-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Aggiungo il fatto che credo che gli "errori", che preferisco chiamare momenti di mancata sintonizzazione, sono sempre presenti e... devono sempre esserci!
Verissimo! Ancora mi ricordo di quando la mia analista si dimenticò che avevo appuntamento con lei e utilizzò la "mia ora" per vedere un'altra paziente! Senza quell'errore tutta una quota di transfert negativo non sarebbe stata forse mai analizzata...
Nessuno riuscirà mai a farmi dire che l'esperienza fosse stata bella o piacevole. Tutt'altro! Utile, in fin dei conti, sì.
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Verissimo! Ancora mi ricordo di quando la mia analista si dimenticò che avevo appuntamento con lei e utilizzò la "mia ora" per vedere un'altra paziente! Senza quell'errore tutta una quota di transfert negativo non sarebbe stata forse mai analizzata...
Nessuno riuscirà mai a farmi dire che l'esperienza fosse stata bella o piacevole. Tutt'altro! Utile, in fin dei conti, sì.
Buona vita
Guglielmo
Pensa ad una che si dimentica invece, le chiavi del portone dove ha lo studio e dello studio stesso, all'ora del tuo appuntamento. E ti dice che l''ha lasciato nell'altro mazzo di chiavi, la mattina; piacevole? No.....Utile? Dipende.....
Tutto è soggetivo e interdipendente dalle relazioni e dinamiche in gioco, dalla capacita' di affrontare qs "propria" dimenticanza da parte dell'analista, oltre che i vissuti del pz, no?
Cmq, anche questo, si, in effetti, puo' essere utile..
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Verissimo! Ancora mi ricordo di quando la mia analista si dimenticò che avevo appuntamento con lei e utilizzò la "mia ora" per vedere un'altra paziente! Senza quell'errore tutta una quota di transfert negativo non sarebbe stata forse mai analizzata...
Nessuno riuscirà mai a farmi dire che l'esperienza fosse stata bella o piacevole. Tutt'altro! Utile, in fin dei conti, sì.
Buona vita
Guglielmo
Ciao Willy. adesso ti pongo un quesito che voi esperti definirete sicuramente banale e ingenuo....(la beata innocenza che mi ha appioppata Ikaro...),ma che spero tu possa finalmente chiarirmi.
Supponiamo che un paziente trasferisce nella figura dell'analista tutte quelle carenze affettive che gli sono venute a mancare nell'infanzia. Evidentemente il suo bambino interiore sofferente, si aspetta di trovare nel setting analatico, quella comprensione, quell'affettività, quelle coccole mai ricevute; invece trova poca partecipazione, silenzi, distacco....la sua domanda d'amore viene frustrata.
Tutto questo scatena nel pz reazioni di malessere, disagio e perfino odio.
Nel tuo caso ( fortunato), la seduta saltata è stato uno spunto per analizzare il tuo transfert negativo, ma ci possono essere casi di pz che per orgoglio, mancanza di intimità, pudore, si tengono tutto dentro ed elevano muri che a volte non è facile demolire. Sopratutto all'inizio della terapia, il pz che ricorre ad un aiuto per gravi motivi di malessere, non ha la capacità nè la lucidità o la preparazione(molti si accostano alla psicoterapia sanza sapere di cosa si tratta!), di giustificare certi agiti del terapeuta, si sente trattato a pesci in faccia e i suoi sintomi nevrotici peggiorano :wall:.La situazione traslativa può assumere connotati nevrotici in quanto il pz non è capace di differenziare il livello simbolico da quello concreto.
E allora, perchè non spiegare chiaramente il perchè quei comportamenti sono "terapeutici" e funzionali alla cura e non un sadismo o una violenza gratuite messe in atto senza motivo? Tu cosa spiegheresti ad un tuo paziente che ti rendi conto sta perdendo la fiducia in te e nella terapia?
Forse, magari quelle delucidazioni le accompagneresti con un sorriso e con un
incoraggiamento?:mano:
:ciao:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
mi inserisco nel discorso....
cit."La situazione traslativa può assumere connotati nevrotici in quanto il pz non è capace di differenziare il livello simbolico da quello concreto."
bè questa è una delle possibilità che rientrano nel "rischio" presente nel fare terapia...
e poi perchè mai il pz deve differenziare il livello simbolico da quello concreto.. ?
la terapia integra entrambi gli aspetti che sono reali, veri, pieni e legittimi...
i "connotati nevrotici" ???:rolleyes: che intendi poi nel dettaglio?
cit."E allora, perchè non spiegare chiaramente il perchè quei comportamenti sono "terapeutici" e funzionali alla cura e non un sadismo o una violenza gratuite messe in atto senza motivo? Tu cosa spiegheresti ad un tuo paziente che ti rendi conto sta perdendo la fiducia in te e nella terapia?"
con spontaneità mi è sorat la semplice domanda: "perchè mai uno psicoterapeuta che ha in cura una "persona" dovrebbe mettere in atto "violenze gratuite" o "sadismo"?? :mumble:
ciao francesca..
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
:asd::bapho::paura:
Citazione:
Originalmente inviato da
rosamund
mi inserisco nel discorso....
cit."La situazione traslativa può assumere connotati nevrotici in quanto il pz non è capace di differenziare il livello simbolico da quello concreto."
bè questa è una delle possibilità che rientrano nel "rischio" presente nel fare terapia...
e poi perchè mai il pz deve differenziare il livello simbolico da quello concreto.. ?
la terapia integra entrambi gli aspetti che sono reali, veri, pieni e legittimi...
i "connotati nevrotici" ???:rolleyes: che intendi poi nel dettaglio?
cit."E allora, perchè non spiegare chiaramente il perchè quei comportamenti sono "terapeutici" e funzionali alla cura e non un sadismo o una violenza gratuite messe in atto senza motivo? Tu cosa spiegheresti ad un tuo paziente che ti rendi conto sta perdendo la fiducia in te e nella terapia?"
con spontaneità mi è sorat la semplice domanda: "perchè mai uno psicoterapeuta che ha in cura una "persona" dovrebbe mettere in atto "violenze gratuite" o "sadismo"?? :mumble:
ciao francesca..
Ciao Rosamund. Nel transfert il paziente sposta sull'analista i propri conflitti intrasoggettivi che a loro volta sono residui delle relazioni che ha vissuto nell'infanzia con i genitori o altre figure importanti. L'analita è visto "come se" fosse un genitore, e il suo atteggiamento nei suoi confronti ne riproduce la relazione e ne reclama una soddisfazione che però, dice Freud, nella situazione analitica dovrà essere immancabilmente frustrata. Nei casi di transfert nevrotico:swear: (che per Freud è una nevrosi artificiale che nasce nella relazione trasferale e in cui si evidenziano le nevrosi infantili) quella che al pz appare come realtà è in effetti solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato. Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre.(dizionario di psi-le Garzantine-U. Galimberti)
Con gli analisti che seguono le indicazioni fornite da Freud, non si può sicuramente dire che il trattamento si svolga in un clima empatico e cordiale:
"Non raccomanderò mai con troppa insistenza ai colleghi di prendere a modello il chirurgo che mette da parte tutti i suoi affetti e persino la sua umana pietà nell'imporre alle proprie forze intellettuali un'unica meta:eseguire l'operazione nel modo più corretto possibile..la freddezza dell'analista....permette di preservare la sua vita affettiva e apporta al malato il più grande aiuto"
"Nella misura del possibile, la cura analitica deve essere effettuata, in stato di privazione e astinenza...Per quanto questo possa apparire crudele, dobbiamo vegliare per evitare che la sofferenza del paziente non si attenui prematuramente".
Queste indicazioni io le trovo sadiche e violente...:bapho: e credo che in qualche modo siano ancora messe in pratica.
So bene che c'è una vita dopo Freud...gli analisti lavorano su un incoscio non esclusivamente freudiano; esistono altri approcci oltre a quello psicoanalitico, ma questi ultimi sono in grado di curare non di guarire. Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi.
So che questa è solo una mia opinione, forse troppo radicale,e discutibile, ma mi chiedo: perchè per essere efficace il percorso deve essere così impegnativo e sacrificante? Se un amico ti pianta perchè si scorda un appuntamento o le chiavi di casa, tu puoi offenderti e reagire, con l'analista, che paghi per giunta, devi fare buon viso e subire.
Ciao.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Da francesca63:''Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi''.
Perchè questa sicurezza?
Conoscevo una persona che rimase per molto tempo in una fase di stallo nel corso di una analisi per una reale quanto sottile e infida credenza patogena sulla insostituibilità del metodo psicoanalitico:non si lasciava penetrare da un metodo che già lo possedeva in una modalità ossessiva. Ogni analisi si scontrava con questo muro intellettualistico che non concedeva nessuna risonanza emotiva rilevante e quindi nessuna trasformazione...anche Jung dovette spesso agire in maniera diversa con soluzioni che si avvicinano più alla prassi cognitivista perchè non si ammala solo l'anima ma anche le idee...ed è solo per comodità che decidiamo di partire dall'una o dalle altre...l'umiltà intellettuale richiede che si pensi sempre ad una totalità e non esclusivamente alle singole parti visibili e invisibili che un certo metodo rileva.
Il dilemma grandioso della psicoanalisi,a mio modesto parere, è che mai qualcosa si conclude nella coerenza più totale:ogni analisi riuscita,ogni trasformazione avvenuta presuppongono una frattura tra teoria e prassi che (in fondo) sono solo due euristiche che si rincorrono in una corsa secolare e delineano,senza mai concludere,la forma di una relazione complessa...
Saluti,
Luigi
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Io non sono mai riuscito ad afferrare davvero cosa si intende quando si parla di transfert. Qualsiasi cosa faccia è inevitabile che, a seconda dei tipi di oggetti e persone che incontro ora, trasferisca alcune proprietà che non ho verificato direttamente e che, diciamo così, ho "generato" ed accorpato ad altre anche grazie alle esperienze che ho già avuto. Ad esempio se vedo un fuocherello sulla spiaggia (qualcosa di giallo che ondeggia) mi aspetto che emani calore ed anche che scotti (se ci infilo la mano dentro), questo credo dipenda dal fatto che quel che vedo è simile sotto certi aspetti a qualche altra cosa che ho visto in passato che mi ha dato calore o che mi ha scottato, ed anche se non ne sono sicuro mi aspetto che anche il nuovo oggetto che osservo ora, seppure non è lo stesso, emani calore proprio come l'altra cosa di cui ho avuto esperienza. Qualcuno sa darmi una definizione di cosa sia il transfert? Secondo quello che ho scritto sopra avviene praticamente sempre ogni volta che incontro una persona o un oggetto, per questo credo di non aver capito precisamente cosa sia.
Ad esempio affinché sia vera questa affermazione
"Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre"
una persona secondo me dovrebbe avere una vera e propria allucinazione visiva ed invece di vedere l'analista dovrebbe vedere direttamente suo padre (riconosciamo una persona dall'aspetto, dal suono della voce e così via). Se l'analizzato continua ad essere consapevole che la persona che ha davanti agli occhi ha l'aspetto diverso da suo padre secondo me si trova ancora ad un livello di "come se" che sfrutta delle somiglianze, come fa ad essere veramente convinto di avere il padre davanti agli occhi se vede un'altra persona! Non riesco ad afferrare bene il senso di tutte queste frasi, ma voi riuscite davvero a capirle?
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Io non sono mai riuscito ad afferrare davvero cosa si intende quando si parla di transfert. Qualsiasi cosa faccia è inevitabile che, a seconda dei tipi di oggetti e persone che incontro ora, trasferisca alcune proprietà che non ho verificato direttamente e che, diciamo così, ho "generato" ed accorpato ad altre anche grazie alle esperienze che ho già avuto. Ad esempio se vedo un fuocherello sulla spiaggia (qualcosa di giallo che ondeggia) mi aspetto che emani calore ed anche che scotti (se ci infilo la mano dentro), questo credo dipenda dal fatto che quel che vedo è simile sotto certi aspetti a qualche altra cosa che ho visto in passato che mi ha dato calore o che mi ha scottato, ed anche se non ne sono sicuro mi aspetto che anche il nuovo oggetto che osservo ora, seppure non è lo stesso, emani calore proprio come l'altra cosa di cui ho avuto esperienza. Qualcuno sa darmi una definizione di cosa sia il transfert? Secondo quello che ho scritto sopra avviene praticamente sempre ogni volta che incontro una persona o un oggetto, per questo credo di non aver capito precisamente cosa sia.
Ad esempio affinché sia vera questa affermazione
"Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre"
una persona secondo me dovrebbe avere una vera e propria allucinazione visiva ed invece di vedere l'analista dovrebbe vedere direttamente suo padre (riconosciamo una persona dall'aspetto, dal suono della voce e così via). Se l'analizzato continua ad essere consapevole che la persona che ha davanti agli occhi ha l'aspetto diverso da suo padre secondo me si trova ancora ad un livello di "come se" che sfrutta delle somiglianze, come fa ad essere veramente convinto di avere il padre davanti agli occhi se vede un'altra persona! Non riesco ad afferrare bene il senso di tutte queste frasi, ma voi riuscite davvero a capirle?
Non si tratta di vederlo in senso letterale, che a te fa pensare ad una allucinazione, ma di "sentirlo" a livello emotivo "come se" fosse il padre, anche se nella realta' sai bene che non lo è; è proprio per qs che si chiama transfert e nevrosi di transfert, per riferirsi all'esempio fatto da Francesca.
Tieni presente che il sentire "come se" , vissuto poi non piu' come tale, ma che diventa un non piu' come se ma un "è", si svolge ad un livello inconscio, mentre a livello conscio ne vengono vissuti i suoi correlati affettivi, sui quali, si puo' e si dovrebbe poter lavorare insieme, pz ed analista.
In ogni caso, finchè c'è un buon esame di realta', il pz, sa bene a livello conscio, che l'analista non è nè suo padre nè sua madre, nè li vede realmente come tali sotto forma di allucinazione visiva, perchè qui andremmo a collocarci ad un altro livello, che non è il caso di affrontare qui e che non fa parte dell'esperienza analitica comune.
Ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
:asd::bapho::paura:
Ciao Rosamund. Nel transfert il paziente sposta sull'analista i propri conflitti intrasoggettivi che a loro volta sono residui delle relazioni che ha vissuto nell'infanzia con i genitori o altre figure importanti. L'analita è visto "come se" fosse un genitore, e il suo atteggiamento nei suoi confronti ne riproduce la relazione e ne reclama una soddisfazione che però, dice Freud, nella situazione analitica dovrà essere immancabilmente frustrata. Nei casi di transfert nevrotico:swear: (che per Freud è una nevrosi artificiale che nasce nella relazione trasferale e in cui si evidenziano le nevrosi infantili) quella che al pz appare come realtà è in effetti solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato. Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre.(dizionario di psi-le Garzantine-U. Galimberti)
Con gli analisti che seguono le indicazioni fornite da Freud, non si può sicuramente dire che il trattamento si svolga in un clima empatico e cordiale:
"Non raccomanderò mai con troppa insistenza ai colleghi di prendere a modello il chirurgo che mette da parte tutti i suoi affetti e persino la sua umana pietà nell'imporre alle proprie forze intellettuali un'unica meta:eseguire l'operazione nel modo più corretto possibile..la freddezza dell'analista....permette di preservare la sua vita affettiva e apporta al malato il più grande aiuto"
"Nella misura del possibile, la cura analitica deve essere effettuata, in stato di privazione e astinenza...Per quanto questo possa apparire crudele, dobbiamo vegliare per evitare che la sofferenza del paziente non si attenui prematuramente".
Queste indicazioni io le trovo sadiche e violente...:bapho: e credo che in qualche modo siano ancora messe in pratica.
So bene che c'è una vita dopo Freud...gli analisti lavorano su un incoscio non esclusivamente freudiano; esistono altri approcci oltre a quello psicoanalitico, ma questi ultimi sono in grado di curare non di guarire. Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi.
So che questa è solo una mia opinione, forse troppo radicale,e discutibile, ma mi chiedo: perchè per essere efficace il percorso deve essere così impegnativo e sacrificante? Se un amico ti pianta perchè si scorda un appuntamento o le chiavi di casa, tu puoi offenderti e reagire, con l'analista, che paghi per giunta, devi fare buon viso e subire.
Ciao.
Io credo che tu abbia ragione quando dici che ci sono analisti che utilizzano una prassi che non puo' che essere vissuta che come violenta in senso psicologico-emotiva, dai pazienti, e a volte puo' anche esserlo realmente, inutile negarlo, ma cio' non accade solo per la cosidetta infrangibile "neutralita'" (che poi bisognerebbe capire bene in quale accezione si intende qs termine) ma è vero che anche una loro "invadenza" inopportuna, con continue proposte personali di argomentazioni, o atteggiamenti iperinterpretativi, possono essere vissuti come tali, forse in misura ancora maggiore, dai pz. In sintesi, a volte, sarebbe meglio il silenzio al dire cose inopportune, in tempi inadatti, fino a creare da una parte, un sovraccarico sul pz e dall'altra, dei "buchi neri" su aspetti importanti, che restano o diventano poi ingestibili, fino all'interruzione del processo stesso. Soprattutto, se in modo ripetuto.
Rispetto all'ultima riga, hai ragione, secondo me. Forse, per qs, il paziente, si chiama cosi' perchè gli è richiesta una grande pazienza, in molti momenti.
Ciao:ciao::)
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Tieni presente che il sentire "come se" , vissuto poi non piu' come tale, ma che diventa un non piu' come se ma un "è", si svolge ad un livello inconscio, mentre a livello conscio ne vengono vissuti i suoi correlati affettivi, sui quali, si puo' e si dovrebbe poter lavorare insieme, pz ed analista.
Ma visto che l'inconscio non è visibile cosa osserva l'analista nel paziente che gli fa dire che l'inconscio del paziente indentifica padre e analista?
Io adesso vedo un oggetto, che significa che al livello inconscio questo oggetto è identico ad un altro oggetto che magari ho conosciuto in passato?
E soprattutto cosa si dovrebbe osservare per verificare una cosa del genere? Insomma supponendo che sia possibile compiere ogni tipo di osservazione, in linea teorica cosa dovrebbe accadere materialmente per determinare che il mio inconscio sta identificando la persona che sto guardando ora con mio padre? Io davvero non riesco a capire.
Comunque va be', non voglio interrompere la vostra discussione. Se non ti va di rispondermi non importa. Sarebbe interessante però aprire qualche discussione su dei concetti base come "inconscio", "transfert" e così via con l'intento di definirli meglio e chiarirli piuttosto che usare delle citazioni, ed alla fine aggiornare nell'ultimo messaggio la definizione migliore, che è resistita insomma alla maggior parte delle obiezioni.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma visto che l'inconscio non è visibile cosa osserva l'analista nel paziente che gli fa dire che l'inconscio del paziente indentifica padre e analista?
Io adesso vedo un oggetto, che significa che al livello inconscio questo oggetto è identico ad un altro oggetto che magari ho conosciuto in passato?
E soprattutto cosa si dovrebbe osservare per verificare una cosa del genere? Insomma supponendo che sia possibile compiere ogni tipo di osservazione, in linea teorica cosa dovrebbe accadere materialmente per determinare che il mio inconscio sta identificando la persona che sto guardando ora con mio padre? Io davvero non riesco a capire.
Comunque va be', non voglio interrompere la vostra discussione. Se non ti va di rispondermi non importa. Sarebbe interessante però aprire qualche discussione su dei concetti base come "inconscio", "transfert" e così via con l'intento di definirli meglio e chiarirli piuttosto che usare delle citazioni, ed alla fine aggiornare nell'ultimo messaggio la definizione migliore, che è resistita insomma alla maggior parte delle obiezioni.
Ma l'inconscio è visibile,altroché...se così non fosse nessun tipo di conoscenza sarebbe suscettibile di sorgere. A maggior ragione l'inconscio freudiano si configura come zona da bonificare quindi potenzialmente conscia:il 'trucco' è approssimarsi attraverso delle tecniche a questa esperienza.La ragione occidentale non aveva mai pensato che le associazioni di idee,i sogni,fantasie che toccano la soglia della coscienza e poi sfuggono avessero un nucleo significativo e fossero in stretta relazione con la totalità della personalità.
L'inconscio non è intelligente al più rappresenta tutte quelle possibilità estranee all'Io:esso organizza i dati sensoriali e l'esperienza in generale in senso adattivo e in relazione ai bisogni 'primari' dell'io.Le proiezioni sembrerebbero qualcosa di magico ma sono fenomeni normalissimi se si considera una dialettica di istanze spesso in contraddizione:nulla viene relegato all'oblio e la maggior parte della nostra esperienza si auto-organizza.Spesso accade che fra l'Io e l'Es abbia luogo un compromesso meschino:è la nevrosi...e allora se l'Io vuole capire deve prima 'relativizzarsi','indebolirsi'...ma se l'Es è in linea con i bisogni primari dell'Io perchè entra in conflitto con lui?Perchè l'Io è arrogante e presuntuoso e crede di essere il padrone della casa quando la verità del contrario è tanto palese...
Saluti,
Luigi
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
:asd::bapho::paura:
...
Con gli analisti che seguono le indicazioni fornite da Freud, non si può sicuramente dire che il trattamento si svolga in un clima empatico e cordiale:
"Non raccomanderò mai con troppa insistenza ai colleghi di prendere a modello il chirurgo che mette da parte tutti i suoi affetti e persino la sua umana pietà nell'imporre alle proprie forze intellettuali un'unica meta:eseguire l'operazione nel modo più corretto possibile..la freddezza dell'analista....permette di preservare la sua vita affettiva e apporta al malato il più grande aiuto"
"Nella misura del possibile, la cura analitica deve essere effettuata, in stato di privazione e astinenza...Per quanto questo possa apparire crudele, dobbiamo vegliare per evitare che la sofferenza del paziente non si attenui prematuramente".
Queste indicazioni io le trovo sadiche e violente...:bapho: e credo che in qualche modo siano ancora messe in pratica.
So bene che c'è una vita dopo Freud...gli analisti lavorano su un incoscio non esclusivamente freudiano; esistono altri approcci oltre a quello psicoanalitico, ma questi ultimi sono in grado di curare non di guarire. Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi.
So che questa è solo una mia opinione, forse troppo radicale,e discutibile, ma mi chiedo: perchè per essere efficace il percorso deve essere così impegnativo e sacrificante? Se un amico ti pianta perchè si scorda un appuntamento o le chiavi di casa, tu puoi offenderti e reagire, con l'analista, che paghi per giunta, devi fare buon viso e subire.
Ciao.
Ciao francesca
Forse siamo tutti troppo legati alla nostra esperienza personale. Ma per me non è stato così. Non è così.
Puoi difenderti e reagire. E la sorpresa è di trovare risposta e accoglienza.
Per me, l'analisi è una continua sorpresa. Al punto che ormai mi sorprendo se questa caratteristica manca.
Perché occorre studiare cinque anni per diventare psicologi? O architetti, o ingegneri, o fisici nucleari? Perché siamo nati qui e non altrove? Perché la Terra se ne sta sospesa per aria? Perché occorre attraversare momenti di sofferenza per "guarire"?
Forse perché la bacchetta magica non ce l'ha nessuno (a parte alcuni psichiatri convinti di curare qualunque cosa (pillola rossa, pillola blu... da Sturmtruppen, in alcuni casi) e perché l'inconscio ha le sue regole, che la coscienza non conosce affatto.
Capiscimi, anch'io, spesso, cerco le scorciatoie. La strada che mi consentirebbe, nella mia fantasia, di guarire senza soffrire. Finora, ho semplicemente dovuto constatare che quella strada non esiste da nessuna parte.
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma visto che l'inconscio non è visibile cosa osserva l'analista nel paziente che gli fa dire che l'inconscio del paziente indentifica padre e analista?
Io adesso vedo un oggetto, che significa che al livello inconscio questo oggetto è identico ad un altro oggetto che magari ho conosciuto in passato?
E soprattutto cosa si dovrebbe osservare per verificare una cosa del genere? Insomma supponendo che sia possibile compiere ogni tipo di osservazione, in linea teorica cosa dovrebbe accadere materialmente per determinare che il mio inconscio sta identificando la persona che sto guardando ora con mio padre? Io davvero non riesco a capire.
Comunque va be', non voglio interrompere la vostra discussione. Se non ti va di rispondermi non importa. Sarebbe interessante però aprire qualche discussione su dei concetti base come "inconscio", "transfert" e così via con l'intento di definirli meglio e chiarirli piuttosto che usare delle citazioni, ed alla fine aggiornare nell'ultimo messaggio la definizione migliore, che è resistita insomma alla maggior parte delle obiezioni.
Sostanzailmente nella proiezione transferale vi sono modalità relazioni, emotive, di attaccamento simili a quelle che il paziente ha appreso, maturato, sviluppato, nella relazione col padre (prendendo come riferimento l'esempio che hai portato tu). Per cui, come di queste vi può essere una lettura cognitiva, derivata dagli studi sull'attaccamento e le modalità relazionali interpersonali derivate, così può esser data una lettura psicoanalitica, che utilizza un linguaggio profondamente diverso in quanto maggiormente simbolico rispetto al cognitivismo. Come il cognitivista, trovandosi di fronte ad un paziente che si comporta in un certo modo, parla in un certo modo, attua degli schematismi relazionali di un certo tipo, ne riconosce la possibile origine nello sviluppo dell'individuo, anche l'analista compie il medesimo riconoscimento, maggiormente basato su quelle che sono le sue nozioni scientifiche e soprattutto la sua esperienza di analisi. La tua domanda pone in evidenza la confusione tra linguaggio utilizzato e processo terapeutico. IN psicoanalisi il processo terapeutico è spesso descritto in psicanalese, talvolta stretto, come i sistemici lo descrivono in sistemichese, talvolta stretto. Non si tratta di reale incomprensione del rpoceso terapeutico, ma dell'adozione di una forma linguistica al posto di un'altra. Come ben sanno i traduttori, inoltre, molte espressioni e sfumature di una lingua sono spesso intraducibili, oppure traducibili in modo assai lontani dalla traduzione letterale in un'altra. Proprio il cognitivismo costruttivista è arrivato a forme interpretative che si avvicinano alla psicoanalisi. Nel corso di vari master che ho fatto mi è capitato spesso di incontrare cognitivisti che hanno fatto brevi percorsi analitici e psicoanalisti che hanno fatto della formazione cognitivista. Cancrini, che è in assoluto uno dei padri della terapia sistemico relazionale italiana (specialmente in ambito di tossicodipendenze) è uno psicanalista. Molti analisti Junghiani insegnano nelle scuole rogersiane proprio l'approccio rogersiano, al quale si sono formati.
Molto spesso la differenza di linguaggio ha permesso di focalizzarsi su aspetti differenti dando vita a pratiche cliniche differenti. Nel confronto interdisciplinare molto spesso si scopre che il processo terapeutico, l'aspetto sul quale si è lavorato, pur con modalità diverse e da prospettive diverse, è sostanzialmente lo stesso.
In italia questa discussione è agli albori, ma negli stati uniti la prima pubblicazione sull'integrazione se non sbaglio risale al '66.
Un Saluto
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Ciao francesca
Forse siamo tutti troppo legati alla nostra esperienza personale. Ma per me non è stato così. Non è così.
Puoi difenderti e reagire. E la sorpresa è di trovare risposta e accoglienza.
Per me, l'analisi è una continua sorpresa. Al punto che ormai mi sorprendo se questa caratteristica manca.
Perché occorre studiare cinque anni per diventare psicologi? O architetti, o ingegneri, o fisici nucleari? Perché siamo nati qui e non altrove? Perché la Terra se ne sta sospesa per aria? Perché occorre attraversare momenti di sofferenza per "guarire"?
Forse perché la bacchetta magica non ce l'ha nessuno (a parte alcuni psichiatri convinti di curare qualunque cosa (pillola rossa, pillola blu... da Sturmtruppen, in alcuni casi) e perché l'inconscio ha le sue regole, che la coscienza non conosce affatto.
Capiscimi, anch'io, spesso, cerco le scorciatoie. La strada che mi consentirebbe, nella mia fantasia, di guarire senza soffrire. Finora, ho semplicemente dovuto constatare che quella strada non esiste da nessuna parte.
Buona vita
Guglielmo
Scusa Willy, ma bisogna riconoscere che sei davvero fortunato in qs campo, se "addirittura" ti puoi difendere e reagire (e non intendo nè in senso fisico, logicamento nè con reazioni linguistiche troppo vivaci) ed in piu' trovare "perfino"risposta e accoglienza, con tua sorpresa. E con sorpresa anche mia, aggiungo e credimi che è veramente cosi'.
La cosa piu' bella poi è che ti sorprendi se "non ti sorprendi".
Poi, che la fantasia faccia pensare a scorciatoie, è esperienza comune, cosi' come che in certi percorsi, non ce ne siano. Al limite strade diverse.
Ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Ma l'inconscio è visibile,altroché...se così non fosse nessun tipo di conoscenza sarebbe suscettibile di sorgere. A maggior ragione l'inconscio freudiano si configura come zona da bonificare quindi potenzialmente conscia:il 'trucco' è approssimarsi attraverso delle tecniche a questa esperienza.
Mentre gli oggetti percettivi coscienti li si può osservare direttamente... suoni, forme ecc. quello che, diciamo così, percepisce l'inconscio, noi non possiamo osservarlo se non indirettamente tramite altre tracce, quel che possiamo osservare sono tracce, ed io voglio capire che tipo di tracce devo osservare per sapere che il mio inconscio identifica due oggetti che consapevolmente ritengo distinti. Se una persona viene da me e mi dice che il mio inconscio identifica due oggetti, io voglio sapere lui cosa ha osservato per dire che le cose stanno così. Se io vi guardo e dico che il vostro inconscio sta facendo questa o quest'altra cosa, nel caso in cui voi non siate d'accordo con me in che modo potete mostrarmi che le cose non stanno affatto così? Ed io cosa dovrei mostrarvi per convincervi che le cose stanno così? Questo soltanto vorrei sapere.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma visto che l'inconscio non è visibile cosa osserva l'analista nel paziente che gli fa dire che l'inconscio del paziente indentifica padre e analista?
Io adesso vedo un oggetto, che significa che al livello inconscio questo oggetto è identico ad un altro oggetto che magari ho conosciuto in passato?
E soprattutto cosa si dovrebbe osservare per verificare una cosa del genere? Insomma supponendo che sia possibile compiere ogni tipo di osservazione, in linea teorica cosa dovrebbe accadere materialmente per determinare che il mio inconscio sta identificando la persona che sto guardando ora con mio padre? Io davvero non riesco a capire.
Comunque va be', non voglio interrompere la vostra discussione. Se non ti va di rispondermi non importa. Sarebbe interessante però aprire qualche discussione su dei concetti base come "inconscio", "transfert" e così via con l'intento di definirli meglio e chiarirli piuttosto che usare delle citazioni, ed alla fine aggiornare nell'ultimo messaggio la definizione migliore, che è resistita insomma alla maggior parte delle obiezioni.
Vorrei farti una domanda, dato che tu hai difficolta' a capire il concetto di transfert -che per inciso, seppure in modi diverso, attualmente, ora è utilizzato anche in alcuni approcci cognitivi piu' moderni ( v. Liotti, ad es.)- e di inconscio. Ma tu sei uno psicologo? Sei un paziente -e guarda che qui siamo psicologi-pazienti e pazienti che pero' hanno cmq gia' una loro visione del transfert in base alle proprie esperienze e letture- molto insoddisfatto da qualche tipo di percorso analitico? Sei uno sperimentalista?
Cmq, per il concetti di inconscio e transfert, ti hanno risposto Luigi84 e massimomassimo, intanto; io ti consiglierei se l'argomento ti interessa, dato che qs è un 3d gia' avviato, di fare diverse letture base sui due concetti, a partire da Freud, e dalla sua teoria per poi approdare ad una migliore conoscenza anche solo letteraria di essi. Potresti prendere anche i libri di Brenner o dei Nagera. Se ti piace la verificabilita', dopo aver letto le basi principali dei concetti, potresti leggere "La verifica empirica in psicoanalisi" di Weiss ed un altro A. che a mente non ricordo.
Qui i concetti di transfert e di inconscio sono utilizzati perchè seppure in accezioni diverse, sappiamo cioì' di cui stiamo parlando.
Pero' se vuoi, puoi provare ad aprire tu stesso un nuovo thread sui concetti che ti interessano, per avere piu' definizione e scegliere quella di cui forse, hai piu' bisogno o ti è piu' gradevole.
La tua posizione e richiesta specifica, sembrerebbe rimandare ad un bisogno di vedere concretamente qualcosa che ti renda possibile poter credere ad un concetto che puoi da una parte solo leggere e, dall'altra, solo esperire per comprenderlo, qd, mi dispiace, non posso venire incontro alla tua richiesta, non perchè non voglio ma perchè non riesco a cogliere il livello reale su cui si colloca la tua domanda ed obiezioni circa qs tua "incomprensione" da un semplice post, aggiungendo qualcosa a cio' che gia' ti è stato detto.
Anche perchè esistendo molte visioni del transfert, non voglio complicarti le idee.
Ti posso solo dire che i modi in cui l'inconscio si rende visibile sono molto variegati e vanno dai sogni, non intendendoli esclusivamente in senso di fase di sonno REM, i lapsus, il linguaggio stesso, le modalita' percettive, il transfert, appunto (v. massimomassimo, intanto) e molto altro.
Anzi, l'inconscio, se fosse per se', non farebbe che presenziare e prendere il potere sulla nostra coscienza, e, cmq, si apre sempre qualche varco.
Ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Qualcuno sa darmi una definizione di cosa sia il transfert?
transfert in lingua originale significa lettralmente "spostamento", quindi è lo spostamento di affetti, idee, sentimenti provati per una persona importante del passato, su una persona nel presente, che per qualche motivo si collega a quella passata.
Citazione:
una persona secondo me dovrebbe avere una vera e propria allucinazione visiva ed invece di vedere l'analista dovrebbe vedere direttamente suo padre (riconosciamo una persona dall'aspetto, dal suono della voce e così via).
appunto, se vedi una persona per la prima volta, se "l'aspetto, il suono della voce, e così via", in qualche modo ricordano una persona che hai conosciuto nel passato, sposti su di lui idee, affetti, sentimenti che provavi per quella persona.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
*-ras-*
appunto, se vedi una persona per la prima volta, se "l'aspetto, il suono della voce, e così via", in qualche modo ricordano una persona che hai conosciuto nel passato, sposti su di lui idee, affetti, sentimenti che provavi per quella persona.
io già avevo scritto
Citazione:
Io non sono mai riuscito ad afferrare davvero cosa si intende quando si parla di transfert. Qualsiasi cosa faccia è inevitabile che, a seconda dei tipi di oggetti e persone che incontro ora, trasferisca alcune proprietà che non ho verificato direttamente e che, diciamo così, ho "generato" ed accorpato ad altre anche grazie alle esperienze che ho già avuto. Ad esempio se vedo un fuocherello sulla spiaggia (qualcosa di giallo che ondeggia) mi aspetto che emani calore ed anche che scotti (se ci infilo la mano dentro), questo credo dipenda dal fatto che quel che vedo è simile sotto certi aspetti a qualche altra cosa che ho visto in passato che mi ha dato calore o che mi ha scottato, ed anche se non ne sono sicuro mi aspetto che anche il nuovo oggetto che osservo ora, seppure non è lo stesso, emani calore proprio come l'altra cosa di cui ho avuto esperienza. Qualcuno sa darmi una definizione di cosa sia il transfert? Secondo quello che ho scritto sopra avviene praticamente sempre ogni volta che incontro una persona o un oggetto, per questo credo di non aver capito precisamente cosa sia.
Ma una cosa è aspettarsi che una persona simile ad altre persone sotto certi aspetti (e sottolineo SIMILE) si comporti in qualche modo come quelle già conosciute, tutt'altra è dire che la persona risulta per il mio inconscio praticamente identica ad un'altra come è stato scritto in un altro intervento per chiarirmi il senso di questa frase:
"Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre".
E' ovvio che se in passato ho avuto belle esperienze con dei cagnolini di un certo tipo quando ne incontro altri simili a questi sono bendisposto nei loro confronti e magari metto in atto anche il repertorio di comportamenti e gesti che già avevo usato, ma sarebbe questo il transfert?
Se è così, come avevo già scritto, questo tipo di fenomeno avviene praticamente sempre: anche ora che sto scrivendo su questa tastiera trasferisco tutto il sistema di movimenti (e credo anche una certa disposizione emotiva) che attivavo quando usavo l'altra per scrivere. Le riconosco simili sotto certi aspetti e suppongo che abbiano tutta una serie di caratteristiche e proprietà simili che non sono andato certo a verificare scrupolosamente. Ho capito bene, è questo il transfert? Solo che questo fenomeno lo si chiama propriamente transfert solo quando abbiamo a che fare con delle persone e trasferiamo atteggiamenti, schemi comportamentali, emozioni e sentimenti da persone a persone.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
luigi '84
Da francesca63:''Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi''.
Perchè questa sicurezza?
Conoscevo una persona che rimase per molto tempo in una fase di stallo nel corso di una analisi per una reale quanto sottile e infida credenza patogena sulla insostituibilità del metodo psicoanalitico:non si lasciava penetrare da un metodo che già lo possedeva in una modalità ossessiva. Ogni analisi si scontrava con questo muro intellettualistico che non concedeva nessuna risonanza emotiva rilevante e quindi nessuna trasformazione...anche Jung dovette spesso agire in maniera diversa con soluzioni che si avvicinano più alla prassi cognitivista perchè non si ammala solo l'anima ma anche le idee...ed è solo per comodità che decidiamo di partire dall'una o dalle altre...l'umiltà intellettuale richiede che si pensi sempre ad una totalità e non esclusivamente alle singole parti visibili e invisibili che un certo metodo rileva.
Il dilemma grandioso della psicoanalisi,a mio modesto parere, è che mai qualcosa si conclude nella coerenza più totale:ogni analisi riuscita,ogni trasformazione avvenuta presuppongono una frattura tra teoria e prassi che (in fondo) sono solo due euristiche che si rincorrono in una corsa secolare e delineano,senza mai concludere,la forma di una relazione complessa...
Saluti,
Luigi
Ciao Luigi. Il tuo post conferma il mio pensiero, espresso in alcuni interventi precedenti e attaccato e criticato da molti esperti......ripeto:
Non esiste una precisa e immediata consequenzialità tra teoria e pratica terapeutica.
Io ritengo che le regole e le tecniche che un terapeuta usa come strumenti terapeutici, le seleziona in funzione dei risultati terapeutici che gli garantiscono nella prassi e non perche sono quelle che appartengono alla specializzazione che ha scelto.
Mi risulta che terapeuti che appartengono alla stessa corrente di pensiero teorico, adottano comportamenti e settig analitici differenti.
Nessun modello teorico offre strategie che si possono adattare in toto alla coscienza e alla personalità di un analista che, quando si ritrova solo col suo paziente, deve in qualunque modo, effettuare un intervento che possa aiutarlo e rendere la qualità della sua vita più tollerabile.
La psicoterapia è una disciplina differente dalla medicina, dalla matematica, fisica, chimica.Non esistono formule, norme, direttive, ricette che possano fornire la risposta adeguata ad ogni forma di sofferenza psichica. Il successo o il fallimento della cura non dipendono da una giusta o errata applicazione della tecnica ma dall'infinità di variabili che si attivano nel campo analitico tra paziente e terapeuta.... non tutti gli analisti hanno il coraggio di accantonare e liberarsi di quel bagaglio di regole, tecniche e metodologie assimilate, facendo tesoro dell'esperienza man mano acquisita e riveduta paziente dopo paziente, caso dopo caso.
Anche se ad es. sei junghiano, puoi utilizzare il lettino se il tuo pz, ne ha bisogno perchè lo aiuta a scendere più nel profondo, oppure assegnare dei "compiti a casa", o decidere di essere più direttivi, o formulare una intuizione anche se azzardata, o effettuare interventi specifici di problem solving.... acting da evitare assolutamente secondo i canoni più ortodossi.
In qualche modo mi stai dando ragione.
La mia sicurezza, si riferisce al fatto che con le terapie brevi, se si affrontano i problemi portati in analisi dai pz come sintomi di un conflitto psichico inconscio,con l'eliminazione di quel sintomo si ci limita a sopprimere la sofferenza legata ad esso, ma non la sofferenza legata al coflitto.
Ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Per Francesca
Complimenti e brava per quello che hai scritto dalla 4 alla 13 riga:approved:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Io credo che tu abbia ragione quando dici che ci sono analisti che utilizzano una prassi che non puo' che essere vissuta che come violenta in senso psicologico-emotiva, dai pazienti, e a volte puo' anche esserlo realmente, inutile negarlo, ma cio' non accade solo per la cosidetta infrangibile "neutralita'" (che poi bisognerebbe capire bene in quale accezione si intende qs termine) ma è vero che anche una loro "invadenza" inopportuna, con continue proposte personali di argomentazioni, o atteggiamenti iperinterpretativi, possono essere vissuti come tali, forse in misura ancora maggiore, dai pz. In sintesi, a volte, sarebbe meglio il silenzio al dire cose inopportune, in tempi inadatti, fino a creare da una parte, un sovraccarico sul pz e dall'altra, dei "buchi neri" su aspetti importanti, che restano o diventano poi ingestibili, fino all'interruzione del processo stesso. Soprattutto, se in modo ripetuto.
Rispetto all'ultima riga, hai ragione, secondo me. Forse, per qs, il paziente, si chiama cosi' perchè gli è richiesta una grande pazienza, in molti momenti.
Ciao:ciao::)
Cara Rosa, ogni nostra considerazione deriva da un vissuto personale.
A mio avviso se un terapeuta rischia un'interpretazione fuori tempo o invadente o inopportuna può, come dici bene tu, creare gravi increspature difficili da appianare, ma almeno si denota da parte del terapeuta una volontà di rischiare, di sporcarsi le mani , di sperimentare interpretazioni, di superare l'impasse. Sarà lo stesso paziente a reagire, sostenere le sue idee, è libero di farlo.
Invece, non c'è nulla di più frustrante del silenzio, del distacco,del porsi come uno specchio opaco e inanimato . Il pz non può fare nulla....solo tacere e avvertire frustrazione.
Tutto questo viene vissuto come disinteresse e scatena rabbia e aggressività, che si traducono in un potente transfert che assume venature di odio. Il paziente vive tutto in maniera ingenua...., soffre per questi suoi sentimenti come se fossero autentici e corrispondenti all'oggetto, non capisce che questo suo malessere, questi desideri insoddisfatti che si riversano sulla figura dell'analista,sono materiale prezioso che deve essere smascheato e interpretato ai fini della sua presa di coscienza sui suoi conflitti e bisogni incosci e per la loro risoluzione.
Ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Per Francesca
Complimenti e brava per quello che hai scritto dalla 4 alla 13 riga:approved:
E il resto?:mumble:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Ciao francesca
Forse siamo tutti troppo legati alla nostra esperienza personale. Ma per me non è stato così. Non è così.
Puoi difenderti e reagire. E la sorpresa è di trovare risposta e accoglienza.
Per me, l'analisi è una continua sorpresa. Al punto che ormai mi sorprendo se questa caratteristica manca.
Perché occorre studiare cinque anni per diventare psicologi? O architetti, o ingegneri, o fisici nucleari? Perché siamo nati qui e non altrove? Perché la Terra se ne sta sospesa per aria? Perché occorre attraversare momenti di sofferenza per "guarire"?
Forse perché la bacchetta magica non ce l'ha nessuno (a parte alcuni psichiatri convinti di curare qualunque cosa (pillola rossa, pillola blu... da Sturmtruppen, in alcuni casi) e perché l'inconscio ha le sue regole, che la coscienza non conosce affatto.
Capiscimi, anch'io, spesso, cerco le scorciatoie. La strada che mi consentirebbe, nella mia fantasia, di guarire senza soffrire. Finora, ho semplicemente dovuto constatare che quella strada non esiste da nessuna parte.
Buona vita
Guglielmo
Ciao Guglielmo. E' vero , siamo sempre influenzati dal nostro vissuto personale, quando esprimiamo un'opinione.
Quando voi psicologi affermate che avete sperimentato il transfert sulla vostra pelle, è vero, però a mio avviso voi siete pazienti privilegiati....
Intanto fate "analisi didattica" perchè necessario alla vostra professione e non perchè vi trovate in uno stato di profondo malessere che vi costringe a chiedere un urgente aiuto e sostegno psicologico.
Poi, voi sapete bene di cosa si tratta perchè materia dei vostri studi, il che vi porta ad una consapevolezza che nessun pz può mai raggiungere.
Anche per la scelta del terapeuta o del tipo di terapia siete favoriti dalle vostre conoscenze.
Infine, se la tua analista si dimentica di te, anche se ti senti frustrato, hai le risorse per reagire positivamente e sfruttare efficacemente l'accaduto per analizzare le tue reazioni emotive....per un comune pz, ammetti che viene meno automatico seppellire l'ascia da guerra con tutta la rabbia, la frustrazione e l'aggressività.
Io, comunque, ripeto sono una fan della psicoterapia, con tutto quello che richiede in termini di adeguamento e disciplina..ne vale proprio la pena!
A me è capitato, dopo una seduta, di essere lasciata dal mio psi, al buio nelle scale con il rischio di rompermi l'osso del collo....L'ho presa a ridere dicendo: proprio lei che mi dovrebbe aiutare a navigare nell'oscurità del mio inconscio, mi lascia al buio nelle scale!
E' stato uno spunto stimolante per la seduta successiva.
Ciao.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
io già avevo scritto
Ma una cosa è aspettarsi che una persona simile ad altre persone sotto certi aspetti (e sottolineo SIMILE) si comporti in qualche modo come quelle già conosciute, tutt'altra è dire che la persona risulta per il mio inconscio praticamente identica ad un'altra come è stato scritto in un altro intervento per chiarirmi il senso di questa frase:
"Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre".
E' ovvio che se in passato ho avuto belle esperienze con dei cagnolini di un certo tipo quando ne incontro altri simili a questi sono bendisposto nei loro confronti e magari metto in atto anche il repertorio di comportamenti e gesti che già avevo usato, ma sarebbe questo il transfert?
Se è così, come avevo già scritto, questo tipo di fenomeno avviene praticamente sempre: anche ora che sto scrivendo su questa tastiera trasferisco tutto il sistema di movimenti (e credo anche una certa disposizione emotiva) che attivavo quando usavo l'altra per scrivere. Le riconosco simili sotto certi aspetti e suppongo che abbiano tutta una serie di caratteristiche e proprietà simili che non sono andato certo a verificare scrupolosamente. Ho capito bene, è questo il transfert? Solo che questo fenomeno lo si chiama propriamente transfert solo quando abbiamo a che fare con delle persone e trasferiamo atteggiamenti, schemi comportamentali, emozioni e sentimenti da persone a persone.
si più o meno, però il transfert non è cosciente.
Se vedi un fuoco, ti aspetti che scotti perché hai appreso da esperienze passate che è così, quindi hai delle aspettative.
Invece il transfert avviene al di sotto del livello della coscienza...visto che mi sembra che tu ragioni in termini più cognitivisti che dinamici, per capirci meglio potremmo dire che il transfert è sub-liminale :P
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
E il resto?:mumble:
Scusa, è che mi era sembrato che in quelle righe, ti rivolgessi nello specifico ad un discorso tra te e Luigi84, per qs, non l'ho commentato.
Pero' tieni presente che ci sono situazione in cui a volte il sintomo in se', è talmente importante nell'invalidare la vita di un pz, in cui un'analisi, puo' non essere fattibile o utile nell'immediato, ma magari, in un secondo momento.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
*-ras-*
si più o meno, però il transfert non è cosciente.
Se vedi un fuoco, ti aspetti che scotti perché hai appreso da esperienze passate che è così, quindi hai delle aspettative.
Questa volta allora credo di aver afferrato la cosa. Nel transfert io mi comporto e provo sentimenti ed emozioni nei confronti di certi tipi di persone ma non mi sono dato ancora alcuna spiegazione del perché agisco così e del perché provo questi sentimenti, poi in seguito costruisco ipotesi che siano abbastanza plausibili per me, come la storia riguardo al fuoco.
Insomma immagino che un tempo non avevo ancora appreso quel tipo di reazioni ed adesso mi convinco che devo aver visto qualcosa di simile in passato sotto certi aspetti, che credevo scottasse, ed è rimasta in qualche modo una traccia di tutto questo nel mio modo attuale di agire e comportarmi e provare emozioni.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
peste1987
Amo lei perchè mi piace anche soltanto sentire la sua voce per telefono. Non ti dico come mi batte il cuore.
Amo lei perchè piango PER lei.
Amo lei perchè l'ho già vissuto l'amore (così forte) e sò com'è.
:P
DelusA, please! Sono femmina.
Delusa, e anche molto incazzata.
Farei di tutto per riprendermela. Tutto tutto.
Lascerei il lavoro per lei.
L'unica cosa che fa è che mi ascolta. Ma come lei, anche altre mille persone lo fanno.
Forse perchè lei mi capisce. Tanto che molto spesso mi stupisce. O forse perchè sono io che mi affeziono subito e di brutto!! :)
Eh grazie, io non la conosco per tutti i suoi aspetti!
Il bello (o il brutto) è che lei sa tutto di me, io non so niente di lei. :rolleyes:
Scusate se mi intrometto in questa vostra conversazione,ma volevo dire a Peste che ti capisco molto profondamente...:sbonk:mi sono molto immedesimata nelle tue parole perchè anchio sto facendo una terapia solo da due mesi ma già mi sono affezzionata alla mia terapeuta e a volte la sua professionalità mi ha fatto soffrire,ho affrontato con lei questo mio stato d'animo e per un istante gli avrei voluto chiedere se anche lei mi voleva anche solo un pizzico di bene..poi ho pensato che l'avrei messa in difficoltà..poi riflettendoci ho capito quanto anche la sua situazione sia difficile...anchio vorrei sapere qualcosa in più di lei ma in realtà questo forse creerebbe solo un invischiamento troppo profondo che farebbe del male ad entrambe,non sdarebbe costruttivo...però condivido i tuoi stessi sentimenti davvero molto spesso:rolleyes:...ciao...:yahoo:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Il paziente nevrotico, ha una visione distorta della realtà che manipola in base alle proprie aspettative; spesso non realizza l'oggettività dei fatti, quindi non troverà mai risposte adeguate ai propri desideri.
Ma come si risolve il problema? Una volta lo chiesi alla mia psicoterapeuta e questa mi disse che semplicemente il problema non si risolveva. Io allora pensai tra me "ma allora cosa ci faccio qui?". L'inizio della fine della mia analisi.
Gli psicoanalisti son tutti coraggiosi, ma io non lo sono affatto e non voglio guarire nel senso che intendono loro, io così diventerei ancora più infelice.
Dopo aver interrotto l'analisi (soprattutto perché la psicoterapeuta per sua stessa ammissione provava irritazione nei miei confronti) ho avvertito che il mio star bene è come se fosse stato legato ad un'equazione che non poteva essere risolta.
Insomma mentre prima pensavo che qualcosa la potevo ancora fare adesso sono convinto che non esista proprio alcuna soluzione.
Mi ha fatto più male che bene.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma come si risolve il problema? Una volta lo chiesi alla mia psicoterapeuta e questa mi disse che semplicemente il problema non si risolveva. Io allora pensai tra me "ma allora cosa ci faccio qui?". L'inizio della fine della mia analisi.
Gli psicoanalisti son tutti coraggiosi, ma io non lo sono affatto e non voglio guarire nel senso che intendono loro, io così diventerei ancora più infelice.
Dopo aver interrotto l'analisi (soprattutto perché la psicoterapeuta per sua stessa ammissione provava irritazione nei miei confronti) ho avvertito che il mio star bene è come se fosse stato legato ad un'equazione che non poteva essere risolta.
Insomma mentre prima pensavo che qualcosa la potevo ancora fare adesso sono convinto che non esista proprio alcuna soluzione.
Mi ha fatto più male che bene.
Mi dispiace...e sono le uniche parole che mi riesce di dirti. Forse non c'è nulla altro da dire in fondo tranne una cosa: il male e ancora un altro punto di partenza...''la storia di una vita inizia da un punto qualsiasi''...da qui il coraggio più autentico...libero...
Saluti,
Luigi
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma come si risolve il problema? Una volta lo chiesi alla mia psicoterapeuta e questa mi disse che semplicemente il problema non si risolveva. Io allora pensai tra me "ma allora cosa ci faccio qui?". L'inizio della fine della mia analisi.
Gli psicoanalisti son tutti coraggiosi, ma io non lo sono affatto e non voglio guarire nel senso che intendono loro, io così diventerei ancora più infelice.
Dopo aver interrotto l'analisi (soprattutto perché la psicoterapeuta per sua stessa ammissione provava irritazione nei miei confronti) ho avvertito che il mio star bene è come se fosse stato legato ad un'equazione che non poteva essere risolta.
Insomma mentre prima pensavo che qualcosa la potevo ancora fare adesso sono convinto che non esista proprio alcuna soluzione.
Mi ha fatto più male che bene.
In che senso vorresti guarire? L'analisi è la cura dell'anima e vengono messi in gioco e demoliti tutti i pilastri su cui hai costruito la tua esistenza.
Come sostiene Luigi, ci vuole molto coraggio a mettere tutto in dicussione ,
ma se ce la fai la tua vita avrà basi più solide e orizzontii esistenziali più vasti.
Forse potresti provare ancora con un altro terapeta.
Non mollare.
Ciao.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma come si risolve il problema? Una volta lo chiesi alla mia psicoterapeuta e questa mi disse che semplicemente il problema non si risolveva. Io allora pensai tra me "ma allora cosa ci faccio qui?". L'inizio della fine della mia analisi.
Gli psicoanalisti son tutti coraggiosi, ma io non lo sono affatto e non voglio guarire nel senso che intendono loro, io così diventerei ancora più infelice.
Dopo aver interrotto l'analisi (soprattutto perché la psicoterapeuta per sua stessa ammissione provava irritazione nei miei confronti) ho avvertito che il mio star bene è come se fosse stato legato ad un'equazione che non poteva essere risolta.
Insomma mentre prima pensavo che qualcosa la potevo ancora fare adesso sono convinto che non esista proprio alcuna soluzione.
Mi ha fatto più male che bene.
Purtroppo, puo' accadere anche di "non entrare in sintonia" con una particolare persona che dovrebbe aiutarci, per molti motivi e che la stessa cosa, accada anche a lei/lui; sono cose che in effetti, fanno molto male, che si aggiungono al dolore che uno gia' prova in se'. Tuttavia, non dovresti pensare che quello che ti ha detto quella particolare terapeuta o cio' che tu hai provato in quella situazione e dopo, abbia un valore universale, ne' nel tempo, nè come significato; nel senso che se prima pensavi che ora c'era qualcosa da fare, ora non piu'. Probabilmente, qs è un pensiero dettato da delusione, disperazione e altro che non saprei, ma potrebbe piuttosto che rappresentare una convinzione che ti tiene fermo nel tuo star male (la cosidetta profezia che si autodetermina), rappresentare, appena te la senti, un nuovo punto di partenza per fare quel qualcosa che ora non sai bene cos'è, come tentare con un altro analista, se ti piace qs approccio, oppure, se la senti piu' vicina al tuo modo di pensare e vedere le cose, potresti provare anche una psicoterapia cognitiva o cognitiva-comportamentale; tu dici che non hai il coraggio che hanno gli psicoanalisti: ora non so bene a cosa ti riferisci, posso solo fare supposizioni, circa certe tue paure, pero' nel caso la tua urgenza fosse risolvere qualche sintomo che ti fa stare molto male oppure, non te la sentiresti in realta' di provare a guardare nel tuo inconscio e a provare certi tipi di coinvolgimenti emotivi, esistono anche altri tipi di terapia che potrebbero darti sollievo sintomatico o ampliare certe capacita' cognitivo-emotive, seppure in modo diverso. Pero' anch'io ti vorrei dire, come hanno fatto Luigi84 e Francesca63, che non dovresti farti condizionare da quell'esperienza; è andata male, pazienza, puoi tentare di "incontrare" un'altra persona con cui intraprendere un'altro percorso, perchè anche e spesso proprio il "male" come malessere, è un nuovo punto di partenza per migliorarsi ed ampliare i propri orizzonti.
Quindi, cerca di rompere la tua equazione e, appena puoi, di cambiare rotta.
Ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Io prima vorrei capire a cosa la terapia punta, e poi scegliere se seguire la terapia nel caso mi interessi raggiungere questa cosa.
Ho tra le mani un libro "psicoterapia psicodinamica della depressione" ed ancora non ho capito come si fa a far star meglio qualcuno mettendosi a parlare della sua vita passata. Ne ho parlato anche io e poi? Ci son dei problemi da risolvere adesso.
Se ho una malattia che non voglio avere l'unica cosa che può farmi stare realmente meglio è una cura effettiva, voglio avere delle soluzioni oggettive, e non adattarmi ai problemi, è proprio questo tipo di "guarigione" che mi farebbe stare ancora peggio.
Se non si possiedono soluzioni lasciamo perdere, ma non voglio che mi confondano le idee, le mie domande sono semplici, "voglio ottenere questo, cosa devo fare per ottenerlo con buone probabilità?", e se uno psicoterapeuta mi da dei suggerimenti inefficaci deve prendersi la responsabilità di tutto questo: un medico che diffonde delle cure che non funzionano, in cambio di lauti pagamenti, è punibile dal punto di vista legale.
Poi se mi dite che questo significa essere nevrotici, io lo sono ma non voglio guarire da questa malattia.
Quando parlavo del coraggio degli psicoanalisti, non era certo un complimento, avevo in mente un passo spassoso e tragico del libro "Viaggio al termine della notte" in cui il protagonista Bardamu finisce in un ospedale militare perché ha paura di andare in guerra e lì si mette a discutere con uno dei medici che avrebbero dovuto "curarlo" assecondando le idee deliranti del luminare della scienza.
Io non voglio essere "curato" in questo modo, io voglio trovare un sistema per "evitare di andare in guerra" e vivere comunque bene, la mia vigliaccheria me la tengo stretta, e chi vuol fare l'eroe lo faccia pure, io semplicemente non lo voglio fare. Condurre quel tipo di vita non mi renderebbe più felice.
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Io prima vorrei capire a cosa la terapia punta, e poi scegliere se seguire la terapia nel caso mi interessi raggiungere questa cosa.
Ho tra le mani un libro "psicoterapia psicodinamica della depressione" ed ancora non ho capito come si fa a far star meglio qualcuno mettendosi a parlare della sua vita passata. Ne ho parlato anche io e poi? Ci son dei problemi da risolvere adesso.
Se ho una malattia che non voglio avere l'unica cosa che può farmi stare realmente meglio è una cura effettiva, voglio avere delle soluzioni oggettive, e non adattarmi ai problemi, è proprio questo tipo di "guarigione" che mi farebbe stare ancora peggio.
Se non si possiedono soluzioni lasciamo perdere, ma non voglio che mi confondano le idee, le mie domande sono semplici, "voglio ottenere questo, cosa devo fare per ottenerlo con buone probabilità?", e se uno psicoterapeuta mi da dei suggerimenti inefficaci deve prendersi la responsabilità di tutto questo: un medico che diffonde delle cure che non funzionano, in cambio di lauti pagamenti, è punibile dal punto di vista legale.
Poi se mi dite che questo significa essere nevrotici, io lo sono ma non voglio guarire da questa malattia.
Quando parlavo del coraggio degli psicoanalisti, non era certo un complimento, avevo in mente un passo spassoso e tragico del libro "Viaggio al termine della notte" in cui il protagonista Bardamu finisce in un ospedale militare perché ha paura di andare in guerra e lì si mette a discutere con uno dei medici che avrebbero dovuto "curarlo" assecondando le idee deliranti del luminare della scienza.
Io non voglio essere "curato" in questo modo, io voglio trovare un sistema per "evitare di andare in guerra" e vivere comunque bene, la mia vigliaccheria me la tengo stretta, e chi vuol fare l'eroe lo faccia pure, io semplicemente non lo voglio fare. Condurre quel tipo di vita non mi renderebbe più felice.
Interessante il libro dove il paziente che non vuole andare in guerra, finito per questo in un ospedale militare , si mette a parlare con un luminare della scienza che avrebbe dovuto curarlo, assecondando le idee deliranti; ma che tipo di idee aveva il "luminare" della scienza?
Tu dici che vorresti capire a che cosa la "terapia" punta e poi, scegliere la terapia nel caso ti interessasse raggiungere quella meta; purtroppo, ci sono molti tipi di terapie e per capire a cosa punta ognuna di esse, tra quelle che ti suscitano un eventuale interesse, dovresti informarti leggendo diversi libri; puo' darsi che tu (è solo una ipotesi, nient'altro), abbia una mentalita' del tipo che vuole "tutto e subito", oppure che hai bisogno di risolvere problemi attuali pressanti; forse, se è cosi', invece di cercare cosa non va in una terapia che secondo te, non puo' aiutarti, dovresti cercare una terapia che possa aiutarti nel momento presente, come la terapia breve strategica oppure ricorrere, se pensi di averne bisogno o che potrebbero aiutarti, ad una consulenza psichiatrica in cui ti vengano dati dei farmaci che ti facciano sentire un po' meglio nell'immediato (per quanto, anche qs, so che impiegano un po' di tempo prima di raggiungere l'effetto terapeutico desiderato); se invece preferisci stare male, se cosi' ti senti, dal momento che in un precedente post, hai scritto che vuoi guarire, anche questa è una scelta, forse temporanea, o di vita, cmq, è tua.
Tieni presente che nessuno mai avra' una bacchetta magica con la quale toccarti una spalla e poterti definire guarito; ogni tipo di percorso, comporta un certo livello di impegno personale, durante il quale non si puo' "controllare tutto", dentro di e intorno a noi, nè "tutti".
Non è piacevole, ma è cosi'.
Cmq, qui su ops c'è anche un forum "benessere e psicologia", dove forse, puoi trovare indicazioni e risposte piu' adefuate alle tue richieste, come quelle sulle terapie ed altro.
Ciao:)
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Cmq, qui su ops c'è anche un forum "benessere e psicologia", dove forse, puoi trovare indicazioni e risposte piu' adefuate alle tue richieste, come quelle sulle terapie ed altro.
Guardo lì non vi disturbo più.
Grazie :)
Ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Io prima vorrei capire a cosa la terapia punta, e poi scegliere se seguire la terapia nel caso mi interessi raggiungere questa cosa.
Ho tra le mani un libro "psicoterapia psicodinamica della depressione" ed ancora non ho capito come si fa a far star meglio qualcuno mettendosi a parlare della sua vita passata. Ne ho parlato anche io e poi? Ci son dei problemi da risolvere adesso.
Se ho una malattia che non voglio avere l'unica cosa che può farmi stare realmente meglio è una cura effettiva, voglio avere delle soluzioni oggettive, e non adattarmi ai problemi, è proprio questo tipo di "guarigione" che mi farebbe stare ancora peggio.
Se non si possiedono soluzioni lasciamo perdere, ma non voglio che mi confondano le idee, le mie domande sono semplici, "voglio ottenere questo, cosa devo fare per ottenerlo con buone probabilità?", e se uno psicoterapeuta mi da dei suggerimenti inefficaci deve prendersi la responsabilità di tutto questo: un medico che diffonde delle cure che non funzionano, in cambio di lauti pagamenti, è punibile dal punto di vista legale.
Poi se mi dite che questo significa essere nevrotici, io lo sono ma non voglio guarire da questa malattia.
Quando parlavo del coraggio degli psicoanalisti, non era certo un complimento, avevo in mente un passo spassoso e tragico del libro "Viaggio al termine della notte" in cui il protagonista Bardamu finisce in un ospedale militare perché ha paura di andare in guerra e lì si mette a discutere con uno dei medici che avrebbero dovuto "curarlo" assecondando le idee deliranti del luminare della scienza.
Io non voglio essere "curato" in questo modo, io voglio trovare un sistema per "evitare di andare in guerra" e vivere comunque bene, la mia vigliaccheria me la tengo stretta, e chi vuol fare l'eroe lo faccia pure, io semplicemente non lo voglio fare. Condurre quel tipo di vita non mi renderebbe più felice.
Perdonami se quel che scriverò sarà un poco sconnesso e, purtroppo, non sempre comprensibile. Sono del parere che le domande che poni andrebbero poste ad un terapeuta, e in un setting preciso.
Dici che vorresti capire a cosa la terapia punta. Io tenderei a ribaltare il discorso, e a chiederti quale sia il tuo desiderio. Perché che senso ha assumere come proprio il desiderio di un altro? Quindi, a cosa punti tu?
Una volta che decidi di rispondere a questa domanda, potresti vedere una psicoterapia, o una psicoanalisi, come un mezzo, uno strumento che ti consenta di ottenere quel che vuoi. Nello specifico, ottenere di essere chi vuoi essere.
Se hai una malattia e vuoi guarire, allora hai ragione: l'unica risposta è la cura. Se, invece, non sei malato (non più di me o di chiunque altro qui) ma soffri delle condizioni della tua esistenza, allora non serve cura, né ci potrebbe essere. In fondo, come tutti noi, la tua mi pare essere una domanda di senso. Una di quelle domande a cui ognuno di noi deve trovare in proprio la risposta.
Può essere che il modo di non andare in guerra e vivere comunque bene ci sia. Secondo me c'è. Però mi sento di dirti che vivere i propri desideri, prendersene cura e assumersene la responsabilità non è sempre piacevole, quasi mai è semplice.
Però, come sosteneva anche Epitteto, una volta che riusciamo a distinguere tra cosa dipende da noi e cosa non dipende da noi, possiamo incamminarci per questa strada: vivere la nostra vita. Perché l'essere vivi non dipende da noi. Il come viviamo sì.
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Io prima vorrei capire a cosa la terapia punta, e poi scegliere se seguire la terapia nel caso mi interessi raggiungere questa cosa.
Ho tra le mani un libro "psicoterapia psicodinamica della depressione" ed ancora non ho capito come si fa a far star meglio qualcuno mettendosi a parlare della sua vita passata. Ne ho parlato anche io e poi? Ci son dei problemi da risolvere adesso.
Se ho una malattia che non voglio avere l'unica cosa che può farmi stare realmente meglio è una cura effettiva, voglio avere delle soluzioni oggettive, e non adattarmi ai problemi, è proprio questo tipo di "guarigione" che mi farebbe stare ancora peggio.
Se non si possiedono soluzioni lasciamo perdere, ma non voglio che mi confondano le idee, le mie domande sono semplici, "voglio ottenere questo, cosa devo fare per ottenerlo con buone probabilità?", e se uno psicoterapeuta mi da dei suggerimenti inefficaci deve prendersi la responsabilità di tutto questo: un medico che diffonde delle cure che non funzionano, in cambio di lauti pagamenti, è punibile dal punto di vista legale.
Poi se mi dite che questo significa essere nevrotici, io lo sono ma non voglio guarire da questa malattia.
Quando parlavo del coraggio degli psicoanalisti, non era certo un complimento, avevo in mente un passo spassoso e tragico del libro "Viaggio al termine della notte" in cui il protagonista Bardamu finisce in un ospedale militare perché ha paura di andare in guerra e lì si mette a discutere con uno dei medici che avrebbero dovuto "curarlo" assecondando le idee deliranti del luminare della scienza.
Io non voglio essere "curato" in questo modo, io voglio trovare un sistema per "evitare di andare in guerra" e vivere comunque bene, la mia vigliaccheria me la tengo stretta, e chi vuol fare l'eroe lo faccia pure, io semplicemente non lo voglio fare. Condurre quel tipo di vita non mi renderebbe più felice.
Io il concetto di nevrosi lo trovo molto complicato però mi piace definire essa stessa come un compromesso...il più meschino sulla faccia della terra...perchè fatto con se stessi. La medicina è un'altra storia:la psicoanalisi le ha mostrato chiaramente come il concetto di ''aiuto'' può oscillare nei vari contesti. Generalmente ''andare in guerra'' significa vivere la vita nelle condizioni che ci sono state assegnate e che di volta in volta il caso ci assegna quindi ''andare in guerra'' è ''vivere'' nel senso più pieno:ingaggiare la lotta significa relativizzare le condizioni dell'io e 'oltrepassare' le paure che lo attraversano. Io non potrei mai pensare di guarire immerso nella codardia perchè vivrei questo stato come ''implosione di tutti i sensi'':non posso vivere se non proiettato/gettato in pro-getto che realizzi tutti i sensi possibili a cui la mia esistenza intimamente tende...c'è il bisogno di un ''disancoraggio'': non si può pretendere di capire la tempesta se ci si ferma alla nostalgia della scogliera...
Saluti,
Luigi
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
luigi '84
......Generalmente ''andare in guerra'' significa vivere la vita nelle condizioni che ci sono state assegnate e che di volta in volta il caso ci assegna quindi ''andare in guerra'' è ''vivere'' nel senso più pieno:ingaggiare la lotta significa relativizzare le condizioni dell'io e 'oltrepassare' le paure che lo attraversano. Io non potrei mai pensare di guarire immerso nella codardia perchè vivrei questo stato come ''implosione di tutti i sensi'':non posso vivere se non proiettato/gettato in pro-getto che realizzi tutti i sensi possibili a cui la mia esistenza intimamente tende...c'è il bisogno di un ''disancoraggio'': non si può pretendere di capire la tempesta se ci si ferma alla nostalgia della scogliera...
Saluti,
Luigi
:approved: Luigi sei grande! Quello che sai capace di esprimere tu, mi coivolge e mi fa emozionare!
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Se non si possiedono soluzioni lasciamo perdere, ma non voglio che mi confondano le idee, le mie domande sono semplici, "voglio ottenere questo, cosa devo fare per ottenerlo con buone probabilità?", e se uno psicoterapeuta mi da dei suggerimenti inefficaci deve prendersi la responsabilità di tutto questo: un medico che diffonde delle cure che non funzionano, in cambio di lauti pagamenti, è punibile dal punto di vista legale.
in generale, bisogna dire che l'essere umano non è una macchina, non funziona secondo le leggi causa-effetto, quindi il rapporto tra "problema" e "soluzione" non è lineare. Non è un'equazione, ma entrano in gioco diversi fattori, diverse variabili, che interagiscono tra di loro in modo reciproco e indiretto, influenzandosi a vicenda, anche a distanza di tempo.
Insomma....non devi ragionare in termini di "equazioni", ma di "sistema" aperto anche all'esterno :approved:
perciò, data la complessità dei fattori in gioco (idee, affetti, sensazioni, sentimenti, significati, vissuti, ecc...) lo psico-terapeuta (terapeuta della psiche, che quindi si occupa di idee, sentimenti, affetti, ecc...e del modo in cui interagiscono tra loro e come generano/siano generati da certi stati d'animo e certi modi di vedere il mondo) non dà suggerimenti, ma attraverso il dialogo cerca di comprendere il mondo interno del paziente, cerca di cogliere quali sono le condizioni che lo portano a uno stato di disagio, e poi di portare il paziente stesso a capire le proprie potenzialità e a introdurre un punto di vista diverso da cui osservare la propria situazione.
A volte la "soluzione" consiste proprio in questo: cambiare prospettiva. Il "problema" può nascere da una certa visione del mondo
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Guardo lì non vi disturbo più.
Grazie :)
Ciao
Ti ho suggerito di guardare li' pensando che forse, potresti trovarci risposte piu' adeguate alle tue domande, in considerazione anche del fatto che in quel forum di ops, ci sono persone autorizzate a darti risposte che spero siano per te piu' soddisfacenti ed eventualmente, rispondere, ad una tua richiesta di consulenza, cosa che qui non si puo' fare, oltre che trovarci degli articoli che potresti leggerti con calma, su disturbi e salute ed eventuali terapie.
In ogni caso, io ti suggerirei di riflettere sulle risposte che ti hanno dato, intanto, willi61, dove trovi ottimi spunti appunto, di riflessione e ras, che ti spiega che appunto, le persone e le terapie, non funzionano in termini di causa-effetto, ma in modo molto piu' complesso.
Ciao
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
....non si può pretendere di capire la tempesta se ci si ferma alla nostalgia della scogliera...(Luıgı)
La storıa dı Char-Lıe- e la frase dı Luıgı, mı hanno portata a fare delle consıderazıonı.
L'uomo nasce prematuramente e prıma dı essere autosuffıcente deve attendere parecchıo tempo. La crescıta fısıologıca ad un certo punto sı completa, ma quella psıchıca non sı esaurısce maı fıno alla morte e rıchıede uno sforzo contınuo perche' crescere, ma anche solo vıvere, non e' facıle; puo' accadere dı perdersı; pıombare nella depressıone, nella solıtudıne, nell'ıncapacıta' dı gıoıre, amare. La malattıa fısıca sı rıconosce e sı cura, quella psıchıca e' subdola, sılente per lungo tempo, e come un cancro che sı dıagnostıca solo quando le metastası sı sono gıa' propagate e provocano nevrosı e malesserı ınsopportabılı. Cı sembra che ıl nostro percorso dı vıta non cı consenta vıa d'uscıta, scappatoıe, come se ıl malessere e ıl dolore non possano trovare una rısoluzıone e avere fıne. Annı e annı dı dısagıo crescente....
Il contesto socıale ın cuı sıamo ınserıtı, oltre la nostra personale urgenza cı ınducono, per sollevarcı e guarıre, a soluzıonı velocı e rısolutıve, a rıfıutare la sofferenza, a rıcercare ıl benessere senza fatıca. Ma e' un'utopıa!
La domanda dı analısı, l'esıgenza dı ıntraprendere un percorso terapeutıco, sıamo coscıentı che non e' ne veloce ne ındolore, ma e' l'unıco effıcace per farcı uscıre da quella dımensıone claustrofobıca e cı proıetta verso prospettıve nuove e orızzontı ınfınıtı.
Anche se sı e' consapevolı che e' un percorso verso l'ıgnoto, e' ıl solo che cı puo' aıutare a svıluppare la capacıta' dı rıconoscere ıl proprıo mondo ınterno e trasformarlo; e' ıl solo che cı fa sperare ın un fururo possıbıle, aperto a nuove esperıenze e prospettıve dı vıta mıglıorı.
La presenza dı un altro che tı sa ascoltare e capıre, fa sı che la sofferenza che haı vıssuto a lungo, da solo ın sılenzıo, sı traduca ın ımmagını e parole che una volta che haı trovato ıl coraggıo dı trasferıre, gıa' tı fanno sentıre alleggerıto. Condıvıdere ı proprı problemı ed esplorare un mondo ınterno che avevamo per lungo tempo lascıato sommerso per paura dı portare alla luce verıta' scomode e dolorose, apre spazı dı pensıero ınfınıtı e possıbılıta' che pensavamo dı aver perso defınıtıvamente:le emozıonı, l'amore, la gıoıa, ıl sorrıso, sono un bene , una rıcchezza cosı' prezıose che e' proprıo un peccato perdersele e sı deve fare dı tutto per rıappropıarsene.
Quando sı ha la foruna dı ıncontrare ıl terapeuta gıusto, ıl contatto emotıvo autentıco che sı ınstaura, consente dı non reagıre maı con rabbıa e ırrıtazıone
anche se tı sentı dıre verıta' ınquıetantı...lo shock che sı rıceve e' posıtıvo, sano e benefıco e le consapevolezze che acquısıscı tı aıutano a guardare con occhı nuovı problemı antıchı.
Cıao. Buone vacanze:summer: