente standardizzato (specialmente nella codifica che segue la scuola di Exner), è un test strutturale, propone delle strutture ambigue (macchie di inchiostro) attraverso cui il soggetto proietta il proprio mondo interiore. E’ composto da 10 tavole 5 in b/n, 2 bicromatiche, 3 policromatiche. E’ un test difficile da somministrare per lo sperimentatore che richiede abbia una buona competenza, prevede:
Somministrazione (non può avvenire se il sogg conosce già il test e non al primo colloquio) consegna deve essere standard prestando attenzione a non dare indicazioni.
Raccolta (l’esaminatore deve annotare tutto ciò che dice di vedere o non vedere il soggetto senza spingerlo a parlare, la posizione delle tavole, il tempo di risposta, le espressioni emotive ecc)
Inchiesta (consiste nella richiesta da parte dell’esaminatore di maggiori informazioni su alcune risposte date)
Siglatura(le risposte vengono siglate in: localizzazione, determinante,contenuto,frequenza,manifestazioni particolari)
Spoglio (consiste nella creazione di uno psicogramma per mettere in evidenza determinate risposte.
Nb: è stato criticato perché sembrava più un compito percettivo che non di personalità, inoltre secondo la scuola di Exner le tavole non sono macchie di inchiostro a caso ma sono state strutturate ad hoc.
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Riferimento: chi deve fare l'eds a novembre 09???
Cara spippola81 ti capisco, anch'io ho fatto neuropsicologia e di personalità non so un tubo...
Quindi un enorme grazie a Nicoletta...
E speriamo in bene...
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IL SE
Il sé corrisponde con la presa di coscienza di sé, come soggetto diverso dagli altri; può essere definito come il sapere relativo a se stessi; il primo ad interessarsi del sé ed a proporre una dicotomia tra i suoi aspetti costituenti è stato nel 1890 James, il quale postulò l’esistenza di un Sé distinto in Io e Me: Io è l’aspetto attivo del conoscere, la parte agente relativamente stabile ed alla base dell’identità, mentre il Me è l’oggetto conosciuto, l’aspetto conoscibile di se stessi; utilizzando la metafora del computer si potrebbe definire l’Io come un software che contiene le indicazioni e le procedure per elaborare i dati, ed il Me come i dati che di volta in volta vengono elaborati creando da input degli output.
L’io è quindi l’agente che conosce, il mè è ciò di cui l’individuo ha avuto esperienza nella propria vita e che diventa l’oggetto che appartiene al soggetto. James distingue tre oggetti di conoscenza: self materiale (corpo, oggetti, casa ecc), self sociale (la fama, il rispetto, i ruoli ecc), self spirituale (le disposizioni mentali, i pensieri, la volontà).
Gli studi sul sé possono venir distinti in due grandi categorie sulla base dello sviluppo del concetto di sé, alcuni hanno sostenuto l’esistenza del concetto di sé fin dall’infanzia emerso attraverso il rapporto con la madre, altri hanno individuato la sua formazione nell’interazione sociale; del primo approccio possiamo citare il contributo di Winnicott, mentre della seconda posizione è Cooley, l’interazionismo simbolico (Mead, Cooley) e la teoria del confronto sociale di Festinger.
Secondo Winnicot il sé emerge dall’interazione con la madre nelle prime fasi della vita in cui il bambino è in uno stato simbiotico con la propria madre che deve comprendere e talvolta prevenire i bisogni di natura ancora prettamente fisiologica del bambino; in questo sistema di relazioni le carenze materne risultano particolarmente rischiose per la creazione del sé, è il rapporto del bambino con il suo ambiente materno a determinare la creazione di un vero sé o di un falso sé: il vero Sé coincide con il nucleo reale ed autentico dell'individuo, con la creatività e la capacità di essere se stessi, il falso Sé è una creazione a livello psicologico che riflette la volontà di nascondere il vero Sé, o meglio una sorta di maschera indossata dal bambino
Per riuscire a comprendere la genesi del falso Sé Winnicott propone il confronto tra due situazioni opposte, ovvero quella in cui una madre è "sufficientemente buona" e quella in cui una madre "non è sufficientemente buona". La prima è una madre che sa affrontare il sentimento di onnipotenza del neonato fornendo frustrazioni dosate che consentono il graduale declino dei sentimenti di onnipotenza. In questo caso il bambino sviluppa a sua volta un tipo di adattamento sufficientemente buono atto ad affrontare la realtà con la spontaneità che è propria del vero Sé.
Al contrario, una madre "non sufficientemente buona" non riesce ad affrontare l'onnipotenza del proprio figlio e non risponde al gesto spontaneo del bambino, bensì propone un gesto e chiede al figlio di assecondarlo; l'assecondamento da parte del bambino diventa base del falso Sé, funzione diretta dell'incapacità materna di percepire i bisogni reali del figlio. La nascita del falso Sé è da intendersi pertanto come l'esito di un processo difensivo in cui viene protetto il vero Sé infantile, che venga indossata una maschera in linea con le attese materne; il rischio è che il falso Sé venga vissuto dal bambino come reale tanto da giungere sostituire il vero Sé.
Secondo Cooley il sé è una costruzione sociale, implica l’esistenza di relazioni sociali con individui significativi e deriva in gran parte dal riflesso diretto di ciò che riteniamo gli altri pensino di noi, Cooley esprime il concetto di looking glass self per indicare che il sé è dato dalle valutazioni riflesse, come davanti a uno specchio (io sono come penso tu mi veda). Alla base delle valutazioni riflesse sono tre componenti principali: la capacità di immaginare il modo di vedermi degli altri, la capacità di prevedere il giudizio che tale modo di vedermi suscita negli altri e le sensazioni legate al se di orgoglio e vergogna. Il sé speculare cresce quindi in funzione delle relazioni simboliche che il soggetto sperimenta (interazionismo simbolico perché è simbolica l’interazione tra le menti dei soggetti ed i vari significati che sono prodotti da tali interazioni).
Mead, come Cooley sostiene che il sé deriva dall’interazione con gli altri, dall’appartenenza ad una comuità e si sviluppa solo quando l’individuo è in grado di percepire se stesso dal punto di vista altrui. Il sé si sviluppa attraverso due fasi: il play (gioco che consiste nel ricoprire un ruolo particolare alla volta es: poliziotto, maestra ecc) ed il game (gioco di ruolo dove interiorizzi simultaneamente più ruoli altrui es: gioco del calcio) nel play il bambino assume i ruoli degli adulti differenziando il sé dal non sé, nel game assume le procedure comportamentali e le regole di tutti i partecipanti al game; attraverso i giochi il bambino può assumere la prospettiva degli altri (dell’altro generalizzato) verso di lui ed il suo sé sarà quindi costruito sulla base di come pensiamo che l’altro generalizzato ci veda. Mead distingue inoltre tra il Me e l’Io (seguendo il pensiero di James); dove il mè è costituito a partire dall’interiorizzazione dell’altro generalizzato, incorporando i valori che definiscono la comunità ed il gruppo di appartenenza, e che creano i limi entro cui si può muovere l’io, la componente autonoma del soggetto quello che è lui in quanto tale e non in quanto altro interiorizzato; il mè è il costituente di una sorta di controllo sociale della comunità verso l’individuo, mentre l’io è la componente che reagisce al conformismo della comunità modificandola: quindi il sé da un lato è uno specchio della comunità di appartenenza (ME), dall’altro è reazione e modifica della comunità stessa (IO).
Secondo Festinger (54) è il confronto sociale a determinare l’acquisizione delle informazioni circa noi stessi e quindi la costruzione del nostro sé; in ogni individuo c’è l’innata esigenza di valutare le proprie azioni, e quando non si hanno a disposizione parametri valutativi oggettivi, il termine di paragone diventa l’altro, inteso come individuo o gruppo ritenuto simile a noi (ipotesi di similarità); l’altro diventa quindi un elemento con cui confrontare l’autovalutazione di noi stessi, che determina la consapevolezza di sé. Grazie a Coleman abbiamo un importante supporto empirico della teoria del confronto sociale: è stato indagato il livello di autostima di ragazzi neri inseriti in classi bianche e di ragazzi neri inseriti in classi di neri, i risultati mostrano che nonostante i migliori voti venissero riscontrati nei ragazzi neri inseriti in classi bianche la loro autostima era decisamente inferiore di quella dei ragazzi neri inseriti in classi di ragazzi uguali, questo perché l’autostima dei ragazzi derivava dal confronto sociale con i coetanei bianchi generando un senso di inferiorità del sé.
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Grazie mille Nicoletta22, quello che hai scritto è veramente chiaro! Se hai bisogno di qualche info in campo neuropsicologico chiedi pure!!
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IDENTITA’
L’identità può essere definita come tutto ciò che caratterizza ogni individuo come singolo. L’identità è sia soggettiva che oggettiva: l'identità soggettiva è l'insieme delle mie caratteristiche così come io le vedo e le descrivo in me stesso, mentre l'identità è l’identità che l’individuo ha agli occhi degli altri, costituita da un identità fisica (caratteristiche della faccia che permettono di non esser confusi con un'altra persona), l'identità sociale (l'età, lo stato civile, la professione, l'appartenenza), l'identità psicologica (la personalità che manifesto, lo stile del mio comportamento).
Il più importante contributo alla comprensione dell'identità psicologica proviene dalla psicoanalisi, secondo Erikson l’identità consiste in un traguardo da raggiungere attraverso lo sviluppo (che dura tutta la vita) che permette di comprendere ed accettare se stessi. La formazione dell'identità costituisce un lungo processo che ha inizio nelle prime fasi dello sviluppo infantile e che si evolve nel tempo fino a consolidarsi nella vita adulta raggiungendo lo scopo della vita: la creazione della propria identità. Nel periodo dell’adolescenza secondo Erickson si assiste ad una “crisi dell’identità”, il compito dell’adolescente in questa fase è capire chi è sperimentando vari ruoli ed integrandoli con l’immagine di sé costruita nelle fasi precedenti, è infatti errato pensare che l’identità si formi solo in periodo adolescenziale, il superamento della crisi che caratterizza questa fase è possibile solo se il ragazzo ha già sperimentato la fiducia in sé (fase1), l’autonomia(fase2), la possibilità di esplorazione e di iniziativa (fase3) e la sensazione di essere in grado di operare alla pari degli altri (fase4); pertanto la creazione dell’identità è un processo che inizia sin dai primi mesi di vita ma che trova la sua massima espansione nel periodo adolescenziale quando l’individuo passa da uno stato di diffusione ad uno di acquisizione dell’identità: in questa fase il ragazzo inizia ad instaurare una rete di relazioni sociali sperimentando una serie di copioni sociali, mostrando diversi ruoli a seconda della situazione, in questi ruoli ricoperti il ragazzo tenderà ad identificarsi con figure significative coetanee o adulte, attraverso l’identificazione nasce quindi l’identità, che non è la copia di uno o più ruoli ma è la sintesi originale di diverse parti di sé che il ragazzo ha individuato identificandosi con gli altri. Un ruolo fondamentale nella crisi d’identità in fase adolescenziale è rivestito dal modo di rapportarsi delle figure genitoriali: se queste non risponderanno con ambiguità alle modificazioni fisiche ed ormonali ma si comporteranno il linea con gli sviluppi del figlio (trattandolo con coerenza in quanto adulto), il ragazzo svilupperà il senso di identità, la consapevolezza di chi è e cosa fa, se invece si rapporteranno a lui in modo ambiguo (trattandolo a volte come adulto, a volte come bambino) il ragazzo sperimenterà un senso di disorientamento che lo porterà ad una confusione di ruoli. Importante è l’attenzione posta da Erikson sul ruolo del contesto socio-culturale in cui è inserito il ragazzo: da un lato seguendo la tradizione psicoanalitica la relazione con la figura genitoriale ricopre un ruolo fondamentale nella creazione dell’identità per ottenere quella che la Mahler ha chiamato separazione-individuazione, dall’altro però analogamente alle teorie di impostazione sociale (come Sherif) il gruppo diventa un luogo dove poter sperimentare ruoli ed identificarsi per costruire il proprio sé e la propria identità.
Ulteriore contributo alla definizione e genesi dell’identità è stato dato da Tajfel (e Turner) (1971), il quale si è occupato della creazione dell’identità inserita in un contesto sociale di appartenenza; secondo l’autore l’identità è una parte de concetto di sé formata dall’identità personale e dall’identità sociale che possono essere pensate come un continuum interpersonale vs intergruppi in cui l’individuo ha la tendenza a definirsi in relazione ai gruppi di appartenenza ma anche in relazione solo a se stesso ed alle sue caratteristiche che definiscono la sua unicità. L’identità sociale è quella parte del concetto di sé costruita in relazione al gruppo a cui apparteniamo e tale appartenenza per l’individuo ha una valenza, l’identità sociale ha tre principali componenti: la componente cognitiva che corrisponde alla vera e propria consapevolezza di appartenere ad un gruppo, una componente affettiva (sono felice di appartenere ad un gruppo), ed una componente valutativa (valuto positivamente il mio gruppo e sono orgoglioso di appartenervi).Secondo la teoria dell’identità sociale, l'identità sociale dell'individuo si costruisce attraverso tre processi funzionalmente collegati: 1. Categorizzazione: l'individuo suddivide il mondo sociale in categorie di appartenenza, basate su fattori di vario tipo (per età, genere sessuale, posizione sociale o etc...), tendendo a massimizzare le somiglianze tra i soggetti all'interno della categoria, massimizzando al contempo le differenze con le categorie contrapposte. 2. Identificazione: le varie appartenenze ai diversi gruppi forniscono la base psicologica per la costruzione della propria identità sociale. L'identità sociale è in effetti costituita da una gerarchia di appartenenze multiple. È possibile distinguere tra Identità Situata (in un dato momento un'appartenenza può essere maggiormente saliente rispetto ad altre) ed Identità Transitoria (un'appartenenza categoriale momentanea, legata a particolari situazioni/momenti; ad es., chi si autopercepisce ed autocategorizza come "tifoso" solo in occasione dei Mondiali di calcio e non in altre situazioni). 3. Confronto Sociale: l'individuo confronta continuamente il proprio ingroup con l' outgroup di riferimento, con una condotta marcatamente segnata da bias valutativi in favore del proprio ingroup. Il proprio gruppo viene implicitamente considerato "migliore" rispetto agli "altri", che vengono svalutati o confrontati in chiave critica. "Corollario" di questo processo è che parte della propria autostima individuale può derivare anche dalla percezione di "superiorità" del proprio ingroup rispetto agli outgroups di riferimento, e questo fenomeno può quindi portare alla continua ricerca di occasioni di "confronto sociale" (esempi classici sono i continui confronti tra opposte tifoserie del tifo organizzato, o lo sviluppo di atteggiamenti razzisti nei confronti degli immigrati). La teoria dell’identità sociale si è dimostrata uno dei modelli teorici che hanno influenzato le ricerche su fenomeni sociali quali il razzismo, le tensioni internazionali, le dinamiche di conflitto intergruppo, i fenomeni di marginalizzazione sociale, i rapporti interetnici, etc.
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scusate...ma si sà niente di commissione...orari..aule?????
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Ola Nico... finalmente ti si sente! Che fine avevi fatto? Spero non ti sia rinchiusa in casa a studiare come una matta :-) Mi fa piacere tu sia ritornata...
Secondo me se viene fuori una domanda su sè, identità e personalità si può parlare anche di Erikson per chi ha fatto sviluppo perchè ha spiegato stadio per stadio come si sviluppa, modifica e struttura la personalità individuale. Oppure si può parlare anche della teoria social-cognitiva di Bandura. Ahimè tutte quelle cose che hai postato sono interessanti, ma non le ho mai studiate e non so se ci riuscirò in questi giorni :argh: Sono prettamente di psicologia sociale... e mi risultano difficili :mumble:
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Originalmente inviato da
nicoletta22
scusate...ma si sà niente di commissione...orari..aule?????
Non si sa ancora un piffero. Ho parlato con una ragazza al corso che stiamo facendo e mi ha detto che a giugno hanno inserito tutto circa una settimana prima..... uffffffff.....
Comunque non credo verrano fuori domande così specifiche sul sè, identità e personalità. Magari verrà fuori qualcosa sul metodo, modello teorico, ricerca di rilevante importanza o codice. Non dovrebbero andare molto nello specifico... o almeno me lo auguro!!!
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alterpsico
Non si sa ancora un piffero. Ho parlato con una ragazza al corso che stiamo facendo e mi ha detto che a giugno hanno inserito tutto circa una settimana prima..... uffffffff.....
Comunque non credo verrano fuori domande così specifiche sul sè, identità e personalità. Magari verrà fuori qualcosa sul metodo, modello teorico, ricerca di rilevante importanza o codice. Non dovrebbero andare molto nello specifico... o almeno me lo auguro!!!
Ciao tesoro, no non mi sono rinchiusa casa a studiare, o meglio ero a casa ma ho avuto un po di probl... mah..non sè proprio cosa aspettarmi...vorei se qualcuno mi aiutasse sul progetto validità intervento psicologici!!! aiutoooooooooooooooooooooooooooooooo
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nicoletta22
Ciao tesoro, no non mi sono rinchiusa casa a studiare, o meglio ero a casa ma ho avuto un po di probl... mah..non sè proprio cosa aspettarmi...vorei se qualcuno mi aiutasse sul progetto validità intervento psicologici!!! aiutoooooooooooooooooooooooooooooooo
Orpo spero niente di serio....
Io rinnovo l'invito a vederci la settimana prossima per parlare anche di questo perchè le stesse perplessità. Senti con il codice invece come sei? é un pò un cugnetto....
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alterpsico
Orpo spero niente di serio....
Io rinnovo l'invito a vederci la settimana prossima per parlare anche di questo perchè le stesse perplessità. Senti con il codice invece come sei? é un pò un cugnetto....
non'è cugnetto è un mattonissimo....sono all'art 24 conto di finirlo entro il week e poi farmi un discorso generale, non risorderò mai piu tutti gli articoli neanche se mi implementano il cervello con una memory card da 16 giga ahaha!!!!...ad ogni modo...mi manca ancora percezione, pensiero e terza età e poi ho trattato tutti gli argomenti del rovetto e non (tranne il gruppo psicodinamico..è incomprensibile e psicologia della famiglia!)...cmq sto messa male non ricordo un h di tutto....da lunedi riprendo tutto in mano e che Dio ce la mandi buona!!!...ad ogni modo se vuoi prox sett tipo martedi pomeriggio alle 2 ti và ok??? passa la voce smack
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Ma Nicoletta:fai anche percezione e terza età???Io avrei lasciato da parte anche l'asolescenza, pensiero e attenzione...uhmmmm.....
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pelena82
Ma Nicoletta:fai anche percezione e terza età???Io avrei lasciato da parte anche l'asolescenza, pensiero e attenzione...uhmmmm.....
Dunque... Nico: non è che studi troppe cose? Vecchiaia non credo la chiederanno e neanche psicologia della salute e simili. Per quanto riguarda l'adolescenza io la farei anche perchè onestamente ne parla Erikson e quello che si sa sono cose molto banali della vita quotidiana (che tutti hanno passato) o di ciò che si sente spesso alla televisione. Per quanto riguarda l'attenzione e la percezione le ho saltate a piedi pari... che le chiedano? Uhm... difficile! Pensiero e linguaggio li faccio, ma molto alla leggera toccando anche la comunicazione interpersonale....
Ha senso studiare bene ciò che è di propria competenza, ma non si possono studiare cose mai sentite in 5 anni di università... almeno io per il momento per saperle avrei bisogno di un cervello-hard disk esterno! :asd:
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alterpsico
Dunque... Nico: non è che studi troppe cose? Vecchiaia non credo la chiederanno e neanche psicologia della salute e simili. Per quanto riguarda l'adolescenza io la farei anche perchè onestamente ne parla Erikson e quello che si sa sono cose molto banali della vita quotidiana (che tutti hanno passato) o di ciò che si sente spesso alla televisione. Per quanto riguarda l'attenzione e la percezione le ho saltate a piedi pari... che le chiedano? Uhm... difficile! Pensiero e linguaggio li faccio, ma molto alla leggera toccando anche la comunicazione interpersonale....
Ha senso studiare bene ciò che è di propria competenza, ma non si possono studiare cose mai sentite in 5 anni di università... almeno io per il momento per saperle avrei bisogno di un cervello-hard disk esterno! :asd:
Sono d'accordissimo con te...per quanto riguarda linguaggio anche io ho fatto sia la parte relativa alla linguistica (quindi comprensione, acquisizione, produzione) sia la parte della scuola di Palo Alto sulla comunicazione. Pensiero l'ho letto un paio di volte (ma ho fatto un pò di esame con la Ferrante quindi qualcosa mi era rimasto). Darò una letta all'adolescenza su Moderato ma in realtà nel mio corso non se ne è mai parlato!Cmq attenzione e percezione non le hanno mai chieste, al massimo ti ci puoi agganciare con il cognitivismo, se le sai e fanno parte del tuo curriculum, ma non possono venire fuori domande così specifiche (tra l'altro sono materie che per quanto mi riguarda dal mio indirizzo toccate per niente!). Sono molto male con Erickson a dir la verità:credi che sia meglio che me lo prepari?
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Riferimento: chi deve fare l'eds a novembre 09???
Concordo appieno! Diciamo che Erickson l'ho fatto perchè, nel caso venga fuori una domanda su identità, sè, personalità oppure una domanda sulle varie fasi della vita o sull'adolescenza o eventualmente anche su un autore che ha rivestito particolare importanza, posso comprire un bel pò di domande. Lo stesso ho fatto con la teoria social-cognitiva di Bandura dove posso coprire sia un'eventuale domanda su una ricerca importante (pupazzo Bobo: studio comportamenti aggressivi per imitazione ed osservazione) sia una domanda su un'innovazione teorica, che essendo già uscita però probabilmente non la rimetteranno. Pensavo di fare anche la teoria di campo di Lewin, la ricerca-azione, l'attaccamento, etc... ma onestamente non so se usciranno cose così specifiche e non credo li userei come argomenti per rispondere ad un'eventuale domanda. Il mio punto di vista (e formazione) ruota tutto attorno al cognitivismo e alle varie teorie cognitive... quindi ho sempre un punto di aggancio a cui fare riferimento... e poi sapete ragazze... ci vuole TAAAANTO FATTORE "C". Si può aver studiato l'infinito, ma se ti capita proprio un argomento che non avevi preso in considerazione.... fatta la frittata... Tranne una settimana in cui avevo un'ansia pazzesca, ora sono semi-tranquilla... so di fare il possibile per studiare... poi mi rimetto nelle mani della commissione (e sapere chi ci sarà non sarebbe male!!!), nelle mie (locus interno come si dice) e in tanto "CULO"... scusate ma ci stava :asd: :asd: :asd:
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E altra cosa importante: saper spaziare tra gli argomenti e muoversi trasversalmente, MA restare sempre nel proprio ambito di formazione. NON possono pretendere che per quattro prove studiamo cose MAI toccate in 5 anni se non di striscio, da lontano e in controluce :omg:
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Parole sante!!!!
Ho capito cosa intendi dire con Erickson, io ho fatto lo stesso con la teoria dell'attaccamento che so bene e sulla quale ho seguito anche dei seminari. Giustissimo anche discorso di BAndura, che cmq va sempre bene per personalità e motivazione anche!io non so perchè mi son preparate bene anche sulla memoria (dico che non so perchè perchè non sono mai uscite domande specifiche sulla memoria). E poi confronto fra comportamentismo e cognitivismo che ci sta sempre!Per quanto riguarda la metodologia mi sono concentrata su metodo sperimentale e osservativo (action research so a cosa serve, che scopi si prefigge stop).
Continuo a dire, so che sono petulante, che mi preoccupa tantissimo il codice. Se viene fuori una domanda specifica su una legge so già che andrò nel pallone!
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pelena82
Parole sante!!!!
Ho capito cosa intendi dire con Erickson, io ho fatto lo stesso con la teoria dell'attaccamento che so bene e sulla quale ho seguito anche dei seminari. Giustissimo anche discorso di BAndura, che cmq va sempre bene per personalità e motivazione anche!io non so perchè mi son preparate bene anche sulla memoria (dico che non so perchè perchè non sono mai uscite domande specifiche sulla memoria). E poi confronto fra comportamentismo e cognitivismo che ci sta sempre!Per quanto riguarda la metodologia mi sono concentrata su metodo sperimentale e osservativo (action research so a cosa serve, che scopi si prefigge stop).
Continuo a dire, so che sono petulante, che mi preoccupa tantissimo il codice. Se viene fuori una domanda specifica su una legge so già che andrò nel pallone!
La teoria dell'attaccamento su che tipo di domande la inseriresti? Io non so onestamente se farla o meno perchè non mi compete moltissimo... Per la memoria io ho fatto un breve cappello, le prime ricerche di Ebbinghaus, Atkinson e Shiffrin e poi Craik e Lockart, Paivio, ma molto in generale.
Anche io ho optato per confronto tra comportamentismo e cognitivismo, mentre per quanto riguarda i metodi ho fatto quello sperimentale, osservativo e ti consiglio anche il clinico che può venire fuori anche in terza prova.
Non sei l'unica preoccupata per il codice! Avendo presumibilmente Mosanghini in commissione e non essendo uscite domande su codice negli ultimi due anni, se non erro, potrebbe essere inserita (anche se spero vivamente di no!).
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Bowlby lo inserisco sia come ambito teorico confrontanto con uno applicativo: ho fatto il tirocinio e lavorato in un centro antiviolenza, i bambini maltrattati si è visto che hanno un attaccamento disorganizzato e quindi spiego tutta la tiritera, altrimenti mi andrebbe bene anche se mi chiedono un esempio di un caso seguito (al secondo tirocinio in neuropsichiatria infantile ho seguito un bambino con grossi problemi di attaccamento). Inoltre la inserirei in un contesto di personalità, dato che Bowlby asserisce che sono le esperienze di attaccamento del bambino piccolo che plasmano la personalità e definiscono quella che sarà la personalità dell'adulto. Infine andrebbe bene anche come innovazione teorica, non recente ovviamente, ma per l'epoca fu una grande novità )anche se abbiamo detto che l'innovazione non verrà essendo già stata a giugno).
Ma il metodo clinico, lo so tipo in una decina di righe...dove l'hai studiato tu???
Memoria cmq ho fatto come te eh!
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Cmq secondo me, è inutile che ti prepari Bowlby che hai una settimana per ripassare le cose che sai. Erickson secondo me va benissimo, io non l' ho fatto perchè non mi piace molto e l ho studiato poco!!!
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Le stesse cose che hai studiato tu per Bowlby e attaccamento io le ho fatte con Bandura, Erickson, Piaget e Vygotsky (se chiedono 2 teorie a confronto o due autori), il cognitivismo e tutta la parte riguardante la psicologia scolastica (motivazione, attenzione, autoefficacia, sentimento di successo/fallimento...)
Al contrario della memoria io ho studiato bene la motivazione ed una volta fatta mi sono rasserenata.. ma non so neanch'io perchè! :yahoo:
Per quanto riguarda il metodo clinico con il colloquio ho trovato un pò sul Moderato-Rovetto e qualcosa onestamente anche in Internet! Scartabella di qua e là su Internet perchè a volte si possono trovare cose interessanti....
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EMOZIONI: le hai studiate?
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Buongiorno a tutte ragazze...farò anche io l'esame con voi tra......11 giorni..mannaggia!!!
Io ho studiato a Padova..però farò l'esame a Trieste perchè tutte le mie colleghe e amiche tirocinanti l'hanno fatto lì ed era l'unica esperienza diretta che avevo..mi sentivo più sicura...non conosco nessuno che ha fatto l'esame a Padova..poi ho fatto il tirocinio in ambito neuropsicologico e spero sia utile per seconda e terza prova!!
Per quanto riguarda lo studio sto procedendo come voi, ho letto gli ultimi interventi di alterpsico e pelena..ho fatto i vostri stessi ragionamenti ;) e questo mi consola molto!!!
Le emozioni io le ho studiate insieme a motivazione..ma alla fine si potrebbero collegare benissimo anche con comunicazione non verbale (espressioni facciali) e con ambito clinico (all'interno del colloquio inibizione espressiva)...anche se non penso che metteranno una domanda così specifica!
Ragazze ne approfitto per chiedervi una cosa...qualcuna di voi ha per caso degli esempi di casi clinici che hanno proposto nelle altre sessioni?
Sono contenta di aver scoperto questo blog...anche se un po' tardi forse.....hehe
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Ciao Stellinella, benvenuta!
Sto riguardando proprio in questo momento le emozioni e concordo sul fatto di legarle alla motivazione o al contesto clinico (colloquio ad esempio, dove analizzi la componente verbale e non, empatia, etc.), oltre a darne una definizione generale e spiegare che servono alla comunicazione e dunque legare la comunicazione interpersonale (sempre utile per il clinico).
Come esempio per ciò che chiedevi, se ho capito bene, ci potrebbe essere:
"il candidato illustri il progetto per l'allestimento di un percorso diagnostico e riabilitativo per un bambino che presenta un ritardo dell'acquisizione del linguaggio e di coordinamento psico-motorio segnalato ai servizi di competenza dalla sua insegnante di 1° elementare"
Altre idee per chi è ad indirizzo clinico o neuropsicologico? IO sono di scolastica, quindi, da un certo punto di vista non possono spaziare esageratamente..... e non so darti tanto aiuto...
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Grazie mille sei davvero gentilissima :asd:
Io sono di indirizzo clinico quindi spero vivamente che mi vada bene...adesso mi sta salendo un po' di angoscia per il fatto che non ho studiato a Trieste e magari tante cose che sapete voi non le so io...ma ragionandoci un attimo...tutte le mie amiche che hanno fatto l'esame a Trieste non avevano studiato lì..se esce qualcosa di neuropsicologico non credo di avere problemi avendoci lavorato più di un anno..speriamo!!! :medito:
Perchè voi non avete l'indirizzo clinico giusto? Che esca un caso prettamente clinico su ad es. disturbo d'ansia, dell'umore ecc..non è possibile quindi oh?
Per quanto riguarda lo studio delle emozioni sono perfettamente d'accordo con te..poi non sarebbe neanche male una domanda sul colloquio in generale, si possono introdurre un sacco di argomenti! Ora sto studiando abbastanza bene anche l'intelligenza in modo da poterla collegare anche a sviluppo e valutazione in fase di sviluppo con relative misurazioni, test ecc...speriamo bene!!
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stellinella
Grazie mille sei davvero gentilissima :asd:
Io sono di indirizzo clinico quindi spero vivamente che mi vada bene...adesso mi sta salendo un po' di angoscia per il fatto che non ho studiato a Trieste e magari tante cose che sapete voi non le so io...ma ragionandoci un attimo...tutte le mie amiche che hanno fatto l'esame a Trieste non avevano studiato lì..se esce qualcosa di neuropsicologico non credo di avere problemi avendoci lavorato più di un anno..speriamo!!! :medito:
Perchè voi non avete l'indirizzo clinico giusto? Che esca un caso prettamente clinico su ad es. disturbo d'ansia, dell'umore ecc..non è possibile quindi oh?
Per quanto riguarda lo studio delle emozioni sono perfettamente d'accordo con te..poi non sarebbe neanche male una domanda sul colloquio in generale, si possono introdurre un sacco di argomenti! Ora sto studiando abbastanza bene anche l'intelligenza in modo da poterla collegare anche a sviluppo e valutazione in fase di sviluppo con relative misurazioni, test ecc...speriamo bene!!
Non farti salire l'ansia tranquilla.. :medito:
Onestamente per il momento io mi sto concentrando solo sulla prima prova... e vediamo come va. Poi per la seconda e la terza sfrutterò i due-tre o più giorni di pausa facendo una full-immersion... ora non ho proprio la testa per farci entrare anche quello :rolleyes:
Ti dirò... a me non dispiacerebbe se venisse fuori qualcosa su una ricerca di particolare importante, qualcosa sul colloquio o un autore di particolare rilevanza.... ma qua sembra davvero un terno al lotto! Potrebbe capitare di tutto.... e molto dipende dalla politica che adottano: bocciare tanti vs non bocciare quasi nessuno!!! Perchè.. ahimè... molto dipende anche dalle direttive che ha la commissione......
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alterpsico
Non farti salire l'ansia tranquilla.. :medito:
Onestamente per il momento io mi sto concentrando solo sulla prima prova... e vediamo come va. Poi per la seconda e la terza sfrutterò i due-tre o più giorni di pausa facendo una full-immersion... ora non ho proprio la testa per farci entrare anche quello :rolleyes:
Ti dirò... a me non dispiacerebbe se venisse fuori qualcosa su una ricerca di particolare importante, qualcosa sul colloquio o un autore di particolare rilevanza.... ma qua sembra davvero un terno al lotto! Potrebbe capitare di tutto.... e molto dipende dalla politica che adottano: bocciare tanti vs non bocciare quasi nessuno!!! Perchè.. ahimè... molto dipende anche dalle direttive che ha la commissione......
Mhmmmm...sì hai ragione da vendere!!! Ora mi devo mettere sotto a studiare sto codice deontologico..ero convinta che lo chiedessero solo all'orale..so giusto le linee guida..ora cercherò di approfondire un po', ma comunque la cosa rimarrà mooooolto generale!!!E speriamo bene!!!
Dai non penso che la commissione abbia interesse a bocciare..almeno spero! E comunque sono talmente esaurita dallo studio che sono arrivata al punto di pensare che come va..va! L'importante è mettercela tutta, io ho fatto del mio meglio quindi non dovesse andare..mi dispiacerebbe però pazienza, a malincuore si rifarà! Cerchiamo di stare tranquille e speriamo bene...il fattore "C" come in tutte le cose aiuta sempre un pochino..e speriamo che la commissione sia clemente!!!
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stellinella
Mhmmmm...sì hai ragione da vendere!!! Ora mi devo mettere sotto a studiare sto codice deontologico..ero convinta che lo chiedessero solo all'orale..so giusto le linee guida..ora cercherò di approfondire un po', ma comunque la cosa rimarrà mooooolto generale!!!E speriamo bene!!!
Dai non penso che la commissione abbia interesse a bocciare..almeno spero! E comunque sono talmente esaurita dallo studio che sono arrivata al punto di pensare che come va..va! L'importante è mettercela tutta, io ho fatto del mio meglio quindi non dovesse andare..mi dispiacerebbe però pazienza, a malincuore si rifarà! Cerchiamo di stare tranquille e speriamo bene...il fattore "C" come in tutte le cose aiuta sempre un pochino..e speriamo che la commissione sia clemente!!!
Mi sa che sto codice è un malloppo per tutte! :sbonk:
Sono pienamente d'accordo con ciò che hai detto. Credo che ognuna di noi abbia dato il massimo... poi se non dovesse andare, ci si rimarrà male/malissimo, ma evidentemente non era il momento. Credo molto nelle capacità di ognuno, ma ahimè la situazione e le innumerevoli variabili che intervengono in certe situazioni sono importanti.. QUINDI studio, fortuna e tanta camomilla! :D
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E se mettessero orari, aula e commissione NON sarebbe per niente male!!!!
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Mi viene in mente ancora qualche domanda/consiglio da chiedervi:
- Lewin con la teoria di campo e la ricerca-azione
- lo sviluppo morale (Piaget, Kohlberg)
- approccio ecologico e Bronfenbrenner
Li fate???
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Riferimento: chi deve fare l'eds a novembre 09???
Anche io ho studiato le emozioni in riferimento alla motivazione (tra l'altro sia sul Moderato,che su psico generale del mulino i due argomenti vengono trattati insieme). Anche io cmq non sto guardando nè progetto nè caso clinico per ora!Cmq parole testuali di Mosanghini circa un mese fa: il nostro intento non è di bocciare. Sono sicura che dica la verità, non è uno str..anzi è una persona molto disponibile e professionale....quindi spero in un argomento generico proprio perchè così ognuno possa avere la possibilità di spaziare come meglio ha studiato!
Alterpsico: che ricerca citeresti tu?
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alterpsico
Mi viene in mente ancora qualche domanda/consiglio da chiedervi:
- Lewin con la teoria di campo e la ricerca-azione
- lo sviluppo morale (Piaget, Kohlberg)
- approccio ecologico e Bronfenbrenner
Li fate???
Piaget l'ho letto ma molto a grandi linee e le cose generali in riferimento all'intelligenza. Gli altri due sinceramente no!
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pelena82
Anche io ho studiato le emozioni in riferimento alla motivazione (tra l'altro sia sul Moderato,che su psico generale del mulino i due argomenti vengono trattati insieme). Anche io cmq non sto guardando nè progetto nè caso clinico per ora!Cmq parole testuali di Mosanghini circa un mese fa: il nostro intento non è di bocciare. Sono sicura che dica la verità, non è uno str..anzi è una persona molto disponibile e professionale....quindi spero in un argomento generico proprio perchè così ognuno possa avere la possibilità di spaziare come meglio ha studiato!
Alterpsico: che ricerca citeresti tu?
Ho avuto modo anche io di conoscere Mosanghini e mi sembrava una persona seria e competente. Speriamo si mettano una mano sul cuore.. anche per tutto i soldini che sborsiamo :sbonk:
Come ricerca sperimentale mettere quella di Bandura sull'apprendimento sociale, ovvero l'esperimento del pupazzo Bobo per andare a dimostrare come il comportamento possa essere modellato, ovvero appreso per imitazione ed osservazione....
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Mi viene in mente ancora qualche domanda/consiglio da chiedervi:
- Lewin con la teoria di campo e la ricerca-azione
- lo sviluppo morale (Piaget, Kohlberg)
- approccio ecologico e Bronfenbrenner
Li fate???
La ricerca-azione me la sono guardata sul Moderato Rovetto...il capitolo del metodo sperimentale nelle applicazioni psicologiche è fatto abbastanza bene..e secondo me potrebbe essere una domanda fattibile..e non è neanche difficile, te lo studi velocemente! Io una letta la darei...
Per quanto riguarda il resto...beh approccio ecologico e Brofenbrenner ho letto un po' ma mi sa che non mi metto neanche a ripassarlo...dai non credo lo chiedano! E Piaget l'ho studiato anche io come Pelena a grandi linee nell'ambito dell'intelligenza!Lewin praticamente zero...
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Io più che altro so meno di zero di psicologia del lavoro...non fa proprio per me...non ce la faccio!!!!Interesse zero...ci provo, mi sforzo...ma non mi piace per niente...!!!
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stellinella
Io più che altro so meno di zero di psicologia del lavoro...non fa proprio per me...non ce la faccio!!!!Interesse zero...ci provo, mi sforzo...ma non mi piace per niente...!!!
Beh dipende dalla formazione che hai. Io psico del lavoro, della salute, di comunità la lascio proprio stare. Non mi interessano e non credo proprio mi serviranno per le prove... no no grazie! :D
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alterpsico
Beh dipende dalla formazione che hai. Io psico del lavoro, della salute, di comunità la lascio proprio stare. Non mi interessano e non credo proprio mi serviranno per le prove... no no grazie! :D
Hihihihi :asd: completamente d'accordo!!!
Comunque per la ricerca avevo pensato anche io a Bandura, se no anche alla Strange Situation della Ainsworth con collegato logicamente Bowlby ecc ecc..che c'è un sacco da dire...boh oppure una delle tante ricerche in ambito comportamentista..devo ancora decidere!
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Hihihihi :asd: completamente d'accordo!!!
Comunque per la ricerca avevo pensato anche io a Bandura, se no anche alla Strange Situation della Ainsworth con collegato logicamente Bowlby ecc ecc..che c'è un sacco da dire...boh oppure una delle tante ricerche in ambito comportamentista..devo ancora decidere!
Per quanto mi riguarda... BANDURA a manetta!!! :D :D :D