Riferimento: Acting o espressione di sé?
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Originalmente inviato da
willy61
Buongiorno a tutte/i
Ora, dal mio punto di vista, molti dei comportamenti che in psicoanalisi vengono classificati come "acting" potrebbero ricadere, invece, nella categora dell'"espressione di sé". Dato che anche altre tradizioni psicoterapeutiche (penso alla Gestalt, ma mi chiedo come venga trattata la questione in ambito cognitivo o sistemico) considerano l'espressione di sé come un elemento importante della psicoterapia, è possibile discutere di questo aspetto? Quand'è che un azione rappresenta un'espressione di sé e quando è considerata un "acting"? Davvero è desiderabile che i sentimenti del paziente vengano sempre espressi con il canale verbale, qualunque essi siano? Davvero è utile l'espressione di sé attraverso l'azione?
Grazie a chi vorrà intervenire
Buona vita
Guglielmo
Intanto mi scuso se parto dalla proposta di Guglielmo senza (poter) leggere i vari interventi (lo farò al più presto).
Mi ha colpito la sua intrigante domanda.
Davvero è desiderabile che i sentimenti del paziente vengano sempre espressi con il canale verbale, qualunque essi siano?
è certo che non possiamo fare a meno di non notare l'aspetto non verbale insieme a quello verbale, i due non possono non essere simultanei, sebbene i nostri occhi non hanno l'equivalenza dinamica a seguirne il duetto. in questi casi, mi affascina l'uso che si può fare dello specchio, dietro il quale un collega osserva l'andamento espressivo del resoconto del paziente.
tuttavia, cosa si può fare con questo lavoro, è tutto da stabilire.
nella situazione tipica del colloquio la propria attenzione è tutta rivolta al resoconto verbale e poco a quella espressiva. sollecitare velatamente ad esternare muscolarmente la concomitanza emotiva non sempre è utile. quasdi mai. il corpo è nella maggiorparte dei casi l'asse spiraliforme su cui ruotano i disturbi emotivi.
il setting è vincolante. ma molte informazioni si possono arguire dall'espressività, a partire dal volto e proseguendo alle mani, alla postura ect. ma non siamo preparati (io non lo sono!). ci vuole una importante competenza etologica.
e si pongono diversi quesiti: le teorie sono sempre viabili nella fattualità della richiesta del paziente? i nostri obiettivi sono quelli del paziente? l'accordo è condiviso a livello della riformulazione del problema?
è vero d'altra parte, che l'estrema fragilità del lavoro psicoterapeutico ci sollecita a non tralasciare livelli di osservazione (espressività, azione, emozione) estremamente importanti.
ciaz.
Riferimento: Acting o espressione di sé?
Vorrei capire da un punto di vista psicoanalitico - e bioenergetico - con i diversi riferimenti di cui qui si parla dal vostro punto di vista, come vengono considerati a livello di accezione di azione o acting, alcuni comportamenti e compiti che possono avvenire nell'ambito della terapia sistemico-relazionale come ad es. in una terapia di coppia, l'assunzione di un "ruolo" di uno dei membri della coppia, la richiesta ad uno di essi di uscire temporaneamente dalla stanza (sono solo alcuni tra i molti possibili esempi, essendo la teoria e psicoterapia relazionale andata avanti negli anni -sia a livello teorico che pratico -rispetto all'aspetto puramente pragmatico iniziale) la prescrizione o assegnazione di compiti. I compiti vengono assegnati sia in terapia cognitiva-comportamentali che in terapia sistemica-relazionale, nella loro specificità, individuale - possibile in entrambi i casi - che familiare o di coppia.
Ci sono casi in cui l'azione, come ad es. nell'ERP - esempio solo indicativo - viene stimolata per fini terapeutici. E, naturalmente, il tutto viene svolto e considerato i fini del cogliere e narrare e poter ristrutturare o modificare l'esperienza emotiva disturbante per il soggetto richiedente l'aiuto ed i suoi ambiti di vita e relazione, in modo più congruente con gli aspetti cognitivi interni - e preposti anche, essendosi tramite esso formati a livello organizzativo, all'intersoggettivà - al fine anche di una evoluzione ed "allargamento" degli stessi e per le richieste del contesto in cui vive ed interagisce.
Grazie a tutti.
Riferimento: Acting o espressione di sé?
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Vorrei capire da un punto di vista psicoanalitico - e bioenergetico - con i diversi riferimenti di cui qui si parla dal vostro punto di vista, come vengono considerati a livello di accezione di azione o acting, alcuni comportamenti e compiti che possono avvenire nell'ambito della terapia sistemico-relazionale come ad es. in una terapia di coppia, l'assunzione di un "ruolo" di uno dei membri della coppia, la richiesta ad uno di essi di uscire temporaneamente dalla stanza (sono solo alcuni tra i possibili esempi) la prescrizione o assegnazione di compiti. I compiti vengono assegnati sia in terapia cognitiva-comportamentali che in terapia sistemica-relazionale, nella loro specificità, individuale - possibile in entrambi i casi - che familiare o di coppia.
Ci sono casi in cui l'azione, come ad es. nell'ERP, viene stimolata per fini terapeutici. E, naturalmente, il tutto viene svolto e considerato i fini del cogliere e narrare e poter ristrutturare l'esperienza emotiva in modo più congruente con gli aspetti cognitivi e per le richieste del contesto.
Grazie a tutti.
non è molto chiara la tua esposizione. potresti magari riformularla in un altro modo?
e però quando parli di ristrutturare l'esperienza emotiva vorrei sottolineare quanto sia estremamente delicata la faccenda da un punto di vista epistemologico. anche perchè poi spesso ne deriva successivamente il predicato "congruente" generalmente alla rappresentazione della persona (che finisce per essere l'individuo ipotetico della propria teoria).
un insieme di complessità emergenti linguaggi del corpo e livello verbale (iperlivelli del linguaggio), la cui osservazione diventa improponibile per un solo osservatore. d'altro canto nell'ottica sistemico relazionale ha una sua efficacia pragmatica, i cui riscontri tuttavia non hanno una sistematica validità generale. si opera su unità in relazione, sulla comunicazione, su un talglio che esemplifica le relazioni omettendo gli altri livelli.
ogni teoria ha la sua ragion d'essere nel suo risvolto specificatamente pragmatico.
ciaz.
Riferimento: Acting o espressione di sé?
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gieko
Mi riferisco al fatto che l'agente terapeutico dell'interpretazione non è solo ed unicamente la parola e la simbolizzazione che essa comporta. E' più che altro la risonanza con il campo e il rendere presente la funzionalità patogena della struttura. Non è la messa in parola in sè che permette tutto ciò.
Saluti
Ti riferisci al clima ecologico ed emotivo del campo, alle proiezioni ed identificazioni proiettive in esso presenti, alla loro pregnanza e significatività? In tal senso in qualche modo, secon do te, si potrebbe parlare di "azione-non agita"?
Riferimento: Acting o espressione di sé?
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Originalmente inviato da RosadiMaggio
Vorrei capire da un punto di vista psicoanalitico - e bioenergetico - con i diversi riferimenti di cui qui si parla dal vostro punto di vista, come vengono considerati a livello di accezione di azione o acting, alcuni comportamenti e compiti che possono avvenire nell'ambito della terapia sistemico-relazionale come ad es. in una terapia di coppia, l'assunzione di un "ruolo" di uno dei membri della coppia, la richiesta ad uno di essi di uscire temporaneamente dalla stanza (sono solo alcuni tra i possibili esempi) la prescrizione o assegnazione di compiti. I compiti vengono assegnati sia in terapia cognitiva-comportamentali che in terapia sistemica-relazionale, nella loro specificità, individuale - possibile in entrambi i casi - che familiare o di coppia.
Ci sono casi in cui l'azione, come ad es. nell'ERP, viene stimolata per fini terapeutici. E, naturalmente, il tutto viene svolto e considerato i fini del cogliere e narrare e poter ristrutturare l'esperienza emotiva in modo più congruente con gli aspetti cognitivi e per le richieste del contesto.
Grazie a tutti.
Non so se chiederei mai ad un paziente, che sia anche parte di una coppia, di uscire dalla stanza di terapia. Potrebbe essere utile? Me lo chiedo, perché mi pare introdurrebbe un elemento difficile da trattare, relativo all'esistenza di un "segreto", di un accordo tra il terapeuta e la persona rimasta... In termini più psicodinamici, mi parrebbe di intensificare possibili aspetti paranoidi del transfert. Però, mai dire mai...
Potrebbe essere, invece, che sia il paziente a voler uscire. Nel qual caso penso sarebbe da indagare il perché. Lo userei come punto di partenza, indagherei cosa sente all'idea di rimanere e all'idea di uscire, quali differenze ci sarebbero nelle sensazioni, in quali parti del corpo sono localizzate quelle sensazioni, quali ricordi suscitano... alla fine, penso uscirebbe molto materiale interessante da una domanda del genere.
Di solito, nella mia pratica, io tendo a non assegnare compiti, e a non chiedere ai pazienti di "fare" una cosa o l'altra. Preferisco partire da quello che i pazienti fanno, magari chiedendo di amplificare un movimento già in atto, o richiamando l'attenzione su un tono di voce, una postura.
A volte può essere utile chiedere ai pazienti di tentare un esperienza motoria, ma è cosa da valutare con attenzione. Il rischio è quello di portare una persona a provare un'esperienza quando non ha ancora le risorse per elaborare cognitivamente ed affettivamente l'esperienza vissuta. Nel qual caso si fa più male che bene. Si destruttura invece di aiutare una ricostruzione (o una costruzione ex-novo,a seconda dei casi).
I compiti a casa non sono previsti nella pratica della psicoterapia bioenergetica. Tranne che sotto una forma particolare: quella delle classi di esercizi e degli esercizi bioenergetici. Sono esercizi che il paziente può apprendere con il terapeuta e poi eseguire da solo e, a volte, si chiede che il paziente si impegni ad eseguirli giornalmente. Perché? Perché siamo convinti che il lavoro sul versante cognitivo-affettivo non sia sufficiente e che occorra agire anche sul piano dello sviluppo motorio e posturale. Perché la flessibilità e la grazia sono attributi del corpo, non meno che della mente e dello spirito. E perché si tratta di pratiche che aiutano a considerare il "qui ed ora", a considerare importante il proprio corpo, a riprendersi il piacere del suo funzionamento.
Non so se sono riuscito a rispondere. Trovo sempre difficile rispondere a domande "generiche", perché i corpi e le menti sono diversi da persona a persona e quel che vale per uno non è detto che abbia senso per un altro. Così, per me, non c'è uno "standard" che mi dica che "in questa situazione faccio così e cosà". C'è, invece, l'osservazione delle particolarità, degli elementi di singolarità, dell'unicità di quella persona che ho di fronte, del mio re-agire a questa persona e con questa persona e di ciò che si viene a creare tra noi, con noi, in seguito al nostro agire, sentire, pensare e ricordare.
Spero di non esser estato troppo "poetico". Ma ci sono aspetti della clinica che non ho ancora appreso a tradurre in un linguaggio "scientifico".
Buona vita
Guglielmo
Riferimento: Acting o espressione di sé?
Per capire meglio che cosa è la bioenergetica sintetizzo questo articolo di A. Lowen, anche se, se non pratica almeno una classe di esercizi non si può capire veramente di cosa si tratta. Un pò come la psicoterapia....solo chi la fa, può averne la percezione esatta.
CHE COS'E' LA BIOENERGETICA di Alexander Lowen
martedì 17 maggio 2005
La bioenergetica è un modo di comprendere la personalità in termini dei suoi processi energetici. Questi processi, cioè la produzione di energia attraverso la respirazione e il metabolismo e la scarica di energia nel movimento, sono le funzioni basilari della vita. La quantità di energia di cui si dispone e l'uso che se ne fa determinano il modo in cui si risponde alle situazioni della vita. Ovviamente, le si affronta con più efficacia se si dispone di più energia da tradurre liberamente nel movimento e nell'espressione.
La bioenergetica è anche una forma di terapia che associa il lavoro sul corpo con quello sulla mente per aiutare le persone a risolvere i propri problemi emotivi e realizzare in misura più ampia il proprio potenziale di provare piacere e gioia di vivere. Una tesi fondamentale della bioenergetica è che il corpo e la mente funzionalmente sono identici: cioè, quello che succede nella mente riflette quello che succede nel corpo e viceversa.
Come noi tutti sappiamo, la mente e il corpo si possono influenzare reciprocamente. Ciò che si pensa può influenzare il modo in cui si sente e il contrario è ugualmente vero. Questa interazione, tuttavia, è limitata agli aspetti consci o superficiali della personalità. A un livello più profondo, cioè al livello dell'inconscio, sia pensare che sentire sono condizionati da fattori energetici. Per esempio, è quasi impossibile a una persona depressa emergere dalla sua depressione con l'ausilio di pensieri ottimisti. Questo perché il suo livello di energia è depresso. Quando il livello energetico aumenta tramite la respirazione profonda (anche la respirazione era depressa come tutte le altre funzioni vitali) e la liberazione del sentire, allora la persona esce dal suo stato depressivo.
I processi energetici del corpo sono in relazione con lo stato di vitalità del corpo. Più si è vivi, più energia si ha e viceversa. La rigidità o la tensione cronica diminuiscono la vitalità e abbassano l'energia. Alla nascita, un organismo è nel suo stato più vivo e fluido; alla morte la rigidità è totale, si ha il rigor mortis. Non possiamo evitare la rigidità che viene con l'età. Ciò che possiamo evitare è la rigidità dovuta alle tensioni muscolari croniche risultanti da conflitti emotivi irrisolti.
Ogni ‘stress produce uno stato di tensione nel corpo. Normalmente la tensione scompare quando lo 'stress' è eliminato. Le tensioni croniche, tuttavia, persistono anche dopo la scomparsa dello 'stress' che le ha provocate come atteggiamento corporeo o assetto muscolare inconsci. Simili tensioni muscolari croniche disturbano la salute emotiva abbassando l'energia di un individuo, limitandone la motilità (il naturale e spontaneo gioco e movimento della muscolatura) e l'autoespressione. Diventa necessario dunque alleggerire questa tensione cronica, se si vuole che la persona riacquisti piena vitalità e benessere emotivo.
Il lavoro della bioenergetica sul corpo comprende esercizi che aiutano ad acquisire una maggiore padronanza di voi stessi, con tutto quello che ciò comporta. E ciò: 1) aumentando lo stato di vibrazione del vostro corpo, 2) radicandovi saldamente nelle gambe e nel corpo, 3) rendendo più profonda la vostra respirazione, 4) rendendovi più acutamente consapevoli di voi stessi e 5) ampliando gli orizzonti della vostra auto-espressione.
Desideriamo stabilire chiaramente per prima cosa che questi esercizi non sono un sostituto della terapia. Essi non potranno risolvere profondi problemi emotivi, per cui generalmente si richiede un intervento terapeutico competente. Molto spesso persone che non sono in terapia e che eseguono questi esercizi giungono alla conclusione di aver desiderio e bisogno di un intervento del genere per elaborare a fondo i problemi affiorati alla coscienza nel corso di questi stessi esercizi. Ma, che siate o no in terapia, l'eseguirli regolarmente vi aiuterà in modo notevole ad accrescere la vostra vitalità e la vostra capacità di provare piacere.
Possono anche migliorare la figura, intensificare sensazioni sessuali e far aumentare la fiducia in se stessi.
Chi li avrà praticati con particolare cura e interesse per il proprio corpo, tuttavia, resterà meravigliato della loro utilità.
Riferimento: Acting o espressione di sé?
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neuromancer
non è molto chiara la tua esposizione. potresti magari riformularla in un altro modo?
e però quando parli di ristrutturare l'esperienza emotiva vorrei sottolineare quanto sia estremamente delicata la faccenda da un punto di vista epistemologico. anche perchè poi spesso ne deriva successivamente il predicato "congruente" generalmente alla rappresentazione della persona (che finisce per essere l'individuo ipotetico della propria teoria).
ogni teoria ha la sua ragion d'essere nel suo risvolto specificatamente pragmatico.
ciaz.
Il termine ristrutturazione usato generalmente, é sempre riferibile alla teoria del terapeuta ed alla sua "rappresentazione ipotetica di persona" (spesso rimane purtroppo "implicito" pur essendone "fortissima la presenza") sia che essa sia espressa in termini strutturali della personalità soggettiva, intersoggettiva ed entrambe, soggetto/nell'interpersonale e nel contesto, sia in termini di rapporto emozioni e cognizioni nell'ambito di una determinata struttura (in relazione ad altre), sia in termini di organizzazioni di significato o di complessità emergente ed ha sempre la sua ragion di essere rispetto alla teoria della tecnica ed ai suoi risvolti applicativi. Hai rilevato un punto fondamentale che talvolta, purtoppo, sembra sfuggire.
Riferimento: Acting o espressione di sé?
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Originalmente inviato da
francesca63
Per capire meglio che cosa è la bioenergetica sintetizzo questo articolo di A. Lowen, anche se, se non pratica almeno una classe di esercizi non si può capire veramente di cosa si tratta. Un pò come la psicoterapia....solo chi la fa, può averne la percezione esatta.
CHE COS'E' LA BIOENERGETICA di Alexander Lowen
martedì 17 maggio 2005
La bioenergetica è un modo di comprendere la personalità in termini dei suoi processi energetici. Questi processi, cioè la produzione di energia attraverso la respirazione e il metabolismo e la scarica di energia nel movimento, sono le funzioni basilari della vita. La quantità di energia di cui si dispone e l'uso che se ne fa determinano il modo in cui si risponde alle situazioni della vita. Ovviamente, le si affronta con più efficacia se si dispone di più energia da tradurre liberamente nel movimento e nell'espressione.
La bioenergetica è anche una forma di terapia che associa il lavoro sul corpo con quello sulla mente per aiutare le persone a risolvere i propri problemi emotivi e realizzare in misura più ampia il proprio potenziale di provare piacere e gioia di vivere. Una tesi fondamentale della bioenergetica è che il corpo e la mente funzionalmente sono identici: cioè, quello che succede nella mente riflette quello che succede nel corpo e viceversa.
Come noi tutti sappiamo, la mente e il corpo si possono influenzare reciprocamente. Ciò che si pensa può influenzare il modo in cui si sente e il contrario è ugualmente vero. Questa interazione, tuttavia, è limitata agli aspetti consci o superficiali della personalità. A un livello più profondo, cioè al livello dell'inconscio, sia pensare che sentire sono condizionati da fattori energetici. Per esempio, è quasi impossibile a una persona depressa emergere dalla sua depressione con l'ausilio di pensieri ottimisti. Questo perché il suo livello di energia è depresso. Quando il livello energetico aumenta tramite la respirazione profonda (anche la respirazione era depressa come tutte le altre funzioni vitali) e la liberazione del sentire, allora la persona esce dal suo stato depressivo.
I processi energetici del corpo sono in relazione con lo stato di vitalità del corpo. Più si è vivi, più energia si ha e viceversa. La rigidità o la tensione cronica diminuiscono la vitalità e abbassano l'energia. Alla nascita, un organismo è nel suo stato più vivo e fluido; alla morte la rigidità è totale, si ha il rigor mortis. Non possiamo evitare la rigidità che viene con l'età. Ciò che possiamo evitare è la rigidità dovuta alle tensioni muscolari croniche risultanti da conflitti emotivi irrisolti.
Ogni ‘stress produce uno stato di tensione nel corpo. Normalmente la tensione scompare quando lo 'stress' è eliminato. Le tensioni croniche, tuttavia, persistono anche dopo la scomparsa dello 'stress' che le ha provocate come atteggiamento corporeo o assetto muscolare inconsci. Simili tensioni muscolari croniche disturbano la salute emotiva abbassando l'energia di un individuo, limitandone la motilità (il naturale e spontaneo gioco e movimento della muscolatura) e l'autoespressione. Diventa necessario dunque alleggerire questa tensione cronica, se si vuole che la persona riacquisti piena vitalità e benessere emotivo.
Il lavoro della bioenergetica sul corpo comprende esercizi che aiutano ad acquisire una maggiore padronanza di voi stessi, con tutto quello che ciò comporta. E ciò: 1) aumentando lo stato di vibrazione del vostro corpo, 2) radicandovi saldamente nelle gambe e nel corpo, 3) rendendo più profonda la vostra respirazione, 4) rendendovi più acutamente consapevoli di voi stessi e 5) ampliando gli orizzonti della vostra auto-espressione.
Desideriamo stabilire chiaramente per prima cosa che questi esercizi non sono un sostituto della terapia. Essi non potranno risolvere profondi problemi emotivi, per cui generalmente si richiede un intervento terapeutico competente. Molto spesso persone che non sono in terapia e che eseguono questi esercizi giungono alla conclusione di aver desiderio e bisogno di un intervento del genere per elaborare a fondo i problemi affiorati alla coscienza nel corso di questi stessi esercizi. Ma, che siate o no in terapia, l'eseguirli regolarmente vi aiuterà in modo notevole ad accrescere la vostra vitalità e la vostra capacità di provare piacere.
Possono anche migliorare la figura, intensificare sensazioni sessuali e far aumentare la fiducia in se stessi.
Chi li avrà praticati con particolare cura e interesse per il proprio corpo, tuttavia, resterà meravigliato della loro utilità.
Grazie Francesca per questa chiara ed interessante sintesi di parte del pensiero di A.Lowen; sarebbe interessante anche il modo (ma questo non lo chiedo a te - a livello clinico - a meno che tu non lo abbia letto in teoria) in cui Lowen scoprì ciò che si nascondeva sotto alcuni processi in cui il paziente aveva acuti e drammatici vissuti di "trasformazione" corporea e come li affrontò e sono affrontati anche oggi, dato che talvolta il paziente può esserne travolto, almeno in termini di angoscia e come si riesce a farlo ri - radicare nel proprio corpo con ciò che comporta.
Riferimento: Acting o espressione di sé?
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Grazie Francesca è ed questa chiara ed interessante sintesi di parte del pensiero di A.Lowen; sarebbe interessante anche il modo (ma questo non lo chiedo a te - a livello clinico - a meno che tu non lo abbia letto in teoria) in cui Lowen scoprì ciò che si nascondeva sotto alcuni processi in cui il paziente aveva acuti e drammatici vissuti di "trasformazione" corporea e come li affrontò e sono affrontati anche oggi, dato che talvolta il paziente può esserne travolto, almeno in termini di angoscia e come si riesce a farlo ri - radicare nel proprio corpo con ciò che comporta.
Cara Rosa, non mi sono mai sottoposta ad una terapia bioenergergetica individuale(sarebbe incompatibile con il mio percoso psicoanalitico), ma poichè frequento le classi, ho voluto documentarmi e ho letto qualcosa; per cui in attesa della risposta degli esperti, provo a risponderti riportando il pensiero di A: Lowen nel suo libro "Paura di vivere". "Arthur soffriva di insicurezza, angoscia, depressione. La sua depressione profonda e cronica lo lasciava senza gioia. In una seduta riportò una frase di un sonetto di Keats:'Essere mezzo innamorato di una placida morte'.Associava l'idea di morire col freddo:'Dormivo anche d'inverno in una veranda non riscaldata, al lato opposto della camera dei miei genitori nella nostra grande casa. Avevo 3 anni, ero fiero di tener duro'. In realtà era stordito da un freddo che lo rendeva insensibile al dolore del desiderio di essere più vicino alla madre e al padre, e al bisogno del loro calore. Un bambino può morire se il desiderio irrealizzato di contatto e di affettività diventano intollerabili: abbandonerà il desiderio di vivere. L'intorpidimento gli ha salvato la vita ma ha determinato il suo destino: resterà al freddo tutta la vita.
Arthur con la terapia bioenergetica riconosce di essersi impegnato in una lotta vuota e intuisce che che la vita a quelle condizioni non è degna di sforzo.. Il compito della terapia, allora, è di restituirgli la sua vitalità,, riscaldare il suo corpo e animare la sua sensibilità. Ma nel ritrovare la sua vitalità, Arthur entrerà di nuovo nello stato di dolore che aveva represso col suo intorpedimento. Non c'è modo di evitarlo. E' come riattivare la circolazine di un dito congelato, fa male. Un giorno Arthur venne alla seduta con un forte mal di testa e tensione cervicale. Mi chiese di lavorare su questa tensione. Io gli misi le nocche alla base del cranio e gli spinsi giù la testa, in pratica per costringerlo a cedere. Lui resisteva forzando energicamente la testa contro la pressione. Quando alzò la testa, costringendomi ad abbandonare la pressione, la tensione era diminuita e gli occhi gli scintillavano. Era arrabbiato ma il mal di testa era scomparso.
Gli Avevo fatto male fisicamente come i suoi genitori gli avevano fatto male emotivamente facendolo cedere. Ma questa volta era capace di reagire e non subire. Anche se Arthur era mio paziente da tempo, era la prima volta che veniva fuori questo collegamento tra il suo essere intorpidito dal freddo sia emotivamente che fisicamente ; non aveva scelto coscietemente questa strada.....la terapia non può cancellare il passato, lo affronta per quanto riguarda il suo effetto sul presente. Alla mancanza di calore nell'infanzia, ora che è un uomo non si può rimediare amandolo ora come un bambino. Deve acquisire la consapevolezza che può essere riscaldato solo dall'amore e dalla passione sessuale di una donna.
Il passato fa parte del presente....Non si può all'infinito attribuire la depressione ad una carenza affettiva subita nell'infanzia.....la tristezza deriva direttamente dall'esperinza di una mancanza d'amore nel presente. Se nel presente si è realizzati, la perdita d'amore nell'infanzia è un ricordo che perde la sua carica emotiva".
Ho riportato alcuni frammenti che spero possano rispondere almeno in parte alla tua domanda.
Un saluto positivo bioenergetico:mano:
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Originalmente inviato da francesca63
Deve acquisire la consapevolezza che può essere riscaldato solo dall'amore e dalla passione sessuale di una donna.
Acquisita questa consapevolezza però poi giunge il vero problema da risolvere: trovare una donna verso cui si sente attratto sessualmente disposta a condividerle queste cose con lui :rolleyes:...
Spesso non c'è nemmeno bisogno di tutti questi giri per capire certe cose.
Un saluto
Riferimento: Acting o espressione di sé?
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Acquisita questa consapevolezza però poi giunge il vero problema da risolvere: trovare una donna verso cui si sente attratto sessualmente disposta a condividerle queste cose con lui :rolleyes:...
Spesso non c'è nemmeno bisogno di tutti questi giri per capire certe cose.
Un saluto
Ritengo invece sia necessario fare questi giri...."Quando il dolore si fa troppo intenso, per sopravvivere lo seppelliamo dentro di noi. Chiudiamo il cuore e non osiamo aprirlo per non avvertire l'angoscia. Amare significa aprire il cuore e non temere la sofferenza a cui ci si espone: c'è un conflitto nevrotico tra il desiderio e la paura di amre. Questo conflitto diventa nevrotico perchè sono stati rimossi lati negativi della persova, così, l'uomo che sente il bisogno di aiutare gli altri nega il risentimento provocato dalla richiesta di aiuto, la donna materna nega la paura del sesso, e la persona ipercritica nega l'incapacità di amare. Incapace di afrontare il dolore e la rabbia che ne deriva, il nevrotico si sforza di superare paura ostilità, angoscia; una parte di lui cerca di ribellarsi all'altra, e ciò spezza l'unità del suo essere e ne distrugge l'integrità.
Se potessimo lasciarci andare al dolore e piangessimo troveremmo che esso diventa sopportabile, ma non siamo capaci di lasciarci andare "al niente"; possiamo lasciarci cadere sul terreno se lo sentiamo sotto i piedi, possiamo lasciarci andare con un amico , un partner, un terapeuta se li troviamo disponibili, ma abbiamo la paura che se se ci lasciamo andare non troveremo aiuto. Una situazione diventa intollerabile quando non c'è nessuno con cui condividerla.. Con questa sensazione di paura, lasciarsi andare significa cedere e morire. Reprimere le sensazioni non le fa scomparire; seppellirle rinvia semplicemente il giorno della resa dei conti ". A. Lowen
Riferimento: Acting o espressione di sé?
Indubbiamente risulta utile saper cosa si cerca francesca, mi chiedevo però poi quando questa persona arriva a saperlo (se non lo sapeva già) poi come dovrebbe riuscire ad affrontare la parte più difficile e cioé riuscire ad "essere riscaldato dall'amore e dalla passione sessuale di una donna"? :mumble:
Il problema in realtà, arrivati a questo punto, ancora non è stato risolto.
Comunque era solo un piccolo commento.
Saluti
Riferimento: Acting o espressione di sé?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Indubbiamente risulta utile saper cosa si cerca francesca, mi chiedevo però poi quando questa persona arriva a saperlo (se non lo sapeva già) poi come dovrebbe riuscire ad affrontare la parte più difficile e cioé riuscire ad "essere riscaldato dall'amore e dalla passione sessuale di una donna"? :mumble:
Il problema in realtà, arrivati a questo punto, ancora non è stato risolto.
Comunque era solo un piccolo commento.
Saluti
Che si possa riuscire a fare utilizzando le proprie risorse che insieme all'ernergia ad esse collegata, nel corso di una psicoterapia, dovrebbero rendersi consapevoli al soggetto - talvolta inaspettamente - insieme a degli strumenti psicologici-emotivi-comportamentali, grazie a cui utilizzarle? Compito non facile, ma perseguibile.
Riferimento: Acting o espressione di sé?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Indubbiamente risulta utile saper cosa si cerca francesca, mi chiedevo però poi quando questa persona arriva a saperlo (se non lo sapeva già) poi come dovrebbe riuscire ad affrontare la parte più difficile e cioé riuscire ad "essere riscaldato dall'amore e dalla passione sessuale di una donna"? :mumble:
Il problema in realtà, arrivati a questo punto, ancora non è stato risolto.
Comunque era solo un piccolo commento.
Saluti
Carissimo Charlie, tu che sai come monopolizzare, con le tue brillanti e grintose provocazioni, l'attenzione e il tempo degli esperti del forum, mi sembra impossibile che possa avere difficoltà a catturare l'interesse e a relazionarti con le donne :mumble:.
ciao:ciao:
Riferimento: Acting o espressione di sé?
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Originalmente inviato da
ikaro78
Certo e sono cambiamenti puramente immaginari, nel senso che rivestono la personalità di un'altra identificazione, si cambia abito insomma, il che può pure andare bene (la maggior parte delle persone va avanti così del resto), però chiamiamo le cose con il loro nome.Saluti,
ikaro
E qual'é questo nome "di"/"del".....che non nasce da "una" identificazione o identificazione che non nasce dall'"essere 'chiamata' in un certo modo e con un certo "nome"? " :rolleyes::P