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Citazione:
Originalmente inviato da
Melody82
ps: il caso presentato da ghostchild mi sta mettendo in crisi, è chiaro che il disturbo è correlato all'abuso di sostanze ed alla dipendenza ma non riesco a capire se è un disturbo d'ansia indotto da sostanze o che, vado a controllare sul DSM
inoltre ci aggiungerei una ipotesi di fobia sociale ma anche qui non credo soddisfi i criteri...
ps. per flessione timica si intende umore depresso...potevano pure scriverci umore depresso...ste cose proprio non le reggo...
cmq per ora
[I]Riservato, tendenzialmente timido, sensibile alla critica e al giudizio
chiusura+umore irritabile
prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze
e successivamente allucinogeni (extasy).
questo indica già che il problema deriva da abuso di sostanze ed è una prima ipotesi di diagnosi
poi
All'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento (tremore, rossore, sudorazione).
questo indica una seconda possibile diagnosi di fobia sociale
confermata da questo
"ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso "
poi parla di un ricovero- segno di un grave scivolamento psicotico e questo ci da delle indicazioni per la terapia che dovrà essere prevalentemente supportiva piu che espressiva - perchè il caso è grave. inoltre per le dipendenze ricordiamoci che si indica di solito la sistemica familiare o di gruppo, ma nei casi più gravi si può ipotizzare di attivare rete di risorse psicosociali come sert, comunità, centri diurni ecc.
poi
"Successivamente il paziente ha iniziato ad elaborare contenuti ideativi di inadeguatezza fisica con compulsioni al controllo del proprio corpo e all'esercizio fisico."
questo ci da un'altra indicazione di diagnosi ancora, di disturbo d'ansia indotto da sostanze (DSM IV TR --> "A.Predominano nel quadro clinico ansia notevole, Attacchi di Panico, oppure ossessioni o compulsioni.")
e questo
"Negli ultimi due anni si è presentata una progressiva flessione timica (umore depresso) con sentimenti di inutilità e abulia."
pensavo a
"Disturbo dell’Umore Indotto da Sostanze"
dal DSM IV TR
A.Domina il quadro clinico una alterazione dell’umore rilevante e persistente, caratterizzata da uno (o entrambi) i seguenti sintomi:
1)umore depresso o marcata riduzione di interesse o di piacere in tutte o quasi tutte le attività
2)umore elevato, espanso o irritabile.
riassunto ipotesi diagnostiche
1) Abuso di sostanze: approfondire se soddisfa i criteri per il Disturbo
2) Fobia sociale: soddisfa alcuni criteri (sintomatologia fisica, insicurezza, evitamento, isolamento sociale)
3) Disturbo d’ansia indotto da sostanze: “Predominano nel quadro clinico ansia notevole, Attacchi di Panico, oppure ossessioni o compulsioni.”
4) "Disturbo dell’Umore Indotto da Sostanze" "Domina il quadro clinico una alterazione dell’umore rilevante e persistente, caratterizzata da uno (o entrambi) i seguenti sintomi:
1) umore depresso o marcata riduzione di interesse o di piacere in tutte o quasi tutte le attività
2) umore elevato, espanso o irritabile."
mi chiedo come farò in sede d'esame senza il DSM davanti:sbonk:
io avevo pensato a:
dist evitante di personalità (L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza) con diagnosi aggiuntiva di fobia sociale....è riservato, timido, sensibile alla critica e al giudizio degli altri, senso di inadeguatezza, insicurezza nei rapporti sociali ecc....
per come l'ho vista io, il quadro non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza ("all'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso"), anche perchè i soggetti con disturbo evitante di personalità tendono a presentare dist dell'umore in comorbidità (e questo spiegherebbe la successiva "progressiva flessione timica con sentimenti di inutilità e abulia", e tendono a far uso di sostanze per ridurre l'ansia e la disforia.....
che ne dici?:mumble:
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ghostchild
io avevo pensato a:
dist evitante di personalità (L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza) con diagnosi aggiuntiva di fobia sociale....è riservato, timido, sensibile alla critica e al giudizio degli altri, senso di inadeguatezza, insicurezza nei rapporti sociali ecc....
per come l'ho vista io, il quadro non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza ("all'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso"), anche perchè i soggetti con disturbo evitante di personalità tendono a presentare dist dell'umore in comorbidità (e questo spiegherebbe la successiva "progressiva flessione timica con sentimenti di inutilità e abulia", e tendono a far uso di sostanze per ridurre l'ansia e la disforia.....
che ne dici?:mumble:
Ragazzi ma solo io più studio e più mi assalgono dubbi e vado in confusione???
Potrebbe anche essere giusta la tua visione (sono sostenitrice dell'inutilità del DSM) ma semplicemente, almeno io,penso più che altro al fatto che sia "normale" che un ragazzo di 20 anni abbia a volte manifestazioni di isolamento... insucurezze... e non per questo debba avere problematiche.
Penso piuttosto che abbia avuto contatti con delle droghe (in un'età tipica) e che ora abbia una leggera depressione e irritabilità dovuto proprio all'assenza delle sostanze.
OVVIAMENTE bisognerebbe indagare...gli elementi sono pochi e blà blà blà...
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ghostchild
io avevo pensato a:
dist evitante di personalità (L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza) con diagnosi aggiuntiva di fobia sociale....è riservato, timido, sensibile alla critica e al giudizio degli altri, senso di inadeguatezza, insicurezza nei rapporti sociali ecc....
per come l'ho vista io, il quadro non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una sostanza ("all'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso"), anche perchè i soggetti con disturbo evitante di personalità tendono a presentare dist dell'umore in comorbidità (e questo spiegherebbe la successiva "progressiva flessione timica con sentimenti di inutilità e abulia", e tendono a far uso di sostanze per ridurre l'ansia e la disforia.....
che ne dici?:mumble:
mmm non sono d'accordo...ti spiego perchè...
ti ho ingigantito la parola chiave...
incremento significa che le condotte di abuso c'erano già prima
inoltre il caso stesso dice
Citazione:
Originalmente inviato da
ghostchild
L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcol) e successivamente allucinogeni (extasy). All'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali....
tutto questo secondo me conferma che la prima ipotesi deve essere di aboso di sostanze e poi tutto il resto:mumble:
io penso che accennerei tutte le ipotesi diagnostiche che ho tirato fuori (abuso sostanze, fobia sociale, dist. dell'umore indotto da sostanze) e spiegherei che andrebbero tutte approfondite a mezzo colloqui per capire se soddisfa pienamente alcuni criteri e quali e quindi fare luce sulla diagnosi più plausibile...
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arabafenice82
Può essere un disturbo d'ansia NAS, alla fine non soddisfa nessuna diagnosi pienamente.
ci sono sintomi clinicamente significativi di ansia e depressione, ma non risultano soddisfatti i criteri per uno specifico Disturbo dell’Umore o Disturbo d’Ansia. e
sicuramente il disturbo è correlato all'uso di sostanze...quindi concordo con melody può benissimo essere un disturbo dell'umore indotto da sostanze:)
non perchè ma anche a me leggendolo è venuto in mente fobia sociale però vi dico una cosa potreste avere entrambe ragione e poi all'esame non è che premiano chi centra la diagnosi basta che il ragionamento sottostante è giusto e poi dipende in mano a chi va a finire il tuo compito cioè chi lo corregge un caso può avere più soluzioni anche perchè la commissione è formata da tante teste con pensieri diversi!!!! e soprattutto orientamenti diversi!!!!
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ma io credo che l'orientamento c'entri poco, qui si tratta di DSM, la nosografia è oggettiva e standard altrimenti non servirebbe a niente... :sbonk:
per il fatto del ragionamento sottostante che viene premiato lo spero vivamente, e le "più soluzioni" vanno messe per forza sennò è finita...ma la paura di toppare completamente l'ipotesi diagnostica c'è, o almeno io ce l'ho... io onestamente sicuramente premierei il ragionamento, ma se le ipotesi fossero sbagliate non credo promuoverei...
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aiutooo :jd: :sbonk:
ragazzi anche secondo me. premiano il ragionamento ma certo non si devono scrivere cavolate...quindi io vi saluto... penso che a questo punto sia inutile provare...tanto scrivo solo cavolate.
ma che voi sappiate...premiano anche la fantasia??? :sbonk:
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Originalmente inviato da
Melody82
mmm non sono d'accordo...ti spiego perchè...
ti ho ingigantito la parola chiave...
incremento significa che le condotte di abuso c'erano già prima
inoltre il caso stesso dice
tutto questo secondo me conferma che la prima ipotesi deve essere di aboso di sostanze e poi tutto il resto:mumble:
io penso che accennerei tutte le ipotesi diagnostiche che ho tirato fuori (abuso sostanze, fobia sociale, dist. dell'umore indotto da sostanze) e spiegherei che andrebbero tutte approfondite a mezzo colloqui per capire se soddisfa pienamente alcuni criteri e quali e quindi fare luce sulla diagnosi più plausibile...
ok, ma le condotte di abuso in precedenza erano "saltuarie", quindi non mi sembravano così gravi da giustificare tutto il quadro sintomatologico successivo, mentre io mi sono focalizzato (forse troppo) su quelle che potrebbero essere le caratteristiche di un disturbo di personalità (proprio perchè ad esordio giovanile, tarda adolescenza), che spiegherebbe anche le altre manifestazioni, tra cui l'uso di sostanze per ridurre l'ansia e la disforia...
comunque hai ragione, in casi come questo converrebbe proporre tutte le ipotesi diagnostiche e dire che non si hanno elementi sufficienti per avanzare una unica ipotesi precisa....:rolleyes:
mi sta cominciando a venire un po' d'ansia.....:sbonk::medito:
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arabafenice ma perchè dici così????
il confronto serve a questo nessuno di noi è perfetto!!! su :)
gostchild in effetti i criteri per il disturbo di Abuso non sappiamo o meno se li soddisfa perchè ci sono pochi elementi, x questo li approfondirei, il problema è che il caso viene presentato proprio con quella frase, che dice che l'esordio dei problemi è nato da lì, e quindi io avrei davvero paura a discostarmi troppo da quello...
per quanto riguarda l'evitante di personalità nulla da dire, è una ottima ipotesi diagnostica, anch'essa andrebbe approfondita, il DSM IV TR riporta cosi
"A.Un quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, e ipersensibilità al giudizio negativo, che compare entro la prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti"
il che ci rientra alla perfezione, però tutti gli altri criteri nel testo del caso non vengono menzionati, quindi andrebbero approfonditi. con cosa? mmm...boh!!! la SCID II?
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Melody82
arabafenice ma perchè dici così????
il confronto serve a questo nessuno di noi è perfetto!!! su :)
gostchild in effetti i criteri per il disturbo di Abuso non sappiamo o meno se li soddisfa perchè ci sono pochi elementi, x questo li approfondirei, il problema è che il caso viene presentato proprio con quella frase, che dice che l'esordio dei problemi è nato da lì, e quindi io avrei davvero paura a discostarmi troppo da quello...
per quanto riguarda l'evitante di personalità nulla da dire, è una ottima ipotesi diagnostica, anch'essa andrebbe approfondita, il DSM IV TR riporta cosi
"A.Un quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, e ipersensibilità al giudizio negativo, che compare entro la prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti"
il che ci rientra alla perfezione, però tutti gli altri criteri nel testo del caso non vengono menzionati, quindi andrebbero approfonditi. con cosa? mmm...boh!!! la SCID II?
hai ragione, anche l'ipotesi di dist evitante è appunto solo un'ipotesi, forse lo SCID-II potrebbe essere utile...:approved:
in effetti è un caso alquanto complesso.....:sbonk:
ammettiamo che il quadro sintomatologico sia dovuto agli effetti delle sostanze..... se venisse trattato per la disintossicazione.... allora i sintomi dovrebbero progressivamente sparire?:rolleyes:
e poi.... sarebbe un Disturbo d’Ansia Indotto da Sostanze, o un Disturbo dell’Umore Indotto da Sostanze? o entrambi??
.....la confusione aumenta!:jd:
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allora...ipotizzo
lui è già stato ricoverato per provare a disintossicarlo, ma una volta tornato a casa ha vanificato tutti gli sforzi
"condotte di abuso che hanno motivato un ricovero in ambito specialistico da cui il paziente è stato dimesso con terapia farmacologica subito abbandonata dopo la dimissione per decisione spontanea."
in ogni caso c'è da dire che il testo non parla più di abuso di sostanze dopo questo episodio, quindi io farei così: approfondirei le informazioni su questo ricovero (sia chiedendo a lui che ai familiari) per comprendere come lo ha vissuto; approfondirei se fa ancora uso di sostanze oppure no (il fatto che si sia fissato con la cura del corpo e che di suo sia un tipo di personalità dipendente - anche l'evitante a modo suo è dipendente, e l'abuso di droghe lo "etichetta" come tale - può suggerirci che forse potrebbe fare uso di sostanze anabolizzanti...il che andrebbe approfondito, ma forse sto andando oltre)
una volta chiariti questi punti
- se fa ancora uso di sostanze si potrebbe ipotizzare un percorso multimodale; una iniziale terapia sistemica familiare e poi un percorso riabilitativo in una comunità residenziale con incontri e lavori di gruppo tipici di questa modalità di trattamento
- se non fa più uso di sostanze mi concentrerei su una supportivo/espressiva sia individuale che familiare (dipende poi anche dalla diagnosi principale), rammentando sempre che, trattandosi di una personalità comunque con tratti di dipendenza, dovrò stabilire un setting rigido e mantenere la giusta distanza che consenta all'alleanza di funzionare e al transfert di svilupparsi correttamente.per l'orientamento della terapia individuale io di mio sono psicodinamica quindi avrei fatica a pensare altrimenti, e per questi disturbi è anche indicata, quindi io direi psicodinamica...
che ne pensate????
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Originalmente inviato da
ghostchild
Vi propongo questo caso, se vi va date un'occhiata e commentate! :)
"Il paziente si presenta nel vostro studio accompagnato dalla madre per una consultazione. Anni 25. Riservato, tendenzialmente timido, sensibile alla critica e al giudizio. L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcol) e successivamente allucinogeni (extasy). All'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento (tremore, rossore, sudorazione). ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso che hanno motivato un ricovero in ambito specialistico da cui il paziente è stato dimesso con terapia farmacologica subito abbandonata dopo la dimissione per decisione spontanea. Successivamente il paziente ha iniziato ad elaborare contenuti ideativi di inadeguatezza fisica con compulsioni al controllo del proprio corpo e all'esercizio fisico. Negli ultimi due anni si è presentata una progressiva flessione timica con sentimenti di inutilità e abulia.
Il persistere della sintomatologia suddetta con incremento della quota di irritabilità ed episodi di aggressività verbale e fisica eterodiretta hanno indotto la richiesta della consultazione. Impostare una linea di intervento iniziale, le osservazioni che ritenete importanti, quali strumenti diagnostici utilizzereste, quali modelli d'intervento potrebbero risultare utili".
il nucleo centrale sembrerebbe l'incapacità del ragazzo nell'affrontare la seconda fase di separazione-individuazione ossia lo svincolo dalle figura genitoriali [infatti il ragazzo viene accompagnato alla consultazione dalla madre]. Il conflitto principale sembra essere quella relativo alla dipendenza-individuazione. L'uso delle sostanze stupefacenti in questo caso potrebbe essere una manifestazione secondaria legata ai conflitti sopra esposti. Nell'analisi della domanda bisogna valutare la reale motivazione al colloquio di chi è stata l'iniziativa alla ricerca di aiuto. La motivazione alla consultazione sembrerebbe di tipo estrinseca, indotta da acting-out e scarso controllo degli impulsi. L'uso di sostanze stupefacenti e alcol possono rappresentare una sorta di auto-terapia per ridurre l'ansia, infatti troviamo forti tratti di personalità evitante e contenuti di inadeguatezza fisica. La sintomatologia ci permette di collocare il soggetto nella dimensione più nevrotica anche se l'uso di sostanze e l'abuso di alcol insieme ai passaggi all'atto [scarso controllo degli impulsi... la motivazione principale della consultazione] sono tipici delle personalità al limite.
Nella logica del DSM possiamo porre una diagnosi principale provvisoria:
- Disturbo evitante di personalità [correlato all'uso di sostanze stupefacenti e alcol]
La diagnosi differenziale prevede:
- Fobia sociale [infatti abbiamo insicurezza nei rapporti interpersonali e nelle situazioni sociali, inadeguatezza fisica]
- Disturbo distimico o altro disturbo dell'umore
le informazioni di cui abbiamo bisogno si riferiscono alle relazioni e alle dinamiche familiari... sottosistema dei fratelli, sottosistema genitoriale... Inoltre dobbiamo capire il grado di isolamento sociale [situazionale oppure più pervasivo], il funzionamento generale e i diversi livelli di compromissione sociale e lavorativa. Esplorare il livello di inadeguatezza fisica ci permette di evidenziare un'eventuale "fissazione" su una particolare zona del corpo... I sentimenti di inutilità e abulia sono tipici di un disturbo dell'umore sottostante e sono indice di una scarsa autostima.
Possiamo proporre una serie di colloqui per la valutazione somministrando il test proiettivo Rorschach [dinamiche più profonde, stile cognitivo, eventuali complessi, figure genitoriali interiorizzate, affettività ecc.], MMPI-2 [per la valutazione della personalità di stato] il test del disegno della figura umana della Machover [immagine di se stesso, come si percepisce il soggetto, potrebbe mettere in evidenza determinate parti del corpo vissute come problematiche].
La scelta di un eventuale invio per una psicoterapia è strettamente legato alla motivazione del ragazzo. Per questi casi sarebbe più opportuno una psicoterapia famigliare [sistemico-relazionale] inizialmente supportiva per incrementare la motivazione del soggetto ad aprirsi creando una cornice contenitiva per l'intero gruppo famiglia. Successivamente questa terapia può spostarsi sul versante più espressivo. La funzione principale della psicoterapia sarà quella di migliorare lo scambio comunicativo all'interno della famiglia, rendere i confini meno diffusi, sostituire comunicazioni disfunzionali e favorire lo svincolo. In definitiva creare un equilibrio tra morfogenesi e morfostasi...
Le sedute possono essere di 1,2 volte al mese per l'intera famiglia.
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Melody82
allora...ipotizzo
lui è già stato ricoverato per provare a disintossicarlo, ma una volta tornato a casa ha vanificato tutti gli sforzi
"condotte di abuso che hanno motivato un ricovero in ambito specialistico da cui il paziente è stato dimesso con terapia farmacologica subito abbandonata dopo la dimissione per decisione spontanea."
in ogni caso c'è da dire che il testo non parla più di abuso di sostanze dopo questo episodio, quindi io farei così: approfondirei le informazioni su questo ricovero (sia chiedendo a lui che ai familiari) per comprendere come lo ha vissuto; approfondirei se fa ancora uso di sostanze oppure no (il fatto che si sia fissato con la cura del corpo e che di suo sia un tipo di personalità dipendente - anche l'evitante a modo suo è dipendente, e l'abuso di droghe lo "etichetta" come tale - può suggerirci che forse potrebbe fare uso di sostanze anabolizzanti...il che andrebbe approfondito, ma forse sto andando oltre)
una volta chiariti questi punti
- se fa ancora uso di sostanze si potrebbe ipotizzare un percorso multimodale; una iniziale terapia sistemica familiare e poi un percorso riabilitativo in una comunità residenziale con incontri e lavori di gruppo tipici di questa modalità di trattamento
- se non fa più uso di sostanze mi concentrerei su una supportivo/espressiva sia individuale che familiare (dipende poi anche dalla diagnosi principale), rammentando sempre che, trattandosi di una personalità comunque con tratti di dipendenza, dovrò stabilire un setting rigido e mantenere la giusta distanza che consenta all'alleanza di funzionare e al transfert di svilupparsi correttamente.per l'orientamento della terapia individuale io di mio sono psicodinamica quindi avrei fatica a pensare altrimenti, e per questi disturbi è anche indicata, quindi io direi psicodinamica...
che ne pensate????
se parliamo di terapia individuale sono d'accodo per l'indirizzo psicodinamico... inizialmente la terapia dovrebbe essere volta all'ascolto empatico e alla creazione di un ambiente contenitivo per favorire la compliance e l'istaurarsi di un transfert... l'obbiettivo principale è quello di rielaborare il conflitto dipendenza-individuazione che viene simbolizzato dall'uso delle sostanze stupefacenti...
non so se ste cose le metto tutte all'esame...
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Originalmente inviato da
ghostchild
ok, ma le condotte di abuso in precedenza erano "saltuarie", quindi non mi sembravano così gravi da giustificare tutto il quadro sintomatologico successivo, mentre io mi sono focalizzato (forse troppo) su quelle che potrebbero essere le caratteristiche di un disturbo di personalità (proprio perchè ad esordio giovanile, tarda adolescenza), che spiegherebbe anche le altre manifestazioni, tra cui l'uso di sostanze per ridurre l'ansia e la disforia...
comunque hai ragione, in casi come questo converrebbe proporre tutte le ipotesi diagnostiche e dire che non si hanno elementi sufficienti per avanzare una unica ipotesi precisa....:rolleyes:
mi sta cominciando a venire un po' d'ansia.....:sbonk::medito:
io sono d'accordo con te... per quanto riguarda il disturbo di personalità, infatti l'uso di sostanze e l'abuso di alcol sembrano secondari... nel nostro caso bisognerebbe approfondire bene la differenza e l'eventuale comorbilità con una fobia sociale. E' molto frequente l'abuso di alcol sia nella fobia sociale sia nel disturbo di personalità evitante [di solito viene usato come una sorta di ansiolitico]...
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Originalmente inviato da
bluesriver
io sono d'accordo con te... per quanto riguarda il disturbo di personalità, infatti l'uso di sostanze e l'abuso di alcol sembrano secondari... nel nostro caso bisognerebbe approfondire bene la differenza e l'eventuale comorbilità con una fobia sociale. E' molto frequente l'abuso di alcol sia nella fobia sociale sia nel disturbo di personalità evitante [di solito viene usato come una sorta di ansiolitico]...
è quello che ho pensato anch'io.....
ciò che mi indirizzerebbe verso una diagnosi aggiuntiva di Fobia Sociale (che poi sappiamo essere strettamente legata al dist evitante di personalità, specie nel tipo generalizzato) è questo:
"B. L’esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca l’ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione"
nel nostro caso non ci sono veri attacchi di panico ma "il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento (tremore, rossore, sudorazione) ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale".....
certo è che sono necessari degli approfondimenti per porre una diagnosi plausibile....
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blues si, come ho scritto mi riferivo all'individuale, per altri interventi che riguardano la tossicodipendenza so che l'indicazione è la sistemica familiare + risorse di rete psicosociali...
per il resto ottimo svolgimento del caso, ma continuo a ritenere dal canto mio che sia necessaria per prima cosa l'analisi della domanda del testo stesso, e secondo me se ci scrivono "L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcol) e successivamente allucinogeni (extasy). " è perchè vogliono dare risalto a qualcosa, altrimenti probabilmente avrebbero messo i tratti evitanti e/o fobici prima e le droghe dopo...
ovviamente il mio è un ragionamento del tutto ipotetico e potrebbe essere completamente sbagliato, ma in tutti questi mesi ho studiato che la prima cosa da fare è l'analisi della domanda del testo, e a naso mio - ovviamente ripeto è solo la mia modesta opinione :sbonk:- gli altri sintomi (quelli evitanti e fobici) sembrano scritti in modo più derivato da un disturbo indotto da sostanze piuttosto che da un disturbo di personalità preesistente - specie perchè il testo specifica che l'assunzione di sostanze è iniziato nella "prima giovinezza" mentre è alletà di "20 anni" che ha iniziato a manifestare gli altri sintomi...
se questo devo prenderlo in senso letterale devo per forza mettere prima l'abuso di sostanze...(oltre che è evidente che un ragazzo che fa abuso di allucinogeni e alcol continuativo, sin dalla prima adolescenza, possa poi da adulto manifestare determinati tratti di personalità...)
in questi casi, che fare??????
in sostanza secondo me le diagnosi sono giuste tutte e due, ma io in sede di esame credo che metterei prima quella di abuso droghe e poi quella di tratti evitanti...non so.
inoltre il DSM, nella differenziale, riporta:
"Il Disturbo Evitante di Personalità [...] Deve anche essere distinto dai sintomi che possono svilupparsi in associazione con un uso cronico di sostanze."
e allora come metterli insieme? non capisco :sbonk:
la progressiva flessione timica, dopo tutto ciò, mi fa pensare ad un Disturbo dell'umore indotto da sostanze per ovvi motivi, ma potrebbe anche semplicemente rivelarsi come uno scivolamento depressivo del disturbo evitante di personalità, il DSM recita così
"Gli altri disturbi che vengono comunemente diagnosticati insieme con il Disturbo Evitante di Personalità includono i Disturbi dell’Umore e d’Ansia (specialmente la Fobia Sociale di Tipo Generalizzato). "
il che ci rientra al 100%!!
[il fatto che lo accompagni la madre al colloquio nonostante abbia 25 anni ci darà sicuramente modo di approfondire gli aspetti motivazionali, le dinamiche familiari ecc.]
sulla Fobia Sociale, invece, non ci piove... un accenno bisogna farlo perchè i criteri ci sono
insomma sono titubante, questo caso è veramente un problema...
ps. se dopo vi va di fare un altro caso ve ne incollo un altro.
"Filippo si rivolge allo psicologo per un colloquio con la richiesta di una psicoterapia. E’ un uomo di circa 40 anni, molto alto ed obeso, alquanto goffo nei movimenti, decisamente trasandato nel vestire, emana un odore di sudore,
tutto ciò contrasta con tono di voce piuttosto raffinato, un modo di esprimersi intelligente e colto nonché un certo senso dell’umorismo. E’ celibe e insegna storia e filosofia in un liceo classico. Dichiara di sentirsi particolarmente svuotato, di non riuscire a provare né gioia, né interesse per la vita, si sente frustrato nel lavoro che considera un ripiego nei confronti dei propri ideali di insegnamento universitario. Per alcuni anni aveva lavorato come assistente all’Università, poi al momento di passare in ruolo come ricercatore aveva commesso un errore materiale nella presentazione della domanda che lo aveva messo fuori concorso. A questo proposito soggiunge: “in quell’occasione sono passati tutti: cani e porci”. Ha poi collaborato a lungo con il proprio docente universitario per la stesura di un testo critico sui Presocratici, ma anche qui è stato “scaricato” all’ultimo momento dal docente. Non sembra, comunque, mentre racconta, avercela in modo particolare con lui e si assume le sue responsabilità in proposito. Aveva tirato in lungo la stesura non si era fatto vivo per parecchio tempo con il docente e l’interesse di quest’ultimo per la cosa, era scemato. Alle domande sulla sua vita affettiva risponde di non averne affatto. Dopo un amore giovanile per una ragazza francese con cui aveva fatto dei tentativi di approccio sessuale piuttosto ,mal riusciti, ma con cui si era sentito vivo e appassionato, non ha, praticamente, più amato nessuno. Ha avuto più tardi sporadiche e brevissime relazioni quasi esclusivamente a scopo sessuale, tutte fallite miseramente a causa della sua impotenza. Non riesce ad avere l’erezione quando è con una donna, nella masturbazione, invece ha l’erezione e giunge all’orgasmo. Dice di masturbarsi spesso e sembra darne una valutazione negativa, afferma infatti di sentirsi molto solo, in quei momenti, in cui gli pare di non valere niente per nessuno. Dati ananmestici: ha trascorso l’infanzia in un paese di mare, è di famiglia contadina entrambi i genitori sono morti, ha un fratello più vecchio di lui, sposato e, attualmente, in procinto di separarsi, a cui è molto legato, e da cui si sente piuttosto sovrastato. Il fratello, a differenza di lui, non è laureato, ma sembra fornito di maggiori capacità di cavarsela nella vita. Lui era stato “scoperto” da un’insegnante delle medie, che aveva espressamente convocato i genitori pregandoli di fargli proseguire gli studi in quanto era molto intelligente e dotato. In seguito, questo fatto aveva messo ulteriore distanza fra lui e loro, soprattutto fra lui e il padre, da cui si era sentito sempre piuttosto lontano, poco valutato e di cui sospettava di non essere figlio. Descrive la madre come una donna semplice molto attiva e lavoratrice, “grande” (molto alta) sempre occupata nelle faccende. Quantunque abbia sempre ritenuto che lei fosse più legata al fratello maggiore, ora pensa che in fondo gli abbia voluto bene, anche se aveva poco tempo e scarse capacità di dimostrarglielo. Sembra vivere la coppia dei genitori in modo ambivalente, ora li vede separati fra loro, quando sospetta di non essere figlio di suo padre, ora li sente uniti ma a scapito dei figli, quando ricorda certi lunghi giri in vespa che essi facevano lasciando a casa lui e suo fratello. Parla di se stesso, da piccolo, come di un bambino incantato dalla natura, isolato e piuttosto trasognato, racconta di giochi con il fratello in cui il fratello lo subissava e lo faceva oggetto di numerose angherie. Peraltro ha sempre mantenuto con lui un buon rapporto e lo sente amico e protettivo, anche se in certi momenti si sente piuttosto insofferente nei suoi confronti. Dichiara di voler intraprendere una psicoterapia perché, dice, vuole vivere meglio, vorrebbe recuperare quella pienezza che sente perduta da tempo ma che sa di aver posseduto, e spera di risolvere il suo problema di impotenza. "
i punti sono i soliti, diagnosi, intervento, ecc:medito:
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[QUOTE=Melody82;1922727]blues si, come ho scritto mi riferivo all'individuale, per altri interventi che riguardano la tossicodipendenza so che l'indicazione è la sistemica familiare + risorse di rete psicosociali...
per il resto ottimo svolgimento del caso, ma continuo a ritenere dal canto mio che sia necessaria per prima cosa l'analisi della domanda del testo stesso, e secondo me se ci scrivono "L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcol) e successivamente allucinogeni (extasy). " è perchè vogliono dare risalto a qualcosa, altrimenti probabilmente avrebbero messo i tratti evitanti e/o fobici prima e le droghe dopo...
ovviamente il mio è un ragionamento del tutto ipotetico e potrebbe essere completamente sbagliato, ma in tutti questi mesi ho studiato che la prima cosa da fare è l'analisi della domanda del testo, e a naso mio - ovviamente ripeto è solo la mia modesta opinione :sbonk:- gli altri sintomi (quelli evitanti e fobici) sembrano scritti in modo più derivato da un disturbo indotto da sostanze piuttosto che da un disturbo di personalità preesistente - specie perchè il testo specifica che l'assunzione di sostanze è iniziato nella "prima giovinezza" mentre è alletà di "20 anni" che ha iniziato a manifestare gli altri sintomi...
se questo devo prenderlo in senso letterale devo per forza mettere prima l'abuso di sostanze...(oltre che è evidente che un ragazzo che fa abuso di allucinogeni e alcol continuativo, sin dalla prima adolescenza, possa poi da adulto manifestare determinati tratti di personalità...)
in questi casi, che fare??????
in sostanza secondo me le diagnosi sono giuste tutte e due, ma io in sede di esame credo che metterei prima quella di abuso droghe e poi quella di tratti evitanti...non so.
inoltre il DSM, nella differenziale, riporta:
"Il Disturbo Evitante di Personalità [...] Deve anche essere distinto dai sintomi che possono svilupparsi in associazione con un uso cronico di sostanze."
e allora come metterli insieme? non capisco :sbonk:
la progressiva flessione timica, dopo tutto ciò, mi fa pensare ad un Disturbo dell'umore indotto da sostanze per ovvi motivi, ma potrebbe anche semplicemente rivelarsi come uno scivolamento depressivo del disturbo evitante di personalità, il DSM recita così
"Gli altri disturbi che vengono comunemente diagnosticati insieme con il Disturbo Evitante di Personalità includono i Disturbi dell’Umore e d’Ansia (specialmente la Fobia Sociale di Tipo Generalizzato). "
il che ci rientra al 100%!!
[il fatto che lo accompagni la madre al colloquio nonostante abbia 25 anni ci darà sicuramente modo di approfondire gli aspetti motivazionali, le dinamiche familiari ecc.]
sulla Fobia Sociale, invece, non ci piove... un accenno bisogna farlo perchè i criteri ci sono
insomma sono titubante, questo caso è veramente un problema...
quindi il fatto principale è se considerare l'uso di alcol e di sostanze stupefacenti come primarie o secondarie all'insorgenza dei disturbi...
bisogna dire che mentre l'uso di alcol e di droghe può essere tipico della fase adolescenziale... per una serie di motivi, i disturbi di personalità di solito si strutturano nella tarda adolescenza e nell'età adulta...
come possiamo mettere una diagnosi di abuso di sostanze per questo caso? Il fatto è che non abbiamo una vera e propria dipendenza...
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di questo, che ne pensate?:mumble:
"Enrico, (anni 37) chiede un appuntamento ad uno psicologo di un servizio pubblico per adulti. Al primo colloquio Enrico descrive uno stato di acuta sofferenza che lo sta attanagliando da qualche mese e che di giorno e di notte non lo lascia mai, impedendogli anche il riposo. Ha un buon lavoro impiegatizio. È sposato da 17 anni con Laura, sua coetanea. Il matrimonio è stato allietato dalla nascita di due figlie adesso adolescenti, anzi, Enrico e Laura si sono sposati molto giovani proprio a causa del concepimento della prima figlia, Margherita. Enrico stava frequentando il biennio di ingegneria ed era in pari con gli esami; ma in seguito al matrimonio ha trovato un posto da geometra in Comune e ha rinunciato ai suoi studi universitari. Elena, la seconda figlia è nata a distanza di un anno e mezzo e la moglie si è dedicata a tempo pieno all'accudimento delle figlie, che sembrano essere cresciute abbastanza bene.
"In questi anni il mio primo pensiero è sempre stato per la mia famiglia, per mia moglie e per le bambine. Adesso loro stanno crescendo, la domenica si rifiutano di venire in montagna con noi, hanno i loro amici, mi sembra che non abbiano più bisogno di noi, di me. Mia moglie Laura, ha avviato, da circa due anni, con buon successo, insieme ad una sua amica, un negozio di abbigliamento per bambini. Laura ha raggiunto la sua indipendenza economica, anzi, attualmente il suo contributo finanziario alla famiglia è più consistente del mio. In alcuni momenti ho l'impressione di non aver vissuto la mi vita, di non essere riuscito a costruire qualcosa di importante con le mie mani. Perfino le mie figlie mi sembrano un merito soprattutto di Laura. Mi sembra di aver perso anche l'interesse verso mia moglie, che pure da qualche tempo si cura molto di più e comunque è sempre stata una donna affettuosa e piena di attrattive. Mio padre è mancato un anno e mezzo fa, dopo una lunga malattia invalidante. Al funerale ero così impietrito che non sono riuscito a piangere. Può darsi che questo fatto abbia un qualche collegamento con il mio soffrire. Mi aiuti, per favore!"
Quali sono le possibili aree di sofferenza di Enrico, quale la sequenza e la modalità di conduzione dei colloqui, quale il plausibile profilo psicodiagnostico e la restituzione con la eventuale proposta di successivo intervento"
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bluesriver
quindi il fatto principale è se considerare l'uso di alcol e di sostanze stupefacenti come primarie o secondarie all'insorgenza dei disturbi...
bisogna dire che mentre l'uso di alcol e di droghe può essere tipico della fase adolescenziale... per una serie di motivi, i disturbi di personalità di solito si strutturano nella tarda adolescenza e nell'età adulta...
come possiamo mettere una diagnosi di abuso di sostanze per questo caso? Il fatto è che non abbiamo una vera e propria dipendenza...
e sì, secondo me il problema era quello...quale diagnosi mettere come principale/prima...
la vera e propria dipendenza boh..rileggendo il testo
"L'esordio del quadro psicopatologico risale alla prima giovinezza con saltuario abuso di sostanze (cannabinoidi e alcol) e successivamente allucinogeni (extasy). All'età di 20 anni il paziente ha iniziato a manifestare una crescente insicurezza nei rapporti interpersonali, anche nelle situazioni sociali, con sintomatologia neurovegetativa di accompagnamento (tremore, rossore, sudorazione) ed ha sviluppato condotte di evitamento con conseguente isolamento sociale ed incremento delle condotte di abuso che hanno motivato un ricovero in ambito specialistico da cui il paziente è stato dimesso con terapia farmacologica subito abbandonata dopo la dimissione per decisione spontanea. "
non so secondo me ci stava la dipendenza, lo hanno pure ricoverato, poi non so:sbonk: comunque ci abbiamo ruminato su abbastanza, ora dò uno sguardo al prossimo caso...a dargli una letta veloce mi sembra un quadro abbastanza lieve, forse un disturbo dell'adattamento?? boh, vado a studiare e ci penso!!
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Melody82
.......
non so secondo me ci stava la dipendenza, lo hanno pure ricoverato, poi non so:sbonk: comunque ci abbiamo ruminato su abbastanza, ora dò uno sguardo al prossimo caso...a dargli una letta veloce mi sembra un quadro abbastanza lieve, forse un disturbo dell'adattamento?? boh, vado a studiare e ci penso!!
hai ragione, andiamo avanti :)
per questo caso mi sono venute in mente 2 ipotesi diagnostiche: disturbo depressivo NAS o disturbo dell'adattamento con con umore depresso....
mi sembra che i sintomi depressivi ci siano... autosvalutazione, sentimenti di inutilità, scarsa autostima, insonnia...
su quello stato di "acuta sofferenza" indagherei un po'......che intende? intuitivamente lo capisco, ma andrebbe esplicitato meglio...o no?:mumble:
in ogni caso non mi pare ci siano criteri sufficienti per una diagnosi di dist depressivo maggiore, nè distimico (i sintomi sono presenti "da qualche mese")....
così ho pensato che il quadro sintomatologico possa essere reattivo a 2/3 eventi in particolare: la morte del padre (tutto da indagare), la crescita delle figlie che ormai iniziano a diventare autonome e non scalfiscono la sua immagine di "buon padre di famiglia", e il successo della moglie Laura che raggiunge la sua indipendenza economica e anzi diventa quella che porta più soldi a casa...
il DSM tuttavia richiede che i sintomi reattivi agli eventi stressanti insorgano entro 3 mesi, e su questo punto c'è qualche dubbio....
Così ho pensato ad un disturbo depressivo non altrimenti specificato, diagnosi adatta quando sono presenti sintomi depressivi sui quali siano disponibili informazioni inadeguate o contraddittorie.... per es c'è il dist depressivo minore.....lo scopro adesso....:asd: :
"episodi di almeno 2 settimane di sintomi depressivi, ma con meno dei cinque sintomi richiesti per il Disturbo Depressivo Maggiore"
che ne dite?:sbonk:
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ghostchild
di questo, che ne pensate?:mumble:
"Enrico, (anni 37) chiede un appuntamento ad uno psicologo di un servizio pubblico per adulti. Al primo colloquio Enrico descrive uno stato di acuta sofferenza che lo sta attanagliando da qualche mese e che di giorno e di notte non lo lascia mai, impedendogli anche il riposo. Ha un buon lavoro impiegatizio. È sposato da 17 anni con Laura, sua coetanea. Il matrimonio è stato allietato dalla nascita di due figlie adesso adolescenti, anzi, Enrico e Laura si sono sposati molto giovani proprio a causa del concepimento della prima figlia, Margherita. Enrico stava frequentando il biennio di ingegneria ed era in pari con gli esami; ma in seguito al matrimonio ha trovato un posto da geometra in Comune e ha rinunciato ai suoi studi universitari. Elena, la seconda figlia è nata a distanza di un anno e mezzo e la moglie si è dedicata a tempo pieno all'accudimento delle figlie, che sembrano essere cresciute abbastanza bene.
"In questi anni il mio primo pensiero è sempre stato per la mia famiglia, per mia moglie e per le bambine. Adesso loro stanno crescendo, la domenica si rifiutano di venire in montagna con noi, hanno i loro amici, mi sembra che non abbiano più bisogno di noi, di me. Mia moglie Laura, ha avviato, da circa due anni, con buon successo, insieme ad una sua amica, un negozio di abbigliamento per bambini. Laura ha raggiunto la sua indipendenza economica, anzi, attualmente il suo contributo finanziario alla famiglia è più consistente del mio. In alcuni momenti ho l'impressione di non aver vissuto la mi vita, di non essere riuscito a costruire qualcosa di importante con le mie mani. Perfino le mie figlie mi sembrano un merito soprattutto di Laura. Mi sembra di aver perso anche l'interesse verso mia moglie, che pure da qualche tempo si cura molto di più e comunque è sempre stata una donna affettuosa e piena di attrattive. Mio padre è mancato un anno e mezzo fa, dopo una lunga malattia invalidante. Al funerale ero così impietrito che non sono riuscito a piangere. Può darsi che questo fatto abbia un qualche collegamento con il mio soffrire. Mi aiuti, per favore!"
Quali sono le possibili aree di sofferenza di Enrico, quale la sequenza e la modalità di conduzione dei colloqui, quale il plausibile profilo psicodiagnostico e la restituzione con la eventuale proposta di successivo intervento"
L'utente sembra avere una buona percezione del suo stato di sofferenza con un tipo di motivazione intrinseca al cambiamento molto forte.
Possiamo ipotizzare un disturbo dell'umore NAS sull'asse I in particolare un disturbo depressivo minore. Il disagio nel complesso rientrerebbe in una sorta di crisi di mezza età [anche se l'uomo è relativamente giovane... ma ha pur sempre figlie adolescenti] o “esistenziale”.
In questo caso dobbiamo indagare bene le cause e il periodo dell'insorgenza della sintomatologia. Questo stato potrebbe essere causato da una parte dall'entrata nel periodo adolescenziale dei figli che in un certo senso hanno risvegliato in questa persona la messa in discussione del proprio operato come padre e del suo valore come genitore [si è sposato a 20 anni e la sua vita è cambiata in maniera repentina... per il matrimonio, la nascita della figlia e l'aver dovuto lasciare l'università]. Dobbiamo indagare il rapporto di coppia con eventuali sensazioni di inferiorità nei confronti della moglie che comunque guadagna più di lui... inoltre risulterebbe importante mettere l'accento sulla seconda fase di separazione individuazione vissuta dall'uomo quando era adolescente. In definitiva il tipo di disagio sembra collocarsi nell'area nevrotica in quanto permane un buon funzionamento sociale-lavorativo, il contatto con la realtà è mantenuto, e una certa consapevolezza del proprio disagio orientata in posizione depressiva.
La valutazione psicologa può avvalesi di una serie di colloqui volti all'approfondimento delle dinamiche famigliari e della famiglia di origine. Possiamo avvalerci di una psicodiagnosi della personalità usando il Rorschach [dinamiche più profonde] e di un MMPI-2 per la valutazione dello stato attuale della personalità.
Possiamo indirizzare la persona verso una consultazione psichiatrica con lo scopo di alleviare la sofferenza o comunque di rendere fattibile un'eventuale psicoterapia.
Possiamo inviare l'utente verso una psicoterapia individuale o di coppia [qualora la moglie fosse d'accordo] in entrambi i casi ad indirizzo psicodinamico con sedute a cadenza settimanale o bisettimanale.
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ghostchild
hai ragione, andiamo avanti :)
per questo caso mi sono venute in mente 2 ipotesi diagnostiche: disturbo depressivo NAS o disturbo dell'adattamento con con umore depresso....
mi sembra che i sintomi depressivi ci siano... autosvalutazione, sentimenti di inutilità, scarsa autostima, insonnia...
su quello stato di "acuta sofferenza" indagherei un po'......che intende? intuitivamente lo capisco, ma andrebbe esplicitato meglio...o no?:mumble:
in ogni caso non mi pare ci siano criteri sufficienti per una diagnosi di dist depressivo maggiore, nè distimico (i sintomi sono presenti "da qualche mese")....
così ho pensato che il quadro sintomatologico possa essere reattivo a 2/3 eventi in particolare: la morte del padre (tutto da indagare), la crescita delle figlie che ormai iniziano a diventare autonome e non scalfiscono la sua immagine di "buon padre di famiglia", e il successo della moglie Laura che raggiunge la sua indipendenza economica e anzi diventa quella che porta più soldi a casa...
il DSM tuttavia richiede che i sintomi reattivi agli eventi stressanti insorgano entro 3 mesi, e su questo punto c'è qualche dubbio....
Così ho pensato ad un disturbo depressivo non altrimenti specificato, diagnosi adatta quando sono presenti sintomi depressivi sui quali siano disponibili informazioni inadeguate o contraddittorie.... per es c'è il dist depressivo minore.....lo scopro adesso....:asd: :
"episodi di almeno 2 settimane di sintomi depressivi, ma con meno dei cinque sintomi richiesti per il Disturbo Depressivo Maggiore"
che ne dite?:sbonk:
ho fatto il tuo stesso ragionamento... nella diagnosi differenziale metteri:
- Disturbo depressivo maggiore [i sintomi non raggiungono il cut-off per la diagnosi]
- Disturbo distimico [la sintomatologia dura da qualche mese... bisogna aspettare un'anno e mezzo!!!:tajo:]
- Disturbo dell'adattamento non sembra esserci un singolo evento ad avere innescato i sintomi... sembra qualcosa legato al periodo del ciclo vitale... ho molti dubbi su questo disturbo...
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Originalmente inviato da
bluesriver
ho fatto il tuo stesso ragionamento... nella diagnosi differenziale metteri:
- Disturbo depressivo maggiore [i sintomi non raggiungono il cut-off per la diagnosi]
- Disturbo distimico [la sintomatologia dura da qualche mese... bisogna aspettare un'anno e mezzo!!!:tajo:]
- Disturbo dell'adattamento non sembra esserci un singolo evento ad avere innescato i sintomi... sembra qualcosa legato al periodo del ciclo vitale... ho molti dubbi su questo disturbo...
:approved:
comunque il DSM definisce il disturbo di adattamento come "una risposta psicologica ad uno o più fattori stressanti identificabili che conducono allo sviluppo di sintomi emotivi o comportamentali clinicamente significativi"....
in effetti in questo caso sembra essere più un periodo del ciclo vitale, come hai detto...... mi ha sviato un po' la morte del padre e il fatto che si sentisse "impietrito" tanto da non riuscire a piangere...:rolleyes:
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[QUOTE=ghostchild;1923541]:approved:
comunque il DSM definisce il disturbo di adattamento come "una risposta psicologica ad uno o più fattori stressanti identificabili che conducono allo sviluppo di sintomi emotivi o comportamentali clinicamente significativi"....
in effetti in questo caso sembra essere più un periodo del ciclo vitale, come hai detto...... mi ha sviato un po' la morte del padre e il fatto che si sentisse "impietrito" tanto da non riuscire a piangere...:rolleyes:[/QUOTE
bo' a ripensarci anche....
disturbo dell'adattamento con umore depresso in fase acuta
il fatto è che gli eventi stressanti non sono ben definiti... la morte del padre è avvenuta più di un anno prima dell'insorgenza dei sintomi...
bo':jd:
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bluesriver
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ghostchild
:approved:
comunque il DSM definisce il disturbo di adattamento come "una risposta psicologica ad uno o più fattori stressanti identificabili che conducono allo sviluppo di sintomi emotivi o comportamentali clinicamente significativi"....
in effetti in questo caso sembra essere più un periodo del ciclo vitale, come hai detto...... mi ha sviato un po' la morte del padre e il fatto che si sentisse "impietrito" tanto da non riuscire a piangere...:rolleyes:
bo' a ripensarci anche....
disturbo dell'adattamento con umore depresso in fase acuta
il fatto è che gli eventi stressanti non sono ben definiti... la morte del padre è avvenuta più di un anno prima dell'insorgenza dei sintomi...
bo':jd:
si...infatti il mio era solo un dubbio, credo che la diagnosi più adatta sia disturbo depressivo NAS (depressivo minore);)
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buongiorno a tutti
mi stanno venendo una serie di dubbi, voi cosa scrivete alla domanda:
"Un'indicazione di trattamento, specificando l'orientamento, gli obiettivi e il setting"
a parte i primi quesiti io non so cosa scrivere a setting
qualcuno m può dare una mano?
grazie
-
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Originalmente inviato da
xeroxxerox
buongiorno a tutti
mi stanno venendo una serie di dubbi, voi cosa scrivete alla domanda:
"Un'indicazione di trattamento, specificando l'orientamento, gli obiettivi e il setting"
a parte i primi quesiti io non so cosa scrivere a setting
qualcuno m può dare una mano?
grazie
io per "setting" intendo individuale, di gruppo, familiare, 1 volta/2 volte a settimana ecc :rolleyes:
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Originalmente inviato da
ghostchild
io per "setting" intendo individuale, di gruppo, familiare, 1 volta/2 volte a settimana ecc :rolleyes:
scusa se rompo
ma come fai a dire 1 o 2 due alla settimana?
questo si decide secondo l'approccio?
grazie
:sbonk:
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Citazione:
Originalmente inviato da
xeroxxerox
scusa se rompo
ma come fai a dire 1 o 2 due alla settimana?
questo si decide secondo l'approccio?
grazie
:sbonk:
credo in base alla gravità e al tipo di patologia......ma non credo di sbilanciarmi poi in quello che scriverò.....:sbonk:
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Intanto vi propongo un altro caso:
"B. è una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare ormai da sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l'uso di tranquillanti o sonniferi.
Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch'essa vedova, ma questo non pare esserle di aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quando il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso dalla morte del marito e teme di non farcela. Le capita di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.
Sulla base dei dati anamnestici, il candidato indichi gli approfondimenti che ritiene necessari, formuli un'ipotesi diagnostica, ed illustri un piano di intervento in cui specifichi il metodo e gli obiettivi"....
Che ne pensate?:mumble:
:)
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Originalmente inviato da
xeroxxerox
scusa se rompo
ma come fai a dire 1 o 2 due alla settimana?
questo si decide secondo l'approccio?
grazie
:sbonk:
dipende dall'approccio e dalla gravità del disturbo ad esempio:
- Psicoanalisi: dalle 3 alle 5 volte a settimana [dipende sia dall'approccio sia dalla gravità del sintomo]
- Psicoterapia famigliare: 1 o 2 volte al mese [più raramente 1 alla settimana]
- Psicoterapia psicodinamica: alcuni approcci prevedono una cadenza settimanale sia nel pubblico che nel privato
- terapia cognitivo comportamentale: ?
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Originalmente inviato da
ghostchild
Intanto vi propongo un altro caso:
"B. è una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare ormai da sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l'uso di tranquillanti o sonniferi.
Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch'essa vedova, ma questo non pare esserle di aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quando il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso dalla morte del marito e teme di non farcela. Le capita di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.
Sulla base dei dati anamnestici, il candidato indichi gli approfondimenti che ritiene necessari, formuli un'ipotesi diagnostica, ed illustri un piano di intervento in cui specifichi il metodo e gli obiettivi"....
Che ne pensate?:mumble:
:)
La donna viene inviata allo psicologo dal suo medico di famiglia, in questo caso l'analisi della domanda va fatta in base alla reale motivazione della donna ad intraprendere un percorso psicoterapeutico. Bisogna lavorare sulla trasformazione della motivazione da estrinseca ad intrinseca. Il disturbo della donna sembra essere una reazione depressiva in seguito al lutto per la morte del marito. Questa grave situazione visto la giovane età della moglie e la morte improvvisa del marito ha creato una situazione di disequilibrio all'interno del nucleo famigliare. La morte di una persona porta come conseguenza una nuova ristrutturazione del sistema famiglia. La reazione di lutto genera sempre vissuti depressivi come reazione al trauma, di solito si ha una fase di elaborazione del lutto che può variare da persona a persona. Nel nostro caso sei mesi sono un lasso di tempo relativamente breve per superare un lutto così importante in maniera adeguata...
Possiamo ipotizzare come diagnosi principale provvisoria:
- Disturbo dell'adattamento con umore depresso di tipo acuto [abbiamo l'evento traumatico]
Diagnosi differenziale:
- Disturbo depressivo maggiore cronico, grave ma senza manifestazioni psicotiche [come reazione di lutto]
la valutazione psicologia tramite una serie di colloqui volti all'approfondimento del caso, si può avvalere di una valutazione della personalità tramite il test proiettivo Rorschach e la somministrazione di un MMPI-2 per la valutazione della personalità nello stato attuale. Sarebbe opportuno raccogliere informazioni anche sulla figlia visto che anche lei mostra una certa quota di disagio.
Le idee di suicidio della donna implicano un intervento diretto sulla persona con l'invio sia per una consultazione psichiatrica sia per una psicoterapia supportiva individuale o famigliare [nel caso in cui anche la figlia fosse disposta a partecipare] ad indirizzo sistemico relazionale. Gli obbiettivi principali sono quelli di ascolto empatico e di contenimento, visto la sofferenza della donna e della figlia. Successivamente la psicoterapia può focalizzare l'obbiettivo sulla strutturazione di un nuovo equilibrio famigliare e cercare inoltre di rafforzare delle alleanze con altri famigliari, soprattutto con la madre della donna... dopo aver contenuto la fase acuta si può intraprendere una psicoterapia più espressiva volta all'elaborazione del lutto.
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magretta
tossicodipendenze t. support espress sistemico famil o di gr strumenti mmpi hcs
mi puoi spiegare che cosa è HCS
grazie :sbonk:
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Originalmente inviato da
bluesriver
La donna viene inviata allo psicologo dal suo medico di famiglia, in questo caso l'analisi della domanda va fatta in base alla reale motivazione della donna ad intraprendere un percorso psicoterapeutico. Bisogna lavorare sulla trasformazione della motivazione da estrinseca ad intrinseca. Il disturbo della donna sembra essere una reazione depressiva in seguito al lutto per la morte del marito. Questa grave situazione visto la giovane età della moglie e la morte improvvisa del marito ha creato una situazione di disequilibrio all'interno del nucleo famigliare. La morte di una persona porta come conseguenza una nuova ristrutturazione del sistema famiglia. La reazione di lutto genera sempre vissuti depressivi come reazione al trauma, di solito si ha una fase di elaborazione del lutto che può variare da persona a persona. Nel nostro caso sei mesi sono un lasso di tempo relativamente breve per superare un lutto così importante in maniera adeguata...
Possiamo ipotizzare come diagnosi principale provvisoria:
- Disturbo dell'adattamento con umore depresso di tipo acuto [abbiamo l'evento traumatico]
Diagnosi differenziale:
- Disturbo depressivo maggiore cronico, grave ma senza manifestazioni psicotiche [come reazione di lutto]
la valutazione psicologia tramite una serie di colloqui volti all'approfondimento del caso, si può avvalere di una valutazione della personalità tramite il test proiettivo Rorschach e la somministrazione di un MMPI-2 per la valutazione della personalità nello stato attuale. Sarebbe opportuno raccogliere informazioni anche sulla figlia visto che anche lei mostra una certa quota di disagio.
Le idee di suicidio della donna implicano un intervento diretto sulla persona con l'invio sia per una consultazione psichiatrica sia per una psicoterapia supportiva individuale o famigliare [nel caso in cui anche la figlia fosse disposta a partecipare] ad indirizzo sistemico relazionale. Gli obbiettivi principali sono quelli di ascolto empatico e di contenimento, visto la sofferenza della donna e della figlia. Successivamente la psicoterapia può focalizzare l'obbiettivo sulla strutturazione di un nuovo equilibrio famigliare e cercare inoltre di rafforzare delle alleanze con altri famigliari, soprattutto con la madre della donna... dopo aver contenuto la fase acuta si può intraprendere una psicoterapia più espressiva volta all'elaborazione del lutto.
d'accordo su tutto, stesse considerazioni che ho fatto anch'io :approved:
in questo caso ci concentriamo sulla presenza di un evento stressante, con una reazione che va al di là di un Lutto "normale".......ma un dist depressivo lo escludiamo?
una cosa.......ma sbaglio o questo Disturbo dell'adattamento ricorre più spesso di quanto si possa pensare?:mumble:
:)
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Originalmente inviato da
ghostchild
d'accordo su tutto, stesse considerazioni che ho fatto anch'io :approved:
in questo caso ci concentriamo sulla presenza di un evento stressante, con una reazione che va al di là di un Lutto "normale".......ma un dist depressivo lo escludiamo?
una cosa.......ma sbaglio o questo Disturbo dell'adattamento ricorre più spesso di quanto si possa pensare?:mumble:
:)
in questo caso il vissuto depressivo è aggravato dalle idee di suicidio [che vanno un po' oltre la semplice reazione del lutto], mi sembra strano che il DSM non prenda in considerazione il disturbo depressivo come conseguenza di un lutto importate... mah comunque...
Secondo me è importante conoscere il disturbo dell'adattamento, ci aiuta sia per differenziare un disturbo post-traumatico da stress sia per un disturbo da stress acuto... insieme alle diverse reazioni depressive...
uno dei problemi che dobbiamo affrontare per fare l'esame è la forma... ossia come mettere sia l'invio alla psicoterapia, consultazione psichiatrica sia le varie diagnosi principale e differenziale...
secondo te come dobbiamo comportarci?
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
Citazione:
Originalmente inviato da
bluesriver
in questo caso il vissuto depressivo è aggravato dalle idee di suicidio [che vanno un po' oltre la semplice reazione del lutto], mi sembra strano che il DSM non prenda in considerazione il disturbo depressivo come conseguenza di un lutto importate... mah comunque...
Secondo me è importante conoscere il disturbo dell'adattamento, ci aiuta sia per differenziare un disturbo post-traumatico da stress sia per un disturbo da stress acuto... insieme alle diverse reazioni depressive...
uno dei problemi che dobbiamo affrontare per fare l'esame è la forma... ossia come mettere sia l'invio alla psicoterapia, consultazione psichiatrica sia le varie diagnosi principale e differenziale...
secondo te come dobbiamo comportarci?
mi sono venuti dei dubbi sul dist dell'adattamento perchè sul DSM viene specificato che "questa categoria non dovrebbe essere usata se l’anomalia soddisfa i criteri per un altro disturbo specifico in Asse I (per es., un Disturbo d’Ansia o un Disturbo dell’Umore specifico)".......
in questo caso si potrebbe codificare un dist depressivo (magari minore), ma l'enfasi è su un evento forte come la morte del marito, per cui il dist sembra "reattivo"......
insomma, mi sembra che spesso il DSM aumenti la confusione, più che migliorare le cose :zott:
a proposito del dist depressivo maggiore, il dsm riporta:
"I sintomi non sono meglio giustificati da Lutto, cioè, dopo la perdita di una persona amata, i sintomi persistono per più di 2 mesi o sono caratterizzati da una compromissione funzionale marcata, autosvalutazione patologica, ideazione suicidaria, sintomi psicotici o rallentamento psicomotorio".....
quindi mi sembra di capire che se tali sintomi persistono per più di 2 mesi e comprendono anche aspetti che vanno al di là della reazione di Lutto, allora la diagnosi più adatta sarebbe quella di un dist depressivo...... ed ecco che tornano i dubbi! :argh:
per il fatto della forma.....è vero, è un problema....
bisogna vedere se ci sarà una scaletta da seguire più o meno rigidamente (e a giudicare dalla prima e dalla seconda prova credo di sì....)......
comunque io cercherò di non scendere troppo in particolari, di attenermi a quanto richiesto e di mettere la diagnosi che mi sembra spieghi meglio il quadro, aggiungendo tutte quelle che possono essere prese in considerazione....
che ne dici?:mumble:
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Riferimento: Discussione Casi Clinici
ragzzzi scusate la latitanza ma non ho avuto un atitmo di tempo ora darò uno sguardo a questo ultimo caso.
nel frattempo vi incollo quello che dice il DSM
"Z63.4 Lutto [V62.82]
Questa categoria può essere usata quando l’oggetto dell’attenzione clinica è una reazione alla perdita di una persona cara. Come parte della loro reazione alla perdita, alcuni soggetti si presentano con i sintomi caratteristici di un Episodio Depressivo Maggiore (per es., sentimenti di tristezza e sintomi associati come insonnia, scarso appetito, e perdita di peso). Il soggetto in lutto tipicamente considera “normale” l’umore depresso, sebbene possa ricercare un aiuto professionale per alleviare i sintomi associati come insonnia o anoressia. La durata e l’espressione del lutto “normale” variano in modo considerevole tra i diversi gruppi culturali. La diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore (Episodio Singolo e Ricorrente) non viene generalmente fatta se i sintomi non sono più presenti 2 mesi dopo la perdita. Comunque, la presenza di certi sintomi che non sono caratteristici di una reazione “normale” di lutto può essere utile per differenziare il lutto da un Episodio Depressivo Maggiore. Questi includono: 1) sentimenti di colpa riguardante cose diverse dalle azioni fatte o non fatte dal soggetto sopravvissuto al momento della morte; 2) pensieri di morte diversi dal sentimento del soggetto sopravvissuto che sarebbe meglio essere morto o che avrebbe dovuto morire con la persona deceduta; 3) pensieri eccessivi e morbosi di inutilità; 4) marcato rallentamento psicomotorio; 5) prolungata e intensa compromissione di funzionamento; 6) esperienze allucinatorie diverse dal pensare di udire la voce, o di vedere fuggevolmente l’immagine della persona deceduta."
nel frattempo volevo chiedervi ma voi vi ricordate a memoria, per ogni disturbo, da quanto tempo devono essere presenti i sintomi???
io assolutamente no, e questo è un problema, ma non mi entrano in testa...
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Originalmente inviato da
Melody82
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nel frattempo volevo chiedervi ma voi vi ricordate a memoria, per ogni disturbo, da quanto tempo devono essere presenti i sintomi???
io assolutamente no, e questo è un problema, ma non mi entrano in testa...
assolutamente no!:jd:
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e come cacchio facciamo a discriminare in sede di esame, quando a volte il tempo è l'unica discriminante :sbonk::| sigh &sob
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Originalmente inviato da
Melody82
e come cacchio facciamo a discriminare in sede di esame, quando a volte il tempo è l'unica discriminante :sbonk::| sigh &sob
ottima domanda........
per quanto mi riguarda, se avrò una seppur vaga idea mi baserò su quella........altrimenti, mi terrò sul vago!!:sbonk:
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ciao ragazzi...mi intrufolo anche io :)
anche io avevo pensato a disturbo dell' adattamento e un disturbo depressivo maggiore, anche se, nel depressivo maggiore cronico, non ci siamo come tempistiche perchè prevede che ci siano mesi di assenza di sintomi.
una cosa invece sugli interventi. io non manderei da uno psichiatra una pesona solo perchè ha detto che pensa al suicidio...quale vedova di 36 anni non PENSEREBBE al suicidio? e poi è stata inviata dal medico di base quindi diciamo che un parere "medico" ce l'abbiamo, penso sia inutile mandarla da "un altro medico".
Per il resto concordo con un incontro anche con la bambina per valutare il come sta affrontando e quanto ha metabolizzato il lutto del padre!