Originalmente inviato da
tobbbino
vi posto un caso che ho trovato qui su ops
CASO - Psicologia Clinica e di Comunità – I Sessione 2006
Alberto è un giovane di 21 anni; afferma di accusare da due anni:
1) disturbi somatici di vario tipo, quali nausea e vomito, vertigini, palpitazioni cardiache; tale
sintomatologia si presenta soprattutto prima di andare a scuola;
2) sensazioni di inadeguatezza e inferiorità rispetto ai compagni di scuola e agli amici in generale.
Questa doppia condizione disadattiva lo ha spinto a:
a) aumentare sempre più le assenze da scuola (15 o 20 giorni consecutivi), come unico rimedio
dei suoi malesseri;
b) ridurre gli incontri con i suoi amici, fino all’isolamento totale.
Da alcuni mesi accusa fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi di sonno, umore depresso, poca
voglia di essere attivo. Inoltre afferma di avvertire sempre più il desiderio di legarsi alla madre e di chiederne
la presenza quando è a casa, affermando di avere paura di impazzire o di morire se si trova solo.
La madre, dal suo canto, ha sviluppato un atteggiamento di ipercontrollo e di vigilanza da quando il figlio sta
male, mostrandosi preoccupata e ansiosa e incrementando lei stessa il proprio attaccamento nei confronti
del figlio. Dell’ambiente familiare bisogna dire che:
a) il padre è sempre stato un soggetto poco presente e scarsamente incisivo verso il figlio e la moglie.
Portato a deresponsabilizzarsi, sembra non aver avuto mai voce in capitolo nella vita familiare;
passivo e remissivo verso la moglie e gli altri, svolge una vita isolata e monotona, preferendo
adeguarsi alle decisioni della moglie.
b) La madre, di carattere ansioso e apprensivo, ha svolto un ruolo leader nella gestione della vita
familiare. Tendenzialmente ipercontrollante e iperprotettiva, non ha mai sopportato atteggiamenti e
desideri di autonomia e di individualismo, che il figlio (primo di due fratelli) cercava di affermare
dall’età di 14 anni.
Il candidato illustri:
1) l’inquadramento diagnostico ritenuto più adeguato, giustificando diagnosi differenziale in
base alla fenomenologia sintomatica ritenuta rilevante;
2) gli strumenti clinici ritenuti utili per l’inquadramento del caso ed eventuali approfondimenti;
3) la scelta di un particolare approccio od orientamento psicoterapeutico, cui indirizzare il
paziente, motivando chiaramente tale invio in base a considerazioni ponderate.
Stesura del caso clinico
Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV edizione Text-Revision (DSMIV).
Alberto è un ragazzo di 21 anni che lamenta disturbi somatici quali nausea e vomito, palpitazioni cardiache e vertigini da circa due anni. Tale quadro si presenta prevalentemente prima di andare a scuola ed è accompagnato da sentimenti di inadeguatezza nei confronti dei propri compagni di classe. Ciò sembrerebbe aver portato A. a mettere in atto una condotta di evitamento sia nei confronti della scuola, con conseguenti assenze che si prolungano anche per 20 gg consecutivi, sia nei confronti della vita sociale, “non esce con gli amici”. Da alcuni mesi il ragazzo lamenta anche umore depresso, fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi del sonno e disinteresse “poca voglia d essere attivo”. Inoltre, ultimamente richiede frequentemente la presenza della madre per evitare di rimanere solo in casa in quanto ha paura di “impazzire” o “morire”.
Dall’analisi del testo non emergono indicazioni nè riguardo il luogo dove si svolge il consulto (asl, privato, ospedale…) né l’invio: se è stato spontaneo, se è stato richiesto da altri specialisti o se spinto da famigliari o altre figure esterne. Riterrei dunque opportuno fare un’accurata analisi della domanda al fine di indagare le motivazione del ragazzo, il suo grado di consapevolezza e la disponibilità dello stesso a ripresentarsi per successivi colloqui e a sottoporsi ad un eventuale trattamento . Infine sarebbe utile chiarire come mai la richiesta di consulto viene effettuata proprio in questo momento a due anni dalla comparsa dei sintomi riferiti.
Bisognerebbe accertare che il quadro sintomatologico presentato non sia giustificabile dall’effetto dell’utilizzo di sostanze (come droga, alcol, farmaci … ) o di una condizione medica generale.
Seguendo il sistema classificatorio del DSM IV – Tr, alcuni dei sintomi dichiarati dal ragazzo ( nausea e vomito, palpitazioni cardiache, paura di impazzire o morire, umore depresso, fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi del sonno e disinteresse) ci potrebbero orientare verso due principali gruppi diagnostici sull’asse I: i Disturbi d’Ansia e Disturbi dell’Umore.
Il ragazzo sembra avere un contatto con la realtà conservato tranne che per i momenti in cui si sente "impazzire" ma che potrebbero essere giustificati con la presenza di un quadro ansioso.
Per quanto riguarda i disturbi d'ansia si potrebbero prendere in considerazione l'Attacco di panico con o senza agorafobia (il ragazzo non esce di casa ma anche quando è a casa non vuole restare da solo per paura di "morire" o "impazzire"); Fobia sociale (per i sentimenti d'inferiorità che prova nei confronti dei compagni e quindi una paura di essere giudicato). Secondo me non ci sono sufficienti indicazioni per poter fare una diagnosi certa, ma andrebbero indagati i vissuti che il ragazzo prova durante la comparsa dei sintomi e in quali altre situazioni compaiono. Inoltre sarebbe opportuno indagare a quali sintomi si accompagna la senzazione di "morire o impazzire".
Per quanto riguarda i disturbi dell’umore sembrerebbero essere presenti i criteri per la diagnosi di un disturbo depressivo maggiore, tuttavia sarebbe opportuno indagare da quanti mesi la sintomatologia è presente e se è sempre la stessa oppure ci sono periodi in cui l'umore è diverso in modo da escludere un disturbo sul versante bipolare. Infatti non è chiaro come mai i periodi di assenza da scuola si protraggano anche per 20 gg consecutivi al termine dei quali il ragazzo presumibilmente rientra a scuola.
Per quanto riguarda l'asse II si potrebbe pensare a un disturbo dipendente di personalità o a un disturbo evitante. A questo proposito sarebbe importante raccogliere informazioni sulla qualità dei rapporti sociali che ha/ha avuto e approfondire quella dei rapporti famigliari. Inoltre, sarebbe interessante specificare se il ragazzo ha terminato la scuola media superiore (che avrebbe dovuto terminare due anni prima all’età di 18-19 anni nel momento della comparsa dei sintomi). Sembrerebbe importante chiarire una eventuale correlazione tra le due cose visto che il diploma rappresenta una tappa di vita che implica delle scelte future e anche d'indipendenza.
Inoltre bisognerebbe soffermarsi sugli eventuali vantaggi secondari della sintomatologia del ragazzo ovvero se ciò gli permette di mantenere un rapporto esclusivo con la madre dalla quale non riesce a separarsi.
Dall'analisi del testo emerge che la madre ha un comportamento "iperprotettivo" e che "accetta male l'indipendenza del ragazzo" e che il padre risulta "poco presente" e "disinteressato". Inoltre si sa che è presente un fratello minore sul quale sarebbe opportuno raccogliere maggiori informazioni come il tipo di rapporto che ha con Alberto e con i genitori. Si dovrebbe approfondire il tema dell’ ansia della madre, se è mai stata fatta seguire da uno specialista e in che misura essa influisca nel rapporto con A.
Sulla base di questi dati sarebbe opportuno proseguire con altri colloqui per poter approfondire i punti specificati e si potrebbe prendere in considerazione un intervento di tipo supportivo-espressivo di tipo cognitivo comportamentale. Dal punto di vista supportivo, vista la gravità del quadro d'ansia, potrebbe essere importante sostenere il ragazzo con tecniche di rilassamento per migliorare l'aspetto della sintomatologia ansiosa, facendo particolarmente attenzione alle situazioni che creano maggiori difficoltà.
In un secondo momento sarebbe importante indagare sul perchè tale sintomatologia si sia presentata. A tal proposito, qualora la famiglia fosse disponibile, sarebbe molto importante un intervento di tipo sistemico-famigliare in modo da poter ridefinire i ruoli e sostituire le regole disfunzionali...
Si potrebbe richiedere un consulto psichiatrico per un eventuale supporto farmacologico a sostegno del grave quadro ansioso manifestato dal ragazzo.
In base all’inquadramento diagnostico effettuato, utilizzerei lo STAI per verificare il livello d'ansia di tratto e di stato. Interessante potrebbe essere analizzare l'ansia di stato nel momento della somministrazione del test in cui il soggetto è presumibilmente sottoposto a valutazione e quindi giudizio in modo da raccogliere dati per la diagnosi differenziale di fobia sociale.
Somministrerei anche l'MMPI per meglio definire l'inquadramento diagnostico sia nell'ambito dell'asse I che in quello dell'asse II.
Inoltre somministrerei anche un test proiettivo come il Rorschach per definire la struttura di personalità e il tipo di relazioni con i genitori