:argh::asd:C'è anche da sopportarvi, e noi sopportiamo voi un mucchio di tempo
Non la mettere tanto a idillio!
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:argh::asd:C'è anche da sopportarvi, e noi sopportiamo voi un mucchio di tempo
Non la mettere tanto a idillio!
Non voglio certo spingere le persone ad autocurarsi, quel che voglio dire è che la medicina non è che ci può dire se vale la pena sottoporsi a certe terapie per "guarire" in qualche senso, quando le terapie stesse poi possono far male sotto altri aspetti.Citazione:
Originalmente inviato da lalangue
Un medico o, diciamo così un guaritore onesto, può espormi cosa può fare la medicina tecnicamente per me, occhio e croce può spiegarmi cosa mi permetterà di ottenere, ma poi chi dovrà giudicare se il risultato è utile o meno, se vale la pena spendere certe risorse per una terapia che crea altri disagi di varia natura, è sempre l'individuo, né il medico né il guaritore può giudicare questo. La medicina, la psicologia e la psicoanalisi non può dirci nulla in tal senso.
Un medico che vuol cercare di imporre al paziente con certi discorsi manipolatori senza fine che significa in ultima analisi essere in salute e star bene non è un buon medico, un medico dovrebbe limitarsi ad informare e basta e non intromettersi e giudicare. Se la terapia già consiste nell'uso massiccio di questi discorsi, non è una buona terapia, anzi non nemmeno una terapia.
Se il medico crede di sapere meglio del paziente quale debba essere in ultima analisi lo stato di salute e benessere (secondo l'esperienza soggettiva della persona) adatto al paziente senza chiedere al paziente cosa ne pensa in prima persona, non è un buon medico per me.
Il medico dovrebbe essere un servitore della causa del paziente, e non quello che cerca di inculcargliene un'altra, ossia un educatore.
Saluti
Char_lie, ma sei stato per caso a scuola dai gesuiti redentori?
Anche i tuoi post, allora, per lettori inesperti possono avere serie "controindicazioni" e metacontroindicazioni, data la continua ripetitività dei tuoi concetti base in forme diverse e dalla quale ti fai come "circondare" , per e pur di disconfermare.Citazione:
Non voglio certo spingere le persone ad autocurarsi, quel che voglio dire è che la medicina non è che ci può dire se vale la pena sottoporsi a certe terapie per "guarire" in qualche senso, quando le terapie stesse poi possono far male sotto altri aspetti.
Sono d'accordo con lalangue quando afferma che la tua strenuità - a volte, anche un pò insensata -appare quasi artificiale e che sembri essere nella fase del "non cerco".
aluti[/QUOTE]
Caro Char_lie,
sei fuori strada, un medico (ma anche qualsiasi guaritore) ti propone la SUA soluzione, il suo rimedio, la sua medicina, ciò che lui ritiene utile, ciò che crede possa fare al caso tuo. E' vero che te la PROPONE e fortunatamente non te la IMPONE (anche se recentemente ci sono state diatribe su chi decide se continuare o meno certe cure e in quali casi). Però un medico ha una sua idea, una sua procedura,un suo protocollo, ti informa su costi, rischi e benefici che tu puoi accettare o rifiutare, ma alla fine la sua soluzione quella è, se decidi di accettare sei nelle sue mani.
Uno psicoanalista possiede un suo dispositivo terapeutico collaudato dai decenni (e se togliessimo l'epiteto di psicoanalisi e la chiamassimo ad esempio "etica", collaudato dai secoli, dai millenni, nato con sorgere della civiltà occidentale, perché la psicoanalisi è ciò che rimane dell'etica antica nel mondo moderno), non cerca di inculcarti niente, semplicemente ti aiuta ad arrivare alla tua verità soggettiva. Uno psicoanalista si pone come servitore della causa del paziente, ma dobbiamo capire quale causa, non certo la causa del sintomo e dell'immobilismo che si trascina dietro, ma al servizio della richiesta di terapia, della speranza, del divenire stesso del suo paziente, senza perdere il suo essere.
Per far questo non è che debba diventare neutrale, evanescente, non è che debba eclissarsi come soggetto per diventare specchio, funzione, chirurgo o quant'altro,penso che un simile atteggiamento sia assurdo oltre che impossibile, perché comunque entriamo in relazione con tutto il nostro essere, con tutta la nostra soggettività e perché se il soggetto non trova un ostacolo esterno, un'antitesi al suo dire, al suo essere, non ha polarità dialettiche che gli si contrappongono che possano stimolarlo al movimento, a ripristinare quella danza della vita che si è un po' arrugginita fino quasi alla stasi in certe situazioni.
L'analista si pone per ciò che è, necessariamente, anche quando pensa di essere funzione o specchio neutrale, anche quando si veste di grigio per passare più inosservato possibile e questo porsi (o contrapporsi al paziente come antitesi dialettica), stimola il paziente ad un superamento delle sue posizioni iniziali, ad un superamento anche delle posizioni del suo analista, per giungere ad una sintesi propria. La verità del soggetto è essere ciò che si è, ma essere ciò che si è è un processo che dura tutta la vita, è un divenire, compito dell'analisi e dell'analista è quello, citato da Freud, di aiutare il paziente a sgombrare il letto del fiume da tutto ciò che ostacola il fluire eracliteo della vita del paziente. Soprattutto nei punto in cui il flusso è ostacolato o interrotto, dove c'è una difficoltà e l'acqua è costretta a fare deviazioni innaturali, o ad ingrossarsi fino a diventare pericolosa da travolgere barriere, da creare frane e smottamenti.
Un saluto
Si, ma sempre attraverso o meglio, filtrato dal dispositivo terapeutico che lo psicoanalista reputa più valido.
La verità soggettiva risente sempre del punto di vista d'osservazione. Se non sbaglio fosti proprio tu a dire che ad un certo punto della terapia i pazienti di uno psicoanalista junghiano fanno "sogni junghiani", quelli di un lacaniano ne fanno lacaniani e così via. Sarà un caso? Non mi dire che il paziente arriverebbe alla stessa verità soggettiva se fosse analizzato da un freudiano ortodosso o da un relazionale....
Non esiste un mio essere oggettivo da "liberare" dalle briglie del sintomo, del fantasmatico o altro attraverso un determinato dispositivo, a meno che non si abbracci la visione della trasmissione filogenetica, cosa la cui coerenza faccio molta fatica a seguire.
Piuttosto credo - secondo la mia personale verità soggettiva ;) - che sia molto doloroso accettare il peso di essere il risultato di contaminazioni degli altri e la responsabilità di esserlo a mia volta, in un progressivo divenire della mia capacità creativa che dipende dalla ricerca di ambienti stimolanti. In questo senso, accettare l'aiuto di uno psicoanalista in caso di sofferenza ingestibile da parte mia sarebbe accettare il peso dei suoi segni su di me, così come lo è accogliere qualsiasi altro tipo di relazione.
Saluti
Ma secondo me è sbagliato parlare di soluzione, il medico possiede una procedura, ora quanto questa procedura rappresenti una soluzione per i miei problemi di salute e benessere in fin dei conti devo deciderlo solo io. I problemi sono i miei, se qualcosa per me non risolve quel che pongo come problema, non lo risolve, il medico forse in questi casi possiede soluzioni per altri problemi di salute, ma non per i miei personali, la cui soluzione che io mi figuro è tutt'altra.Citazione:
Però un medico ha una sua idea, una sua procedura,un suo protocollo, ti informa su costi, rischi e benefici che tu puoi accettare o rifiutare, ma alla fine la sua soluzione quella è, se decidi di accettare sei nelle sue mani.
La soluzione proposta non andrebbe chiamata forse proprio "soluzione", una soluzione dovrebbe soddisfare le esigenze che evidenziano i problemi che pongo, se non mi soddisfa davvero, non è una soluzione, è un tentativo di manipolare l'essenza di fondo dei problemi ho posto e mi pongo.
Io posso proporre qualcosa ad un'altra persona, ma non posso affermare che quel che ho proposto sia una soluzione dei suoi problemi a meno che non l'ho ascoltato per bene e ho capito in cosa consistano e di cosa questo si lamenti. Tutto questo in ultima analisi può saperlo soltanto l'altro e deve in fin dei conti giudicarlo l'altro non io, io posso fornirgli tecniche non giudizi di valore, a meno che non stia cercando un moralizzatore, io non lo sto cercando.
Proposte buone per certe difficoltà e problemi che ho posto io non ne ho trovate ed io personalmente non sono riuscito ad inventare soluzioni fino ad ora, accetto qualcosa se questa riesce davvero a soddisfare il mio malcontento di fondo e le mie esigenze insoddisfatte, ma se le proposte sono quelle solite, a posto per me non si mette nulla dal mio punto di vista.
Se a me manca la dimostrazione di qualcosa e chi mi parla vuol convincermi proponendomi una dimostrazione errata, in cui per me alcuni passaggi non sono validi o riesce a mostrarmi davvero i miei errori di giudizio chiaramente nei confronti dei passaggi illeggittimi, o la dimostrazione per me continuerà a mancare, il problema resta senza soluzione. Se la soluzione è giusta nei confronti dei vincoli dei problemi che ho posto mi si dovrà spiegare bene perché lo è là dove io osservo chiaramente che certi vincoli vengono violati.
Non è che ognuno ha la sua soluzione per i problemi che pone un'altra persona, questa soluzione per certe problematiche personali ed individuali o c'è o non c'è.
Che la trovi un altro o noi stessi poco cambia rispetto alla capacità di giudicarne la bontà (se non possiamo farlo saremo completamente alla mercé del giudizio dell'altro e per me non è una posizione giusta, si può delegare la tecnica ma non il giudizio di valore).
Una soluzione dovrebbe essere in accordo prima di tutto con quel che andiamo cercando noi e non con quel che crede che stiamo cercando noi un'altra persona.
Saluti
Caro Char_lie,
sei fuori strada, un medico (ma anche qualsiasi guaritore) ti propone la SUA soluzione, il suo rimedio, la sua medicina, ciò che lui ritiene utile, ciò che crede possa fare al caso tuo. E' vero che te la PROPONE e fortunatamente non te la IMPONE (anche se recentemente ci sono state diatribe su chi decide se continuare o meno certe cure e in quali casi). Però un medico ha una sua idea, una sua procedura,un suo protocollo, ti informa su costi, rischi e benefici che tu puoi accettare o rifiutare, ma alla fine la sua soluzione quella è, se decidi di accettare sei nelle sue mani.
Uno psicoanalista possiede un suo dispositivo terapeutico collaudato dai decenni (e se togliessimo l'epiteto di psicoanalisi e la chiamassimo ad esempio "etica", collaudato dai secoli, dai millenni, nato con sorgere della civiltà occidentale, perché la psicoanalisi è ciò che rimane dell'etica antica nel mondo moderno), non cerca di inculcarti niente, semplicemente ti aiuta ad arrivare alla tua verità soggettiva. Uno psicoanalista si pone come servitore della causa del paziente, ma dobbiamo capire quale causa, non certo la causa del sintomo e dell'immobilismo che si trascina dietro, ma al servizio della richiesta di terapia, della speranza, del divenire stesso del suo paziente, senza perdere il suo essere.
Per far questo non è che debba diventare neutrale, evanescente, non è che debba eclissarsi come soggetto per diventare specchio, funzione, chirurgo o quant'altro,penso che un simile atteggiamento sia assurdo oltre che impossibile, perché comunque entriamo in relazione con tutto il nostro essere, con tutta la nostra soggettività e perché se il soggetto non trova un ostacolo esterno, un'antitesi al suo dire, al suo essere, non ha polarità dialettiche che gli si contrappongono che possano stimolarlo al movimento, a ripristinare quella danza della vita che si è un po' arrugginita fino quasi alla stasi in certe situazioni.
L'analista si pone per ciò che è, necessariamente, anche quando pensa di essere funzione o specchio neutrale, anche quando si veste di grigio per passare più inosservato possibile e questo porsi (o contrapporsi al paziente come antitesi dialettica), stimola il paziente ad un superamento delle sue posizioni iniziali, ad un superamento anche delle posizioni del suo analista, per giungere ad una sintesi propria. La verità del soggetto è essere ciò che si è, ma essere ciò che si è è un processo che dura tutta la vita, è un divenire, compito dell'analisi e dell'analista è quello, citato da Freud, di aiutare il paziente a sgombrare il letto del fiume da tutto ciò che ostacola il fluire eracliteo della vita del paziente. Soprattutto nei punto in cui il flusso è ostacolato o interrotto, dove c'è una difficoltà e l'acqua è costretta a fare deviazioni innaturali, o ad ingrossarsi fino a diventare pericolosa da travolgere barriere, da creare frane e smottamenti.
Un saluto[/QUOTE]
Ma quant'è evocativo questo scrivere, ve ne accorgete?
Sto Tizio scriva libri, non post.
Pensavo di rispondere la non risposta di Char_Lie ... è molto più interessato a parlare con se stesso e viene rispetato.
Un saluto al forum.
Alejandro.
:paura:
...........................
Per Ale: :martello: :mano:
"Che cosa importa attraverso quale sapienza ciascuno di noi arriva alla verità? Non è possibile pervenire per un unico cammino a un mistero cosi sublime" (Simmaco, senatore, al vescovo Ambrogio, 384 d.C.).
Freudiani (quali?), Kohutiani, Kernberghiani, Kleiniani, Bioniani, Annafreudiani, Winnicottiani, Lacaniani, Intersoggettivi, Relazionali, Junghiani, Reichiani, Adleriani, Wannamarchiani, .... non importa attraverso quale sapienza ciascuno di noi arriva alla verità ... purché ci arrivi. Il paziente arriva SEMPRE alla SUA verità soggettiva, o non c arriva affatto, affabulato dalle innumerevoli psicoterapie o analisi sbagliate a cui si sottopone. Queste ultime nel migliore dei casi danno un aggiustamento al suo equilibrio sintomatologico, una rimescolata alle carte del destino sperando in una mano migliore. La psicoanalisi è l'unica disciplina che pèersegue l'essere del soggetto per ciò che è, non tutta ovviamente, ci sono stati dolorosi deragliamenti, insanabili derive, ma fondamentalmente ciò che ne rimane si è mantenuta integra. Dipende da cosa intendi con "accettare il peso dei suoi segni su di me", ciascuno di noi attribuisce ad un altro un determinato valore e un determinato gradiente di incisività sulle nostre carni e sulla nostra anima ... senza questa attribuzione non c'è evoluzione, non c'è progresso, non c'è nulla, ma questa attribuzione siamo noi a farla, a determinarla, a valorizzarla, a toglierla s è necessario ..,. se vuoi è questo il transfert, o la relazione (a scelta) ... dare all'altro il potere di incidere su di me, o se preferisci ... parlare in funzione dell'altro. Non è poi una tragedia lasciarci trasgformare dall'altro, succede continuamente.
Ciao
Char_Lie,
se ciò che tu stai cercando fosse così chiaro, non avresti bisogno di nessuno; se non riesci a realizzare ciò che stai cercando, vuol dire che hai bisogno di confronto, ma né la tua ricerca o soluzione è ciò che ti serve, né ciò che può proporti chiunque a cui puoi rivolgerti è la soluzione, la soluzione sta nel rapporto dialettico fra ciò che tu stai cercando e ciò che ti viene proposto. La soluzione va oltre ciò che stavi cercando e oltre ciò che ti viene proposto. La soluzione è ciò che tu decidi essere la soluzione a partiire da ciò che stavi cercando e ciò che ti è stato proposto.
Un saluto
Diciamo che l'analista dovrebbe aiutare a trovare un buon equilibrio tra narcisismo e social-ismo per come li definisce Bion.
Il transfert, come ogni innamoramento, è la molla che fa scattare il cambiamento. Ovvio che, a vederlo a posteriori, ci si senta plasmati. Per questo ci sono le interpretazioni di transfert: per sciogliere questo vincolo e riportare la relazione su una più agevole oscillazione tra l'amore per quello che posso produrre e il rispetto per il desiderio dell'altro.
Mi rimane l'interessante questione di Alejandro sulle due topiche, per la quale non ho ancora una risposta ben definita. Comunque... purtroppo no, non leggo in spagnolo.
Ohh, Megiston !! Me riferivo al fatto di parlare con se steso, al fatto di non rispondere alle mie considerazioni che riguardano i suoi post, non di la persona...!!! Particolare osservazione la tua ! D'altronde,giusto dirlo, rispettoso non sono di chiunque , lo sono di tutti.
Bene amici, un saluto e buon lavoro...
Alejandro
Lalangue : grande la tua precisazione sul transfert !!! Ne possiamo parlare, nemmeno per me è chiaro cosa ho voluto dire :D
"Si noterà che questo modo di vedere le cose richiede una revisione delle nostre idee sulle nevrosi e sulle psicosi narcisistiche: esse dovrebbero essere considerate come casi in cui il narcisismo primario si trova di fronte ad un altrettanto forte 'socialismo' (nel senso di appartenenza al gruppo".
Questo punto estratto dal tuo riferimento a Bion non mi sembra da poco.
Però mi viene da chiederti: come si fa a sciogliere quel vincolo che dici tu attraverso le interpretazioni del transfert se lo stesso emerge da un rapporto in cui il setting e l'asimmetria sbilanciano la relazione terapeutica in una situazione analitica fortemente pregna di narcisismo?
Voglio dire, mi sono detta molte volte che è comprensibile che si considerino immutate le strutture ossessive o isteriche quando il tipo di relazione terapeutica è impostato in tal senso, no?
Credo che il rispetto del desiderio dell'altro possa essere riscontrato nella reciprocità. Dov'è allora che si analizza il socialismo descritto da Bion? In quale situazione?
Saluti
Quello che voglio dire è che ciò che sto cercando io solo posso riconoscerlo in ultima analisi, non un'altra persona, non credo proprio che sia una sintesi tra quel che sento io e quel che mi dice un altro. Io ho capito grosso modo che quel che cerco è proprio lavorar poco ed ottenere certi risultati, ora è questa la situazione che spesso mi manca e di cui mi lamento e non saprei come produrla. Mi manca una donna, ma spesso certi tipi di donna con cui sono stato a contatto m'hanno reso oltremodo irascibile.Citazione:
Originalmente inviato da Megiston Matema
La soluzione di un problema posto da qualcuno o c'è o non c'è, se fosse così come dici potrei anche decidere liberamente e al di fuori di quel che sento, tornando all'esempio che ho fatto prima, di decidere arbitrariamente col lancio di una moneta se una dimostrazione è corretta o meno, ma non posso decidere questo quando avverto che qualcosa per me non torna o non va nella dimostrazione proposta, anche se la producessi io stesso, se questa non mi convince in certi passaggi, alla fine non mi convince e non mi soddisfa.
Che sintesi dovrei costituire? Cioé se una persona chiede "2 + 2 = ?" e una dice che "2 + 2 = 10" e un'altra che "2 + 2 fa 100" la sintesi quale sarebbe? Ad esempio si potrebbe cercare una via di mezzo con l'espressione (10 + 100) / 2 = 55? Comunque poi però non è vero che "2 + 2 = 55" ! Se si è compreso il problema posto ed in generale il porre e porsi problemi, questo modo di risolvere i problemi per me rappresenta una falsa soluzione ed in generale è un metodo sbagliato. Quando si pone una domanda tipo "2 + 2 = ?" La soluzione ancora non la conosciamo (non sappiamo di preciso quale sia e nemmeno se ne esiste una ed in questo senso non è chiaro quale sia) ma è comunque vincolata dalla domanda posta e non si può di certo scegliere arbitrariamente a caso quale sia con un atto volitivo che superi la propria indecisione riguardo alla risposta. In questo caso quel che sappiamo riguardo a questa domanda è che deve soddisfare certe aspettative e vincoli contenuti nella domanda stessa che abbiamo posto affinché la si possa riconoscere come una soluzione di quel dilemma. Se non riconosciamo chiaramente che ci soddisfa ossia che soddisfa certi vincoli non credo sia possibile autoforzarsi a riconoscerla come tale, altrimeti tutto ed il contrario di tutto può risolvere ogni problema o domanda posta se si potesse scegliere arbitrariamente cosa può risolvere un problema.
Non mi ci ritrovo nella tua descrizione: la "sintesi" tra una domanda con un punto interrogativo (cioè dei vincoli) e una risposta che non mi convince e che mi è stata proposta da un altro, quale sarebbe? :mumble: Se io non sapessi 2 + 2 quanto fa e un altro mi dice che fa 7 ed io non mi trovo con la sua risposta perché so che sommando numeri pari dovrebbe venir fuori un numero pari e non uno dispari, io che sintesi dovrei mettere in atto con questa risposta per arrivare alla soluzione giusta che riesca a soddisfare la domanda che ho posto con i vincoli che ho posto? In questo caso fammi un esempio di sintesi… Che significa?
Non posso scegliere di vedere quel che non vedo o sentire quel che non sento, questo tipo di libertà per me è fittizia, per me non esiste proprio. Le domande chiedono la soddisfazione dei vincoli che contengono, se possibile, "sintesi" non significa quasi nulla, la propria soddisfazione o la soluzione di certi problemi in fin dei conti per me non è un qualcosa di democratico, o c’è o non c’è, la buona dialettica può fare emergere una soluzione, se esiste, ma non certo tramite operazioni di sintesi e compromesso rispetto a risposte disparate.
Una soluzione non sta nel rapporto dialettico, la soluzione è qualcosa che soddisfa certi vincoli posti da un soggetto che espone una domanda. Una soluzione se c'è soddisfa questa domanda il cui senso l'ha posto il soggetto stesso, il resto sono chiacchiere.
Saluti
Peccato !! Un argomento cosi bello come il transfert, ed anche cosi psicoanalitico per antonomasia, si è ridotto a una conversazione tra Megiston è Char_Lie ... giusto giusto le due persone che non credono in questa nobile pratica medica !! Ma guardate che sfortuna !!! E se provate con uno psicoanalista ??? :D
Certo che Char-lie deva finire il suo ultimo post dicendo con tutta ragione che la soluzione non sta nel rapporto dialettico e che la domanda e la soluzione stano nello stesso soggetto ... Ma si !! Facciamola finita !!!! Tutto ciò che non è narcisista sono chiacchiere !!!
Qual'è la tua domanda e qual'è il senso che dev'essere soddisfatto per rispondere ad essa? (non girare intorno al tema dei vincoli, però, poni la domanda e non giri di chiacchere trolleggianti :P).Citazione:
Una soluzione se c'è soddisfa questa domanda il cui senso l'ha posto il soggetto stesso, il resto sono chiacchiere.
Ho visitato a Londra la casa di Freud, un paio di settimane fa . Non ostante la distanza al centro c'era gente , molti giovani , anche asiatici !! Curiosando ho notato che nel programma di studio che loro propongono per avvicinarsi alla psicoanalisi seguono questo percorso : Freud e Jung ; Melanie Klein ; Lacan ; Bion ... Cosa ne pensate di questa scelta ?
A.
Oddio, dubbio atroce: ma lalangue di che starà parlando allora???
Megiston, non sapevo di queste tue strane tendenze...Citazione:
... giusto giusto le due persone che non credono in questa nobile pratica medica !!
Pratica medica? Brutti abusivi, eccetto uno, state tutti esercitando abusivamente!
E' vero: gieko dove sei? Esci dall'imboscamento!Citazione:
E se provate con uno psicoanalista ??? :D
E che fine hanno fatto Abraham, Jones, Ferenczi? Del primo e del terzo la Klein fu allieva...
Non sarebbe più adeguato, dopo Melanie klein proporre W. Bion - che fu un suo allievo ed analizzando - prima di Lacan da un punto di vista storico? Inoltre, circa il Modello delle Relazioni Oggettuali, parlano solo di M. Klein?
Come spiegano i passaggi da Freud ad altri modelli ed il tentativo di ritorno a Freud di Lacan? (se lo spiegano).
Vorrei farti molte altre domande ma attendo.
Anch'io Rosadimagio !! Era un programmino piuttosto breve senza nessuna spiegazione aggiuntiva. Ho pensato che forse cosi potevano trovare persone interessate (immagina Jung con Freud !!!! E tutto il psicoanalisi contemporaneo che parte dalla seconda ?? E il Narcisismo? E la metapsicologia? E il giro degli anni venti?E la pulsione di morte? ... Era la casa di Freud !! Sempre di più ho la sensazione che si vuole fare una psicoanalisi senza Freud, una sorte di leone senza denti, un leone che mangia mele ... :( dai, torniamo a filosofeggiare che è cosi rilassante e ci vogliamo tutti bene !!
Certamente che le case medicinali fanno di tutto e di più pero cacciarci via !!! Pero non solo ...
Ora ti passo il sito web , forse ho dimenticato qualcosa ... www.freud.org.uk li deve essere il programma completo ... boh ....?
A dopo.
Caro Alejandro,
mi spieghi come fai a dire ad un collega psicoanalista che non crede nella nobile pratica della psicoanalisi, cosa te lo fa credere? E anche su Char_lie, hai mai pensato che stai prendendo un abbaglio? In fondo Char_lie è iper-critico, ma è sempre qui nei dintorni, è sempre qui a confrontarsi con gli psicoanalisti, sicuro che non ci creda? Non è che sei tu che sottovaluti il transfert, proprio tu che sostieni che si dovrebbe parlare di transfert e non ti accorgi quando è in atto? Abbiamo bisogno di uno psicoanalista? Hai per caso due ore libere?
Io ho sempre pensato che uno psicoanalista, uno vero intendo, non uno di cartone, non lo riconosci dal fatto che “difenda” Freud (che non ha nessun bisogno di essere difeso), o la “vera” psicoanalisi, o dalle letture che fa (non è che leggendo Green piuttosto che Mitchell puoi fregiarti del titolo di campione mondiale di psicoanalisi o pensare di trovarti nel “salotto buono” della stessa. Il vero psicoanalista è quello che di fronte, ad esempio, a sentimenti di invidia, di gelosia, di acredine verso qualcuno (anche gli psicoanalisti provano queste cose), invece di agirli in un forum acriticamente, additando oscure e farraginose accuse, mostrando improbabili sgomenti, si ferma prima ancora di digitare le parole,o dopo averle digitate ma non inviate, si guarda allo specchio, sorride di sé, perché ha colto ciò che anima davvero quella sua reazione, ha colto quei sentimenti come propri, per un attimo è presente a se stesso.
Chiacchiere dici? Si, ma non solo, ci sono anche galani, frittelle, castagnole, bugie, crostoli, sfogliatelle, pastiera, cannoli e babà!
P.S. "La psicoanalisi stessa è soltanto una striscia sul manto della tigre. Alla fine può darsi che incontri la Tigre - La Cosa Stessa - O." GRRRRRRRR (Wilfred Bion, Memoria del futuro. Il sogno, Raffaello Cortina, Milano, p. 270).
Quel che vorrei davvero sarebbe trovare una donna che mi piaccia e mi attragga che non sia esigente e non rompa troppo le scatole nel volermi cambiare di sana pianta, alla quale piaccia stare con me. Questa già è una domanda, un desiderio di qualcosa che mi manca e che vorrei ottenere.Citazione:
Originalmente inviato da RosadiMaggio
Una seconda cosa che chiedo è poter avere un buon stipendio (minimo un migliaio di euro al mese) senza dover faticare molto . Insomma mi ci vorrebbe un "lavoro" alla Homer Simpson.
Se si possono mettere a posto in qualche modo 'ste due cose senza rischiare di finire in galera, penso che non mi lamenterò più (sparirei di sicuro dal forum o quanto meno sparirebbero i miei lamenti, non romperò più le scatole a nessuno).
Se la psicoanalisi mi permettesse di ottenere questo, di sicuro cambierei idea rispetto a questa :D.
Saluti
Caro Char_lie,
se trovi una soluzione a questi problemi, soprattutto al primo "trovare una donna che mi piaccia e mi attragga che non sia esigente e non rompa troppo le scatole nel volermi cambiare di sana pianta, alla quale piaccia stare con me", mandami un messaggio anche a me :D:D:D
Un saluto
Bene Megiston, sei epico nella tua risposta e ti rigranzio l'entusiasmo. Mi hai fatto sorridere un paio di volte ... anche !!!
Il transfert in atto è ovvio, pero anche con la psicoanalisi!! Con il metodo !!
Per me è anche evidente che ci sono delle persone che, essendo in analisi o desiderando poter farlo, per motivi particolari che non so spiegarmi tranne per la pulsione epistemologica, entrano qui per porre i suoi dubbi. Peccato che butano dove non corrisponde questi domande. Peccato che nessuno, tranne il sottoscritto abbia mai detto : caro, cara, non è qui , questo è un forum per discutere tra colleghi fatti nostri ( parole povere magari, pero chiare) E invece di quello, si trovano davanti a delle affermazione dal tutto capricciose come tante che si leggono.
Mitchel lo trovo dal tutto americano ... si appoggia a un Freud che se lo ha inventato al suo piacimento.Complimenti, pero per ora non cambio transfert, una parola che è cosi storica, arrichita e cosi molteplice nelle sue accezione, un'altra scoperta freudiana anche se a te non piace ammetterlo in tutte la sua dimensione, dimensione che inizia con Anna (che non era una povera malata come hai detto tu , cerca la sua storia posteriore e falla conoscere). Lo stesso Breuer a chi tu nomini di passaggio era un eminente neurofisiologo (cerca il centro della respirazione che porta il suo nome insieme a quello di Hering ... cioè Hering-Breuer) Erano la neuroscienza di allora!!!
Continua con Dora e non finisce mai nella storia de la psicoanalisi il suo sviluppo. Sono Racker in Argentina e Margharet Mahler in Inghilterra quelli che se ne occuperano dil controtrasnfert, per Freud il buco nero impediva al medico ascoltare i suoi pazienti, non è un suo sviluppo il controtransfert come tu hai segnalato erroneamente.
Le mie motivazione sono chiare, sono convinto che Freud essendo molesto, infastidisce, disturba, pero non è disonesto... che è già tanto in un mondo assai furbo.
Non se ne parla di sessualità infantile (come se infantile fosse handicapato qualcuno si ofende...ma dico, siamo adulti e psicoanalisti o cosa??) e questo verrà a meno un domani se noi, psicoanalisti appassionati, non lo ricordiamo , le teorie possono passare di moda, i tuoi figli e i miei no. Io voglio si trovino con un mondo che non ha dimenticato il progresso umano, un mondo ipocrita che nega la loro sessualità ,quella che si fa in due tempi ... dopo che Freud lo scopri...
Il psicoanalisi è un invento, un invento che serve per aiutare le persone di maniera concreta, SF scopri l'America come Colombo, con tre navicelle... oggi si viaggia in una notte mentre si dorme, forse in futuro sarà cosi anche con il psicoanalisi, per oggi, nessuno ci la spiega meglio il come si fa.
Se il mio modo non è gentile ti porgo le mie scuse in anticipo, non è una mancanza di rispetto, e la passione che mi accende questo argomento.
A presto.
A.
Dove dice invento avrei dovuto scrivere: invenzione. Grazie.
Sì, mandatemi un messaggio anche a me se trovate un uomo che non abbia un modello di donna in mente a priori…
Ma che discorsi, vergogna a tutti e due! Vi riconrrerei con la scopa se potessi! Vabbè, mi sfogherò in piazza il 13. Non che vi metta sullo stesso piano, per carità, però signur, sti’ maschi italici che strazio un po’ tutti quanti, eh?!
Ci vergogniamo moltissimo io e Char_lie, tanto che il 13 saremo in piazza con te, io che sostengo una parte dello striscione, Char_lie l'altra. Però, io non vitupererei troppo il maschio italico, è uno dei migliori al mondo, seppure ha qualche esigenza, forse sarebbe il caso di valutare caso per caso .. e non di additare subito al complotto, all'attentato, al maschilismo ... altrimenti non si distingue più fra un Berlusconi, un Lele Mora, un Emilio Fede e un Megiston Matema e un Char_lie ... questo penso, questo dico ... molto semplicemente.
Appunto, questo dico! Da voi mi aspetto di meglio, che la "donna ideale"!
Ma quale "donna ideale", io e Char_lie siamo talmente "sgamati" ormai che non crediamo in nessuna donna ideale ... siamo pronti a tutto, l'abisso è nostro compagno, la folgore nostra sorella, la sofferenza nostra vicina di casa ... ma una donna dolce non sarebbe totalmente sgradita ;-)
Ciao
E' che non prendete in considerazione gli opposti junghiani, sennò sapreste che dietro ad ogni donna ruvida e spigolosa si cela una satinata morbidona...
Bene, visto che il mio post non ottiene risposta inserisco la affermazione di Megiston che riguarda la paziente di Breuer e Freud insieme al nome di una grande donna su cui le persone interessate potranno constatare consultando google , cosi semplice.
Dice Megiston: "Josef Breuer che curò per un certo periodo una giovane donna Anna O.; sembra che la ragazza fosse molto legata al suo medico e che, come Freud confidò al alcuni suoi amici in privato alcuni anni dopo, la terapia non si fosse conclusa affatto con la guarigione della ragazza, ma con la fuga precipitosa di Breuer che abbandonò la terapia dopo che la stessa Anna manifestò una gravidanza isterica e riteneva il suo medico responsabile del suo stato “interessante” (la veridicità del racconto è controversa)."
Biografia di Berta Pappenheim , cioè ANNA O. , si può consultare la sua lotta in difesa delle donne a proposito di quanto si parlera nella prossima domenica a Roma ... E la creazione di il croce rossismo tedescho ...Ognuno pensi quello che vuole.
Notte.
Alejandro.
E come? Perché proprio la psicoanalisi te lo dovrebbe permettere poi?Citazione:
Se la psicoanalisi mi permettesse di ottenere questo, di sicuro cambierei idea rispetto a questa .
Puoi sempre non cambiare idea su di essa (anche perchè questo desiderio è forte in te perchè ti permette altre cose) e cercare ugualmente le stesse cose; magari le trovi ed anche prima.