-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Vorrei provare a dare una mia interpretazione del caso di L.M. con tutti crismi del caso come se fossi in sede d'esame e volevo cheidervi di commentare poi cosa secondi voi vada bene e cosa invece andrebbe rivisito.....
innanzitutto dato la complessità del caso preferirei rimanere sul vago...ok si procede:
L.M., 21 anni, studente universitario riporta, con un certo imbarazzo, di non riuscire ad avere un rapporto sessuale completo con l'attuale partner (anche con partner avute in precedenza il ragazzo non è riuscito ad avere rapporti completi). Introverso, con pochi amici (fiducioso comunque sul futuro), L.M. denuncia problemi di insonnia, incubi notturni frequenti, mal di testa dalla durata anche di alcuni giorni. In tre occasioni, che ricorda in maniera particolareggiata, il paziente riporta di avere avuto l’impressione di svenire e questa sensazione gli ha provocato molta angoscia.
Nel seguente caso non viene specificato se la consultazione dello psicologo da parte del paziente sia avvenuta in modo spontaneo o meno. Sarebbe opportuno indagare ulteriormente su quali siano le aspettative che L.M. ripone verso lo psicologo.
Ai fini diagnostici verrà fatto riferimento al manuale DSM IV TR. In base ai sintomi riportati precedentemente si potrebbe diagnosticare, in via del tutto ipotetica e provvisoria, una comorbidità tra disturbo d'ansia (insonnia, mal di testa, 3 diversi episodi in cui L.M. si è sentito svenire e che gli hanno procurato una forte angoscia) e disturbi della sfera sessuale (incapacità di riuscire ad avere un rapporto sessuale).
Come detto precedentemente queste risultano essere semplici ipotesi che andrebbero approfondite attraverso ulteriori colloqui, in virtù del fatto che si dovrebbe indagare sulla presenza di ulteriori sintomi in grado di verificare o al contrario confutare le ipotesi diagnostiche menzionate. Più precisamente si dovrebbe indagare sulla storia dei sintomi (prima comparsa, frequenza, vissuto del paziente in relazione ad essi), sulla storia della famiglia attuale, della famiglia di orgine, dell'ambito scolastico e (eventualmente) lavorativo.
Nel condurre simili indagini sarebbe opportuno fare uso di strumenti atti a raccogliere ulteriori informazioni come il SCID-I (intervisa semistrutturata utile nella valutazione diagnostica di disturbi di Asse I) o l'MMPI-II (test molto usato per valutare le principali caratteristiche della personalità).
Qualora l'Io del paziente, le sue funzioni, il rapporto con la realtà venga giuducato in una certa misura compromesso, si potrebbe consiglie un trattamento espressivo/supportivo in quanto il clinico dovrebbe fungere da sostegno ad un Io in difficoltà, aiutarlo nella gestione dell'ansia e allo stesso tempo dvrebbe cercare di favorire la formazione di un buon insight nel paziente, la rielaborazione delle tematiche conflittuali
CHE NE DITE? CONDIVIDETE LA MIA IPOTESI? HO PREFERITO RIMANERE SUL VAGO PERCHE' NONOSTANTE LA RICCHEZZA DI INFORMAZIONI NESSUNA DI QUESTE MI SEMBRAVA COSI' SALIENTE NEL PROPENDERE PER UNA DIAGNOSI PIUTTOSTO CHE PER UN'ALTRA
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Anche io ho fatto cosi..cioè ansia e sessuali, cioè potrebbe essere un dist sessuale collegato ad uno ansia no?
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
è un caso bello ostico...a fronte di tante informazioni (compresa una ricca anamnesi) non abbaimo comunque nessun sintomo che possa fungere da chiarificatore........le 3 occasioni in cui LM si è sentito svenire, i disturbi del sonno potrebbero farci pensare anche ad un disturbo di panico...ma mancano comunque molte informazioni perchè possiamo ritenere in concreto che si tratti di questo disturbo....e così è pure per il disturbo sessuale. tuttavia mi sembrano i più plausibili. comunque sia in simili casi è meglio davvero rimanere sul vago
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
io indagherei anche che cosa intende nello specifico quando dice di non riuscire ad avere repporti sessuali (mancanza di erezione ad esempio?)inoltre, come ha vissuto la nascita della figlia del padre?
comunque sono daccordo con voi: il caso non presenta sufficienti indizi per arrivare ad una diagnosi abbastanza chiara, quindi mi limiterei a disturbi d'ansia e dist. della sfera sessuale.
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
io indagherei anche che cosa intende nello specifico quando dice di non riuscire ad avere repporti sessuali (mancanza di erezione ad esempio?)inoltre, come ha vissuto la nascita della figlia del padre?
comunque sono daccordo con voi: il caso non presenta sufficienti indizi per arrivare ad una diagnosi abbastanza chiara, quindi mi limiterei a disturbi d'ansia e dist. della sfera sessuale.
esatto! anche io avrei indagato sulla dimensione sessuale....qualcun altro ha qualche altro caso da postare????? AUANTI:skunk:
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
detto fatto!
ecco qua:
Caso Clinico
B ha 17 anni. Frequenta l'Istituto Magistrale come ripiego dopo una bocciatura "inaspettata" di due anni fa al Liceo Classico. Da allora ha chiuso ogni rapporto con i compagni e con qualsiasi ambiente in cui possa incontrare persone del Liceo. Non si è ben inserita nella classe attuale. Figlia unica, madre maestra, padre Direttore di un Istituto per Handicappati. Chiede consulenza perchè accusa insonnia, tachicardia, mal di testa non risolti con terapia farmacologica prescritta da un neurologo che ha escluso qualsiasi aspetto organico.
Il candidato esponga in maniera schematica e fornisca una breve giustificazione dei metodi, strumenti e tecniche coi quali approdondirebbe la valurazione del caso; del tipo di intervento psicologico che ritiene appropriato; delle modalità che utilizzerebbe per la verifica successiva dell'andamento e dell'esito effettuato.
buon lavoro....a dopo:mano:
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Si presenta nello studio dello psicologo un signore di 48 anni, seguendo il suggerimento del suo medico di base al quale si era rivolto per una infiammazione di tendini del braccio destro trattata con farmaci e laser-terapia con scarsi risultati.
È coniugato, ha due figli di 20 e 17 anni; la moglie è casalinga. Occupa un posto di caporeparto presso una ditta di servizi della stazione locale, ne è molto soddisfatto anche se esprime il desiderio di essere più tranquillo (cioè senza troppe responsabilità).
Durante il colloquio cita un "esaurimento nervoso" di 11 anni prima, curato con psicofarmaci e risolto in breve tempo.
L'episodio è comparso in concomitanza con lo sfratto, la ricerca di un nuovo alloggio, dopo molte battaglie burocratiche e la sistemazione della nuova casa, a cui aveva provveduto da solo, lavorando anche di notte.
Passato il momento di crisi, il paziente aveva ripreso la sua vita con gli stessi ritmi frenetici di sempre: turni lavorativi, attività sportiva intensa (pratica calcio e soprattutto tennis), lavori manuali pesanti in casa e per parenti. Nell'ultimo periodo, l'infiammazione ai tendini lo ha costretto a sospendere l'attività sportiva e ad una forzata immobilità.
Il paziente associa questa immobilità con sintomi di "sudorazione, panico e fuga", quando deve uscire di casa per recarsi in qualche posto, soprattutto luoghi affollati o quando sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare. Utilizza le manifestazioni somatiche di ansia per non affrontare certe situazioni impegnative, una delle quali dovrebbe essere prossimamente la conoscenza dei suoceri della figlia maggiore. Riferisce che sta già immaginando la scena e comincia a sudare.
Dentro casa e a letto si sente a proprio agio. È da notare come i sintomi si attenuino o scompaiano appena il paziente affronta la situazione che ritiene problematica. Di se stesso è soddisfatto perché con la forza di volontà è sempre arrivato dove voleva ed è riuscito a smettere di fumare da un giorno all'altro. Si definisce "aggressivo, iroso, pieno di energia, incapace di star fermo", ma non comprende come possa essere "pauroso e titubante" in certi casi.
Sulla base di questo quadro, ricavato dal primo colloquio, il candidato illustri in maniera chiara e sintetica i seguenti punti:
• Quali ulteriori notizie ritiene di dover acquisire per completare il quadro dei dati necessari;
• Su quali ipotesi diagnostiche terrebbe il successivo colloquio (o colloqui);
• Se sia possibile individuare motivatamente fobie o paure nel quadro presentato;
• Quali possono essere i diversi percorsi di intervento psicologico o psicoterapeutico derivanti dalle ipotesi diagnostiche formulate dopo il primo colloquio.
cosa mi dite di questo caso?
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
B., 17 anni. Frequenta l'Istituto Magistrale come ripiego dopo una bocciatura "inaspettata" di due anni fa al Liceo Classico. Da allora ha chiuso ogni rapporto con i compagni e con qualsiasi ambiente in cui possa incontrare persone del Liceo. Non si è ben inserita nella classe attuale. Figlia unica, madre maestra, padre Direttore di un Istituto per Handicappati.
Ai fini diagnostici del caso verrà fatto rierimento al manuale DSM IV TR. Alla luce delle manifestazioni cliniche riportate (insonnia, tachicardia, mal di testa) e una volta appurato che tale sintomatologia non può essere associata ad un disturbo organico, si potrebbe diagnosticare, in via del tutto ipotetica e provvisoria un disturbo d'ansia. Le informazioni in nostro possesso risultano essere fin troppo esigue, sarebbero necessari ulteriori colloqui per poter approfondire aspetti che al momento rimangono insufficienti ai fini di una diagnosi più approfondita. Per ora si potrebbe ipotizzare un disturbo di panico con agorafobia oppure una fobia sociale date le condotte evitanti della paziente nei confronti dei suoi ex compagni di istituto e in generale verso tutto ciò che possa ricordargli l'esperienza avuta al liceo. Le informazioni comunque, come detto precedentemente, non sono sufficienti perchè il clinico possa propendere per una ipotesi diagnostica piuttosto che per un'altra.
Si renderebbero utili ulteriori incontri per indagare sul come e sul perchè sia avvenuto avvenuto il primo contatto con lo psicologo, sopratutto se questo sia stato voluto dalla paziente o dalla famiglia. Si dovrebbe indagare sulle aspettative di B. riversate verso lo psicologo. Allo stesso modo si dovrebbero approfondire dimnsioni della ragazza che vanno dal contesto familiare a quello scolastico, attuale e precedente (perchè B. evita anche gli ex compagni? Tra questi non aveva amici? Come mai anche l'inserimento nella nuova classe non è soddisfacente?).
Nella conduzione di ulteriori e necessarie indagini si potrebbe fare uso di tecniche e test utili a tal fine come il SCID-I (intervista semi strutturata attraverso la quale indagare sui disturbi di Asse I previsti dal DSM IV) o il MMPI-II o il Test di Rorscharch, strumenti utili per poter rilevare diversi aspetti di personalità della persona.
Si potrebbe suggerire, sempre in linea ipotetica, un trattattamento espressivo ad orientamento psicodinamico, qualora comunque la ragazza dimostri un rapporto con la realtà e un Io non compromessi, al fine di favorire la rielaborazione dei termini conflittuali. Qualora, invece, alla luce dei necessari approfondimenti, ci si rendesse conto di una certa compromissione dell'Io, delle sue funzioni e del rapporto con la realtà si potrebbe suggerire un preventivo trattamento supportivo, in modo da sostenere l'Io compromesso e favrire la corretta gestione dell'ansia.
OK...CHE TE NE PARE? SUGGERIMENTI? MANCA QUALCOSA? CAMBIERESTI QUALCOSA?
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Quello di irenesotgia (sarda?) è un bel caso...ora ci lavoro e spero di postare un commento quanto prima
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
Giupeppe
B., 17 anni. Frequenta l'Istituto Magistrale come ripiego dopo una bocciatura "inaspettata" di due anni fa al Liceo Classico. Da allora ha chiuso ogni rapporto con i compagni e con qualsiasi ambiente in cui possa incontrare persone del Liceo. Non si è ben inserita nella classe attuale. Figlia unica, madre maestra, padre Direttore di un Istituto per Handicappati.
Ai fini diagnostici del caso verrà fatto rierimento al manuale DSM IV TR. Alla luce delle manifestazioni cliniche riportate (insonnia, tachicardia, mal di testa) e una volta appurato che tale sintomatologia non può essere associata ad un disturbo organico, si potrebbe diagnosticare, in via del tutto ipotetica e provvisoria un disturbo d'ansia. Le informazioni in nostro possesso risultano essere fin troppo esigue, sarebbero necessari ulteriori colloqui per poter approfondire aspetti che al momento rimangono insufficienti ai fini di una diagnosi più approfondita. Per ora si potrebbe ipotizzare un disturbo di panico con agorafobia oppure una fobia sociale date le condotte evitanti della paziente nei confronti dei suoi ex compagni di istituto e in generale verso tutto ciò che possa ricordargli l'esperienza avuta al liceo. Le informazioni comunque, come detto precedentemente, non sono sufficienti perchè il clinico possa propendere per una ipotesi diagnostica piuttosto che per un'altra.
Si renderebbero utili ulteriori incontri per indagare sul come e sul perchè sia avvenuto avvenuto il primo contatto con lo psicologo, sopratutto se questo sia stato voluto dalla paziente o dalla famiglia. Si dovrebbe indagare sulle aspettative di B. riversate verso lo psicologo. Allo stesso modo si dovrebbero approfondire dimnsioni della ragazza che vanno dal contesto familiare a quello scolastico, attuale e precedente (perchè B. evita anche gli ex compagni? Tra questi non aveva amici? Come mai anche l'inserimento nella nuova classe non è soddisfacente?).
Nella conduzione di ulteriori e necessarie indagini si potrebbe fare uso di tecniche e test utili a tal fine come il SCID-I (intervista semi strutturata attraverso la quale indagare sui disturbi di Asse I previsti dal DSM IV) o il MMPI-II o il Test di Rorscharch, strumenti utili per poter rilevare diversi aspetti di personalità della persona.
Si potrebbe suggerire, sempre in linea ipotetica, un trattattamento espressivo ad orientamento psicodinamico, qualora comunque la ragazza dimostri un rapporto con la realtà e un Io non compromessi, al fine di favorire la rielaborazione dei termini conflittuali. Qualora, invece, alla luce dei necessari approfondimenti, ci si rendesse conto di una certa compromissione dell'Io, delle sue funzioni e del rapporto con la realtà si potrebbe suggerire un preventivo trattamento supportivo, in modo da sostenere l'Io compromesso e favrire la corretta gestione dell'ansia.
OK...CHE TE NE PARE? SUGGERIMENTI? MANCA QUALCOSA? CAMBIERESTI QUALCOSA?
allora...innanzitutto complimenti per la tua modalità di espressione...fa molto professionista?
sono daccordo con te sulla possibile diagnodi di disturbo d'ansia ma mi limiterei a questo. secondo me attacchi di panico o fobia sociale sono troppo azzardati. ci sono poche info per arrivare a ipotizzare questo.
quindi si potrebbero programmare una serie di incontri successivi in cui andare ad indagare l'insorgenza della sintomatologia (quando è cominciata, da quanto dura, si è presentata in coincidenza con la bocciatura ecc.)
poi andrei ad esplorare ulteriormente il rapporto con la famiglia: stile educativo, rapporto con i genitori (secondo me non è stato messo a acso il fatto che entrambe lavoraro in strutture educative). quindi: la ragazza si sente di aver deluso le aspettative dei genitori? non si sente all'altezza?
inoltre: ha delle relazioni amicali al di fuori della scuola? ha avuto relazioni sentimentali? ha una vita sociale?
per quanto riguarda la teralia, se venisse confermata la diagnosi di disturbo d'ansia si potrebbe provare con una terapia psicodinamica come hai proposto oppure anche una terapia cognitivo comportamentale.
azzarderei anche una retapia sistemico familiare che coinvolga i genitori..
che dici?:mumble:
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Si hai perfettamente ragione....le ulteriori indagini che hai proposto risulterebbero davvero utili...allo stesso modo i trattamenti da te proposti sono secondo me corretti...anch'io ho pensato di aggiungere una terapia sistemico familiare. Ok dai nel pomeriggio spero di riuscire a mettermi a lavoro sul caso postato da irenesotgia così magari possiamo confrontarci anche su quello ok?
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
Giupeppe
Quello di irenesotgia (sarda?) è un bel caso...ora ci lavoro e spero di postare un commento quanto prima
Si sarda...:)
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Ragazzi in riferimento al caso clinico da inventare viene richiesto di descrivere:
a) il caso di un individuo (adulto o in età evolutiva)
2) Delinei sinteticamente il modello teorico che ispira il protocollo di intervento
3) In base alla descrizione approfondisca:
a) il processo diagnostico del caso (avanzando ipotesi, specificando se e come si possono
escludere ipotesi alternative)
4) Descriva l’intervento specificando:
a-b) La finalità, la metodologia , le tecniche e la durata; si argomenti la coerenza
dell’intervento rispetto all’inquadramento diagnostico.
La mia domanda è: Cosa si intende per modello teorico che ispira il protocollo di intervento???? Premetto che sto studiando sul falabella e mi sembra che queste informazioni mancano...
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
COMMENTO AL CASO DI IRENESOTGIA (anch'io sardo):
Il paziente, 48 anni, coniugato (moglie casalinga), 2 figli (17 e 20 anni), caporeparto presso una ditta di servizi della stazione locale, si rivolge allo psicologo su suggerimento del proprio medico di base conseguentemente ad una infiammazione ai tendini del braccio destro trattata con farmaci e laser-terapia con scarsi risultati.
Ai fini diagnosici del caso qui proposto si farà riferimento al manuale DSM IV-TR. Il ricco corollario sintomatologico riportato nel presente caso potrebbe prestarsi a diverse interpretazioni diagnostiche: la sudorazione, il panico, le condotte evitanti specie in conseguenza di uscite di casa, e specie quando deve sostare in luoghi affollati o quando sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare potrebbero condurre ad una diagnosi, del tutto ipotetica e provvisoria, ad un disturbo d'ansia. Le manifestazioni cliniche precedentemente riportate sembrerebbero suggerire, più nello specifico, un disturbo di panico con agorafobia o una fobia sociale. Ad ogni modo le informazioni al momento in possesso, non sono tali da poter giustificare una propensione verso una ipotesi diagnostica specifica, almeno fino a quando non verranno condotte ulteriori e più chiaritrici indagini sul caso.
Il dolore al braccio potrebbe invece condurre il clinico ad ipotizzare una ulteriore diagnosi di disturbo somatoforme ma, ancora una volta, tale diagnosi rimane sospesa su un piano puramente ipotetico e provvisorio così come, sempre del tutto ipotetica e provvisoria sarebbe una eventuale diagnosi di disturbo dell'umore riconducibile a quanto affermato dal paziente il quale in certi casi si sente "aggressivo, iroso, pieno di energia, incapace di star fermo" mentre in altri "pauroso e titubante".
Le possibili diagnosi fin qui ipotizzate dovrebbero trovare un maggiore riscontro in una serie di colloqui successivi che consentirebbero così di rilevare e avere un ulteriore conferma dello stato sintomatologico del paziente. Tali colloqui sarebbero molto utili al fine di comprendere quali siano le aspettative del paziente nei confronti del clinico (riordiamoci che la consultazione dello psicologo da parte del paziente non è spontanea) e quali siano le sue richieste implicite. Si dovrebbe indagare sulla storia dei sintomi, quando sono comparsi la prima volta, con quale frequenza tendono a ripetersi e con quale intensità, in che modo vengono vissuti ed elaborati dal paziente. Si dovrebbe indagare circa eventuali disturbi precedenti a quelli attuali (il paziente riporta di aver intrapreso, 11 anni prima, una cura di psicofarmaci per un "esaurimento nervoso" risolto in breve tempo. Non si dovrebbe neanche trascurare la dimensione familiare e lavorativa del paziente.
Nel condurre le indagini del caso lo pscologo potrebbe servirsi di appositi e utili strumenti come lo SCID I e II, 2 interviste semi strutturate, rispettivamente impiegate nella rilevazione di disturbi di Asse I e II del DSM IV, o il MMPI-II, batteria di scale con le quali rilevare diverse componenti di peronalità del paziente.
Sempre che le ipotesi diagnostiche precedentemente espresse dovessero poi trovare un certo riscontro si potrebbe suggerire un trattamento supportivo (qualora il clinico ritenga che l'Io del paziente necessiti di sostegno) ed espressivo ad oreintamento psicodinamico in modo da favorire una rielaborazione dei termini conflittuali. Prima ancora di qualsiasi trattamento sarebbe opportuno consigliare una visita psichiatrica in modo tale che il paziente intraprenda un eventuale trattamento farmacologico utile a stabilizzare il livello dell'ansia o il tono dell'umore.
OK E ANCHE QUESTO E' FATTO....PARERI? SUGGERIEMNTI? CORREZIONI?
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
penso che faccia riferimento al tipo di intervento: sistemico relazionale, cognitivo comportamentale, supportivo-espressivo, e poi spieghi i fondamenti teorici di quello che hai scelto....penso è!
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
lidiuzza
Ragazzi in riferimento al caso clinico da inventare viene richiesto di descrivere:
a) il caso di un individuo (adulto o in età evolutiva)
2) Delinei sinteticamente il modello teorico che ispira il protocollo di intervento
3) In base alla descrizione approfondisca:
a) il processo diagnostico del caso (avanzando ipotesi, specificando se e come si possono
escludere ipotesi alternative)
4) Descriva l’intervento specificando:
a-b) La finalità, la metodologia , le tecniche e la durata; si argomenti la coerenza
dell’intervento rispetto all’inquadramento diagnostico.
La mia domanda è: Cosa si intende per modello teorico che ispira il protocollo di intervento???? Premetto che sto studiando sul falabella e mi sembra che queste informazioni mancano...
:mumble: ma è possibile che ci facciano davvero costruire un caso? a noi? insomma: meno fanno meglio stanno?!?:mumble:
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
Giupeppe
COMMENTO AL CASO DI IRENESOTGIA (anch'io sardo):
Il paziente, 48 anni, coniugato (moglie casalinga), 2 figli (17 e 20 anni), caporeparto presso una ditta di servizi della stazione locale, si rivolge allo psicologo su suggerimento del proprio medico di base conseguentemente ad una infiammazione ai tendini del braccio destro trattata con farmaci e laser-terapia con scarsi risultati.
Ai fini diagnosici del caso qui proposto si farà riferimento al manuale DSM IV-TR. Il ricco corollario sintomatologico riportato nel presente caso potrebbe prestarsi a diverse interpretazioni diagnostiche: la sudorazione, il panico, le condotte evitanti specie in conseguenza di uscite di casa, e specie quando deve sostare in luoghi affollati o quando sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare potrebbero condurre ad una diagnosi, del tutto ipotetica e provvisoria, ad un disturbo d'ansia. Le manifestazioni cliniche precedentemente riportate sembrerebbero suggerire, più nello specifico, un disturbo di panico con agorafobia o una fobia sociale. Ad ogni modo le informazioni al momento in possesso, non sono tali da poter giustificare una propensione verso una ipotesi diagnostica specifica, almeno fino a quando non verranno condotte ulteriori e più chiaritrici indagini sul caso.
Il dolore al braccio potrebbe invece condurre il clinico ad ipotizzare una ulteriore diagnosi di disturbo somatoforme ma, ancora una volta, tale diagnosi rimane sospesa su un piano puramente ipotetico e provvisorio così come, sempre del tutto ipotetica e provvisoria sarebbe una eventuale diagnosi di disturbo dell'umore riconducibile a quanto affermato dal paziente il quale in certi casi si sente "aggressivo, iroso, pieno di energia, incapace di star fermo" mentre in altri "pauroso e titubante".
Le possibili diagnosi fin qui ipotizzate dovrebbero trovare un maggiore riscontro in una serie di colloqui successivi che consentirebbero così di rilevare e avere un ulteriore conferma dello stato sintomatologico del paziente. Tali colloqui sarebbero molto utili al fine di comprendere quali siano le aspettative del paziente nei confronti del clinico (riordiamoci che la consultazione dello psicologo da parte del paziente non è spontanea) e quali siano le sue richieste implicite. Si dovrebbe indagare sulla storia dei sintomi, quando sono comparsi la prima volta, con quale frequenza tendono a ripetersi e con quale intensità, in che modo vengono vissuti ed elaborati dal paziente. Si dovrebbe indagare circa eventuali disturbi precedenti a quelli attuali (il paziente riporta di aver intrapreso, 11 anni prima, una cura di psicofarmaci per un "esaurimento nervoso" risolto in breve tempo. Non si dovrebbe neanche trascurare la dimensione familiare e lavorativa del paziente.
Nel condurre le indagini del caso lo pscologo potrebbe servirsi di appositi e utili strumenti come lo SCID I e II, 2 interviste semi strutturate, rispettivamente impiegate nella rilevazione di disturbi di Asse I e II del DSM IV, o il MMPI-II, batteria di scale con le quali rilevare diverse componenti di peronalità del paziente.
Sempre che le ipotesi diagnostiche precedentemente espresse dovessero poi trovare un certo riscontro si potrebbe suggerire un trattamento supportivo (qualora il clinico ritenga che l'Io del paziente necessiti di sostegno) ed espressivo ad oreintamento psicodinamico in modo da favorire una rielaborazione dei termini conflittuali. Prima ancora di qualsiasi trattamento sarebbe opportuno consigliare una visita psichiatrica in modo tale che il paziente intraprenda un eventuale trattamento farmacologico utile a stabilizzare il livello dell'ansia o il tono dell'umore.
OK E ANCHE QUESTO E' FATTO....PARERI? SUGGERIEMNTI? CORREZIONI?
ho dato una lettura veloce ma mi sembra been fatto. oggi pomeriggio niente studio perchè sono da sola con la piccolina e non ce la faccio a fare niente.
stasera o domani mattina riguardo tutto con calma e vi dico la mia.
ragazze, ancora niente dei risultati?siete sempre in bilico?
mi immagino la vostra ansia.
forza e coraggio che tra pochi giorni sarà tutto finito
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
intanto vi posta un altro caso:
B.L. è una donna sposata di 34 anni che vive nella famiglia nucleare composta dal marito e da un figlio maschio di 7 anni che frequenta regolarmente la seconda elementare. Il marito, coetaneo, svolge lavori precari ed è iscritto a un corso universitario. Le famiglie di origine dei coniugi abitano in città diverse da quella di residenza di B.L., hanno discrete possibilità economiche e sono disposte ad aiutare economicamente i due coniugi.
Circa un anno fa, B.L., che svolgeva un lavoro di tipo impiegatizio, è stata licenziata per ragioni di ristrutturazione aziendale. Qualche settimana dopo, in B.L., si è manifestata una sintomatologia caratterizzata da ansia sistematica, accompagnata da attacchi di panico in diversi contesti ambientali; per tale sintomatologia, il medico di base ha ritenuto opportuno suggerire di rivolgersi ad un dipartimento di salute mentale.
Il candidato individui le modalità più opportune per approfondire l’inquadramento del caso in esame, suggerendo eventuali strumenti di indagine per una definizione diagnostica e indichi le possibili linee di un trattamento adeguato.
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
intanto vi posta un altro caso:
B.L. è una donna sposata di 34 anni che vive nella famiglia nucleare composta dal marito e da un figlio maschio di 7 anni che frequenta regolarmente la seconda elementare. Il marito, coetaneo, svolge lavori precari ed è iscritto a un corso universitario. Le famiglie di origine dei coniugi abitano in città diverse da quella di residenza di B.L., hanno discrete possibilità economiche e sono disposte ad aiutare economicamente i due coniugi.
Circa un anno fa, B.L., che svolgeva un lavoro di tipo impiegatizio, è stata licenziata per ragioni di ristrutturazione aziendale. Qualche settimana dopo, in B.L., si è manifestata una sintomatologia caratterizzata da ansia sistematica, accompagnata da attacchi di panico in diversi contesti ambientali; per tale sintomatologia, il medico di base ha ritenuto opportuno suggerire di rivolgersi ad un dipartimento di salute mentale.
Il candidato individui le modalità più opportune per approfondire l’inquadramento del caso in esame, suggerendo eventuali strumenti di indagine per una definizione diagnostica e indichi le possibili linee di un trattamento adeguato.
B.L., 34 anni, sposata con un uomo della stessa età e con un figlio (7 anni). Circa un anno fa, B.L., che svolgeva un lavoro di tipo impiegatizio, è stata licenziata per ragioni di ristrutturazione aziendale. Qualche settimana dopo, in B.L., si è manifestata una sintomatologia caratterizzata da ansia sistematica, accompagnata da attacchi di panico in diversi contesti ambientali; per tale sintomatologia, il medico di base ha ritenuto opportuno suggerire di rivolgersi ad un dipartimento di salute mentale.
Nel trattare questo caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV-TR. Alla luce dei sintomi riportati (ansia sistematica, attacchi di panico in differenti contesti ambientali) si potrebbe ipotizzare, in linea del tutto provvisoria, almeno fino a quando non verranno condotti ulteriori accertamenti, un disturbo d'ansia. Diagnosticare un disturbo di panico con agorafobia, oppure una fobia sociale non sarebeb corretto in assenza di ulteriori riscontri sintomatologici necessari alla propensione del clinico verso una diagnosi piuttosto che per un'altra.
Si rendono, pertanto, necessari nuovi incontri al fine di raccogliere maggiori informazioni: si dovrebbe indagare sulle motivazioni implicite che hanno portato la paziente alla visita dallo psicologo, le aspettative che essa nutre oltre che tutta una serie di informazioni attinenti al contesto familiare attuale (il figlio frequenta regolramente la seconda elementare, il marito svolge lavori precari e frequenta un corso universitario) e a quello di origine (la famiglia di B.L., così come quella di origine del marito risiedono entrambe in città diverse e sono disposte ad aiutare economicamente i due coniugi). Sarebbe opportuno indagare anche sulle condizioni economiche della famiglia e sul contesto lavorativo di cui la paziente faceva parte (dopotutto B.L. riporta che la comparsa dei primi sintomi è avvenuta a distanza di poco tempo dal licenziamento).
Si potrebbero dimostrare utili strumenti come lo Scid-I, intervista semi strutturata imiegata nella diagnosi di disturbi di Asse I del DSM IV, o ancora il MMPI-II o il Test di Rorscarch, specie nella rilevazione di caratterisitche i personalità della paziente.
Si consiglia una visita psichiatrica in modo tale che venga prescritta una terapia farmacologica in grado di alleviare lo stato d'ansia. A tale trattamento si consiglierebbe di associare un trattamento supportivo-esressivo di orientametno psicodinamico in moda tale da favorire la gestione dell'ansia e l'elaborazione dei diversi termini conflittuali
OLE'...E UN'ALTRO FATTO..repeat: SUGGERIMENTI, CORREZOINI?:mumble:
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ho appena chiamato l'ufficio esami di stato, i risultati cartacei sono arrivati 5 minuti fa e ora sono affissi in bacheca. La pubblicazione elettronica dovrebbe avvenire in giornata anche se non ne sarei sicurissimo visto che chi mi ha risposto ha detto una cosa strana: "mi hanno detto che ci sono dei problemi con il sito [...] può venirli a vedere ora o più tardi sul sito" voi che dite borderline? XD
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
buongiorno a tutt...ecco un altro caso:
La Sig.ra A, di 40 anni consulta un professionista su insistenza del marito a causa di sintomi che sono diventati progressivamente più gravi ed intollerabili, che stanno condizionando sempre più la vita di coppia, che non ha figli. A è costantemente dedita alla pulizia della casa, a mettere in ordine, a lavare gli indumenti, a controllare gli oggetti che il marito porta a casa per il timore di contaminazioni. Tali manifestazioni sono diventate sempre più intense dopo la morte della madre di A circa 5 anni prima, per le conseguenze di una malattia infettiva. Attualmente A è casalinga dopo aver lasciato qualche anno prima il lavoro di segretaria presso un'azienda. In questo lei era competente e preparata; tuttavia svolgeva le sue mansioni con scrupolo e meticolosità eccessivi, per cui impiegava molto tempo per completare i compiti assegnati, che la portavano ad oltrepassare l'orario di lavoro e a continuare a occuparsene anche a casa. Inoltre ogni decisione da prendere era fonte di ansia per i persistenti dubbi che la tormentavano. A è sempre stata poco desiderosa di intrattenere relazioni sociali e il marito lamenta anche una scarsa disponibilità affettiva e sessuale. A è una donna che mostra un persistente stato di insoddisfazione, sentimenti di inadeguatezza e di sfiducia, è convinta di non valere nulla e pensa che la vita non abbia più molto da offrirle. Soffre anche di insonnia. Il marito non riesce in alcun modo ad esserle di aiuto, si sente infelice ed impotente di fronte alla situazione.
Il candidato indichi:
1) in quale (o quali) categoria psicopatologica vanno presumibilmente collocate le manifesazioni sintomatologiche e comportamentali della signora A;
2) quali dati anamnestici e biografici è utile indagare per approfondire la conoscenza del caso;
3) i concetti psicologici esplicativi del quadro clinico, all'interno di un modello teorico di riferimento prescelto;
4) le indicazioni rerapeutiche più opportune per affrontare il caso, motivandone la scelta.
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
giupeppe: io sono dell'idea che per i disturbi d'ansia la terapia cognitivo comportamentale è la più indicata
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
buongiorno a tutt...ecco un altro caso:
La Sig.ra A, di 40 anni consulta un professionista su insistenza del marito a causa di sintomi che sono diventati progressivamente più gravi ed intollerabili, che stanno condizionando sempre più la vita di coppia, che non ha figli. A è costantemente dedita alla pulizia della casa, a mettere in ordine, a lavare gli indumenti, a controllare gli oggetti che il marito porta a casa per il timore di contaminazioni. Tali manifestazioni sono diventate sempre più intense dopo la morte della madre di A circa 5 anni prima, per le conseguenze di una malattia infettiva. Attualmente A è casalinga dopo aver lasciato qualche anno prima il lavoro di segretaria presso un'azienda. In questo lei era competente e preparata; tuttavia svolgeva le sue mansioni con scrupolo e meticolosità eccessivi, per cui impiegava molto tempo per completare i compiti assegnati, che la portavano ad oltrepassare l'orario di lavoro e a continuare a occuparsene anche a casa. Inoltre ogni decisione da prendere era fonte di ansia per i persistenti dubbi che la tormentavano. A è sempre stata poco desiderosa di intrattenere relazioni sociali e il marito lamenta anche una scarsa disponibilità affettiva e sessuale. A è una donna che mostra un persistente stato di insoddisfazione, sentimenti di inadeguatezza e di sfiducia, è convinta di non valere nulla e pensa che la vita non abbia più molto da offrirle. Soffre anche di insonnia. Il marito non riesce in alcun modo ad esserle di aiuto, si sente infelice ed impotente di fronte alla situazione.
Il candidato indichi:
1) in quale (o quali) categoria psicopatologica vanno presumibilmente collocate le manifesazioni sintomatologiche e comportamentali della signora A;
2) quali dati anamnestici e biografici è utile indagare per approfondire la conoscenza del caso;
3) i concetti psicologici esplicativi del quadro clinico, all'interno di un modello teorico di riferimento prescelto;
4) le indicazioni rerapeutiche più opportune per affrontare il caso, motivandone la scelta.
direi disturbo ossessivo compulsivo di personalità e in differenziale depressione e disturbo schizoide di personalità
strumenti mmpi II scid 2
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Concordo...!!Come affrontereste il punto 3) i concetti psicologici esplicativi del quadro clinico, all'interno di un modello teorico di riferimento prescelto;??
P.S:incredibile...ancora niente risultati..!
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
ntegnomo
Concordo...!!Come affrontereste il punto 3) i concetti psicologici esplicativi del quadro clinico, all'interno di un modello teorico di riferimento prescelto;??
P.S:incredibile...ancora niente risultati..!
i risultati per voi di roma sono usciti guarda la discussione "risultati"
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
deadpoet
direi disturbo ossessivo compulsivo di personalità e in differenziale depressione e disturbo schizoide di personalità
strumenti mmpi II scid 2
sono daccordo con una eventuale diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo di personalità; come diagnosi differenziale daccordo sul disturbo schizoide di personalità ma perchè anche depressione?
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
ntegnomo
Concordo...!!Come affrontereste il punto 3) i concetti psicologici esplicativi del quadro clinico, all'interno di un modello teorico di riferimento prescelto;??
P.S:incredibile...ancora niente risultati..!
penso di sì se proponi una terapia psicodinamica parlerai di come siano soggetti che non hanno ottenuto attenzioni da piccoli e che sono terrorizzati dalla loro carica aggressiva che li spinge a non coinvolgersi... etc etc
per i risultati come ho detto sopra la sig.ra dell'ufficio eds ha detto un generico "problemi al sito" e "verranno pubblicati più tardi" ergo potrebbero anche spuntar fuori all'una di notte dipende dal "problema" e da quando aggiornano il sito
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Sul caso della signora di 40 anni anch'io sarei d'accordo su una diagnosi di dist. ossessivo compulsivo di persoanlità così come sarei d'accordo sulla diagnosi differenziale di dist. schizoide di personalità.....come deadpoet anch'io ritengo che possa starci un disturbo depressivo (sembrerebbe un disturbo depressivo maggiore ma anche in questo caso si renderebbero necessari sempre ulteriori approfndimenti prima di azzardare una seppur ipotetica diagnosi), tuttavia non l'avrei incluso in una diagnosi differenziale quanto piuttosto avrei parlato di una comorbidità con il DOC di personalità....in sintesi per me:
DIAGNOSI PRINCIPALE:
- DOC DI PERSONALITA'
- DISTURBO DEPRESSIVO (DIST. DEPRESSIVO MAGGIORE???)
DIANOSI DIFFERENZIALE:
- DIST. SCHIZOIDE DI PERSONALITA'
STRUMENTI:
- SCID-I
- SCID-II
- MMPI II
TEST DI RORSCARCH
TRATTAMENTO:
SUPPORTIVO/ESPRESSIVO AD ORIENTAMENTO PSICODINAMICO (L’obiettivo principale è quello di favorire la consapevolizzazione e la rielaborazione dei termini del conflitto. Bisogna anche rendere più flessibile il Super-Io, attenuandone la rigidità.)
SI POTREBBE INOLTRE CONSIGLIARE UN APPROCCIO SISTEMICO-FAMILIARE
Può essere opportuna una consulenza psichiatrica per un eventuale TRATTAMENTO FARMACOLOGICO
PARERI??????? POTREBBE BASTARE? O AGGIUNGERESTE COSA?
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
deadpoet
penso di sì se proponi una terapia psicodinamica parlerai di come siano soggetti che non hanno ottenuto attenzioni da piccoli e che sono terrorizzati dalla loro carica aggressiva che li spinge a non coinvolgersi... etc etc
per i risultati come ho detto sopra la sig.ra dell'ufficio eds ha detto un generico "problemi al sito" e "verranno pubblicati più tardi" ergo potrebbero anche spuntar fuori all'una di notte dipende dal "problema" e da quando aggiornano il sito
Ok quindi in base al tipo di terapia scegliamo l'orientamento teorico :approved:!
:swear: mannaggia al sito!
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
allora ragazzi sono curiosa di sapere com'è andata.....
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
sono daccordo con una eventuale diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo di personalità; come diagnosi differenziale daccordo sul disturbo schizoide di personalità ma perchè anche depressione?
a causa dell'autosvalutazione e della chiusura in se stessa
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
allora ragazzi sono curiosa di sapere com'è andata.....
penso che più o meno tutti gli aficionados del foruma abbiano superato le prove comunque circa il 40% a-l è stato bocciato (l'abbiamo passato in 300 tra v.o. e n.o. ed eravamo sui 500 mi pare)
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
deadpoet
penso che più o meno tutti gli aficionados del foruma abbiano superato le prove comunque circa il 40% a-l è stato bocciato (l'abbiamo passato in 300 tra v.o. e n.o. ed eravamo sui 500 mi pare)
Infatti una strage...diamoci dentro oraaaaaaaaaa!!!:approved:
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ragazze ma come si imposta un caso a scelta...come lo dobbiamo scrivere
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
deadpoet
penso che più o meno tutti gli aficionados del foruma abbiano superato le prove comunque circa il 40% a-l è stato bocciato (l'abbiamo passato in 300 tra v.o. e n.o. ed eravamo sui 500 mi pare)
complimenti a tutti voi:Ops:
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
vi posto questo caso...
lilliana studentessa di 19 anni viene inviata dal medico di base ad una visita psicologica per disturbi alimentari. al primo colloquio si presenta accompagnata dalla mamma che appare preoccupata per il rapido dimagrimento della figlia: ha perso 8 kg in 2 mesi con conseguente amenorrea.
dall'osservazione la ragazza appare triste,scoraggiata,rallentata nei movimenti.
riferisce di non piacersi fisicamente: di avere naso lungo, capelli troppo ricci e crespi e gambe storte. la ragazza afferma di nn vALalere niente, di essere inferiore alle sue amiche. asserisce continuamente di essere sfortunata e che per lei non esiste soluzione per uscire da questa situazione. lilliana è la seconda di 3 figli ed è l'unica fammina. proviene da una famiglia di professionisti di classe medio-alta. dal suo racconto sembra trasparire la presenza di difficoltà di rapporto tra madre e il padre e tra i genotiri e i figli, tuttavia nessun altro menbro della famiglia ha richeisto una visita psicologica.
la ragazza frequenta il primo anno di univ e ilsuo rednimento è scarso, i rapporti con i colleghi di corso e con le maiche nn vengono ricercati ,anzi sono spesso rifiutati. non esce mai di casa se non per andare a scuola trascorre la maggior parte del tmepo in camera ad ascoltare musica fissando il soffitto.
un anamnesi approfondita rivela che i suoi problemi d'alimentazione sono iniziati nell'adolesc. è quasi un anno che si sente triste e a disagio incapace e insignificante. il peso raggiunto massino è stato di 52kg, all'età di 15 anni; il peso minimo, quello attuale, 44kg.
il soggetto riferisce di nn essersi mai sentita grassa al contrario avrebbe desiderato aumentare di peso senza però riuscirvi.
il candidato illustri:
- ipotesi diagonostica
-quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale-
- strumenti
- tipo di intervento
- eventuali risorse di rete psicosociali da attivare
secondo voi???
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
l'ultima riga mi ha spiazato... se non fosse per quella avrei detto anoressia nervosa (da indagare se restrittiva) con comorbidità di depressione maggiore e di conseguenza scid I mmpi II e terapia sistemico familiare più consultazione medica per eventuale ricovero e recupero forzato dell'alimentazione
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ciao a tutti!!!riguardo al caso di liliana io ipotizzerei un disturbo depressivo (forse distimico ad esordio precoce prima dei 21 anni da 1 anno si sente triste a disagio ed inferiore agli altri) con comorbidità di disturbo di dismorfismo corporeo (naso lungo capelli crespi) e in differenziale anoressia nervosa (a causa dell'amenorrea).
test come scid I ma anche EDI-2 x l'AN ma anche il BSQ per valutare l'immagine che il pz ha di se.
terapia sistemico-familiare ma anche supportivo-espressiva ad orientamento psicodinamico per ricompattare l'Io e ripristinare l'energia e convogliarla verso l'esterno e rielaborare i termini del conflitto riguardanti l'eccessiva preoccupazione per i reali o presunti difetti fisici.
-
Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
infatti anch'io escluderei disturbo dell'alimentazione...anch'io ho pensato ad un disturbo depressivo e con comorbilità di disturbo di dimorfismo...
cmq questa traccia è uscita diversi anni fa ...nn l'ho inventata