Originalmente inviato da
luigi '84
Ma, mi chiedo, questa è scienza? Dov'è il discrimine? Non siamo totalmente, qui e ancora, nel discorso del padrone? Dove possiamo vedere il punto in cui l'individuo si assume la responsabilità della sua condizione, al di là di una situazione pilotata? Cioè, dove finisco io e dove inizia l'altro? ''Chi'' fa le cose, propriamente? ''Chi'' guarisce? A me non è affatto chiaro tutto questo. Non vedo attraverso il fumo. Forse, se le cose stanno come espongono gli strategici e gli ipnotisti, dovremmo convenire sul fatto che: non si può guarire...dato che ogni manifestazione in tal senso sembra assumere sempre la forma di una immaginaria identificazione in cui l'Io si precipita, sempre in fuga. Certo, è impossibile non identificarsi ma a me interessa l'individuo: cosa può fare lui, in quanto soggetto scisso nel sintomo, per recuperare quel pò di dignità che ci viene dal tracciare confini tra ciò che è mio e ciò che non lo è? Come posso pensare che rimandargli eternamente (come in uno specchio) una immagine idealizzata, crogiolo narcisistico, possa aiutarlo ad affrontare la vita? Vorrei, talvolta, che le cose stessero veramente come tu dici...
Saluti,
Luigi