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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma anche al bambino non piace la situazione dell'assenza e tu stesso hai detto che provava angoscia, nel messaggio di prima hai suggerito che è meglio per il bambino fare qualcosa per non impazzire (e questo era l'esempio che mi hai fatto dell'uso del simbolico), adesso dici che è meglio non far nulla e aspettare che il pensiero cresca.
Riguardo al bimbo che si mette il pollice in bocca come si fa a sapere se la sua azione rappresenta una scarica della tensione oppure se invece ha utilizzato il registro simbolico?
Inoltre ogni volta che si farà qualcosa, per cercare soddisfazione, che sia diversa da quel che si desiderava davvero, come si può fare a stabilire che non è ancora un'altra volta una scarica diretta?
Alla fine usare il registro simbolico significa cercare un'azione o situazione sostitutiva rispetto a quella immaginata e desiderata, augurandosi che dia (quasi) la stessa soddisfazione dell'altra.
Bisogna però assumere che una cosa del genere esista per un certo soggetto (l'esistenza di un sostituto di quel che si desidera che vada bene e renda soddisfatti) per poter usare il registro simbolico. E' meglio secondo me non introdurre il concetto di scarica diretta, non si riesce ad afferrare bene la differenza poi con l'operazione che ho descritto sopra. Questa definizione va bene, o ancora una volta non ho capito?
Saluti
Ma se io per esempio, mi mettessi a scrivere un romanzo, in cui racconto esperienze autobiografiche, metto in scena eventi della mia vita, non so, tipo psicodramma, cambiando nome ai personaggi, li faccio recitare, e poi ci metto un finale diverso, da quello che è stato, a me congeniale. che cosa sto facendo?
Non sto usando il simbolico?
Io uso la parola, più simbolico di così.
C'è bisogno di ciucciarsi il dito?
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma anche al bambino non piace la situazione dell'assenza e tu stesso hai detto che provava angoscia, nel messaggio di prima hai suggerito che è meglio per il bambino fare qualcosa per non impazzire (e questo era l'esempio che mi hai fatto dell'uso del simbolico), adesso dici che è meglio non far nulla e aspettare che il pensiero cresca.
Riguardo al bimbo che si mette il pollice in bocca come si fa a sapere se la sua azione rappresenta una scarica della tensione oppure se invece ha utilizzato il registro simbolico?
Inoltre ogni volta che si farà qualcosa, per cercare soddisfazione, che sia diversa da quel che si desiderava davvero, come si può fare a stabilire che non è ancora un'altra volta una scarica diretta?
Alla fine usare il registro simbolico significa cercare un'azione o situazione sostitutiva rispetto a quella immaginata e desiderata, augurandosi che dia (quasi) la stessa soddisfazione dell'altra.
Bisogna però assumere che una cosa del genere esista per un certo soggetto (l'esistenza di un sostituto di quel che si desidera che vada bene e renda soddisfatti) per poter usare il registro simbolico. E' meglio secondo me non introdurre il concetto di scarica diretta, non si riesce ad afferrare bene la differenza poi con l'operazione che ho descritto sopra. Questa definizione va bene, o ancora una volta non ho capito?
Saluti
L'esempio del seno è quello dove si può meglio vedere la stratificazione di una serie di concetti psicoanalitici.
Quando il bambino passa dal seno alla suzione del dito, si ha l'allucinazione del seno (con scarica diretta dell'angoscia) e il piacere d'organo (il piacere nell'atto stesso di succhiare il dito). Da lì si dipartiranno due strade, di cui una farà sempre afferenza al bisogno di nutrimento, che potrà essere differito per un certo tempo, ma sarà sempre un bisogno fisico in senso stretto. L'altra strada, quella del piacere d'organo, subirà varie evoluzioni, alcune delle quali legate ad un registro linguistico di trasformazione.
Altro lo spiegherò quando il tempo me lo consentirà. A presto
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Non so, sicuramente sarà stato tutto sbagliato. Ma l’impressione è stata che ricavasse conforto dalla mia presenza e anche dal contatto, che comunque c’era, anche se non la prendevo in braccio ogni volta. Devo dire che in seguito, cioè ora, quando per esempio ha un incubo viene nel mio letto, me lo racconta, sta con me qualche minuto a farsi coccolare e poi se ne torna nel suo letto di sua iniziativa. Non mi ha mai chiesto di dormire insieme, forse è un cattivissimo segno, davvero non so. Ma in generale ho l’impressione che gestisca la sua emotività con un certo equilibrio. Va detto che sono cresciuta in una cultura educativa abbastanza mista - ho un sangue piuttosto misto - ma prevale sicuramente una certa riservatezza di fondo nell’esternare l’affettuosità. Che non vuol dire essere freddi o poco empatici, piuttosto direi una sorta di pudore nell’invadere l’altro con la propria emotività, che pure è presentissima in me.
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Originalmente inviato da
gieko
Ho specificato che mi stavo riferendo ad un livello di strutturazione psichica, non di "valore della persona". E' un po' come il raggiungimento della stazione eretta: è ovvio che un neonato dovrà affrontare un lungo percorso per giungere poi a poter camminare. Non per questo finchè gattona è da considerarsi meno essere umano, però!
Saluti
Ah scusa, mi aveva fuorviato quel " che rende l'essere umano tale". Ma quando inizia questa strutturazione? Da quando siamo capaci di tollerare le frustrazioni o dal desiderio del padre e della madre?
Saluti
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Originalmente inviato da complicata
La mia non piangeva, strillava con tutto il fiato possibile, ti rintronava le orecchie al punto che non potevi assolutamente non prenderla!
Ma quando poi iniziano a crescere, a me sembra che siano i bambini stessi a sfuggire un po' a certe attenzioni dei genitori, se c'hanno un giocattolo nuovo tra le mani, la mamma (e pure il papà) passano in secondo piano per un bel po', questi sì che svolgono la funzione di "terzo" per distogliere l'attenzione :asd:.
Io fino ai cinque/sei anni ricordo che avevo paura di restare lontano dai genitori, lontano proprio in senso fisico in un'altra stanza. 'Sta paura allora io ricordo che la provavo davvero, poi questa paura è passata da sola, non è che sono stati i miei genitori ad educarmi in qualche modo a star lontano da loro per farmela passare (anche perché suppongo che non ci sarebbero riusciti :D), qualcosa credo che sia, per così dire, scattata internamente ad un certo punto, ed è scattata forse proprio grazie alla possibilità di contatto che non mi è stata negata e non viceversa, così come capita che a una certa età vengono fuori i dentini in un ambiente in cui c'è una buona alimentazione.
Io credo che sia proprio all'inverso la presenza dei genitori ed il poter stare vicino a loro quando si è piccoli che fa passare questa paura a certi bambini che la provano più intensamente. Una mia amica che da bimba è stata in orfanotrofio sente sempre proprio il bisogno fisico di dormire nel letto con qualcuno o al minimo che qualcuno dorma nella stessa stanza con lei, io non mi ci trovo nemmeno più a dormire con qualcuno nello stesso letto e nella stessa stanza, ora ad esempio non ho idea di come facciano le coppie sposate a dormire sempre nello stesso letto matrimoniale :asd:.
Eppure io da bambino di questo ne avevo bisogno, non so come sarei cresciuto se i miei genitori non mi avessero permesso di dormire con loro quando provavo più paura o se avessero cercato di educarmi a star lontano da loro con qualche iniziativa brusca, io credo che oggi starei peggio di come sto adesso, avrei provato paura ed angoscia anche a dormire da solo in un letto.
Saluti
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
:approved:Dormire con qualcuno, sempre lo stesso, è molto bello perchè dà calore.
Comunque, basta non scambiare l'altro per la mamma, o il babbo, sai, succede, anche nel sonno.
Che so uno fa un incubo e si rotola sul partner ad abbracciarlo!
Concordo, più affetto uno ha ricevuto, più è stato nutrito, più è indipendente.
Certo ci sono bambini insaziabili, penso, al punto di controllare icchè fanno i genitori nella stanza accanto, chiamandoli con qualsiasi scusa.
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Il mito...discorso davvero intricato. Per Jung il mito è la prima forma della proiezione (prima del mito non c'è nulla o meglio solo materia grezza, informe, totalmente inconscia, violenta), dunque non rappresenta la 'Verità' (che in quanto tale è indicibile): l'Edipo, dice, non può essere il primo mito perchè la triangolazione familiare occidentale non è una legge. La famiglia è un fatto totalmente culturale: per questo basta attraversare i confini europei (intesi non solo in senso geografico). Nel configurare un concetto di inconscio sufficientemente scientifico e dunque non legato alla condizione culturale di un popolo Jung propone di andare più indietro, alle spalle dell'Edipo: è la prima mossa, fatta ancora nei panni di psicoanalista freudiano, di configurare una condizione pre-edipica (non è un caso che in Inghilterra gli junghiani siano in così stretto contatto con i kleiniani). Questo è anche il motivo per cui il pre-edipo di Jung è a stretto contatto con la schizofrenia: una condizione di mera letteralità, segni senza significato, non combinati, non condivisi, non narrabili...il bambino pre-edipico è nella pura indicibilità. La simbiosi è data, è un fatto strutturale dello psichismo in generale, noi proveniamo da lì, che intervenga o no un complesso di Edipo...la Grande Madre è già castrante di per sè. E' un mistero sul come i primi uomini abbiamo ''deciso'' un giorno di andare oltre questa condizione di simbiosi (che non permette la nascita dell'Io come referente essenziale per una esperienza condivisa del mondo) ma certo è che, ad un certo punto, il pensiero confuso venne tradotto in simboli, la proiezione mitica iniziò a funzionare come una sorta di legge esterna alla quale aggrapparsi per venir fuori dall'indifferenziato: qui è da rintracciare una rudimentale funzione paterna. Anche per Jung i fatti essenziali si giocano al livello dell'Edipo ma la critica che egli muoveva a Freud non è stata pienamente compresa: Jung dice che l'Edipo non può essere un fatto contingente, storico, che avviene ad un punto preciso delle nostre esistenze, non può essere un ''trauma'' inteso in senso storico-biografico...l'Edipo è un simbolo. Quindi, non è vero che Jung rifiuta l'Edipo...rifiuta la sua consistenza ''reale''. Ma tutto è simbolo, niente può esistere al di fuori di un movimento simbolico: non è il padre reale che introduce alla funzione simbolica (funzione che si basa sul fatto che l'uomo non abita mai il ''reale''), essa esiste già da sempre come tensione dello psichismo. Nella simbiosi c'è l'indifferenziato, è vero, ma già a quel livello qualcosa si muove (un corpo tenta una propria organizzazione primitiva): da qui anche l'idea di un inconscio collettivo propriamente creativo, una materia psichica che si auto-organizza, un inferno di rappresentazioni confuse,indicibili, che tentano di venir fuori. E questo ancora prima dell'Edipo. Ovviamente ci metto del mio in queste considerazioni e parlo di Jung per quel poco che ho letto e capito...:)
Saluti,
Luigi
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Originalmente inviato da luigi '84
Ma tutto è simbolo, niente può esistere al di fuori di un movimento simbolico
Io sarei anche d'accordo con questa tua affermazione, ma il senso che io do al termine simbolo non so se è lo stesso anche per te. Tutto può essere un simbolo per me perché nulla vieta a nessuno di utilizzare qualcosa di concreto o di più astratto per rappresentare qualcos'altro. Si prende un qualsiasi oggetto a caso e lo si fa divenire un significante che rimanda ad un significato all'interno di un qualche linguaggio inventato appositamente, a far questo gioco non ci sono vere e proprie limitazioni di sorta.
Cosa sarebbe un simbolo secondo la tua visione luigi? Per poter sapere se è vero che tutto è simbolo bisognerebbe spiegare prima un simbolo cos'è secondo te. Prima Ikaro e Lalangue hanno parlato di registro simbolico, ora il senso che dai tu a "simbolo" è lo stesso al quale si riferiscono loro?
Da quello che sono riuscito a capire, usare il registro simbolico significa dare un valore diverso a certe cose, significa mutare le mete di soddisfazione, dall'esempio questo sono riuscito ad afferrare, ad un bimbo piace succhiare il capezzolo del seno e visto che non lo può ottenere questo, dopo un po' sposta la soddisfazione verso un atto alternativo (un atto simile sotto certi aspetti alla meta desiderata, che però è inaccessibile o complicata da raggiungere, ma che deve funzionare anche bene da sostituto), anche se "sposta" forse è un'espressione sbagliata, perché magari non si rende proprio conto di quel che fa, lo possiamo osservare noi quel che fa. Il bambino secondo me fa semplicemente qualcosa che gli piace senza che sia presente alcun voler cambiare o una qualche intenzionalità a cercare qualcosa di sostitutivo.
Però non sono riuscito a capire precisamente in questa teoria un simbolo cos'è... Cos'è?
Saluti
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Diciamo che il registro del Simbolico è quella cosa che fa provare piacere, ad esempio, nella produzione artistica: non c'è nulla, nel regno animale, che possa essere considerato un atto volontario in tal senso. Il piacere che si prova a produrre, in generale (piacere che S. Freud considerava come sessuale), è allora spiegato come piacere psichico, soddisfazione di altro tipo rispetto a quella del seno materno. L'animale-uomo, o il parlessere, ha questa possibilità in più.
C'è una parte del Reale, però, che non può essere ricompresa nel Simbolico. Il Simbolico non esaurisce il Reale. C'è qualcosa di indicibile, di non simbolizzabile, di irriducibile. Un resto.
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Azzardo un'analogia... allontanarsi dal proprio registro Simbolico equivale ad allontanarsi dal Vero Sé di cui parla Winnicott, dunque dalla possibilità di esperire quel piacere tanto umano che è la produzione creativa (non necessariamente artistica).
Il falso Sè, caratteristica sempre più presente individualmente e socialmente (e che caratterizza i cosiddetti "casi limite") corrisponderebbe dunque a un ipertrofia dell'Immaginario.
Il Simbolico è dunque ciò che è più vicino al nostro essere individuale, al nostro esserci nel mondo.
ha senso?
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Originalmente inviato da lalangue
Diciamo che il registro del Simbolico è quella cosa che fa provare piacere, ad esempio, nella produzione artistica: non c'è nulla, nel regno animale, che possa essere considerato un atto volontario in tal senso. Il piacere che si prova a produrre, in generale (piacere che S. Freud considerava come sessuale), è allora spiegato come piacere psichico, soddisfazione di altro tipo rispetto a quella del seno materno. L'animale-uomo, o il parlessere, ha questa possibilità in più.
Sicuramente si prova piacere a produrre qualcosa, ora però non è che io sia tanto convinto che questo piacere sia un qualcosa di sostitutivo a quello sessuale, è proprio un'altra forma di piacere che non può sostituire l'altra. Nel caso del bambino che si succhia il pollice è abbastanza ragionevole pensare che sia una specie di sostituto, ma negli altri casi io personalmente dubito che sia così.
Posso provare piacere a scrivere in questo forum, ad esempio, ma questo piacere non credo che sostituisca quello di contatto corporeo con l'altro sesso, almeno per me. Per me personalmente sono due forme di piacere distinte, così com'è distinto il piacere che provo a mangiare qualcosa e così via.
Io per star bene ho bisogno di varietà di piacere diverse, una per me non può veramente sostituire l'altra. Posso ingozzarmi di cibo perché ho molto tempo e cibo da ingurgitare, ma non è che il cibo sostituisce altre forme di piacere, riempie il tempo, ma non riempie diciamo così "le cassette di piacere sessuale o di altro tipo".
Il piacere non è una sostanza unica ed indifferenziata per me (non possiamo dire che sia sessuale o di un altro tipo specifico tutto il piacere, qualcuno potrebbe anche sostenere, opponendosi alle idee di Freud sulla libido, che il piacere è tutto basato sul gusto e che anche quello sessuale rappresenta solo un mangiare simbolico, ma non mi convincono tanto queste teorie).
Il piacere già è un qualcosa di differenziato a mio avviso in diverse forme, non è rappresentato affatto da un unico punto finale al quale sono collegate tutte le catene di atti. Si crede erroneamente che questo punto finale rappresenti "il piacere", e perciò l'idea è che basterebbe solo attivare questo punto finale per provare ogni forma di piacere, basta solo spostare qualche riferimento di queste catene.
Eccitarsi leggendo un libro secondo me rappresenta proprio un'altra forma di piacere rispetto a quello sessuale dal vivo, una cosa è eccitarsi immaginando, altra eccitarsi guardando immagini pornografiche, altra ancora potendo guardare e toccare, e secondo me è diversa ancora la forma di piacere che si prova quando ci sono dei sentimenti in gioco.
Io non credo alla sostituzione simbolica del piacere, perché non credo che il piacere sia un significato mentale già presente di un significante esperito, il piacere è rappresentato già da un'insieme composito di caratteristiche esperenziali. Se ne possono scoprire sempre di nuovi e sconosciuti di piaceri ma non rappresentano una trasformazione d'abito di quelli precedenti e conosciuti o l'aggiunta di un elemento ad una catena che porta al piacere di prima, il piacere per me non è affatto sempre lo stesso, non è un qualcosa che cambia d'abito e che ci accompagna dalla prima infanzia fino all'età adulta sempre uguale, da bambini ci piace qualcosa da adulti magari altro, mentre altri piaceri ci accompagnano per tutta l'esistenza, ma non è che è cambiato il significante (prima il seno, poi il pollice, poi il bacio) che produce piacere mentre questo sentir piacere (inconscio?) è rimasto inalterato. Se io osservassi un colore sconosciuto e mi piacesse osservarlo, non credo che accade questo perché è associato a qualcosa che mi piaceva prima o perché ha sostituito qualcosa che mi piaceva prima in certe catene che portano al piacere puro (o psichico) che è stato presente nella mia mente fin da quando ero lattante, mi piace proprio guardare quel colore adesso ed il piacere di guardare il colore è un tutt'uno con queste nuove forme d'esperienza per come l'afferro io.
Ho scoperto qualcos'altro che mi piace, ma mi esprimo così per analogia non è che il sentire questo piacere è lo stesso sentire (anche inconscio) di quando bevevo il latte dalla mammella di mia madre: dedurre che è cambiato, per così dire, solo il collegamento associativo con l'esperienza che produce il piacere nella mia mente, per me è sbagliato. Ieri era il succhiare la mammella e bere il latte a darmi piacere oggi invece è il guardare questo colore che mi da lo stesso piacere... Ma per me non sono proprio più gli stessi tipi di piacere e c'è un errore di fondo nel credere che sia così.
Per me il provare piacere oggi nel far qualcosa non è lo stesso piacere del succhiare latte dal seno che è emigrato altrove su altri oggetti e situazioni, oggi non esiste proprio più quella forma di piacere in me.
Saluti
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
:sbonk:Ti trovo profondamente conformista, Char-Lie, cioè una cosa diversa, a te non t'impressiona.
A volte sembri quello che dice: "Io sono sempre sincero", che poi è quello che mente più di tutti.
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Citazione:
Originalmente inviato da complicata
Ti trovo profondamente conformista, Char-Lie, cioè una cosa diversa, a te non t'impressiona.
A volte sembri quello che dice: "Io sono sempre sincero", che poi è quello che mente più di tutti.
Effettivamente non è la diversità da qualcosa di conforme in sé che mi impressiona: io poi credo di essere abbastanza conformista perché non è che mi interessi proprio tanto esser diverso dagli altri. Scrivo in questo forum come tanti altri, non vesto in maniera stravagante, cambio avatar, ed uso un avatar come la maggior parte degli utenti, non mi piace faticare (cosa molto diffusa) e spesso poi mi piacciono diverse cose che piacciono a tante altre persone, io sono piuttosto simile sotto tanti aspetti a molti altri.
Comunque ogni cosa è diversa dall'altra e se ogni volta che vedo una persona per strada dovessi impressionarmi non la finirei più, sarebbe una sorpresa esplosiva continua, sarei già morto d'infarto :D. Certe idee è vero che non mi impressionano tanto, alla fine proprio perché sono sincero non fingo di impressionarmi là dove qualcosa non mi impressiona, in ogni caso anche io sparo un bel po' di frottole per togliermi da certi pasticci, anche se poi in genere vengo scoperto e finisco in altri pasticci :asd:.
Direi che sono abbastanza sincero non che sono "la bocca della verità".
Certe cose nuove per me, qualche volta mi hanno impressionato davvero tanto ed influenzato moltissimo, non è qualcosa che non provo mai, ma non riesco a provare a comando 'ste cose ed a me capita di rado.
Vorrei però incontrare e scoprire qualcosa di nuovo che riesca a lasciarmi, per così dire, a bocca aperta... Sarebbe bello per me.
Una cosa vera è che mi sa che sono diventato forum dipendente a giudicare dalla lunghezza dei messaggi e dall'accanimento con cui li scrivo.
In ogni caso mi dispiace di averti delusa, di deludere altre persone non m'importa nulla, di deludere te complicata invece sì, proverò ad essere meno conformista, se riesco a far questo senza allontanarmi troppo da quel che sento di essere.
Saluti
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Ti ho risposto in pm.
Comunque, io non ho capito molto cos'è che è un simbolo, so solo che il mio analista una volta mi disse che ne avevo "creato" uno, dopo che gli avevo raccontato un pezzo di blog che avevo scritto ispirandomi al nostro primo incontro.
A dire il vero,rimasi un po' interdetta, ma subito pensai "Boh, discorsi da analisti..tipi strani, balzani":))))
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
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Originalmente inviato da complicata
Comunque, io non ho capito molto cos'è che è un simbolo, so solo che il mio analista una volta mi disse che ne avevo "creato" uno, dopo che gli avevo raccontato un pezzo di blog che avevo scritto ispirandomi al nostro primo incontro.
A dire il vero,rimasi un po' interdetta, ma subito pensai "Boh, discorsi da analisti..tipi strani, balzani")))
Complicata se è possibile arricchire la discussione con altri particolari che puoi e ti va di scrivere, beh Racconta! Devi aver prodotto qualcosa di particolare con certe proprietà specifiche se ti ha detto così.
"Simbolo" secondo quello che ho afferrato leggendo una definizione di Jung sarebbe un qualcosa capace di suscitare nel soggetto qualcos'altro ossia di rappresentare per quel soggetto qualcosa di inaccessibile e sconosciuto meglio di qualsiasi altra espressione: "Un simbolo è... la migliore e più alta espressione possibile di ciò che è presagito e non ancora conosciuto".
Comunque come al solito ho letto ma non sono comunque riuscito ad capire tanto bene la cosa. Un po' tutto quel che osserviamo suscita reazioni, emozioni e pensieri, una bottiglia potrebbe rappresentare all'interno di un linguaggio sconosciuto la migliore espressione possibile di qualcosa e noi non lo sappiamo, tutto può essere simbolo secondo me in questa accezione, dipende dal nostro atteggiamento.
Ripropongo la stessa domanda a tutti: Cos'è un simbolo secondo la psicoanalisi?
Saluti
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Questo è il post "incriminato":), devo dire che un po' di curiosità mi è rimasta.
"C’è una donna seduta sul davanzale di una finestra, dà le spalle alla luce di un grigio pomeriggio di inizio Marzo. Dietro di lei un tetto, il profilo di un campanile, e sotto un vicolo.
Ha di fronte un pianerottolo grigio quanto il pomeriggio, l’andito di un palazzotto che appare deserto, se non per pochi suoni attutiti che giungono dai piani superiori, qualche porta sbattuta, qualche voce qua e là.E’ una donna che aspetta, vestita del grigio che l’avvolge. Ha un appuntamento, ma non conosce neppure di vista l’uomo che incontrerà, e teme di non sapersi esprimere. Ripassa ciò che dovrà dire, a più riprese, studia per un inizio chiaro, dovrà dire che ha avuto un problema.
Lo scorrere dell’ascensore si ferma un piano sotto, poi vede l’uomo salire le scale, passarle davanti, darle un’occhiata fugace e accennare un saluto. Lo lascia passare senza chiedere niente, incerta.Aspetta l’orario, poi suona, e aspetta ancora che, al di là del vetro della porta interna dello studio, la sagoma indistinta si profili nitida.Solo allora chiede: “Cercavo il dott….”
“E l’ha trovato.”
Ci accordammo per tre sedute, ogni mese, in tre giorni consecutivi, “Questo è quello che posso offrirle” mi disse. Mi pareva eccessivo.
Mi chiese se sapevo che cos’era una psicoterapia, e io risposi di no , perché, che cos’era?
C’era da preoccuparsi, forse? Questo lo pensai subito, con un mezzo sorrisetto fra me e me, ma non troppo.
Sono affezionata agli inizi."
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Citazione:
Originalmente inviato da complicata
"C’è una donna seduta sul davanzale di una finestra, dà le spalle alla luce di un grigio pomeriggio di inizio Marzo. Dietro di lei un tetto, il profilo di un campanile, e sotto un vicolo.
Ha di fronte un pianerottolo grigio quanto il pomeriggio, l’andito di un palazzotto che appare deserto, se non per pochi suoni attutiti che giungono dai piani superiori, qualche porta sbattuta, qualche voce qua e là.E’ una donna che aspetta, vestita del grigio che l’avvolge. Ha un appuntamento, ma non conosce neppure di vista l’uomo che incontrerà, e teme di non sapersi esprimere. Ripassa ciò che dovrà dire, a più riprese, studia per un inizio chiaro, dovrà dire che ha avuto un problema.
Lo scorrere dell’ascensore si ferma un piano sotto, poi vede l’uomo salire le scale, passarle davanti, darle un’occhiata fugace e accennare un saluto. Lo lascia passare senza chiedere niente, incerta.Aspetta l’orario, poi suona, e aspetta ancora che, al di là del vetro della porta interna dello studio, la sagoma indistinta si profili nitida.Solo allora chiede: “Cercavo il dott….”
“E l’ha trovato.”
Ci accordammo per tre sedute, ogni mese, in tre giorni consecutivi, “Questo è quello che posso offrirle” mi disse. Mi pareva eccessivo.
Mi chiese se sapevo che cos’era una psicoterapia, e io risposi di no , perché, che cos’era?
C’era da preoccuparsi, forse? Questo lo pensai subito, con un mezzo sorrisetto fra me e me, ma non troppo.
Sono affezionata agli inizi."
Com'è scritto bene complicata, hai fatto divenire con la tua descrizione un appuntamento col terapeuta qualcosa di misterioso ed emozionante, sospeso nel tempo.
Io così credo che non riuscirei mai a scrivere, se per far funzionare il registro simbolico bisogna scrivere e magari pensare in questo modo credo che io simboli non ne riuscirò mai a costruire, forse qualcuno solo per sbaglio :D.
Ho capito Lalangue, Morandi dipingeva soprattutto bottiglie (pure una bottiglia ha la sua dignità artistica divenendo un soggetto interessante da ritrarre), ma la risposta quale è?
Saluti
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Ecco! Uno psy, Char-Lie, lo potresti beccare con gli occhiali messi come Morandi.( più alla Gianni, però)
Anche l'espressione è la medesima, piu' o meno.:))
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Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Com'è scritto bene complicata, hai fatto divenire con la tua descrizione un appuntamento col terapeuta qualcosa di misterioso ed emozionante, sospeso nel tempo.
Io così credo che non riuscirei mai a scrivere, se per far funzionare il registro simbolico bisogna scrivere e magari pensare in questo modo credo che io simboli non ne riuscirò mai a costruire, forse qualcuno solo per sbaglio :D.
Ho capito Lalangue, Morandi dipingeva soprattutto bottiglie (pure una bottiglia ha la sua dignità artistica divenendo un soggetto interessante da ritrarre), ma la risposta quale è?
Saluti
Cercala nell'immagine, non credo sia stata una scelta casuale da parte sua.:skunk::ciao:
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Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ho capito Lalangue, Morandi dipingeva soprattutto bottiglie (pure una bottiglia ha la sua dignità artistica divenendo un soggetto interessante da ritrarre), ma la risposta quale è?
Saluti
Morandi dipingeva bottiglie? Ma una volta non cantava: "Fatti mandare dalla mammaaa a preeendere il latteee ...." :mumble::D:mumble::D
Un saluto
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Citazione:
Originalmente inviato da
Megiston Matema
Morandi dipingeva bottiglie? Ma una volta non cantava: "Fatti mandare dalla mammaaa a preeendere il latteee ...." :mumble::D:mumble::D
Un saluto
PRIMA IO!!:))
( alla Gianni)
Ma leggi an:argh:che i miei post, n:argh:on mi fregà le battute!!
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Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
PRIMA IO!!:))
( alla Gianni)
Ma leggi an:argh:che i miei post, n:argh:on mi fregà le battute!!
Parbleu ... Pardon, Compliqué, je n'ai pas volé la plaisanterie: je suis désolé :dunno:
:ciao:
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Originalmente inviato da
marco_84
Azzardo un'analogia... allontanarsi dal proprio registro Simbolico equivale ad allontanarsi dal Vero Sé di cui parla Winnicott, dunque dalla possibilità di esperire quel piacere tanto umano che è la produzione creativa (non necessariamente artistica).
Il falso Sè, caratteristica sempre più presente individualmente e socialmente (e che caratterizza i cosiddetti "casi limite") corrisponderebbe dunque a un ipertrofia dell'Immaginario.
Il Simbolico è dunque ciò che è più vicino al nostro essere individuale, al nostro esserci nel mondo.
ha senso?
Ripropongo l'intervento di Marco che conteneva spunti interessanti. Forse Per colpa mia è passato in secondo piano
Rosa ho guardato ed osservato l'immagine proposta da Lalangue ma la risposta non la sono riuscita a capire :D. Cioé occhio e croce capisco (come più o meno tutti immagino) cosa è stato dipinto: è un ritratto di Giorgio Morandi che osserva delle bottiglie e (mi sembra) un vaso posti su una superficie, ma non capisco il senso che vuol dare Lalangue all'immagine in questo contesto specifico.
Saluti
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
E' tutto asimmetrico, innaturale.
Il volto è storto, la linea delle spalle segue la linea delle bottiglie.
Al polso che cos'ha?
E poi uno degli occhi è bianco, e anche il mento.
La mano ha quattro dita.
Che strano uomo.
Somiglia al mio analista! :))
E poi è in grigio, come la mia descrizione, tieh, in bianco e nero.
E vai!
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Citazione:
Originalmente inviato da
Megiston Matema
Parbleu ... Pardon, Compliqué, je n'ai pas volé la plaisanterie: je suis désolé :dunno:
:ciao:
Monsieur, croissants, baguettes et brioches, ce c'est tout le mon Francais!:))))
Je le parle comme s'en nient en fusse!
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Char_Lie
Ripropongo l'intervento di Marco che conteneva spunti interessanti. Forse Per colpa mia è passato in secondo piano
Rosa ho guardato ed osservato l'immagine proposta da Lalangue ma la risposta non la sono riuscita a capire :D. Cioé occhio e croce capisco (come più o meno tutti immagino) cosa è stato dipinto: è un ritratto di Giorgio Morandi che osserva delle bottiglie e (mi sembra) un vaso posti su una superficie, ma non capisco il senso che vuol dare Lalangue all'immagine in questo contesto specifico.
Saluti
Cioé avverti come una mancanza che ti rimanda ad Altro? Ed all'Altro, in senso intersoggettivo?
Comunque il senso specifico personale di Lalangue, dovremo aspettare che te lo dica lui, essendo lui l'autore di quel post.
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RosadiMaggio
Cioé avverti come una mancanza che ti rimanda ad Altro? Ed all'Altro, in senso intersoggettivo?
Comunque il senso specifico personale di Lalangue, dovremo aspettare che te lo dica lui, essendo lui l'autore di quel post.
Tempo scarso, perciò risposta lampo.
Ho letto il riferimento alle bottiglie e ho pensato subito a Morandi e (prosaicamente e un po' bovinamente) a Recalcati e alle estetiche di Lacan.
Significati miei non ce ne sono. Penso che la cosa migliore l'abbia colta Rosa. Il resto è successo: l'arte ha dato avvio alla catena associativa di gruppo, in cui ciascuno cerca di ricomprendere a suo modo il discorso dell'Altro e cerca di narrativizzare, di ricomprendere nel Simbolico, di far proprio un suggerimento che arriva dalle opere altrui. Qualcosa, per fortuna, sfugge sempre.
Il post di Marco, per esempio. Ci ritornerò (lo ripeto spesso, ma il tempo è quello che è).
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lalangue
Penso che la cosa migliore l'abbia colta Rosa.
Il post di Marco, per esempio. Ci ritornerò (lo ripeto spesso, ma il tempo è quello che è).
E cioè che cosa ha colto Rosa?
E il famoso messaggio di Marco, che pare diventato l'enigma del secolo, ( :)), che significa?
Vero sè, falso sè, falso sè uguale ipertrofia dell'immaginario...!!!??
Io l'unica volta che mi son sentita dire del falso sè è stata quando ho affermato che a un certo punto della mia vita non corrispondevo più, non mi tornava più chi ero, chi fossi, con quello che pensavo, un discorso contorto, non ci ho mai capito un bel nulla.
Ah, ecco, c'era una "frattura nell'identità", ora ricordo.
Oh?!
Quello che mi interessa è capire qualcosa nei discorsi dell'analista, non si può sempre restare a bocca aperta come i baccalà.
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Originalmente inviato da
complicata
Monsieur, croissants, baguettes et brioches, ce c'est tout le mon Francais!:))))
Je le parle comme s'en nient en fusse!
Pardon Mademoiselle, ti dicevo soltanto che non volevo rubarti la battuta ... caffè e cornetto? ;-)
Ciao
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:asd:Ma perchè gli dovremmo mostrare il pesce palla al posto della Luna?
Allora io che gli faccio vedere una susina che gira attorno a un'arancia per fargli vedere gli equinozi e i solstizi?
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Originalmente inviato da complicata
Ma perchè gli dovremmo mostrare il pesce palla al posto della Luna?
E' quello che mi chiedo anche io: perché si fa di tutto per non far comprendere il senso di una risposta? Anche là dove non si conosce la risposta si può dire "Non lo so".
Saluti
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La spiegazione è questa:
poichè l'uomo è limitato, e tutto non può comprendere, e non può comprendere in primis il senso della propria esistenza, allora andiamo a cercare altre dimensioni parallele, l'Altro, il Simbolico, il Paradiso, il Virtuale..ecc
Guardaanche l'ultimo film Fantasy, Tron, è tutto basato su questo.
Ma gira e rigira i significati nascosti sono sempre i medesimi!
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Si accusano i pazienti, spesso, di vivere il setting come se fosse una religione, con "spirito religioso", chiamiamolo così, ma è la psicologia stessa che, essendo al confine della filosofia, indaga sul senso, sui significati, per cui è ovvio e naturale, andare a parare sull'origine di questa "Quest".
E a un certo punto, puoi scoprire che la Quest non porta da nessuna parte, perchè si fonda su assunti, necessariamente.
E se ti scopri materialista, un assunto fa presto a divenire un dogma, e un dogma presuppone fede, nel mondo delle idee, punto.
E se questa fede non c'è, perchè sei uno spirito ateo, è Kaos.
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Originalmente inviato da complicata
La spiegazione è questa:
poichè l'uomo è limitato, e tutto non può comprendere, e non può comprendere in primis il senso della propria esistenza, allora andiamo a cercare altre dimensioni parallele, l'Altro, il Simbolico, il Paradiso, il Virtuale..ecc
Guarda anche l'ultimo film Fantasy, Tron, è tutto basato su questo.
Ma gira e rigira i significati nascosti sono sempre i medesimi!
Comunque al di là della filosofia Fantasy del film, le moto in computer graphic del film dell'82 avevano un design davvero spassoso. Una delle scene più divertenti del film...
http://www.youtube.com/watch?v=cD5jR...eature=related
Saluti
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Il Creatore si divide in due parti: il Programmatore, che cerca la Perfezione, l'Ordine, e il tipo Zen, che invece scopre che l'Imperfezione, il non programmato, cio' che si evolve, è perfetto.
Beh, insomma, assomiglia molto ai discorsi dei nostri psy:))
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Originalmente inviato da
complicata
Il Creatore si divide in due parti: il Programmatore, che cerca la Perfezione, l'Ordine, e il tipo Zen, che invece scopre che l'Imperfezione, il non programmato, cio' che si evolve, è perfetto.:))
:approved:
Insomma in due opposti che creano poi una trama di "simboli" o di significanti che assumono la forma di un discorso rivolto all'Altro, all'alterità; solo che nell'accezione di Lalangue ("qualcosa sfugge sempre...") è come se il "discorso" in questione non potessse mai essere completo ma caratterizzato da un "semi/dire"; allora mi chiedevo se é questo l'aspetto secondo il quale per Lacan che mi sembra il suo attuale riferimento, é in questo semi/dire in cui l'uomo sembra essere come "preso" e non poter mai arrrivare ad un punto definitivo che l'inconscio è strutturato come il linguaggio, in cui il senso deve essere compreso tra le righe come un testo.
(Il tuo discorso complicata, mi sembra potersi ben inscrivere ad una visione junghiana del simbolo.)