Una risposta seria no, vero? Confermi quanto sopra: mai soddisfare le richieste dei pazienti! Se non è diabolico?:D
:mano:
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Da quando sei mia paziente, cara? :approved: La mia risposta, comunque, era seria... e lo sai! :approved:Citazione:
Una risposta seria no, vero? Confermi quanto sopra: mai soddisfare le richieste dei pazienti! Se non è diabolico?:D
:mano:
chi ti risponde è spesso un terapeuta in questo forum, che sta costruendo la propria esperienza, e vede soprattutto pazienti (quando può...), non dimenticare questo. significa che non evitiamo affatto diabolicamente di corrisponedere al paziente, è che non è il nostro lavoro.
per lo meno non è il mio.
al di là dell'aspetto prettametne collusivo. perchè questa tua incredibile insistenza di umanità, di un terapeuta che si trasformi per il paziente (in cosa? che significa?) è un discorso piuttosto generale che si adatta iin altri contesti. non in quello terapeutico. se in altri contesti non riesci a farlo, allora ne puoi parlare col tuo personale terapeuta. il che è diverso.
inutile dire che l'umanità, i sentimenti di vicinanza che possono emergere fanno parte del livello relazionale in terapia, ma non è lo scopo primario di una terapia. serve primariamente, ma una cosa è lo strumento, una cosa è lo scopo. in terapia non si va per diventare amici, ma perchè c'è magari una difficoltà a farsi degli amici fuori la stanza.
non lo capisci perchè probabilmete non sei una terapeuta. non lo si diventa nemmeno leggendosi tutta la letteratura acacdemica, ma solo vedendo pazienti e facendo supervisioni.
un sorriso per te potrebbe andare bene, a quanto pare esserti utile, per un altro potrebbe condurre a gravi conseguenze.
quindi un sorriso sarà utile (a prescindere da emozioni esprese di base, che un terapeuta non può mai controllare, per fortuna). ma come verrà letto? quanti tipi di sorrisi ci sono? che cosa vuol dire per te sorriso? che immagine hai dei sorrisi? ect ect. non so se mi segui. non è una questione di gabbie o dogmatismi, oo cinismo, o che ne so... ma di delicati argomenti su cui un terapeuta, onestametne, non può sbilanciarsi troppo.
buon per te che hai trovato un terapeuta che ti va a genio...
ciaz.
So bene quale è lo scopo primario di una terapia anche se non sono un'esperta. Tu piuttosto dovresti attrezzarti con una buona dose di pasienza e capacità di non giudicare mai, qualità essenziali per un buon terapeuta, che pare non ti siano congeniali.
Ciao
Beh...secondo te ho scelto la scuola di Spec che ho scelto...tirando una monetina???
O vagliando attentamente ogni possibile approccio?
So cosa mi perdo sapendo cosa sono le associazioni, ma non è uno "strumento" da me condivisibile!
Potrei dirti che tu non sai cosa ti perdi a non usare i "miei"strumenti!
RISPETTO, per ogni approccio!
Scusate, ma trovo che qui, in questo thread tutti voi aderenti all'approccio psicoanalitico, rispondiate ai post, con i paraocchi, vedete SOLO il vostro approccio, sembra neghiate possa esistere qualcosa di diverso:rolleyes:
Eccone un altro!!!!!!!!!!!
Ma che esistono ulteriori approcci oltre al vostro....lo sapete o vi fanno talmente schifo da ignorarali????
E su....non c'è dialogo!!!!
Ok, avete ragione voi, Santifichiamo tutti Freud, Jung, Lacan...e al rogo tutti gli altri!!!!!!!!!!!!
Per setting terapeutico io ho in testa ciò che avviene tra terapeuta e pz, nello studio, o fuori da esso nel caso si esca per mettere in pratica alcuni degli homework...
Ok....leviamo l' ABBRACCIO, che sembra portarci fuori strada...parliamo di sorriso empatico, una mano posata sulla spalla, una carezza sulla mano...
o sono troppo anche questo???
E io non sto dicendo che TUTTI i pz necessitino di tale "accudimento"...anzi!!
ma in certi casi ciò potebbe essere funzionale all'obiettivo che ci poniamo!
Non capisco perchè ne faccia una questione personale. Sei stata molto stringata nel dire che non usi le associazioni e che non vuoi essere una psicoanalista, e sono cose che hai scritto tu. Quindi se vuoi sostenere dal punto di vista teorico e tecnico la tua scelta, ci si può confrontare volentieri, ma non usciamo con cose inesistenti del tipo che manchiamo di rispetto.
Si è parlato di una situazione clinica e delle diverse letture che è possibile darne, e io ed altri abbiamo semplicemente fornito la nostra lettura, motivandola dal punto di vista teorico e proponendo che la faccenda può essere più complessa in base a precisi argomenti. Se ci sono argomenti contrari, tratti dalle proprie teorie di riferimento, esponili dettagliatamente e confrontiamoci.
E' ovvio poi che la scelta di un approccio sia una scelta epistemica ben precisa, e che quindi rispecchi la visione scientifica che si ritiene più fondata, esuastiva, spiegante. Non ci sono giudizi personali in questo (e quindi non c'entra nulla il rispetto) ma posizioni epistemologiche. Quindi nulla a che vedere con lo schifo e la santificazione...
Saluti
Semplicemente...ma proprio semplicemente...non credo di dovermi mettere qui a tirar fuori teorie e "paroloni" (e scusami gieko...ma voi con discorsi "filosoficheggianti" e paroloni siete bravissimi...io no, ma semplicemente perchè il mio approccio guarda al QUI ed ORA, in termini molto pratici, e con parole molto semplici e dirette! Francamente, io, che sono laureata in psicologia e psicoterapeuta in itinere, ho qualche difficoltà a decodificare alcuni dei vostri post!:mumble:Mi immagino un eventuale pz!
E non mi riferisco solo a voi, nel forum, conosco altri psicoanalisti,miei amici, e spesso, molto spesso, mi ritrovo ad ascoltare discorsi per me senza capo nè coda...o ad ascoltare parole a me ignote, e dall'altra parte si da SEMPRE per scontato che io condivida pienamente tutto ciò che ascolto!)
Il rispetto per me c'entra sempre!
Che tu ci creda o no ieri riflettendo su questa discussione ho pensato che in effetti il termine "accogliere" un paziente era piu' consono di "accudire". E nello specifico (scusate se tiro in ballo la mia esperienza che non fa testo ma che e' l'unico modo che ho per ora di esprimere un po' meglio il concetto) io dal mio terapeuta mi sento accolta. Ecco perche' non ritengo che una sua carezza sia dannosa o fuori luogo. Poi Luigi, e' abbastanza evidente anche a me che sono una studente del terzo anno che un caso non e' uguale all'altro. Che con un paziente isterico, delirante o narcisista le cose sarebbero diverse...magari quella tu tu chiami la "tanto osannata umanita'" in questi casi non verra' a salvarci, ma stai tranquillo che allo stesso tempo non uccidera' nessuno....