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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
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Originalmente inviato da
francesca63
....non si può pretendere di capire la tempesta se ci si ferma alla nostalgia della scogliera...(Luıgı)
La storıa dı Char-Lıe- e la frase dı Luıgı, mı hanno portata a fare delle consıderazıonı.
L'uomo nasce prematuramente e prıma dı essere autosuffıcente deve attendere parecchıo tempo. La crescıta fısıologıca ad un certo punto sı completa, ma quella psıchıca non sı esaurısce maı fıno alla morte e rıchıede uno sforzo contınuo perche' crescere, ma anche solo vıvere, non e' facıle; puo' accadere dı perdersı; pıombare nella depressıone, nella solıtudıne, nell'ıncapacıta' dı gıoıre, amare. La malattıa fısıca sı rıconosce e sı cura, quella psıchıca e' subdola, sılente per lungo tempo, e come un cancro che sı dıagnostıca solo quando le metastası sı sono gıa' propagate e provocano nevrosı e malesserı ınsopportabılı. Cı sembra che ıl nostro percorso dı vıta non cı consenta vıa d'uscıta, scappatoıe, come se ıl malessere e ıl dolore non possano trovare una rısoluzıone e avere fıne. Annı e annı dı dısagıo crescente....
Il contesto socıale ın cuı sıamo ınserıtı, oltre la nostra personale urgenza cı ınducono, per sollevarcı e guarıre, a soluzıonı velocı e rısolutıve, a rıfıutare la sofferenza, a rıcercare ıl benessere senza fatıca. Ma e' un'utopıa!
La domanda dı analısı, l'esıgenza dı ıntraprendere un percorso terapeutıco, sıamo coscıentı che non e' ne veloce ne ındolore, ma e' l'unıco effıcace per farcı uscıre da quella dımensıone claustrofobıca e cı proıetta verso prospettıve nuove e orızzontı ınfınıtı.
Anche se sı e' consapevolı che e' un percorso verso l'ıgnoto, e' ıl solo che cı puo' aıutare a svıluppare la capacıta' dı rıconoscere ıl proprıo mondo ınterno e trasformarlo; e' ıl solo che cı fa sperare ın un fururo possıbıle, aperto a nuove esperıenze e prospettıve dı vıta mıglıorı.
La presenza dı un altro che tı sa ascoltare e capıre, fa sı che la sofferenza che haı vıssuto a lungo, da solo ın sılenzıo, sı traduca ın ımmagını e parole che una volta che haı trovato ıl coraggıo dı trasferıre, gıa' tı fanno sentıre alleggerıto. Condıvıdere ı proprı problemı ed esplorare un mondo ınterno che avevamo per lungo tempo lascıato sommerso per paura dı portare alla luce verıta' scomode e dolorose, apre spazı dı pensıero ınfınıtı e possıbılıta' che pensavamo dı aver perso defınıtıvamente:le emozıonı, l'amore, la gıoıa, ıl sorrıso, sono un bene , una rıcchezza cosı' prezıose che e' proprıo un peccato perdersele e sı deve fare dı tutto per rıappropıarsene.
Quando sı ha la foruna dı ıncontrare ıl terapeuta gıusto, ıl contatto emotıvo autentıco che sı ınstaura, consente dı non reagıre maı con rabbıa e ırrıtazıone
anche se tı sentı dıre verıta' ınquıetantı...lo shock che sı rıceve e' posıtıvo, sano e benefıco e le consapevolezze che acquısıscı tı aıutano a guardare con occhı nuovı problemı antıchı.
Cıao. Buone vacanze:summer:
Forse, talvolta, la chiave della possibilta' di fare il percorso che tu descrivi con tanta chiarezza, è tutta in una frase: "la fortuna di incontrare il terapeuta giusto, con il quale instaurare un contatto emotivo autentico, dal quale allora, anche verita' inquietanti (sempre in genere lo sono, essendo ignote ai piu'), possono entrare nei discorsi tra paziente e terapeuta, come motore di nuovi processi di sviluppo e di equilibrio".
Ciao. Buone vacanze.
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RosadiMaggio
Forse, talvolta, la chiave della possibilta' di fare il percorso che tu descrivi con tanta chiarezza, è tutta in una frase: "la fortuna di incontrare il terapeuta giusto, con il quale instaurare un contatto emotivo autentico, dal quale allora, anche verita' inquietanti (sempre in genere lo sono, essendo ignote ai piu'), possono entrare nei discorsi tra paziente e terapeuta, come motore di nuovi processi di sviluppo e di equilibrio".
Ciao. Buone vacanze.
Per non abbandonare ıl tema del thread volevo aggıungere che ıl fılo conduttore del percorso dı cuı ho parlato e' ıl transfert, quel legame evanescente, ınspıegabıle ma potente che cattura ıl pazıente e lo attacca al terapeuta e alla terapıa, e che se posıtıvo, quıeto, analızzato, aıuta, motıva a superare le ımpasse e ı momentı dıffıcılı.
In fondo ıl vecchıo Freud non aveva tuttı ı tortı quando affermava che la psıcoterapıa e' una cura che guarısce tramıte l'amore ....
Cıao. Francesca
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francesca, ti faccio i miei complimenti :approved:
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francesca63
Per non abbandonare ıl tema del thread volevo aggıungere che ıl fılo conduttore del percorso dı cuı ho parlato e' ıl transfert, quel legame evanescente, ınspıegabıle ma potente che cattura ıl pazıente e lo attacca al terapeuta e alla terapıa, e che se posıtıvo, quıeto, analızzato, aıuta, motıva a superare le ımpasse e ı momentı dıffıcılı.
In fondo ıl vecchıo Freud non aveva tuttı ı tortı quando affermava che la psıcoterapıa e' una cura che guarısce tramıte l'amore ....
Cıao. Francesca
:P.... vero... proprio vero... è una cura che guarisce tramite l'amore...
senza però voler essere insistente e ripetitiva vorrei aggiungere che anche il transfert inquieto ed inquietante:rolleyes:, tumultuoso, doloroso, analizzato aiuta...:mano:
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Originalmente inviato da
francesca63
Per non abbandonare ıl tema del thread volevo aggıungere che ıl fılo conduttore del percorso dı cuı ho parlato e' ıl transfert, quel legame evanescente, ınspıegabıle ma potente che cattura ıl pazıente e lo attacca al terapeuta e alla terapıa, e che se posıtıvo, quıeto, analızzato, aıuta, motıva a superare le ımpasse e ı momentı dıffıcılı.
In fondo ıl vecchıo Freud non aveva tuttı ı tortı quando affermava che la psıcoterapıa e' una cura che guarısce tramıte l'amore ....
Cıao. Francesca
La mia non voleva essere una critica al tuo discorso, tra l'altro molto bello e sentito, ma solo una considerazione su un aspetto molto importante alla base di un percorso psicoterapeutico che permetta un buon andamento del transfert, rendendolo utilizzabile e costruttivo sia nei suoi momenti positivi che in quelli negativi, come motore di un vero cambiamento di orizzonti o possibilita'.
Ciao.
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Originalmente inviato da
rosamund
:P.... vero... proprio vero... è una cura che guarisce tramite l'amore...
senza però voler essere insistente e ripetitiva vorrei aggiungere che anche il transfert inquieto ed inquietante:rolleyes:, tumultuoso, doloroso, analizzato aiuta...:mano:
Forse aıuta la terapıa, ma solo se ıl pazıente che vıve quel transfert come dıcı tu, ınquıetante, doloroso, tumultuoso, ınvalıdante :mad: ,aggıungo ıo, rıesce a superare l'orgoglıo, ıl sentırsı rıdıcolo:eek:, ıl tımore dı non essere capıto e corrısposto e sı apre con ıl terapeuta. Questo non avvıene quası maı ın tempı brevı, a volte neanche lunghı, specıe se l'analısta appartıene a quelle correntı ortodossse che pratıcano la poca partecıpazıone e ıl sılenzıo.
Spesso poı, quando ıl pz. raccoglıe tutto ıl suo coraggıo e accenna a qualcosa, anzıcche' approfondıre e parlarne ınsıeme se ne lavano le maı sbrıgatıvamente con la favoletta del trasferımento della fıgura paterna o materna.( Freud raccomanda, anche se crudele, dı non fare molto per allevıare tempestıvamente ıl dısagıo, consıdereto come un ago della bussola per l'analısta).
Non mı troveraı maı daccordo sul fatto che questo tıpo dı transfert possa aıutare ıl pazıente:nono: .
Cıao.
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
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Originalmente inviato da
francesca63
Non mı troveraı maı daccordo sul fatto che questo tıpo dı transfert possa aıutare ıl pazıente:nono: .
Cıao.
attenzione: non è il transfert in sé che aiuta il paziente, ma la sua elaborazione
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
La mia non voleva essere una critica al tuo discorso, tra l'altro molto bello e sentito, ma solo una considerazione su un aspetto molto importante alla base di un percorso psicoterapeutico che permetta un buon andamento del transfert, rendendolo utilizzabile e costruttivo sia nei suoi momenti positivi che in quelli negativi, come motore di un vero cambiamento di orizzonti o possibilita'.
Ciao.
:approved:Un bacıone. Francesca.
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Originalmente inviato da
*-ras-*
attenzione: non è il transfert in sé che aiuta il paziente, ma la sua elaborazione
Io mı rıferısco al malessere che scatena inesorabilmente quel tıpo dı transfert creando parecchio disagio al pz e facendolo solo soffrıre.....
La sua elaborazıone, quando arrıva lo aıutera' sıcuramente!
Ma che prezzo alto da pagare!
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Originalmente inviato da
francesca63
solo se ıl pazıente... ıo, rıesce a superare l'orgoglıo, ıl sentırsı rıdıcolo:eek:, ıl tımore dı non essere capıto e corrısposto e sı apre con ıl terapeuta."
:P assolutamente in quest'ottica...
cit
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
"Questo non avvıene quası maı ın tempı brevı, a volte neanche lunghı,".
:sbonk: questo è vero.... ma del resto è un tempo fisiologico, terapeutico...
cit.
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Originalmente inviato da
francesca63
""specıe se l'analısta appartıene a quelle correntı ortodossse che pratıcano la poca partecıpazıone e ıl sılenzıo.
Spesso poı, quando ıl pz. raccoglıe tutto ıl suo coraggıo e accenna a qualcosa, anzıcche' approfondıre e parlarne ınsıeme se ne lavano le maı sbrıgatıvamente con la favoletta del trasferımento della fıgura paterna o materna.( Freud raccomanda, anche se crudele, dı non fare molto per allevıare tempestıvamente ıl dısagıo, consıdereto come un ago della bussola per l'analısta).
Non mı troveraı maı daccordo sul fatto che questo tıpo dı transfert possa aıutare ıl pazıente:nono: .
Cıao.
ahiai :mumble: "se ne lavano le mani.." , "favoletta..".... :sbonk:
in ogni caso è vero anche questo... lo psicoterapeuta, anche quello "non ortodosso" non conforta... come un amico farebbe in caso di disagio.. sostiene le risorse dell'individuo, o almeno fa anche questo...
va bene così per me, possiamo stare anche nella diversità di opinione..:mano:
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Originalmente inviato da
rosamund
:P.... vero... proprio vero... è una cura che guarisce tramite l'amore...
senza però voler essere insistente e ripetitiva vorrei aggiungere che anche il transfert inquieto ed inquietante:rolleyes:, tumultuoso, doloroso, analizzato aiuta...:mano:
Io sono d'accordo con te, che oltre al transfert positivo, anche quello tumultuoso a volte o negativo, se analizzato, puo' aiutare. :mano:
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Sinceramente non capisco questa distinzione rigida tra transfert positivo e negativo... Il transfert è mutevole, composto da emozioni contrastanti e da ambivalenze. In psicoanalisi si interpreta il transfert in tutte le sue valenze, per quanto negative siano, secondo i tempi del paziente.
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Originalmente inviato da
gieko
Sinceramente non capisco questa distinzione rigida tra transfert positivo e negativo... Il transfert è mutevole, composto da emozioni contrastanti e da ambivalenze. In psicoanalisi si interpreta il transfert in tutte le sue valenze, per quanto negative siano, secondo i tempi del paziente.
è chiaro... non vi è alcuna rigidità... almeno non nel senso che intendo io, positivo, negativo, ambivalente, contraddittorio... tutto sta.. a volte, comunque, l'esperienza in terapia è chiaramente di disagio e a quella mi riferivo quando si parlava di transfert "negativo"... :P
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
In realta' io credo che sia Rosamund, dal suo punto di vista che io, volevamo semplicemente affermare proprio che non dovrebbe esserci questa rigida distinzione tra transfert positivo e negativo e che entrambi, nel loro mutevole presentarsi in vari tempi, dovrebbero essere utilmente interpretati, e che entrambi in tal senso, siano utili per il paziente e per il processo terapeutico, se adeguatamente gestiti; forse, il concetto, era esattamente il contrario, che non si puo' pretendere nè da parte del paziente nè dell'analista o terapeuta, che ci sia e si utilizzi solo un transfert positivo, poichè il mutare dello stesso corrisponde al mutare dei vissuti emotivi che vi sono sottesi. L'importante forse, sarebbe farlo nei modi e tempi giusti per il pz stesso, senza negare che un transfert negativo, concetto a cui si stava rispondendo, puo' creare disagi e malessere al paziente, soprattutto se non gli viene appunto fornito alcun possibile "orientamento" circa il significato di cio' che sta provando attraverso di esso, cosi' come con un transfert eccessivamente permeato da richieste o fantasie d'amore, proprio perchè le interpretazioni transferali positive, negative, ambivalenti o di altro tipo, possono aiutare a dare un senso alla persona circa cio' che sta accadendo.
Probabilmente, la distinzione apparentemente rigida è piu' descrittiva e dovuta al fatto di aver trattato l'argomento in piu' post e di aver risposto al disaccordo circa l'utilita' del transfert negativo nello specifico.
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
aver risposto al disaccordo circa l'utilita' del transfert negativo nello specifico.
Rosa, scusa, ma il transfert non è qualcosa di utile o inutile. C'è. E basta. C'è come c'è il cielo, il mare, le piante di noci, i contrabbandieri, le galassie e la quinta di Beethowen.
Cioè, dal mio punto di vista, fa parte dell'esistente, di quelle cose che possiamo solo scegliere come utilizzare, ma sulla cui esistenza non abbiamo alcun potere.
Come accade per la nostra vita. Non siamo responsabili del fatto di vivere. Ma siamo responsabili di come decidiamo di vivere.
Quindi, non serve chiedersi se il transfert sia utile o meno. Quel che occorre chiedersi, a mio parere, è "cosa ne faccio del transfert?". Quindi, lo utilizzo (e siamo nel campo della psicoterapia), oppure lo analizzo (e siamo nel campo della psicoanalisi).
Tutte le altre differenziazioni mi sembra non colgano l'essenza della differenza...
Buona vita
Guglielmo
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willy61
Rosa, scusa, ma il transfert non è qualcosa di utile o inutile. C'è. E basta. C'è come c'è il cielo, il mare, le piante di noci, i contrabbandieri, le galassie e la quinta di Beethowen.
Cioè, dal mio punto di vista, fa parte dell'esistente, di quelle cose che possiamo solo scegliere come utilizzare, ma sulla cui esistenza non abbiamo alcun potere.
Come accade per la nostra vita. Non siamo responsabili del fatto di vivere. Ma siamo responsabili di come decidiamo di vivere.
Quindi, non serve chiedersi se il transfert sia utile o meno. Quel che occorre chiedersi, a mio parere, è "cosa ne faccio del transfert?". Quindi, lo utilizzo (e siamo nel campo della psicoterapia), oppure lo analizzo (e siamo nel campo della psicoanalisi).
Tutte le altre differenziazioni mi sembra non colgano l'essenza della differenza...
Buona vita
Guglielmo
Forse, non mi sono espressa bene o sei tu che non hai colto il senso completo del discorso, ritagliandone solo una parte di "comodo". Il concetto di utilita' o meno, non era mio, era di Francesca63, che diceva di non essere d'accordo sull'utilita' di "quel tipo di transfert", riferendendosi appunto a quello negativo. E, successivamente, la mia era una risposta a rosamund, che richiamava l'attenzione sull'utilita' anche del transfert negativo, tumultuoso e mutevole, se analizzato, con la quale ho espresso il mio accordo, volendo dire che transfert positivo e negativo, ambivalente ecc, sono aspetti ugualmente presenti ed utli, se ben gestiti.
Tra l'altro, considerando che ci troviamo in un thread dal titolo "Il transfert l'alfa e l'omega della psicoterapia", dovrebbe essere piuttosto ovvio che qui non si sta discutendo della sua "esistenza" o meno del "esserci" o non esserci, ma dei diversi aspetti emotivi che lo caratterizzano anche in base alle intenzioni di chi lo ha aperto e del modo di gestirlo.
Proprio per qs, volevo dire che non si puo' fare qs rigida distinzione ed ho fatto riferimento a piu' post di piu' persone come un "insieme" che puo' aver provocato un equivoco.
Lo so che il transfert c'è e sempre, anche al di fuori di una analisi o psicoterapia possono verificarsi qs fenomeni; io volevo dire che la sua utilita' sta nell'uso o/e intepretazione che ne viene fatta, nei modi e tempi adeguati per quella persona da parte del terapeuta e dell'analista.
Ho specificato che cio' che puo' arrecare disagio al paziente, è proprio il fatto di non fornirgli un orientamento, senza entrare nella differenza tra analisi e terapie, circa cio' che gli sta accadendo; se portato troppo ad intensificarsi qs disagio, puo' arrecare un potenziale danno al processo terapeutico stesso, soprattutto in certe circostanze.
In sintesi, non nvolevo dire che la sua utilita' sta nel fatto di esserci o non esserci, dato che si è ormai visto tra l'altro che anche in forme in cui si riteneva non potesse esserci, si verifica, ma nella sua adeguata gestione, per modi e per tempi, che rispettino quelli della persona.
Spero di essere stata piu' chiara.
Ciao
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
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Originalmente inviato da
willy61
Rosa, scusa, ma il transfert non è qualcosa di utile o inutile. C'è. E basta...... C'è come c'è il cielo, il mare..., Quindi, non serve chiedersi se il transfert sia utile o meno. Quel che occorre chiedersi, a mio parere, è "cosa ne faccio del transfert?". Quindi, lo utilizzo (e siamo nel campo della psicoterapia), oppure lo analizzo (e siamo nel campo della psicoanalisi).
Tutte le altre differenziazioni mi sembra non colgano l'essenza della differenza...
Dici bene, caro Guglielmo, il problema per il paziente sta proprio in questo! Perchè mi accade? Perchè vivo queste emozioni che mi creano disagio, mi fanno sentire mutilato nella vita reale in quanto catturano tutte le mie energie vitali e i miei pensieri? Cosa ne faccio( come dici bene tu!), come lo affronto, lo supero? Come guarisco? . Freud lo spiega..."La normale nevrosi viene sostituita da una nevrosi da transfert, dalla quale il paziente non si rende conto che può essere guarito solo mediante il lavoro terapeutico. La traslazione crea una provincia intermedia fra la malattia e la vita, attraverso la quale è possibile il passaggio dalla prima alla seconda. Il nuovo stato ha assunto su di sè tutti i caratteri di una malattia artificiale completamente accessibile ai nostri attacchi".Continua dicendo che il medico non può risparmire al "malato"questa fase della cura in cui rivive traumi passati e deve provvedere affinchè egli conservi un certo grado di razionale distacco, che gli permetta di rendersi conto che quella che gli appare come realtà è solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato.Dice ancora:"In ogni trattamento analitico si stabilisce, senza alcun intervento del medico, un'intensa relazione emotiva del paziente nei confronti dell'analista, relazione che i dati di fatto reali non giustificano in alcun modo...Questa relazione(transfert) prende ben presto nel pz il posto del del desiderio di guarire e finchè è affettuosa e misurata, essa rappresenta un sostegno per il comune lavoro analitico..."
E' dunque da chiedersi perchè si attivi inesorabilmente,"senza alcun intervento del medico" questo tipo di potente coinvolgimento del paziente.
La storia della teoria del transfert ha in parte oscurato questa osservazione, relegandola all'aspettativa che essa sia resa intellegibile dalla ricostruzione nel transfert della matrice relazionale primaria. Il vertice motivazionale, sostiene Teodosio Giacolini, è stato reso abbastanza marginale nel contributo alla spiegazione di questo fenomeno;la spiegazione che ne offre l'autore fa riferimento alla situazione relazionale asimmetrica, di cui il rapporto medico pz è l'esempio classico che implica quella intensa relazione emotiva del pz espressione sia della storia ontogenica di questo, e dunque dei suoi rappotri primari, sia della sua storia filogenetica, coniugata attraverso gli accadimenti relazionali della prima..Il paziente cerca nell'analista un alleato potente, in grado di ricollegarlo e connetterlo funzionalmente al gruppo di riferimento e fargli riacquisire una posizione di soggetto più integra e efficace al suo interno.
In quest'ottica il transfert(positivo)mostra l'assetto del soggetto che riconosce nell'analista un rivale potente cui sottomettersi per averne in cambio sicurezza, alleanza(terapeutica) e forse anche potenza.
Il problema, che anche Freud mise in evidenza è che questa sottomissione è accompagnata da una certa dose di sospetto. L'analisi delle resistenze ne è la risultante.Il concetto di ambivalenza( transfert positivo o negativo), evidenziato nei post precedenti, indica l'incessante oscillare del paziente tra il riconoscimento della potenza dell'analista e, all'inverso, il desiderio di riprendersi velocemente la soddisfazione di una rivincita, con il risultato di ritrovarsi improvvisamente senza "capo", fuori dal gruppo e senza speranza terapeutica.L'analista è per il paziente in analisi quel "totem" per parafrasare Freud, in cui le capacità simboliche della specie umana hanno reificato una storia relazionale di potere assoluto, in grado di dare la salvezza o la perdita relazionale. Il transfert positivo e le guarigioni da transfert ne rappresentano un'evidenza largamente condivisa.
Un salutino.
Francesca
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Originalmente inviato da
francesca63
Dici bene, caro Guglielmo, il problema per il paziente sta proprio in questo! Perchè mi accade? Perchè vivo queste emozioni che mi creano disagio, mi fanno sentire mutilato nella vita reale in quanto catturano tutte le mie energie vitali e i miei pensieri? Cosa ne faccio( come dici bene tu!), come lo affronto, lo supero? Come guarisco? . Freud lo spiega..."La normale nevrosi viene sostituita da una nevrosi da transfert, dalla quale il paziente non si rende conto che può essere guarito solo mediante il lavoro terapeutico. La traslazione crea una provincia intermedia fra la malattia e la vita, attraverso la quale è possibile il passaggio dalla prima alla seconda. Il nuovo stato ha assunto su di sè tutti i caratteri di una malattia artificiale completamente accessibile ai nostri attacchi".Continua dicendo che il medico non può risparmire al "malato"questa fase della cura in cui rivive traumi passati e deve provvedere affinchè egli conservi un certo grado di razionale distacco, che gli permetta di rendersi conto che quella che gli appare come realtà è solo l'immagine riflessa di un passato dimenticato.Dice ancora:"In ogni trattamento analitico si stabilisce, senza alcun intervento del medico, un'intensa relazione emotiva del paziente nei confronti dell'analista, relazione che i dati di fatto reali non giustificano in alcun modo...Questa relazione(transfert) prende ben presto nel pz il posto del del desiderio di guarire e finchè è affettuosa e misurata, essa rappresenta un sostegno per il comune lavoro analitico..."
E' dunque da chiedersi perchè si attivi inesorabilmente,"senza alcun intervento del medico" questo tipo di potente coinvolgimento del paziente.
La storia della teoria del transfert ha in parte oscurato questa osservazione, relegandola all'aspettativa che essa sia resa intellegibile dalla ricostruzione nel transfert della matrice relazionale primaria. Il vertice motivazionale, sostiene Teodosio Giacolini, è stato reso abbastanza marginale nel contributo alla spiegazione di questo fenomeno;la spiegazione che ne offre l'autore fa riferimento alla situazione relazionale asimmetrica, di cui il rapporto medico pz è l'esempio classico che implica quella intensa relazione emotiva del pz espressione sia della storia ontogenica di questo, e dunque dei suoi rappotri primari, sia della sua storia filogenetica, coniugata attraverso gli accadimenti relazionali della prima..Il paziente cerca nell'analista un alleato potente, in grado di ricollegarlo e connetterlo funzionalmente al gruppo di riferimento e fargli riacquisire una posizione di soggetto più integra e efficace al suo interno.
In quest'ottica il transfert(positivo)mostra l'assetto del soggetto che riconosce nell'analista un rivale potente cui sottomettersi per averne in cambio sicurezza, alleanza(terapeutica) e forse anche potenza.
Il problema, che anche Freud mise in evidenza è che questa sottomissione è accompagnata da una certa dose di sospetto. L'analisi delle resistenze ne è la risultante.Il concetto di ambivalenza( transfert positivo o negativo), evidenziato nei post precedenti, indica l'incessante oscillare del paziente tra il riconoscimento della potenza dell'analista e, all'inverso, il desiderio di riprendersi velocemente la soddisfazione di una rivincita, con il risultato di ritrovarsi improvvisamente senza "capo", fuori dal gruppo e senza speranza terapeutica.L'analista è per il paziente in analisi quel "totem" per parafrasare Freud, in cui le capacità simboliche della specie umana hanno reificato una storia relazionale di potere assoluto, in grado di dare la salvezza o la perdita relazionale. Il transfert positivo e le guarigioni da transfert ne rappresentano un'evidenza largamente condivisa.
Un salutino.
Francesca
Scusami Francesca, quello che riporti tu verso la fine del discorso, è ripreso da un testo dell'Autore da te citato e poi da Freud o è una considerazione derivata dalle letture, associandole? Te lo chiedo perchè è risaputo che nelle traduzioni inglesi e poi italiane, molti concetti di Freud sono stati o travisati o non riportati, per motivazioni diverse.
A me pero' sorge sempre una domanda: come mai, tu che fai un'analisi junghiana, citi sempre Freud, nel parlare di transfert? Questo a prescindere dal fatto che io do' invece molto valore al tipo di sofferenza di cui parli, perchè è comprensibile che talvolta, in certe situazioni, possa essere davvero mal sopportabile, soprattutto se non si sa cosa e perchè si stia vivendo e non si riceve alcuna indicazione in merito, utile ad orientarsi.
Ciao:ciao:
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Scusami Francesca, quello che riporti tu verso la fine del discorso, è ripreso da un testo dell'Autore da te citato e poi da Freud o è una considerazione derivata dalle letture, associandole? Te lo chiedo perchè è risaputo che nelle traduzioni inglesi e poi italiane, molti concetti di Freud sono stati o travisati o non riportati, per motivazioni diverse.
A me pero' sorge sempre una domanda: come mai, tu che fai un'analisi junghiana, citi sempre Freud, nel parlare di transfert? Questo a prescindere dal fatto che io do' invece molto valore al tipo di sofferenza di cui parli, perchè è comprensibile che talvolta, in certe situazioni, possa essere davvero mal sopportabile, soprattutto se non si sa cosa e perchè si stia vivendo e non si riceve alcuna indicazione in merito, utile ad orientarsi.
Ciao:ciao:
Ciao Rosa, spiegare la domanda di analisi come ricerca di un alleato forte cui sottostare e che ti aiuta nella reintegrazione sociale è un'ipotesi affascinante. L'asimmetria del rapporto, è fondamentale per riconoscere nella figura dell'analista un potente, solido punto di riferimento e contenimento. Ma un transfert negativo, un forte disagio non analizzato e dunque con venature di odio, un atteggiamento ostile e negativo verso il medico, secondo me, fanno si che venga a mancare quella stima e rispetto incondizionati che rendono efficace la terapia e l'attivarsi di quella intesa empatica nella coppia analitica che conduce al cambiamento, alla reintegrazione e alla guarigione.
So bene che anche un transfert negativo se manifestato e analizzato aiuta, ma....consentitemi di esprimere il mio sentire da paziente profana...
Non potrei mai aprirmi, fidarmi e dunque sentirmi coinvolta e affidare la mia esistenza passata, presente e futura, ad un terapeuta verso cui proietto sentimeti ostili, se diffido di lui, se avverto che non prova affettività nei miei confronti e che non si appassiona al mio caso.
Cito sempre Freud perchè credo che quello che lui sostiene è una grande verità: la cura, il cambiamento, si ottengono solo attraverso l'amore .
:ciao:.
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Originalmente inviato da
willy61
. Quel che occorre chiedersi, a mio parere, è "cosa ne faccio del transfert?".
Buona vita
Guglielmo
Da paziente profana, mi permetto di esprimere la mia opinione a tale proposito.
Il mio transfert si è evoluto nel tempo e ha assunto sfumature diverse a seconda della fase che stavo attraversando;certo che però, se questa
"intensa relazione emotiva" si scatena senza alcun intervento del medico, i risvolti che può assumere durante la terapia, a mio avviso, sono invece legati al tipo di relazione analitica che si instaura e alla capacità e sensibilità del terapeuta di capire, accogliere, spiegare il disagio del paziente. Un iniziale transfert nevrotico, inquieto, inquietante, tumultuoso, doloroso, col progredire della terapia, assume contorni più quieti, matura, si evolve, così come cambia l'assetto psichico del pz se la terapia è efficace. Quel coinvolgimento inspiegabile che fa vivere il pz come sospeso in una dimensione irreale di benessere/malessere, poco a poco, parlandone con lo psi apertamente, sinceramente in tutte le angolazioni, anche le più intime e scottanti, si trasforma in un legame sempre forte e pregnante ma di affetto, gratitudine, stima, ammirazione e dunque meno fantastico e magico e più agganciato alla realtà del qui e ora.
Ecco cosa fare del transfert... non si è dissolve nel nulla, non scompare, semplicemente si incanala e manifesta in altri aspetti della vita del pz a conferma che la terapia funziona.Secondo il pensiero di Jung: " Nel caso di un transfert eccezionalmente intenso si può essere sicuri che i suoi contenuti, una volta che siano stati individuati e resi consci, saranno per il paziente tanto importanti quanto lo era il transfert. Quando un transfert viene a cessare, non si dissolve nell'aria, ma la sua intensità, o un corrispondente quantitativo di energia, apparirà in altro luogo, per esempio in un'altra relazione o in una qualsiasi altra importante forma psicologica. Col dissolversi del transfert tutta l'emozione proiettata ricade indietro nel soggetto e il pz è allora in possesso del tesoro che precedentemente, nel corso del transfert, aveva praticamente sperperato"
Ciao Gaia. Come vedi, ho citato anche Jung.:ciao:
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Ciao Francesca, ti ringrazio sia della prima risposta, che della seconda, entrambe chiare e significative. :)
:ciao:
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Vorre riprendere ancora la questione:approved: posta da Willy:
Quel che occorre chiedersi, a mio parere, è "cosa ne faccio del transfert?". Quindi, lo utilizzo (e siamo nel campo della psicoterapia), oppure lo analizzo (e siamo nel campo della psicoanalisi).
Il quesito è posto da un terapeuta, con la sua ottica, filtrandone solo gli elementi utili alla sua terapeuticità ai fini dell'efficacia della cura e di conseguenza del bene del paziente.
Ma parlare di transfert dal punto di vista del paziente credo sia diverso, anche se paradossalmente i componenti della coppia analitica aspirano agli stessi obiettivi...Io immagino due fiumi che scorrono separatamente per poi riunirsi in un grande unico fiume, prima di sfociare nel mare...metaforicamente in una immensità libera, che consiste nella guarigione per il pz e nel successo terapeutico per il medico.
Guglielmo, ritieni che utilizzare o analizzare il transfert per spiegare il caso e quindi per fini terapeutici, possa offrire al paziente un qualche rimedio al proprio disagio?
Io ritengo che il paziente,con i suoi tempi, raggiunge autonomamente l'insight ...; vede finalmente la figura del terapeuta con occhi "e cuore" diversi, e sostenuto dalla sua coprensione e affettività elabora piano, piano le proprie emozioni , le contiene, le gestisce in maniera sempre più matura e consapevole dell'iniziale irruenza, intensità, precipitosità, irrealtà, falsa illusione. Chiaramente "questa storia" di insight, coincide con la storia analitica.
Il transfert di cui il pz sperimenta sempre nuove dimensioni, diventa il luogo del recupero della propria identità, il punto di incontro tra passato, presente, un futuro potenziale da costruire insieme.
Certo il transfert è un animale selvaggio difficile da addomesticare e talora spaventa anche lo stesso analista, che incontra mille difficoltà e resistenze...Ma è lui il partner più forte della coppia e a lui è demandato il non facile compito di offrire sollievo e benessere.
Al quesito posto da Guglielmo vorrei aggiungerne un altro: ponendosi nell'ottica del paziente, il transfert quali percorsi segue rispetto al generale percorso analitico, in che oscure increspature può finire? Come aiutare il paziente a incanalarne l'energia in altre sfere psichiche più sane e inserite nella realtà della vita relazionale del paziente?
Ciao
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
Da circa tre anni seguo una psicoterapia e "inesorabilmente" sono stata "travolta" da un forte transfert verso il mio analista. All'inizio senza rendermene conto...era come se tutta la mia vita fosse concentrata sul teraputa e la terapia.
Le regole del setting molto rigide (anche se è junghiano), la sua impenetrabilità, i silenzi me lo facevano odiare, però poi arrivavo puntualmente alla seduta successiva.
Per fortuna non è mai stato un transfert nevrotico, nè erotico, ma positivo ed empatico, però ammetto che per un certo periodo è stato alquanto invalidante.
Adesso insieme al mio psi ne discutiamo tanto per decodificarlo.
Se avete vissuto o state vivendo lo stesso tipo di esperienza, vi va di parlarne?
ciao a tutti. Innanzitutto complimenti x per la discussione, mi sono letta tutti i post (e sono tanti!), tutto moooolto interessante, sia le risposte degli "esperti" che di quelli non.
L'argomento mi interessa particolarmente (non sono un'addetta ai lavori), sono in terapia (psicanalitica) da diverso tempo come è pure da diverso tempo che sono "innamorata" della mia psi.
Lasciatemi dire che che il transfert sarà pure l'alfa e l'omega della terapia, sarà pure una tappa obbligata, ma quando si è semplici pazienti (e quindi non psicologi-pazienti o studenti-pazienti per cui si possiedono degli strumenti in più) la cosa è alquanto difficile da superare. Per esperienza, il non essere amati è una delle cose che fa più soffrire, la frustrazione che ne consegue, l'angoscia, l'ansia sono logoranti e a lungo tempo sono anche demoralizzanti (io ora sono in questa fase: demoralizzata e incazzata). Ah, il tutto deve essere poi condito da una certa dose di razionalità, bisogna cercare di risolvere questo transfert, essere consapevoli che trattasi di un rapporto asimmetrico, che non si può andare oltre il rapporto terapeuta-paziente (tuttavia bisogna cercare di mantenere viva l'alleanza terapeutica ed essere "coppia" terapeutica - veramente una gran confusione!)...ma quanto si chiede a un paziente in termini di investimento emotivo??????
Senza contare, che fuori da quella stanza, abbiamo già altri problemi da risolvere (lavoro, famiglia...figli...chi più ne ha + ne metta). Sono d'accordo con chi ha scritto che in alcuni casi, una piccola "spintina" non guasterebbe, almeno per sbloccare una situazione che magari rischia di diventare cronica e negativa per la terapia. Penso che voi psi abbiate gli strumenti necessari in mano per aiutare il paziente nel miglior modo, senza per questo arrivare ad illuderlo. HO preso in considerazione il fatto di mollare tutto e l'unica risposta che ho ricevuto è stata: "come preferisce". Vabbè!
Comunque, volevo porre una domanda: come mai si parla così spesso di transfert amoroso in direzione etero (anzi si da quasi per scontato) mentre così poco di quando paziente e terapeuta sono dello stesso sesso? Se come è stato detto, capita a quasi tutti, dovrebbe succedere indipendentemente dal sesso dell'analista...o forse mi sbaglio?
Apprezzerei tanto sapere cosa ne pensate. Grazie e un saluto.
Lalla.
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Ciao Lalla, complimenti per la buona volontà che hai avuto a leggere tutto il thread....Ma, di tutti i discorsi fatti, sembra che tu abbia recepito ben poco.
Spero che quache esperto di buon cuore ti risponderà, in quanto io sono una paziente in psicoanalisi e come te, in qualche modo, ho vissuto quelle emozioni cui ti riferisci.
Come avrai intuito, tutti gli esperti concordano sul fatto che attraversare questa fase di sofferenza, sia indispensabile per attivare quel processo terapeutico che conduce al cambiamento e alla cura. Da bimbi ci dicevano: prendi la medicina! E' amara ma ti fa guarire....Più o meno è la stessa cosa, solo che ora ci rivolgiamo ad un analista perchè non ne possiamo più di vivere e ci ritroviamo con un problema in più.....Nonostante questo, ci leghiamo, dipendiamo dal nostro medico(il sesso non conta!)e affidiamo a lui/lei le sorti del nostro orizzonte esistenziale.
Concordo con la tua opinione :approved: che sostenere un'analisi didattica sia diverso, anche se gli esperti sostengono il contrario e ammettono di essere anche loro inesorabilmente colpiti dai dardi del transfert .
Qualunque consiglio ti si possa dare è inutile; niente e nessuno, neanche la tua analista potrà confortarti.... devi essere tu da sola col tempo e con la consapevolezza acquisita a liberarti da questo "disagio", o meglio a conviverci in modo quieto e maturo. Un giorno, ti auguro vicino, ti renderai conto che sei libera da questo legame invalidante e l'energia che ci investivi, puoi incanalarla verso obiettivi più concreti, reali e realizzabili.
Buona fortuna.
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
lallaconfusa
L'argomento mi interessa particolarmente (non sono un'addetta ai lavori), sono in terapia (psicanalitica) da diverso tempo come è pure da diverso tempo che sono "innamorata" della mia psi.
come diceva Willy qualche post fa, bisogna fare attenzione a usare il termine "amore".
Tra il paziente e l'analista, ovviamente, si instaura un rapporto di fiducia, di dipendenza, e questo fa sì che il terapeuta rappresenti, per il paziente, una specie di "salvatore", attirando su di sé grandi quantità di affetti da parte del paziente stesso. Sarebbe interessante, alla fine della terapia, fare un sondaggio per vedere quanti pazienti siano ancora "innamorati" dell'ex analista. Allora sono certo che la maggior parte diranno di non provare più alcun "amore" verso di lui.
L'analista, per conto suo, sarebbe sleale (oltre che commettere una violazione del codice deontologico) se assecondasse questi "sentimenti", perché sarebbe un approfittarsi di una persona che in quel momento ha richiesto una relazione di aiuto e si trova in una situazione di dipendenza e di bisogno.
Ciò non toglie che nell'analisi sia presente un "surrogato" (Freud) dell'amore, che, in forma sublimata, è messo al servizio del lavoro analitico e alimenta l'alleanza terapeutica, che deve durare per tutto il corso dell'analisi.
ciao
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
[QUOTE=francesca63;1645750]....Ma, di tutti i discorsi fatti, sembra che tu abbia recepito ben poco.
Spero che quache esperto di buon cuore ti risponderà,
cara francesca, grazie! Tutto l'entusiasmo che avevo per essermi registrata, beh mi è proprio passato.
Vorrei puntualizzare alcune cosette: non si risolve il transfert leggendo libri su libri, ma come giustamente hai detto tu, è una serie di consapevolezze che si acquisiscono piano piano. Ma in attesa di queste consapevolezze, si brancola nel buio specialmente quando ci si trova a dover fronteggiare un transfert intenso, coinvolgente come un "innamoramento" e ci si aggrappa a qualsiasi cosa per cercare di uscirne, anche a un forum, ben sapendo che le risposte saranno sempre le stesse. Ma il fatto di portare la propria esperienza, di esprimerla, di tradurre in parole quello che si sente, beh già questo per me è importante e trovare qualcuno che si prende la briga di rispondere, lo è ancora di più.
E se qualche esperto vorrà rispondermi (ringrazio già in anticipo tutti quelli che lo faranno), non sarà certamente per il "buon cuore" ma per la professione che sta o andrà ad esercitare che prevede fra le tante cose, "ascolto" e "accettazione" incondizionata del paziente (perchè ora della fine, si è "pazienti" e "terapeuti" anche su un forum). Ci sarà sempre l'ennesimo paziente che chiederà delle delucidazioni, proprio come hai chiesto tu con questo thread, e ci sarà sempre l'ennesimo esperto che cercherà di fare bene il proprio lavoro anche su un forum (grazie **ras**).
Scusate la polemica. Buone cose a tutti.
Lalla.
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
[QUOTE=lallaconfusa;1646443]
Citazione:
Originalmente inviato da
francesca63
....Ma, di tutti i discorsi fatti, sembra che tu abbia recepito ben poco.
Spero che quache esperto di buon cuore ti risponderà,
cara francesca, grazie! Tutto l'entusiasmo che avevo per essermi registrata, beh mi è proprio passato.
Vorrei puntualizzare alcune cosette: non si risolve il transfert leggendo libri su libri, ma come giustamente hai detto tu, è una serie di consapevolezze che si acquisiscono piano piano. Ma in attesa di queste consapevolezze, si brancola nel buio specialmente quando ci si trova a dover fronteggiare un transfert intenso, coinvolgente come un "innamoramento" e ci si aggrappa a qualsiasi cosa per cercare di uscirne, anche a un forum, ben sapendo che le risposte saranno sempre le stesse. Ma il fatto di portare la propria esperienza, di esprimerla, di tradurre in parole quello che si sente, beh già questo per me è importante e trovare qualcuno che si prende la briga di rispondere, lo è ancora di più.
E se qualche esperto vorrà rispondermi (ringrazio già in anticipo tutti quelli che lo faranno), non sarà certamente per il "buon cuore" ma per la professione che sta o andrà ad esercitare che prevede fra le tante cose, "ascolto" e "accettazione" incondizionata del paziente (perchè ora della fine, si è "pazienti" e "terapeuti" anche su un forum). Ci sarà sempre l'ennesimo paziente che chiederà delle delucidazioni, proprio come hai chiesto tu con questo thread, e ci sarà sempre l'ennesimo esperto che cercherà di fare bene il proprio lavoro anche su un forum (grazie **ras**).
Scusate la polemica. Buone cose a tutti.
Lalla.
Cinquant'anni o un secolo fa non vi erano forum, ma non credo che l'amore di transfert fosse di diversa natura. Siamo,oggi come oggi, abituati ad aggrapparci a situazioni o soluzioni vantaggiose, funzionali, senza mai pensare cosa di essenzialmente umano conserviamo o possiamo sviluppare al di là delle possibilità tecniche che la nostra cultura spiattella sul tavolo continuamente...Non si impara il transfert dai libri, è vero...ma nemmeno dai forum! E poi...si brancola sempre nel buio, perchè dalla luce non si impara un bel nulla...è dall'oscurità che le cose risalgono con i loro significati autentici...
Si va dal terapeuta perchè 'si deve cambiare' e non per perpetuare una struttura di personalità che è-nel-mondo in modo 'inappropriato': un ‘innamoramento’ intenso va vissuto, per carità, ma mai come 'dall'occhio di un ciclone'...'rasentare' invece (per 'osservare discreti'), con umiltà, lo strutturarsi continuo delle passioni, dei tradimenti, di tutte quelle 'proiezioni' che 'confluiscono e contribuiscono' nell'assegnare un carattere 'numinoso' al medico o allo psicologo...bè, questo si che è compito arduo! L'emozione va vissuta fin dentro profondità viscerali, per carità, ma non può diventare 'misura assoluta' dei miei giudizi: il mio terapeuta mi disse una volta: ''sei tu che hai bisogno di me! Se ti calzo stretto, se credi di potermi 'anticipare' nelle interpretazioni, sei libero di 'lasciarmi andare''...non è nessun tipo di 'violenza' a parlare qui, ma forse un 'tipo di amore' che non siamo abituati più a considerare: un amore che 'preserva la differenza',il 'distacco',l'irripetibilità,la 'differenziazione' in massimo grado...e non voglio, con questo, giustificare certi 'atteggiamenti' da 'padre eterno' e 'indifferente' che 'guastano' davvero la terapia...e non solo essa...
Saluti,
Luigi
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Concordo con luigi: un forum non è il luogo appropriato dove discutere del transfert dal punto di vista personale perchè sono evidenti gli aspetti dinamici che possono essere presi in considerazione solamente nella sede appropriata dell'analisi.
Si può tentare qualche risposta dal punto di vista teorico.
Citazione:
Originalmente inviato da
lallaconfusa
Comunque, volevo porre una domanda: come mai si parla così spesso di transfert amoroso in direzione etero (anzi si da quasi per scontato) mentre così poco di quando paziente e terapeuta sono dello stesso sesso? Se come è stato detto, capita a quasi tutti, dovrebbe succedere indipendentemente dal sesso dell'analista...o forse mi sbaglio?
Anzitutto mi verrebbe da chiedere: in quale sede non si parla di transfert erotizzati di tipo omosessuale? In letteratura i riferimenti sono molti...
Vorrei poi precisare un altro punto, su cui mi ero già espresso. Trovo che vi sia una focalizzazione eccessiva sul transfert "amoroso", che corrisponde poco alla complessità delle dinamiche transferali e probabilmente è originato dalla macrocategorizzazione del transfert in positivo e negativo. Questa distinzione vale soprattutto per fini teorici, ma, a mio parere, è legata anche alla schematizzazione freudiana che oppone pulsione sessuale e pulsione di morte. Uscendo da quest'ottica, come di fatto è avvenuto in psicoanalisi da diversi decenni, anche la visione del transfert è differente. Esso diviene riproduzione di modalità di funzionamento inconsce problematiche più che riedizione delle rappresentazioni interne degli oggetti genitoriali.
Il transfert in un'ottica contemporanea è concepito in maniera più fluida e mutevole, regolato da motivazioni differenti rispetto al semplice dualismo amore-odio: sono presenti transfert dipendenti, controllanti e quant'altro, che si alternano e si sovrappongono in vari momenti della seduta e del processo analitico. E' l'emozione che domina il campo emotivo tra paziente ed analista a "determinare" la natura del transfert in quel dato momento.
Possono essere quindi presenti sfumature erotiche (omo o etero, poco importa...) che si accompagnano a vissuti di dipendenza o di controllo.
Spero di aver risposto almeno in parte.
Un saluto
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Aggiungo solo un punto rispetto alla questione analisi didattica.
Non credo che sia un'analisi differente da quella che si svolge comunmente (se non per alcuni temi, prima di tutto la scelta del candidato di fare l'analista), nè credo che un candidato analista sia "avvantaggiato" nella gestione delle dinamiche transferali. In analisi le conoscenze teoriche o tecniche non hanno influenza, così come la "preparazione" alla situazione analitica. Ciò che conta è unicamente il livello emotivo e dinamico, che è il medesimo sia per i candidati che per i "pazienti normali". Altrimenti l'analisi diventa un processo cerebrale e non serve a nulla.
Credo di non sbagliare dicendo che ci sono pazienti che vivono in maniera più semplice il transfert rispetto a candidati analisti (così come succede anche il contrario) per la semplice ragione che hanno strutture di personalità meno problematiche.
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Originalmente inviato da
peste1987
E se fosse l'inverso?
Se assecondare i sentimenti fosse davvero utile..?
Non lo potete sapere..perchè non l'avete mai fatto
la storia della psicoanalisi è piena di queste vicende: Jung e la Spielrein (hanno fatto anche un bellissimo film: "prendimi l'anima"), Ferenczi e Elma Palos, Breuer e Bertha Pappenheim (conosciuta come "Anna O." negli Studi sull'Isteria), Jones e Loe Kann...
Tutte analisi andate a buon fine (da quel che mi risulta), il fatto è che se per ogni paziente l'analista assecondasse i sentimenti, ci sarebbe un puttanaio più che un setting
Citazione:
Anche da parte dell'analista secondo me..però non te lo dice.
Perchè alla fine è impossibile condividere la vita di un paziente, e non affezionarsi..
si, infatti mi riferivo proprio all'analista :sisi:
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Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Aggiungo solo un punto rispetto alla questione analisi didattica.
Non credo che sia un'analisi differente da quella che si svolge comunmente (se non per alcuni temi, prima di tutto la scelta del candidato di fare l'analista), nè credo che un candidato analista sia "avvantaggiato" nella gestione delle dinamiche transferali.
C'è un aspetto che rende enormemente differente l'analisi didattica da quella di un normale paziente "la scelta di poter andarvia" il classico paziente può andar via quando vuole quando vuole anche il giorno stesso... il paziente in analisi didattica no... altrimenti ci sono conseguenze nel percorso didattico.... anzi... nel momenti in cui decidi che vuoi andar via l'analista ti dice che devi aspettare un anno!!!!! Questo almeno per chi fa l'analisi didattica alla SPI!
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Originalmente inviato da
*-ras-*
la storia della psicoanalisi è piena di queste vicende: Jung e la Spielrein (hanno fatto anche un bellissimo film: "prendimi l'anima"), Ferenczi e Elma Palos, Breuer e Bertha Pappenheim (conosciuta come "Anna O." negli Studi sull'Isteria), Jones e Loe Kann...
Tutte analisi andate a buon fine (da quel che mi risulta)
Andate a buon fine?! Gli esiti di quelle analisi sono stati disastrosi, tanto è vero che si sono tutte interrotte... Ma sono state proprio quelle esperienze di crollo dello spazio analitico a causa di dinamiche collusive macroscopiche che hanno insegnato che l'"assecondare" non è utile in nessun caso.
Ferenczi, che in questo campo era un vero esperto, si rese conto che perseguendo questa strada avrebbe dovuto prendere un solo paziente in analisi per tutta la vita, altro che autonomia...
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Originalmente inviato da
Elisa702008
C'è un aspetto che rende enormemente differente l'analisi didattica da quella di un normale paziente "la scelta di poter andarvia" il classico paziente può andar via quando vuole quando vuole anche il giorno stesso... il paziente in analisi didattica no... altrimenti ci sono conseguenze nel percorso didattico.... anzi... nel momenti in cui decidi che vuoi andar via l'analista ti dice che devi aspettare un anno!!!!! Questo almeno per chi fa l'analisi didattica alla SPI!
Non so, questo potrebbe essere per l'analisi didattica. Ad ogni modo si è sempre liberi (o almeno io mi sento libero) di interrompere quando si vuole, al massimo l'analista non sarà d'accordo... Ovvio che significa che sta accadendo qualcosa, e che sia auspicabile prendere un po' di tempo per capire.
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Originalmente inviato da
gieko
Aggiungo solo un punto rispetto alla questione analisi didattica.
Non credo che sia un'analisi differente da quella che si svolge comunmente (se non per alcuni temi, prima di tutto la scelta del candidato di fare l'analista), nè credo che un candidato analista sia "avvantaggiato" nella gestione delle dinamiche transferali. In analisi le conoscenze teoriche o tecniche non hanno influenza, così come la "preparazione" alla situazione analitica. Ciò che conta è unicamente il livello emotivo e dinamico, che è il medesimo sia per i candidati che per i "pazienti normali". Altrimenti l'analisi diventa un processo cerebrale e non serve a nulla.
Credo di non sbagliare dicendo che ci sono pazienti che vivono in maniera più semplice il transfert rispetto a candidati analisti (così come succede anche il contrario) per la semplice ragione che hanno strutture di personalità meno problematiche.
ciao Gieko,
secondo me ci sono delle diversità: l'approccio è diverso, le motivazioni, le aspettative sono diverse, come anche il fine che ci si propone.
Voi sapete già cosa vi aspetta quando iniziate un'analisi, almeno teoricamente. Sapete che incapperete in un transfert, a che livello emotivo non si sa, ma sapete che accadrà e quando sarà questo momento, voi sapete anche che per risolverlo dovrete restare lì e parlarne con il vs. analista, non fuggire.
Per un paziente normale è diverso: innanzitutto si trova frastornato e spaventato, non capisce cosa stia succedendo, si sente sbagliato e in colpa e prima di "dichiararsi", può metterci davvero parecchio tempo. Può arrivare a scegliere di non parlarne affatto e cercare di risolvere la cosa per conto proprio dal momento che questi sono sentimenti che solo lui prova. Un transfert molto intenso, non è per il paziente una tappa obbligata (se non dopo molte consapevolezze, s'intende) come invece potete considerarla voi, ma un ostacolo, un malessere che si aggiunge ad altro malessere, tra l'altro incomprensibile dal momento che da una terapia ci si aspetterebbe soltanto che benessere. E' difficile per un profano capire nell'immediato che per "guarire" bisogna passare attraverso la sofferenza e questo in alcuni casi può essere anche un motivo per mollare tutto e considerare la terapia come un fallimento. Infatti, almeno per quello che ho visto navigando su internet, sono sempre i pazienti "normali" a chiedere "aiuto" per la risoluzione del transfert, a chiedere delucidazioni...
Per un addetto ai lavori è un'analisi con fini professionali, fa parte della formazione, è necessaria per una serie di svariate ragioni,e questo, penso, fa stringere i denti anche nei momenti + difficili. Spesso mi chiedo quanti psicologi avrebbero fatto la loro analisi personale se non fosse per la professione che hanno scelto.
Voi tutte queste nozioni le sapete già in partenza ed evita, almeno all'inizio, perdita di tempo, di denaro e di energie.
Ciò non toglie che il transfert venga poi vissuto in modo altrettanto intenso, forse anche di +, considerando quanto va in profondità un'analisi didattica.
Questo ovviamente è il mio punto di vista come semplice paziente.
Un caro saluto.:yahoo:
Lalla
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Originalmente inviato da
lallaconfusa
ciao Gieko,
secondo me ci sono delle diversità: l'approccio è diverso, le motivazioni, le aspettative sono diverse, come anche il fine che ci si propone.
Voi sapete già cosa vi aspetta quando iniziate un'analisi, almeno teoricamente. Sapete che incapperete in un transfert, a che livello emotivo non si sa, ma sapete che accadrà e quando sarà questo momento, voi sapete anche che per risolverlo dovrete restare lì e parlarne con il vs. analista, non fuggire.
Per un paziente normale è diverso: innanzitutto si trova frastornato e spaventato, non capisce cosa stia succedendo, si sente sbagliato e in colpa e prima di "dichiararsi", può metterci davvero parecchio tempo. Può arrivare a scegliere di non parlarne affatto e cercare di risolvere la cosa per conto proprio dal momento che questi sono sentimenti che solo lui prova. Un transfert molto intenso, non è per il paziente una tappa obbligata (se non dopo molte consapevolezze, s'intende) come invece potete considerarla voi, ma un ostacolo, un malessere che si aggiunge ad altro malessere, tra l'altro incomprensibile dal momento che da una terapia ci si aspetterebbe soltanto che benessere. E' difficile per un profano capire nell'immediato che per "guarire" bisogna passare attraverso la sofferenza e questo in alcuni casi può essere anche un motivo per mollare tutto e considerare la terapia come un fallimento. Infatti, almeno per quello che ho visto navigando su internet, sono sempre i pazienti "normali" a chiedere "aiuto" per la risoluzione del transfert, a chiedere delucidazioni...
Per un addetto ai lavori è un'analisi con fini professionali, fa parte della formazione, è necessaria per una serie di svariate ragioni,e questo, penso, fa stringere i denti anche nei momenti + difficili. Spesso mi chiedo quanti psicologi avrebbero fatto la loro analisi personale se non fosse per la professione che hanno scelto.
Voi tutte queste nozioni le sapete già in partenza ed evita, almeno all'inizio, perdita di tempo, di denaro e di energie.
Ciò non toglie che il transfert venga poi vissuto in modo altrettanto intenso, forse anche di +, considerando quanto va in profondità un'analisi didattica.
Questo ovviamente è il mio punto di vista come semplice paziente.
Un caro saluto.:yahoo:
Lalla
Scusami Lalla, ma tu come sai tutte le cose che noi "sappiamo" ? Cioè cosa te lo fa pensare?
Ciao
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Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
.... il transfert non è qualcosa di utile o inutile. C'è. E basta. C'è come c'è il cielo, il mare,...
Quindi, non serve chiedersi se il transfert sia utile o meno.
Guglielmo
Ciao Willy, sostenere che non serve chiedersi se il transfert sia utile o meno non mi sembra corretto in quanto il suo ruolo è universalmente riconosciuto quale strumento principe della psicoanalisi: all'interpretazione sistematica del transfert, ritengo si debba assegnare la massima funzione terapeutica e trasformativa
Citazione:
Originalmente inviato da
*-ras-*
Ciò non toglie che nell'analisi sia presente un "surrogato" (Freud) dell'amore, che, in forma sublimata, è messo al servizio del lavoro analitico e alimenta l'alleanza terapeutica, che deve durare per tutto il corso dell'analisi.
ciao
Questo surrogato di amore, come dice bene Ras, parafrasando Freud, anche se per il paziente è una brutta bestia da domare, però alimenta, cementa la relazione terapeutica e la rende efficace. Il paziente vive il transfert non solo e non tanto come pura ripetizione di figure ed emozioni vissute precedentemente, ma come prodotto della stessa situazione analitica in cui pz e analista lavorano non solo per portare alla luce ed elaborare eventi passati, ma per costruire insieme una nuova storia il cui testo contiene vissuti antichi da elaborare, spiegare e trasformare sistematicamente, e di una nuova visione della vita aperta :angel:a significati e possibilità che il pz non credeva di possedere.
Fondamentale, dunque in questo contesto, un clima relazionale, proposto dall'analista, intensamente affettivo e che piano, piano conduce al cambiamento e a sconfiggere quei comportamenti disadattivi che si credevano destinali e insuperabili.
Gabbard sottolinea come spesso i pz non ricordano quasi nessuna delle interpretazioni fornite dal terapeuta per suscitare insight, mentre ricordano soprattutto una battuta di spirito:P, una risata :ihih:, un significativo scambio emozionale:omg:.
Ciao.:ciao:
-
Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Scusami Lalla, ma tu come sai tutte le cose che noi "sappiamo" ? Cioè cosa te lo fa pensare?
Ciao
....per carità, non voglio avere la presunzione di sapere tutte le cose che voi sapete, ci mancherebbe. Voi però avete una base di studi, seppur teorica. Nel momento in cui iniziate un'analisi, sapete già cos'è un transfert (tanto per rimanere nel tema del thread), ovviamente poi ognuno lo vive a suo modo. Un paziente "normale" a volte non sa nemmeno cosa sia una psicoterapia, come funzioni, la inizia perchè in preda a un malessere e pensa che il terapeuta sia il "guaritore" che sia sufficiente raccontare i propri vissuti o problemi e tutto sia risolto. Non si arriva nemmeno a pensare che alla base c'è invece un vero e proprio rapporto fatto di gioie e di dolori....e questo secondo me, almeno all'inizio è spiazzante e talvolta anche paralizzante. Prova ne è, come ho già detto, che tutte le richieste di aiuto/consigli/spiegazioni inerenti al transfert che si trovano via internet sono da parte di pazienti "normali", non addetti ai lavori. Pazienti che si ritrovano innamorati del proprio analista e non sanno perchè, come sia successo, pensano di dover cambiare, si sentono sbagliati, non sanno come affrontare la cosa....si trovano impreparati davanti a una cosa che li coinvolge fino al midollo. Voi secondo me non siete impreparati, tuto lì.
Lalla
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Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia
Se il transfert è senz'altro fondamentale, l'analisi, non si esaurisce pero' con esso o in esso, è qualcosa di piu' complesso nell'insieme; infatti, lo stesso Freud, parla gia' di "analisi del transfert" come uno degli aspetti della relazione terapeutica,e che assume diverse configurazioni interne ed esterne nel suo evolversi.
Ed anche il transfert, attualmente, è concettualizzato in modo un po' differente, cmq, uno degli aspetti piu' importanti, sono gli scambi emozionali ed affettivi e la capacita' di utilizzarli da parte di entrambi i partecipanti della coppia analitica, seppure in modi diversi, ma funzionali all'efficacia del percorso.
Ciao:ciao: