Riferimento: Cattolica 2012
Prima di tutto: BUON COMPLEANNO ragazze!!!
Volevo sottoporvi un caso che stavo facendo:
B. è una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare oramai da sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l’uso di tranquillanti o sonniferi. Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch’essa vedova, ma questo non pare esserle d’aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quando il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso alla morte del marito e teme di non farcela. Le capita di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.
Sulla base dei dati anamnestici, il Candidato indichi gli approfondimenti che ritiene necessari, formuli un’ipotesi diagnostica, ed illustri un piano d’intervento in cui specifichi il metodo e gli obiettivi.
Io vedo solo un disturbo depressivo maggiore...qualcuno ci vede qualcos'altro???
Grazie ;)
Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
Marcia17
Prima di tutto: BUON COMPLEANNO ragazze!!!
Volevo sottoporvi un caso che stavo facendo:
B. è una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare oramai da sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l’uso di tranquillanti o sonniferi. Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch’essa vedova, ma questo non pare esserle d’aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quando il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso alla morte del marito e teme di non farcela. Le capita di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.
Sulla base dei dati anamnestici, il Candidato indichi gli approfondimenti che ritiene necessari, formuli un’ipotesi diagnostica, ed illustri un piano d’intervento in cui specifichi il metodo e gli obiettivi.
Io vedo solo un disturbo depressivo maggiore...qualcuno ci vede qualcos'altro???
Grazie ;)
Depressivo Maggiore. Si può fare la differenziale con una normale condizione di lutto... non vedo nessun'altra differenziale, sinceramente.
per quanto riguarda la figlia, non ho fatto sviluppo quindi non ne ho idea :D
per il trattamento invece direi psicodinamico per rielaborare la perdita. eventualmente si poteva fare anche cognitivo-comportamentale per modificare i pensieri disfunzionali.
Riferimento: Cattolica 2012
Per la bambina si potrebbe ipotizzare un Ptsd e diagnosi differenziale ansia da separazione...
Cmq concordo su depressivo maggiore e differenziale lutto.. Mmm disturbo dell'adattamento con umore depresso è impensabile????
Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
pimpa_07
Per la bambina si potrebbe ipotizzare un Ptsd e diagnosi differenziale ansia da separazione...
Cmq concordo su depressivo maggiore e differenziale lutto.. Mmm disturbo dell'adattamento con umore depresso è impensabile????
Non credo, perché per essere tale non dovrebbero essere soddisfatti criteri per un disturbo di Asse I, mentre qui quelli di Depressivo Maggiore lo sono e sono anche abbastanza gravi...
Riferimento: Cattolica 2012
Ma scusa quello di adattamento in che asse è????
Riferimento: Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
iamghost
Depressivo Maggiore. Si può fare la differenziale con una normale condizione di lutto... non vedo nessun'altra differenziale, sinceramente.
per quanto riguarda la figlia, non ho fatto sviluppo quindi non ne ho idea :D
per il trattamento invece direi psicodinamico per rielaborare la perdita. eventualmente si poteva fare anche cognitivo-comportamentale per modificare i pensieri disfunzionali.
Ora che ci penso meglio...oltre che un disturbo depressivo maggiore non potrebbe essere anche un PTSD???
Re: Riferimento: Cattolica 2012
Citazione:
Originalmente inviato da
pimpa_07
Ma scusa quello di adattamento in che asse è????
Sempre di Asse I
Re: Riferimento: Re: Riferimento: Cattolica 2012
Ho fatto il caso:
Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento prevalentemente al Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR).
B. si presenta dallo psicologo su indicazione del medico di base, riportando inappetenza, disturbi del sonno, tendenza ad isolarsi, ideazione suicidaria e compromissione funzionale (non se la sente di tornare al lavoro). Sulla base di tale quadro sintomatologico, si potrebbe ipotizzare la presenza di un disturbo dell’umore, presumibilmente un Disturbo Depressivo Maggiore, tuttavia le informazioni sin qui riportate risultano essere insufficienti per orientarsi verso tale diagnosi, pertanto risulteranno necessari ulteriori approfondimenti a riguardo. La presenza di un tale quadro sintomatologico, sorto in seguito alla morte del marito, potrebbe anche far ipotizzare un Disturbo da Lutto, tuttavia tale ipotesi diagnostica dovrebbe essere esclusa, in quanto sono trascorsi più di due mesi da tale evento, inoltre i sintomi sembrano essere molto gravi (sono presenti anche ideazioni suicidarie), tale per cui sarebbe più opportuno propendere per una diagnosi di disturbo dell’umore.
La paziente sembra avere un buon esame di realtà, pertanto i successivi approfondimenti diagnostici potrebbero essere effettuati principalmente attraverso il colloquio. Sarebbe, anzitutto, opportuno effettuare l’analisi della domanda, cercando di capire per quale motivo il medico di base abbia deciso di inviare la signora allo psicologo ed, inoltre, perché tale invio sia avvenuto proprio ora. Non trattandosi di un auto invio, sarebbe, inoltre, importante cercare di capire quali siano le motivazioni della signora ad intraprendere un percorso con lo psicologo (la motivazione è estrinseca? Oppure, nonostante si sia presentata su consiglio del medico, è comunque motivata intrinsecamente?) ed eventualmente quali siano le sue aspettative nei confronti del clinico e del trattamento (lo psicologo è visto come colui che risolverà “magicamente” i problemi? Oppure come qualcuno che la aiuterà ad esplorarli e, gradualmente, a risolverli?). Poiché i sintomi sembrano essere sorti circa sei mesi fa, in seguito alla morte del marito, potrebbe essere utile indagare come abbia affrontato i sintomi nei mesi precedenti all’incontro con lo psicologo, se vi siano stati dei peggioramenti recenti, tali per cui il medico ha ritenuto opportuno un invio al clinico. Per comprendere al meglio il funzionamento attuale della signora, potrebbe essere utile effettuare un confronto con le sue modalità di funzionamento precedenti alla morte del coniuge, cercando anche di indagare come fosse la relazione con quest’ultimo (come venivano affrontati i problemi quando era ancora vivo? Era la principale fonte di supporto?). Inoltre, sarebbe opportuno approfondire il vissuto relativo alla morte del marito, per comprendere se vi fossero questioni o conflitti irrisolti oppure sentimenti di rabbia inespressi, che possono aver influenzato l’insorgere della sintomatologia attuale. Sarebbe anche opportuno capire se la signora e il marito lavorassero insieme e se, quindi, il suo rifiuto di tornare al lavoro possa in qualche modo essere collegato al fatto che egli sia morto proprio in quel luogo (in tal caso la signora era presente al momento della morte del marito? Ciò ha influito sulla sintomatologia attuale?).
Durante il primo incontro la signora riferisce, tra gli altri disagi, il fatto di essersi isolata negli ultimi mesi; a tal proposito, potrebbe essere utile, durante i successivi incontri, approfondire come fosse la rete relazionale prima della morte del marito, cercando di capire se le amicizie fossero prettamente “amicizie di coppia” e se la signora avesse delle amiche più intime che possano potenzialmente costituire una fonte di supporto in futuro, sebbene attualmente lei rifiuti di vederle. Riguardo a quest’ultimo aspetto, inoltre, sarebbe interessante esplorare il desiderio di non incontrare nessuno, indagandone le motivazioni e i vissuti. La rete di amicizie, infatti, potrebbe costituire una valida risorsa di supporto, parallela all’eventuale percorso terapeutico. La madre sembra, al contrario, non costituire una vera e propria fonte di supporto, poiché la signora afferma di tornare a casa ancor più scoraggiata dopo averla incontrata. Sarebbe comunque opportuno indagare la relazione con la madre, per capire per quali motivi la signora torni a casa scoraggiata e perché, nonostante ciò, si rechi a far visita alla madre quotidianamente (la madre ha, a propria volta, sintomatologia depressiva?).
La signora riporta, inoltre, segni di disagio anche per quanto concerne la figlia, la quale mostra disturbi del sonno (aspetto che la accomuna alla sintomatologia materna, seppur con dinamiche differenti) e difficoltà a separarsi dalla madre. Sarebbe importante dedicare uno spazio per approfondire il rapporto della signora con la figlia sia prima sia dopo la morte del coniuge, per valutare eventuali cambiamenti e per cercare di capire se la sintomatologia attuale della signora possa aver influito sul disagio che la bambina sembra manifestare (la signora si mostra distaccata o assente anche con la bimba? Le idee suicidarie sono risultate evidenti alla bambina?). Per quanto concerne, nello specifico, la sintomatologia della bambina, potrebbe essere utile inviarla ad uno psicologo esperto in psicologia dello sviluppo, affinché possa effettuare le opportune valutazioni.
È, inoltre, di primaria importanza approfondire l’ideazione suicidaria, cercando di comprendere al meglio i rischi concreti che possano costituire un pericolo per la signora e per la figlia (il rischio è reale e concreto? La signora ha idee precise o piani a riguardo?).
Potrebbe essere utile, durante i primi colloqui, dedicare uno spazio ad una valutazione psicodiagnostica, utilizzando una batteria testistica che comprenda l’MMPI-2 (utile a comprendere il funzionamento di personalità della signora e la sintomatologia attuale; a tal fine sarebbe opportuno porre particolare attenzione alla scala D, relativa a sintomi depressivi quali la mancanza di speranza per il futuro, mancanza di interezze nei confronti del mondo esterno, assenza di benessere personale…), Rorschach-Sistema Comprensivo di Exner (i dati emersi a tale test andrebbero a integrare quelli ottenuti con l’MMPI, fornendo utili informazioni circa l’immagine che la signora ha di Sé e delle relazioni e ai suoi affetti; a tal proposito, particolare attenzione andrebbe posta alla costellazione DEPI, relativa a deflessioni dell’umore e alla costellazione S-CON, relativa all’deazione suicidaria e che consente di individuare persone in cui è presente potenziale rischio di suicidio) e due test più specifici per rilevare la sintomatologia depressiva, ossia l’Hamilton Depression Rating Scale e il Beck Depression Inventory II.
Nel caso in cui l’ipotesi diagnostica principale venisse confermata, potrebbe essere opportuno proporre un trattamento di tipo supportivo-espressivo ad orientamento psicodinamico. La terapia supportiva ha l’obiettivo di rafforzare l’Io e favorire un processo di ristrutturazione, favorendo così anche un elevazione dell’umore. Per far ciò sarà opportuno, anzitutto, favorire la costruzione di un’alleanza terapeutica e il clinico dovrà empatizzare col il punto di vista del paziente. Successivamente, si evolverà sul versante espressivo, al fine di rielaborare le tematiche depressive e contestualizzarle nella storia di vita passata e presente della signora. fase in cui il paziente potrebbe esprimere un’intensa rabbia. In seguito, il terapeuta dovrà aiutare il paziente a concepire nuovi modi di vivere, cercando di modificare le aspirazioni idealizzate e premendo su quelle più realistiche e realizzabili. Sin dalle prime fasi del percorso sarebbe importante valutare i fattori di rischio suicidario (nel caso in cui il rischio fosse concreto e imminente, dovrebbe essere presa in considerazione la possibilità di un’ospedalizzazione), inoltre sarebbe approfondire i motivi per cui la signora ha tali ideazioni ed esplorare quali siano le sue aspettative circa ciò che accadrà dopo la morte.
Potrebbe essere utile inviare la signora ad uno psichiatra, al fine di integrare la terapia psicodinamica con una terapia farmacologica, soprattutto alla luce dell’ideazione suicidaria e delle compromissioni funzionali che la sintomatologia causa in diversi ambiti di vita della signora.
Re: Riferimento: Re: Riferimento: Cattolica 2012
Mentre lo facevo, è venuto anche a me in mente un possibile PTSD (se la moglie lavorava con lui e ha assistito alla scena della sua morte), però ci sono troppi "se" e non mi sembrava il caso di indicarlo come diagnosi differenziale...Eventualmente, quando si fanno gli approfondimenti diagnostici e si dice di indagare questo aspetto, si può dire anche che in tal caso si dovrebbero rivedere le ipotesi diagnostiche prendendo in considerazione anche quella di PTSD...
Io ho difficoltà coi trattamenti, non amo il Falabella, perché è psicodinamo vecchio stampo, per cui non me la sento di inserire quello che scrive come indicazioni al trattamento, il Gabbard d'altro canto spesso non basta...Il risultato è che io non so mai motivare bene i trattamenti...
Riferimento: Cattolica 2012
Ragazze ma voi quanto pensate di scrivere per il caso??? Perché questo Picciosa l'ha fatto molto lungo e io non vorrei scrivere più si 2-3 pagine al massimo... Anche perché in alcune tracce specificano di non superare le due pagine...