Originalmente inviato da
willy61
Non sono né vecchio (ancora) né saggio (e non lo diventerò mai, penso). Non sono filosofo (nel senso che la mia conoscenza della filosofia è approssimativa e basata su letture personali, non su un qualche corso sistemativo di studi).
Per giunta, sono abbastanza irriverente nei confronti di qualunque pensatore, Nietzsche compreso, perché l'abitudine al lavoro di laboratorio mi ha "costruito" in modo tale da farmi ritenere che la conoscenza sia sempre provvisoria.
Quindi non aspettatevi grandi considerazioni da me. Mi sembrate più capaci del sottoscritto di analizzare i pensatori e il loro pensiero.
Però mi dispiace lo stesso vedere Char_Lie che trasforma Nietzsche in una specie di manifesto politico, o in un antesignano di quelle forme politiche, giuridiche, economiche, che non so se il filosofo avrebbe gradito.
Non c'è, anche in questa contrapposizione, il senso di una tragicità dell'esistenza? Com'è che i tentativi di costruzione di un "mondo giusto" si sono risolti in un di più di ingiustizia? Pure, molti degli attori che hanno dato vita al capitalismo, al socialismo, alla democrazia, al liberalismo, lo hanno fatto mossi da sentimenti di giustizia, non di sopraffazione. Di libertà, non di costruzione di nuove prigioni. Eppure, sembra che in ogni liberazione sia incastonata la prigione successiva, in ogni promessa il suo tradimento.
Solo narcisismo? Solo il residuo di un passato infantile che ci fa costantemente ricercare la soluzione finale e definitiva, quando sappiamo non ne esiste una? Eppure, filosofi o analisti che siate, freudiani, junghiani, bioenergetici, a qualunque corrente di pensiero apparteniamo, ognuno di noi ha nel fondo del cuore un progetto, un pensiero, una visione poetica, una visione politica. E nessuno di noi riesce a vedere cosa essa contenga d'altro, quali siano gli inevitabili "effetti collaterali" dei nostri sogni.
"Perché il male che non volevo commettere, l'ho commesso. E il bene che avrei voluto fare, non l'ho fatto", credo dicesse Sant'Agostino nelle sue Confessioni. E non bastano analisi, analisti e riflessioni, non basta nemmeno l'esperienza della vita quotidiana. Ci ritrovamo, chi più chi meno, comunque incartati in questa contraddizione: di cercare il bene, e ottenerlo, ma sempre mescolato con altro.
E' pur vero che Hannah Arendt sosteneva che il male non ha radici, e che richiede di essere ogni volta rinnovato. Sarà uno dei miei momenti di pessimismo, ma a volte, guardandomi attorno e dentro, mi pare che sia più resistente di quanto desidererei. E che, anche nella mia vita personale, Ombra e Luce non si possano separare tra di loro. Ma l'insegnamento dell'Ombra è duro e difficile, per quanto utile.
Buona vita
Guglielmo