Cosa viene corrisposto ad inizio seduta?:ooo::ooo::ooo:
Printable View
All'inizio seduta? Cioè anticipato? MAI sentita una cosa del genere! C'è chi si fa pagare dopo ogni seduta la seduta effettuata, chi (come me) si fa pagare a fine mese il mese appena trascorso (per semplificare e per fare una ricevuta unica se no sai le carte che accumuliamo ...); ma non avevo mai sentito di pagamenti anticipati :skunk:. E poi, aprire una seduta facendosi pagare mi pare in contrasto con la grundregel, secondo cui è il paziente che apre le danze parlando della prima cosa che gli viene in mente ...in questo caso la prima cosa che ti viene in mente è prestabilita, ed sono i soldi che hai dovuto versare in anticipo. Freud parlava del gioco degli scacchi, la prima mossa spetta al paziente .... qui mi pare che la prima mossa spetti al portafogli. :D.
P.S. E se incontri lo psicoanalista senza memoria e senza desiderio che vuole essere pagato anche dopo? :D
Già qualcosa.
Non posso fare a meno di commentare, ti do' riscontro che ho letto, va.
Certo io c'ho sempre avuto tutto scaricato addosso, guarda.
Incavolata nera sono.
Va beh, alla prossima gli tengo un corso d'aggiornamento per dinosauri.
Grazie:)
Grazie per avermi tolto un po' di fardello dal groppone.
Nel gioco degli scacchi è stato dimostrato che uno dei due giocatori (o chi muove per primo o chi muove per secondo) può forzare la partita fino alla propria vittora oppure al pareggio: purtroppo nessuno conosce questa strategia, si sa soltanto che esiste :D... Se poi è come il tris va be' può darsi che ognuno può forzare fino al pareggio di sicuro ed è ininfluente chi muove per primo. Comunque se il gioco è abbastanza simile a questo degli scacchi può darsi che lasciare muovere al paziente per primo possa decretare la propria disfatta o viceversa mettere l'analista in una posizione di vantaggio, chi muove per primo forse è meglio deciderlo col lancio di una moneta per garantire l'equità del gioco, questa forse in contesti dove non si sa nulla è la decisione più saggia. Io comunque a scacchi non so giocare, nel senso che sono una schiappa, perderei velocemente, al gioco analitico non so, le regole e lo scopo del gioco quale è? :asd:Citazione:
Originalmente inviato da Megiston Matema
Poi perché Freud ha usato questa analogia? Vincere la partita analitica cosa comporta?
Se la vince il paziente che succede?
E viceversa se la vince l'analista?
:mumble:
Saluti
E che ne so...l'aveva detto Alejandro che si faceva pagare ad inizio seduta.
Figurati che quello senza memoria né desiderio pensavo che manco lo chiedesse il pagamento....
Grundrisse o regola fondamentale?
Credo che le lamentele rispetto al pagamento (anticipato fa inorridire anche me) siano parte del materiale analitico (quando il paziente è in grado di portarle all'attenzione dell'analista).
Il pagamento è dovuto: quello dell'analista e dell'analizzante è un lavoro. L'affetto, l'amicizia, l'amore e tutto quello che ci si vuole mettere, da una parte o dall'altra, è da trattare come materiale.
Com'è possibile che il paziente si innamori (e venga in qualche modo incoraggiato dall'analista)? Bella domanda. Il pagamento dell'ora è un buon modo per discuterne.
I nuclei psicotici non vengono trattati da certa psicoanalisi classica, che non ragiona per manifestazioni sintomatologiche ma per struttura. Difficile concepire che un disturbo para-allucinatorio possa ancora far parte di una sintomatologia nevrotica, eppure... Freud è ancora lì sull'Acropoli, a chiedersi se fosse più rilevante il disturbo di memoria o quello che tale disturbo doveva coprire.
Il transfert è un rapporto d'amore. D'amore nel qui ed ora e d'amore ripetuto. Preciso: "E", e non "O".
Beh, ma infatti lo stesso ragionamento capita che lo faccia anche il paziente, non è che sia un minus habens. Quando sei sposata o con un compagno stabile, e ti rendi conto che qualcun altro ti suscita interesse, è quella la domanda che ti fai: come va la mia relazione? La risposta di solito è: mica tanto ben! E questo anche indipendentemente che sia analista o barista, colui che fa suonare il campanellino.
E’ il ruolo del “terzo”, che può servire a darti una sveglia, a farti vedere ciò che nella relazione manca, o come sei cambiata ma come questo non sia stato condiviso. O anche, ancora più positivamente, qualcosa che puoi comunque riportare nella coppia, nel senso che magari la relazione si è fatta troppo esclusiva e c’è bisogno di riaprirsi di nuovo al mondo, per poter vivere al meglio e nuovamente il sentimento di coppia. Oppure, ci si rende conto che è tempo di suonare il requiem.
Con l’analista si va a fondo della questione. Con il barista agisci se vuoi, ma può essere, e in certe condizioni, che la domanda rimanga sul tavolo e non si venga a capo di niente: per esempio se a ciò si unisce anche la necessità da parte tua, e in una fase della vita che lo domanda, la richiesta di un’indagine a tutto campo, o l’incapacità comunque di vivere ancora l’amore come qualcosa che non chiede. Insomma, le cose ancora non girano, barista o non barista si sente che c’è un inghippo di fondo.
Nell’andare in profondità in analisi, si considera anche il colore che prende la cosa: il modello Bovary (portami via da questo grigiore e accendimi di passione lussuosa), il modello Karenina (prove d’amore che non finiscono mai), il modello salvatore (tu solo sai indicarmi la strada, senza di te non sono nulla), ecc. Indagine che è in grado di dire proprio tante cose di noi stessi. Questa è una cosa che puoi fare anche tu, metterti lì e capire se ci sono delle ripetizioni di modalità, se è musica che hai già sentito, quali invece le discontinuità, le differenza dal passato via via che si snoda il rapporto.
Le proiezioni ci sono, e di infiniti tipi (non ci sono solo quelle erotiche, evidente): a questo non si scappa. Ecco, sentirmele proprio buttate sul groppone questo no, non mi è mai capitato. Diciamo che ognuno si è sempre assunto la sua parte di contributo nella vicenda. Interessava capire, crescere ed evolversi. Non reprimere, frustrare, far sentire dei minorati.
Il transfert come dice Lalangue è un rapporto d’amore, qui e ora e ripetuto. Non necessita, per fare analisi, far sentire qualcuno in colpa per questo, o un bambino di tre anni. Necessita far capire, o ricordare a chi ha finito per dimenticarlo, che attraverso questo – un rapporto d’amore – si può essere di nuovo in contatto con noi e con gli altri, a patto di superare gli inghippi che lo impediscono, se vi sono.
Per questo è così bello amare.
Ora però bisognerebbe specificare "ripetuto" in che senso. Già una relazione d'amore non si sa cos'è che significa che si ripete?Citazione:
Originalmente inviato da lalangue
Se usi una forchetta nuova appena comprata le sensazioni ed emozioni che vivi ora ed esperisci col contatto sono nuove o si ripetono quelle che provavi con l'altra forchetta?
In entrambi i casi sono "sensazioni ed emozioni che si provano nel toccare una forchetta" in questo senso si ripetono sempre, ma in altri sensi potrebbero non ripetersi affatto.
Tutto è simile a tutto, e tutto si ripete uguale se osserviamo quel che avviene con categorie astratte molto ampie, la relazione che c'è ora è dello stesso tipo di quella che c'era un tempo, ma questo dipende completamente dal significato che si dà a tipo.
Ad esempio si ripetono le stesse parole nei nostri discorsi (le parole sono finite e le si trova tutte in un vocabolario), e quindi ogni discorso è simile all'altro sotto questo aspetto, e possiamo dire che c'è una forma di ripetizione in tutti i discorsi (le parole contenute in questi si trovano tutte in un vocabolario), ma è una ripetizione per tipo non per identità (per identità è va be' è impossibile che qualcosa si ripeta :asd:). Ogni discorso è diverso dall'altro come ente, ma può essere simile a qualsiasi altro per tipo, scegliendo il tipo astratto adatto che può accomunare due discorsi scelti a caso.
Ogni relazione si ripete sempre sotto certi aspetti nei confronti delle precedenti, in quanto ogni volta capita di nuovo che delle persone interagiscono in certi modi, ma nessuna relazione è identica ad un'altra.
Se ti relazioni con una donna, la relazione è simile a quella che avevi con tua madre per forza di cose in quanto in entrambi i casi sono in contatto due persone di sesso opposto, una di sesso maschile e l'altra di sesso femminile e quindi è ovvio che qualcosa si ripeta (questo aspetto si ritrova di nuovo), ma si possono trovare altre similitudini di vario tipo.
Dire che una relazione si ripete senza aggiungere quale nucleo di caratteristiche si ritrova in entrambi i casi (il vecchio e l'attuale) rende banale l'affermazione, esistono di sicuro delle caratteristiche astratte che si ripetono scegliendo a caso due relazioni concrete che una persona ha intrattenuto con due individui diversi in tempi diversi. Se si parla di ripetizione perciò bisogna specificare sempre anche in che senso si ripete qualcosa, insomma quali sono gli aspetti della ripetizione che ci sono in entrambi i casi?
Non specificarli significa non volersi esporre ad una possibile smentita, in questo forse Megiston ha ragione, se vai a dire a una persona che si ripete la stessa relazione che ha avuto con la madre, le devi dire pure che cosa si ripete. Se dici ad uno adesso che prova di nuovo la stessa attrazione erotica che aveva provato per la madre, poi bisogna andare a vedere se è vero che prima c'era questo aspetto (io non capisco proprio perché uno non dovrebbe ricordarselo se ha avuto voglia qualche volta di far sesso con la mamma), magari si ripetono certi atteggiamenti affettivi, che so una carezza l'hai data pure a tua mamma e gliela dai anche ad una donna che frequenti ora (ma magari l'hai data pure a tuo padre) ma questo lo osservano bene tutti, e così si scopre l'acqua calda aggiungendo quel "ripetuto".
Se non si specifica quali aspetti dovrebbero ripetersi quando si parla di transfert, qualsiasi relazione è transferale (usando il principio secondo il quale esistono degli aspetti per cui una qualsiasi cosa data è simile a un'altra data, scegliendole a caso), qualcosa in astratto si ripete sempre e perciò è pure inutile aggiungere questo termine.
Saluti
:look::nono:??? :look: Io non c'entro niente con qs tipo di pagamento :nono: è la prima volta che lo sento da parte di un'analista, anzi di qualsiasi terapeuta; al limite si può preparare la ricevuta della seduta precedente ma prima che inizi una seduta è terrificante:zott::sbonk:Citazione:
A proposito del pagamento...mi auguro che quello che viene corrisposto ad inizio seduta si riferisca al periodo fino alla seduta precedente, perché altrimenti non si richiede il riconoscimento dell'Altro, bensì un credito.
No no, non era riferito a te, perdona la pigrizia di non averlo scritto in un post separato! Era una cosa che mi era venuta a mente leggendo gli interventi precedenti.
Ma se uno pagasse con bonifico ricorrente sarebbe un problema? Io i professionisti in genere li pago così.
Sì, sarebbe un problema perchè poi ti starebbe a chiedere se ti sei ricordata o no di pagarlo..:asd::argh:
è una cosa che agli analisti mette l'anzia.
Charlie, sulle ripetizioni che intendi tu non posso risponderti, o meglio, qualcosa potrei ma, non essendo un analista, primo non riuscirei a sintetizzarti certo il mio materiale analizzato, secondo entreri nel personale. Io non credo che Meg volesse dire che le relazioni con i propri genitori non siano di alcun interesse in un analisi, ma che tutto sia riducibile sempre e comunque a quelle relazioni credo sia già più vicino a quel che lui intende.
Le ripetizioni avvengono in svariati modi, dalla scelta di una sempre simile tipologia di persona al verificarsi di un copione sempre uguale nella relazione.
Posso raggiungervi? No, perché a svisceramenti sul tema, anch'io eh...
(Rosa! Il convento no! Ma non è meglio un Martini per 'ste cose?)
Il Convento ha notevoli pregi architettonici:sisi: ;)
Benedetta, non credo che il bonifico funzioni, non tutti i mesi hai lo stesso numero di sedute, poi ci sono quelle che salti e che molti non fanno pagare (a me non mai stato chiesto di pagarle), le vacanze, magari le sedute di emergenza. Il conto è variabile ogni mese. Non so, un assegno e la fattura a fine mese a me sembra così comodo. Non penso che ci sia neanche un problema di privacy, ormai chi è che ha il conto insieme chessò, a quello del marito?
Sì Rosa, ma le suorine dove le metti?
Insomma, l'atmosfera mi sembra un po' austera, no? Già uno ha problemi relazionali, sensi di colpa, no no, io in convento no...
(ma non ho niente contro le suorine, anzi, in africa ne ho conosciute di tostissime)
Avevo un amica che faceva la cresta sulla spesa per pagare l'analista, ovviamente in nero...
Il suo problema era quello, cioè di dover fare la cresta sui soldi che le dava il marito nel 2010 per fare la spesa e comprarsi le borsette, ma vaglielo a spiegà; intanto l'altro ci marciava, e l'ha tenuta in analisi finchè il marito l'ha scoperta, e poi, addio signora bella, quella è la porta!
Certo che traspare una grande fiducia nel prossimo e un'attenta valutazione riguardo alla sua prognosi terapeutica, se ti fai pagare in anticipo l'opera ... perché non chiedere un acconto, allora, o il saldo (anche a rate) di tutto il lavoro? :skunk:
Quello senza memoria e senza desiderio lo chiede eccome il compenso ... e anche salato talvolta (ho in mente alcuni esempi famosi); quello che non lo chiede è l'analista distratto, il disaccorto ... ma non dura come analista, prima o poi lo trovi a chiedere la carità agli angoli della via o fuori dalle chiese :D
Ragazze, posso dirvi che invidio la vostra complicità? Siete davvero un bel gruppo, si vede che vi intendete, che vi divertite ... noi maschietti non riusciamo ... sarà il testosterone???
Forse l'idea del transfert non è legata tanto alla ripetizione, ma è come se si credesse che quel che accade ora è direttamente causato da una relazione precedente avuta con la madre ecc. ecc...
Ecco a questo io non ci credo molto, quel che avviene adesso in una relazione è un pastrocchio di cause, un po' ce lo mettiamo noi, un po' l'infanzia, un po' l'adolescenza, un po' pure quello che abbiamo mangiato ieri sera :D, ed un po' pure l'altra persona che si relaziona con noi ce lo mette.
Magari si riuscisse a rintracciare linearmente una sola causa che risale all'infanzia di un singolo individuo per spiegare qualcosa che avviene in delle relazioni in cui intervengono ed interagiscono più individui (cioé qualcosa per me non torna), io mi accorgo che si attivano tante di quelle esperienze ed emozioni ora, una vera matassa, difficilmente puoi venire a capo della genesi di quel che ti passa per la testa ora tornando indietro alle origini; in buona parte dipende anche dalle esperienze attuali.
Si è influenzati da una miriade di informazioni, magari fossero solo quelle infantili che determinano quel che facciamo ora... Secondo me si può cercare di capire cosa si sta facendo adesso notando similitudini e differenze con altre relazioni di cui si ha avuto esperienza diretta o indiretta... Ma rintracciare le cause reali a mio avviso è praticamente impossibile.
Chi dice "ti comporti così perché tua madre ti ha fatto questo e quell'altro e stai ripetendo qualcosa perché prima hai avuto questa e quest'altra esperienza edipica" secondo me la maggior parte delle volte si sbaglia, quel che si può cercare di capire, come dice Megiston, è soltanto adesso cosa stiamo facendo (e qui è vero che non siamo completamente coscienti di quel che facciamo, non siamo coscienti nel senso che una parte di conoscenza ci manca di sicuro, si devono attivare per forza di cose molti automatismi, l'automatismo non è comunque un male in sé, l'attenzione non può vertere su tutto il proprio essere), questo a naso è più abbordabile della ricerca delle cause generatrici storiche, io penso che di sicuro non ce n'è una sola di causa storica e dubito pure che con un'autoanalisi (anche se condotta in due) ne possiamo venire a capo.
Poi di questa conoscenza uno che se ne fa? Beh è un altro paio di maniche, può darsi pure che non serve praticamente a niente (è forse lo psicologo che deve afferrare cosa si può migliorare se capisce le intenzioni dell'altro quali sono). Un'altra persona insomma ci può di sicuro far notare che ci grattiamo il naso senza che ce ne rendiamo conto di far questo. Ci può far notare che proviamo qualcosa reagendo anche soltanto ad una parola, ora il perché ci comportiamo così non lo riusciamo a rintracciare davvero secondo me, dei motivi di sicuro c'erano, ci si può fare un'idea vaga di tutta la genesi ma non è importante secondo me, è importante sapere o notare improvvisamente qualcosa... Se capisci o osservi improvvisamente che una parola pronunciata da qualcuno provoca certe tue reazioni emotive indebolisce queste reazioni se puoi controllarle in una certa misura, solo però se vanno contro certe tue intenzioni (in questi casi si fa qualcosa non perché c'è una qualche necessità intrinseca intenzionale, manca proprio l'attenzione sull'automatismo, se noi non ce la portiamo qualcun altro ce la può far rintracciare). Là dove reagiamo già coscientemente (con conoscenza) a certi stimoli e situazioni intenzionalmente si può fare poco o nulla, non c'è qualcosa che sfugge, le intenzioni non le controlli, nel senso che già queste rappresentano, per così dire, il tuo controllo, ma combinate con la conoscenza di certi automatismi e relazioni tra cose che non si conoscono già e che non sfuggono al controllo intenzionale, possono produrre reazioni diverse.
Ricordo una volta quando imparai a guidare che un amico mi disse che tenendo il piede schiacciato sulla frizione quando attendevo nel traffico in attesa di camminare con la marcia inserita rischiavo di scassare il meccanismo, mi suggerì di metterlo in folle e togliere il piede dalla frizione. Io mi comportavo così in automatico ma non avevo alcuna intenzione di scassare l'auto; nessuno me l'aveva mai detto che poteva capitare una cosa del genere. Comunque avevo
1) la possibilità di controllare il movimento del piede (nel senso che non lo mettevo sulla frizione per piacere e nemmeno per particolare imperizia, era un automatismo che era presente come tanti altri)
2) l'intenzione di non scassare l'auto senza che ci fossero motivi contrastanti con questa intenzione, non è che ero indeciso su questo come a me capita in altre situazioni :D.
messe insieme tutte 'ste cose si produce un cambiamento, ma è del tutto intenzionale e non si prova nemmeno fatica, perché l'intenzione di non scassare l'auto già c'era a monte e contro questa intenzione non c'era proprio nulla di mio (non è che il mio inconscio lavorava contro di me) se non una vera e propria mancanza di conoscenza e forse di attenzione, avevo "imparato" a comportarmi così a scuola guida per vari motivi, non saprei di preciso nemmeno quali e non lo so nemmeno ora. Comunque quel comportamento "piede sulla frizione con la marcia inserita quando attendo nel traffico" ora non c'è più.
In ogni caso mi sono fidato di quel che mi diceva il mio amico... :D, ma è vero? Non sono mai andato a studiarmi di preciso tutto il meccanismo delle marce e della frizione... Comunque l'auto non s'è rotta, anche se non era vero, tutto sommato non era dannoso.
In questo senso qua io voglio che una persona che ne sa qualcosa in più o che riesce ad osservare qualcosa di rilevante per me rispetto a quel che cerco o ho intenzione di fare mi aiuti. Anche per questo secondo me l'analogia con la partita a scacchi è poco calzante, là si è in contrasto.
Comunque questo tipo di conoscenza almeno è abbordabile. Per una volta mi trovo d'accordo con Megiston credo, se ho ben compreso, forse sono riuscito a capire cosa vuol dire quando parla di intenzione... Spero :asd:.
Saluti
Bah, io più che altro non ho mai capito come fate a non annoiarvi, sempre lì rincattucciati un po’ in cagnesco uno con l’altro: è anche stressante, no? Non so, continuate a maltrattare quella vostra parte femminile che invece vi potrebbe essere così utile nella vita.
Charlie, nel tuo post mi sono decisamente persa, alla fine mi sono ritrovata a grattarmi non il naso ma la capoccia...
Provo a fare delle precisazioni.
Non è che individui delle cause precise, però stringi legami possibili, e plausibili. Non è poco, sai? E non c’è qualcuno che li stringe per te ma sei tu a farlo, attraverso le associazioni per esempio (in un contesto junghiano le associazioni sono circolari come diceva Rosa, cioè non ci si allontana da ciò che si va analizzando, per esempio a ridosso di un sogno). La consapevolezza di questi legami fa già molto, ti assicuro. E non arrivano dall’analista i legami, ma da te solo: bisogna fidarsi del proprio inconscio, non è qualcosa di esterno a te, è parte di te, solo di non facile ascolto. E anche di molto scomodo ascolto, a volte.
Tu continui a scambiare l’analisi per qualcosa di coercitivo, qualcosa che ti fa diventare ciò che non vuoi essere, un percorso educativo imposto da qualcuno e che ti inietta valori e desideri non tuoi. L’unico ostacolo a divenire ciò che sei in un analisi, sei tu. Mai l’analista, ma solo e unicamente tu. L’analista sottolinea qualcosa che hai detto, te lo riporta all’attenzione: può essere anche privo di importanza, può non essere la strada giusta quella proposta dall’analista su una data questione, un tentativo che si rivela mal posto. Ma allora ti assicuro che già nel non sentirlo come un legame valido - nel non sentirtelo risuonare dentro - ti trovi molto spesso a trovare la strada per quello che può esserlo.
E’ un dialogo Charlie, e nel quale gli errori di interpretazione dell’analista, o i dubbi, spesso portano molto più lontano delle certezze. Per questo si ha bisogno dell’altro, perché anche attraverso un confronto che spesso si nutre di ipotesi errate, si ha modo di trovare quelle più giuste.
In che senso? Non ho capito
Che non si deve aver paura della psicoanalisi, perché si può esserne plagiati solo se è nella propria natura. Ed in quel caso riuscirebbe a parlare di chi si è (quel divenire soggetto, avere consapevolezza di sé)
Sì, la paura del plagio parla della propria natura. Prenderne consapevolezza non è una festa, e siamo d’accordo. In generale l’analisi non è una festa, un percorso che può confermarti solo nei tuoi valori positivi, nelle tue strepitose qualità personali; non si va in analisi per farsi confermare della propria bellezza di persona, ma per metterla insieme a ciò che di non affatto bello c'è in noi.
L’alternativa però è continuare ad esserlo (plagiabile). Credendo di non esserlo, ovviamente. E non vedendo il resto di noi, che pure ci riserva buone sorprese.
Il che darà adito ad una chilometrica replica di Charlie che ci argomenterà come invece lui non lo sia plagiabile, e siano gli altri invece a volerlo indurre a vedersi così…
Amen, me la sono tirata addosso.
Anch'io ho apprezzato gli esempi letterari di Giulietta, i primi che ho visto nel post ,ma non avevo il coraggio di sottolinearli.
Sempre stata una fan di questi personaggi, creati da uomini, zutt!
Io mi vedo Emma e Anna, insieme, sapete quante volte ci ho pensato!!
Però non voglio assolutamente suicidarmi, non me ne frega niente!!Oh!:))
Sono una Emma e una Anna assolutamente del 2000.
vorrei che il mio analista leggesse in chiave moderna!:asd:
Mi sa di si:sisi:;)Citazione:
Il che darà adito ad una chilometrica replica di Charlie che ci argomenterà come invece lui non lo sia plagiabile, e siano gli altri invece a volerlo indurre a vedersi così…
Amen, me la sono tirata addosso.
Wow, ma delle chilometriche repliche di charles, dovete fare come me: prendete una frase sola, e dite: beh,però ha ragionato bene.
Non ha mica tutti i torti, Amen:)))
Il problema della paura del plagio, è quasi ontologica, insieme alla tendenza a fidarsi, il che può confliggere con alcune convinzioni o percezioni. Magari potrebbe portarci a chiedere "Chi si sta fidando di chi?" (e viceversa, ).Citazione:
Sì, la paura del plagio parla della propria natura. Prenderne consapevolezza non è una festa, e siamo d’accordo. In generale l’analisi non è una festa, un percorso che può confermarti solo nei tuoi valori positivi, nelle tue strepitose qualità personali; non si va in analisi per farsi confermare della propria bellezza di persona, ma per metterla insieme a ciò che di non affatto bello c'è in noi. L’alternativa però è continuare ad esserlo (plagiabile). Credendo di non esserlo, ovviamente. E non vedendo il resto di noi, che pure ci riserva buone sorprese. :approved:
Così facciamo un pò per uno, giulietta:asd:;)
grazie del consiglio complicata;)
Ci si sta fidando di chi?
Di uno bravo.
Il mio è il migliore, in assoluto.
Il più bravo di tutti.
Non c'è Cristi, sennò uno non ci va.