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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Non è che svalutando le aspirazioni altrui vieni a capo della tua infelicità. Anzi, così facendo non fai altro che scavarti la fossa ancora più profondamente.
Giudicare il mondo intorno a te sbagliato, e decidere dunque di non prendervi parte in un qualsiasi modo -compreso quello non acritico - non fa che mettere in luce il tuo desiderio bruciante - e sacrosanto - di farne parte.
Cosa credi di comunicare a noi con ciò che scrivi? Credi di apparire convincente quando ci giudichi una schiera di bravi soldatini che fanno il loro dovere? Ma credi davvero di darcela (dartela) a bere?
Noi ci confrontiamo quotidianamente con il mondo, le sue contraddizioni, il disagio che ci provoca insieme alla felicità che ci riserva; noi non stiamo dietro ad uno schermo a teorizzarlo questo mondo, terrorizzati di non esserene all’altezza.
Per quello non riesci ad evolverti, perchè il girone infernale nel quale ti sei cacciato è proprio questo, di svalutare continuamente te stesso, anche se la fai apparire a te stesso come svalutazione degli altri e delle loro scelte, e che a te non farebbero mai felice. Balle. Non sei credibile in alcun modo.
Ti illudi che attribuire agli altri ciò che ti appartiene ti liberi da un te stesso del quali sei arcistufo tu per primo: non tua mamma, non un ipotetica fidanzata, non la maestra o il datore di lavoro, ma Charlie che non ne può più di Charlie.
Devi smarcarti da questo meccanismo una buona volta. Devi capire perchè non scommetteresti neanche un centesimo su di te. Da dove ti viene l’idea balzana di non valere nulla.
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
Riguardo al punto 2) io te l'ho chiesto proprio per capire come la pensavi , se no non ti facevo quella domanda, a te il tuo lavoro dà abbastanza piacere direttamente, a me no fino ad ora, anche a scuola ci sono sempre andato malvolentieri, sono arrivato al diploma, ma questa era la verità per me. I mestieri che posso scegliere (o che mi sembra che io possa scegliere) non funzionano così come il tuo funziona con te, ecco tutto.
Riguardo al punto 2, hai capito quel che volevi che lei ti dicesse, perché in realtà a lei piace eccome, il suo lavoro; è questo che ha detto e che non dirà per corrispondere al tuo desiderio di sentirtelo dire che il suo mestiere la fa ca......e che non ha nessun interesse, come fosse una scamorza (formaggio di per sè insipido) perchè non é così. Il suo, di mestiere che tra l'altro è anche molto affascinante, mi sembra che con lei funzioni eccome. E' difficile per te trovarne uno che funzioni allo stesso modo, qualunque esso sia.
Speriamo che ti passi o che tu abbia un vitalizio che ti faccia fare la vita che ti piace fino a quando ne avrai bisogno e/o non ti romperai di essa.
Intanto proporrò di proporti di scrivere solo per lavoro qui su Ops :sisi::smile: a qualcuno in modo che verificheremo strada facendo questo tuo modo di vivere le cose normali (nel senso che mediasmente, facciamo tutti) come costrizioni:parsi:
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
Non è che svalutando le aspirazioni altrui vieni a capo della tua infelicità. Anzi, così facendo non fai altro che scavarti la fossa ancora più profondamente.
Giudicare il mondo intorno a te sbagliato, e decidere dunque di non prendervi parte in un qualsiasi modo -compreso quello non acritico - non fa che mettere in luce il tuo desiderio bruciante - e sacrosanto - di farne parte.
Cosa credi di comunicare a noi con ciò che scrivi? Credi di apparire convincente quando ci giudichi una schiera di bravi soldatini che fanno il loro dovere? Ma credi davvero di darcela (dartela) a bere?
Noi ci confrontiamo quotidianamente con il mondo, le sue contraddizioni, il disagio che ci provoca insieme alla felicità che ci riserva; noi non stiamo dietro ad uno schermo a teorizzarlo questo mondo, terrorizzati di non esserene all’altezza.
Per quello non riesci ad evolverti, perchè il girone infernale nel quale ti sei cacciato è proprio questo, di svalutare continuamente te stesso, anche se la fai apparire a te stesso come svalutazione degli altri e delle loro scelte, e che a te non farebbero mai felice. Balle. Non sei credibile in alcun modo.
Ti illudi che attribuire agli altri ciò che ti appartiene ti liberi da un te stesso del quali sei arcistufo tu per primo: non tua mamma, non un ipotetica fidanzata, non la maestra o il datore di lavoro, ma Charlie che non ne può più di Charlie.
Devi smarcarti da questo meccanismo una buona volta. Devi capire perchè non scommetteresti neanche un centesimo su di te. Da dove ti viene l’idea balzana di non valere nulla.
Io non ho alcun potere di svalutare quello a cui qualcun altro dà valore, dove ho detto che tu fai male a provare piacere nel far quel che fai? :mumble:
Ho detto solo che io al tuo posto, o al posto di altre persone comunque non starei bene, invidio certi effetti, un certo guadagno, ma non il lavoro in sé che fa un'altra persona, se no in certi affari mi ci sarei già buttato a capofitto.
Sei tu invece che sostieni che io al tuo posto (seguendo una certa scala di crescita ed evoluzione) dovrei star bene, non io... Io un posto in cui star bene non l'ho trovato, ma occhio e croce mi sono fatto un'idea riguardo a quello che proprio non voglio fare.
Io dovrei evolvere secondo il tuo senso per star bene? Ma lo star bene fino a prova contraria è il mio, non il tuo. Non è che se a te piace un certo tipo di pietanza o inserirti in un certo modo da qualche parte, questo dovrà piacere e far bene a tutti!
Tu dai il valore che vuoi a cose, persone e mestieri per conto tuo, io lo do per conto mio. Le due scale di valori non è che non possono esistere insieme, anche se sono diverse.
Se tu stai bene facendo quel che fai, buon per te, ma il fatto che io non ci starei bene nella posizione che mi continui a proporre (che sia pure di confronto continuo con questo e quell'altro, che devo fare raccontarti balle?). Io ho detto che per me certe cose non hanno valore, perché in fin dei conti mi fanno stare più male che bene, mica ho detto che per tutti dev'essere così!
Ammetto pure che il confronto e le gare mi fanno stare piuttosto male, preferirei inserirmi in altri modi, non sono un agonista, a qualcuno vincere una gara lo gratifica, per me invece è uno stress enorme anche quando, diciamo così, vinco. Perciò non è che invidio molto chi deve sottoporsi in continuazione ad esami di vario tipo, se la vita è proprio in sé fatta così, io ci vivo male in questo mondo, c'è poco da fare.
Ho preso pure la patente ma tutta la cosa m'ha provocato un tale stress, ed è stato tutto così pesante che non lo rifarei più, io voglio cercare di vivere bene secondo il mio senso, non il tuo o quello di chi ama le sfide, gli esami e le rotture di palle senza fine. Così io so solo che vivo male, perciò o l'alternativa c'è o non c'è proprio nulla da fare.
Proprio perché adesso un po' mi conosco, sto cercando di avvicinarmi davvero a quello che piace a me, quel che posso fare spinto da un interesse mio senza alienarlo.
Saluti :ciao:
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Citazione:
Riguardo al punto 2) io te l'ho chiesto proprio per capire come la pensavi , se no non ti facevo quella domanda, a te il tuo lavoro dà abbastanza piacere direttamente, a me no fino ad ora, anche a scuola ci sono sempre andato malvolentieri, sono arrivato al diploma, ma questa era la verità per me. I mestieri che posso scegliere (o che mi sembra che io possa scegliere) non funzionano così come il tuo funziona con te, ecco tutto.
A me non sembra che lei abbia detto che per lei il suo mestiere non funziona. quanto il contrario solo che tu l'hai letto in questo modo, con un tipico meccanismo proiettivo che alla fine, potrebbe rischiare di impoverirti. Cerca di prenderne atto e di fare qualcosa, per migliorare la tua vita, se non ti piace così com'è. Puoi farlo, ne hai la forza e le energie, solo che mi sembra che tu le utilizzi troppo in modo sbagliato, per ingrovigliarti ancora di più; a meno che tu non tu non viva un momento in cui sei davvero convinto che senza far nulla si stia molto meglio.
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Hai proprio ragione; la proiezione del resto è inconscia......................................... .
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Devi smarcarti da questo meccanismo una buona volta. Devi capire perchè non scommetteresti neanche un centesimo su di te. Da dove ti viene l’idea balzana di non valere nulla.
Per la verità non scommetterei su di me nel fare determinate cose non tanto per imperizia, è che proprio poi a fare queste cose mi stanco (stanchezza equivale ad una forma di nervosismo fortissimo per me), riesco a fare talvolta qualcosa ma con una tale fatica che poi alla fine sto pure peggio. E' proprio la voglia di farle certe cose che non c'è poi praticamente, quando si passa dalla teoria alla pratica valuto occhio e croce che certe capacità ci sarebbero pure, ma è la voglia a monte che proprio non c'è di affrontare certe cose.
A scrivere qui ci riesco perché la voglia probabilmente c'è, e pure quella di litigare, di difendermi ecc. ma a fare altre operazioni no. Non è nemmeno propriamente una mancanza d'autostima, la stima per mettere in pratica certe cose spesso ce l'ho, è la voglia poi di eseguirle effettivamente, di affrontare certi sottoproblemi ed imprevisti che manca, se no non interromperei qualcosa che ho iniziato a fare.
Mi sono confrontato già con tante cose, non è che sono stato chiuso in casa sempre, ma da questo confronto ne sono uscito malconcio non tanto per le vittorie e le sconfitte (per la verità non sono mai stato né una cima, né proprio l'ultimo della classe), ma per tutta la fatica ed il malcontento provati.
Ad un certo punto non ce la facevo più a sopportare, a vivere così io vivevo male. Così a far certe cose, nell'insieme, finiva col non piacermi proprio più, e continuare non aveva davvero senso per me, adesso tornare in una posizione già provata e che già non funzionava, non so quanto potrebbe rappresentare una buona soluzione per me.
Tutto questo alla fine io lo traduco in una mia intenzione di non farle certe cose per certi motivi miei personali, ma non posso generalizzarlo a tutti, ognuno è fatto a modo suo.
In ambito affettivo con l'altro sesso comunque m'è andata sempre piuttosto male, qua davvero non ci scommetterei nulla su di me a giudicare dai risultati :asd:, anche se una volta m'è capitato che una donna, che proprio non mi piaceva, mi ha fatto delle avances. Comunque ammetto d'essere pure un po' difficile in questo, se fossi stato uno che si accontentava di tutto forse avrei avuto successo, mi piacciono donne piuttosto particolari. Riesco comunque a relazionarmi con persone dell'altro sesso, non ho particolari difficoltà in questo.
Saluti
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Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
[B]
Pensa se qualcuno mi proponesse di pagarmi per scrivere in questo forum, però a patto che venda la mia anima senza poter scrivere come, quando e cosa mi pare, non mi starebbe più bene a me arrivare ad un successo professionale del genere, non m'interessa davvero abbastanza se questo mi impedirà poi di vivere ed esprimermi liberamente.
In fin dei conti non è propriamente il successo che m'interessa, a me piace scrivere qui e basta, parlare con voi. Se non fosse stato così già sarei sparito dalla circolazione. Preferisco scrivere per hobby, quindi da dilettante, ed esser così libero piuttosto che trasformarlo in una professione, poi non so se mi piacerà lo stesso, dati tutti i vincoli ai quali dovrò sottostare, per poi poter ricevere il compenso stabilito.
Un'entrata economica fissa senza dover far nulla che è vincolato a qualcos'altro, per me significa poter essere abbastanza libero.
Saluti
Caro Char_lie,
introdurre nel tuo scrivere in questo forum la variabile "pagamento" cambierebbe radicalmente il tuo scrivere e il tuo atteggiamento verso il tuo scrivere. Anche ammesso che tu potresti scrivere quello che ti pare, come ti pare e quando ti pare, il compenso farebbe sorgere in te un gioco complesso si aspettative che prima non c'erano, un gioco che ti vincolerebbe.
Non sarebbe più "scrivo perché mi piace", ma "scrivo perché mi pagano per farlo" e allora qualcuno al tuo posto nella stessa condizione potrebbe pensare di scrivere di più per giustificarsi la cifra che riceve (anche senza alcuna sollecitazione da parte di chi paga), qualcun altro potrebbe pensare di scrivere meglio, di documentarsi, di leggere qualcosa in più e riferirla, si potrebbe sentire responsabile quando il forum langue, in crisi al pensiero che se non c'è più nessuno magari lo chiudono e smettono di pagarmi o, in assenza di tutto questo, sentire di non fare nulla di utile, di essere una specie di parassita che non produce proprio niente ... un punto debole in ciascuno di noi si trova sempre e il "contratto" (ti pago e tu scrivi) lo farebbe emergere. E' un po' come le regole del setting analitico, prima o poi salta sempre fuori qualcosa relativa al pagamento delle sedute, qualcosa di dinamico; si può dire che quasi ogni regola viene contestata, ricontrattata, negoziata, è spunto per riflettere sulla relazione fra analizzante ed analista. Io faccio un lavoro che mi piace, ho fatto un largo giro per poterci arrivare, accettando in precedenza cose che mi piacevano meno, non lo cambierei per niente al mondo (come ti ha già detto Giulietta del suo, e come lei spero che l'alzheimer sia lento da permettermi di esercitare a lungo), ma quello che è certo è che è molto vincolante. Quando prendi in cura qualcuno ti assumi la responsabilità di un percorso, ti assumi la responsabilità di una sofferenza che ti chiede aiuto, ti assumi un compito fondamentalmente etico. Nello stesso tempo questa assunzione di responsabilità è un lavoro, è il tuo lavoro e chiedi al tuo lavoro di poterti sostenere materialmente, per cui chiederai un compenso per il compito che ti sei dato nella coppia analitica, calibrerai attentamente le responsabilità di cui puoi farti carico senza crollare, cercherai di non perdere di vista la tua crescita personale e professionale, perché è molto importante nel lavoro che stai svolgendo (mi riferisco ad una analisi perpetua e a una formazione permanente). Cosa molto importante è che per poter aiutare qualcuno a fare i conti con la sua sofferenza, devi aver attraversato la tua; non esistono tecniche, competenze professionali, esperienze e strumenti che possano sostituire questa unica e fondamentale variabile.
Questo per dirti che i vincoli li trovi ovunque, persino nel gioco se vuoi, o nei passatempi più ingenui, ma questi vincoli piuttosto che limitare il piacere di quello che fai, possono accrescerlo, farlo diventare un piacere più maturo, più "rotondo".
Un saluto
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
Questo per dirti che i vincoli li trovi ovunque
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Anche volere un certo tipo di libertà è un vincolo notevole per i limiti che può porre (E. Fromm, ci scrisse anche un bel libro " La paura della libertà" che può travolgere l'uomo moderno man mano che si allontana dalla natura; uno dei rischi, secondo me, potrebbere essere che in una condizione di non equipaggiamento adeguato, possa arrivare troppo vicino alla propria).
Da piccola, io ad es. dopo un pò mi rompevo a giocare a Monopoli, con tutti quei vincoli. Ed all'inizio, non lo capivo per niente. Infatti, se fossero stati veri, avrei perso un sacco di soldi:mattoni:
Mentre giocavo benissimo a dama:sisi::)
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Però la cosa bella dei giochi è che puoi smettere di giocare quando vuoi :asd:, se giochi per sopravvivere le cose invece cambiano e diventano drammatiche nel momento in cui vieni costretto a giocare dalle circostanze.
Una cosa è andare in guerra convinti di quel che si fa avendo una personalità spartana, altra è esser costretti dalle circostanze a fare i gladiatori.
E' questo che mi capita, io a certi giochi non ho intenzione di giocare, ma ci sono costretto, i vincoli non li ho creati io per divertimento, mi sono stati imposti e non ho scelto un gioco (quello dell'esistenza) con dei vincoli che mi fossero simpatici, son stato gettato qua.
Far scarabocchi è un gioco che mi piace per esempio, non devo ritrarre per forza qualcosa, non devo rappresentare, se desidero aggiungere vincoli li aggiungo, se desidero toglierli li tolgo... Il vincolo usare penna e matita e foglio non mi pesa.
Ho fatto questo esempio prima non a caso. Un gioco che mi piaccia abbastanza e che possa diventare una professione senza esser stravolto io non l'ho trovato. Per questo sono arrivato a credere che una possibile soluzione potrebbe essere quella di campar di rendita in qualche modo.
Se tentassi di fare la gavetta per fare l'insegnante o qualcos'altro senza esser persuaso produrrei solo danni a me stesso e ad altre persone, farei qualcosa che non avrei davvero intenzione di fare. Diverse strade già le ho tentate per capire cosa volevo fare, in mezzo a queste non sono riuscito a trovare nulla, ora davvero avrei bisogno di qualche alternativa diversa, ripetermi di ritentare il già tentato non mi serve, se avesse funzionato questo, ora io non mi lamenterei di nulla.
Se hai davvero voglia di scalare una montagna (e le difficoltà sono alla tua portata, nel senso che devi seguire solo un sentiero) ci riesci, ma se questa intenzione non c'è non riesci nemmeno a fare una passeggiata in giro per il tuo quartiere, ma non è che non riesci per un qualche impedimento, manca a monte l'intenzione e la volontà di far qualcosa, e questa non la tiri fuori dal nulla.
Un fumatore si lamenta degli acciacchi causati dal fumo e qualcuno ingenuamente crede che questo abbia voglia di smettere di fumare, ma l'intenzione di smettere di fumare magari questo non ce l'ha proprio mai avuta, e così un giorno una persona come giulietta ascolta le sue lamentele e gli suggerisce di rivolgersi a qualcuno per avere quest'intenzione, perché le sue lamentele questo indicano secondo certe persone come giulietta, che quel tizio non vuol fumare più, bisogna solo persuaderlo in tal senso.
Bisogna supporre che davvero la psicoanalisi possieda la capacità di persuadere le persone a fare altro per assumere questo, e torniamo al discorso di Alejandro. Perché non la si usa in ambito politico per rovesciare un governo eletto democraticamente? Come si fa a convincere qualcuno a non votare per il pdl? :mumble:
Io non so se si può fare una cosa del genere. So solo che se si esagera nel dire a qualcuno che non ha intenzione in realtà di far qualcosa o viceversa che in realtà ha intenzione di far qualcosa sostenendo che questo proprio non lo sa mai, si può arrivare allo scontro perché questo modo d'agire può risultare aggressivo ed invadente. E' come se io importunassi una ragazza in continuazione che m'ha comunicato in vari modi esplicitamente e a parole che con me non ci vuol stare, ed io insisto nel sostenere che questa inconsciamente in realtà vuol stare con me, ma non lo sa ancora, che il contenuto manifesto di quel che dice non conta nulla, che se viene interpretato bene quel che dice, questa in realtà è innamorata persa di me. Se si incazza 'sta ragazza nel momento in cui, ogni volta che la incontro, io le dico di sapere quel che prova e pensa nei miei confronti molto meglio di lei e che in realtà mi svaluta a causa di una qualche coazione a ripetere ed infine che questa non desidera altro che stare con un uomo come me, secondo voi ha torto lei o ho torto io?
Se io dico che non desidero e non ho intenzione di fare l'insegnante universitario e cose del genere per certi motivi miei (perché mi stresserebbe oltremodo la cosa), che non invidio proprio tanto certe persone in altre posizioni perché io al loro posto dubito che starei bene o meglio e che quella posizione dal mio punto di vista non assume particolare valore, ma perché diavolo non mi si deve credere?
Io ti credo giulietta quando hai detto di fare qualcosa che ti gratifica (dove ho sostenuto di non crederci? :mumble:), non so perché hai capito che sospettavo altro, te l'ho chiesto proprio per questo, la domanda che te la facevo a fare se già avevo chiaro tutto! Nessuno meglio di te può sapere questo.
Invece io dico che una cosa non ho voglia di farla e non mi si crede mai... Perché? Perché io dovrei aver voglia di fare le stesse cose che fanno tutti gli altri, non posso essere o funzionare diversamente, devo "guarire" e funzionare come Tizio, Caio e Sempronio, non posso essere una pappa molla, non posso essere sfaticato o pigro, insomma io non posso essere così come sono, devo preoccuparmi delle stesse cose e devo trovare problematico quel che questi sostengono che debba esser ritenuto problematico da una persona "normale". Già questa era una sorta di malattia per me e me ne sono liberato abbastanza, ritornarci significa star male di nuovo, è l'ultima cosa di cui ho bisogno, ora cerco di curare i miei interessi, ai tuoi bada tu, se sei già felice buon per te, io non posso certo dirti in cosa consista la tua felicità, tu invece sostieni che io dovrei esser abbastanza felice nel condurre un certo tipo di esistenza come te ed altre persone, che inconsapevolmente questo vado cercando, ma guarda che non è detto che sia così.
Saluti
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Caro Char_lie,
la psicoanalisi non ti persuade a fare alcunché, non ti adatta ad alcunché, la psicoanalisi ti aiuta soltanto ad essere ciò che sei, a sviluppare coerentemente un tuo progetto di vita; men che mai serve a persuadere le persone a non votare (o a votare) per chiunque.
Ora, essere ciò che sei ti permette di poter partire da te nel momento in cui ti chiedi cosa vuoi, nel momento in cui si parla di vincoli o di responsabilità.
Nel mio caso nessuno mi da dei vincoli, sono io a prendermeli, avrei potuto benissimo fare lo psicoterapeuta di altro indirizzo, di quelli che hanno le tecniche scientificamente collaudate, i protocolli efficaci, quelli che hanno ed affinano le loro competenze professionali, quelli che applicano procedure standard di sicura efficacia. Dove stanno i vincoli e le responsabilità? All’esterno sia del soggetto terapeuta sia del soggetto paziente (o cliente, come loro lo chiamano). C’è un sapere che trascende entrambi, il transfert quando c’è è inevitabilmente esterno alla situazione analitica, si santifica la scienza, il libro, il caposcuola, le tecniche, .... La sofferenza (i sentimenti in generale) sono un intralcio da eliminare al più presto; la relazione (che tutti gli studi più recenti danno come il fattore terapeutico fondamentale, da approfondire) viene vista tuttalpiù come “buongiorno e buonasera”, pacca sulla spalla, sorriso e stretta di mano.
I vincoli e le responsabilità su di te te li assumi man mano che cresci, man mano che maturi, man mano che diventi te stesso, sono tutt’uno col prendere le briglie della vita nelle tue mani e non attenderti la rendita, la manna dal cielo, la pappa col pomodoro in tavola ... è bello poter dirigere la biga della propria vita, senti addosso il vento e l’ebbrezza, ma senti tutto il carico della responsabilità, il timore del fallimento, l’incubo del naufragio.
Charl_lie, non è che non ti si crede mai, è che tu poni le cose in maniera impossibile, secondo me ci tieni ad essere un’equazione che non ha soluzioni nel campo dei numeri reali ... quando la soluzione è semplice e la soluzione sei tu .. basta che la smetti per un attimo di dare testate sul vetro.
Un saluto
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
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Anche volere un certo tipo di libertà è un vincolo notevole per i limiti che può porre (E. Fromm, ci scrisse anche un bel libro " La paura della libertà" che può travolgere l'uomo moderno man mano che si allontana dalla natura; uno dei rischi, secondo me, potrebbere essere che in una condizione di non equipaggiamento adeguato, possa arrivare troppo vicino alla propria).
Da piccola, io ad es. dopo un pò mi rompevo a giocare a Monopoli, con tutti quei vincoli. Ed all'inizio, non lo capivo per niente. Infatti, se fossero stati veri, avrei perso un sacco di soldi:mattoni:
Mentre giocavo benissimo a dama:sisi::)
Ero un discreto giocatore di dama anch'io da bambino, quasi un prodigio :D, e anche a me il monopoli non mi piaceva molto. Quello che citi è uno dei libri più belli di Fromm.
Ciao
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Per la verità non scommetterei su di me nel fare determinate cose non tanto per imperizia, è che proprio poi a fare queste cose mi stanco (stanchezza equivale ad una forma di nervosismo fortissimo per me), riesco a fare talvolta qualcosa ma con una tale fatica che poi alla fine sto pure peggio. E' proprio la voglia di farle certe cose che non c'è poi praticamente, quando si passa dalla teoria alla pratica valuto occhio e croce che certe capacità ci sarebbero pure, ma è la voglia a monte che proprio non c'è di affrontare certe cose.
A scrivere qui ci riesco perché la voglia probabilmente c'è, e pure quella di litigare, di difendermi ecc. ma a fare altre operazioni no. Non è nemmeno propriamente una mancanza d'autostima, la stima per mettere in pratica certe cose spesso ce l'ho, è la voglia poi di eseguirle effettivamente, di affrontare certi sottoproblemi ed imprevisti che manca, se no non interromperei qualcosa che ho iniziato a fare.
Mi sono confrontato già con tante cose, non è che sono stato chiuso in casa sempre, ma da questo confronto ne sono uscito malconcio non tanto per le vittorie e le sconfitte (per la verità non sono mai stato né una cima, né proprio l'ultimo della classe), ma per tutta la fatica ed il malcontento provati.
Ad un certo punto non ce la facevo più a sopportare, a vivere così io vivevo male. Così a far certe cose, nell'insieme, finiva col non piacermi proprio più, e continuare non aveva davvero senso per me, adesso tornare in una posizione già provata e che già non funzionava, non so quanto potrebbe rappresentare una buona soluzione per me.
Tutto questo alla fine io lo traduco in una mia intenzione di non farle certe cose per certi motivi miei personali, ma non posso generalizzarlo a tutti, ognuno è fatto a modo suo.
In ambito affettivo con l'altro sesso comunque m'è andata sempre piuttosto male, qua davvero non ci scommetterei nulla su di me a giudicare dai risultati :asd:, anche se una volta m'è capitato che una donna, che proprio non mi piaceva, mi ha fatto delle avances. Comunque ammetto d'essere pure un po' difficile in questo, se fossi stato uno che si accontentava di tutto forse avrei avuto successo, mi piacciono donne piuttosto particolari. Riesco comunque a relazionarmi con persone dell'altro sesso, non ho particolari difficoltà in questo.
Saluti
Relazionarsi è una cosa, ma farsene qualcosa di quella relazione è tutt'altro paio di maniche. Che poi uno cerca anche delle approvazioni da "una donna, che proprio non mi piaceva", ma ottiene spesso l'effetto opposto: "se fossi stato uno che si accontentava di tutto forse avrei avuto successo", ma invece sono esigente, sfigato e incompreso. Una buona parte della realtà.
C'è da dire che tutti hanno gusti particolari, in qualche angolino della relazione. Forse il problema è trovare quella serenità d'animo di rischiare l'imprevisto: rischiare di piacere per i propri difetti, che è l'opposto che rischiare di piacere nonostante i propri difetti. Sembra grottesco, forse scontato, ma da qualche parte ci sarà una persona che apprezzerà il tuo modo di stare al mondo per come sei. Ci litigherai, ma ci sarà sempre quell'impasto tra litigio e voglia.
Ora, le questioni sono due: 1) come sei? e 2) cosa/chi ti piace?
Ovviamente sono domande che ti devi fare tu, dentro di te. Altrettanto ovviamente non ti chiedo di rispondere su di un forum, pur essendoci una certa privacy. Tuttavia, nel rispondere ti prego di svincolarti da "come mi vedono gli altri" o da "dovrei essere così": lasciati libero di essere come ti senti, con le esigenze che sorgono spontanee. Ora, di tutte le donne poco comprensive che hai conosciuto, credo che ce ne sarà una a cui saresti potuto piacere in questo modo, se solo ti avesse conosciuto così. La cosa strana è che, con altrettanta probabilità, ti sarai sentito attratto da lei, a suo tempo.
O forse è solo l'ora tarda e la stanchezza.
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
Originalmente inviato da Megiston Matema
I vincoli e le responsabilità su di te te li assumi man mano che cresci, man mano che maturi, man mano che diventi te stesso, sono tutt’uno col prendere le briglie della vita nelle tue mani e non attenderti la rendita, la manna dal cielo, la pappa col pomodoro in tavola ... è bello poter dirigere la biga della propria vita, senti addosso il vento e l’ebbrezza, ma senti tutto il carico della responsabilità, il timore del fallimento, l’incubo del naufragio.
Charl_lie, non è che non ti si crede mai, è che tu poni le cose in maniera impossibile, secondo me ci tieni ad essere un’equazione che non ha soluzioni nel campo dei numeri reali ... quando la soluzione è semplice e la soluzione sei tu .. basta che la smetti per un attimo di dare testate sul vetro.
Non è che mi convinca tanto la cosa, alla fine è proprio questo il punto: per te e pure per altre persone, quelli che pongo io non sono problemi perché soluzioni sembra non ne possediate proprio come me, e un incontro non lo si trova mai. E' bello poter fare certe cose per te, ma non per me, ed in questo non mi sento mai davvero capito da nessuno, il problema non è render bello ciò che è brutto per me, ma poter fare quel che ritengo bello io. O mi si aiuta davvero in questo o non mi si aiuta affatto, altre possibilità non ce ne sono. Quella biga poi non la dirigi Megiston, la traini come un cavallo, perché non ci sono cavalli ad obbedirti da nessuna parte, ci sei tu stesso là sotto a spingerla e beccarti le tue stesse frustate, questo aspetto qua l'hai dimenticato :asd:, è questo che a me dà noia, autocostringermi. Se ci fosse un cavallo a trainare il carro, ossia un altro effettivamente e non io, ci salirei sopra volentieri, ma se mi devo costringere a spingerlo io stesso le cose cambiano. La responsabilità della direzione me la prenderei pure è quella della fatica materiale per far camminare il carro che proprio non mi sta bene.
Saluti
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
“è un dire tu non hai diritto di pretendere questo dall'esistenza, adattati come facciamo noi, cresci e lavora senza lamentarti” (Charlie)
Questa è la svalutazione di cui parlavo. Il vedere coloro che cercano di realizzarsi come coloro che si sono adattati a delle fantomatiche regole imposte.
Il punto è che se c’è qualcuno qui che si adatta ed è vittima delle sue stesse regole quello sei tu.
E la tua regola d’oro, quella che ti autoimponi a costo di giocarti ogni futuro possibile, è quella di raccontare/ti ossessivamente quali siano i tuoi limiti, ma mai, mai e poi mai, le tue potenzialità.
Per questo salti sulla sedia ogni volta che qualcuno cerca di indicarti una possibilità che dipenda da te, e non dalla magia di una soluzione (lo schiocco di dita) che il tuo despota – quello che fa le regole del tuo gioco al massacro - sa benissimo non arriverà.
Non sia mai che ti venga di ribellarti a quel te stesso che vive il grado zero di sé.
La tua non è vita.
E questo forum per te non rappresenta uno spazio di discussione e di confronto, ma il tentativo di fuga dal tuo despota. E’ un luogo nel quale chiedi aiuto, seppur declinato con la ricerca totalmente irragionevole di una soluzione modello scacco al re, qualcosa che ovviamente mai avverrà. Ma questo almeno tiene viva la parte di te che ancora chiede aiuto, l’unica che possa tirarti fuori un giorno, forse, da questo notevole casino. A patto di darle ascolto davvero, di avere il coraggio di ribellarti, e non di piegarti all’illusione di essere libero perché nullafacente.
Per tornare alla tua frase citata in apertura, sappi che per entrare in un’aula universitaria, o aiutare qualcuno a esser se stesso – come i nostri amici di questo forum hanno scelto di fare nella vita - richiede infinito spirito di ribellione, e assai poco di quello d’adattamento.
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“è un dire tu non hai diritto di pretendere questo dall'esistenza, ribellati come facciamo noi, cresci e lavora senza lamentarti”
Ecco qui così va meglio giulietta? Alla fine la sostanza è la stessa. Allora ribaltando le cose voi avete uno spirito ribelle io mi adatto a me stesso, ma perché io dovrei esser felice come voi, facendo quel che fate voi? :mumble:
Io solo questo contesto, tu sei sicura di questo anche quando ti dico che non è così. Se tu nel cercare di realizzarti nel lavoro sei contenta, buon per te, quand'è che t'ho detto che fai male? Io non lo sono affatto contento conoscendo tutta la situazione, che vuoi che ti dica che è così per farti contenta? Che hai ragione, che io non chiedo altro, che sarei felicissimo di poter svolgere un mestiere che per me risulterebbe un lavoro forzato?!
Tu parla per te rispetto a quel che provi e senti nei confronti del tuo lavoro, io parlo per me rispetto a quel che provo io.
Citazione:
Originalmente inviato da giulietta.o
Il punto è che se c’è qualcuno qui che si adatta ed è vittima delle sue stesse regole quello sei tu.
E la tua regola d’oro, quella che ti autoimponi a costo di giocarti ogni futuro possibile, è quella di raccontare/ti ossessivamente quali siano i tuoi limiti, ma mai, mai e poi mai, le tue potenzialità.
Per questo salti sulla sedia ogni volta che qualcuno cerca di indicarti una possibilità che dipenda da te, e non dalla magia di una soluzione (lo schiocco di dita) che il tuo despota – quello che fa le regole del tuo gioco al massacro - sa benissimo non arriverà.
Non sia mai che ti venga di ribellarti a quel te stesso che vive il grado zero di sé.
Dipende da me di sicuro mettermi a lavorare da qualche parte, ma questo futuro possibile manco riesce ad allettarmi, che ti devo dire, lo trovo comunque faticoso, a realizzarmi vorrei realizzarmi (cioé fare tutta quella serie di cose che ho elencato prima a lalangue) ma così non funziona comunque, tu subito supponi che quel che hai fatto tu risolverà il tipo di problemi che pongo, ma perché deduci questo? Da cosa l'intuisci?
L'avevo detto che lo schiocco di dita era solo un esempio esagerato. Certe piccole cose però hanno funzionato nella psicoterapia, quando la psicoterapeuta non si ostinava a tenere lo stesso atteggiamento che tieni tu con me, non mi era tanto utile tutto questo. Tu non so perché pensi che io credo che tu sei una sciocca, ora te lo dico, non lo penso affatto :D. Non sto giudicando negativamente quel che hai fatto tu, sono io che al tuo posto non ci sarei stato tanto bene, questo volevo dire quando ho detto che certe cose per me non avevano valore. Forse è il termine valore che non dovevo usare dato che aveva un significato più soggettivo che oggettivo.
Il grado zero per me per me comunque è vivere contro le mie tendenze e lo stavo raggiungendo davvero.
Saluti
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Citazione:
Originalmente inviato da
lalangue
cambiare, a sperimentare, a lasciarti trasportare dagli eventi e a giocarci.
Che bella cosa che hai scritto, lalangue! :approved:
E' da un po' che leggo delle tue frasi che sono in sintonia con i miei stati emotivi. Anche tu paragnosta? Ma dove vi formate? ;)
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Citazione:
Originalmente inviato da lalangue
Relazionarsi è una cosa, ma farsene qualcosa di quella relazione è tutt'altro paio di maniche. Che poi uno cerca anche delle approvazioni da "una donna, che proprio non mi piaceva", ma ottiene spesso l'effetto opposto: "se fossi stato uno che si accontentava di tutto forse avrei avuto successo", ma invece sono esigente, sfigato e incompreso. Una buona parte della realtà.
C'è da dire che tutti hanno gusti particolari, in qualche angolino della relazione. Forse il problema è trovare quella serenità d'animo di rischiare l'imprevisto: rischiare di piacere per i propri difetti, che è l'opposto che rischiare di piacere nonostante i propri difetti. Sembra grottesco, forse scontato, ma da qualche parte ci sarà una persona che apprezzerà il tuo modo di stare al mondo per come sei. Ci litigherai, ma ci sarà sempre quell'impasto tra litigio e voglia.
Ora, le questioni sono due: 1) come sei? e 2) cosa/chi ti piace?
Ovviamente sono domande che ti devi fare tu, dentro di te. Altrettanto ovviamente non ti chiedo di rispondere su di un forum, pur essendoci una certa privacy. Tuttavia, nel rispondere ti prego di svincolarti da "come mi vedono gli altri" o da "dovrei essere così": lasciati libero di essere come ti senti, con le esigenze che sorgono spontanee. Ora, di tutte le donne poco comprensive che hai conosciuto, credo che ce ne sarà una a cui saresti potuto piacere in questo modo, se solo ti avesse conosciuto così. La cosa strana è che, con altrettanta probabilità, ti sarai sentito attratto da lei, a suo tempo.
O forse è solo l'ora tarda e la stanchezza.
Lalangue spero proprio che sia così... Stavo per rispondere... Non avevo capito che non dovevo farlo qui :D, comunque ho risposto alle domande che mi hai posto.
Saluti
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Caro Char-lie,
“vorrei delle soluzioni da voi, ma sembra che voi non le possediate”; no, non le possediamo (parlo per me, almeno), io non possiedo le soluzioni ai problemi di vita che le persone mi portano, non ho idea di cosa possa essere un bene per loro o un male, non appiccico loro addosso soluzioni pre-confezionate, prêt-à-porter, non ho idea di dove andremo a parare (ad esempio una donna che mi porta un fortissimo desiderio di avere un figlio e tutta una serie di ostacoli, problemi, che le impediscono di averlo, è possibile che alla fine realizzi che il figlio non le interessa davvero e non lo voglia o, viceversa, un’altra donna può scoprire un desiderio di maternità che pensava di non avere; io non mi pongo per ciascuna di loro il problema se è bene avere un figlio o non averlo, cerco di capire insieme a loro chi sono, cosa vogliono davvero e perché non riescono ad ottenerlo). In linea generale potrei dire che ciò che accade nella fucina dell’analisi è un processo di soggettivizzazione, dove una persona smarrita o “fatta fugacemente” (la citazione è dello Schreber di Freud), cioè con potenzialità inespresse, con parti di sé non sviluppate, mai nate, o mai osate, inizia ad essere ciò che è, a sviluppare e a far scorrere limpido il fiume della sua vita, in precedenza ostruito da sassi, sterpaglie, rami d’albero e quant’altro (anche quella del fiume è una metafora freudiana).
Tu dici “quello che è bene per te non è necessariamente bene per me”, non saprei più che parole usare per farti capire che nessuno vuole darti delle soluzioni, sei tu che da un lato le chiedi e dall’altro dici che non ti vanno bene, come Penelope tessi la tela di giorno e di notte la disfi, incessantemente ... ma credo che sia davvero brutto essere in un vicolo cieco, soffrire e non sapere che pesci prendere. E allora meglio il giochino infinito del: “io vi chiedo aiuto e voi non riuscite a darmelo, non avete niente per me, niente che mi possa andare bene”, piuttosto che sentirsi impotente contro la sofferenza.
Anche con la metafora della biga, non è che io la traino o la dirigo, io faccio entrambi, perché sono l’auriga e i cavalli (metafora platonica :D), perché auriga e cavalli sono la stessa cosa, non ho auriga da un pezzo, da quando ho attuato quella che Lacan chiama la “destituzione soggettiva”, la destituzione del soggetto supposto sapere (cioè, piuttosto che chiedere all’analista di dirmi e di darmi quel sapere che lui certamente possiede, almeno io glielo suppongo, che è il senso stesso della mia vita, sono io che costruisco il senso della mia vita e mi chiedo, forse per la prima volta, chi sono e cosa voglio), o se preferisci il “wo Es war, soll ich werden”, Io mi sostituisco ad Esso, dove c’era qualcos’altro Io vengo ad essere, è il sorgere del soggetto.
Il fatto che tu non riesca a vedere la metafora della biga come la vedo io, significa che o tu vedi i cavalli, e l’auriga è esterno (e magari ti sferza con la frusta, ti costringe a fare), oppure vedi l’auriga senza cavalli, un auriga a piedi, che non va da nessuna parte, che vorrebbe ma non può. In un certo senso quando dici mi piace una ragazza ma a lei non piaccio io, sei come l’auriga senza cavallo, e quando dici le persone pretendono da me delle cose, vorrebbero che io facessi e dicessi certe cose, fossi in un certo modo, ti senti come il cavallo, e l’auriga è esterno (come se non riuscissi a percepire che comunque sei tu che accetti o non accetti da fare, dire, essere).
Condivido la distinzione che fa Lalangue sul piacere per i nostri difetti o nonostante i nostri difetti, non condivido invece il “da qualche parte ci sarà una persona che apprezzerà il tuo modo di stare al mondo per come sei”, sembra la teoria dell’anima gemella, da qualche parte c’è, basta cercarla, e se mi avessero fatto uno scherzo e la mia si trovasse fra i canguri dell’Australia? O fra gli Inuit dell’Artico? Un mio paziente una volta constatò che gli sembrava strano che la sua anima gemella gliela avessero fatta trovare ad un solo isolato da casa sua, ironizzava certo, ma secondo me era un segno di grande maturità da parte sua, stava perdendo l’immagine che gli accadimenti (fortuna, sfortuna) dipendano esclusivamente dall’esterno.
Una donna può non guardarti nemmeno all’inizio, o guardarti persino con antipatia, disinteresse, oppure i suoi occhi possono brillare ogni volta che ti vedono e il suo cuore può palpitare come il battito d’ali di una farfalla, per te, solo per te .... eppure tutto questo significa ancora ben poco.
Significa che questa donna infastidita o palpitante non sa ancora chi sei, cosa dovrebbe accettare dunque? Magari è disposta a conoscerti un po’ meglio, magari devi corteggiarla un po’ perché si accorga di te, però quella accettazione, quel tessere il filo doppio dell’amore, quel conoscersi reciprocamente, è un processo che dura tutta a vita (o per tutta la durata di un rapporto) senza mai essere esaustivo.
Un saluto
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Citazione:
E allora meglio il giochino infinito del: “io vi chiedo aiuto e voi non riuscite a darmelo, non avete niente per me, niente che mi possa andare bene”, piuttosto che sentirsi impotente contro la sofferenza.
Non l'ho mica mai escluso questo, la possibilità d'essere impotenti, può darsi che davvero non si possa far niente... Prima ho scritto questa cosa non per caso...
Se c'è un divario tra la realtà vera e propria (non quella che crediamo esista e ci siamo costruiti noi) e quel che davvero vorremmo, non è sanabile proprio in alcun modo la cosa, a meno che non si modifica quel che si vuole davvero e lo si adatta alla realtà. Ma questa strada non è detto che si abbia intenzione di percorrerla, spesso fa parte di tutto il problema posto il vincolo stesso "non adattarsi tramite le possibilità già conosciute". Insomma si chiede di ampliare il ventaglio se possibile.
Se quel che mi sembra insanabile è davvero insanabile, non si può proprio più aggiustare nulla, l'esistenza è quella che ho ossevato, le possibilità quelle che ho già vagliato e può anche non piacermi affatto nel suo svolgersi naturale, il problema è questo. Io non chiedo a nessuno di convincermi a farmi piacere delle cose che non mi piacciono o che non sopporto proprio, questo l'ho ripetuto sempre, ma questo messaggio non riesce mai ad arrivare a destinazione.
Voglio soluzioni "magiche"? Sì probabilmente è qualcosa del genere che cerco davvero, ma una magia che funzioni, proprio come la scienza, una pillola che fa addormantare una persona è impensabile che possa esistere per un uomo primitivo, un carro che cammina senza esser spinto da un animale lo stesso, eppure è possibile ed esistono cose del genere oggi, queste conoscenze avanzate che ampliano le possibilità di modifica, che allargano il ventaglio di possibilità umane, mi interesserebbero e potrebbero tornarmi utili, se qualcuno possiede qualcosa in più di me in tal senso potrebbe aiutarmi senza tentare di ridefinire con tecniche persuasive ciò che è bene o male per me.
Immaginate un intruglio che fatto bere ad una donna la faccia innamorare, ora l'esempio è esagerato, ma più in piccolo quel che mi chiedo è: si può fare qualcosa che sia abbastanza semplice al livello relazionale per migliorare le cose che non consista in un cambiamento radicale in cui io dovrei cercarmi un lavoro convincermi a faticare (che sono pure abbastanza pigro) e cose del genere, visto che a far tutto questo ci ho già pensato e non sono tanto persuaso, perché poi non funziona affatto con me?
Insomma se non ci sono cavalli la tecnica permette oggi di poterci montare un motore su quel carro se non lo si vuol spingere a mano, però ci vuole un buon meccanico per far questo, inoltre questo genere di aiuto non è equivalente a quello di una persona che ci convinca a spingerlo e che ci faccia divenire bestie da soma mansuete nello svolgere questi compiti. Sono due cose completamente diverse per me.
Questa sarebbe una soluzione per me, cerco cose del genere, se non ci sono non ci sono, ma non ho intenzione di sostituirle con altro.
Saluti
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Caro Char_lie,
leggendoti la prima impressione che ho è questa: ma se qualcuna di quelle ipotetiche ragazze che ti piacciono e che tu pensi che ti dicano di no (a proposito, ci hai mai provato?), per qualche motivo ti dicesse di si, tu come reagiresti? Io credo che nonostante tu dica che dipende solo da loro e che tu saresti l’uomo più disponibile di questo mondo, saresti invece l’uomo più imbarazzato della Terra. Comincio a pensare che il tuo inseguire ragazze non interessate e sfuggire quelle magari più disponibili sia soltanto un alibi per stare nell’immobilismo più totale, perché il coinvolgimento con una donna costa fatica, impegno, sudore et sanguine, e non ti ci vedo a trafficare con una donna anche se dovesse piacerti moltissimo. Insomma, Char_lie, tu ribadisci il tuo desiderio, come se dicessi: “Non sono io che non le desidero, non sono io che ho paura delle donne, è solo che quelle che mi piacciono con me non ci stanno, dipende tutto da loro, altrimenti ....”.
Questo ti costa l’immobilità, un desiderio continuamente sospeso nel vuoto, però ti rimane un vago desiderio .... inappagabile, un’equazione senza soluzione, la mosca che continua a sbattere contro il vetro.
Anche con l’analisi è la stessa cosa, non vai da un analista (ci sei andato dici, ma questo non significa nulla, potresti semplicemente non esserti trovato bene ... succede, non è un dramma o potresti essere scappato appena hai avvertito un qualche coinvolgimento, proprio come io immagino faresti di fronte a quella ragazza che ti piace se dovesse acconsentire), però vieni qui creando una specie di surrogato di analisi, dove ingaggi tutti (analisti e non) intorno a te e al tuo problema, come tanti medici al capezzale di un malato incurabile.
Una soluzione che possa fare innamorare una donna (o in alternativa migliorare la situazione a livello relazionale) e che non costi molta fatica? Hai provato ad andare a Lourdes? Se accade che si guarisca da malattie invalidanti, sarà addirittura uno scherzo per loro darti una mano con le donne :D .... e poi dici che non troviamo delle soluzioni valide per te :skunk:
Un saluto
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Embè? E perché lo chiedi qui? Su questo 3d? Chiedilo ai pillolari, quelli del “cliente” come diceva Meg! Un prozac oggigiorno non si nega a nessuno.
Il fatto è che sai benissimo di essere nel posto sbagliato, quello nel quale sai che ti sarà detto che non c'è soluzione a come tu imposti il problema. Ma è proprio per questo che ci rimani!
Hai ragione Meg, tutti al capezzale. Certo sta agonia è proprio lunghina...
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Originalmente inviato da
Megiston Matema
perché il coinvolgimento con una donna costa fatica, impegno, sudore et sanguine
Costa fatica, impegno e sudore se si é un uomo che già fa fatica a trovare la sua strada e la sua felicità (ma quanto meno ci prova ;) ), altrimenti é la cosa più naturale di questo mondo. Vien da sé, con molta leggerezza.
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Originalmente inviato da
giulietta.o
Embè? E perché lo chiedi qui? Su questo 3d? Chiedilo ai pillolari, quelli del “cliente” come diceva Meg! Un prozac oggigiorno non si nega a nessuno.
Il fatto è che sai benissimo di essere nel posto sbagliato, quello nel quale sai che ti sarà detto che non c'è soluzione a come tu imposti il problema. Ma è proprio per questo che ci rimani!
Hai ragione Meg, tutti al capezzale. Certo sta agonia è proprio lunghina...
No, cara Giulietta,
Char_lie sa benissimo di non aver sbagliato, non vuole in realtà pillole, prozac o gli intrugli di Wanna Marchi, altrimenti non sarebbe qui già da un pezzo, lui qui è come se stesse facendo prove tecniche di una analisi, vuole garanzie analitiche, un certificato di efficacia, certificato impossibile ed infinito.
Ciao
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benedetta14
Costa fatica, impegno e sudore se si é un uomo che già fa fatica a trovare la sua strada e la sua felicità (ma quanto meno ci prova ;) ), altrimenti é la cosa più naturale di questo mondo. Vien da sé, con molta leggerezza.
Si Benedetta,
hai perfettamente ragione (come sempre del resto :D) costa fatica, impegno e sudore solo in chi già fa fatica (conosci qualcuno che non fatica più e che vive nell'Olimpo nutrendosi beatamente di nettare e di ambrosia?); per il resto è la cosa più semplice, bella e naturale di questo mondo ... proprio come la fatica :D. Hai mai raggiunto una vetta dopo ore di cammino? La prima volta che mi è successo è stato sul Falzarego, avevo tutti i muscoli delle gambe indolenziti, con l'acido lattico superavo abbondantemente le quote latte consentite dalla Comunità Europea, mi muovevo che sembravo Frankenstein, un debito d'ossigeno che ho recuperato nel corso degli anni (in comode rate mensili), eppure ... quando mi sono affacciato su quella terrazza panoramica e ho visto il coro delle Alpi, le cime delle Dolomiti, il ghiacciaio della Marmolada e ho avuto l'impressione di poter dare del tu a Dio in persona .... in quel momento ho sentito un forte senso di gioia, un intreccio di fatica e di felicità. L'unica differenza è che con le donne la fatica è di gran lunga più intensa :D:D:D.
Ciao
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Megiston Matema
Si Benedetta,
hai perfettamente ragione (come sempre del resto :D) costa fatica, impegno e sudore solo in chi già fa fatica (conosci qualcuno che non fatica più e che vive nell'Olimpo nutrendosi beatamente di nettare e di ambrosia?); per il resto è la cosa più semplice, bella e naturale di questo mondo ... proprio come la fatica :D. Hai mai raggiunto una vetta dopo ore di cammino? La prima volta che mi è successo è stato sul Falzarego, avevo tutti i muscoli delle gambe indolenziti, con l'acido lattico superavo abbondantemente le quote latte consentite dalla Comunità Europea, mi muovevo che sembravo Frankenstein, un debito d'ossigeno che ho recuperato nel corso degli anni (in comode rate mensili), eppure ... quando mi sono affacciato su quella terrazza panoramica e ho visto il coro delle Alpi, le cime delle Dolomiti, il ghiacciaio della Marmolada e ho avuto l'impressione di poter dare del tu a Dio in persona .... in quel momento ho sentito un forte senso di gioia, un intreccio di fatica e di felicità. L'unica differenza è che con le donne la fatica è di gran lunga più intensa :D:D:D.
Ciao
Conosco qualcuno che scala le montagne e non la considera una fatica, mica é necessario nutrirsi d'ambrosia per non sentirla.
(anche la fatica più intensa con le donne avrebbe da vederla sotto un'altra luce, specie in certi frangenti.... ;) :D :D :D )
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Meg, intendevo lo stesso che tu dici quando ho affermato che si trova nel posto sbagliato, ma proprio per questo rimane. Avrei dovuto scrivere "sbagliato", ma pensavo di essermi spiegata.
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[QUOTE][lui qui è come se stesse facendo prove tecniche di una analisi, vuole garanzie analitiche, un certificato di efficacia, certificato impossibile ed infinito.
/QUOTE]
Seondo me, vuole l'una (che lo rassicura e, forse, gli serve) e fare queste prove tecniche ad infinitum, monopolizzando il thread. Pensa quanto stancherebbe qualcuno di noi, il gioco che qui fa lui, avvolgendosi e cercando di avvolgerci in continue spirali .
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Originalmente inviato da
benedetta14
Conosco qualcuno che scala le montagne e non la considera una fatica, mica é necessario nutrirsi d'ambrosia per non sentirla.
(anche la fatica più intensa con le donne avrebbe da vederla sotto un'altra luce, specie in certi frangenti.... ;) :D :D :D )
Anch'io lo conosco, una volta l'ho visto persino dal vivo in un hotel a Milano e non solo scala le montagne senza fatica e senza ambrosia (si nutre di pane, formaggio e cioccolata) ... parlavi di Mauro Corona http://www.dispersoneiboschi.it/, vero? :D:D:D
Guarda, con le luci non ci so fare molto, quando ho problemi chiamo l'elettricista, ho provato sotto ogni luce, persino con la bioluminescenza e con la luce del sincrotrone, niente da fare ... è sempre fatica.
La verità è, mia Cara, che (parafrasando Troisi) un uomo e una donna sono troppo diversi per potersi capire: si fa fatica a stare vicino ad una donna e si fa fatica a stare lontano da una donna :skunk:
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[QUOTE=RosadiMaggio;2512894]
Citazione:
[lui qui è come se stesse facendo prove tecniche di una analisi, vuole garanzie analitiche, un certificato di efficacia, certificato impossibile ed infinito.
/QUOTE]
Seondo me, vuole l'una (che lo rassicura e, forse, gli serve) e fare queste prove tecniche ad infinitum, monopolizzando il thread. Pensa quanto stancherebbe qualcuno di noi, il gioco che qui fa lui, avvolgendosi e cercando di avvolgerci in continue spirali .
Più che Char_Lie sembra di avere a che fare con la piovra o con un "ottomano" ... con tutte quelle spirali che ci avvolgono :D
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Originalmente inviato da
Megiston Matema
La verità è, mia Cara, che (parafrasando Troisi) un uomo e una donna sono troppo diversi per potersi capire: si fa fatica a stare vicino ad una donna e si fa fatica a stare lontano da una donna :skunk:
ma tu fai il relazionale? :mumble:
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Originalmente inviato da
giulietta.o
Meg, intendevo lo stesso che tu dici quando ho affermato che si trova nel posto sbagliato, ma proprio per questo rimane. Avrei dovuto scrivere "sbagliato", ma pensavo di essermi spiegata.
Si Giuliè, ti eri spiegata bene, ho letto male io :dunno:
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Originalmente inviato da
benedetta14
ma tu fai il relazionale? :mumble:
Detta così sembra Carosone: "Tu vuò fa' l'americano ....":D
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Ho corso per anni, la fatica la sentivo eccome, specialmente i primi duemila metri: i tibiali ci mettevano una vita a scaldarsi. Ricordo che ripetevo nella mente improperi di ogni tipo fino a quando non rompevo il fiato. Rotto il fiato, come per magia tutto andava liscio e tenevi fino alla crisi di mezzo – altro momento tremendo intorno al 30° chilometro, chi più chi meno – superato quello era quasi finita, potevi volare anche se eri stracca.
Dopo poco che sono entrata in analisi ho smesso di correre, e non è stata una coincidenza. A volte mi domando se tornerò a correre, perché la mia corsa era una fuga, ma questo l’ho capito dopo.
Mi piacerebbe tornare a farlo senza quella motivazione inconscia. Magari i tibiali la smetteranno anche di farmi male come facevano…
La piovra! Chi l'ha detto? E' perfetta...
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Originalmente inviato da
giulietta.o
Ho corso per anni, la fatica la sentivo eccome, specialmente i primi duemila metri: i tibiali ci mettevano una vita a scaldarsi. Ricordo che ripetevo nella mente improperi di ogni tipo fino a quando non rompevo il fiato. Rotto il fiato, come per magia tutto andava liscio e tenevi fino alla crisi di mezzo – altro momento tremendo intorno al 30° chilometro, chi più chi meno – superato quello era quasi finita, potevi volare anche se eri stracca.
Dopo poco che sono entrata in analisi ho smesso di correre, e non è stata una coincidenza. A volte mi domando se tornerò a correre, perché la mia corsa era una fuga, ma questo l’ho capito dopo.
Mi piacerebbe tornare a farlo senza quella motivazione inconscia. Magari i tibiali la smetteranno anche di farmi male come facevano…
Cara Giulietta,
hai solo iniziato un altro tipo di corsa ... mi pare e i "tibiali" sono già scaldati abbastanza :D
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Oh Meg, che pensiero bellissimo! Grazie di avermi scritto questa cosa!
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Originalmente inviato da giulietta.o
La piovra! Chi l'ha detto? E' perfetta...
Che esagerazione, al più posso essere paragonato a un polpo che s'è attaccato alla caviglia e spruzza un po' di inchiostro virtuale... Mica sono cosa nostra :asd:.
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L'ho mangiato oggi a pranzo il polpo alla diavola. Sarà un segno?
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Mica sono cosa nostra .
No, sei cosa tua infatti, nostra aspiri a diventarlo in tutti i modi, ma sotto il tuo controllo, per mantenere lo status quo.
La spirale - a mò di vortice interno - ti si addice secondo me, anche se ieri sera anche a me ricordavi una piovra come agli altri.
A te piace, vero?
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Originalmente inviato da
benedetta14
L'ho mangiato oggi a pranzo il polpo alla diavola. Sarà un segno?
Pare che ci siamo: siamo tutti sull'ottomana. Mi sembra che il gruppo (di discussione), pur non essendo a pieno titolo un gruppo terapeutico, stia cominciando a produrre dei legami incrociati, non solamente consci.
La spirale è un metodo anticoncezionale femminile, a dire che nella mente della donna non è concepibile un pensiero sull'uomo che sia a lui comprensibile. Eppure, tra di noi in qualche maniera stiamo comunicando. Magari ci si fraintende, ma ciascuno si è fatto un'idea e in qualche modo qualcosa passa (protomentale?).
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La figura della spirale discendente è immagine anche dantesca, da non trascurare secondo me; personalmente, mi riferivo anche a questa, sopra, definendo i meccanismi attuati da C.
E guarda caso, Benedetta, ha mangiato un polpo alla diavola.
lalangue, secondo te, sono protoemozioni, identificazioni proiettive che si incrociano, per produrre qualcosa di nuovo?