Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Counselor: chi “strangolare”?
giovedì 2 luglio 2009 - Redazione
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Pubblichiamo l'intervento, in una mail-list professionale, di un collega frastornato da certa "ingenua" protervia di neo-formati counselor.
Un’impiegata (la chiamerò M) mi invita a pranzo alla sua mensa aziendale. Mi è stata presentata da amici comuni. Accetto l’invito per cortesia nei loro confronti, per curiosità, per modificare la routine lavorativa.
Dunque M ha circa 50 anni, due figli ormai adolescenti, non credo sia laureata e ha un marito dirigente di altissimo livello. Non è una famiglia toccata dalla crisi economica, ma M sente il bisogno di nuovi stimoli visto che i figli sono ormai indipendenti.
M sta per concludere un corso in counseling. Afferma: “ho fatto crescere due figli, credo di essere stata una buona madre, perché non posso fare anche io la terapeuta?” Siccome un terapeuta assume una funzione genitoriale lei si sente legittimata ad esserlo per il fatto che è madre. Durante l’incontro mi considera un collega alla pari (il suo stato mentale è: io e te siamo due operatori del disagio mentale, anche se io non me ne occupo). La cosa mi irrita e le lancio messaggi che sottolineano la nostra differenza: sono 30 anni che sono laureato, sarò pure uno psicologo non eccelso, ma ho la mia esperienza, le specializzazioni, le pubblicazioni.
E’ presa dal sacro fuoco di guarire la gente: “non puoi immaginare –afferma- quanti colleghi io segua in questa azienda, qui c’è un grande malessere”. Intuisco che sono chiacchierate al bar o nei corridoi. Ad un certo punto mi dice: “scusa, ma perché sei stato così…… da averci messo tanti anni per arrivare al risultato a cui io sono arrivata in pochi anni?” Forse non trova la parola o forse non vuole ferirmi perché credo che questa sarebbe “coglione”. Confesso che ho sentito il desiderio di strangolarla, ma dal suo punto di vista non aveva tutti i torti. M mi ha voluto vedere perché vorrebbe proporre alla sua azienda, appena conseguito il diploma, un Centro counseling rivolto ai lavoratori e voleva confrontarsi “con un collega”, insomma vuole istituzionalizzare quello che fa ora.
Le dico che il suo ruolo aziendale di impiegata (passato e presente) mal si concilia con l’intervento che lei ha in mente (però a ripensarci ora, quanti psicoterapeuti frequentano i loro pazienti fuori dal setting terapeutico?) e che la sua azienda forse può essere non interessata a prendersi cura del disagio dei lavoratori, ad esempio perché è funzionale al loro allontanamento o per la sua cultura organizzativa. Non la convinco. Mi dice che sono privo di ottimismo e rassegnato. Per lei esiste solo “chi sta male” e “chi guarisce”.
Sento di nuovo il desiderio di prima, ma poi mi chiedo se non possa riuscire nel suo intento di farsi riconoscere il suo progetto, magari utilizzando le influenti amicizie del marito.
Esco dall’azienda e penso che forse da strangolare sarebbero i colleghi psicologi che stanno formando tali figure professionali, che stanno supportando l’onnipotenza di alcuni, senza spirito etico, solo per sopravvivere economicamente (immagino la loro replica molto italiana: “tengo famiglia”). Alle prossime elezioni ordinistiche queste scuole faranno molte pressioni sui loro attuali ed ex allievi perché perduri questa situazione. E molti colleghi seguiranno le loro indicazioni di voto nella speranza di strappare qualche ora di docenza.
Penso anche ai nostri committenti: già non hanno capito la differenza tra psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, psichiatra e ora li confondiamo con il counseling!
Si, M ha ragione: sono privo di ottimismo e rassegnato.
Messaggio firmato
Allego questa lettera presa dal sito altrapsicologia sperando che possa essere spunto per un dibattito costruttivo
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Dal mio punto di vista trovo che la questione sostanziale relativa ai temi della psicologia, della psicoterapia, del counseling, eccetera sia connessa alla mancanza di una cultura psicologica, ad una carenza di sensibilità verso il tema, una certa ignoranza e confusione di (s)fondo che non permette di poter far emergere chiaramente i confini di ogni intervento psicologico e non.
Il mio parere è che tale vuoto culturale abbia alla propria origine diverse cause fra le quali anche (soprattutto) una mancanza di (in)formazione da parte di coloro i quali dovrebbero essere maggiormente interessati all'argomento ossia gli psicologi, gli psicoterapeuti, i counselor, eccetera.
Purtroppo le strutture e gli enti che potrebbero e/o dovrebbero catalizzare una maggiore diffusione cuturale ed una specifica attenzione alla formazione professionale (anche qui) per diversi motivi non riescono/possono ottenere risultati in tal senso. Effettivamente su questo punto sento come molti il disagio per una professionalità che fatica a valorizzare se stessa.
Detto ciò io sono moderatamente ottimista perchè credo che una persona preparata professionalmente, in grado di presentare e far conoscere il proprio prodotto, seppure a volte con fatica indubbiamente, ottenga risultati coerenti con le proprie aspettative. Conoscere il proprio prodotto, lavorare sulla qualità del servizio, saperlo vendere, e ovviamente molte altre cose (che dipendono da che idea uno ha in testa: a ciascuno il proprio), vanno a colmare una certa parte di questo enorme vuoto culturale.
Capisco che il mio punto di vista risulta forse essere poco allineato (nel senso che non ho letto alcun messaggio che proponesse tale lettura; come pure non ho letto tutti i messaggi presenti sul forum) ma credo che questo sia lo stato dell'arte della questione. Almeno in Italia.
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Saoshyant
tale vuoto culturale abbia alla propria origine diverse cause fra le quali anche (soprattutto) una mancanza di (in)formazione da parte di coloro i quali dovrebbero essere maggiormente interessati all'argomento
Sottoscrivo...con delusione ma sottoscrivo. L'università (per esempio...) è uno spettacolo spiacevole.
Saluti,
Luigi
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Spiacevole o piacevole che sia: questa è la realtà che io percepisco. Il futuro è mistero seppure l'uomo abbia le risorse necessarie per provare a costruire previsioni sensate è urgente la richiesta di grandi uomini che siano in grado di offrire grandi svolte culturali. Nell'attesa a ciascuno il proprio. Galimberti quoterebbe (sebbene certamente darebbe un colore polemico al suo intervento).
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Galimberti quoterebbe
In effetti, pare sia molto bravo a "quotare", non me ne voglia Luigi... :asd:
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Osservazione corretta che coglie una finezza che non immaginavo sarebbe stata colta (mi diverto in solitudine): che comunque non sminuisce ma definisce ;)
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Saoshyant
Osservazione corretta che coglie una finezza che non immaginavo sarebbe stata colta (mi diverto in solitudine): che comunque non sminuisce ma definisce ;)
La finezza sul referente del discorso, é sottile ma soprattutto per la sua grande ambiguità - "dritta al centro" - (un essere - non essere del discorso) in cui sembra risiedere forse, il tuo maggior divertimento in solitudine. ;)
Non solo qui.
Comunque, se si vuol cogliere............
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ikaro78
In effetti, pare sia molto bravo a "quotare", non me ne voglia Luigi... :asd:
Oh...figurati.:asd:
Saluti,
Luigi
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La finezza sul referente del discorso, é sottile ma soprattutto per la sua grande ambiguità - "dritta al centro" - (un essere - non essere del discorso) in cui sembra risiedere forse, il tuo maggior divertimento in solitudine.
Non solo qui.
Comunque, se si vuol cogliere............
Mmm... in effetti più che di volontà si tratta di possibilità: nel senso che non ho colto :( ma sono assolutamente disponibile a (ac)cogliere. Preciso comunque che il referente del discorso è Galimberti che gode comunque di tutta la mia stima avendo anche avuto la possibilità di seguire diverse sue conferenze. Spero così di aver rimosso la grande ambiguità percepita. Così non fosse me ne spiace.
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Saoshyant
Mmm... in effetti più che di volontà si tratta di possibilità: nel senso che non ho colto :( ma sono assolutamente disponibile a (ac)cogliere. Preciso comunque che il referente del discorso è Galimberti che gode comunque di tutta la mia stima avendo anche avuto la possibilità di seguire diverse sue conferenze. Spero così di aver rimosso la grande ambiguità percepita. Così non fosse me ne spiace.
Ti ringrazio, ma per me era chiaro che ti riferivi ad U. Galimberti, nel post a cui ti riferisci ed in che senso :sisi:
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Saoshyant
Il mio parere è che tale vuoto culturale abbia alla propria origine diverse cause fra le quali anche (soprattutto) una mancanza di (in)formazione da parte di coloro i quali dovrebbero essere maggiormente interessati all'argomento ossia gli psicologi, gli psicoterapeuti, i counselor, eccetera.
Purtroppo le strutture e gli enti che potrebbero e/o dovrebbero catalizzare una maggiore diffusione cuturale ed una specifica attenzione alla formazione professionale (anche qui) per diversi motivi non riescono/possono ottenere risultati in tal senso. Effettivamente su questo punto sento come molti il disagio per una professionalità che fatica a valorizzare se stessa.
Detto ciò io sono moderatamente ottimista perchè credo che una persona preparata professionalmente, in grado di presentare e far conoscere il proprio prodotto, seppure a volte con fatica indubbiamente, ottenga risultati coerenti con le proprie aspettative. Conoscere il proprio prodotto, lavorare sulla qualità del servizio, saperlo vendere, e ovviamente molte altre cose (che dipendono da che idea uno ha in testa: a ciascuno il proprio), vanno a colmare una certa parte di questo enorme vuoto culturale.
Almeno in Italia.
Saoscià (x abbreviare il difficile nick),
tra quei msg che non hai letto, c'erano anche i miei in cui scrivevo
che la "mancanza di formazione" è tenuta su e diffusa ad arte, cioè per propria convenienza: ragionamenti e convinzioni del tipo <<se il counselor è poco formato, perchè dovrei spendere soldi io che sn laureato in Psicologia??>> ---Oppure: <<se chiunque afferma di essere esperto di PNL sul web, lo faccio anch'io, tanto più che ho letto un libro e/o fatto un Corso di una gg. e sn pure Psicologo>> (La PNL per utilizzare una materia di cui so valutare bene le abilità). Poi <<che me frega sn Psicologo clinico, ma x lavorare in azienda je dico che so' Psicologo del Lavoro>> (testimonianza diretta: sul suo sito dichiarava di essere Clinico...). Inoltre psicoterapeuti che insegnano counseling nelle Scuole (nate come Scuole quadriennali di psicoterapia) senza aver mai praticato neppure una seduta di counseling!
E questi sn solo alcuni esempi...il quadro è eloquente: chiunque vuole fare (e strafare) tutto ciò che può e quando non può scrive sul biglietto da visita <<esperto di...>> oppure dichiara qualcosa di diverso, in fondo che male c'è!? Il male è quello fatto a tutta la categoria professionale, anzi vedo un' incultura professionale: tutti contro tutti, un grande individualismo che ha mietuto la vittima più preziosa per le professioni psicologiche, come per qualsiasi altra professione, il cliente o paziente.
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Inoltre psicoterapeuti che insegnano counseling nelle Scuole (nate come Scuole quadriennali di psicoterapia) senza aver mai praticato neppure una seduta di counseling!
Sì, adesso stai a vedere che uno psicoterapeuta per ascoltare le persone deve andare pure a squola dai counsellor!! :asd:
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ikaro78
Sì, adesso stai a vedere che uno psicoterapeuta per ascoltare le persone deve andare pure a squola dai counsellor!! :asd:
Ma...davvero pensi che un metodo di discussione può essere lo "sfottò" da bar?? Capisco Ikaro che Tu sia più educato di un nobile collega che ha scritto <<'sti cazzi>>, però così potremo scrivere altre 60 pagg. di 3D senza arrivare da nessuna parte. Oppure è questa la posizione ufficiale di <<Opsonline>>??
Torniamo al livello del contenuto per chi vuole proseguire seriamente: uno psicoterapeuta che non ha mai praticato il Counseling insegna che il Counseling è <<psicoterapia con un po' meno qualcosa>>, questo è assolutamente scorretto, infondato e diseducativo per i "counselor" (sedicenti) che aspireranno sempre all'innarrivabile livello della psicoterapia!
Ciò che ho scritto l'ho sentito con le mie oriecchie e non sono chiacchiere da tifosi o da <<il mio è meglio del tuo>> anzi è la prova che lo psicoterapeuta (sedicente-<<counselor trainer>>)...non ha capito un bel nulla di cos'è il Counseling. Eppure era uno psicoterapeuta.
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Ma...davvero pensi che un metodo di discussione può essere lo "sfottò" da bar?? Capisco Ikaro che Tu sia più educato di un nobile collega che ha scritto <<'sti cazzi>>, però così potremo scrivere altre 60 pagg. di 3D senza arrivare da nessuna parte.
Mi pare di aver discusso -e a lungo- sul counselling, che altro aggiungere? La discussione comunque è ancora lì, io peraltro aspettavo ancora delle risposte alle domande che ponevo, altro che sfottò da bar, se ti va puoi ripartire da lì.
Saluti,
ikaro
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ikaro78
Mi pare di aver discusso -e a lungo- sul counselling, che altro aggiungere? La discussione comunque è ancora lì, io peraltro aspettavo ancora delle risposte alle domande che ponevo, altro che sfottò da bar, se ti va puoi ripartire da lì.
Saluti,
ikaro
Anch'io aspetto una risposta al mio post precedente sopra che riporta un fatto che contraddice la Tua ancora precedente...e tante altre precedenti (psicoterapeuti preparati e corretti vs. counselor impreparati e ciarlatani)
Purtroppo allo "sfottò" da bar (<<le squole dei Counselor>> dove insegnano -pagati, come direbbe Sgarbi, gli psicoterapeuti) non so rispondere e non voglio neppure imparare. Per altri tipi di risposte, puoi rileggerTi quelle, numerose, che ho già scritto. E che sono allineate con quelle di altri colleghi che sono intervenuti.