trattamento per il postpartum?
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trattamento per il postpartum?
La perdita del primo figlio è un evento stressante significativo, quindi mi fa pensare a PTSD, disturbo acuto da stress, o disturbo dell’adattamento.
La preoccupazione di giungere al parto in buone condizioni può essere assolutamente congruente con la precedente esperienza. Se devo trovarci qualcosa di patologico per forza, potrei supporre dell’ansia, che insieme con l’irritabilità, l’umore basso quando piange, e il sentimento di impotenza, mi possono fare pensare ad un disturbo dell’umore. In particolare, forse, irritabilità e accessi di rabbia possono rientrare in una depressione post-partum? Non credo, l’ho buttata li.
CHE CACCHIO E' LA PLAUSIBILE MODALITA' DI RESTITUZIONE?!
La specificazione Con Esordio nel Postpartum può essere applicata all’Episodico Depressivo Maggiore, Maniacale o Misto del Disturbo Depressivo Maggiore, Disturbo Bipolare I o Disturbo Bipolare II, o al Disturbo Psicotico Breve, se l’esordio si colloca nelle 4 settimane dopo un parto. I sintomi dell’Episodio Depressivo Maggiore, Maniacale o Misto ad esordio nel postpartum non sono diversi da quelli di alterazione del tono dell’umore non del postpartum. Sintomi che sono comuni negli episodi del postpartum, ma non specifici per essi, includono fluttuazione dell’umore, labilità dell’umore e preoccupazione per il benessere del neonato, l’intensità della quale può variare dall’ipercoinvolgimento a veri e propri deliri. La presenza di gravi ruminazioni o di pensieri deliranti relativi al neonato si associa con un rischio di danno al neonato significativamente aumentato.
direi che non c'azzecca molto!
Si potrebbe mettere tra le possibilità di approfondimento, ma non come ipotesi diagnostica principale...
Si potrebbero indagare i sentimenti relativi alla perdita del figlio, la costellazione materna durante la gravidanza e nel post-partum (quale preoccupazioni principali? Quali pensieri accompagnano la rabbia? C'è rischio per la vita della bambina?), il compagno c'è? Che ruolo ha? Rete di supporto familiare? E' qui da sola provenendo da un altro Paese o da un'altra regione? Relazioni con la famiglia d'origine (esplorare anche le esperienze di infanzia)
Come test proporrei: un test sulla depressione post-partum (EPDS) e uno sulla sintomatologia depressiva (HDRS), il questionario sulla costellazione materna (MCI, che indaga le aree di preoccupazione principali), un proiettivo (Rorschach) e le Early Memories (indagano i ricordi precoci e possono offrire spunti di riflessione anche sul nucleo dei conflitti attuali), più degli incontri di osservazione della relazione madre-bambina (eventualmente, successivamente, includere anche il padre, in modo da avere un'idea del funzionamento triangolare e non solo diadico).
Nella restituzione non saprei, perché le informazioni qui sono poche, consiglierei di partire dagli aspetti di cui è più consapevole (il disagio che la bambina le crea attualmente, ad esempio), per poi passare a quelli meno consapevoli (ciò che vi è alla base dei sentimenti di rabbia, i sentimenti più profondi), fornendo ovviamente anche una restituzione rispetto a quando emerso ai test...
Come ipotesi di intervento proporrei una terapia supportivo-espressiva individuale o eventualmente una terapia di gruppo con altre neomamme in cui possano essere esplorati i temi relativi alla prima maternità (da valutare in base a quanto emerso dagli approfondimenti)
1) Dati anamnestici: età 25 anni, figlio unico. Sviluppo psicofisico nella norma. Genitori viventi, entrambi pensionati.
Frequenza scolastica: Terzo anno Istituto Tecnico Industriale. Professione: operaio (industria di Stato).
Abitudini di vita regolari, modico fumatore e bevitore. Prima crisi verificatasi all'età di 19 anni mentre prestava servizio di leva.
Sintomi manifestati: allucinazioni visive e uditive, disorientamento spaziale e temporale, attacchi di panico.
Il paziente si descrive come tranquillo, un po' introverso, timido e insicuro. Frequenta coetanei con alcuni dei quali ha rapporti di amicizia. Alla visita presenta i seguenti sintomi: inappetenza, disturbi gastrici, cardiopalmo, insonnia, disagio, senso di devalorizzazione. Un tentativo sentimentale fallito di recente riacutizza idee a contenuto persecutorio; si sente spiato, seguito, calunniato. Ha interrotto il rapporto di lavoro isolandosi anche dagli amici.
Sulla base delle informazioni presentate, il candidato formuli una diagnosi clinica e un piano terapeutico che preveda il tipo di intervento, specificando il metodo e gli obiettivi che si ritengono raggiungere.
Prima crisi verificatasi all'età di 19 anni mentre prestava servizio di leva.Sintomi manifestati: allucinazioni visive e uditive, disorientamento spaziale e temporale, attacchi di panico può essere un disturbo psicotico breve?
L'avevo fatto anche io questo...Mi sembra di aver ipotizzato lo Schizoaffettivo (potrebbe essere un Episodio Depressivo Maggiore, poi deliri e allucinazioni), con diagnosi differenziale di Disturbo Delirante (i deliri non sono bizzarri, ma sarebbe opportuno indagare l'entità dei disturbi d'ansia/dell'umore e andrebbero indagate le allucinazioni per capire se siano associate ai deliri, in caso contrario tale disturbo andrebbe escluso)...
Volendo potrebbe starci un Disturbo Psicotico NAS, perché ci sono deliri non bizzarri con periodi di alterazione dell'umore...
Partiamo dai sintomi mostrati alla visita:
1) inappetenza, insonnia, devalorizzazione, disagio (non meglio identificato), isolamento sociale, possono essere segni di un episodio depressivo maggiore
2) disturbi gastrici, cardiopalmo, possono essere segnali d’ansia
3) idee a contenuto persecutorio: sono incongruenti con l’umore, sembrano deliri a contenuto persecutorio. L’idea che si “riacutizzino” mi fa pensare fossero già presenti.
la crisi precedente mi fa pensare ad un episodio psicotico, ma le allucinazioni da sole non possono condurmi a nessun disturbo particolare. Sembra però che i deliri fossero già presenti precedentemente. Il disorientamento spaziale e temporale mi fa pensare a sintomatologia dissociativa, l’attacco di panico ansia, umore, o disturbo psicotico.
Io penso possa trattarsi di un disturbo schizoaffettivo.
non c'entra con il caso.una domanda: se i deliri sono congruenti con l'umore depresso non è disturbo delirante ma disturbo depressivo maggiore con manifestazioni psicotiche?
Damiano, 36 anni di sua iniziativa si rivolge allo psicologo dopo essersi sottoposto a diversi trattamenti farmacologici senza risultati apprezzabili. Riferisce che fin da bambino ha avuto difficoltà scolastiche, ma è riuscito comunque ad ottenere il diploma di ragioneria.
Attualmente svolge il lavoro di ragioniere in un azienda costruttrice di macchine utensili, sposato da 5 anni, ha un figlio di 3.
Si presenta al primo incontro manifestando una marcata agitazione, è distratto è presenta difficoltà mnemoniche, parla molto lamentando una profonda e generalizzata insoddisfazione.
Gli elementi che caratterizzano la sua storia sono: saltuario abuso di alcool, facile irritabilità e frequenti cambiamenti dell’umore che lo portano ad avere difficoltà relazionali, sbadataggine, disorganizzazione che gli impediscono di svolgere adeguatamente il suo lavoro, per questo ora rischia il licenziamento.
Il candidato indichi il percorso diagnostico per arrivare a formulare una corretta diagnosi e suggerisca una strategia d’intervento appropriata.
Inanzittutto bisogna capire a quale trattamento farmacologico si è sottoposto.Nel caso si fosse rivolto ad uno psichiatria,sarebbe utile avere più informazioni tramite una consultazione con lo specialista che lo ha avuto in cura.Prima di intraprendere un percorso diagnostico,bisognerebbe analizzare il motivo preciso per cui si sta rivolgendo allo psicologo.Si è rivolto allo psicologo perchè il trattamento farmacologico non ha avuto risultato e pensa di aver più bisogno di una psicoterapia?Cosa si aspetta dallo psicologo?Che idea ha dello psicologo?Sono tutte domande a cui bisognerebbe dare una risposta attraverso il primo colloquio prima di intraprendere un percorso psicodiagnostico.
Il fatto che dichiara di abusare saltuariamente di alcool,non può non farci pensare ad un'associazione dei sintomi riportati con l'abuso di alcool.Se dagli approfondimenti clinici possiamo escludere questa associazione,allora prenderemo in considerazione,dai sintomi riportati, o un disturbo d'ansia generalizzato,se fossero presenti anche ansia e preoccupazioni eccessive per tutto il giorno per almeno sei mesi,o un disturbo depressivo maggiore se fossero presenti anche o umore depresso o perdita di interesse/piacere quasi per tutto il giorno per almeno due settimane. Poichè questi sintomi sembrano caratterizzare da sempre la sua storia,potrebbero farci escludere un disturbo d'ansia generalizzato e farci proprendere o per un disturbo distimico se fossero presenti sintomi depressivi per almeno due anni che non soddisfano i criteri per un disturbo depressivo maggiore cronico, oppure, se riscontreremo in anamnesi anche episodi ipomaniacali o maniacali ci orienteremo verso un disturbo bipolare.
Il percorso diagnostico dovrebbe prevedere almeno quattro/cinque colloqui intervallati dalla somministrazione di test quali l'MMPI-2,almeno un test proiettivo e il BDI per la depressione.Nei colloqui bisognerà approfondire varie aree quali: ricavare informazioni circa la sua infanzia,i rapporti con i suo genitori, quali erano le difficoltà scolastiche a cui è andato incontro,le sue relazioni affettive e amicali,il rapporto con la moglie e con il figlio, informazioni che riguardano l'ambito lavorativo,importante è approfondire l'uso dell'alcool,perchè lo fa,quando lo fa,con chi e da quanto tempo.Tutte questi approfondimenti andranno a confermare o meno l'ipotesi diagnostica di Disturbo Depressivo Cronico o di Disturbo Distimico ecludendo per ora il Disturbo d'Ansia Generalizzato
ecco una cosa...negli approfondimenti voi seguite un ragionamento ateorico o uno psicodinamico e quindi dite di approfondire conflitti/difese/relazioni oggettuali?
come lo avete risolto voi il caso di Damiano?