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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
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Originalmente inviato da
lovvina82
vi posto questo caso...
lilliana studentessa di 19 anni viene inviata dal medico di base ad una visita psicologica per disturbi alimentari. al primo colloquio si presenta accompagnata dalla mamma che appare preoccupata per il rapido dimagrimento della figlia: ha perso 8 kg in 2 mesi con conseguente amenorrea.
dall'osservazione la ragazza appare triste,scoraggiata,rallentata nei movimenti.
riferisce di non piacersi fisicamente: di avere naso lungo, capelli troppo ricci e crespi e gambe storte. la ragazza afferma di nn vALalere niente, di essere inferiore alle sue amiche. asserisce continuamente di essere sfortunata e che per lei non esiste soluzione per uscire da questa situazione. lilliana è la seconda di 3 figli ed è l'unica fammina. proviene da una famiglia di professionisti di classe medio-alta. dal suo racconto sembra trasparire la presenza di difficoltà di rapporto tra madre e il padre e tra i genotiri e i figli, tuttavia nessun altro menbro della famiglia ha richeisto una visita psicologica.
la ragazza frequenta il primo anno di univ e ilsuo rednimento è scarso, i rapporti con i colleghi di corso e con le maiche nn vengono ricercati ,anzi sono spesso rifiutati. non esce mai di casa se non per andare a scuola trascorre la maggior parte del tmepo in camera ad ascoltare musica fissando il soffitto.
un anamnesi approfondita rivela che i suoi problemi d'alimentazione sono iniziati nell'adolesc. è quasi un anno che si sente triste e a disagio incapace e insignificante. il peso raggiunto massino è stato di 52kg, all'età di 15 anni; il peso minimo, quello attuale, 44kg.
il soggetto riferisce di nn essersi mai sentita grassa al contrario avrebbe desiderato aumentare di peso senza però riuscirvi.
il candidato illustri:
- ipotesi diagonostica
-quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale-
- strumenti
- tipo di intervento
- eventuali risorse di rete psicosociali da attivare
secondo voi???
Lilliana studentessa di 19 anni viene inviata dal medico di base ad una visita psicologica per disturbi alimentari. Accompaganta dalla madre al primo colloquio riporta di aver perso 8 kg in 2 mesi con conseguente amenorrea (assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi). Un anamnesi approfondita rivela che i suoi problemi d'alimentazione sono iniziati nell'adolesc. è quasi un anno che si sente triste e a disagio incapace e insignificante. il peso raggiunto massino è stato di 52kg, all'età di 15 anni; il peso minimo, quello attuale, 44kg.
Nel tentativo di commentare ed interpretare un simile caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV TR.
Dal colloquio si rileva che la paziente è quasi da un anno che si sente triste e a disagio incapace e insignificante. La ragazza appare triste,scoraggiata,rallentata nei movimenti, non si piace fisicamente, riporta quelli, che a suo dire, sono numerosi diffetti fisici, afferma, inoltre, di nn valere niente, di essere inferiore alle sue amiche, di essere sfortunata e che per lei non esiste soluzione per uscire da questa situazione. Il rendimento nello studio è scarso (frequenta un corso universitario) e il rapporto con i colleghi, così come con le amiche, è assente se non, in alcuni casi, rifiutato. Passa gran parte delle sue giornata chiusa in camera a fissare il soffito a ad ascoltare musica ed esce solo per andare all'università.
Alla luce di tutti questi simili si potrebbe diagnosticare, in linea del tutto provvisoria e ipotetica, un disturbo dell'umore (si potrebbe pensare ad un dist. depressivo maggiore). Le informazioni in nostro possesso non sono ancora sufficienti perchè si possa parlare del suddetto disturbo con maggiore certezza; ciononostante, ai fini diagnostici, simili ipotesi andrebbero comunque sottoposte ad ulteriori indagini ed accertamenti.
In sede di diagnosi differenziale si potrebbe parlare di un disturbo dell'alimentazione (anoressia nervosa); sintomi come il peso al di sotto di quello normale, amenorrea e e la mancanza di autostima potrebbero indirizzare il clinico verso una simile direzione diagnostica. Ancora una volta l'insufficienza di informazioni, la necessità di approfondire alcune presenti rendono necessari ulterioir accertamenti e colloqui mediante i quali indagare diversi aspetti (tra i tanti potrebbe essere particolarmente utile indagare il livello di strutturazione dell'Io, il rapporto con la realtà e il contesto familiare in cui la paziente vive).
Si potrebbe suggerire l'uso dell'intervista semistrutturata SCID-I, utile nelle indagini sui disturbi di Asse I e il MMPI-II per indagare su aspetti di personalità.
Si suggerirebbe, inoltre, un trattamento di tipo supportivo(per sostenere un Io incapace di esercitare tutte le normali funzioni)/espressivo ad approcio psicodinamico (al fine di favorire l'insight della paziente e l'elaborazione dei termini conflittuali). Si potrebbe suggerire una terapia sistemica familiare, in quanto la paziente potrebbe essere una portavoce di eventuali nuclei depressivi presenti in ambito familiare.
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
...si cavolo...nel caso di Liliana il disformisomo corporeo ci sta tutto...è vero!!! Mi trovate pienamente d'accordo anche sul fatto che il distubo dell'alimentazione possa essere citato solo in sede di diagnosi differenziale!
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
allora tutti daccordo????
se volete piu tardi ne posto altri...:-)
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
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Originalmente inviato da
lovvina82
allora tutti daccordo????
se volete piu tardi ne posto altri...:-)
metti metti così mi esercito
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
anna ha 34 anni,coniugata, due figli di 10 e 7 anni, lavora part-time come ragioniera. è una bella donna, nagra e curata nell'aspetto. si rivolge allo psicologo perche due anni fa ha subito un incidente d'auto e da allora ha una paura di morire che le altera completamente stile e qualità di vita.
vorrebbe rinunciare a lavorare pur di non dover uscire la mattina, ma è consapevole di dover continuare a portare i figli a scuola e a far condurre loro una vita normale. per cui finge.
solo con il marito anna si permette di esprimere quello che sent, tanto che dall'epoca dell'incidente non hanno piu rapporti sessuali ed approfitta della disponibilità dell'uomo per fargli fare tante cose fuori casa.
ma soprattutto è la paura di avere un "brutto male" che angoscia anna, la quale tuttavia non vuole sottoporsi ad accertamenti medici per paura di scoprire qualche malattia, ne vuole prendere in considerazione eventuali prescrizioni di farmaci.
afferma che il momento peggiore è quando si sveglia la mattina ed il primo pomeriggio quando si rilassa .
da icolloqui che seguono anna si rivela con tratti di personalità rigida e con tono dell'umore orientato in senso depressivo come conseguenza delle sue paure e della mancanza di fiducia nel futuro.
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Anna, 34, coniugata e con 2 figli (10 e 7 anni), di bell'aspetto e curata. Impiegata part-time come ragioniera. 2 anni fa ha avuto un incidente d'auto e da allora ha paura di morire, paura che altera completamente il suo stile di vita.
Ai fini diagnostici del caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV-TR. Le manifestazioni cliniche riportate nel seguente caso (l'angoscia, la paura di "avere un brutto male", i tratti di personalità rigidi, il tono dell'umore orientato in senso depressivo e la mancanza di fiducia nel futuro) potrebbero suggerire, in via del tutto ipotetico e certamente provvisoria, una diagnodi di disturbo dell'umore (ulteriori indagini tornerebbero utili per comprendere se si tratti, eventualemnte, di disturbo depressivo maggiore o disturbo distimico) accompagnato da un disturbo somatoforme (riconducibile alla paura di avere un "brutto male"). Le informazioni in possesso sono comunque del tutto insufficienti perchè tali disturbi possano essere diagnosticaticon un certo margine di probabilità; a tal proposito si consigliano vivamente ulteriori colloqui con la paziente.
In sede di diagnosi differenziale si potrebbero ricondurre alcuni sintomi (la paura di morire, il non voler uscire di casa, il delegare il marito a tutte quelle mansioni che potrebbero farla uscire di casa, il non avere più rapporti sessuali) ad un disturbo d'ansia e, poichè la sintomatologia sembrerebbe risalire a 2 anni fà, in seguito all'incidente, si portebbe ritenere che si tratti di un dist. post traumatico da stress. QUest'ultima ipotesi non troverebbe conferma in alcuni sintomi che, comunque non vengono riportati dalla paziente, come per esempio il rivivere, sottoforma di incubi notturni o flashback, l'evento traumatico.
Sarebbe opportuno, come più volte suggerito, un'altra serie di colloqui necessaria per approfondire numerosi aspetti della vita della paziente. Innanzitutto si dovrebbe sapere se la paziente è stata indirizzata da qualcuno dallo psicologo o se vi sia venuta di sua spontanea volontà e per volontà ed insistenza di altri; si renderebbe utile sapere perchè la paziente ha deciso di vedere lo psicologo in questo momentoe quali siano le sue aspettative nei confronti del trattametno eventuale. Si dovrebbe verificare sul livello di strutturazione dell'Io, delle sue funzioni e del rapporto con la realtà.
Un altro contesto piuttosto importante d'indagine risulta essere quello familiare: spesso chi va dallo psicologo in presenza di un probabile disturbo depressivo, altri non è che il portavoce di un nucleo depressivo presente in ambito familiare.
Si potrebbe suggerire l'impiego di strumenti come lo SCID-I (intervista semistrutturata per la diagnosi di disturbi di Asse I) e l'MMPI-II.
Potrebbe tornare utile un trattamento espressivo supportivo di orientamento psicodinamico per sostenere un Io compromesso e provvedere ad una sua ristrutturazione, così come alla rielaborazione dei termini conflittuali.
Prima ancora di qualsiasi trattamento potrebe, tuttavia, essere necessario un incontro con lo psichiatra per una eventuale cura farmacologica in modo da stabilizzare il tono dell'umore.
CHE VE NE PARE? PUO' ANDARE? SBAGLIATO O DIMENTICATO QUALCOSA????
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ragazze mi spiegate la diagnosi differenziale sono andata nel pallone
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
[QUOTE=roberta80;2378374]ragazze mi spiegate la diagnosi differenziale sono andata nel pallone[/QUO
in poche parole la diagnosi differenziale è la (sempre potenziale e mai certa) diagnosi di un disturbo i cui sintomi potrebbero essere presenti o molto simili a quelli rilevabili in un altro quadro clinico...spero di essere stato chairo!
Ad esempio alcuni sintomi come l'ansia, tono dell'umore dpresso, agitazione, disturbi del sonno sono presenti sia nei disturbi depressivi che in quelli d'ansia
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
io in realtà avevo pensato ad un disturbo d'ansia accompagnato da un disturbo somatoforme...in realtà il disturbo depressiovo o distimico io nn lo ritrovo...
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Citazione:
Originalmente inviato da
lovvina82
io in realtà avevo pensato ad un disturbo d'ansia accompagnato da un disturbo somatoforme...in realtà il disturbo depressiovo o distimico io nn lo ritrovo...
Forse hai proprio ragione...il dist. depressivo maggiore o evenutalmente quello distimico porebbe starci come diagnosi differenziale mentre come diagnosi principale un dist. somatoforme in comorbidità ad un disturbo d'ansia, che potrebbe essere dist. di panico con agorafobia, fobia sociale o dist. post traumatico da stress (nell'incertezza meglio rimanere sul vago e lasciare solo DISTURBO D'ANSIA)....si si hai perfettamente ragione
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ecco bravo io avevo pensato ad una fobia sociale in particolare...il soggetto presenta un eccessiva ansia suscitata da situazioni o prestazioni sociali che determinano condotte di evitamento (come il fatto di delegare al marito commissioni esterne)
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Originalmente inviato da
Giupeppe
Forse hai proprio ragione...il dist. depressivo maggiore o evenutalmente quello distimico porebbe starci come diagnosi differenziale mentre come diagnosi principale un dist. somatoforme in comorbidità ad un disturbo d'ansia, che potrebbe essere dist. di panico con agorafobia, fobia sociale o dist. post traumatico da stress (nell'incertezza meglio rimanere sul vago e lasciare solo DISTURBO D'ANSIA)....si si hai perfettamente ragione
vero però considera che un elemento importante per decidere quale sia la diagnosi principale è vedere quale disturbo è presente da più tempo ergo io metterei come diagnosi primaria disturbo post traumatico da stress
p.s. piccolo appunto di netiquette scrivere maiuscolo equivale ad urlare :rolleyes:
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ragazze nn ho capito la diagnosi differenziale...quella principale riporta un disturbo i cui sintomi si manifestano da +tempo...la differenziale???
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
anch'io concordo nella diagnosi di disturbo d'ansia accompagnato da disturbo somatoforme e in sede di diagnosi differenziale disturbo dell'umore dato che il suo umore orientato in senso depressivo è dovuto alle sue paure e alla mancanza di fiducia nel futuro.
qualcuno di voi è riuscito a trovare casi clinici con disturbi di personalità?io no...
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
si io dopo ne posto uno adesso devo uscire
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ragazze mi aiutate a capire vi prego:
dario 20 anni svolgeva attività fisica in squadra di basket fino a 2 anni fa. ha un incidente e per diverse ore rimane abbandnato sul ciglio della strada, rimane in coma per diverse settimane e riporta frattura alla tibia e al perone. cominicia una serie di ricoveri e interventi chirurgici, perde 2 anni scolastuici, rifiuta il sostegno psicologico perchè prima pensa di farcela da seè e in secondo momento perchè pensa che nessuno possa aiutralo.
rivive i momenti dell'incidente ha pensieri intrusivi, angoscianti che lo riportano al momento dell'impatto e ha il terrore che possa succedere ai suoi cari. in costante tensione emotiva nn ha+interesse x la sua vita di relazione si sente lontano dagli altri e si definisce incapace di provare sentim profondi, rifiuta lo sport e il suo futuro nn esiste+. evita sistuazioni che le possano far ricordare l'evento traumatico e le persone che lo hanno assistito e riferisce di sentirsi un'altra persona.
allora come hp diagnostica: disturbo post-traumatico da stress e come diagnosi differenziale????
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
roberta in questo caso credo non ci sia diagnosi differenziale in quanto i sintomi riportati possono far pensare solo ad un dist post traumatico da stress...
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
quindi non sempre è possibile farla....
ha il terrore che possa succedere ai suoi cari. in costante tensione emotiva nn ha+interesse x la sua vita di relazione si sente lontano dagli altri e si definisce incapace di provare sentim profondi, e il suo futuro nn esiste+, non potrebbe essere presenti tratti depressivi....
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
roberta80
quindi non sempre è possibile farla....
ha il terrore che possa succedere ai suoi cari. in costante tensione emotiva nn ha+interesse x la sua vita di relazione si sente lontano dagli altri e si definisce incapace di provare sentim profondi, e il suo futuro nn esiste+, non potrebbe essere presenti tratti depressivi....
Magari in comorbolità un disturbo dell'umore ce lo metterei indagando come ha vissuto l'impossibilità di potere continuare a giocare a basket etc..
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
roberta80
quindi non sempre è possibile farla....
ha il terrore che possa succedere ai suoi cari. in costante tensione emotiva nn ha+interesse x la sua vita di relazione si sente lontano dagli altri e si definisce incapace di provare sentim profondi, e il suo futuro nn esiste+, non potrebbe essere presenti tratti depressivi....
secondo me lo puoi mettere come differenziale, io suggerirei degli approfondimenti magari la somministrazione di un bdi
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ok comincio a capire...grazie ragazze....
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ok per dist. d'ansia (il dist. post traumatico sa stress è milto probabile in quanto rivive spesso il trauma dell'incidente) come diagnosi principale e anch'io metterei come diagnosi differenzaile un dist. del tono dell'umore (dist. depressivo maggiore o, visto che sono già passati 2 anni, dist. distimico)
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
irenesotgia
Isomma io penso che l'importante sia fare una buona ipotesi.. poi non deve per forza essere corretta anche perchè bisognerebbe indagare tante cose..
ve ne proppongo un altro che io ho già analizzateo per vedere se l'idea è la stessa...
Il Sig. F. 44 anni, viene inviato a una Asl di Roma per una valutazione ai fini dell'opportunità diı
affidargli il figlio sedicenne. All'interno della documentazione del tribunale risulta saliente un suo
precedente ricovero, circa tre anni prima, presso un reparto psichiatrico, per abitudini di cura
personali cosi forti da inficiare -sta terelaaoni pelSUlnili che ii suo adattament\; ai OOtltestu diı
lavoro.ı
Al primo colloquio appare molto teso, si muove nervosamente, a volte mostra sensibiliı
abbassamenti di voce. TI suo atteggiamento nei confronti dell'esaminatore è inizialmenteı
estremamente compiacente, ma in un secondo momento appare piuttosto aggressivo. F. lamenta ilı
f.atto di essere stato sottoposto.a lP.mtel"asi negli ultimi tempi. fu parta, mostra grandeı
aggressività nei confronti di Wl precedente perito il quale, a suo dire, "aveva dei pregiudizi nei suoiı
confronti". E' estremamente sospettoso e riluttante a parlare del suo privato.ı
Durante i test cognitivi mostra una considerevole quota d'ansia, rileggendo più volte gli stessi itemı
e le istruzioni del test Spesso tende a giustificarsi quando ha difficoltà a rispondere a un itemı
attribuendo la sua esitazione a cause esterne (stress, mancanza di sonno, condizione fisica nonı
ottimale).ı
Nei test grafici si evidenziano continue correzioni e .richiesta di utilizzo della gomma. Nel test diı
Rorscbach produce una preponderanza di risposte di dettaglio piccolo e di non buona forma Nelı
corso del colloquio emergono idee e pensieri ricorrenti e monotematici.ı
Sulla base dì quantosopra esposto il candìdatola ìndìchììn modo sìntetìco:ı
l) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,ı
motivandola anche sulla base delle sue modalità di rapporto con lo psicologo;ı
2) i passi successivi da effettuare nella valutazione del paziente, comprese le areeda indagare e gliı
eventuali strumenti psicodiagnostici da utiJinare (motivando)ı
3) una "Yaiutazione sulle posgrntità di 1mttamento, specifiemdone l'orientamento, gli obieut.n, iiı
setting e il modo di proporlo al paziente.ı
TI candidatola è invitatoa rispondere a tutti i punti indicandone il numero, e fornendo per ognuno leı
motivazioni delle scelte fatte.
non si legge bene comunque è la traccia a della sessione di giugno 2009 a roma
Io l'ho svolto come segue (in quella sessione c'era la Picone...spero altrimenti non mettano i risultati dei test!):
1. Per la formulazione delle ipotesi diagnostiche relative al caso in oggetto si farà riferimento Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV edizione Text-Revision (DSM IV-TR, APA, 2000).
Il Signor F. sembra avere un atteggiamento estremamente sospettoso nei confronti dello psicologo che lo porta ad essere estremamente vigile e guardingo durante il colloquio apparendo molto teso e nervoso:
• è riluttante a rivelare informazioni sulla sua vita privata e adotta a tratti un tono di voce molto basso;
• Sospetta di venir in qualche modo danneggiato o raggirato (l’apparente compiacenza iniziale lascia il posto alla stessa aggressività mostrata verso i presunti pregiudizi del precedente perito);
• Porta rancore verso chi ritiene responsabile di tali offese (il precedente perito appunto).
Tali elementi potrebbero far pensare ad un disturbo Paranoide di personalità, tuttavia da soli non sono sufficienti a soddisfarne a pieno i criteri diagnostici, inoltre è importante tener conto dello specifico contesto della consultazione entro cui vengono osservati: quello appunto di una perizia psicologica volta a valutare l’idoneità di F. all’affidamento del figlio. Pertanto, il fatto che egli si mostri estremamente sospettoso e prevenuto nei confronti dei clinici (il precedente perito e lo psicologo della consultazione attuale) potrebbe anche rappresentare l’esacerbazione di tratti caratteriali non necessariamente così pervasivi e rigidi da manifestarsi anche in altri contesti. Non abbiamo inoltre indicazioni a lungo temine circa tali comportamenti fin dalla prima età adulta. Pertanto questi elementi ci indicano piuttosto l’opportunità di esplorare con ulteriori approfondimenti diagnostici l’organizzazione di personalità di F. per poter escludere o meno un disturbo Paranoide di personalità.
In secondo luogo abbiamo altre informazioni riguardanti la sua precedente storia clinica e gli argomenti emergenti dal colloquio:
• Un precedente ricovero per ricorrenti abitudini riguardo la cura di sé che ci fanno ipotizzare l’esistenza di comportamenti compulsivi (riguardanti ad esempio rituali di pulizia);
• Tali comportamenti hanno interferito significativamente con il funzionamento di F. occupando gran parte del suo tempo e compromettendo la sua vita sociale e lavorativa fino a diventare estremamente invalidanti richiedendo il ricovero.
• Dal colloquio attuale emergono argomenti e idee ricorrenti che richiedono approfondimenti per chiarire se si possa trattare di pensieri ossessivi (nel qual caso F. dovrebbe riconoscere che sono prodotti dalla sua mente).
Queste informazioni ci fanno ipotizzare un disturbo ossessivo-compulsivo anche se non sappiamo se e quanto F. fosse in grado di riconoscere l’irragionevolezza dei suoi comportamenti che, altrimenti, potrebbero esser interpretati come deliranti.
Tuttavia alcuni atteggiamenti di F. durante la somministrazione dei test e i risultati degli stessi sembrerebbero orientarci verso tratti di personalità ossessivo-compulsivo:
• Nei test cognitivi l’estrema quota di ansia mostrata che sembra interferire con la corretta comprensione delle istruzioni e del contenuto degli item;
• e l’indecisione estrema che porta F. ad utilizzare frequentemente la gomma potrebbe ricondursi ad un eccessivo e non produttivo perfezionismo;
• Le risposte di dettaglio piccolo e non buona forma al test di Rorschach che portano F. a concentrarsi sui dettagli invece di prendere in considerazione l’insieme della tavola e a mal tollerare percetti ambigui e indefiniti come quelli non strutturati del Rorschach che egli fatica ad associare proiettivamente a forme definite.
D’altra parte non avendo informazioni nel lungo periodo, risulta difficile stabilire se ci si trovi di fronte ad un disturbo ossessivo-compulsivo o ad un disturbo ossessivo-compusivo di personalità:
• Se ulteriori indagini confermano la presenza di pensieri ossessivi e compulsioni ricorrenti la diagnosi più appropriata sarebbe disturbo ossessivo-compusivo in asse I;
• D’altra parte se la storia clinica dimostra tratti ossessivi di lunga data e non necessariamente avvertiti come egodistonici da F. questo ci potrebbe orientare verso un’ulteriore diagnosi in asse II di disturbo ossessivo-compusivo di personalità premorboso.
Riassumendo, per l’ipotesi diagnostica principale ci si potrebbe orientare verso un disturbo ossessivo - compulsivo in asse I da avvalorare con successive indagini che portino anche ad escludere o ad includere un disturbo in Asse II di disturbo di personalità Paranoide e/o Ossessuvo-compulsivo premorbosi a seconda che tali tratti di personalità siano rigidi e pervasivi e appartengano al paziente fin dalla prima età adulta.
2. Successive aree da indagare, alla luce di quanto esposto per l’ipotesi diagnostica, potrebbero essere:
• La storia del paziente nel lungo periodo e la sua struttura di personalità premorbosa per valutare la presenza di un disturbo di Asse II;
• La storia che ha preceduto e motivato la necessità di valutare l’idoneità di affidamento del figlio, se la madre di questo è vivente, se sono sposati, se c’è stato un divorzio e le cause e se e in che modo eventi stressanti di questo genere siano connessi ai disturbi di F.;
• La storia familiare.
Ulteriori approfondimenti diagnostici potrebbero essere l’uso di test oggettivi di personalità a completare la batteria utilizzata per l’assesment, quali:
• l’MMPI-2
• e la SCID-I e II.
Inoltre, al fine di escludere condizioni mediche generali e abuso di sostanze sarà bene accertarsi che F. sia stato sottoposto a visita medica o provvedere all’invio.
3. Se venisse confermata l’ipotesi diagnostica principale si potrebbe ipotizzare un intervento psicoterapeutico ad orientamento psicodinamico in setting individuale a carattere espressivo volto a consapevolizzare il conflitto inconscio sottostante i sintomi, ma eventualmente preceduto da una fase a carattere prevalentemente supportivo nel caso in cui venga avvalorata anche la diagnosi di disturbo di personalità ossessivo – compulsivo premorboso che potrebbe essere prematuro intaccare senza aver rafforzato l’Io.
Sarà opportuno condividere con F. le ipotesi diagnostiche e di intervento nell’ambito di un opportuno colloquio di restituzione, tenendo conto dell’estrema sospettosità da egli portata e dell’ansia associata alla perizia psicologica nei suoi confronti. Potrebbe essere più opportuno comunicare la diagnosi:
• in forma di ipotesi comunque da verificare (anche qualora sia stata avvalorata da ulteriori indagini) affinché il paziente non la avverta come un verdetto immodificabile;
• con una struttura ricostruttiva che la motivi e la colleghi alla passata storia clinica, relazionale e familiare di F.;
• evidenziando, alla luce di questo, le motivazioni della necessità di un trattamento.
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
io personalemente invertirei ipotesi primaria e secondaria visto il numero di sintomi che indicano tratti ossessivo compulsivi
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Marcella D. ha 34 anni quando si reca per la prima volta da una psicologa del Servizio Pubblico su
invio del suo medico di famiglia, che durante una visita l'ha trovata con numerosi tagli sulle braccia e
sulle gambe che, dice Marcella, "mi faccio da sola quando sto proprio giù".
Marcella racconta di essere stata una bambina-modello, che ha reso felice i genitori e gli insegnanti
fino agli ultimi anni delle superiori. Infatti, anche quando la mamma la costrinse a studiare danza
benché lei amasse nuotare ed andare a karatè, Marcella acconsenti. Intorno ai 18 anni è stata lasciata
dal fidanzato, nonostante i suoi tentativi disperati per tenerselo accanto, e questo le ha provocato un
dolore insopportabile: "Per due anni sono stata malissimo, non riuscivo a guardarmi allo specchio, poi
mi sono detta che dovevo reagire ed ho cominciato a frequentare vari gruppi, ho cambiato spesso
ragazzo, ma nessuno mi piaceva per più di una settimana. Anche adesso quando qualcuno mi piace me
lo prendo senza problemi, tanto so che tutto dura poco". In passato è stata ricoverata per una sospetta
epatite.
Marcella riferisce di sentirsi a periodi desiderabile e simpatica, a periodi brutta, odiosa e cattiva. In
questi momenti si tagliuzza "per non sentire tutta la rabbia che ho dentro".
Un paio di volte ha rivolto questa sua aggressività contro delle colleghe di lavoro, arrivando a
picchiarle. Marcella racconta che una volta, avendole viste uscire tutte insieme dalla stanza del
Direttore, ha persino pensato che " forse chissà avrebbero potuto parlare di me per farmi licenziare"
anche se la cosa la fa sorridere. Inoltre, Marcella confessa alla psicologa che quando si sente nervosa,
arrabbiata o sola, prende la propria automobile e si fa delle corse folli anche a rischio della propria vita,
oppure fa acquisti in maniera esagerata.
I1 candidato esponga:
a) la classificazione e il referente teorico utilizzato per l'ipotesi diagnostica;
b) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,
motivandola;
e) una ipotesi diagnostica differenziale, motivandola;
d) le dinamiche e i meccanismi alla base del funziomento sintomatologico del paziente;
e) gli strumenti psicodiagnostici da utilizzare
f) un'indicazione di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi e il setting;
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Io ho ipotizzato un disturbo borderline di personalità.
mi sembra talmente chiaro che non saprei che diagnosi differenziale potrei ipotizzare.. forse un comportamento antisociale?
proporrei una terapia sistemico relazionale, familiare e di gruppo.
inizialmente supportiva per permettere l'integrazione dell'io e un sufficiente esame di realtà... in seguito, una volta ricompattato l'io, si può passare a una terapia più espressiva per elaborare le varie tematiche legate alla dipendenza, all'aggressività e all'abbandono.
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
a prima vista direi disturbo borderline di personalità:autolesionismo,i tentativi disperati di tenersi il ragazzo, rabbia, instabili relazioni interpersonali, immagine di sè instabili,impulsività: acquisti esagerati, corse in automobile e promiscuità sessuale,
e sentimenti cronici di vuoto.
per quanto riguarda un'ipotesi diagnostica differenziale non saprei: forse il fatto di sentirsi a periodi desiderabile e simpatica, a periodi brutta, odiosa e cattiva può farci ipotizzare un disturbo dell'umore bho non lo so voi che dite
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ma comportamento antisociale???forse si...un disturbo antisociale di personalità:c'è comportamento aggressivo verso gli altri, guida pericolosa, promiscuità sessuale ma bisognerebbe indagare???
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Anche io ho pensato a antisociale.. ma in questo caso ci dovrebbe essere un dist della condotta già a 15 anni.. il che mi sembra che non ci sia visto che fino ai 18 anni è stata una ragazza modello
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
e per qunto riguarda la terapia?
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
è vero hai ragione...e come metteresti questa diagnosi differenziale???
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
roberta80
è vero hai ragione...e come metteresti questa diagnosi differenziale???
con l'antisociale?
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
ok quindi hp diagnostica principale disturbo borderline di personalità, e diagnosi differenziale disturbo antisociale anche se bisognerebbe indagare se nel passato ha avuto comportamenti aggressivi che dici è sbagliato
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
io farei cosi?
qualcun'altro che ci dice cosa metterebbe?
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
hai qualche altro caso da postare?
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
no mannaggia....sto impazzendo fa troppo caldo ma quando finiamo...in che commissione sei?io a-l
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
irenesotgia
Marcella D. ha 34 anni quando si reca per la prima volta da una psicologa del Servizio Pubblico su
invio del suo medico di famiglia, che durante una visita l'ha trovata con numerosi tagli sulle braccia e
sulle gambe che, dice Marcella, "mi faccio da sola quando sto proprio giù".
Marcella racconta di essere stata una bambina-modello, che ha reso felice i genitori e gli insegnanti
fino agli ultimi anni delle superiori. Infatti, anche quando la mamma la costrinse a studiare danza
benché lei amasse nuotare ed andare a karatè, Marcella acconsenti. Intorno ai 18 anni è stata lasciata
dal fidanzato, nonostante i suoi tentativi disperati per tenerselo accanto, e questo le ha provocato un
dolore insopportabile: "Per due anni sono stata malissimo, non riuscivo a guardarmi allo specchio, poi
mi sono detta che dovevo reagire ed ho cominciato a frequentare vari gruppi, ho cambiato spesso
ragazzo, ma nessuno mi piaceva per più di una settimana. Anche adesso quando qualcuno mi piace me
lo prendo senza problemi, tanto so che tutto dura poco". In passato è stata ricoverata per una sospetta
epatite.
Marcella riferisce di sentirsi a periodi desiderabile e simpatica, a periodi brutta, odiosa e cattiva. In
questi momenti si tagliuzza "per non sentire tutta la rabbia che ho dentro".
Un paio di volte ha rivolto questa sua aggressività contro delle colleghe di lavoro, arrivando a
picchiarle. Marcella racconta che una volta, avendole viste uscire tutte insieme dalla stanza del
Direttore, ha persino pensato che " forse chissà avrebbero potuto parlare di me per farmi licenziare"
anche se la cosa la fa sorridere. Inoltre, Marcella confessa alla psicologa che quando si sente nervosa,
arrabbiata o sola, prende la propria automobile e si fa delle corse folli anche a rischio della propria vita,
oppure fa acquisti in maniera esagerata.
I1 candidato esponga:
a) la classificazione e il referente teorico utilizzato per l'ipotesi diagnostica;
b) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,
motivandola;
e) una ipotesi diagnostica differenziale, motivandola;
d) le dinamiche e i meccanismi alla base del funziomento sintomatologico del paziente;
e) gli strumenti psicodiagnostici da utilizzare
f) un'indicazione di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi e il setting;
Marcella, 34 anni, su invio del medico di famiglia, ha un primo colloquio con lo psicologo del Servizio Sanitario Pubblico.
Ai fini diagnostici del caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV-TR. Sulla base di quanto riportato (tagli sulle braccia e sulle gambe autoinflittesi, tentativi disperati di non farsi lasciare dal proprio ragazzo all'età di 18 anni con dolore insopportabile conseguente, alternanza di periodi in cui si sente bella e desiderabile con periodi in cui si sente brutta e cattiva, eccessiva aggressività, compotamenti pericolosi quando si sente troppo nervosa o sola) si potrebbe diagnosticare, in via del tutto ipotetica e provvisoria, un disturbo dell'umore. I tentativi esagitati di evitare un abbandono, l'impulsività in almeno 2 aree potenzialmente dannose come la guida spericolata, gli acquisti esagerati, i continui e repentini cambiamenti di partner, la mancanza di controllo di una rabbia spesso immotivata (riversata, in questo caso, sulle colleghe), i disturbi dell'identità e i comportamenti automutilanti sembrerebbero poter indirizzare il clinico verso una diagnosi più specifica di disturbo borderline di personalità. Tuttavia, prima di sostenere una simile ipotesi diagnostica si rendono sicuramente necessari ulterioir colloqui con la paziente in modo da approfondire la sintomatologia presente.
Sebbene la sintomatologia presente nel seguente caso non sia sufficiente ad argomentare una diagnosi differenziale si potrebbe comunque indagare circa un eventuale disturbo depressivo del tono dell'umore (la paziente riporta di periodi in cui si sente particolarmente giù); i sintomi descritti nel caso non sono certamente sufficienti, come detto precedentemente, a far propendere per una simile diagnosi, non di meno tale ipotesi dovrebbe comunque essere tenuta a mente in sede di eventuali ulterioir indagini.
Nel condurre leindagini del caso sarebbe opportuno fare uso di strumenti specifici come il SCID-II (intervista semi strutturata usata nella diagnosi di disturbi di Asse II), il MMP II e il Tes di Rorscharch (strumenti utili nello studio sulle componenti di personalità dei pazienti).
Si potrebbe inoltre, suggerire un trattamento suppostivo/espressivo per favorire l'integrità di un Io nela maggior parte dei casi compromesso e per favorire la rielaborazione dei termini conflittuali e l'abbandono dell'aggressività; si potrebbe suggerire anche un approccio sistemico-familiare o una terapia comportamentale per stabilire dei confini all'identità frammentata e per poter controllare gli impulsi di collera e di aggerssività.
Prima ancora d qualsiasi trattamento psicologico, comunque, si dovrebbe consigliare caldamento una precedente visita psichiatrica con conseguente, ed eventuale, trattamento farmacologico.
Che nepensate? Potrebbe andare? Qualcosa da aggiungere, togliere o correggere???:mumble:
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Riferimento: caso clinico adulto 3 prova
Citazione:
Originalmente inviato da
irenesotgia
io farei cosi?
qualcun'altro che ci dice cosa metterebbe?
Sinceramente se non fosse che tutti mi consigliano di essere sempre "incerto" nel dare la diagnosi avrei detto esclusivamente Dist. Borderline e basta senza diagnosi differenziale....dovendo...volendo metterla ad ogni costo io ho propenso maggiormente verso il dist. depressivo (rimanendo molto sul generale e non specificando se si tratti o meno di un dist. depressivo maggiore)...